Faces: il maestro tatuatore Alex De Pase

Alex De Pase è uno dei maestri più quotati, specializzato nel tatuaggio realistico e nella ritrattistica. Inizia a tatuare per caso, da ragazzino infatti aveva la passione del disegno e in mano pochi rudimentali attrezzi del mestiere, ma anche un destino segnato: diventare non solo uno dei maggiori esponenti del tatuaggio realistico nel mondo, ma far entrare un percorso di studi dedicato al tatuaggio in una istituzione accademica. Tra gli ultimi progetti anche la creazione di una linea di sneaker di lusso di cui ci svela di più nella nostra conversazione.

Com’è nata la tua passione per il tatuaggio e la ritrattistica?

La mia passione per il tatuaggio è nata molti anni fa nel 1990, quando conobbi una persona piuttosto eccentrica e molto tatuata, che a sua volta tatuava, e che poi sarebbe diventata per me un mentore. Parliamo di anni in cui essere tatuati dava ancora molto scalpore e ti etichettava immediatamente come una persona poco raccomandabile, figuriamoci poi l’alone di mistero che aleggiava su chi i tatuaggi li faceva. Io ero un quattordicenne decisamente ribelle che andava controcorrente e al tempo stesso ero fortemente appassionato di disegno. Da questa amicizia è iniziata la mia avventura nel mondo del tatuaggio e non mi sono mai più fermato.



Mi sono accorto che nell’eseguire i primi ritratti provavo un’emozione enorme, dare vita a qualcosa di simile sulla pelle mi coinvolgeva in maniera assoluta. Da lì ho iniziato a dedicarmi esclusivamente a quello mettendomi come obiettivo di diventare tra i più conosciuti tatuatori al mondo per la ritrattistica a colori. La gratificazione che senti e il trasporto che hai quando fai qualcosa che realmente ti nasce da dentro è impagabile e al tempo stesso ti consente di raggiungere risultati davvero importanti.

Quali sono stati gli step fondamentali nella tua carriera?

Gli step fondamentali sono stati diversi in diversi momenti. Il primo è stato quando appunto ho deciso di dedicarmi alla ritrattistica a colori, decisione che ha segnato e dato il via alla mia. Poi un altro momento importante è stato quando sono stato inserito dal giornale storico del settore, la rivista americana “TATTOO”, tra i 10 migliori tatuatori al mondo. Questo mi ha dato una grande notorietà e l’anno successivo un’altra nota rivista del settore, “REBEL INK”, mi ha inserito nella lista dei 25 tatuatori più ricercati al mondo. Poi sarebbero davvero tanti i momenti significativi della mia carriera ma forse quello più importante è arrivato qualche anno fa quando il museo Macro di Roma mi ha conferito il titolo di artista contemporaneo, cosa del tutto inaspettata per il mondo del tatuaggio e da lì poi l’esposizione dei miei tatuaggi al museo M9 di Venezia. Infine, non ultimo, quello di realizzare una linea di sneakers luxury.



Com’è nato il progetto di calzature?

Tra le mie passioni c’è sempre stata anche quella per la moda e in particolare per le sneakers. Per diletto creavo dei progetti che raffiguravano proprio delle calzature tra l’elegante e lo sportivo. Cercavo di immaginare come avrei potuto dar seguito alla mia creatività e a come i miei tatuaggi potessero essere visti anche in altri ambiti e in particolare quello della moda. Quindi nei disegni che preparavo inserivo i tatuaggi che avevo fatto. Un giorno li mostrai al mio amico Kardif e insieme abbiamo deciso di concretizzare questo progetto, creando una linea di luxury footwear.



Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo creativo?

Non posso dire di aver mai avuto dei punti di riferimento ai quali ispirarmi per stimolare la mia creatività, la creatività secondo me è frutto della tanta curiosità, della voglia di rimanere affascinati davanti alla bellezza, davanti a qualcosa che è percepito come diverso. La curiosità secondo me è una fonte inesauribile di creatività, io sono sempre stato incuriosito da tutto e alimentando la mia curiosità sono poi arrivato a un mio modo personale di essere creativo.



Che personaggi vorresti portassero le tue sneaker e i tuoi tattoo?

Immagino che le nostre sneakers siano perfette per chi ama l’arte e il luxury, ma non sente il bisogno di esibirlo o di ostentarlo. Una persona dall’essenza estrosa e che ama la peculiarità dei dettagli, così come l’appeal strong del nostro stile.

Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


Luca Bosani, performer e investigatore del reale


La tua formazione? 

Nel 2009 mi sono diplomato presso il Liceo Scientifico Tecnologico, Ettore Majorana di Rho. Successivamente, nel 2012, ho conseguito una Laurea Triennale in Design degli Interni, presso il Politecnico di Milano. Nel 2013 ho frequentato la Foundation in Slade School of Fine Art di Londra e nel 2014 ho conseguito il Higher National Certificate in Fine Art presso il Kensington & Chelsea College di Londra. Nel 2015 ho frequentato il corso di Storia dell’Arte Contemporanea / Performance presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e infine nel 2017 ho conseguito un Master in Performance (Contemporary Art Practice), presso il Royal College of Art di Londra.

Progetti in cantiere?

Una live performance personale presso la San Mei Gallery a Londra a inizio Novembre 2020 e una performace collettiva presso l’Interior and the Collectors a Lione a Ottobre.
Inoltre, sto organizzando ‘NON-OBJECTS’ collettiva presso la galleria del Morley College a Londra, alla quale prenderanno parte artisti quali Rosie Gibbens, Tamu Nkiwane, Victor Seaward. Poi qualcosa di forte in Italia di cui non posso ancora rivelare i dettagli.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccolo ascoltavo le parole del mio professore di filosofia, da grande ascolto il mio istinto.

Regista, attore e attrice preferiti?

Kim Ki Duk, Rodolfo Valentino, Hari Nef

Pittore, scultore, architetto preferito?

Artemisia Gentileschi, Louise Bourgeois, Bruno Munari

Descrivi i diversi media che esplori, La sua Evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Partendo dalla performance, esploro, confondo e combino pittura, scultura e design della moda. La mia evoluzione stilistica è evoluzione di senso. Nelle forme e nei colori che sperimento, racchiudo idee e concetti che non si possono esprimere altrimenti. Dove sto andando? Dove altri non osano andare.

Perché sei un artista?

Ritengo che la parola artista non sia la più accurata per descrivere ciò che sono. Troppo carica e abusata. Preferisco ‘investigatore del reale’ o ‘esploratore di senso’. Non sono ciò che faccio ma credo fortemente in quello che sono. Rispondere al perché sono quello che sono è ardua impresa, certamente non posso essere altro.


Tommaso Ottomano, director e musicista


La tua formazione?

Sono autodidatta, ho imparato attraverso la sperimentazione, prima con la musica e poi con il video. Ho sempre preferito fare ricerca e “studiare” da solo senza per forza ricevere l’insegnamento di qualcuno. Credo che la scuola sia sicuramente un valore aggiunto ma non indispensabile. 

Progetti in cantiere?

Sono costantemente a lavoro su più progetti. A parte quelli che mi danno da vivere, questi ultimi 2 mesi mi sto muovendo per iniziare la produzione di due progetti personali che diventeranno poi delle video installazioni e che vorrei proporre l’anno prossimo.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Ho sempre ascoltato solo buona musica, di ogni genere, grazie soprattutto a mio padre. Sono cresciuto con dischi Dylan, Pink Floyd, Battisti, Battiato, Lolli, Velvet Underground, Beatles, Nick Drake… e continuo a scoprire nuove cose al loro interno. Negli ultimi anni invece sto facendo molta ricerca fra i nuovi artisti, soprattutto esteri, ma sono fan davvero di pochissimi artisti moderni.

Regista, attore, attrici preferiti?

Domanda a cui non posso dare una risposta definitiva perchè cambio costantemente idea a seconda dei giorni. Oggi direi David Lynch, John Malkovitch, Mariangela Melato, ma domani sicuramente ne direi altri. 

Pittore, scultore, architetto preferito?

Dali, Canova, Nanda Vigo


ANKKH, duo artistico composto da Kristofer ed Ektor, visual artists, Dj e performance art.


La vostra formazione?

La nostra formazione è iniziata dal momento in cui ci siamo incarnati su questo piano terrestre, abbiamo sempre avuto la passione per l’arte e lo spettacolo, con una sensibilità elevata abbiamo compreso prematuramente il nostro estro creativo. L’adolescenza l’abbiamo passata frequentando il liceo artistico per poi laurearci all’Accademia di Belle Arti di Bologna in pittura e arti performative. Ciò che più ci ha permesso di comprendere chi siamo è stato l’apprendimento delle discipline spirituali e olistiche (meditazione e rituali), il viaggio iniziatico a Londra e i clubs, lavorando per la scena underground di musica elettronica.

Progetti in cantiere?

Sono diversi i prossimi progetti essendo poliedrici: scatteremo con degli artisti dalle frequenze simili alle nostre, che esplorano varie tecnologie odierne, dalla 3D Art alla scultura futuristica con materiali inusuali. Uno di loro sarà _VVXXII. Nel frattempo ci stiamo focalizzando sulla musica che ci porterà ad esibirci live tra qualche mese. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccoli ascoltavamo il cantautorato italiano, così come le icone del rock e del punk, affascinati da quelle figure eccentriche e folli, come David Bowie e Peaches. Ora invece viaggiamo nella wave contemporanea hyper pop, avant music, gender fluid come Arca, Dorian Electra, FKA twigs, Ashnikko, Sophie, ShyGirl, Tommy Cash. Siamo amanti della techno e dell’acid house, genere che suoniamo, come Kettama, Zora Jhones, Bryan Kessler.

Descrivete i diversi media che esplorate, la loro evoluzione stilistica e verso dove state andando?

Abbiamo iniziato dipingendo a quattro mani, opere ad olio su pannelli di legno, e nel frattempo abbiamo imparato a cucire comprendendo il valore della moda, fino a scoprire la performance art che racchiudeva al meglio tutte le nostre qualità ed interessi. Così abbiamo portato il pennello dalla tela ai nostri visi, sviluppando il make up e diventando noi stessi i personaggi dei nostri quadri. Ora stiamo affinando l’aspetto musicale che completerà la rappresentazione totalitaria di quello che è il nostro concetto di esibizione live.

Pittore preferito?

Alex Grey, Alesandro Sicioldr, Agostino Arrivabene, HR Giger, Erial Ali.

Perché siamo artisti?

Siamo artisti perché abbiamo imparato ad incanalare l’arte e diventarne portatori, vogliamo utilizzarla come mezzo espressivo per poter sensibilizzare le persone, in particolar modo le nuove generazioni. L’arte permette di mostrare altri modi di essere, di comunicare dei messaggi, nostro caso sono improntati sul risveglio della coscienza. Siamo artisti perché non potremmo essere altrimenti ed il mondo ha bisogno di arte libera. Gli umani devono comprendere al meglio l’utilizzo della creazione, intesa sia come opera materica che di trasmutazione interiore.

Questo è Sedda: Manintown visita in anteprima il suo nuovo studio

Special content direction, production & interview Alessia Caliendo

Photographer Matteo Galvanone

Pittorico, surrealista e irriverente; con i suoi uomini impomatati, zoo antropomorfi e enormi balene Pietro Sedda è il primo tatuatore italiano a dare una forte impronta iconografica settoriale. Non c’è da meravigliarsi se i collezionisti del tatuaggio d’autore anelano il momento in cui il suo ago inciderà la propria pelle per un’opera che si esula da qualsiasi trend del momento ma destinata a restare eterna. Artista poliedrico negli ultimi dieci anni è riuscito a firmare anche oggetti d’arredo, ceramiche, collezioni moda e packaging di cosmetici. 

Manintown è il primo a visitare il suo nuovo studio che segna una tappa più intima dell’artista che si lega ad un contesto storico architettonico in contrasto con la precedente identità, ugualmente eclettica ma decisamente più underground.

Visitando il tuo spazio si percepisce un forte melting-pot di influenze culturali, variazioni sul tema e riferimenti stilistici che continuano a contaminare anche il tuo estro, sempre fedele alla propria identità ma in continua evoluzione. Come ama definirsi il Pietro Sedda del 2020 all’alba della sua nuova avventura?

Non amo le definizioni. Vivo nel flusso creativo giorno dopo giorno mirando ad una progettualità che renda i clienti felici di indossare o possedere la mia arte. Non ho alcun obiettivo in questo momento ma sicuramente sono molto fiducioso.

Un artigiano e ricercatore che approda di continuo in Oriente, nello specifico in Giappone. Quanto è stato difficile, per un cultore del viaggio, progettarlo e riprogettarlo nel pieno di una pandemia globale?

Sono molto affascinato dalla cultura orientale, più che dal punto di vista del tatuaggio, che non mi appartiene ma che apprezzo molto come estetica, quanto alla filosofia di vita. Ero in India poco prima che venisse proclamata la pandemia, e proprio questo ultimo viaggio mi ha dato la spinta per riprogettare gli spazi. Sono attratto dai colori vibranti, dall’opulenza e dalla minuziosità dei particolari e perché no magari ciò mi guiderà verso un mondo di tatuaggi a colori, così come agli esordi.

La pittura olandese del Seicento, le incisioni botaniche dell’Ottocento, Max Ernst, Giorgio De Chirico e i tuoi uomini baffuti in dieci, cento, mille varianti proprio come Lina Bo Bardi per Fornasetti, e ancora marinai d’altri tempi allo prese con lo studio della zoologia marina, come sei approdato ad uno stile del tutto unico e personale che ha fatto breccia nel cuore dei cultori sopraffini?

Tuttora non so darmi una spiegazione, la mia poetica ha avuto un effetto domino subendo costanti evoluzioni. Adesso ho sete di nuovo quindi staremo a vedere in quali visioni riuscirò ad esprimermi al meglio.

Gli smottamenti mondiali che stiamo vivendo hanno influenzato in qualche modo le tue creazioni o sei riuscito a tutelare il mondo onirico delle tue fantastiche visioni mantenendo la loro collocazione in un contesto atemporale?

Durante la quarantena mi sono rimboccato le maniche e ho disegnato, acquerellato, dipinto per la gioia dei miei collezionisti che non aspettavano altro. Le illustrazioni non hanno sentito minimamente il peso del blackout, anzi, è stato un momento utile per esularmi dedicato interamente alle mie riflessioni e alla mia arte.

Rosenthal, Gum, Fritz Hansen Pietro Sedda è un brand italiano che fa incursioni e incisioni nell’ambito dell’oggettistica, della cosmesi, dell’abbigliamento e dell’interior design. Quale altra fusione creativa ti piacerebbe sancire?

Non ho desideri particolari al momento ma voglio divertirmi ed essere costantemente stimolato. Approfondirei il tema delle ceramiche e non mi dispiacerebbe esplorare il mondo del food. Ecco un piatto gourmet mi manca!

Tattoo Art: se la pelle non è abbastanza

I tatuaggi sono sempre esistiti e la pratica di caratterizzazione indelebile del corpo umano con processi affini a tecniche artistiche grafiche come l’incisione affonda letteralmente le sue radici, o i suoi aghi, nella storia dell’uomo. Ogni civiltà, area geografica ed epoca vanta la creazione di tecniche e tecnologie diverse che, giusto per darci un’idea, spaziano cronologicamente dall’antico Egitto a oggi, passando addirittura dal più insospettabile Medioevo, quando i pellegrini cristiani si tatuavano sulle braccia i simboli religiosi dei santuari visitati.

Al giorno d’oggi e soprattutto nell’ultimo decennio, l’arte del tatuaggio si è gradualmente manifestata come mezzo espressivo preferito di molti artisti contemporanei, fino ad apparire in musei, gallerie e tra i top-lot delle case d’asta internazionali. 

Ma attenzione, per le sperimentazioni di questi artisti pare che la pelle umana sia diventata un limite e le loro creazioni abbiano iniziato ad invadere, ornare e animare oggetti e materiali di ogni genere. 

I marmi tatuati di Fabio Viale

Uno degli artisti più noti della scena nazionale e internazionale è sicuramente Fabio Viale, scultore classe 1975, che fino al 4 ottobre 2020 è il protagonista della mostra “Truly” curata da Enrico Mattei e realizzata con il sostegno della Galleria Poggiali nella città di Pietrasanta. In questa occasione la piazza del Duomo si è trasformata in un ideale scenario metafisico per i marmi tatuati dell’artista cuneese, legato alle cave della Versilia sin dagli esordi della carriera.

I suoi segni realizzati sulle sculture-icona della classicità sono riletture personali delle più attuali tendenze del tatuaggio, da quelli del mondo criminale e giapponese, ai nuovi orientamenti sudamericani e dei Trapper. 

Il David di Michelangelo, il Torso Belvedere, la Venere di Milo e il Laocoonte si vestono di una nuova lingua di segni Old Style che rende Fabio Viale un attento interprete della sensibilità dei nostri giorni. Questo dialogo tra antico e contemporaneo trova infine la sua massima espressione nell’opera inedita ispirata al Torso Gaddi, sulla cui superficie marmorea sono tatuati i noti motivi dello stilista Marcelo Burlon.

Le ceramiche di Luca Mamone 

Diversa invece l’esperienza di Luca Mamone, tattoo artist romano classe 1975 che dopo una lunga gavetta negli anni Novanta, nel 2000 apre lo studio Santa Sangre Tattoo nel quartiere San Lorenzo. Girato il mondo tra studi e convention internazionali, avvia l’attività della Santa Sangre Supply, una società di produzione di macchine artigianali per tatuaggio e nel 2012, con il socio Nello Rossini, fonda lo studio Grim Reaper Tattoo nel quartiere di Porta Portese a Roma.

Sebbene Mamone nasca come tatuatore, a quanto pare la pelle non è abbastanza per lui e il 28 febbraio 2020, appena prima del lockdown dovuto al diffondersi del Covid-19, inaugura presso lo spazio Contemporary Cluster di Roma “1000°”, la mostra di ceramiche tatuate curata da Giacomo Guidi e realizzata con la collaborazione di DRAGO. 

I venti pezzi in esposizione parlano un linguaggio ibrido che mixa l’iconografia e le tecniche di cottura della tradizione giapponese con forme classiche mediterranee, fino a dar vita ad un immaginario bestiario proveniente della cultura tatuatoria.

Roma, capitale dei tattoo artist

Se al tempo dei romani era nota come caput mundi, al giorno d’oggi Roma pare essere diventata la capitale dei tattoo artist. Ce lo conferma il ricco calendario di Contemporary Cluster, uno spazio dedicato alla fusione tra le varie espressioni creative della contemporaneità in cui spesso vengono esposte le opere di tatuatori che amano sperimentare la propria arte anche oltre il corpo umano. Prima di Luca Mamone infatti vi ha debuttato la collezione di ceramiche “Cilla Marea” create da Pietro Sedda per il noto marchio Rosenthal, mentre nel 2021 sono già in programma una mostra di design di Lupo Horiokami e una con le pitture di Michael Rasetti.

Trend tatuaggi: quali saranno i più ambiti del prossimo anno

Che siano colorati, in bianco e nero, in stile old school, astratti o realistici, i tatuaggi hanno sempre un grande fascino. Ma anche nel caso di qualcosa che resta per sempre impresso sulla pelle influiscono le mode del momento.

Trend tatuaggi 2021

La maggior parte delle persone ormai cede al fascino di fare almeno un tatuaggio, e spesso, sdoganata la paura del primo, si cede altre volte. Il tatuaggio ormai è uno status symbol, un linguaggio non verbale per mostrare e ricordare una parte della propria personalità, o per imprimere sulla pelle il ricordo di un momento importante della propria vita. Anche se la scelta dello stile, del soggetto e della parte del corpo è estremamene personale, anche la scelta di uno o tutte queste caratteristiche è influenzata dalla moda del momento. Ecco per voi i migliori trend per il 2021 in fatto di tatuaggi.

1 Dermal piercing e tatuaggi

Una tendenza che sta prendendo sempre più piede è quello di combinare piercing e tatuaggi in un’unica composizione. Su Pinterest, digitando le parole “dermal piercing” troverete migliaia di idee diverse, tutte caratterizzate proprio da uno o più piercing sulla pelle a decorare ulteriormente il tatuaggio. I dermal in particolare, essendo inseriti direttamente nella pelle ed avendo quindi una sola estremità visibile, si prestano molto bene a decorare ed impreziosire i tatuaggi. Fungendo da punti luce su dei fiori, per esempio. Per le amanti degli scintillii e dei piercing, oltre che dei tatuaggi è sicuramente un’idea da copiare.

2 3D Style

Altra tendenza del momento sono i tatuaggi tridimensionali. Quanto al soggetto la scelta è pressoché illimitata, la costante è però la rappresentazione talmente realistica da sembrare vera. I soggetti, che siano degli animali o degli oggetti, sembrano poggiati sulla pelle e sporgersi da essa, come se fuoriuscissero dal corpo. L’effetto wow è assicurato.

3 Linea singola

Se amate invece la semplicità e il minimalismo, l’idea vincente è un tatuaggio a linea singola. Sono caratterizzati da linee molto delicate che vanno a delineare solo alcuni contorni del soggetto che si è deciso di imprimere sulla pelle. Anche in questo caso vanno molto di moda animali e fiori, ma anche volti sia più realistiche, che più astratti.

Tattoo d’artista con Luigi Marchini

La storia di Luigi Marchini, classe 1972, è un mix tra genuina umanità e dedizione al suo lavoro, che ama e alimenta giorno dopo giorno con la stessa passione con la quale ha iniziato, oltre trent’anni fa. Dal lavoro con il padre alle lunghe serate passate con l’ago tra le mani sin dall’età di 16 anni fino ai suoi tangibili successi, in Italia ed Europa. 

La sua grande ispirazione arriva dagli intensi ed espressivi scatti di Gian Paolo Barbieri, maestro della fotografia di moda internazionale, con “Thaiti TatoosI e II edizione”, importanti volumi che lo avvicineranno alla cultura polinesiana, che lo sorprendono così tanto da diventare uno dei simboli della sua arte, tra storia e significati legati alle origini e alle credenze del popolo. 

Oltre 40 i premi ricevuti in campo nazionale e internazionale, vinti in categorie come “best in black” e “best tribal”, alcuni orgogliosamente esposti nella sua personale zona tatto dello studio insieme ad oggetti, stampe e tracce concrete del suo affascinante percorso. Una vetrina di vita che rispecchia il suo DNA. 

Il 12,8% della popolazione italiane è tatuata, specialmente gli adulti dai 18 ai 44 anni, in linea con la media europea. Spesso si tende, per scarsa conoscenza e giudizi affrettati, a sottovalutare il tatuaggio polinesiano vedendolo come un disegno geometrico statico, “copiato e incollato” sulla pelle senza conoscerne, tradizioni, principi e valori che, seppur lontani nel tempo, vivono tutt’oggi con un’aurea dal sapore intramontabile su migliaia di corpi in tutto il mondo, al di là delle tendenze del presente. Uno stile coraggioso dai tratti spirituali, profondi, introspettivi ed eterni. 

Offrire un’esperienza unica all’insegna della professionalità. Questo l’obiettivo principale di Luigi che ci spiega quanto importante e fondamentale sia per lui “mettere a proprio agio il cliente e farlo sentire accolto al meglio instaurando con lui un rapporto”. Le linee dei suoi tribali, maniacalmente precise, catturano l’attenzione di un pubblico ben variegato, tra cui personaggi dello spettacolo, cantanti e showgirl come Paola Barale.

Il suo primo studio nel capoluogo lombardo risale al 2004, poco più di dieci anni dopo, nel 2017, nasce Hive Tattoo Art Gallery, gioiellino d’avanguardia 250mq a pochi minuti dal centro di Milano (in via Pirano n.9). Un grande progetto, realizzato in società con Andrea Lanzi. Gli spazi di Via Pirano hanno la magia di far immergere il cliente in un altro mondo. Lo studio si divide in ben otto postazioni tattoo, una zona dedicata ai piercing, una vetrina dove tutti possono vedere la maniacale cura per l’igiene e la pulizia degli strumenti di lavoro usati, un corner dedicato al merchandising e, per finire, una vera e propria Galleria d’arte contemporanea.  

Marchini, con il suo team, seleziona accuratamente proposte di artisti emergenti che vogliono esporre le proprie opere. Il risultato è la nascita di un colorato, divertente e interessante percorso espositivo. 

Amanti o meno dell’arte del tatuaggio, non vi resta che fare un salto nello studio milanese per conoscere più da vicino la storia di Luigi e la tradizione polinesiana che si respira tra colori, forme e suoni al suo interno.

®Riproduzione riservata

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