Chaque voyage commence de près: l’isola del silenzio

Giulio ha origine greche e approda, insieme al fratello Giuliano, in una piccola e affascinante isola sul Lago d’Orta con lo scopo di edificarvi una chiesa. Siamo alla fine del IV secolo e la loro missione è quella di sradicare le credenze pagane attraverso la costruzione di monumenti di culto.

Diesel denim 2022
Giacca e gonna in denim Lorenzo Seghezzi, maglia stampata e pantaloni tuxedo in denim Diesel, torero cap con perle applicate Ilariusss

Non trovando pescatori disposto a traghettarlo fino al territorio cui anela, il patrono dei muratori (scelto proprio per la sua attività di edificatore di chiese, iconograficamente rappresentato con strumenti da lavoro) stende il suo mantello sulle acque del lago e naviga su di esso. Raggiunta l’isola, Giulio libera idealmente il luogo dalle spire pagane e getta le fondamenta della chiesa nello stesso punto in cui oggi si trova la basilica omonima, dove sono conservate le sue reliquie.

Chaque voyage commence de près – Ogni viaggio inizia ora è uno degli aforismi scritti sui cartelli presenti sull’isola di San Giulio, che ospita anche un monastero di clausura benedettino, in grado di offrire innumerevoli spunti di riflessione nel totale silenzio, al punto da diventare gli stessi che accompagnano il melanconico viaggio di conquista del nostro Giulio, che si muove negli scorci più affascinanti di questa perla del patrimonio italiano.

Onitsuka Tiger brand collezioni
Gilet imbottito Esemplare, crop top Onitsuka Tiger, pantaloni con borchie Lorenzo Seghezzi, bowler hat Bonfilio

Bonfilio hats
Gilet imbottito Esemplare, crop top e flip flops in pelle Onitsuka Tiger, pantaloni con borchie Lorenzo Seghezzi, bowler hat Bonfilio

Gli scorci incantevoli dell’isola di San Giulio, sul Lago d’Orta, punteggiano gli scatti di Manintown

Missoni uomo
Knitwear multicolor Missoni, pantalone sportivo e occhiali Moncler, sandali Antonio Marras

isola San Giulio

Manintown editorial 2022
Total look Homme Plissé Issey Miyake

Issey Miyake collezioni uomo
Total look Homme Plissé Issey Miyake, calze Paul Smith, sneakers Versace Jeans Couture

Onitsuka Tiger men
Total look Onitsuka Tiger, balaclava stylist’s own, collana Osiris in ottone dorato con perle Rosantica

Givenchy sneakers
Total look Onitsuka Tiger, sneakers Givenchy, balaclava stylist’s own, collana Osiris in ottone dorato con perle Rosantica

Il video del servizio

Credits

Production, words and styling Alessia Caliendo

Photographer Caterina Romei

Director Lorenzo Villa 

DoP Fabio Possanzini

Grooming Giovanni Iovine @GreenApple

Model Luca Covini @Brave Management

Sound designer Space Hunter

Stylist assistant Andrea Seghesio

Photography production assistant Ettore Sterpa

Assistant Director Guido Giannone

Special thanks to Villa Le Vignole, Ameno (NO)

Nell’immagine in apertura, il modello indossa gilet imbottito Esemplare, crop top e flip flops in pelle Onitsuka Tiger, pantaloni con borchie Lorenzo Seghezzi, bowler hat Bonfilio

Sara Penelope Robin, tiktoker dai molteplici talenti

Nel bel mezzo di una torrida estate, nel moto perpetuo dello scrolling su TikTok, appare un monologo interpretato brillantemente. Volto e voce sono di Sara Penelope Robin, tiktoker napoletana di 32 anni, metà Amelie, per il suo bob degno delle cugine d’oltralpe, e metà Sophia Loren in Matrimonio all’italiana.
Principesse e friarielli, thrift market locali e chiare inflessioni campane, l’eclettica creator, attrice e musicista catalizza rapidamente le attenzioni, spinge a seguirne i passi. È stata infatti già notata da The Jackal e, a seguire, da Propaganda Live, che l’ha catapultata sullo schermo in uno dei suoi sketch più riusciti.

Sara Penelope Robin
Abelia jacket Diesel, top and trousers MarcoBologna, plain calf leather boots Boss, sunglasses Balenciaga

Elezioni politiche e femminismo, situazione sanitaria e tematiche sociali che coinvolgono un intero spaccato generazionale: Manintown racconta Sara Penelope Robin con un’intervista e uno shooting esclusivi, con la certezza che a breve vedremo andare lontano questa giovane creativa, nata a Napoli nel 1991.

Ti destreggi tra recitazione, canto, dizione, solfeggio, chitarra classica e danza. Ti senti di affermare che, grazie a TikTok, sia giunto il tuo momento di svolta?

Assolutamente sì. Nonostante mi dedichi alla creazione di contenuti già da una decina d’anni per altri social, TikTok è stato un autentico trampolino di lancio, mi ha permesso di essere conosciuta da un pubblico più ampio e tanti addetti ai lavori. Basti pensare ai 99 Posse, con i quali ho avuto l’onore di cantare in occasione del concerto all’Arena Flegrea, e a Lello Arena con cui ho realizzato un video. Il social mi ha fatto visitare per la prima volta uno studio televisivo Rai e, grazie alla fama sopraggiunta, ho partecipato a Propaganda Live.

Sara Penelope Robin Youtube
Total look Pinko, long boots Bally

“Le mie creazioni nascono dal bisogno di portare un messaggio ben preciso”

A spalleggiarti è tuo fratello, Gennaro, con cui hai aperto un canale YouTube. Quanto è cambiata la vostra quotidianità professionale nell’ultimo periodo?

Non lavoriamo più moltissimo insieme perché lui si è dedicato a nuovi progetti e allo studio della programmazione informatica. Resta comunque il mio migliore amico e consigliere. Abbiamo punti di vista comuni e siamo affini nonostante le differenze caratteriali che, in realtà, ci completano e si compensano a vicenda.

Autrice e interprete dei tuoi monologhi, in passato ti sei dedicata alla produzione di cortometraggi e podcast. Come strutturi il processo/flow creativo e quali sono le maggiori fonti d’ispirazione?

Le mie creazioni nascono dal bisogno di portare un messaggio ben preciso, parto da qui per costruire la scena, così come i brani musicali delle soundtrack di series e podcast su YouTube. 

Le ispirazioni sono tantissime, dalla vita quotidiana al docufilm, dal teatro ottocentesco alla tv. Le mie muse sono attrici come Monica Vitti, Sophia Loren, Anna Magnani; il cinema di riferimento è quello di Fellini, Pasolini, Totò, Massimi Troisi e Nanni Moretti, mentre le ambientazioni musicali vanno dal rock anni ‘70 al cantautorato italiano, fino ai rapper contemporanei alla Fabri Fibra. 

Sara Penelope Robin TikTok
Total look Roberto Cavalli

“Le ispirazioni sono tantissime, dalla vita quotidiana al docufilm, dal teatro ottocentesco alla tv”


Vuoi spiegare ai lettori il tuo nome d’arte, che risulta fondamentale nel comprendere il tuo approccio performativo?

Sara è il nome che i miei genitori hanno scelto per me, quello che racchiude la mia essenza in quanto corpo, Anima e Spirito. Questi ultimi sono diventati veri e propri personaggi, la mia parte femminile e maschile: Penelope e Saverio. La prima, in quanto principessa del nostro castello interiore e front-woman del “gruppo”, non sopporta il nome del secondo, troppo napoletano per i suoi gusti, e decide di chiamarlo Robin. Da qui il nome Sara Penelope Robin. 

Dsquared2 occhiali
Sunglasses Dsquared2

Penso si tratti del tuo primo shooting ibrido tra racconto visivo e moda. Sui social ami condividere anche attimi della tua quotidianità, come i giri per mercatini i e la passione del vintage. Cos’hai apprezzato di questa esperienza dal taglio patinato?

È stato un momento quasi mistico, grazie al quale ho scoperto una parte di me che ho preso poco in considerazione finora. Tutto il team è stato gentilissimo e mi ha fatto sentire a mio agio. Sono davvero contenta, porterò a Napoli ricordi bellissimi.

John Richmond women
Total look John Richmond

Credits

Talent Sara Penelope Robin

Editor in Chief Federico Poletti

Production, interview and styling Alessia Caliendo

Photographer Simone Paccini

Stylist assistant Andrea Seghesio

Hair Kemon

Make-up Maddalena Brando

Location Four Points by Sheraton Milan Center

Special thanks to Base V Juicery www.basevjuicery.com

Nell’immagine in apertura, Sara Penelope Robin indossa giacca Abelia Diesel, top e pantaloni MarcoBologna, stivali Boss, occhiali da sole Balenciaga

Futura archeologia industriale

I tanti anni di trasferte in un territorio che posso definire parte integrante della mia visione, per pura affezione professionale, mi pongono dinanzi alla sfida di raccontarlo in una storia ibrida tra moda, architettura e attualità. Tutto rimanda all’aver reso parte del mio bagaglio visivo le doti da esploratore di Guido Guidi, la cui ricerca dei dettagli e la fotografia stilisticamente semplice, fatta di attese e lunghe vedute, hanno indagato, dal 1984 al 1989, i dettami dell’atlante paesaggistico territoriale. Nella serie In Veneto i luoghi industriali, vittime di interpretazioni spaziali insulse ed esteticamente difficili da apprezzare, ci rendono perplessi. Si tratta di un tilt che conduce, inspiegabilmente, alla fascinazione verso tutte le manifestazioni di urbanizzazione caotica e priva di identità.

Esemplare brand 202
Total look Esemplare

Guido Guidi fotografie

Colori accesi e architetture industriali per un linguaggio visivo forte, aggressivo

La bellezza della domesticità dialoga con l’industria, passioni e necessità convivono dando vita ad un linguaggio aggressivo e particolarmente invasivo per l’occhio umano.
Il disegno di vita del nostro protagonista, scarno e duro, privo di concessioni al superfluo, si fa espressione ostinata di un’attitudine orientata alla semplicità e all’ elementare esibizione della logica costruttiva, che vorrebbe sfociare nella realizzazione delle sue ambizioni. 

Tutto sembra terribilmente pesante e privo di vita. Anche i colori, seppur caratterizzanti del luogo in cui si trova, scappano dalla saturazione che rende funzionali le grandi città e disorientanti le province.
Una concezione di urbanistica e di fotografia che potrebbe non piacere, ma che definisce perfettamente la nuova idea di vita e i dubbi esistenziali che l’uomo moderno affronta ogni giorno.
Cumuli di cemento per un cantiere infinito, dove la visione di un futuro sembra una scommessa già persa in partenza.

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Coat Issey Miyake, trousers Missoni, shoes Fratelli Rossetti

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 Total look Boss, chair Cassina LC1

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 Total look Boss

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Total look Paul Smith, boots Santoni

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Total look Versace

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 Total look Boss

Paul Smith nuova collezione
Total look Paul Smith, boots Santoni

Guido Guidi

Production & styling Alessia Caliendo

Photographer Davide Pavan

Video director Jessica Basello

Grooming Valeria Stefanelli using Mac Cosmetics, Wella

Model Federico @Nologo Mgmt 

Production & stylist assistants Moodart Fashion School Fashion Styling & Art Direction Master Course

Nell’immagine in apertura, il modello indossa cappotto Issey Miyake, pantaloni Missoni, scarpe Fratelli Rossetti

Cosa succede esattamente quando fotografiamo? Scopritelo al Cortona On The Move

C’è tempo fino al 2 ottobre per visitare Cortona On The Move, il festival internazionale di fotografia che si snoda nel centro storico della cittadina omonima, la Fortezza medicea del Girifalco e la nuova location “Stazione C” nei pressi della stazione di Camucia-Cortona.

Cosa succede esattamente quando fotografiamo?

Chi ha il diritto di fotografare cosa?

La fotografia è un’arma o un faro illuminante?

A che punto siamo con le evoluzioni del linguaggio visivo?

Sono solo alcuni degli interrogativi con i quali ci si scontra durante la visita di questa edizione che indaga sull’intima relazione tra la fotografia, la società e l’identità grazie a decine di mostre, talk, letture portfolio, conferenze e workshop.

Cortona on the move 2022
Ph. ©Thomas Sauvin

Un festival che dimostra come la fotografia «sia il linguaggio più adatto per decifrare il mondo»

Organizzato dall’associazione omonima, il festival vanta il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Cortona, e viene realizzato con il sostegno dei main partner Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia.

Il direttore artistico Paolo Woods afferma: “Ispirandomi al titolo di una tra le più note ballate di Billie Holiday, ‘Me, Myself and I’, desidero che gli spettatori si interroghino su come la fotografia non sia mai assoluta, ma acquisisca diversi significati in base a chi la produce e chi la consuma. Il mio obiettivo è che vengano infranti i muri artificiosi tra fotografia ‘alta’ e ‘bassa’ e che i visitatori del festival ripartano da Cortona con la convinzione che la fotografia sia il linguaggio più adatto per decifrare il mondo che ci circonda”.

“Estendendo le collaborazioni internazionali e presentando produzioni originali e inedite, il festival ambisce a diventare un protagonista della produzione fotografica a livello internazionale” – aggiunge Veronica Nicolardi, direttrice della kermesse, “e a rendere la sua ricerca sul linguaggio fotografico accessibile e comprensibile al grande pubblico, facendone un fattore di scambio e accrescimento culturale”.

Le mostre di Cortona On The Move indagano i grandi temi del presente

I temi portanti delle esposizioni più rilevanti fanno luce sull’attualità a 360 gradi. Visivamente si discute, infatti, di divario sociale, immigrazione, fluidità di genere, unioni civili e religiose, liberalizzazione delle armi.

Martin Parr mostra 2022
Ph. ©Martin Parr

Martin Parr & The Anonymous Project, Déjà View A Conversation in Colour

Déjà View è un dialogo tra due archivi fotografici di notevole spessore: quello del fotografo britannico Martin Parr, considerato uno dei più importanti autori viventi, e quello di The Anonymous Project, iniziativa avviata nel 2017 da Lee Shulman, che raccoglie e conserva diapositive a colori scattate da fotografi amatoriali in tutto il mondo.

Gli abbinamenti degli scatti e il sapiente lavoro di photo editing sono spesso inaspettati, facendo riflettere su quanto profondamente cambi il significato di un’immagine a seconda del fruitore.

Cortona on the move estate 2022
Ph. ©The Anonymous Project

Gabriele Galimberti, The Ameriguns

Di tutte le armi da fuoco possedute da privati cittadini nel mondo per scopi non militari, la metà si trova negli Stati Uniti d’America. Un numero enorme, superiore addirittura a quello della popolazione del paese, risultato di una garanzia costituzionale del Secondo Emendamento (1791).

Galimberti, vincitore del World Press Photo 2021, ha viaggiato negli USA per fotografare i possessori di armi da fuoco, fornendo una visione il più delle volte inquietante di ciò che rappresenta realmente questo diritto sancito dalla costituzione.

Gabriele Galimberti american guns
Ph. ©Gabriele Galimberti

I DO (Sì, lo voglio)

La fotografia di matrimonio è considerata culturalmente meno rilevante nel mondo dell’immagine, ritenuta troppo commerciale e non sufficientemente artistica. Ma i fotografi specializzati in quest’ambito sono i creatori di una memoria personale e collettiva, che rispecchia fedelmente la società in cui operano e l’antropologia umana connessa.

Cortona on the move festival
Ph. ©Collezione Stefanutti

Per I DO, il direttore artistico Paolo Woods ha selezionato fotografi di matrimonio provenienti da 4 continenti. Enoch Boateng e suo fratello Maxwell Aggrey sono star locali in Ghana; Sam & Ekta sono una coppia sul lavoro come nella vita e gestiscono uno studio a Mumbai; Thomas Sauvin è un artista francese, alla guida del progetto Beijing Silvermine; Oreste Pipolo è stato il maestro del classico matrimonio napoletano, un’autentica istituzione del Mezzogiorno, portata avanti oggi dalle figlie Ivana e Miriam; Manal Alhumeed è una fotografa saudita; Valerie Baeriswyl opera in Svizzera e ad Haiti; Lindsay Ladd si occupa di matrimoni gay e queer a Philadelphia; Juan de la Cruz Megías Mondéjar è stato un fotografo attivo negli anni Ottanta e Novanta nella Spagna meridionale; Massimo Stefanutti ha accumulato una collezione di album di matrimonio e, per la prima volta, espone i suoi scatti preferiti.

Alexander Chekmenev, Passport

Nel 1994, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, tutti i cittadini dell’Ucraina hanno avuto un anno di tempo per sostituire i loro vecchi passaporti sovietici con nuovi documenti ucraini. Alexander Chekmenev, dopo aver accettato un’offerta di lavoro per scattare le foto per i nuovi passaporti a persone malate, impossibilitate a uscire, ha realizzato che le loro case erano in condizioni disastrose. Attraverso il suo progetto, l’artista ucraino intende dimostrare come, dietro lo sfondo neutro delle fototessere, si nasconda una realtà autentica, priva di qualsiasi ritocco o censura.

festival fotografia Cortona
Ph. ©Alexander Chekmenev

Come ogni edizione, poi, si segnalano i “Talent to Watch” del panorama della fotografia contemporanea, da seguire immediatamente sui social per monitorarne le costanti evoluzioni.

Carlo Rainone, La foto con Dios

Tra il 1984 e il 1991 una nuova categoria fotografica, riconosciuta come un vero e proprio rito personale e collettivo, si afferma a Napoli, la cosiddetta “foto con Maradona”.
Nel 2017 Carlo Rainone ha cominciato la caccia a queste preziosissime “reliquie”, grazie al passaparola e ai social. Muovendosi di casa in casa ha provveduto a scannerizzare tutte le documentazioni originali. Il risultato è una testimonianza di antropologia religiosa, nonché un sapiente allestimento espositivo, che racconta della sconfinata devozione di un popolo per il più grande calciatore di tutti i tempi.

Maradona foto con Dios
Ph. ©Carlo Rainone

Martina Bacigalupo, Gulu Real Art Studio

Nel 2011 in uno studio fotografico di Gulu, Uganda, Martina Bacigalupo nota la stampa di un ritratto con un buco al posto della testa. Il proprietario Obal, che gestisce il più vecchio studio della città, le spiega che gli abitanti del luogo non hanno soldi per comprare quattro fototessere in formato digitale, perciò vengono scattati a pellicola dei ritratti a mezzo busto, da cui ritagliare solo la testa, gettando il resto. Bacigalupo ha collezionato questi scarti per oltre due anni, scegliendo le immagini conservate per lei da Obal.

Alessandro Cinque, Ser y aparecer

Si sofferma sulle fototessere anche Alessandro Cinque, nello specifico su quelle, spesso ingrandite, esibite dai campesinos delle Ande peruviane sulle pareti delle proprie case.

Dopo aver conosciuto l’autore materiale degli scatti, Yhon Alex Huachaca López, Cinque ha provveduto a modificarli con Photoshop per farli apparire nella loro versione migliore, con abiti che in realtà i soggetti fotografati non posseggono, come del resto i ruoli attribuiti loro. È nato così il progetto che il reporter italiano porta avanti in parallelo al lavoro di Yhon, seguendo i contadini del Perù nelle loro abitazioni e ritraendoli nel loro quotidiano.

I finalisti del premio Cortona On The Move Award

Cortona on the move award vincitori
The Anthropocene Illusion di Zed Nelson, vincitore della prima edizione del Cortona On The Move Award

Le narrazioni originali vengono premiate anche dal Cortona On The Move Award, che nella sua prima edizione ha ricevuto, grazie a una open call rivolta agli innovatori della cultura visiva, le candidature di ben 1529 fotografi.
I lavori sono stati analizzati dalla giuria composta da Jim Casper (caporedattore e co-fondatore di LensCulture), Laura Sackett (direttrice creativa della stessa piattaforma), Paolo Woods e Veronica Nicolardi.

Le dieci opere finaliste sono state proiettate durante l’inaugurazione; il vincitore, The Anthropocene Illusion di Zed Nelson, ha ottenuto un riconoscimento economico del valore di € 5.000, oltre alla possibilità di esporre all’edizione 2023 del festival, in programma la prossima estate.

Nell’immagine in apertura, foto dalla serie The Ameriguns di Gabriele Galimberti

Kappa FuturFestival: edizione da record per il festival di musica elettronica

Nove le edizioni e tre le calde giornate torinesi che hanno visto on stage i nomi più acclamati della scena mondiale. Movement Entertainment, organizzatore dell’evento, supera i suoi numeri da record pre-pandemici e conferma il Kappa FuturFestival come una delle più importanti rassegne di musica elettronica e arti digitali open air mondiali.

Kappa Futurfestival 2022
Ph. Daniele Maldarizzi

Riflettori puntati su Torino e sul suo futuristico Parco Dora, un’enorme area urbana postindustriale che, da mezzogiorno a mezzanotte, ha ospitato 36 ore di live act nei quattro palchi adibiti per l’occasione: Dora stage, Jäger stage, Futur stage e Latz stage, che prende il nome dallo studio di progettazione che ha curato la riqualificazione dell’area.

Kappa Futurfestival line up 2022
Ph. Daniele Maldarizzi

Kappa FuturFestival è l’unico format italiano menzionato nella guida Festivals, un’overview sulle 50 migliori rassegne musicali di tutti i tempi, oltre ad essere il solo festival italiano segnalato da DJ Mag UK, rivista inglese di riferimento della scena club culture internazionale, a fianco di giganti come Glastonbury, Coachella, Tomorrowland e Sonar.

Nomi illustri e talenti emergenti nella line-up della kermesse

Kappa Festival dj 2022
Ph. Daniele Maldarizzi

Tra i 70 artisti che hanno calcato la scena, leggende come Carl Cox, Carl Craig (live) feat. Jon Dixon (UR, Detroit), insieme alle firme tutte al femminile della scena techno-house globale come Amelie Lens, Peggy Gou, The Blessed Madonna, Honey Dijon, e ai più affermati host della consolle come Ricardo Villalobos, Solomun, Tale Of Us e Joseph Capriati.
Diplo, uno dei dj/produttori di maggior successo su scala globale, ha regalato al pubblico uno show esclusivo nel segno della sua cifra stilistica, che fonde le sperimentazioni pop futuriste con quelle underground.

Kappa Festival Torino artisti
Ph. Daniele Maldarizzi

Kappa Festival Torino
Ph. Daniele Maldarizzi

Tra le novità si segnala il collettivo ugandese Nyege Nyege, per la prima volta in Italia, che da anni opera un progetto di ricerca sulla musica tradizionale del Continente Nero, contaminandola con elementi di elettronica. Lo stesso gruppo ha fondato, oltre all’etichetta omonima, il Nyege Nyege Festival, il più grande evento di musica elettronica dell’Africa Orientale, che ha attirato l’interesse e la partecipazione di realtà prestigiose come l’emittente britannica NTS e la piattaforma Boiler Room.

Al festival la mostra Razza umana di Oliviero Toscani

Kappa Futurfestival 2022 date
Ph. Daniele Maldarizzi

Supportato istituzionalmente dalla Commissione Europea, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Piemonte, il Comune, la Città e la Camera di Commercio di Torino, Torino Turismo e Provincia e Fondazione CRT, il Festival viene abbracciato visivamente dal provocatorio Oliviero Toscani. Gli scatti effettuati presso l’edizione del 2019, infatti, fanno parte del del progetto Razza umana, un lavoro a lungo termine siglato dal celebre fotografo sulle diverse morfologie e condizioni umane, per rappresentare tutte le espressioni, caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali dell’umanità. 

Appuntamento all’atteso decennale del 2023, che mira ad ambiziose conferme e per il quale gli appassionati sono già in fibrillazione.

Kappa Festival Diplo
Ph. Daniele Maldarizzi

Tutte le immagini sono parte di un reportage esclusivo per Manintown, realizzato da Daniele Maldarizzi

Come immaginate un’invincibile estate? I molteplici sguardi di Fotografia Europea

Sono gli ultimi giorni per poter visitare una delle rassegne di caratura internazionale che indaga sul medium della fotografia e si interroga sul ruolo delle immagini e della cultura visiva contemporanee. Partendo infatti da una frase di Albert Camus dalla forte carica ispirazionale, Fotografia Europea tiene aperte le sue porte fino al 12 giugno.

Le foto di Luigi Ghirri e i giovani talenti italiani

Sotto la direzione artistica di Tim Clark e Walter Guadagnini, l’edizione è più ricca che mai e apre un dialogo tra sensibilità differenti, cogliendo di sorpresa ogni tipologia di visitatore.
La prima tappa, per i nostalgici che vogliono vivere un’esperienza immersiva nella storia del Belpaese, è la mostra In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in miniatura e nuove prospettive, a cura di Ilaria Campioli, Joan Fontcuberta e Matteo Guidi, realizzata in occasione del trentennale dalla scomparsa del celebre fotografo. Si parte dalla serie In scala realizzata, dalla fine degli anni Settanta alla prima metà degli Ottanta, nel parco divertimenti Italia in Miniatura di Rimini. Disegni, cartoline, documenti e immagini provenienti dall’archivio del parco, raccolti e elaborati dal fondatore Ivo Rambaldi, si muovono su un binario parallelo e si intersecano con l’ampia produzione tematica ghirriana, paradossalmente senza mai incrociarsi.

fotografia europea 2022
La Cattedrale, Riccardo Svelto

Storia della fotografia versus la Giovane fotografia italiana dei talenti under 35, esposti nei Chiostri di San Domenico, resa ”Possibile” (questo il tema dell’edizione) grazie alla curatela di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi che presentano le ricerche, selezionate da una giuria di ampio respiro, di Marcello Coslovi, Chiara Ernandes, Claudia Fuggetti, Caterina Morigi, Giulia Parlato, Riccardo Svelto e Giulia Vanelli.

Fulcro della manifestazione sono i Chiostri di San Pietro che ospitano ben dieci esposizioni. Così come Ghirri, la leggendarietà è affidata alla personale di Mary Ellen Mark, fotografa documentarista che esplora la dolorosa complessità della realtà umana, condividendola col pubblico e dandogli voce attraverso una potente traduzione visiva.

Le mostre personali del festival

Il percorso si apre con Binidittu, progetto di Nicola Lo Calzo che riflette sull’immigrazione nel Mediterraneo grazie all’allegoria di Benedetto il Moro, primo santo nero. Memoria e oblio, razzismo e cruda umanità per un racconto che utilizza le contaminazioni della terra sicula come chiave di lettura.

Hoda Afshar photography
Speak The Wind, Hoda Afshar
Hoda Afshar photography
Speak The Wind, Hoda Afshar

Altra terra e rituali sono quelli di Hoda Afshar, che in Speak The Wind esplora paesaggi, gente e tradizioni iraniane, fotografandone i moti del vento. Talashi di Alexis Cordesse spiega invece la guerra civile siriana attraverso le fotografie scattate da coloro che vivono in esilio. Carmen Winant, dall’altra parte del globo, ritrova centinaia di diapositive e, grazie ad un photo editing mirato, realizza altrettante narrazioni ex novo dando vita a piccoli mondi dove il fil rouge è il disordine sociale.

Alexis Cordesse photographe
Talashi, Alexis Cordesse

Il romanticismo e la drammaticità di una storia d’amore sono gli elementi di First trip to Bologna 1978 / Last trip to Venice 1985 di Seiichi Furuya che racconta il primo e l’ultimo viaggio fatti con la moglie Christine Gössler, suicida in giovane età.
Nella zona portuale di Liverpool si sviluppa Benny Profane, progetto di Ken Grant che indaga sul difficile rapporto tra spazio lavorativo e ambiente industriale.
La tematica queer approda anche al festival grazie a Guanyu Xu che, in Temporarily Censored Home, trasforma lo spazio domestico in una scena rivelatoria e sovversiva mediante un mosaico di immagini provenienti dal mondo occidentale. 

Seiichi Furuya photographer
 First trip to Bologna 1978 / Last trip to Venice 1985, Seiichi Furuya

Restiamo in Asia con Chloé Jafé che, con I give you my life, racconta la storia, a molti sconosciuta, delle donne della Yakuza. Il percorso termina con l’acclamato The Book of Veles di Jonas Bendiksen, un vero caso nella comunità del fotogiornalismo. La narrazione si sviluppa sulle fake news prodotte nella piccola e sconosciuta cittadina macedone di Veles per dimostrare, attraverso un misto di reportage classico, avatar 3D e sistemi di generazione di testo con intelligenza artificiale, come la disinformazione visiva confonda anche i professionisti dei media più attrezzati. 

Jonas Bendiksen veles
The Book of Veles, Jonas Bendiksen

Le mostre di Collezione Maramotti, Teatro Ariosto, Galleria Santa Maria

Direzione Teatro Ariosto per gli scatti di Arianna Arcara che presenta La Visita / Triptych, nata dall’interpretazione del lavoro della compagnia di teatro-danza Peeping Tom. Ritratti, allestimenti e sequenze sono i focus su cui si è concentrata l’artista, riprendendo la trilogia Triptych, andata in scena al Teatro Municipale Valli, e la performance site specific La Visita presso la Collezione Maramotti. Quest’ultima ospita la personale di Carlo Valsecchi dove quarantaquattro fotografie di grande formato costituiscono Bellum, racconto del conflitto ancestrale tra uomo, natura e singoli uomini. Un lavoro di circa tre anni dove la realtà montana diventa astratta, cruda e intimamente estetica.

Arianna Arcara
La Visita / Triptych, Arianna Arcara

Spostandosi in pieno centro storico, all’interno dell’edificio che ospita la Galleria Santa Maria, si trovano i progetti vincitori dell’Open Call. Simona Ghizzoni con Isola racconta di come, grazie al Covid, sia riuscita a fuggire dalla metropoli per assaporare la vita rurale nell’Appennino Emiliano. La spagnola Gloria Oyarzabal, fotografa e cineasta, si focalizza e indaga sul concetto di Museo in un’ottica colonialista con il progetto Usus Fructus Abusus. Maxime Riché in Paradise, invece, parla degli incendi nell’omonima città californiana e del ritorno alla vita dei suoi abitanti.

foto festival 2022
Ph. Fabio Cervi

Spazio poi anche agli amatori che grazie al CIRCUITO OFF e [email protected], espongono gli scatti prodotti in negozi, studi, sedi storiche e gallerie della cittadina.

Alessandra Calò
Ph. Alessandra Calò

Nell’immagine in apertura, Rimini, 1977 di Luigi Ghirri (©Eredi Luigi Ghirri)

Obiettivo su MIA Fair

Eventi in rinascita nella primavera che segna maggiore libertà nelle interazioni e vede approdare una nuova edizione di MIA Fair – Milan Image Art Fair, realizzata in tempi record ma ricca di talk, premi e progetti speciali.
Per tutti gli appassionati e i professionisti della fotografia è il luogo dove concentrarsi sulla ricerca e sulla trasversalità dei linguaggi artistici contemporanei, nonché un hub culturale utile a monitorare lo stato dell’arte fotografica a livello globale.

97 gli espositori provenienti dall’Italia e dall’estero, ritrovatisi negli ambienti di SUPERSTUDIO MAXI a Milano, per un’edizione che ha segnato l’ingresso nel gruppo di Fiere di Parma, collocandola tra i fiori all’occhiello delle realtà fieristiche europee.
Il baluardo visivo scelto per rappresentare, dopo Rankin, la manifestazione dal punto di vista iconografico è la giovane artista olandese Larissa Ambachtsheer. Attingendo dalla serie You Choose, I seduce, l’immagine scelta fa parte delle mise en scène, versione still life, che celebrano l’indagine e le influenze cromatiche nell’ambito food, e come le stesse possano essere usate come strumento di manipolazione.

Larissa Ambachtsheer I choose you seduce
ph. Larissa Ambachtsheer

I premi principali dell’edizione 2022

Per tutti gli appassionati, i cultori e i professionisti, quali sono i premi e gli eventi speciali sui quali soffermarsi?

Oltre al cuore dell’intera fiera, rappresentata dalla Main section, la cui curatela è affidata a Fabio Castelli, direttore di MIA Fair, Gigliola Foschi ed Enrica Viganò, advisor, il premio di maggior rilievo è quello istituito da BNL BNP Paribas, suo partner decennale

Marco Lanzetta Bertani
Ph. Marco Lanzetta Bertani
Giovanni Chiamenti a MIA Fair
Ph. Giovanni Chiamenti

Sono state premiate ex aequo le opere Isola di Simona Ghizzoni e Corpo ligneo di Antonio Biasiucci. La prestigiosa giuria afferma “’Isola’ di Simona Ghizzoni racconta, con tre immagini molto forti, il rapporto tra uomo e natura, spesso fatto di coercizione e spesso conflittuale; la natura, allo stesso tempo, rappresenta la salvezza per gli uomini, soprattutto in un momento come quello del lockdown. La fotografia di Biasiucci è un miraggio; un tronco appare trasfigurato e sembra una città abbandonata, la carica metafisica è fortissima così come la capacità tecnica di far emergere da una realtà oggettiva una visione onirica”.

“Entrambi i fotografi – prosegue la motivazione – attraverso il loro obiettivo invitano a guardare con attenzione il mondo attorno a noi e a coglierne i lati nascosti e straordinari”.
Le opere entrano di diritto nella collezione del gruppo BNL BNP Paribas, che ad oggi conta oltre 5.000 lavori.

Antonio Biasiucci fotografo
Corpo Ligneo, Antonio Biasiucci

Si segnala anche il Premio New Post Photography che propone, attraverso uno spazio dedicato, le tendenze più creative e innovative nel mondo della fotografia contemporanea, in qualità di significativa vetrina per giovani talenti, capace di registrare e mettere in luce i cambiamenti in atto.

La kermesse ha ospitato poi la prima edizione del Premio IRINOX SAVE THE FOOD, a cura di Claudio Composti, aperto a progetti sviluppati, ancora una volta, sul tema del cibo in ogni sua forma.

Uno dei prestigiosi partner di MIA Fair è Sky Arte con il suo premio omonimo, assegnato ai fotografi presenti in fiera. Questa edizione la scelta è ricaduta su Delphine Diallo e Ryan Mendoza, che saranno protagonisti dello speciale del canale sulle loro carriere e visione artistica.

Massimiliano Gatti fotografo
Le nuvole, Massimilano Gatti

I progetti speciali visti a MIA Fair

Non da meno la lista dei numerosi progetti speciali come Olympism Made Visible, iniziativa promossa dalla Olympic Foundation for Culture and Heritage per divulgare i valori olimpici grazie alle immagini di Alex Majoli e Lorenzo Vitturi, che documentano il lavoro di organizzazioni, in Brasile e Cambogia, impegnate nello sviluppo sociale attraverso lo sport.

Lorenzo Vitturi fotografo
Ph. Lorenzo Vitturi

Eberhard & Co., altro partner decennale della manifestazione, conferma il proprio supporto con un progetto per la divulgazione di una parte dell’archivio del fotografo Adriano Scoffone (1891-1980). Nello specifico, la sua documentazione della difficoltosa sfida automobilistica Cuneo-Colle della Maddalena,che vedeva tra i protagonisti il mito dell’automobilismo Tazio Nuvolari.

La nuova scelta italiana, invece, è la proposta di BDC, polo culturale di Parma, che mira a valorizzare il lavoro di tre fotografi individuati come gli eredi dei grandi maestri della fotografia italiana, o ancora NEFFIE di Neuro-Estetica Fotografica organizzato dall’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che invita gli spettatori a scoprire e interpretare le complesse dinamiche del pensiero e delle emozioni che scaturiscono di fronte ad un’opera d’arte.

Collaborazioni, attualità e rassegne fotografiche al centro della kermesse

Proiettandoci all’estero ci focalizziamo sulla Galleria Project 2.0 de L’Aia, con il Dutch Talent Pavillion, che sceglie la vetrina di MIA Fair per presentare il dialogo visivo dei 5 fotografi più originali della nuova scena olandese contemporanea: Sanja Marušić, Manon Hertog, David Hummelen, Lisanne Hoogerwerf e la già citata Larissa Ambachtsheer.

Ziqian Liu photography
Ziqian Liu, Symbiosis, 2021

Volando dall’altra parte del globo si rinsalda la collaborazione con Photo Independent, la fiera di fotografia di Los Angeles che sonda le nuove generazioni di fotografi indipendenti e, per l’occasione, presenta una mostra immersiva di Jessie Chaney (Stati Uniti) e una collettiva con Abdullah Alrasheed (Arabia Saudita), Torrie Groening (Canada), Sara Hadley (Stati Uniti), Maureen J Haldeman (Stati Uniti) Wilson Herlong (Stati Uniti) Cathy Immordino (Stati Uniti), Giancarlo Majocchi (Italia), Erica Kelly Martin (Stati Uniti), Tebani Slade (Australia), Gianluca Sodaro (Italia), Ye Wenlong (Cina) e Forough Yavari (Australia/Iran).

MIA Fair non poteva chiudere un occhio sulla fotografia d’attualità e lo fa grazie ad Emergenza Ucraina, progetto promosso dalla Fondazione Rava, raccontato attraverso le intense immagini di Alfredo Bosco, fotoreporter dell’Agenzia LUZ, che si trova in territorio ucraino.

Martina Stapf
Ph. Martina Stapf

La mostra Nuovo Cinema Paradiso a MIA Fair

Tra le novità si segnala la mostra itinerante Nuovo Cinema Paradiso di Davide Musto, che esplora la nuova generazione del cinema italiano valorizzandone i talenti.

Il fotografo, di origine palermitane ma con base a Roma, segue da anni lo scenario magmatico del mondo dello spettacolo; il suo istinto e occhio attento allo scouting gli hanno permesso di catturare molto in anticipo sui tempi numerosi volti che oggi si stanno facendo conoscere anche a livello internazionale, da Rocco Fasano a Eduardo Scarpetta.

Rocco Fasano serie tv
Ph. Davide Musto

“Da un’innata passione per cinema e teatro e vivendo a Roma da molti anni il mondo del cinema è arrivato in modo naturale. Ho la fortuna di seguire e cogliere le evoluzioni dei nuovi talenti e i cambiamenti che il settore e i suoi attori ci regalano quotidianamente. Il mio è un impegno costante nella ricerca e nella scoperta di nuovi volti che accompagno insieme a storie di moda.

Sono da sempre attratto da quello sguardo cinematografico e appeal internazionale che riconosco per istinto. Così anni fa mi aveva colpito il magnetismo di Rocco Fasano, all’epoca modello, che sarebbe poi diventato uno dei protagonisti di ‘Skam Italia’. E ancora la personalità di un giovanissimo Francesco Gheghi, classe 2002, che sta riscuotendo grande interesse nel film ‘Il filo invisibile’. Fino a Maria Chiara Giannetta che avevo notato nella serie ‘Blanca’ e ha poi conquistato il pubblico al Festival di Sanremo”. Sono le parole di Musto, che ha in agenda eventi espositivi ricchi di nuovi contenuti a Roma, Noto e al Festival del Cinema di Venezia.

Edoardo Purgatori instagram
Ph. Davide Musto

La partnership con Instagramers Milano

Strizzando l’occhio ai social, va menzionata infine la collaborazione con Instagramers Milano, community di riferimento per gli appassionati con oltre 54mila follower. Si è tradotta in due iniziative, una “sfida fotografica” su IG e il workshop Instagram e fotografia: 10 profili per ispirarsi.

In apertura, ph. di Anna Di Prospero

He figured he’d gone back to Austin 

Il tepore delle giornate primaverili accompagna una storia moda che ricalca le intramontabili fusioni folk e western, da sempre presenti, e contaminate, in ogni trend o aesthetic che si rispetti. He figured he’d gone back to Austin.

Il racconto in pellicola vede la firma di Federico Barbieri e la presenza di un giovane volto autoctono, Aubrey, che rivive, in un environment del Belpaese, il proprio trascorso.

Horse Club Villa Airaghi, la location

La location che ha ospitato lo shooting è l’Horse Club Villa Airaghi, sita presso Vighignolo – Settimo Milanese, a pochi passi da Milano.

Si tratta di un Centro ippico Federale (affiliato alla Federazione Italiana Sport Equestri) nato nel 2007 e di pura gestione familiare. Un ambiente ovattato con istruttori di 1° e 2 Livello come il campione Alain Jean Ernest Dubois e la sua esperienza trentennale nel mondo del salto ostacoli.

Viaggio ad Austin, editoriale
Total look Diesel, cowboy hat Costumeria Lariulà
Total look Prada, stringate in camoscio Paul Smith
Total Look Prada

Il giovane e ambizioso presidente, Federico Busso, coadiuva il tutto con passione e determinazione prefissandosi obiettivi rivoluzionari nell’immediato futuro.

Ma cosa offre, nel dettaglio, l’Horse Club Villa Airaghi, per tutti gli appassionati di equitazione che vogliono immergersi in un’esperienza immersiva a pochi passi dall’area urbana?

  •  Una scuola di equitazione, tramite la quale si apprende oltre alla tecnica anche la gestione del cavallo ovvero la pulizia e la preparazione.
  • Una pensione dove, oltre ai normali servizi di pensionamento, si comprendono pacchetti di lezioni e gestione del cavallo da parte dell’istruttore.
  • Fida e Mezza Fida: per i più esperti si può applicare un Servizio di “noleggio” cavalli che prevede la divisione dei costi della gestione del cavallo con il centro ippico.
  • Un campo coperto in sabbia 25m x40m e un campo esterno in sabbia 35m x60m.
  • Un parco ostacoli professionali.
  •  Un tondino 18m di diametro.
  • Numerosi Paddock di ampie metrature.

Credits

Production & styling Alessia Caliendo

Photographer Federico Barbieri

Photographer assistant Alba Quinones

Grooming Daniel Manzini

Model Aubrey @Independent Management

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio & Laura Ronga

In copertina, denim look Esemplare, poncho in crochet Avril 8790, donkie in nylon Moncler, scarpa Ganassa Velasca , ramie a tesa larga Borsalino.

Beauty, Freedom Love

Abbiamo sete di pura bellezza e necessità di sollievo per gli animi. L’accenno e il torpore della silente primavera parigina ci distoglie dal bombardamento emotivo e mediatico che ci affligge e invita, nonostante tutto, a celebrare la vita.

Abito in seta Vernisse, Mary Jane in vernice Antonio Marras
Abito in seta Vernisse, Mary Jane in vernice Antonio Marras

La stoica Nina, modella ucraina volata nella capitale francese, lancia un messaggio di ottimismo e speranza per la sua terra, liberando l’espressività tra arte e natura.

Top con frange Alberta Ferretti, tiara in argento 925 con perle Immago Jewels
Total look Antonio Marras
Total look Nemozena
Total look Paul Smith

Photographer Mark De Paola using Leica

Production & styling Alessia Caliendo

Model Nina Musienko @System Management

Make-up Eleonora Juglair

Hair Florianna Cappucci @Green Apple

Co-producer Sage Backstrom 

Beauty Espressoh

Nell’immagine in apertura, Nina indossa total look Nemozena

Intenso skyline

Un rooftop place con connotazione urbanistica cosmopolita non poteva che essere scelto per ospitare la storia editoriale prodotta in collaborazione con Mark De Paola, firma della fotografia americana.
Nel lavoro visivo, in esclusiva per Manintown, si evoca l’intimità e l’intensità della fotografia di moda d’altri tempi dove l’approccio con la musa viene valorizzato dall’intensa carnalità.
Un laboratorio d’immagine che esplora le mutazioni e il fluttuare dell’interpretazione femminile e in cui l’intero team diventa factotum del processo creativo.

Total look Moncler, top in cristalli Rosantica

Lo skyline a cui si riferisce il progetto è quello che si ammira dall’ultimo piano del NYX Hotel Milan, una struttura al centro della vita milanese grazie alla sua posizione vicino alla stazione ferroviaria Milano Centrale, ideale per raggiungere tutte le zone della città, dal centro fino al Quadrilatero della Moda. 
L’hotel si contraddistingue per lo stile giovane e fresco. Inoltre, grazie alla collaborazione con artisti locali, offre spazi personalizzati in modo originale che consentono agli ospiti di vivere un’ esperienza unconventional e stimolante. Ne risulta un mood unico e moderno che avvolge ogni singolo guest, suggerendo nuovi percorsi per scoprire o riscoprire con occhi nuovi la città di Milano e fruire di affascinanti esperienze artistico-culturali, sia indoor che outdoor. 

Photographer Mark De Paola using Leica

Production & Styling Alessia Caliendo

Make up Eleonora Juglair

Hair Piera Berdicchia @ WM Management

Model Andrea Carrazco @D Management

Alessia Caliendo assistant Andrea Seghesio

Beauty Espressoh

Location NYX Hotel Milan

Nell’immagine in apertura, Andrea indossa total look Valentino, pochette con piume Halíte

Berlin Fashion Week: 5 brand eco-friendly da non lasciarsi sfuggire

Si è conclusa da pochi giorni la Berlinale dedicata alla moda firmata dalle nuove stelle del firmamento mitteleuropeo.
MIT approda “in town” e vi segnala i cinque sustainable brand che hanno lasciato il segno.

Platte Berlin

Più che un brand un concept all in one. Store, collettivo, studio e spazio espositivo che esplode a pochi passi da Alexander Platz.
Platte è un inno all’inclusività autentica e più audace che mai, nel rispetto dell’extravaganza berlinese libera da ogni convenzione.
La sua visione esplora tutte le subculture presenti nella capitale e si evolve con sensibilità nei confronti di ogni forma espressiva. Tutte le label indie sono Made in Platte, che promuove progetti interdisciplinari e contribuisce allo sviluppo delle idee creative nel segno della sostenibilità.
Prototipazione, ricerca e upcycling sono le principali proposte per il place to be da segnare nelle note e da seguire sui social.

Working Title 

Nate dall’estro di un architetto e di una fashion designer, Bjoern Kubeja e Antonia Goy,le silhouette minimali di Working Title si ispirano all’arte e all’architettura, privandosi di tutte le connotazioni temporali e stagionali.
L’intera filiera produttiva è sostenibile e si limita ad attivare i processi solo quando necessario, nonché a scegliere tessuti naturali e plastic free, come il cotone e la seta certificati. La realizzazione degli indumenti avviene in piccoli laboratori a conduzione familiare situati in tutto la Mitteleuropa più autentica e, in parte, anche nell’atelier berlinese, luogo d’incontro delle socialite che non si lasciano sfuggire la possibilità di indossare creazioni uniche nel loro genere.

Hund Hund 

Compagni nella vita e nel lavoro, Isabel Kücke e Rohan Hoole fondano Hund Hund nel 2016. I loro mondi, quello della progettazione nell’ambito moda e quello della cultura visiva, si uniscono per dare il via ad un prodotto dalle mille sfaccettature.
Berlino è stata la città scelta per porre le radici del brand e il zine omonimo svela tutto l’environment e il network che lo circonda. La produzione è a misura d’uomo, anzi di donna, visto che in azienda esiste una maggioranza di quote rosa. 
L’amore per i tessuti, e per il bello e il ben fatto, ha condotto i fautori a cercare forti sinergie con tutti i fornitori di dead-stock provenienti dalle più importanti case di moda italiane, per dar vita a un processo di recupero dell’heritage.

Natascha von Hirschhausen

Zero waste e zero km da oggi è possibile grazie al progetto visionario di Natascha von Hirschhausen, una vera e propria pioniera della moda sostenibile. Ribellandosi agli standard del fashion, definisce quelle che sono le fondamenta della moda del futuro: intramontabilità, minimalismo e ottimizzazione della materia.
Lo studio sulla tecnica l’ha condotta a ideare campionature dove non vi è alcuno spreco durante la fase di taglio. Gli stessi componenti dei capi sono organici, plastic free e monitorati lungo tutta la filiera per mantenere standard ecologici altissimi. La produzione, infine, avviene unicamente a livello local da abili mani artigiane.  E, non ultimo, il concetto di taglia viene eliminato per rendere le creazioni adatte ad ogni tipo di fisicità e distanti da qualsiasi produzione massiva.
La costanza e lo studio di Natascha non potevano che essere premiati con il Federal Award for Ecodesign dal Ministero federale dell’ambiente (BMU) e dall’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA) in collaborazione con l’International Design Center Berlin (IDZ). 

Sofia Ilmonen 

Sofia Ilmonen è la designer indipendente che ha convinto, con le sue creazioni femminili e modulabili, la giuria della 36esima edizione del Festival de Mode de Hyères vincendo il prestigioso premio per la sostenibilità Mercedes-Benz.
I cartamodelli dei suoi capi nascono da moduli squadrati che prendono vita e si assemblano grazie ad un meccanismo di bottoni e anelli, offrendo infinite possibilità di trasformare e modificare le silhouette in un momento ludico.
Laureatasi al London College of Fashion, vanta nel fresco background anche un’esperienza nell’ambitissimo reparto sartoria di Alexander McQueen.
Il suo studio pone le radici a Helsinki e la Berlin Fashion Week la accoglie come guest insignita del premio indetto dalla casa automobilistica.

Il disco-tempio di ANIYE RECORDS

Studio 54. In molti si sono ispirati allo storico locale newyorkese ma pochi sono riusciti a realizzare una collezione esplosiva come quella presentata da ANIYE RECORDS durante la settimana della moda milanese. Outfit iconici e a prova di stylist per vivere “on stage” ogni occasione.




Vinile, paillettes, borchie appuntite e tacchi al cardiopalma. Svolazzanti abiti ondeggiano senza remore sulla passerella, abbinati a calze smagliate e applauditi dai volti della musica contemporanea.


ANIYE RECORDS, momento del backstage


Pelle rigorosamente faux ed eco pellicce macro sono le scelte stilistiche delle rockstar ANIYE RECORDS, che non rinunciano a mostrarsi disinibite dinanzi agli obiettivi, magari schermandosi con occhiali da sole di ispirazione punk.
È il nuovo raw-romantic, che mira a valorizzare solo le personalità più autentiche diffidando delle altre.


ANIYE RECORDS, primo piano modella

ANIYE RECORDS, abito corto

Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica 246 “Your Mark” Monochrome with the 35mm Summicron ASPH II ‘Summicron-M

Affascinanti racconti di paraventi di HUI

Una soleggiata domenica accoglie la storia del costume cinese tradotta in chiave moda presso il Museo della Scienza e della Tecnologia. Hui Zhou Zhao, la designer dell’omonimo marchio, torna in passerella raccontando l’iconografia dei paraventi del Celeste Impero.
Un archivio di stampe viene timbrato su un guardaroba contemporaneo in omaggio alla storia di una donna, quella dell’ imperatrice Cixi, che governava al posto del figlio minorenne, nascosta dai paraventi della sala imperiale.



L’Oriente incontra l’Occidente negli stili ma anche nei tessuti. Tutto viene contaminato e reso fruibile ad una generazione particolarmente attenta a ciò che la circonda. La pelliccia è eco, i tessuti ricercati, come il fil coupé, l’oro fil à fil e il velluto liquido, dialogano con i ricami realizzati a mano nel Grande Paese.




Non solo kimono ma anche cheongsan (lo storico costume femminile noto anche come qipao) trasformato in chiave moderna in blusa e minidress arricchiti da alamari gioiello. La loro particolarità? Sono realizzati tutti a mano in filigrana d’oro, così come insegna la tradizionale cultura orafa cinese. 






Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

Natura Moderna e guerriere metropolitane: Maryling

L’ingente necessità di riappropriarsi degli spazi, soprattutto se naturalmente immersivi, fanno della donna Maryling Autunno/Inverno 22/23 una musa sensibile e consapevole.


Backstage maryling fw 2022-23

Il design e la tecnologia coadiuvano la sua esplorazione alla ricerca del bello e sostenibile mentre le reference provenienti dall’arte in tutte le sue forme, come le installazioni specchiate di Philipp K.Smith o le opere ambientali di Dani Karavan, ne sublimano il percorso immersivo.




L’icona Maryling ha lo spirito delle ambientaliste come Erin Brockovich, la cui ispirazione viene calcata da una tavolozza di colori intensi e di stampe macro.
Nei look da giorno e da sera spiccano le silhouette di arbusti in versione over che si alternano ai pattern handmade della tappezzeria floreale mentre ruggine, senape, verde falena e marrone rossiccio sono spezzati dal blu elettrico e dal magenta in fusione con la lana, il cachemire e il mohair. 



La sofisticata paladina, nel rispetto del DNA della Maison, non rinuncia alle gonne plissettate in seta stampata e alle sensuali camicette technicolor; pronta alla prossima battaglia quotidiana per tracciare il suo futuro e quello di chi la circonda.



Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

Ode alla nightlife milanese Salvatore Vignola Fantabody

Il lancio di una collezione, quella di Salvatore Vignola e Fantabody, che omaggia i club underground milanesi, avviene nel momento in cui si segna la riapertura dei luoghi del mondo notturno.

I corpi si muovono liberi e ondeggiano disinibiti nella riappropriazione dei propri spazi espressivi ricchi di contaminazioni e privi di barriere.


Dettagli abito

SHOW OFF celebra il connubio creativo tra Salvatore Vignola e Fantabody di Carolina Amoretti con il supporto di Camera Nazionale della Moda Italiana. 

Proposte a “fior di pelle” che valorizzano il corpo in tutte le sue forme. La stessa Carolina, tra le fotografe emergenti più apprezzate sul territorio nazionale, firma la stampa fotografica all over che contraddistingue i pattern della collezione 100% sostenibile, realizzata interamente con lycra riciclata e prodotta in Italia. 



Le fantagirls, le donne icona dell’universo Fantabody, nell’incontro con Vignola omaggiano la collezione con l’arte performativa imprimendola dei codici che contraddistinguono la nightlife del capoluogo lombardo.



Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

Sound Come with me – Space Hunter 

L’ensemble in pellicola di Carla Carini

Torniamo indietro alle calde mattine estive dove la tv pubblica trasmetteva i grandi classici del cinema italiano. Catodici e catalizzanti gli sguardi delle muse cinematografiche e i loro iconici outfit. Il moodboard ispirazionale della donna Carla Carini, firmata da Rocco Adriano Galluccio, parla proprio di loro: Sofia, Monica, Mariangela, Claudia e Brigitte.




Siedono tutte sulle poltrone del Teatro Gerolamo, indossando abiti dalle silhouette iper-femminili o suit androgini in puro stile anni Settanta.
Romantiche e super glamour le dive della Maison, fondata a Mantova negli anni Sessanta, non rinunciano agli abiti da cocktail che spaziano dai grintosi monospalla ai tubini in pizzo, alle opulente scelte per la sera che diventano lunghe e si ricoprono di micro-paillettes scintillanti.



Le cromie scelte rientrano nel DNA della casa di moda, celebre per il suo connubio identificante tra heritage e contemporaneità, spaziando dai toni delicati dell’azzurro cielo, del rosa antico e del verde oliva, passando per le note accese del turchese e del rosso, fino ai colori saturi del bianco e nero.
E nel pieno tema della rielaborazione dei codici estetici voluta da Galluccio, per la prima volta Carla Carini introduce il suo monogramma, rafforzando un immaginario al confine tra modernità e memoria, sogno e consapevolezza, glamour e discrezione. 





Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

ANNAKIKI ai confini del postumano

Chissà cosa ne pensa la filosofa Donna Haraway riguardo la duplicazione o l’alterazione della propria identità nel Metaverso, specchio di un realtà non aumentata dove si abbatte, ottimisticamente parlando,  qualsiasi barriera di genere. Eppure proprio lei, nel 1985, è stata in grado di generare una riflessione antesignana in quello che possiamo definire un baluardo nella cancellazione dei confini connessi al corpo e all’identità. The Cyborg Manifesto: Science, Technology, and SocialistFeminism in the Late Twentieth Century è la sua personale riflessione sul mondo dei “cyborg” che vengono presentati come una «creatura del mondo post-genere».




Tale documentazione, così come il film di fantascienza Alita: Battle Angel, ci proiettano nella dimensione progettuale della designer Anna Yang, direttrice creativa di ANNAKIKI che, nell’Autunno/Inverno 2022, valorizza la simbiosi uomo-macchina e il suo significato più profondo, vale a dire quello migliorativo ed evolutivo, grazie all’intelligenza artificiale.

Il futuro prossimo e la consapevolezza del presente coesistono pacificamente ma quando il corpo subisce tali alterazioni, gli esseri umani possono ancora essere chiamati “umani”?




Ed è qui che entra in gioco l’utilizzo di un’evanescente prostetica tridimensionale grazie alla quale cappotti, mantelle e abiti sportivi dalla silhouette allungata vogliono rappresentare una versione migliorata del corpo umano, che si fonde istintivamente con la robotica collaborativa.
La materia è strettamente connessa al DNA del brand : ecopelle, eco-fur e tessuti tecnici per  silhouette dal taglio matrixiano.




Le creature cibernetiche del metauniverso ANNAKIKI, che vestono una collezione già ampiamente convertita in NFT ricca di richiami al postumanesimo, sono pienamente consapevoli della sfera spaziale in cui si muovono ed è per questo che la designer sceglie di valorizzarla con un’installazione robotica cyber-fisica, realizzata dall’artista americana Behnaz Farahi in collaborazione con Universal Robots Italia, atta a completare il setting dello show.





Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH
Leica 246 “Your Mark” Monochrome with the 35mm Summicron ASPH II ‘Summicron-M’

Inseguendo l’eclissi: Daniele Calcaterra

È il fenomeno dell’eclissi che incanta e sconvolge il torpore di una giornata che sembra primaverile, quella di apertura della Milan Fashion Week, come ufficialmente debutta il profilo Instagram di Camera Moda.




Thomas Costantin, l’icona di musiche e stili, viene scelto per accompagnare l’incalzare lento dei modelli in passerella che richiama l’avanzare della luna sulla luce del sole.

“Chaos & creation” negli scenari del backstage. Documentiamo e osserviamo i corpi che si muovono sinuosi nell’incontro con le creazioni di Daniele Calcaterra FW 2022-23 che, grazie alle forme su cui fa perno la sua identità creativa, ridisegna i profili che si presentano all’occhio durante l’oscuramento parziale o totale dell’astro.





Le proporzioni sono inattese e ridisegnano una nuova anatomia fluida. Il dinamismo materico, che genera contrasti tra raw e cozy, sconvolge le silhouette. I non colori come il nero, il blu e il grigio, da sempre parte dell’espressione personale del designer, subiscono la rottura di un candido bianco lunare, lo stesso che folgora gli occhi nel setting metafisico della sfilata.






Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH
Leica 246 “Your Mark” Monochrome with the 35mm Summicron ASPH II ‘Summicron-M

Il cinismo in chiave pop dei Santi Francesi

I Santi Francesi (ma in passato erano i The Jab) sono i piemontesi Alessandro De Santis (voce e chitarra) e Mario Francese (tastiere, synthesizer e producer). Vincitori presso alcuni contest e con un’esperienza televisiva alle spalle, hanno raggiunto il successo con un album totalmente indie che ha superato i due milioni di streaming su Spotify. Brillantemente riflessiva la visione che emerge nel nostro incontro a pochi giorni dall’alba del 2022.


Trench e t-shirt Esemplare, bowling shirt Grifoni, salopette Napapijri e sneakers Levi’s
Trench e t-shirt Esemplare, bowling shirt Grifoni, salopette Napapijri e sneakers Levi’s

Amate definire la vostra musica una visione filtrata sul mondo e identificarvi come baluardo dei giovani favolosi alle prese con un’intimità cupa e decadente. Insomma due ragazzi che sopravvivono quotidianamente, come tanti dei propri coetanei, nell’era della digitalizzazione massiva. Come traslate musicalmente questo status? 

Non abbiamo necessità di impegnarci particolarmente, in fondo raccontiamo le nostre emozioni quotidiane. Passiamo da mood profondamente malinconici a quelli estremamente felici e giocosi. Il contrasto è da sempre interessante ed è importante che ci sia un animo dark anche indossando la più bella delle corazze.



Le basi della vostra carriera hanno preso il via in chiave rock con la vittoria al Liga Rock Park Contest e la conseguente apertura del concerto di Luciano Ligabue al parco di Monza nel settembre 2016. Cosa raccomandereste ai Santi, pardon ai The Jab, di qualche anno fa?

Si tratta di una risposta veramente difficile. Magari rendere meno impattanti e più brevi le esperienze negative. Ci siamo sempre fidati di noi stessi e della nostra musica e senza dilungarci troppo ci direi “non perdete mai tempo!” . In fondo è quello che facciamo sempre.

Uno dei vostri brani, Birkenau è stato scelto per il docufilm La vera storia di Lidia Maksymowicz andato in onda su Rai Storia. Se poteste scegliere di musicare un altro prodotto visivo per quale tipologia optereste?

Siamo sempre stati affascinati dal mondo della pubblicità e ci siamo ritrovati a produrre brani anche in questa direzione. Inoltre, amiamo i magnifici immaginari del cinema. Mario, tra l’altro, è proprio un ingegnere cinematografico laureatosi a Torino.

Tutti Manifesti, un album che senza un’etichetta né promozione, ha superato i due milioni di streaming su Spotify e vi ha spianato la strada per lavorare al brano Giovani Favolosi, supportati dal musicista e produttore Dade (Salmo, Marracash, Margherita Vicario). C’è chi lo interpreta come uno uno sfrontato pezzo electro-pop, ma per voi è davvero così?

Ci risulta difficile proiettarci in un genere musicale. Grazie a Dade abbiamo ottenuto una spinta incredibile per produrre il brano mentre l’album è interamente frutto della nostra matrice indipendente e ne siamo fieri.


Completo Blue of a kind e bucket hat Jail Jam

Santi e vincitori, reduci dal trionfo presso il Festival musicale Musicultura, lasciando da parte il cinismo, dove proiettate la vostra mente e il vostro caleidoscopico talento?

I nostri pensieri sono solo onde positive per la risoluzione di questo difficile momento storico. Siamo in piena produttività musicale e presto uscirà molto materiale. Vorremmo tanto suonare nei teatri perché ne siamo profondamente affascinati. Amiamo l’intimità generata dal contatto ovattato con il pubblico.

Crediti 

Photographer Jacopo Noera

Production, interview and styling Alessia Caliendo

Grooming Eleonora Juglair using Bullfrog

Alessia Caliendo assistants Andrea Seghesio & Laura Ronga

Location Cascina Nascosta

Special thanks to Bullfrog

In apertura, a sinistra k-way Napapijri e  t-shirt Out/Fit Italy. A destra trench e t-shirt Esemplare, bowling shirt Grifoni

Future visioni: Pitti Immagine volge lo sguardo alla nuova generazione di creativi mettendo in relazione formazione e creatività

A pochi giorni dalla sua conclusione, Pitti Immagine si riconferma una vetrina di visibilità per gli studenti e un canale diretto per entrare in contatto con le realtà del sistema moda. 

La passione di chi aspira a fare della creatività il proprio mestiere ha avuto modo di emergere grazie alle innovative installazioni e alle iniziative in formula ibrida che hanno costellato la manifestazione.

La ripresa della moda passa da Pitti ed è così che il Polimoda apre le danze con un incontro, tenutosi presso la sede di Manifattura Tabacchi, dove PwC Italia e Fondazione Edison hanno analizzato le prospettive della ripresa economica italiana post-pandemia, focalizzandosi sul settore abbigliamento – moda e sulla forza della manifattura e dell’export dell’Italia.



Simultaneamente gli studenti dei corsi di Undergraduate in Fashion Art Direction, Undergraduate in Fashion Styling e Master in Fashion Trend Forecasting, sono stati i fautori presso la Fortezza da Basso, sede principale dell’evento, della visual experience realizzata per il designer, ex alunno, Domenico Orefice. Il neo laureato ha portato in scena gli elementi dell’abbigliamento tecnico ispirato agli sport in dialogo con l’eccellenza dell’alta sartoria campana, terra dove affonda le sue radici. 

I talenti di Polimoda

I Polimoda talents non smettono mai di stupire ed è sempre in calendario che abbiamo visto emergere l’estro di un’altra neo diplomata: Ilaria Bellomo. La Bellomo ha collaborato con l’artista siciliano Sasha Vinci installando i propri capi all’interno dell’opera INNER JARDIN NOIR, un giardino nero immerso in tempi e luoghi indefiniti dove gli abiti hanno preso vita e si sono raccontati. Sostenibili, perché alcuni di essi sono realizzati in tessuti naturali, e upcycled, grazie all’intersecarsi della materia con elementi di recupero vintage come abiti e ricami vittoriani. Un insieme di piccoli capolavori artigianali realizzati in Italia da sarti esperti con tecniche produttive che rispettano il tessuto e il nostro pianeta. 



Tutti i racconti esperienziali sono stati vissuti anche digitalmente grazie ai canali ufficiali social dell’Istituto (Instagram e TikTok) .

Istituto Modartech e il Collection Project

Sempre virtualmente ritroviamo la partecipazione di altri poli della formazione toscana. È  il caso dell’ Istituto Modartech, scuola di alta formazione di Pontedera che, grazie al progetto Collection Project, ha lanciato un e-shop sulla piattaforma dell’accademia per presentare la capsule collection ideata e prodotta  dai laureandi. 



Giovani che supportano i giovani, infatti il ricavato delle vendite alimenterà nuove borse di studio per accedere ai corsi di laurea triennale in Fashion Design e Communication Design.

Tutta digitale la preview del concept e di quella che sarà l’experience online, presentati in anteprima e realizzati a livello corale nel primo semestre del 2022, con focus sulla reinterpretazione del logo e dello spirito dell’Accademia. Pezzi unici, caratterizzati da alta artigianalità, qualità dei materiali, lavorazioni distintive e filiere a km zero tracciabili, che contraddistingueranno la produzione del distretto toscano del Made in Italy. 

Istituto Marangoni a Pitti Immagine

E per chiudere la presenza delle scuole al Pitti Immagine non poteva mancare l’Istituto Marangoni Firenze che ha dato vita, presso la Fortezza da Basso, ad un talk focalizzatosi sul tema della manifestazione: Reflections. Partendo dall’utilizzo dell’oggetto-specchio nel mondo della creatività, il dibattito ha indagato la relazione tra l’occhio e lo sguardo, tra il vedere e il comprendere, tra l’esteriorità e l’interiorità, ego e vanità, affrontando anche le tematiche del digital alter ego e del metaverso. 

Al tavolo tre protagonisti del panorama artistico internazionale che hanno scelto Istituto Marangoni Firenze per intraprendere un esclusivo percorso di Mentorship a fianco degli studenti per l’anno accademico 2021/2022: Paul Andrew, che ha fatto il suo ritorno a Firenze dopo essere stato alle redini di Salvatore Ferragamo come Creative Director; Sarah Coleman, artista newyorkese la cui chiave del lavoro è l’upcycling di accessori di lusso e Andy Picci, l’artista dietro la visual art più onirica di Instagram. 

In copertina l’installazione di Ilaria Bellomo, studentessa di Polimoda.

MANINTOWN EDITORIAL: We’ll always have Paris

Avremo sempre Parigi per la mole di spot che identificano nell’immaginario collettivo la città più fotogenica di tutti i tempi. La storia moda racconta gli spazi personali e il daily walking del classico clichè parigino che fa del proprio guardaroba uno status.

Les Marais day & night, la dolcezza e l’arguta sensualità si perdono nell’obiettivo di Mark de Paola, guest photographer Manintown che firma i progetti Leica a livello worldwide e che, con questi scatti segna il suo ritorno nella capitale francese nei giorni di Paris Photo Fair.

Un’esperienza visiva che ferma il tempo grazie alla sensibilità del fotografo e del suo team d’eccezione.




Total look Issey Miyake

Photographer Mark de Paola

@depaolapictures 

Styling Alessia Caliendo

@alessiacaliendo

Model

Manon Patrice with Marilyn Agency Paris

@pmanon_ @marilynagencyparis 

Hairstylist

Yumiko Hikage with Saint Germain Agency

@yumikohikage @saint_germain_agency 

Makeup Artist

Taeyoung Kim

@taeyoungkkim 

Producer

Sage Backstrom with dePAOLA Pictures

Perdersi e ritrovarsi nel Labirinto di Arianna

Il filo unisce e separa i due protagonisti della storia moda coinvolge in versione inedita una delle dodici meraviglie della Fiumara d’Arte.



Misticismo e devozione guidano il percorso curvilineo dei factotum nel raggiungere un tassello del museo a cielo aperto agli argini del fiume Tusa. E come ogni storia d’amore che si rispetti la tormenta coglie di sorpresa, ma ritrova la strada in un esito impattante, rivoluzionandone i piani iniziali. La scultura che la ospita rappresenta un simbolo archetipo scelto per raccontare il percorso fisico e interiore in una scena atemporale. L’ignoto, la scoperta, la sorpresa. In esclusiva su Manintown.



L’affascinante storia editoriale valorizza il progetto dai futuri riscontri presso la Fiumara d’arte. Una visione nata nel 1982 dall’estro del mecenate di origini messinesi Antonio Presti con l’intento di omaggiare la memoria del padre. Il primo tassello fu l’enorme scultura in cemento armato accessibile alla collettività realizzata da Pietro Consagra. La materia poteva non esserci, è composta da due elementi inclinati e paralleli, uno bianco e uno nero, che si innalzano al cielo. Gli ambiziosi intenti di Presti fanno diventare il sogno molto più ampio dando vita a un parco di sculture contemporanee eretto lungo il fiume Tusa.



Una curva gettata alle spalle del tempo, a cura di Paolo Schiavocampo, consiste in un monolite di cemento armato e ferro.  L’anno seguente viene realizzata una terza opera dall’artista Tano Festa: Monumento per un Poeta Morto conosciuta ai più come “Finestra sul mare”, viene dedicata dall’artista al fratello poeta prematuramente scomparso. In quello stesso anno Presti bandisce un concorso di scultura riservato ad artisti under 40. Molte le adesioni internazionali ma le opere selezionate e realizzate sono solo due, quelle di Antonio Palma edi Italo Lanfredini : Energia mediterranea e Labirinto di Arianna.



Nello stesso anno venne prodotta da Hidetoshi Nagasawa, l’opera  Stanza di Barca d’oro. Una curiosità che la riguarda è quella che è nata per essere chiusa per cento anni essendo stata sigillata dopo la sua inaugurazione con una porta,per far si che essa potesse vivere “solo attraverso l’energia mentale della memoria”. 

Vari provvedimenti giudiziari per abusivismo edilizio e occupazione del demanio marittimo ne bloccano il completamento fino al 2006 quando, a seguito dell’intervento dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, viene riconosciuto il Parco di Fiumara d’arte.



Risalgono a quel periodo l’Atelier sul Mare e l’allestimento dell’opera decorativa Arethusa degli artisti Pietro Dorazio e Graziano Marini che, tramite un ’installazione di ceramiche policrome, hanno cambiato il volto della caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio. 



L’Atelier sul mare di Castel di Tusa è un albergo-museo d’arte contemporanea unico al mondo le cui camere sono state realizzate da artisti internazionali e dove, come afferma Presti, «alberga l’utopia dell’arte». 

Il 21 marzo 2010 viene inaugurata la scultura Piramide – 38° parallelo, realizzata dallo scultore Mauro Staccioli in acciaio Corten, posta su una leggera altura a Motta d’Affermo, le cui coordinate geografiche centrano esattamente il trentottesimo parallelo. 



Nell’estate 2020, nel pieno del disorientamento pandemico, viene inaugurata l’ultima opera della Fiumara: Il cavallo eretico, di Antonello Bonanno Conti. La scultura, posta sul lungomare di Tusa, invita ad aprirsi alla ricerca del vero, del bene e del giusto senza timore di essere eretici. 



Non tutti sanno che il musicista Mahmood ha omaggiato Fiumara d’arte e le sue opere è scegliendole come set per il videoclip della canzone Klan.



Photographer and art director Domenico Petralia  @Productionlink agency

Styling & Production Alessia Caliendo

Make up Eleonora Juglair 

Hair Florianna Cappucci using R+CO

Filmaker and editing Marco Mezzani @Simple_ag

Sound design Space Hunter

Photographer Assistant Laura Juvancic

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Models: Alessia @fabbricamilano

Vania @urbanmodels

Beauty Icona Milano: Eyebrow design 02, Crystal lips transparent lipgloss, CC Icona CC the multitasking cream

Special thanks to

Hotel & Ristorante La Playa Blanca

Creperia & More Santo Stefano di Camastra

Bagheria direzione Bologna : il gran bazaar musicale firmato Gen Z è Giuse The Lizia

Novembre 2021. Incontro sotto i portici bolognesi il giovanissimo palermitano Giuse The Lizia all’alba della pubblicazione del suo primo EP, Come Minimo. Un progetto musicale che nasce nel segno della contaminazione e dei generi che lo rappresentano rap, hip-hop, synth pop, indie e punk rock. 

Hai soli 19 anni e un a dir poco recente approccio allo strumento che, nella tua terra d’origine, ti ha portato a suonare in una cover band degli Strokes. Un carico indie rock così importante ha influenzato le tue attuali scelte stilistiche?

Sicuramente si. Ho ascoltato indie rock per tutto il periodo selle superiori e le influenze si sentono. In generale, ogni volta che mi metto a scrivere o a suonare prendo ispirazione da ciò che fa parte della mia memoria musicale.

Bagheria direzione Bologna,il confronto con un tessuto universitario ricco di stimoli adesso è parte della tua quotidianietà. Come minimo di sei visto proiettato in un ambiente totalmente diverso. Raccontaci le tue giornate tra lezioni , sessioni e una massima cura dei dettagli nel panorama social (Giuse ha un volto attoriale che su Instagram viene enfatizzato da scatti analogici che rispecchiano anche i suoi sound).

Le giornate passano sempre molto veloci, provo ad incastrare tutti i miei impegni e la sera sono distrutto. Quando sono libero scrivo o ascolto nuova musica.



Come Minimo, è anche il titolo del tuo primo EP, recentemente pubblicato, nato dalla collaborazione con il tuo amico Mr Monkey. Hai raggiunto dieci tracce ed è stato anticipato da ben 3 singoli. Affermi che si tratta di un brano “onesto” nato dall’emotività pandemica che ha profondamente segnato la Generazione Z. Quanta introspettività è presente nell’EP e come pensi si evolverà il tuo stile di produzione in futuro?

L’introspezione è presente in tutti i pezzi, ogni volta che scrivo qualcosa racconto di me al 100%. Tento di non essere troppo didascalico perché mi piace pensare che chi ascolta possa rivedersi nei brani. In Come Minimo mi metto particolarmente a nudo. Del resto, stavo veramente male e serviva una canzone che fissasse il sentimento.

Lo stesso EP è un gran bazaar di generi che si contamina e si fonde con ispirazioni indie, rap, hip-hop, synth pop ed un leggerissimo punk rock. Mi viene voglia di chiederti la tua playlist Spotify.

Ne ho diverse! Sono tutte molte contaminate, dal cantautorato all’indie rock, passando per il rap ed ultimamente anche un pò di trap! Ascoltare tanto aiuta ad essere elastici anche nel produrre la propria musica.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato per i prossimi mesi?

Tanti concerti e tanta musica. No spoiler ma voglio assolutamente far conoscere l’EP in giro per l’Italia. Stay tuned!

Cover: Stefano Bazzano

Reinventarsi è arte: lo spazio vendita polifunzionale Dover Street Market

Agli albori del department store, il CEO di Dover Street Market, Adrian Joffe, e marito di Rei Kawakubo, mente geniale di Comme De Garçons, si interrogava:  ‘Dover Street Market può lasciare Dover Street?’. La risposta fu sì e, a distanza di anni, è presente a Londra, New York, Tokyo, Singapore, Los Angeles, Pechino e nella capitale francese.

Dove, rientrando nel piano di rinnovamento della città dettato dal governo francese, ha deciso di sperimentare un nuovo format con ‘3537’, piattaforma polifunzionale il cui nome deriva dall’indirizzo dell’headquarter in città presso l’Hôtel de Coulanges al civico 35-37 di Rue des Francs Bourgeois. Il progetto include attività di intrattenimento che si fondono con shopping experience mirando ad ospitare concerti musicali, mostre, balletti e proiezioni cinematografiche.

Il pensiero radicale fa da sempre parte del modus operandi del duo. 

Basti pensare di come, nel 1999, scelse di aprire uno store nella zona Chelsea di New York, quando solo poche gallerie erano alle prese con la colonizzazione dell’area. 



Rei Kawakubo ha fondato Comme des Garçons nel 1969 e la sua prima sfilata parigina, nel 1981, ha rotto tutti i canoni dell’estetica contemporanea in un tourbillon di chaos e creation. Sudafricano di nascita, Adrian Joffe, è parte dell’evoluzione del brand. Mentre era alle prese con la ricerca di una nuova location per il monomarca Comme des Garçons, Joffe si è imbattuto in Dover Street, in quella che una volta ospitava la sede dell’Istituto di Arte Contemporanea. L’idea iniziale era quella di acquisire solo il piano terra ma “perché non prendere l’intero edificio e ospitare una grande community di creativi?”. Proprio come Kensington Market il luogo del cuore londinese della Kawakubo, nel quale ebbe modo di imbattersi per la prima volta negli anni ’60. Un bazaar di contaminazioni inedite che ha alimentato la cultura underground londinese nei decenni antecedenti. Nominato “The Best Shop in the World”, DSM è stato il punto di svolta della loro carriera. Quattro i nomi che per il lancio del concept store hanno aderito alla creazione di prodotti esclusivi  Hedi [Slimane], Raf [Simons], Alber [Elbaz] e Azzedine [Alaïa]”.  Negli annali sono segnati l’approdo dell’ iconica collezione Céline di Phoebe Philo nel 2009, la prima collezione di Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton, nel 2014, così come le fresche visioni di Alessandro Michele per Gucci nel 2015. Solo alcune delle tappe che si aggiungono al salto che nel 2021 vede l’apertura su nuovi panorami.

“Diamo alle persone la libertà, ma con una certa quantità di regole”, ha affermato più volte Joffe. 

La supervisione in ogni punto vendita è maniacale. Rei si occupa di tutta l’immagine, delle aree comuni e dei marchi Comme, delegando a Adrian le altre responsabilità. “Se l’approccio avvenisse unicamente verso le cose che le piacciono, non avremmo niente. Rei ama le persone che lavorano sodo e che hanno qualcosa da dire. Questo è l’unico criterio di selezione”. Un department store che mette al centro del suo universo il ruolo del venditore e la sua filosofia formativa. La struttura aziendale è orizzontale, strategicamente illuminata e mira ad una crescita sostenibile.

“E questo lavoro lo trova divertente?” “Divertente non è proprio la parola giusta.” Risponde Joffe.  “È eccitante. È quello che faccio. C’è soddisfazione nel lavoro. Ci sono un sacco di problemi – con i designer e loro ego, le dinamiche con Rei. È un incubo, davvero, ma è ciò che ci spinge ad andare avanti. Non c’è progresso senza lotte. Se fosse facile, lo farebbero tutti. È anche pensare al futuro. Ci sarà un giorno in cui lei non ci sarà più. Dobbiamo pensarlo… Ma questo è un altro discorso”. 

Identità creative di giovani visionari: Moodart ha qualcosa da dirvi

C’è chi ama definirla la perla formativa, nell’ambito della visual communication, del Triveneto, c’è chi afferma che i suoi piani didattici non abbiano nulla da invidiare alle più blasonate realtà internazionali, fatto sta che i suoi neodiplomati hanno davvero qualcosa da dire.

E lo fanno con progetti visivi indipendenti di cui sono i fautori grazie alla spinta geniale generata dalla freschezza delle nozioni acquisite e dalla voglia di imprimere sui social il proprio portfolio.

“Studia, impara, sperimenta, viaggia e, infine, lavora”, questo è il motto che riassume la filosofia dell’Istituto di Alta Formazione che traghetta, sin dal 2011 con i suoi docenti altamente qualificati, centinaia di leve verso le professionalità del futuro.

Vivere il set di un fashion movie, grazie ad una troupe blasonata, e produrre a 360 gradi contenuti visivi, partendo dal concept alla pubblicazione, sono solo alcune delle esperienze affrontate durante il duro anno pandemico dalla classe di Advanced Fashion Styling.

Prova superata alla grande non trovate?


Laura Poletti
Alessia Bonaldi
Carolina Mattos
Gloria Buttazzoni
Maddalena Zanin
Matteo Magnani
Opoku Richmond Jnr



Director Federico Floridi

D.O.P. Paolo Simi

Course leader Advanced Fashion Styling Alessia Caliendo

Styling Advanced Fashion Styling @ Moodart

Grooming Giorgia Pambianchi

Model Lukas @ Indastria Model 

Music Space Hunter

Voice Giuliano Pirotello

Recording studio River Studio

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Location Leonardo Hotel Verona 

Beauty tools Foreo 

Thanks to Elk Bakery

Wardrobe

Alexander McQueen

Colmar

Homme Plissè Issey Miyake 

Lorenzo Seghezzi

Moncler Genius

Paul Smith 

Valentino

Backstage photographer Riccardo Ferrato

Backstage video Jessica Basello

Il futuro è la slow music e ce lo insegna Marianne Mirage

L’incontro visivo e il talk con Marianne Mirage è uno dei più attesi delle ultime giornate di caldo. Ci interessa scoprire come l’artista, nel corso degli ultimi anni, si sia evoluta fino a connettere la pratica dello yoga alla sperimentazione musicale. E a chiederle come Patti Smith, si proprio la Gran Madre della musica rock, l’abbia scelta per gli open act dei suoi concerti italiani.

Marianne ha un background fenomenale, una vita da giramondo con in tasca una laurea in Lettere e Filosofia e una borsa di studio, in qualità di attrice, al Centro Sperimentale di Cinematografia. Le sue classi yoga, che uniscono la musica alla pratica, sono sold out.

Misticismo e benessere, le rilassanti note di Marianne Mirage in esclusiva su Manintown.


Cappa Valentino, swimsuit Arrabal

Leggere la tua biografia è entusiasmante. Un padre pittore, una passione per il globe trotting, Sanremo con il brano firmato da Francesco Bianconi (Baustelle), soundtrack di pregio e una rosa di artisti che ti ha scelta per gli open act, tra cui spiccano Brunori, Patty Pravo e Tamino. L’occhio cade, però, su Patti Smith e l’interessante ingaggio avvenuto grazie a Youtube, è tutto vero?

INCREDIBILE EH? DREAM UNTIL IS YOUR REALITY. Quando vivi ogni giorno con tanta ricerca e voglia di scoperta non te ne rendi conto, infatti ancora oggi non guardo mai indietro. Ho anche imparato a non guardare troppo il futuro, senza fare tante previsioni. Mi godo il presente con tutte le cose che ha da offrire. Questo per me è la felicità. Tutti i ricordi restano ancorati nei miei comportamenti e nei modi di fare, diventando frutto di tutte le mie esperienze. Carver (scrittore americano) scriveva: “prendi tutto e mettilo a frutto”.



Possiamo affermare che tu sia stata un vero e proprio “miraggio” per tutta la fanbase che, dapprima ti seguiva come musicista, e ora ti segue anche per la pratica yoga. Infatti, durante il periodo di pandemia sei diventata un punto di riferimento per i tuoi follower, grazie alla condivisione della tecnica di meditazione personale accompagnata dal suono delle campane tibetane, della tua voce e della chitarra. Come è nata l’idea e che evoluzioni ha subito dopo tre lockdown?

La potenza dei gesti impulsivi è ingovernabile. Ricordo di aver preso una decisione netta. “Se a me lo yoga ha dato forza e mi ha insegnato a non avere più paura dovrà essere la mia missione farlo conosce alle persone che ne sentiranno la chiamata”. Pratico Yoga da 9 anni e il mio percorso è sempre stato una passione vissuta nel mio privato. I miei maestri Dharma Mittra a Nyc e Gaia Bergamaschi a Milano sono stati la fonte del mio sapere. Poi ho sentito di dover trasmettere quello che avevo imparato è così è nato Yoga Mirage che ora si espande sempre più con una community stupenda di persone sensibili e coraggiose, li conosco per nome e amo vedere i loro nuovi risultati durante le pratiche yoga. Yoga vuole dire unione, questo è il nostro mantra. Ci lega un forte filo d’oro prezioso. La musica oltre la pratica ci aiuta e creare un legame emotivo forte.



21 luglio 2021, la data segna la rinascita di Marianne Mirage grazie all’album “MIRAGE” che guida l’ascoltatore in un viaggio musicale ricco di sperimentazioni. L’album abbraccia davvero tante sonorità, grazie alla versatilità dell’artista, planando dal jazz all’atmosfera delle colonne sonore italiane degli ‘anni 60. La sua durata è di un’ora, proprio come la pratica yoga.

Quanto tempo ha richiesto e come si è sviluppata la sua realizzazione?

Bella domanda perché in realtà durante questo anno così strano, dedicato all’immersione dentro di noi, alla meditazione e alla consapevolezza delle nostre fragilità, è nata la necessità spontanea di creare una musica che ci accompagnasse in questi viaggi dilatati nel tempo. 

Ho conosciuto Marquis (giovanissimo produttore) che aveva la stessa idea. Abbiamo fatto i bagagli e siamo partiti per il Lido di Dante in Romagna (mia terra di origine) dove abbiamo preso uno studio al mare, per registrare il disco durante la pratica all’alba, immersi nella natura e nelle onde. Il disco è nato così, in simbiosi con la natura e gli strumenti musicali (moog, farfisa, vibrafono, arpa). Uno dei giorni di registrazione camminando ho incontrato un pavone per strada e da quel segno ho capito che stavamo facendo la cosa giusta. 


Total look Missoni, occhiali Isabel Marant

Marianne respira natura, vive in una casa giardino e la sua evoluzione è stata scelta anche da Nike che, per la sua audience worldwide, ti ha commissionato un video esclusivo che unisce la pratica yoga all’esperienza sonora. In programma, inoltre, una lunga tournée che ti vede interessata a portare le arti olistiche in tutto il mondo. Quali sono le tappe dell’immediato futuro?

La pratica che ho ideato per Nike è stata bellissima da realizzare perché il team era totalmente dentro l’esperienza. 

Ora, dopo i retreat in Grecia e Puglia ci sono stati i concerti e ci saranno appuntamenti di Yoga Mirage in tutta Italia per praticare insieme. Infine una bellissima sorpresa, il sito www.yogamirage.com, un luogo dove condividere pratiche di yoga, pensieri, musica ed emozioni, sempre nel mio mood molto Rock and Roll.



Ti abbiamo visto, in qualità di relatrice, sul palco del Tedx di Rieti. Il tema del monologo è stato “Respirare”, per chi non ha partecipato dal vivo come potresti riassumerlo? 

Nasciamo con un inspiro e moriamo con un espiro… lo sapevi?

Durante lo shooting l’esplosiva Marianne chiede di aggiungere un commento riguardante la giornata trascorsa insieme: “Questo nostro incontro è stato magico. Le fotografie non sono solo da guardare, sono da sentire. Ti devono far viaggiare, in un istante ti traghettano in un mondo. Questo secondo me è stato il nostro viaggio tra le dune di ghiaia. Ho amato tutto il team di lavoro che si è lasciato trasportare dal l’energia del disco e abbiamo messo in immagini quello che il disco racconta”.



Photographer Paolo Musa

Special content direction, production, interview and styling Alessia Caliendo

Make up Elena Bettanello @ Julian Watson Agency

Hair Gianluca Grechi

Location Cave Rivolta Inerti Rivolta srl

Beauty Faced

Special thanks l’Altro Tramezzino

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Backstage Photographer Riccardo Ferrato

Dall’agenda culturale di Settembre: non perdete Cortona on the move

Mancano solo poche settimane per visitare Cortona On The Move, la rassegna fotografica oramai decennale, che si snoda nel borgo collinare omonimo e fa approdare nel Belpaese la fotografia contemporanea internazionale.

“Siamo tutti protagonisti di questa edizione, l’essere umano torna al centro nella sua quotidianità, con le sue relazioni, gli affetti e la condivisione di esperienze, un omaggio all’ordinario e allo straordinario della nostra condizione umana” sono le parole di Arianna Rinaldo, direttrice artistica dell’edizione denominata, per l’appunto, We are Humans.

I Know How Furiously Your Heart is Beating è il titolo della mostra del super guest statunitense Alec Soth che, dopo una pausa dalla fotografia, torna a guardare il mondo dal suo obiettivo esplorando nell’interiorità dei soggetti ritratti scegliendo di scattare a colori e in grande formato. Il lavoro viene esposto per la prima volta a Cortona, nella Fortezza del Girifalco, insieme a quello di altri artisti, come la serie Leaving and Waving di Deanna Dikeman. Famiglia, invecchiamento e dolore insito nel dirsi addio sono le tematiche che toccano le corde emozionali dello spettatore. Per ventisette anni, dal 1991, Deanna ha scattato fotografie mentre salutava i suoi genitori, prima di rimettersi in viaggio, dopo essere andata a trovarli a Sioux City, Iowa senza mai dimenticarsene. L’epilogo del sequencing è straziante.



Nella stessa sede è esposta anche la call to action per l’italiano Paolo Pellegrin che, grazie  alla proposta di Cortona On The Move e Intesa Sanpaolo, Main Partner del festival, ha ideato un progetto fotografico dedicato agli effetti della pandemia sulla quotidianità umana minata dal distanziamento sociale. Contestualmente, il direttore artistico ha voluto creare un parallelismo, volto a generare ottimismo e speranza, con la mostra Come saremo – L’Italia che ricostruisce,una selezione di fotografie dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo che racconta la rinascita dell’Italia nel secondo dopoguerra.



Nello spazio espositivo presente nel pieno centro storico emergono i lavori dei giovani fotografi emergenti e quelli dei più noti.

Tra loro Alessandra Sanguinetti che con il lavoro An Everlasting Summer – The Adventures of Guille and Belinda tratta i temi dell’amicizia, delle relazioni e dello scorrere del tempo tutto al femminile di un progetto iniziato nel 1999 e tuttora all’attivo. Belinda e Guillermina sono diventate le protagoniste delle sue immagini a partire dall’estate di oltre venti anni fa quando la fotografa le ha conosciute nelle campagne di Buenos Aires.  



Voce al mondo queer, per far emergere il dialogo con se stessi, così come l’autonomia, l’inclusione e l’amore responsabile grazie al  lavoro di Gabo Caruso Cora’s Courage. Un documento che racconta l’esperienza della transizione sociale in giovanissima età.



Fiori all’occhiello per i reportage di attualità sono due lavori quello di Jonathan Torgovnik, che attraverso Disclosure – Rwandan Children Born of Rape torna a rappresentare la realtà ruandese per dar voce alle donne violentate come strumento di guerra incontrate dodici anni prima; e l’opera di



Tim Franco Unperson – Portraits of North Korean Defectors che sceglie la Corea del Nord peri suoi racconti di fuga e libertà dal paese natio. La fuga segue percorsi diversi e la strada verso la Corea del Sud è pericolosa. Arrivati a destinazione, spesso l’adattamento alla nuova società e a una nuova vita, è difficile. 

Padanistan di Tomaso Clavarino ci fa riapprodare all’Italia con il racconto di un territorio idealizzato ma che geograficamente, culturalmente e giuridicamente rimane un “non luogo” lungo la S11, che collega Torino a Venezia: la Padania.



In mostra a “Cortona on the Move”, e per la prima volta in Italia, anche 72 scatti Magnum Photography per celebrare il cinquantesimo anniversario di Medici Senza Frontiere. Il percorso racconta le principali crisi umanitarie dal 1971 a oggi: dai conflitti in Afghanistan e Libano degli anni ‘70 e ‘80 al genocidio in Ruanda, dal massacro di Srebrenica al terremoto ad Haiti fino alle attuali rotte migratorie in Messico, Grecia e nel mar Mediterraneo, sottolineando l’importanza della documentazione e dell’impegno mirati a guardare oltre ogni ostacolo grazie all’obiettivo.

Cortona On the Move

Fino al 3 Ottobre 2021

Cortona (Arezzo)

www.cortonaonthemove.com

All’inizio era la A, la A di Arles

Scatti a cura di Riccardo Ambrosio.

La prima lettera dell’alfabeto è scelta come nuovo simbolo grafico dell’immancabile poster feticcio che sarà presente nelle case e negli studi di generazioni di fotografi. Gli stessi che, nel corso degli anni, hanno visto la piccola cittadina provenzale diventare centro nevralgico della fotografia internazionale. 

Rencontres d’Arles identificano un festival la cui importanza va di pari passo con l’essere il trampolino di lancio nella fotografia e nella creatività contemporanee.

Piccole cappelle medievali, complessi industriali ottocenteschi ma anche il fascino decadente di un Monoprix anni Novanta e di un giardino pubblico alle pendici dell’iconico Anfiteatro romano, diventano luogo dove esibire opere inedite e rassegne cult.


“Should we invent a new rite of passage for this very peculiar time? Retouch this blank year in technicolor?” È quello che si chiede, nel pieno delle evoluzioni pandemiche, il nuovo direttore della manifestazione Christoph Wiesner. 

Nell’ordine di riempire i grandi vuoti creatisi con il distanziamento sociale e le limitazioni collettive, la fotografia continua a emettere segnali luminosi, aprendo spazi a nuovi metodi di resilienza.

Oltre 20 le mostre in programma, gli eventi collaterali e i relativi workshop collocati nella cittadina e nelle altre aree dell’intera regione, identificata come Grand Arles Express, tra cui il Mucem, il FRAC PACA, la Collection Lambert, e il Centre Photographique Marseille. 

Una fotografia priva di filtri, immediata nello sviluppo, fa della sua veridicità parte del racconto che vede Manintown individuare le mostre da non perdere in un one-day trip che coniuga la cultura visiva al sapore provenzale.



STÉPHAN GLADIEU 

République populaire démocratique de Corée

La Corea del Nord è sempre stata un enigma per l’artista perché infatuato dalla resilienza della nazione che è sopravvissuta al blocco comunista, agli embarghi internazionali e alle crisi economiche, climatiche o alimentari. Il suo approccio rivoluzionario nel ritrarre individualmente i funzionari nordcoreani ha creato sconcerto da parte di una cultura collettivista. La stessa che ha comunque accettato per un desiderio di apertura, ma anche perché l’idea di pose frontali e inquadrature rigorose era familiare e comprensibile. Il risultato è un percorso espositivo en plein air senza precedenti, il cui animo satirico e K-pop lo rende fiore all’occhiello della manifestazione.



THE NEW BLACK VANGUARD 

Photography between art and fashion 

L’unica mostra in calendario che decide di coniugare la fotografia autoriale con la moda.  I lavori, in questo caso, non sono inediti ma sono stati fruiti a livello massivo grazie a testate settoriali, mostre, campagne pubblicitarie e social media. Tutto ruota intorno al black power, dalla rappresentazione della quotidianità alle forme espressive che si coniugano nella costruzione dell’immagine.  Si va oltre i confini dell’omologazione e si utilizza il mezzo come una forma di attivismo visivo. Gli artisti, residenti e operativi in contesti molti diversi tra loro- New York e Johannesburg, Lagos e Londra – presentano nuove prospettive sulle tematiche inerenti la razza, la bellezza, il genere e il potere.



MASCULINITIES 

Liberation through photography 

Un’analisi sulla codificazione della mascolinità dagli anni ’60 ad oggi nel mondo della fotografia e del cinema. Il lavoro di oltre 50 artisti internazionali tra cui Laurie Anderson, Sunil Gupta, Rotimi Fani -Kayode, Isaac Julien e Catherine Opie, viene esposto sulla scia di #MeToo, puntando uno spot sulle diverse tipologie di mascolinità che permeano la società odierna. Complessa e contraddittoria, si affianca a temi come il potere, il patriarcato, l’identità queer, le politiche razziali, la femminilità, gli stereotipi ipermaschili e la famiglia. 



THE POWER OF ART IN TIMES OF ISOLATION 

L’umanità è messa a dura prova da uno scenario pandemico inimmaginabile. Ci riappropriamo dei nostri spazi e dei nostri corpi. Vediamo il trasformarsi delle relazioni sociali e il rivoluzionarsi dello scenario politico ed economico con conseguenze sul capitalismo globale. I modelli antropocentrici e l’eccezionalismo umano vengono ripensati assumendo significati e forme inedite all’interno di installazioni che catalizzano il visitatore grazie alla presenza di campi magnetici.



PIETER HUGO 

Being present 

Being Present offre un’ampia panoramica sulla fotografia ritrattistica di Pieter Hugo a partire dai primi anni 2000. La ricerca antropologica, che vede l’artista impegnato sugli outsider e sulle mille sfaccettature dell’umano, viene raccontata in un percorso progettuale che inizia con l’azione condivisa dello sguardo per poi amplificarsi, delineando l’opera, grazie alla connessione con ogni singolo soggetto.



CHARLOTTE PERRIAND 

How do we want to live? Politics of photomontage 

Nell’inusuale cornice di un grande magazzino dall’aria fatiscente non ci si aspetterebbe mai di trovare una monografica dedicata ad uno degli autori più interessanti del secolo scorso.

Al piano superiore del Monoprix si sviluppa il percorso dedicato a Charlotte Perriand, la fautrice dell’”arte di abitare” in relazione con la natura. Perriand usò la fotografia non solo come strumento di osservazione della realtà, ma anche per promuovere la sua concezione di un nuovo mondo. La mostra offre uno sguardo sui suoi metodi di lavoro e la sua incredibile collezione di fotografie – stampe d’epoca, negativi, ritagli di riviste e fotografie personali – esposte per la prima volta, con la riproduzione dei suoi monumentali fotomontaggi.

Riecheggiando le nostre attuali paure, negli anni ’30, la fotografa usò gli stessi per denunciare le malsane condizioni urbane e presentare la sua visione di come la vita possa essere resa migliore.  


https://www.rencontres-arles.com

Attesa rinascita: proiezioni Milano Moda Donna

Aspettando Milano Moda Donna, incontriamo i 21 volti più interessanti presenti in town.

La Design Week, i più importanti eventi fieristici settoriali e Milano Moda Donna ora più che mai, e dopo varie stagioni phygital, sono dietro l’angolo. Quante e quali limitazioni vi saranno non ci è dato saperlo ma ciò che è certo è il delinearsi dei profili di uno dei più imprevedibili Rinascimenti del ventunesimo secolo.

Mai come in questo frangente storico i due sostantivi sono connessi all’universo femminile. La quotidianità e le notizie che si rincorrono, in merito ad una concreta e tangibile rinascita, vedono la nostra mente proiettarsi verso la ripresa delle grandi manifestazioni che rendono l’Italia, e soprattutto Milano, centro nevralgico e punto d’approdo di buyer e stampa internazionale.

Milano e i suoi luoghi, diventano, quindi, la cornice per raccontare 21 volti femminili internazionali presenti in town in attesa di un risveglio visivo, reale e virtuale, che li vedrà protagonisti tra show, presentazioni e contenuti digitali. 

L’appuntamento è Settembre.


Camilla Colombo @ D’ management, Total look Calcaterra, Sandali dorati Giuseppe Zanotti, @_cmillac_


Giulia Ghezzi @ Next Model management, Completo e camicia Vescovo, Grembiule Borbonese, Scarpe in pelo Marni, @isgiumangi


Aino Vierimaa @ The Lab Models

Total look Alberta Ferretti

Sandali Giuseppe Zanotti

@ainomarianne

Eicha Sall @ Women management

Completo Annakiki

Infradito Melissa

@eichamodel

Elo Valner @ Urbn Models

T-shirt Punkish

Jeans Annakiki

Baseball cap Flapper

Sneakers stylist’s own

@elovalner

Laiza Bucalon @ Wave management

Total look Romeo Gigli

Stivali alti Sergio Rossi

Spilla Immago Jewels

Occhiali da sole Marc Jacobs

@laizabucalon

Kiana Bedeau @ Urbn Models

Total look Flapper

Scarpe Sergio Rossi

Spilla Immago jewels

Occhiali da sole Carrera

@iamnotkianabedeau



Daria Zhalina @ Wave management, Total look Stella McCartney, Flats Alberta Ferretti, Occhiali da sole MSGM Polaroid, @daria.zhalina


Dariia Daraganova @ The Lab Models, Total look Suoli, Ballerine Antonio Marras, Occhiali da sole Missoni, @daraganova



Giulia Mussano @ The Lab Models, Cardigan Flapper,  Gonna scozzese Antonio Marras, Stivali neri stylist’s own, @giuliamussano


Tava @ Fabbrica Milano, Total look Acidalatte, Anello Immago jewels, Mocassini Marni, @_itstava



Lea König @ D’ Management, Total look Moncler collection, Stivali Philosophy di Lorenzo Serafini, @leakonig_


Liusia Zakharova @ Brave Models, Completo Marsiko, Top Andrea Pompilio, Flat Alberta Ferretti, @luciencastings


Madeleine German @ ABC Models Milan, Total look Valentino, Mocassini Alberta Ferretti, @madeleinegerman



Margot Hubac @ The Lab Models

Total look Valentino

Flat Alberta Ferretti

@margothbc

Li Chen @ABC Models Milan

Completo Weili Zheng

Camicia Sleep No More

Sneakers stylist’s own

@chen_liz

Seblewongel Vietti @ Pop Models, Total look Issey Miyake, Sabot Giuseppe Zanotti, Occhiali da sole Karl Lagerfeld, @seble_vietti


Wennan Zhao @ D’ management, Total look Philosophy di Lorenzo Serafini, Stivali alti Sergio Rossi, @zhaowennan_


Special content direction, production and styling Alessia Caliendo

Photographer Dave Masotti

Video director Jessica Basello

Make up Eleonora Juglair e Maddalena Brando

Hair Florianna Cappucci @ Freelancer

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio e Laura Ronga

Photographer assistant Gianfranco Maria Lo Sterzo

Hair assistant Stella Terzi

Beauty by

Hairmed

Glowria

Special thanks to

NH Milano Touring

Leonardo Hotel City Center

Armonico sushi culture 

Thayna Soares, a day with Giorgio Armani

“Lavorare con Giorgio Armani è un onore che apre le porte dei sogni”, sono le parole di Thayna Soares, modella haute couture e influencer, che conduce con sé Manintown dietro le quinte della sfilata uomo SS 2022.

“Ho avuto l’opportunità di essere una delle poche modelle scelte da Mr Giorgio Armani per la sfilata che racconta l’uomo della prossima Primavera/Estate. L’energia del backstage e il team di produzione in fibrillazione, così come il pubblico presente, mi hanno riportata alle sfilate pre pandemiche.

Il ritorno ad una nuova normalità ha motivato la line up che ha dato il massimo per una sfilata memorabile.

Casting perfetto, hair e make up raffinati come sempre, forme morbide e colori caldi hanno reso l’atmosfera rilassata e ovattata.

E’ incredibile come Armani possa essere così innovativo attraverso i tagli e i contrasti che l’hanno reso unico e inimitabile nel corso degli anni.

Sono circondata da tanto affetto e per me è un onore portare Manintown dietro le quinte di una delle mie passerelle preferite di sempre”.

Scatti di Stefano Guindani e Marco Erba

Assistente Rinaldo Sgarella