Berlin Fashion Week: 5 brand eco-friendly da non lasciarsi sfuggire

Si è conclusa da pochi giorni la Berlinale dedicata alla moda firmata dalle nuove stelle del firmamento mitteleuropeo.
MIT approda “in town” e vi segnala i cinque sustainable brand che hanno lasciato il segno.

Platte Berlin

Più che un brand un concept all in one. Store, collettivo, studio e spazio espositivo che esplode a pochi passi da Alexander Platz.
Platte è un inno all’inclusività autentica e più audace che mai, nel rispetto dell’extravaganza berlinese libera da ogni convenzione.
La sua visione esplora tutte le subculture presenti nella capitale e si evolve con sensibilità nei confronti di ogni forma espressiva. Tutte le label indie sono Made in Platte, che promuove progetti interdisciplinari e contribuisce allo sviluppo delle idee creative nel segno della sostenibilità.
Prototipazione, ricerca e upcycling sono le principali proposte per il place to be da segnare nelle note e da seguire sui social.

Working Title 

Nate dall’estro di un architetto e di una fashion designer, Bjoern Kubeja e Antonia Goy,le silhouette minimali di Working Title si ispirano all’arte e all’architettura, privandosi di tutte le connotazioni temporali e stagionali.
L’intera filiera produttiva è sostenibile e si limita ad attivare i processi solo quando necessario, nonché a scegliere tessuti naturali e plastic free, come il cotone e la seta certificati. La realizzazione degli indumenti avviene in piccoli laboratori a conduzione familiare situati in tutto la Mitteleuropa più autentica e, in parte, anche nell’atelier berlinese, luogo d’incontro delle socialite che non si lasciano sfuggire la possibilità di indossare creazioni uniche nel loro genere.

Hund Hund 

Compagni nella vita e nel lavoro, Isabel Kücke e Rohan Hoole fondano Hund Hund nel 2016. I loro mondi, quello della progettazione nell’ambito moda e quello della cultura visiva, si uniscono per dare il via ad un prodotto dalle mille sfaccettature.
Berlino è stata la città scelta per porre le radici del brand e il zine omonimo svela tutto l’environment e il network che lo circonda. La produzione è a misura d’uomo, anzi di donna, visto che in azienda esiste una maggioranza di quote rosa. 
L’amore per i tessuti, e per il bello e il ben fatto, ha condotto i fautori a cercare forti sinergie con tutti i fornitori di dead-stock provenienti dalle più importanti case di moda italiane, per dar vita a un processo di recupero dell’heritage.

Natascha von Hirschhausen

Zero waste e zero km da oggi è possibile grazie al progetto visionario di Natascha von Hirschhausen, una vera e propria pioniera della moda sostenibile. Ribellandosi agli standard del fashion, definisce quelle che sono le fondamenta della moda del futuro: intramontabilità, minimalismo e ottimizzazione della materia.
Lo studio sulla tecnica l’ha condotta a ideare campionature dove non vi è alcuno spreco durante la fase di taglio. Gli stessi componenti dei capi sono organici, plastic free e monitorati lungo tutta la filiera per mantenere standard ecologici altissimi. La produzione, infine, avviene unicamente a livello local da abili mani artigiane.  E, non ultimo, il concetto di taglia viene eliminato per rendere le creazioni adatte ad ogni tipo di fisicità e distanti da qualsiasi produzione massiva.
La costanza e lo studio di Natascha non potevano che essere premiati con il Federal Award for Ecodesign dal Ministero federale dell’ambiente (BMU) e dall’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA) in collaborazione con l’International Design Center Berlin (IDZ). 

Sofia Ilmonen 

Sofia Ilmonen è la designer indipendente che ha convinto, con le sue creazioni femminili e modulabili, la giuria della 36esima edizione del Festival de Mode de Hyères vincendo il prestigioso premio per la sostenibilità Mercedes-Benz.
I cartamodelli dei suoi capi nascono da moduli squadrati che prendono vita e si assemblano grazie ad un meccanismo di bottoni e anelli, offrendo infinite possibilità di trasformare e modificare le silhouette in un momento ludico.
Laureatasi al London College of Fashion, vanta nel fresco background anche un’esperienza nell’ambitissimo reparto sartoria di Alexander McQueen.
Il suo studio pone le radici a Helsinki e la Berlin Fashion Week la accoglie come guest insignita del premio indetto dalla casa automobilistica.

Il disco-tempio di ANIYE RECORDS

Studio 54. In molti si sono ispirati allo storico locale newyorkese ma pochi sono riusciti a realizzare una collezione esplosiva come quella presentata da ANIYE RECORDS durante la settimana della moda milanese. Outfit iconici e a prova di stylist per vivere “on stage” ogni occasione.




Vinile, paillettes, borchie appuntite e tacchi al cardiopalma. Svolazzanti abiti ondeggiano senza remore sulla passerella, abbinati a calze smagliate e applauditi dai volti della musica contemporanea.


ANIYE RECORDS, momento del backstage


Pelle rigorosamente faux ed eco pellicce macro sono le scelte stilistiche delle rockstar ANIYE RECORDS, che non rinunciano a mostrarsi disinibite dinanzi agli obiettivi, magari schermandosi con occhiali da sole di ispirazione punk.
È il nuovo raw-romantic, che mira a valorizzare solo le personalità più autentiche diffidando delle altre.


ANIYE RECORDS, primo piano modella

ANIYE RECORDS, abito corto

Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica 246 “Your Mark” Monochrome with the 35mm Summicron ASPH II ‘Summicron-M

Affascinanti racconti di paraventi di HUI

Una soleggiata domenica accoglie la storia del costume cinese tradotta in chiave moda presso il Museo della Scienza e della Tecnologia. Hui Zhou Zhao, la designer dell’omonimo marchio, torna in passerella raccontando l’iconografia dei paraventi del Celeste Impero.
Un archivio di stampe viene timbrato su un guardaroba contemporaneo in omaggio alla storia di una donna, quella dell’ imperatrice Cixi, che governava al posto del figlio minorenne, nascosta dai paraventi della sala imperiale.



L’Oriente incontra l’Occidente negli stili ma anche nei tessuti. Tutto viene contaminato e reso fruibile ad una generazione particolarmente attenta a ciò che la circonda. La pelliccia è eco, i tessuti ricercati, come il fil coupé, l’oro fil à fil e il velluto liquido, dialogano con i ricami realizzati a mano nel Grande Paese.




Non solo kimono ma anche cheongsan (lo storico costume femminile noto anche come qipao) trasformato in chiave moderna in blusa e minidress arricchiti da alamari gioiello. La loro particolarità? Sono realizzati tutti a mano in filigrana d’oro, così come insegna la tradizionale cultura orafa cinese. 






Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

Natura Moderna e guerriere metropolitane: Maryling

L’ingente necessità di riappropriarsi degli spazi, soprattutto se naturalmente immersivi, fanno della donna Maryling Autunno/Inverno 22/23 una musa sensibile e consapevole.


Backstage maryling fw 2022-23

Il design e la tecnologia coadiuvano la sua esplorazione alla ricerca del bello e sostenibile mentre le reference provenienti dall’arte in tutte le sue forme, come le installazioni specchiate di Philipp K.Smith o le opere ambientali di Dani Karavan, ne sublimano il percorso immersivo.




L’icona Maryling ha lo spirito delle ambientaliste come Erin Brockovich, la cui ispirazione viene calcata da una tavolozza di colori intensi e di stampe macro.
Nei look da giorno e da sera spiccano le silhouette di arbusti in versione over che si alternano ai pattern handmade della tappezzeria floreale mentre ruggine, senape, verde falena e marrone rossiccio sono spezzati dal blu elettrico e dal magenta in fusione con la lana, il cachemire e il mohair. 



La sofisticata paladina, nel rispetto del DNA della Maison, non rinuncia alle gonne plissettate in seta stampata e alle sensuali camicette technicolor; pronta alla prossima battaglia quotidiana per tracciare il suo futuro e quello di chi la circonda.



Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

L’ensemble in pellicola di Carla Carini

Torniamo indietro alle calde mattine estive dove la tv pubblica trasmetteva i grandi classici del cinema italiano. Catodici e catalizzanti gli sguardi delle muse cinematografiche e i loro iconici outfit. Il moodboard ispirazionale della donna Carla Carini, firmata da Rocco Adriano Galluccio, parla proprio di loro: Sofia, Monica, Mariangela, Claudia e Brigitte.




Siedono tutte sulle poltrone del Teatro Gerolamo, indossando abiti dalle silhouette iper-femminili o suit androgini in puro stile anni Settanta.
Romantiche e super glamour le dive della Maison, fondata a Mantova negli anni Sessanta, non rinunciano agli abiti da cocktail che spaziano dai grintosi monospalla ai tubini in pizzo, alle opulente scelte per la sera che diventano lunghe e si ricoprono di micro-paillettes scintillanti.



Le cromie scelte rientrano nel DNA della casa di moda, celebre per il suo connubio identificante tra heritage e contemporaneità, spaziando dai toni delicati dell’azzurro cielo, del rosa antico e del verde oliva, passando per le note accese del turchese e del rosso, fino ai colori saturi del bianco e nero.
E nel pieno tema della rielaborazione dei codici estetici voluta da Galluccio, per la prima volta Carla Carini introduce il suo monogramma, rafforzando un immaginario al confine tra modernità e memoria, sogno e consapevolezza, glamour e discrezione. 





Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

ANNAKIKI ai confini del postumano

Chissà cosa ne pensa la filosofa Donna Haraway riguardo la duplicazione o l’alterazione della propria identità nel Metaverso, specchio di un realtà non aumentata dove si abbatte, ottimisticamente parlando,  qualsiasi barriera di genere. Eppure proprio lei, nel 1985, è stata in grado di generare una riflessione antesignana in quello che possiamo definire un baluardo nella cancellazione dei confini connessi al corpo e all’identità. The Cyborg Manifesto: Science, Technology, and SocialistFeminism in the Late Twentieth Century è la sua personale riflessione sul mondo dei “cyborg” che vengono presentati come una «creatura del mondo post-genere».




Tale documentazione, così come il film di fantascienza Alita: Battle Angel, ci proiettano nella dimensione progettuale della designer Anna Yang, direttrice creativa di ANNAKIKI che, nell’Autunno/Inverno 2022, valorizza la simbiosi uomo-macchina e il suo significato più profondo, vale a dire quello migliorativo ed evolutivo, grazie all’intelligenza artificiale.

Il futuro prossimo e la consapevolezza del presente coesistono pacificamente ma quando il corpo subisce tali alterazioni, gli esseri umani possono ancora essere chiamati “umani”?




Ed è qui che entra in gioco l’utilizzo di un’evanescente prostetica tridimensionale grazie alla quale cappotti, mantelle e abiti sportivi dalla silhouette allungata vogliono rappresentare una versione migliorata del corpo umano, che si fonde istintivamente con la robotica collaborativa.
La materia è strettamente connessa al DNA del brand : ecopelle, eco-fur e tessuti tecnici per  silhouette dal taglio matrixiano.




Le creature cibernetiche del metauniverso ANNAKIKI, che vestono una collezione già ampiamente convertita in NFT ricca di richiami al postumanesimo, sono pienamente consapevoli della sfera spaziale in cui si muovono ed è per questo che la designer sceglie di valorizzarla con un’installazione robotica cyber-fisica, realizzata dall’artista americana Behnaz Farahi in collaborazione con Universal Robots Italia, atta a completare il setting dello show.





Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH
Leica 246 “Your Mark” Monochrome with the 35mm Summicron ASPH II ‘Summicron-M’

Il cinismo in chiave pop dei Santi Francesi

I Santi Francesi (ma in passato erano i The Jab) sono i piemontesi Alessandro De Santis (voce e chitarra) e Mario Francese (tastiere, synthesizer e producer). Vincitori presso alcuni contest e con un’esperienza televisiva alle spalle, hanno raggiunto il successo con un album totalmente indie che ha superato i due milioni di streaming su Spotify. Brillantemente riflessiva la visione che emerge nel nostro incontro a pochi giorni dall’alba del 2022.


Trench e t-shirt Esemplare, bowling shirt Grifoni, salopette Napapijri e sneakers Levi’s
Trench e t-shirt Esemplare, bowling shirt Grifoni, salopette Napapijri e sneakers Levi’s

Amate definire la vostra musica una visione filtrata sul mondo e identificarvi come baluardo dei giovani favolosi alle prese con un’intimità cupa e decadente. Insomma due ragazzi che sopravvivono quotidianamente, come tanti dei propri coetanei, nell’era della digitalizzazione massiva. Come traslate musicalmente questo status? 

Non abbiamo necessità di impegnarci particolarmente, in fondo raccontiamo le nostre emozioni quotidiane. Passiamo da mood profondamente malinconici a quelli estremamente felici e giocosi. Il contrasto è da sempre interessante ed è importante che ci sia un animo dark anche indossando la più bella delle corazze.



Le basi della vostra carriera hanno preso il via in chiave rock con la vittoria al Liga Rock Park Contest e la conseguente apertura del concerto di Luciano Ligabue al parco di Monza nel settembre 2016. Cosa raccomandereste ai Santi, pardon ai The Jab, di qualche anno fa?

Si tratta di una risposta veramente difficile. Magari rendere meno impattanti e più brevi le esperienze negative. Ci siamo sempre fidati di noi stessi e della nostra musica e senza dilungarci troppo ci direi “non perdete mai tempo!” . In fondo è quello che facciamo sempre.

Uno dei vostri brani, Birkenau è stato scelto per il docufilm La vera storia di Lidia Maksymowicz andato in onda su Rai Storia. Se poteste scegliere di musicare un altro prodotto visivo per quale tipologia optereste?

Siamo sempre stati affascinati dal mondo della pubblicità e ci siamo ritrovati a produrre brani anche in questa direzione. Inoltre, amiamo i magnifici immaginari del cinema. Mario, tra l’altro, è proprio un ingegnere cinematografico laureatosi a Torino.

Tutti Manifesti, un album che senza un’etichetta né promozione, ha superato i due milioni di streaming su Spotify e vi ha spianato la strada per lavorare al brano Giovani Favolosi, supportati dal musicista e produttore Dade (Salmo, Marracash, Margherita Vicario). C’è chi lo interpreta come uno uno sfrontato pezzo electro-pop, ma per voi è davvero così?

Ci risulta difficile proiettarci in un genere musicale. Grazie a Dade abbiamo ottenuto una spinta incredibile per produrre il brano mentre l’album è interamente frutto della nostra matrice indipendente e ne siamo fieri.


Completo Blue of a kind e bucket hat Jail Jam

Santi e vincitori, reduci dal trionfo presso il Festival musicale Musicultura, lasciando da parte il cinismo, dove proiettate la vostra mente e il vostro caleidoscopico talento?

I nostri pensieri sono solo onde positive per la risoluzione di questo difficile momento storico. Siamo in piena produttività musicale e presto uscirà molto materiale. Vorremmo tanto suonare nei teatri perché ne siamo profondamente affascinati. Amiamo l’intimità generata dal contatto ovattato con il pubblico.

Crediti 

Photographer Jacopo Noera

Production, interview and styling Alessia Caliendo

Grooming Eleonora Juglair using Bullfrog

Alessia Caliendo assistants Andrea Seghesio & Laura Ronga

Location Cascina Nascosta

Special thanks to Bullfrog

In apertura, a sinistra k-way Napapijri e  t-shirt Out/Fit Italy. A destra trench e t-shirt Esemplare, bowling shirt Grifoni

Future visioni: Pitti Immagine volge lo sguardo alla nuova generazione di creativi mettendo in relazione formazione e creatività

A pochi giorni dalla sua conclusione, Pitti Immagine si riconferma una vetrina di visibilità per gli studenti e un canale diretto per entrare in contatto con le realtà del sistema moda. 

La passione di chi aspira a fare della creatività il proprio mestiere ha avuto modo di emergere grazie alle innovative installazioni e alle iniziative in formula ibrida che hanno costellato la manifestazione.

La ripresa della moda passa da Pitti ed è così che il Polimoda apre le danze con un incontro, tenutosi presso la sede di Manifattura Tabacchi, dove PwC Italia e Fondazione Edison hanno analizzato le prospettive della ripresa economica italiana post-pandemia, focalizzandosi sul settore abbigliamento – moda e sulla forza della manifattura e dell’export dell’Italia.



Simultaneamente gli studenti dei corsi di Undergraduate in Fashion Art Direction, Undergraduate in Fashion Styling e Master in Fashion Trend Forecasting, sono stati i fautori presso la Fortezza da Basso, sede principale dell’evento, della visual experience realizzata per il designer, ex alunno, Domenico Orefice. Il neo laureato ha portato in scena gli elementi dell’abbigliamento tecnico ispirato agli sport in dialogo con l’eccellenza dell’alta sartoria campana, terra dove affonda le sue radici. 

I talenti di Polimoda

I Polimoda talents non smettono mai di stupire ed è sempre in calendario che abbiamo visto emergere l’estro di un’altra neo diplomata: Ilaria Bellomo. La Bellomo ha collaborato con l’artista siciliano Sasha Vinci installando i propri capi all’interno dell’opera INNER JARDIN NOIR, un giardino nero immerso in tempi e luoghi indefiniti dove gli abiti hanno preso vita e si sono raccontati. Sostenibili, perché alcuni di essi sono realizzati in tessuti naturali, e upcycled, grazie all’intersecarsi della materia con elementi di recupero vintage come abiti e ricami vittoriani. Un insieme di piccoli capolavori artigianali realizzati in Italia da sarti esperti con tecniche produttive che rispettano il tessuto e il nostro pianeta. 



Tutti i racconti esperienziali sono stati vissuti anche digitalmente grazie ai canali ufficiali social dell’Istituto (Instagram e TikTok) .

Istituto Modartech e il Collection Project

Sempre virtualmente ritroviamo la partecipazione di altri poli della formazione toscana. È  il caso dell’ Istituto Modartech, scuola di alta formazione di Pontedera che, grazie al progetto Collection Project, ha lanciato un e-shop sulla piattaforma dell’accademia per presentare la capsule collection ideata e prodotta  dai laureandi. 



Giovani che supportano i giovani, infatti il ricavato delle vendite alimenterà nuove borse di studio per accedere ai corsi di laurea triennale in Fashion Design e Communication Design.

Tutta digitale la preview del concept e di quella che sarà l’experience online, presentati in anteprima e realizzati a livello corale nel primo semestre del 2022, con focus sulla reinterpretazione del logo e dello spirito dell’Accademia. Pezzi unici, caratterizzati da alta artigianalità, qualità dei materiali, lavorazioni distintive e filiere a km zero tracciabili, che contraddistingueranno la produzione del distretto toscano del Made in Italy. 

Istituto Marangoni a Pitti Immagine

E per chiudere la presenza delle scuole al Pitti Immagine non poteva mancare l’Istituto Marangoni Firenze che ha dato vita, presso la Fortezza da Basso, ad un talk focalizzatosi sul tema della manifestazione: Reflections. Partendo dall’utilizzo dell’oggetto-specchio nel mondo della creatività, il dibattito ha indagato la relazione tra l’occhio e lo sguardo, tra il vedere e il comprendere, tra l’esteriorità e l’interiorità, ego e vanità, affrontando anche le tematiche del digital alter ego e del metaverso. 

Al tavolo tre protagonisti del panorama artistico internazionale che hanno scelto Istituto Marangoni Firenze per intraprendere un esclusivo percorso di Mentorship a fianco degli studenti per l’anno accademico 2021/2022: Paul Andrew, che ha fatto il suo ritorno a Firenze dopo essere stato alle redini di Salvatore Ferragamo come Creative Director; Sarah Coleman, artista newyorkese la cui chiave del lavoro è l’upcycling di accessori di lusso e Andy Picci, l’artista dietro la visual art più onirica di Instagram. 

In copertina l’installazione di Ilaria Bellomo, studentessa di Polimoda.

Reinventarsi è arte: lo spazio vendita polifunzionale Dover Street Market

Agli albori del department store, il CEO di Dover Street Market, Adrian Joffe, e marito di Rei Kawakubo, mente geniale di Comme De Garçons, si interrogava:  ‘Dover Street Market può lasciare Dover Street?’. La risposta fu sì e, a distanza di anni, è presente a Londra, New York, Tokyo, Singapore, Los Angeles, Pechino e nella capitale francese.

Dove, rientrando nel piano di rinnovamento della città dettato dal governo francese, ha deciso di sperimentare un nuovo format con ‘3537’, piattaforma polifunzionale il cui nome deriva dall’indirizzo dell’headquarter in città presso l’Hôtel de Coulanges al civico 35-37 di Rue des Francs Bourgeois. Il progetto include attività di intrattenimento che si fondono con shopping experience mirando ad ospitare concerti musicali, mostre, balletti e proiezioni cinematografiche.

Il pensiero radicale fa da sempre parte del modus operandi del duo. 

Basti pensare di come, nel 1999, scelse di aprire uno store nella zona Chelsea di New York, quando solo poche gallerie erano alle prese con la colonizzazione dell’area. 



Rei Kawakubo ha fondato Comme des Garçons nel 1969 e la sua prima sfilata parigina, nel 1981, ha rotto tutti i canoni dell’estetica contemporanea in un tourbillon di chaos e creation. Sudafricano di nascita, Adrian Joffe, è parte dell’evoluzione del brand. Mentre era alle prese con la ricerca di una nuova location per il monomarca Comme des Garçons, Joffe si è imbattuto in Dover Street, in quella che una volta ospitava la sede dell’Istituto di Arte Contemporanea. L’idea iniziale era quella di acquisire solo il piano terra ma “perché non prendere l’intero edificio e ospitare una grande community di creativi?”. Proprio come Kensington Market il luogo del cuore londinese della Kawakubo, nel quale ebbe modo di imbattersi per la prima volta negli anni ’60. Un bazaar di contaminazioni inedite che ha alimentato la cultura underground londinese nei decenni antecedenti. Nominato “The Best Shop in the World”, DSM è stato il punto di svolta della loro carriera. Quattro i nomi che per il lancio del concept store hanno aderito alla creazione di prodotti esclusivi  Hedi [Slimane], Raf [Simons], Alber [Elbaz] e Azzedine [Alaïa]”.  Negli annali sono segnati l’approdo dell’ iconica collezione Céline di Phoebe Philo nel 2009, la prima collezione di Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton, nel 2014, così come le fresche visioni di Alessandro Michele per Gucci nel 2015. Solo alcune delle tappe che si aggiungono al salto che nel 2021 vede l’apertura su nuovi panorami.

“Diamo alle persone la libertà, ma con una certa quantità di regole”, ha affermato più volte Joffe. 

La supervisione in ogni punto vendita è maniacale. Rei si occupa di tutta l’immagine, delle aree comuni e dei marchi Comme, delegando a Adrian le altre responsabilità. “Se l’approccio avvenisse unicamente verso le cose che le piacciono, non avremmo niente. Rei ama le persone che lavorano sodo e che hanno qualcosa da dire. Questo è l’unico criterio di selezione”. Un department store che mette al centro del suo universo il ruolo del venditore e la sua filosofia formativa. La struttura aziendale è orizzontale, strategicamente illuminata e mira ad una crescita sostenibile.

“E questo lavoro lo trova divertente?” “Divertente non è proprio la parola giusta.” Risponde Joffe.  “È eccitante. È quello che faccio. C’è soddisfazione nel lavoro. Ci sono un sacco di problemi – con i designer e loro ego, le dinamiche con Rei. È un incubo, davvero, ma è ciò che ci spinge ad andare avanti. Non c’è progresso senza lotte. Se fosse facile, lo farebbero tutti. È anche pensare al futuro. Ci sarà un giorno in cui lei non ci sarà più. Dobbiamo pensarlo… Ma questo è un altro discorso”. 

Identità creative di giovani visionari: Moodart ha qualcosa da dirvi

C’è chi ama definirla la perla formativa, nell’ambito della visual communication, del Triveneto, c’è chi afferma che i suoi piani didattici non abbiano nulla da invidiare alle più blasonate realtà internazionali, fatto sta che i suoi neodiplomati hanno davvero qualcosa da dire.

E lo fanno con progetti visivi indipendenti di cui sono i fautori grazie alla spinta geniale generata dalla freschezza delle nozioni acquisite e dalla voglia di imprimere sui social il proprio portfolio.

“Studia, impara, sperimenta, viaggia e, infine, lavora”, questo è il motto che riassume la filosofia dell’Istituto di Alta Formazione che traghetta, sin dal 2011 con i suoi docenti altamente qualificati, centinaia di leve verso le professionalità del futuro.

Vivere il set di un fashion movie, grazie ad una troupe blasonata, e produrre a 360 gradi contenuti visivi, partendo dal concept alla pubblicazione, sono solo alcune delle esperienze affrontate durante il duro anno pandemico dalla classe di Advanced Fashion Styling.

Prova superata alla grande non trovate?


Laura Poletti
Alessia Bonaldi
Carolina Mattos
Gloria Buttazzoni
Maddalena Zanin
Matteo Magnani
Opoku Richmond Jnr



Director Federico Floridi

D.O.P. Paolo Simi

Course leader Advanced Fashion Styling Alessia Caliendo

Styling Advanced Fashion Styling @ Moodart

Grooming Giorgia Pambianchi

Model Lukas @ Indastria Model 

Music Space Hunter

Voice Giuliano Pirotello

Recording studio River Studio

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Location Leonardo Hotel Verona 

Beauty tools Foreo 

Thanks to Elk Bakery

Wardrobe

Alexander McQueen

Colmar

Homme Plissè Issey Miyake 

Lorenzo Seghezzi

Moncler Genius

Paul Smith 

Valentino

Backstage photographer Riccardo Ferrato

Backstage video Jessica Basello

Dall’agenda culturale di Settembre: non perdete Cortona on the move

Mancano solo poche settimane per visitare Cortona On The Move, la rassegna fotografica oramai decennale, che si snoda nel borgo collinare omonimo e fa approdare nel Belpaese la fotografia contemporanea internazionale.

“Siamo tutti protagonisti di questa edizione, l’essere umano torna al centro nella sua quotidianità, con le sue relazioni, gli affetti e la condivisione di esperienze, un omaggio all’ordinario e allo straordinario della nostra condizione umana” sono le parole di Arianna Rinaldo, direttrice artistica dell’edizione denominata, per l’appunto, We are Humans.

I Know How Furiously Your Heart is Beating è il titolo della mostra del super guest statunitense Alec Soth che, dopo una pausa dalla fotografia, torna a guardare il mondo dal suo obiettivo esplorando nell’interiorità dei soggetti ritratti scegliendo di scattare a colori e in grande formato. Il lavoro viene esposto per la prima volta a Cortona, nella Fortezza del Girifalco, insieme a quello di altri artisti, come la serie Leaving and Waving di Deanna Dikeman. Famiglia, invecchiamento e dolore insito nel dirsi addio sono le tematiche che toccano le corde emozionali dello spettatore. Per ventisette anni, dal 1991, Deanna ha scattato fotografie mentre salutava i suoi genitori, prima di rimettersi in viaggio, dopo essere andata a trovarli a Sioux City, Iowa senza mai dimenticarsene. L’epilogo del sequencing è straziante.



Nella stessa sede è esposta anche la call to action per l’italiano Paolo Pellegrin che, grazie  alla proposta di Cortona On The Move e Intesa Sanpaolo, Main Partner del festival, ha ideato un progetto fotografico dedicato agli effetti della pandemia sulla quotidianità umana minata dal distanziamento sociale. Contestualmente, il direttore artistico ha voluto creare un parallelismo, volto a generare ottimismo e speranza, con la mostra Come saremo – L’Italia che ricostruisce,una selezione di fotografie dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo che racconta la rinascita dell’Italia nel secondo dopoguerra.



Nello spazio espositivo presente nel pieno centro storico emergono i lavori dei giovani fotografi emergenti e quelli dei più noti.

Tra loro Alessandra Sanguinetti che con il lavoro An Everlasting Summer – The Adventures of Guille and Belinda tratta i temi dell’amicizia, delle relazioni e dello scorrere del tempo tutto al femminile di un progetto iniziato nel 1999 e tuttora all’attivo. Belinda e Guillermina sono diventate le protagoniste delle sue immagini a partire dall’estate di oltre venti anni fa quando la fotografa le ha conosciute nelle campagne di Buenos Aires.  



Voce al mondo queer, per far emergere il dialogo con se stessi, così come l’autonomia, l’inclusione e l’amore responsabile grazie al  lavoro di Gabo Caruso Cora’s Courage. Un documento che racconta l’esperienza della transizione sociale in giovanissima età.



Fiori all’occhiello per i reportage di attualità sono due lavori quello di Jonathan Torgovnik, che attraverso Disclosure – Rwandan Children Born of Rape torna a rappresentare la realtà ruandese per dar voce alle donne violentate come strumento di guerra incontrate dodici anni prima; e l’opera di



Tim Franco Unperson – Portraits of North Korean Defectors che sceglie la Corea del Nord peri suoi racconti di fuga e libertà dal paese natio. La fuga segue percorsi diversi e la strada verso la Corea del Sud è pericolosa. Arrivati a destinazione, spesso l’adattamento alla nuova società e a una nuova vita, è difficile. 

Padanistan di Tomaso Clavarino ci fa riapprodare all’Italia con il racconto di un territorio idealizzato ma che geograficamente, culturalmente e giuridicamente rimane un “non luogo” lungo la S11, che collega Torino a Venezia: la Padania.



In mostra a “Cortona on the Move”, e per la prima volta in Italia, anche 72 scatti Magnum Photography per celebrare il cinquantesimo anniversario di Medici Senza Frontiere. Il percorso racconta le principali crisi umanitarie dal 1971 a oggi: dai conflitti in Afghanistan e Libano degli anni ‘70 e ‘80 al genocidio in Ruanda, dal massacro di Srebrenica al terremoto ad Haiti fino alle attuali rotte migratorie in Messico, Grecia e nel mar Mediterraneo, sottolineando l’importanza della documentazione e dell’impegno mirati a guardare oltre ogni ostacolo grazie all’obiettivo.

Cortona On the Move

Fino al 3 Ottobre 2021

Cortona (Arezzo)

www.cortonaonthemove.com

Attivismo in musica : David Blank

Ci sono artisti che restano nel cuore soprattutto per il loro impegno nell’ambito della collettività e per la sensibilità nell’abbracciare tematiche politiche e sociali. Il sorriso contagioso di David Blank pervade quasi quanto la profondità della sua voce che libera profonde riflessioni riguardanti la comunità afroitaliana e LGBTQI.

Artista di punta del roster FLUIDOSTUDIO, con un background londinese, e icona di stile grazie alle collab con importanti brand come Tommy Hilfiger, Gucci e Calvin Klein, decide di svelarsi a Manintown in un contenuto esclusivo a poche settimane dall’uscita del suo ultimo video.

David Blank giunge negli Airpods urlando “io sono qui”.  Il diritto di reclamare il proprio posto nel mondo è il fulcro del tuo impegno per la collettività. Un artista che sin dagli esordi è emerso per il suo forte attivismo in difesa delle comunità alle quali si presta come baluardo. Quanto tempo dedichi a questo impegno e quali sono i mezzi, oltre alla produzione musicale, che utilizzi per promulgare i messaggi e sensibilizzare il prossimo?

Sono molto impulsivo quindi se vedo una cosa che non mi piace o delle ingiustizie o temi che mi stanno a cuore, non riesco a star zitto. Uso maggiormente i social, Instagram e Twitter.


Il brano manifesto, nato per una campagna pubblicitaria di David Blank x Calvin Klein e prodotto per l’etichetta indipendente FLUIDOSTUDIO, esplode nel videoclip in cui mostri la potenza della tua fisicità e le abili doti, non solo canore, ma anche come dancer. Quanto tempo ha richiesto l’elaborazione di un testo così emblematico?

Sono una persona che scrive di getto, quando sono ispirato, ma con “I Am Here” è stato veramente un processo perché stavo parlando con me stesso in quel momento, quindi dovevo trovare le parole giuste per tirarmi fuori dal sentimento di stallo e insicurezza di cui parlavo nel mio primo singolo “Standing In Line”. Ci ho messo un paio di giorni ma alla fine il messaggio è chiaro e spero che come aiuti me, in momenti in cui penso di non farcela, lo faccia anche per chi l’ascolta.

L’incontro con la musica avviene nella più tenera età, grazie ad un padre predicatore e a una forte spiritualità congenita che ti conduce a cantare nel coro della chiesa, i Cherubim and Seraphim (Love Divine). Quanto è importante la dimensione spirituale per un artista che mette al primo posto le tematiche più delicate?

Per me la musica è sempre stata connessa alle emozioni ed alla spiritualità. Da quando in chiesa mi hanno insegnato ad usare la mia voce con intenzione, dovunque io mi trovi, che sia su un palco o in strada, quando canto, scrivo e parlo l’intenzione c’è sempre. La spiritualità mi ha insegnato ad esorcizzare i miei sentimenti attraverso la voce, per questa ragione canto e parlo spesso di temi delicati.

Il tuo empowering chorus per la prima volta si approccia a sonorità estremamente pop che creano un connubio perfetto con la tua voce soul e intimista. Come è nata la voglia di veicolare il messaggio in una maniera leggermente diversa dal solito? 

Ho pensato ad un sound che volesse fare alzare dal letto, svegliare e motivare l’ascoltatore. Tendo sempre a far musica più chill ma in questo caso avevo bisogno di fare un pezzo dove poter urlare “io sono qui, io conto e sono importante”.



Ci hai abituati a testi profondi e a titoli importanti; raccontaci del tuo nuovo EP, in uscita il 29 aprile 2021 per FLUIDOSTUDIO, dal nome evocativo “EXHALE”.

Il nuovo EP è un piccolo viaggio tra le mie varie personalità, il mio biglietto da visita, in cui ho cercato di far risaltare le diverse influenze musicali che mi hanno segnato. Per quanto riguarda i testi ho deciso di sperimentare, ci sono testi astratti, da interpretare, ed alcuni con concetti più espliciti. È il mio respiro profondo ed il passo verso il mio prossimo capitolo.

Lo scorso Natale ci hai stupito con la presenza nella colonna sonora dell’ultimo film Disney/Pixar “SOUL”, come hai deciso di celebrare la musica nel futuro prossimo e quali sono i momenti di confronto che vorresti auspicarti?

Fare parte della colonna di un film Disney è un sogno che si avvera ed ancora non mi sembra vero. Per il futuro vorrei fare tanta musica, più collaborazioni con artisti che stimo e riuscire a riunire le mie due passioni: la musica e la moda.


Special contents direction, production, interview & styling Alessia Caliendo

Photographer Clotide Petrosino

Grooming Eleonora Juglair 

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Special thanks to

Casa Calicantus

Madre

Beauty by 

Dermalogica

FaceD

Shiseido

DALPAOS brand project: visioni stregate per l’emergente più cool del triveneto

Abbiamo sete di ottimismo e lo sguardo di DALPAOS è volto verso un mondo fatto di bellezza non convenzionale. 

Finalista di Who’s on Next 2020, Nicola D’Alpaos, bellunese con un background londinese, ha una particolare dedizione a tutta l’estetica green e a tutto ciò che si sviluppa nel segno della fluidità di genere. Nonostante il suo essere emerging ha all’attivo numerose collaborazioni con aziende del Made in Italy e Start Up, per lo più estere, seguendone idee, campionature e produzioni. 

The plant lover. Nella Fall/ Winter 21- 22 DALPAOS racconta una serie di piante velenose e droganti per svelarne le proprietà benefiche ed il loro aspetto artistico ed unico invece che quello distruttivo. 

In che modalità l’ispirazione è giunta dall’affascinante mondo dell’Enciclopedia Botanica? 

Ho sempre avuto una grande passione per la progettazione ed il design di giardini e parchi così come per tutte le tipologie di piante, soprattutto ornamentali.
Disegnando la collezione ed immaginandone una sua presentazione digitale, ho pensato fosse interessante rendere omaggio all’Alpago, mio luogo d’origine, in cui è stato ambientato il video di presentazione della collezione, inserendo un’inusuale selezione di piante e funghi stampati e ricamati. 

Lo studio attento dei pattern, tutti rigorosamente disegnati e dipinti a mano, prima di essere digitalizzati; nonché le stampe ad acqua, i ricami e l’uncinetto. Come è strutturato il processo artigianale dietro DALPAOS? 

La cosa affascinante di questo lavoro è la possibilità di spaziare con le tecniche di lavorazione: si può partire da una moderna stampa digitale e finire con un ricamo fatto all’uncinetto creato da persone che hanno appreso la tecnica che le è stata tramandata per generazioni.
Dopo aver sviluppato l’idea nascono collaborazioni con artisti, artigiani ed aziende che ci portano al risultato finale.
Credo sia interessante creare il giusto equilibrio all’interno di una collezione presentando capi industrializzabili affiancati a pezzi unici che possano essere prodotti in edizione limitata. 




I nostalgici degli anni Novanta hanno acclamato il movie presentato durante la MFW, DALPAOS WITCH PROJECT chiaramente ispirato a una delle pietre miliari dell’horror, “The Blair Witch Project”. Raccontaci come è avvenuto il colpo di genio. 

Immaginando la presentazione digitale della collezione “Optimist” con cui il brand avrebbe debuttato nel calendario della MFW, si sono aperte molte ipotesi. 
Ho voluto scartare a priori lo sviluppo di un video mood o di qualcosa di prettamente emozionale iniziando invece a ragionare ad un cortometraggio dalla trama più strutturata. 

Non è stato difficile trovare la storia su cui basarci: da appassionato del genere ho pensato che “The Blair Witch Project” fosse il perfetto esempio di narrazione che potesse funzionare con la collezione.
Una volta individuato il fil rougue nel cuore sagomato, diventato simbolo del brand, la trama si è presto sviluppata.
La foresta del Cansiglio, vicina al mio luogo d’origine, si adattava al contesto immaginato: con l’aiuto dei miei collaboratori è stato divertente immaginare il percorso da sviluppare basandoci in parte sul film originale ma stravolgendone canoni estetici e significato.
DALPAOS WITCH PROJECT ruota attorno al dna del brand che unisce la passione per l’arte nelle sue varie sfaccettature, per l’ambiente, il design la reinterpretazione. 

Interamente prodotto a livello local, e nei luoghi dell’infanzia , il corto narra i look della collezione intrisa di dettagli urban, materiali provenienti da deathstock o di reciclo, in contrasto con le locations naturali, imperve e desolate. Il casting, inoltre, raggruppa attori che lavorano in diverse zone d’ Italia e all’estero. Quanto è stato complicato produrlo durante le restrizioni pandemiche? 

La decisone di presentare un progetto di questo tipo è stata senz’altro dettata anche dalla fattibilità di produzione viste le numerose restrizioni.
Girando interamente all’aperto, gli attori hanno potuto mantenere ampie distanze sentendosi sicuri e a proprio agio; anche tutto lo staff dietro le quinte ha potuto lavorare in maniera più serena godendosi luogo e atmosfera. 

Molte scene sono state girate autonomamente dagli attori per ricreare quell’effetto amatoriale necessario perchè il corto funzionasse.
Gli attori non sapevano cosa sarebbe successo di preciso durante le riprese rimanendo all’oscuro di cosa avrebbero trovato e dove sarebbero arrivati. Nel briefing iniziale, così come nel copione da seguire, abbiamo spiegato loro il ruolo da interpretare e alcuni punti focali senza che avessero però alcuna idea di cosa sarebbe capitato in realtà. 

Così come The Blair Witch Project ha visto un sequel, sicuramente meno fortunato nel primo, la prossima collezione si muoverà sullo stesso filone oppure sonderà sentieri finora inesplorati?

Ogni nuova stagione è una grande opportunità per esplorare e sperimentare, questo settore si nutre di creatività che ci permette di ideare e sviluppare sempre cose nuove. Con la fine di una collezione sento la necessità di cambiare ed immergermi in qualcosa di differente mantenendo però saldo il dna del brand. 

Special content direction & interview Alessia Caliendo

Photographer Lorenzo Acqua 

Talent meets fashion: Moisè Curia

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.



Sangue calabrese, ha al suo attivo una discreta esperienza teatrale e tra le serie Tv cui ha preso parte figurano le tre stagioni di “Braccialetti rossi”, “Non è mai troppo tardi” e “Provaci ancora prof 6”. La sua esperienza cinematografica inizia prendendo parte ad alcuni cortometraggi prima di debuttare definitivamente sul grande schermo con “La buca” (2013). Successivamente recita in “Maraviglioso Boccaccio” (2014, dei fratelli Taviani), “La nostra quarantena” (2014) e “Abbraccialo per me” (2015).



Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

In realtà è un periodo in cui sto scrivendo molto. Sto lavorando ad un progetto autobiografico che conto di portare in teatro “ Anche gli angeli hanno le ali”. Contestualmente sono alle prese con molti provini. Posso affermare che questo è un momento nel quale sto mettendo in gioco me stesso.

La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Lavoro molto con i costumi perché mi aiutano a capire le movenze del personaggio. Il mio desiderio è sempre quello di avere un rapporto diretto con il costumista per dar vita ad idee sinergiche in merito al soggetto interpretato.



nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Sono un’appassionato di moda. Indossare qualcosa che rispecchi la tua personalità e ti faccia sentire appagato è importante. Sicuramente sono un instagram addicted e la moda si muove di pari passo con i miei post. Adoro lo stile streetwear e i tagli over mentre sui red carpet mi piace sperimentare guidato dagli stylist.

Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

C’è una grande rivoluzione in atto e noto con piacere che anche il mondo del teatro si sta evolvendo in tal senso. Il danno causato dalla pandemia in realtà sta generando benefici nell’ottimizzare la fruibilità dei prodotti culturali sperimentandone le nuove modalità di diffusione.


La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

A breve uscirà un lungometraggio molto interessante , già disponibile in streaming, “Un confine incerto” di cui sono il protagonista. Un lavoro che ha richiesto uno studio incredibile in quanto il mio personaggio, ad un certo punto della sua vita, decide di rapire una bambina. Ho dovuto cambiare totalmente il mio assetto personale perché ci ho convissuto giorno e notte, provando a trovare un equilibrio ed esulandolo dalla vita reale. Per il resto ci sono in ballo due progetti per i quali aspetto di lavorare al più presto.

Talent meets fashion: Guglielmo Poggi

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non.

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.



Figlio d’arte e polistrumentista con un mentore come Gigi Proietti. Ha esordito ancora in fasce come doppiatore, e si è fatto conoscere per aver preso parte a film di successo come “Smetto quando voglio”, “Beata ignoranza”, “Bentornato Presidente!”, sequel di “Benvenuto Presidente!”, per il quale riceve una candidatura al Nastro d’Argento come “migliore attore di commedia”, e “Cops”. Lo ritroviamo, inoltre, ne “Il Tuttofare” al fianco di Sergio Castellitto e Elena Sofia Ricci. 



Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

Nel primo lockdown mi sono dedicato alla cucina, specializzandomi nella risottatura della pasta, e agli strumenti musicali. Attività che nella frenesia quotidiana non riesci a fare come vorresti. Nel pieno della seconda ondata, invece, ho avuto la fortuna di non fermarmi e di essere, nonostante tutto, sul set.

La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Sono la gioia di molte costumiste e, venendo da esperienze teatrali, vivo il costume in tutti i sensi essendo un oggetto di scena. Avendo fatto epoca, sia al teatro che al cinema, ho imparato che la divisa di scena si deve vivere appena possibile per impostare la gestualità e l’attitude del personaggio.



nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Nella vita quotidiana non presto particolare attenzione a cosa indosso ma sono un grandissimo fan del tailor made. Amo i tagli perfetti e i tessuti di qualità, però mi diverto a cercare anche nei mercatini. Nelle occasioni speciali, invece, mi piace scegliere il look perfetto.

Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

Manca tutto il live, la promozione di un film in conferenza stampa o l’esibizione in teatro davanti ad un pubblico vero. L’attore deve stregare il pubblico in platea o la troupe e se ciò viene a mancare a tratti risulta demotivante. 



La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

Incrociando le dita a breve sarò alle prese con la seconda stagione di “Cops”. Inoltre usciranno “School of Mafia” e una nuova serie top secret. Ciò che mi sento di dire è che appena possibile bisognerà intervenire sulla cultura, sul teatro e sulle performance live. Sarà un impegno comune farli rivivere e finanziarli per sopperire a tutto ciò che è stato perso.

Talent meets fashion: Massimiliano Caiazzo

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non.

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.


Partenopeo. Inizia a studiare recitazione appena maggiorenne. Il debutto televisivo arriva nel 2016 con la serie Mediaset “Furore”. Poco dopo approda a teatro con “Diario di un bambino cresciuto”. L’abbiamo visto da poco sul piccolo schermo al fianco di Carolina Crescentini con un ruolo da protagonista all’interno della serie Rai “Mare fuori”. 

Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

Ho avuto parecchio da studiare e ne ho ancora. I lockdown sono stati una bellissima occasione per concentrarmi su me stesso. Inoltre, ho approfondito tante tematiche e mi sono appassionato di attivismo ambientale confrontandomi con personaggi che hanno molto a cuore il tema. Penso che un artista debba dare voce alle tematiche sociali proprio perché ha la possibilità di comunicare a livello massivo per sensibilizzare la collettività



La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Il costume deve calzare a pennello nel ruolo che interpreti e deve aiutarti a trovare la comodità nel farlo. Ad esempio, ne il Mare Fuori, una t-shirt con le ali è stata un ottimo aiuto nell’interpretazione. Grazie al lavoro di squadra con il reparto costumi i punti di vista sul personaggio si moltiplicano e ciò non può che fornire un contributo aggiuntivo durante il suo studio.

nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Adoro il vintage. Ultimamente sono ossessionato dalle giacche doppiopetto stile militare. Per le giornate di studio o per bazzicare nel mio quartiere opto per la tuta o un look estremamente casual.


Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

Oramai tutto avviene tramite Zoom call, anche le lezioni di recitazione. Solo alcuni laboratori si svolgono in presenza Grazie ai social riesco a restare in contatto con tutti però voglio esprimere il mio disappunto per la grandissima ingiustizia che noi operatori dello spettacolo stiamo vivendo. Nei provini si opta per il self tape ma la verità è che il provino è un lavoro di squadra ricco di dinamiche incalzanti e inaspettate. La virtualità non consente le stesse opportunità che potrebbero generarsi nel live.

La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

Nel futuro ho in ballo due progetti per i quali sono pronto a non dormire la notte. Si tratta di personaggi con un grande potenziale che non vedo l’ora di interpretare.

Semplicità, relaxing, inspiration. Marco Baldassari presenta i keycode della prossima collezione uomo Eleventy

“Ci riteniamo ambasciatori nel mondo di un lusso responsabile, dell’artigianalità italiana e di uno stile sobrio, elegante, ma soprattutto moderno”, queste le parole di Marco Baldassari, CEO e direttore creativo uomo di Eleventy, brand nato nel segno dell’ Unconventional Chic sinonimo di impeccabilità ed eccellenza.

Manintown lo incontra in esclusiva nello showroom milanese pochi giorni dopo la presentazione della collezione Uomo Fall Winter 21/22.


Lei ha affermato che la nuova collezione si approccia “a un’eleganza pensata per sé stessi; è un nuovo modo di pensare e di essere nel mondo che cambia e si rinnova.” In che modalità le evoluzioni dell’anno pandemico, come la vita vissuta indoor e lo smartworking, hanno influenzato la sua ideazione?

L’attuale situazione mondiale sicuramente ha impattato sulle mie scelte stilistiche che non potevano sottovalutare i nuovi modelli di business. Questo mi ha fatto concentrare sulle shape e sui pesi adatti al lavoro at home per dar vita ad outfit confortevoli e perfetti per le Zoom call.

Perchè è importante aver cura di sé stessi e della propria estetica anche nella virtualità delle interazioni. 

Il tutto ovviamente è stato realizzato nel rispetto dei valori di Eleventy, eccellenza dei tessuti e dei filati totalmente Made in Italy.


Nonostante una proiezione alquanto incerta in merito agli spostamenti correlati ai viaggi Eleventy progetta la MOUNTAIN RESORT CAPSULE. Quali sono le caratteristiche che la descrivono al meglio?

All’interno della collezione abbiamo creato una piccola capsule di outfit colorati pensati per il tempo libero.Una nota vibrante consigliata anche per i week end cittadini.

Quanto delle connotazioni date alla collezione Uomo Fall Winter 21-22 ritroveremo nella donna Eleventy?

Uomo e donna camminano sugli stessi binari.Anche la donna vivrà momenti meno formali nel segno della trasversalità e delle recenti evoluzioni .Eleventy è un brand sostenibile, progettiamo capi senza tempo per dargli valore con il passare delle stagioni, mai come in questo momento.

Gli addetti del settore ricordano con nostalgia le presentazioni fisiche del brand all’interno dello showroom in cui ci troviamo. In che modalità avete scelto di presentare la collezione e come viene effettuata la campagna vendite?

La campagna vendite sta avvenendo in gran parte digitalmente. Per fortuna la pandemia ha accellerato i processi di digitalizzazione ai quali auspicavamo da anni. Dialoghiamo quotidianamente con i buyer internazionali e, anche durante la MFW, abbiamo scelto una modalità di presentazione virtuale in grado di risultare ingaggiante per tutti i nostri target di riferimento.

L’orgoglio del saper fare italiano, che vi contraddistingue sin dal 2006, su cosa punterà nel futuro prossimo e cosa conserverà delle evoluzioni vissute durante la Pandemia?

Noi italiani siamo giramondo, e mai come in questo momento ricordo con nostalgia i grandi apprezzamenti ricevuti per il nostro Paese. Il Made in Italy è il nostro brand, sinonimo di eccellenza e minuziosa artiginalità che ne firmano l’unicità. Produrre interamente nella Penisola ci crea non poca fatica soprattuto perché siamo nati con l’ambizione di essere competitivi. In questi anni ci siamo definiti un brand del frangente smart luxury e continueremo a muoverci in questa direzione avendo ottenuto ottimi consensi.


Special content direction and interview Alessia Caliendo

Photographer Matteo Galvanone

Il sound delle serie Netflix di successo: Manintown incontra Yakamoto Kotzuga

Manintown approda in Laguna, al confine tra Mestre e Porto Marghera, per proseguire il suo scouting alla ricerca di talent under 30 che alimentano di linfa creativa il nostro Paese, in un periodo in cui il mondo dell’intrattenimento è altamente penalizzato.

Sono le polaroid di Riccardo Ambrosio a raccontare i frame della quotidianità di Giacomo Mazzucato, in arte Yakamoto Kotzuga, classe ‘94 e una carriera da musicista, producer e sound designer in ascesa.

Giovanissimo firma un contratto editoriale con Sugarmusic, editore indipendente tra i più importanti in Europa, che gli mette a disposizione il proprio network italiano ed internazionale. 

Appassionati di musica elettronica, il Sonar vi ricorda qualcosa? Ebbene sì, Yakamoto Kotzuga è approdato sull’ambitissimo palco barceloneta nel 2019 poco prima di iniziare l’attività di compositore per le tre stagioni di una delle serie Netflix più amate dal grande pubblico: Baby. 


Total Look Calvin Klein Jeans



Total Look Levi’s

Yakamoto Kotzuga e il mondo della moda. Gli esordi nel 2013 quando “Your Smell” viene scelta come colonna sonora per svariati reportage di Vogue fino a diventare l’ideatore dei sound per i brand del marchio Benetton. Come si differisce questa tipologia di lavoro compositivo rispetto agli altri?

A livello puramente artistico gli stimoli sono diversi in quanto spesso mi viene condivisa una reference a cui ispirarmi.Però è stata un’ottima scuola per sperimentare altri generi e stili musicali ai quali non sarei probabilmente mai approdato. 

Il tuo debut album “Usually Nowhere” La Tempesta/Sugar ti ha portato a condividere il palco con artisti come Forest Swords, Tycho, Plaid, Lone, Jhon Talabot e Legowelt. E poi i tour internazionali, con ottimi riscontri sul territorio francese, seguiti dalla conclamazione al Sonar nel 2019. Quanto ti manca il contatto con il pubblico in un momento storico che ha abolito i momenti di interazione nel segno della musica elettronica?

Non ho mai amato particolarmente la vita on tour in quanto sul palco non sono un animale da stage.Adoro esularmi e dedicarmi al lavoro in studio. Il bello dei DJ set, al di fuori dell’ansia da prestazione, è quello di sapere che sotto al palco ci sono persone che vogliono sentire la tua musica. 

Al Sonar ho realizzato un sogno, essere presente in una line up particolarmente interessante, e insieme ai miei idoli, è stato un punto d’arrivo non indifferente.


Total Look Reebok

Non mancano nel tuo curriculum progetti audiovisivi performativi come quello commissionato dalla Biennale di Venezia. Parlaci dell’album nato da questa importante conferma: “Slowly Fading” 

La Biennale mi ha richiesto un’opera interamente prodotta nell’area urbana circostante. Un’ottima occasione per vivere l’atmosfera industriale e l’estetica di un paesaggio a me nuovo. Questo ha influito particolarmente sull’album che si suddivide in due lati. Il primo è Fading e il secondo è Faded, ambedue totalmente distanti a livello sonoro. I visual sono stati curati dal mio collaboratore Furio Ganz e si sposano perfettamente con il contesto. Con la Biennale tuttora collaboro a livello formativo. Infatti, gli appassionati possono partecipare ai miei laboratori di musica elettronica dedicati ai giovani.

E poi Netflix e la curatela della soundtrack di una delle serie più discusse e amate dalla Generazione Z : Baby. Raccontaci i retroscena dell’impegno che ti ha portato ad essere presente nelle playlist di Spotify di molti adolescenti.

Agli albori del progetto la richiesta mi è giunta direttamente dalla produzione, in quanto uno degli sceneggiatori aveva organizzato un mio concerto molti anni prima. La mole di lavoro sin dall’inizio è stata notevole viste le deadline molto ravvicinate. 

Come si sviluppa lo studio della soundtrack? 

Con Baby sono totalmente libero a livello di sound.Inizio a leggere la sceneggiatura e mi confronto con la produzione. Appena i miei provini vanno bene mi vengono mandati i premontati su cui vanno perfezionate le tracce.Tali dinamiche mi hanno aiutato tantissimo ad entrare in un workflow che richiede massimo livello organizzativo.La componente psicologica nello studio dei personaggi aiuta, inoltre, a ricreare tutte le emozioni musicalmente quindi la challange risulta particolarmente interessante.

Il 2021 e il lancio di una nuova serie di cui hai curato la soundtrack è alle porte (Zero). Quali anticipazioni puoi darci in merito alle tue prossime collab?

Posso dirvi che, a parte Zero, su Netflix uscirà un altro titolo che si pone in veste di lungometraggio. Oltre a questo vorrei concentrarmi sulle produzioni personali e soprattutto lavorare ad un altro disco. 


Total Look Lacoste

Photographer Riccardo Ambrosio

Special content direction, production, styling and interview Alessia Caliendo

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Special thanks to Vgo Lab 

The MenInTown

Orfani della Man Fashion Week fisica, a favore di nuove forme di condivisione digitali, e nostalgici della città in fibrillazione tra taxi introvabili, sitting e standing e “lui è un modello chissà in quale show starà andando”, eccoci a censire i volti più interessanti presenti in town. 

Nel resiliente panorama delle produzioni visive digital e on paper, l’estro e la creatività alimentano il sistema moda che continua ad aver bisogno di trend e new faces ora più che mai. 

Noi abbiamo provato a raccontarvi le best 21 puntando un occhio ai migliori look e accessori della S/S 2021.

Special content direction, production, styling and introduction text Alessia Caliendo

Words by Lorenzo Sabatini

Photographer and video director Kristijan Vojinovic

Beauty Jeune/Ange using Aveda 

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio & Laura Ronga

Photographer assistant Anna Bjelakovic

Skincare and make up supplied by La Mer & Estée Lauder

Many thanks to NH Collection Milano President

and Pacifik poke


Atte @ The Lab 

19 anni

Finlandese

Studente alla sua prima esperienza come modello

Instagram @atelehtinen

Atte indossa Valentino SS21. Per la sua ultima collezione il direttore creativo della Maison del lusso romana Pierpaolo Piccioli sfoggia lo zenith dello streetwear. Rifiniture e creatività creano un twist tra hype e sartorialità inarrivabile. Completano il look gli shades contemporanei con un design che combina dettagli sofisticati e hi-tech di Calvin Klein e le calze in spugna Fila Underwear.

Shin Hee @ Urban

30 anni

Sudcoreano

Modello e industrial designer 

Instagram @heeisadreamer

Dando sempre inaspettati codici di lettura al menswear, il look del designer Fabio Quaranta è sinonimo di modernità e tradizione sartoriale italiana. La sua spasmodica passione per l’arte contemporanea è magistralmente esemplificata nell’outfit. Come shades The Bespoke dudes, quintessenza del dandy 2.0 per uno stridente contrasto da rocker urban.

Tsukasa @ The Lab

26 anni 

Giapponese 

Modello, insegnante, fa parte dello staff di Uniqlo 

Instagram: @tsukasa_kakiudo

#CROCCOUTURE è l’hashtag appropriato per definire il look della maison francese, dove il più sublime outwerwear incontra l’haute couture. Il risultato? un ready-to-wear che è già entrato nella leggenda. Ai piedi Zanotti: modelli solo all’apparenza pesanti, che rivelano fondi e accessori ultra light, capaci di stupire. Nel gioco degli equilibri, qui è la sproporzione ad avere il ruolo di protagonista. Come shades FOVAL, dal design inconfondibile, forme audaci, materiali e finiture speciali e savoir-faire della massima artigianalità. Calze Fila Underwear.

Guillermo @ Sophie

19 anni 

Olandese

Modello e studente di industrial design 

Instagram: @guillermo_sparing

La maglieria è malleabile e a casa Missoni lo sanno bene. Un medium versatile per sentirsi sempre a proprio agio. Ai piedi Fratelli Rossetti, intrecci d’autore. Senza dover aggiungere altro, non occorrono certamente presentazioni. Per questo uomo dall’allure jazz come shades Marni con maxi montatura rotonda nera acetata.

Andrea @ Urban

19 anni 

Italiano

Modello, studente di scienze motorie, cestista e venditore

Instagram: @cicer0_andrea

Poteva mancare l’appeal del rocker londinese? Ingentilito però da nuance pastello Paul Smith. La ruvidità sta dentro, fuori il diktat è emanere charme e gentilezza. Ai piedi candide sneakers Valentino e agli occhi gli striped Fendi. Al rocker non può certamente mancare un monile: Versace è il must in questo caso.

Francesco @ The Lab

22 anni 

Italiano

Modello e fashion designer 

Instagram: @francescogianfrate

Fluidità, samurai, una creatura orientale, che oseremmo definire zen è quella proposta da Pierpaolo Piccioli per la primavera estate 2021. Il suo uomo è libero dai taboo imposti dalla società sul ruolo borghese uomo/donna perché è consapevole e illuminato. Ai piedi anfibi Dr.Martens che conferiscono quel piglio punk che tanto amiamo. Shades Marni, design d’autore.

Dame @ Boom 

20 anni 

Italiano ma di origine senegalese

Modello

Instagram: @dame.chakur

C’è chi lo chiama copycat, ultimo tra i tanti Walter Wan Beirendonck, per noi è l’uomo del Rinascimento 2.0. Il giusto trionfo di un uomo afroamericano cui finalmente è stato concesso di potersi esprimere in tutto il suo tsunami creativo. Parliamo di Virgil Abloh e del suo lavoro per Louis Vuitton. Ammirate la foto per credere.

Nikita @ I love 

24 anni 

Estone

Modello

Instagram: @origamilegs

Preppy-Rock: Sarah Burton per Alexander McQueen era indecisa se condurci al college o al Glanstonbury. I britannici, si sa, hanno sempre idee contradditorie. Agli occhi una montatura Myway che da quel tocco geek che – diciamocelo francamente- in pochi possono permettersi.

Leon @ I love

22 anni 

Ungherese

Modello 

Instagram: @leonhubiqq

PRADA OR NADA. Quanto è vero. Ammirando il look, il volume, il taglio del capospalla, come cade sul corpo, sembra che il modello stia levitando. Sublime.

Roman @ I love 

19 anni 

Estone

Modello e manovale

Instagram: @romafironov

Dolce & Gabbana: il duo più controverso per la moda. Perché? Sono rimasti quelli più fedeli alla loro terra di origine. La tanto amata – e troppo spesso bistrattata- Italia. Il look è un loro classico, da ragazzo di strada. E la loro leggenda continua. Ai piedi del modello scarpe Zanotti: made in Italy da fuoriclasse. Shades Calvin Klein, un tocco di hi-tech, perché essere classici si, ma sempre di moda si parla.

Alessandro @ Boom

21 anni

Italiano

Modello e studente

Instagram: @alessandro.mayhem

Sembra di ascoltare una canzone di Giuni Russo guardando questo look, un tramonto ad Alghero, una festa in spiaggia a bordo piscina per pochi intimi osservando il look Antonio Marras. Ai piedi scarpe Prada da vera intellighentia. E per completare l’outfit gli occhiali di un brand indipendente della costa d’Argento, Ottica Rossi, un posto amato da Miuccia stessa.

Henry @ Boom

19 anni 

Italiano

Modello e studente di ingegneria informatica

Instagram: @enry_bnoizzi

Tie and Dye, che grande passione. Un surfer in Iceberg così accattivante non si era mai visto. Capelli selvaggi al vento e ai piedi Zanotti, pronti per un giro in quad dopo aver surfato. Gli occhiali Carrera, per un uomo distinto ma non troppo di nicchia.

Hwan Kim @ Brave

29 anni 

Sudcoreano

Studente e modello

Instagram: @hhwankim

Dolce & Gabbana ci portano non solo in Italia, ma anche nel mondo. L’outfit potrebbe essere ideale per un matrimonio balinese in riva all’oceano Pacifico e il perfetto equilibrio di cromie e pattern placement fa il resto.

Andrew @ Brave

21 anni 

Californiano

Modello

Instagram: @andrewroyce

L’outfit perfetto per Miami Art Basel che farebbe impallidire persino Maluma all’afterparty di Kim Jones. Total look Moncler, calzino bianco Fila Underwear e shades aviator Dior

Lorenzo @ Brave

18 anni 

Italiano

Modello, studente e ginnasta

Instagram: @lorenzomerolla_

Toni dark in contrasto con il candore dei pantaloni alla zuava. Stripes per il mod 2.0 tanto amato da Sarah Burton di Alexander McQueen con shades TBD Eyewear e calze Fila Underwear.

Junho Ock @ Brave

27 anni 

Sudcoreano

Modello

Instagram: @ok_zuno

Kawaii-Rave è la parola d’ordine per accedere all’esclusivo party Versace: il Giappone incontra l’inarrivabile fantasia delle stampe della Maison della Medusa. Gli shades Maki dal tocco futuristico non vi faranno passare inosservati.

Gabriele @ Brave

22 anni 

Italiano

Modello e pallavolista

Instagram: @gabrielepecin

Un outfit ispirato all’eleganza mondo ippico tanto caro alla maison, Antonio Marras colpisce ancora. Occhiali aviator con dettagli in pelle Hapter e Nike ai piedi perché si, oltre allo storicismo sempre di moda e contemporaneità si parla.

Cheikh @ Crew

19 anni 

Italiano 

Modello

Instagram: @imcheikhniang

Black and Gold era la hit di Sam Sparro che descrive alla perfezione l’outfit camo-urban di Antonio Marras. Ai piedi carrarmati Zanotti per distinguersi nell’urban jungle e shades Karl Lagerfeld, per quel tocco di nobiltà cui nessun gentleman contemporaneo dovrebbe mai rinunciare.

Yuan Ji @ Major

24 anni

Cinese

Modello e studente di fashion design

Instagram: @nidejixiaoyuan

Workwear urban per gli hit-boy, e non solo, di Milano: il look d’eccellenza che tutti i teenager vorrebbero indossare. Look di Versace, sneakers Dolce & Gabbana.

Tommaso @ Major

18 anni 

Italiano

Modello, studente e surfista

Instagram: @tommasopolleschi

Un complesso gioco di patch e pattern: pantaloni Fabio Quaranta a check arancio, cardigan patchwork Lacoste e occhiali tondi da nerd Myway. Con questa inspo farete impallidire AsapROcky. Bagel Pacifik Poke.

Ili @ Crew

20 anni 

Albanese

Modello e studente di economia

Instagram: @dai.ili

Total look Fabio Quaranta che ammicca agli albori di Bob Dylan, da cantautore con tanti sogni e diari che presto diventeranno inni generazionali. Aviator logati Fendi.

Jass @ Crew

19 anni 

Estone

Modello

Instagram: @jassreemann

Lacoste: bourgeois, elegante raffinato, candido. L’apoteosi del bon ton con ai piedi calzature Fratelli Rossetti. Il bon chic genre dell’Italia e dei cugini d’Oltralpe.

The Prince

Non si fa che parlare della nuova stagione di The Crown e di quanto veritiera sia la trasposizione su Netflix. Il Principe Carlo, nuovo idolo dei Millenials (all’epoca ancora in fasce), diventa pura reference stilistica.

Documentazioni fotografiche dei primi anni Ottanta, ritratti regali e protocollo monarchico conducono al racconto fotografico che entra con il proprio occhio negli appartamenti reali documentando l’intimità di un Principe, tanto affascinante quanto solo.


Location Hotel Principe di Savoia

Photographer Kristijan Vojinovic

Special content director, stylist & producer Alessia Caliendo

Grooming Riccardo Morandin using Gucci Beauty @ WM Management

Model Pietro Mini @ Why Not Models

Stylist assistant Andrea Seghesio & Laura Ronga

Special thanks to La Polpetteria



Completo logato Valentino
Dolcevita in maglia Stella McCartney 
Pochette in seta e coppola spigata Corneliani




Total Look Prada



Gilet e pantaloni in lana Ermenegildo Zegna 
Camicia a quadri Corneliani 
Stringate in pelle Corneliani 


Total look La Martina 


Sciarpa in seta Corneliani

Pier Costantini : Analogic nostalgia

“Pier entra in studio, affilato, gli occhi sono attenti e vigili. La fotografia di Pier si arrende nell’assoluta imprecisione di foto mezze sfuocate, nei colori sbiaditi delle Polaroids, in un delirio di luci opache o di impressioni troppo sature comincia a vibrare l’esistenza, il sangue a scorrere nelle vene. La sua fotografia pulsa, diventa solida, concreta, testimone di un amore cucinato negli anni, incomprensibile forse, ma autentico nella sua tenera ferocia” A parlare è Toni Thorimbert , fotografo di moda di fama internazionale, nell’introduzione del progetto “CIBO” divenuto libro e pubblicato dalla Hoepli (Milano). 

Manintown incontra Pier Costantini e gli affida un racconto fotografico dove ad emergere non è solo la sua fotografia ma anche i capisaldi della moda internazionale e i volti di tre talent scoutati dalle migliori agenzie milanesi.


Il ruolo del fotografo nella società contemporanea infestata da oltre un decennio dagli smartphone e dalle vittime dell’analogic nostalgia. Impressioni e considerazioni in merito alla direzione che sta prendendo la cultura visiva?

Credo che, attualmente, la figura del fotografo debba seguire una strada autoriale. Il fotografo deve essere prima di tutto capace di parlare diversi linguaggi per porre una forte base sulla propria cifra stilistica. Non si tratta più di imprimere su un sensore la rappresentazione della realtà, ma di andare oltre il reale proprio per indagare ciò che non è comprensibile ad un primo sguardo.


Autori e fautori di storytelling visivi. Da dove nascono i tuoi progetti e da dove attingi gli spunti ispirazionali che ti guidano nella realizzazione?

Mi dedico molto ai progetti personali che possono toccare le più svariate tematiche. Quando accolgo un progetto lo faccio mio, partecipo attivamente alla sua vita e non mi esulo in qualità di esecutore. La fase di studio e ricerca sono i momenti fondamentali dove mi confronto con i collaboratori al fine di creare connessioni solide che possano portare al miglior risultato di sempre. Oggi abbiamo numerosi strumenti e fonti di ispirazione. Guardo immagini tutto il giorno, creando un archivio non solo digitale ma anche mentale. Mi aiuta molto anche leggere, soprattutto di filosofia perché mi conduce verso mondi inesplorati.


Un’identità forte e una spiccata sensibilità analitica che porta Pier Costantini a lavorare su temi dalla forte valenza sociale. Descrivi ai nostri lettori il tuo background e i “punti focali” su cui di basa la tua personalità.

Arrivo tardi alla fotografia, dopo essermi laureato in Giurisprudenza, avevo una certa inclinazione per le materie umanistiche e per la filosofia (respiravo filosofia dalla mattina alla sera, mia madre è una professoressa di storia e filosofia). Nonostante avessi voti pessimi al liceo, studiavo solo gli autori che mi interessavano spesso lontani da programmi scolastici, come Umberto Eco. Inizio a fotografare e studiare da autodidatta come spesso accade.

La fotografia è stata più di una semplice passione, cosi ho deciso di intraprendere un lungo percorso di formazione. La mia formazione è stata inizialmente dedicata al ritratto, un territorio per me ignoto, prendendo come punto di riferimento il fotografo Eolo Perfido. Ho dedicato parte di essa anche allo studio della Street Photography. Se l’elemento umano è al centro della mia fotografia, la disciplina che mi mette in relazione ad esso nel quotidiano è proprio la Street Photography. Attualmente il mio lungo percorso è guidato da Toni Thorimbert cui ho affrontato e sto affrontando strade diverse, dallo studio della fotografia di moda al ritratto.





“CIBO” progetto fotografico, divenuto libro, con cui sei stato finalista al Premio Voglino 2018 di Fotografia Etica, ed entrato a far parte della Italian Collection 2018 (piattaforma dedicata a tutti gli autori italiani di talento della nostra comunità artistica). Prova a raccontarcelo.

Il progetto fotografico nasce dopo un lungo percorso di ricerca personale, guidato da Toni Thorimbert. Insieme abbiamo iniziato ad indagare e approfondire il mio intimo, al fine di restituire una fotografia che parlasse realmente di me, scevra da qualsiasi sovrastruttura e preconcetto. Da li ho iniziato a fotografare la mia famiglia, cercando di intraprendere un nuovo modo di comunicare, creare un ponte nuovo di contatto con loro. Noi siamo in 3. Io, mio padre Guerino e mia madre Anna.
Il cibo ha sempre avuto un ruolo importante, mai nulla lasciato al caso, mai un pasto consumato alla buona. Mio padre educato con i vecchi valori contadini, dove ogni singolo elemento della terra doveva essere rispettato e trattato per quello che era, cibo da consumare, da vivere!

Guerino, nel corso della sua vita si è ammalato di diabete, una malattia dove l’alimentazione corretta è fondamentale, ma lui non è mai stato attento a questo, andando avanti per la sua strada. La malattia, se trattata con un’alimentazione adeguata e con insulina, dà la possibilità di vivere bene, ma se infrangi quelle poche regole ti logora e ti distrugge, dall’interno. Il grande amore di mio padre per il cibo lo ha portato ad aver sempre più bisogno di insulina, ma si sa l’insulina ammazza le arterie, motivo per il quale è finito in rianimazione per un coma diabetico, di lì a poco tempo 2 infarti; poi altro tempo e la circolazione alle gambe era ormai compromessa, specialmente una di gamba; poi altro tempo ancora, fino a perdere una gamba. Nonostante tutto questo mio padre non si è perso mai d’animo e ha continuato a cucinare, a scrivere ricette sul suo diario e a fare conserve con il suo “brand”: Guerino Forever, un desiderio, una speranza.
Cibo, per me parla di radici, di famiglia. Ho deciso di documentare momenti nella nostra quotidianità, i pezzi sereni di vita dopo la tempesta. Un atto d’amore e di speranza.


Un autore non disdegna i progetti commerciali ed editoriali anzi contribuisce ad arricchirli con il suo occhio e la sua abilità nello storytelling e nella composizione visiva. Come strutturi le proposte creative per brand e testate?

Anche in questo caso la ricerca è la chiave di svolta. Seleziono brand e testate da contattare in linea con la mia estetica. La proposta creativa arriva dopo un’intensa fase di studio insieme al mio team di produzione e sono ben disposto a far fluire le energie del committente in essa, senza snaturare quella che è la mia conclamata identità.


Photographer Pier Costantini  www.piercostantini.com

Special Content Direction, Production & Styling Alessia Caliendo

Hair Piera Berdicchia @The Green Apple Italia

Mua Andrea Severino Sailis

Models Matteo & Zaccaria @Boom Models e Filippo @Urbn Models

Photographer assistant Andrea Re

Styling assistants Andrea Seghesio e Laura Ronga

Special thanks to @NH Hotel Milano Congress Centre  e La Polpetteria 

Editorial: Inattendue

E’ il gioco dell’espressività che esplode in mirabolanti capriole e istintivi gesti. Libero dalla staticità delle pose e dalle sovrastutture stilistiche, il fotografo diventa il direttore d’orchestra di un assolo Adagio Andante Allegro Vivo.

Photographer Elodie Cavallaro

Special contents director, producer & stylist Alessia Caliendo

Grooming Carla Curione 

New talent Nicolas @ The Lab Models

Styling assistant Andrea Seghesio

Camicia bowling Tintoria Mattei 
Bermuda Cargo cinque tasche Tintoria Mattei 

 

Calze Sarah Borghi, Stringate Soho Renaissance

Pantalone cargo CP Company



Camicia bowling Tintoria Mattei 
Robcap con visiera in pelle Muhlbauer

I cestisti di Parco Dora: “Non siamo nel Queens ma nella città italiana underground per eccellenza”

Settembre 2020 Parco Dora. Esterno Giorno.

Nell’area postindustriale, fiore all’occhiello del recupero urbano sabaudo, luogo in cui fino agli anni Novanta sorgevano i grandi stabilimenti produttivi della Fiat e della Michelin, vive un esemplare centro di aggregazione spontanea dove l’integrazione, la passione per lo sport e per la musica creano un’atmosfera tutta da documentare. I cestisti di Parco Dora decidono di incontrarsi per fare due tiri poco dopo il lockdown e per avere uno svago nel tran tran quotidiano. C’è chi nella vita studia o sogna di approdare come modello a Milano, chi fa lo chef in uno dei migliori ristoranti di Torino o chi fa il DJ; amici di infanzia, e non, dei quartieri limitrofi, qui ognuno è benvenuto. 

Sono tutti Millenial o della Generazione Z, dall’amatore al giocatore professionista, e li incontriamo in un momento storico in cui il racconto del tessuto sociale multietnico è fondamentale. Moussa Niang, Alioune Moussa Mbodji, Smail Souissi, Kevin Idahosa, Junior Ouattara e Ibrahima Seck si sono divertiti con noi ad indossare le ultime collezioni Fall/ Winter dei migliori brand italiani, tra cui alcuni Made in Turin, proprio come loro.

Special content direction, production & styling Alessia Caliendo

Photographer Matteo Galvanone

Styling assistant Andrea Seghesio

Giacca e pantaloni in denim tie dye MSGM, t-shirt logata Lacoste, sneakers bicolor MSGM, bucket hat Levi’s



Bomber in vinile Slam, kway color block Lacoste, marsupio Marni visto su Zalando.it 


Total look Acne Studios, canotta da basket stylist’s own


Total look Lotto, sneakers urban Giuseppe Zanotti


Felpa con dettagli in tessuto tecnico Fila, felpa con cappuccio e cappello in lana stylist’s own


Giubbino in denim Levis’s per Lego, felpa con cappuccio stylist’s own, occhiale da vista squadrato Pugnale

Woc: l’artista made in Turin che ha stregato Virgil Abloh

Special content direction, production, styling & interview Alessia Caliendo

Photographer Matteo Galvanone

Manintown incontra IN ESCLUSIVA Woc, pseudonimo di Flavio Rossi, artista e designer under 30 che indaga gli infiniti valori simbolici ed estetici che l’immagine ha acquisito nell’era contemporanea. Con la sua tecnica a spray, l’artista mette in scena una rassegna mediatica delle immagini apparse nel web e maggiormente discusse dal pubblico, rendendo eterna un’iconografia altrimenti destinata ad essere fagocitata dalla rapidità della comunicazione Internet. Dal 2018, grazie ad un fortuito incontro virtuale, collabora con Virgil Abloh per il brand Off White nella realizzazione di edizioni limitate.

Woc un ibrido tra la generazione Z e i Millenial e l’indagine sulle immagini iconografiche che diventano iconoclaste tratte dai baluardi della generazione anche antecedente. Come si svolge la tua ricerca ispirazionale e come entri nel loop creativo?

Tutto ciò che dalle mie mani può diventare un prodotto artistico è tratto dalle immagini che mi circondano. La ricerca parte dallo scroll sui social, dal web, dalla TV e dall’attualità, con il focus su tutto ciò che può essere viralmente pop. Sicuramente in essa c’è una forte componente tratta dai ricordi dell’infanzia.

Grazie ai social il tuo getto a spray, più dissacrante delle viralità ASMR, è stato notato da Virgil Abloh che ti ha reso uno dei suoi pupilli per la realizzazione delle grafiche per Off White diventando anche un tuo collezionista. Parlaci del vostro connubio artistico.

Nel 2017 mi stavo approcciando al mondo delle sneakers ed enfatizzavo la mia passione disegnando una serie di sketch dedicati ai modelli must have. Ho iniziato a disegnare svariate Nike finchè, grazie alle Air Max, taggando Virgil, ho ricevuto un suo direct. Sin da subito ha apprezzato i miei lavori dandomi una commissione per Off White. Ad ora posso confermare che molte grafiche del brand sono mie e lo stesso è diventato un collezionista del Woc artista.

Non solo Off White ma anche Nike e Slam Jam per il recente lancio delle Slam Jam x Nike Travis Scott’s “Cactus Trails” e ancora la direzione creativa del brand Italia90, quanto sono importanti le collab per un artista poliedrico come Woc?

Ci tengo particolarmente a questo discorso. Secondo la mia visione un artista non è obbligato ad avere una multidisciplinarietà creativa però, al giorno d’oggi, è un bene essere aperti a vari supporti espressivi. I tempi che corrono ci consentono di essere poliedrici portando l’arte in prodotti più “commerciali” che a loro volta ci consentono di dar voce al lato meramente artistico.

Italia90, un brand, un collettivo torinese, nato con l’obiettivo di rendere il connubio arte e moda più contemporaneo di ciò che già viene definito tale. Alla soglia del lancio di PRIMO TEMPO, la sua collezione d’esordio, raccontaci le peculiarità che la rendono unica nel mondo dell’upcycle.

Siamo un gruppo di creativi local dove la figura del leader non esiste. Siamo contaminati da influenze e sinergie nate sin dai tempi del liceo Cottini e diamo frutto alle nostre idee nella maniera più spontanea possibile. Ogni capo porta con sé una piccola storia prestando particolare attenzione all’upcycling. Ricontestualizziamo, ricreaiamo e riplasmiamo senza sosta.

Nonostante abbia un quarto di secolo, WOC ha già all’attivo molte exhibition presso le art gallery più visionarie del nostro Paese. Quali saranno i suoi prossimi step?

Sicuramente proseguirà la collaborazione con NOIR Gallery, la mia galleria di rappresentanza a livello globale. Non ho ancora progetti ben definiti, ma sono ambizioso nel dire che spero in collaborazioni commerciali sempre più importanti.

Pazzi per le jacket potatoes? Tranquilli c’è Dume

Che siate a Torino per piacere o affari è d’obbligo una tappa da Dume, nei pressi del famoso mercato di Porta Palazzo, crocevia di tante etnie, suoni e sapori.

Il giovanissimo chef Andrea, ispirandosi al territorio e alle materie prime locali sperimenta nella versione Made in Italy uno dei classici della cucina anglosassone: la jacked potato. Dal ripieno con le polpette domenicali della nonna alla versione veggie, tutti potranno trovare il proprio ripieno su misura.

“L’approccio gourmet e la particolare cura dei dettagli nella scelta dell’arricchimento del menù, dove spiccano le focacce, il vitello tonnato (abbiamo clienti che vengono solo per assaggiarlo!) e la pasticceria homemade”, spiega Edoardo, zio di Andrea e suo partner in crime, “ci differenziano dalle altre realtà similari. Il sogno potrebbe essere quello di diventare un franchising ma la strada è ancora lunga. La nostra dedizione nella scelta degli ingredienti e la ricerca delle eccellenze regionali ci portano via molto tempo. Siamo, inoltre, molto operativi sui social e il customer care per noi è fondamentale. Pre-Covid era abitudine donare ai nostri clienti una piantina aromatica per ogni recensione.”

Una delle tante coccole, così come la curata selezione musicale che accompagna l’experience culinaria.

Loewe Show-on-the-Wall: quando i contenuti digitali arricchiscono la show experience

Il brand di origine spagnola decide di donare un’anima mainstream alla presentazione della Primavera Estate 2021 dandole voce grazie ad eventi trasmessi sui propri canali social. Gli artisti coinvolti hanno avuto il compito di creare un’esperienza atta a valorizzare i key code del brand con tangibili risvolti culturali. Una maratona no stop che ha visto l’alternarsi vari nomi di spicco del panorama mondiale intervallati dall’intervento del direttore creativo Jonathan Anderson.

Adam Bainbridge, produttore musicale angloasiatico, conduttore radiofonico e insegnante con base a Londra, ha diretto un’interpretazione dello ‘Spem in Alium’ di Thomas Tallis, scelta come colonna sonora di Show-on-the-Wall. Una registrazione esistente de ‘The Tallis Scholars’, il complesso musicale pluripremiato più celebre al mondo di rinascimentale polifonia, è stata mixata con i contributi di Kindness, la compositrice e cantante americana Hanna Benn, il pianista e compositore francese di origine malgascia Mathis Picard, il Dj-cantante e performer svedese Robyn, e l’interprete jazz Vuyo Sotashe. 

A seguirlo ‘Akimbo Stylee’, il documentario su Anthea Hamilton. L’artista e regista cinematografica Ayo Akingbade ha diretto il film sulla creativa britannica che ha creato la carta da parati ‘Sr Jeanne Wavy Boots w. Gazanias and Snails, 2020’ per lo Show-on-the-Wall. Il film è stato girato nello studio di Hamilton a Stockwell a Londra, all’Open School East, Margate dove l’artista risiede, e alla Thomas Dane Gallery, dove espone le sue opere.

A concludere la rapsodia ancora una volta un film, ‘Du Samedi au Mardi’, di Hilary Lloyd, costituito da riprese ed interviste sul set fotografico di Show-on-the-Wall. Il film è stato realizzato tra Londra e, a distanza, anche a Parigi. Lo stile cinematografico di Lloyd consiste nel montare svariati filmati per creare una narrazione dal ritmo compresso. In questo caso il suo obiettivo è stato quello di trasmettere ciò che la regia stava sperimentando in quei tre giorni: l’emozione di fare qualcosa tutti insieme; l’essere liberi e creativi; l’amore, il piacere e l’esuberanza.

Show- on-the- wall on Loewe.com.

Dietro le quinte della prima settimana della moda phygital : Vitelli

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano i propri eventi nella prima settimana della moda metà fisica e metà virtuale nel pieno del cambiamento epocale Covid19.

Production & interview Alessia Caliendo

Ph Matteo Galvanone

Vitelli è un brand di maglieria ispirato alla cultura giovanile e allo stile italiano d’oggi, fondato da Mauro Simionato e Giulia Bortoli. La realizzazione dei capi è fortemente focalizzata sulla collaborazione con laboratori locali indipendenti e sui processi di produzione sostenibili.

Dal 2019 Vitelli mira ad una tecnica di upcycling innovativa al 100% grazie a Doomboh: un particolare processo di agugliatura di filati di recupero, raccolti localmente dai rifiuti tessili di maglieria nel distretto di Vicenza.



Parlateci dell’evento svoltosi durante la prima settimana della moda phygital e quali sono le misure adottate per garantire uno svolgimento che mantenesse lo stesso appeal dell’era pre Covid.

Abbiamo ideato un format giornaliero per dare una valida visibilità a tutte le collaborazioni della stagione. Inoltre, lo scindere le presentazioni in quattro giorni ci ha consentito di evitare il sovraccarico di presenze dando la possibilità, a chi fosse in città, di scegliere il momento più adeguato per poterci dedicare del tempo.

Qualche mese fa si parlava della fine degli eventi fisici a favore di una rivoluzione digitale sempre più avanguardista. Essere qui, oggi, smentisce tali affermazioni a favore di una nuova forma di eventi sempre più selettivi e di pari passo con la velocità dei social. Secondo voi quali di questi cambiamenti segneranno esponenzialmente il modo di presentare una collezione al pubblico?

L’integrazione del digital all’interno degli eventi fisici è un’evoluzione fisiologica che prima o poi doveva accadere consentendo l’industry di muoversi su binari paralleli. Il Covid da noi viene visto come acceleratore di un processo evolutivo che rende gli eventi meno elitari e più mainstream. Focus, inoltre, sugli happening local perché crediamo in coloro che ci hanno sostenuti sin dall’inizio o che vogliono farlo a partire da adesso.

La realtà aziendale è cambiata post lockdown? E il suo mindset creativo e progettuale?

Creativamente parlando non siamo particolarmente affini alle modalità di progettazione in remoto tramite Zoom call. Siamo mediterranei e abbiamo bisogno di interagire durante il flow creativo. Vitelli è un team di lavoro ampio, quasi un collettivo. Parliamo a tantissimi giovani sulla scena mondiale e amiamo definirci fisici, in un momento storico in cui la fisicità è bandita. Non demonizziamo la virtualità, ma cerchiamo di contaminarla con i nostri codici di appartenenza.

Gli stakeholder della moda hanno provato ad immaginare, e di conseguenza a proporre, una donna e un uomo segnati da una pandemia globale. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la vostra?

Si tratta di una collezione sviluppata in due fasi. La prima puramente concettuale nata nel lockdown, la seconda è quella unlocked dove, appena è stato possibile, abbiamo lavorato con le nostre mani. Alla riapertura, abbiamo prelevato tutto l’upcycle presente nelle aziende intorno a Schio (Vicenza). Raccogliamo ciò che troviamo e la nostra piccola cerchia di makers dà vita alle visioni più avanguardiste per raccontare un nuovo modo genderless di fare moda. E’ una costante challenge che ci spinge a trovare alternative sostenibili e a sperimentare nuovi materiali.    

Stiamo vivendo una fashion week decurtata delle presenze internazionali. Se doveste fare proiezioni per i prossimi mesi quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Oltre alla shopping experience digitale che diffonde il prodotto a livello macroscopico, crediamo molto nel grande ritorno dei punti vendita local che contribuiscono a imprimerlo nel tessuto sociale in maniera più diretta. 

Dietro le quinte della prima settimana della moda phygital : Genny

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano i propri eventi nella prima settimana della moda metà fisica e metà virtuale nel pieno del cambiamento epocale Covid19.

Production & interview Alessia Caliendo

Ph Matteo Galvanone

Nel 2011 Genny, storico marchio di pret à porter, viene acquisito dalla Swinger, e Sara Cavazza Facchini, nel giugno 2013 è nominata direttore creativo.

Visionaria e piena di interessi è una donna di grande talento con una forte dedizione al suo mestiere, imprenditrice ma prima ancora madre. Manintown la incontra nello showroom meneghino del brand poche ore dopo la proiezione dello show interamente digitale. 



Parlaci del video proiettato durante la prima settimana della moda phygital e quali sono state le scelte creative adottate per garantire lo stesso appeal dell’era pre Covid

La scelta di optare per uno show digitale è stata principalmente dettata per fornire la massima sicurezza per tutti i nostri affezionati e collaboratori. Per trasmettere positività e continuità ho scelto di realizzarlo en plein air in un dei più bei parchi italiani (il Parco Sigurtà ndr), perché si tratta di una collezione dedicata al Belpaese. 

Qualche mese fa si parlava della fine degli eventi fisici a favore di una rivoluzione digitale sempre più avanguardista. Essere qui, oggi, smentisce tali affermazioni a favore di una nuova forma di eventi sempre più selettivi e di pari passo con la velocità dei social. Secondo te quali di questi cambiamenti segneranno esponenzialmente il modo di presentare una collezione al pubblico?

Viaggiamo su due dimensioni parallele: il contatto fisico e quello digitale. La sfilata rimarrà fisica ma la sua trasmissione sarà multicanale. Sappiamo benissimo che i media digitali stanno soppiantando quelli tradizionali.

La realtà aziendale è cambiata post lockdown? E il suo mindset creativo e progettuale?

Genny è la stessa di prima. Ambiamo all’eccellenza qualitativa e nei periodi più restrittivi del lockdown siamo stati costretti a costanti Skype call con i vari comparti dell’ufficio stile. I tessuti venivano spediti e lo sdifettamento avveniva, senza non poche difficoltà, a distanza. Il lavoro di progettazione e prototipazione deve mantenere comunque l’importante fase on live.

Gli stakeholder della moda hanno provato ad immaginare, e di conseguenza a proporre, una donna segnata da una pandemia globale. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la tua?

La donna Genny S/S 2021 vive le fasi della giornata in maniera più casual. I tessuti sono freschi e leggeri, valorizzati dalle stampe ricercate ispirate ai baluardi culturali del Belpaese e dalle particolari lavorazioni. La maglieria vive in forme avvolgenti atte ad enfatizzare la sensualità in maniera raffinata.

Stiamo vivendo una fashion week decurtata delle presenze internazionali. Se dovessi fare proiezioni per i prossimi mesi, quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Non possiamo fare previsioni in merito, ma sicuramente va potenziata la comunicazione digitale, realizzando piattaforme fruibili a tutti. La digitalizzazione è la chiave di svolta per garantire il fluire del mercato in qualsiasi condizione.

Dietro le quinte della prima settimana della moda phygital : ‘Vièn’

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano i propri eventi nella prima settimana della moda metà fisica e metà virtuale nel pieno del cambiamento epocale Covid19

Production & interview Alessia Caliendo

Ph Matteo Galvanone

Le sue creazioni hanno persino conquistato Lady Gaga, da Putignano, patria della manifattura pugliese, a Milano dove rientra ancora una volta nel calendario di Milano Moda Donna. Parliamo di Vincenzo Palazzo in arte ‘Vièn’ un brand da sempre vicino e affine al mondo della musica nato con l’obiettivo di diffondere il 100% Made in Puglia in giro per il mondo.

Manintown lo incontra, a seguito del fashion show, presso lo spazio espositivo riservatogli al WHITE.

Parlaci dell’evento svoltosi durante la prima settimana della moda phygital e quali sono le misure adottate per garantire uno svolgimento che mantenesse lo stesso appeal dell’era pre Covid

Abbiamo seguito rigidamente tutti i protocolli, dal distanziamento alle mascherine e nonostante, i vincoli, l’evento si è svolto in maniera molto fluida e gratificante per tutti coloro che hanno fatto parte dell’organizzazione.

Qualche mese fa si parlava della fine degli eventi fisici a favore di una rivoluzione digitale sempre più avanguardista. Essere qui, oggi, smentisce tali affermazioni a favore di una nuova forma di eventi sempre più selettivi e di pari passo con la velocità dei social. Secondo te quali di questi cambiamenti segneranno esponenzialmente il modo di presentare una collezione al pubblico?

Mi auguro che il prima possibile si possa tornare a sfilare e a confrontarsi secondo le dinamiche pre lockdown. Da buon empatico meridionale mi piace trasmettere la mia vena avangardista mixata all’espansività Made in Sud.

Tutta la passione che mi contraddistingue vede le radici nel mio paese (Putignano ndr) dove si respira la manualità di chi produce anche per grandi nomi della moda.

La realtà aziendale è cambiata post lockdown? E il suo mindset creativo e progettuale?

La collezione presentata è figlia del Covid. L’aver trascorso tanti mesi in Puglia mi ha consentito di riaprire gli scatoloni dei CD della mia pre adolescenza. Ho rivisto il tredicenne affascinato dai capi chiave figli degli anni 90 reinterpretati secondo la mia moderna tradizione. Fuori esplodeva la primavera quindi ogni tinta dark ha assunto cromie pastello.

Gli stakeholder della moda hanno provato ad immaginare, e di conseguenza a proporre, una donna segnata da una pandemia globale. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la tua?

Vi racconto una donna dal gran carattere e dalla forte indipendenza che, con molta responsabilità e coscienza, vuole e chiede di andare avanti.  Siamo nel pieno di una rivoluzione socio culturale generata da un periodo di breakdown che stiamo ancora vivendo appieno e, come in tutti i pregressi storici, avremo tanto da raccontare per farla evolvere.

Stiamo vivendo una fashion week decurtata delle presenze internazionali. Se dovessi fare proiezioni per i prossimi mesi quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Ciò che mi spaventa dell’approdo alle piattaforme digital è l’ottimizzazione delle vendite effettivamente valida solo per i grandi colossi.

Per le new entry come Vien il contatto fisico con il buyer è fondamentale quindi mi auguro che il Governo possa riuscire a supportare  coloro che segneranno il futuro del Made in Italy,  onde evitare un collasso senza precedenti.

Dietro le quinte della prima settimana della moda phygital : KNT

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano i propri eventi nella prima settimana della moda metà fisica e metà virtuale nel pieno del cambiamento epocale Covid19

Production & interview Alessia Caliendo

Ph Matteo Galvanone

Crescere respirando giorno dopo giorno il senso dello stile, il piacere della qualità assoluta e la capacità di intercettare al meglio i desideri del pubblico. Così Mariano e Walter De Matteis hanno costruito un bagaglio di esperienze che li ha portati a creare KNT, l’universo free spirit di Kiton, il marchio di famiglia leader dell’eleganza maschile. 

Parlateci dell’evento svoltosi durante la prima settimana della moda phygital e quali sono le misure adottate per garantire uno svolgimento che mantenesse lo stesso appeal dell’era pre Covid

Facciamo parte di una generazione digital che ci ha consentito ben presto di familiarizzare con una piattaforma che rendesse le collezioni raggiungibili a tutti in un periodo così delicato. Ed è la stessa vision della nostra presentazione interattiva.

Qualche mese fa si commentava la fine degli eventi fisici a favore di una rivoluzione digitale sempre più avanguardista. Essere qui, oggi, smentisce tali affermazioni a favore di una nuova forma di eventi sempre più selettivi e di pari passo con la velocità dei social. Secondo voi quali di questi cambiamenti segneranno esponenzialmente il modo di presentare una collezione al pubblico?

Così come i nostri coetanei, siamo totalmente proiettati sulla tecnologia ma crediamo ancora fortemente nel rapporto con l’acquirente. Senza la touch experience il nostro prodotto non viene vissuto al massimo delle sue potenzialità.

La realtà aziendale è cambiata post lockdown? E il suo mindset creativo e progettuale?

Assolutamente no, così come Kiton, abbiamo continuato a lavorare incessantemente spinti dall’entusiasmo e lasciandoci guidare dal flusso creativo. 
Il brand prosegue nel definire un diverso approccio al guardaroba maschile, fatto di libertà nei movimenti, grazie a noi le regole classiche del ben vestire vengono sapientemente infrante.

Gli stakeholder della moda hanno provato ad immaginare, e di conseguenza a proporre, un uomo segnato da una pandemia globale. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono il vostro?

Ci rivolgiamo ai figli dei clienti Kiton ma alla fine abbiamo scoperto che anche i genitori non disdegnano KNT. Il nostro  è un mondo urban fatto di tessuti tecnici, cashmere e cotone, spugna e tracksuit. Un ruolo chiave nella P/E 2021 è quello della maglieria, realizzata con telai circolari rubati al mondo della calzetteria e traslati da KNT nel menswear anti-convenzionale. 

Fortemente identificative sono poi le fantasie dei tessuti, i cui motivi ispirati a mondi futuribili e suggestioni metropolitane nascono proprio da trama e ordito, anziché essere semplicemente stampate.

Stiamo vivendo una fashion week decurtata delle presenze internazionali. Se doveste fare proiezioni per i prossimi mesi quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

La comunicazione diventerà sempre più virtuale e meno fisica. Noi crediamo fortemente alle azioni dal forte stampo tecnologico perché lo sentiamo affine al DNA KNT.

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