The new male wardrobe

Essentials che non possono mancare in nessun armadio maschile (tra gli altri blazer, completi, pantaloni dall’aplomb sartoriale, camicie fantasia), capi in nuance brillanti – dal verde acqua al malva, all’arancione – o impreziositi da applicazioni elaborate, per conferire un twist inedito all’outfit di turno, accessori vezzosi, su tutti il foulard legato al collo. Nell’editoriale scattato per MANINTOWN dai fotografi Giovanni Gori e Andrea Aldrovandi, i pezzi chiave delle collezioni menswear di maison storiche e designer emergenti, da Zegna ad Emporio Armani, passando per Corneliani, N°21, Antonio Marras, Marsēm, Matteo Lamandini, Giordano Mercante.

Antonio Marras men
Sacha and Bar wear total looks Antonio Marras

Corneliani collezioni
Sacha wears total look Corneliani

Zegna 2023
Alexandre wears total look Zegna

N°21 uomo collezioni
Alexandre wears total look N°21

Hevò brand
Alexandre wears total look Hevò, bandana stylist’s own; Bas wears total look Giordano Mercante, glasses SNOB Milano

Credits

Photographers Giovanni Gori and Andrea Aldrovandi for Total Black (www.total.black)

Stylist Stefano Guerrini

Stylist asssistants Lorenzo Iacobone, Evelyn Fogar

Casting director and producer Laura Stella Motta INSTAGRAM @laura_stella_motta

Make-up artist and hair stylist Rossano Fasano INSTAGRAM @rossanofasano

Models Sacha Benoit @The Lab Models, Alexandre Valotto @United For Models, Bas Laduc @Independent Management

Nell’immagine in apertura, Sacha indossa total look Marsēm, bandana stylist’s own; Alexandre indossa total look MTL Studio by Matteo Lamandini, orecchini model’s own

‘Extinction’, guerre e impoverimento culturale al centro della mostra di Max Papeschi

Dallo scorso 19 gennaio la Fondazione Stelline, storica istituzione meneghina radicata nel cuore della città, accoglie il primo capitolo del nuovo progetto artistico di Max Papeschi, autore che, dall’approdo nel mondo dell’arte contemporanea, nel 2008, si è imposto come uno dei nomi più influenti e prolifici della scena nazionale (e non solo), realizzando oltre sessanta personali e prendendo parte a cento mostre collettive in numerosi paesi e sedi, dall’hub culturale WeGil, a Roma, all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, dalla Gama Gallery di Istanbul al parigino Point Éphémère.

Max Papeschi
Extinction. Chapter one

On show fino al 19 febbraio, Extinction (questo il titolo dell’esposizione, nata dalla collaborazione con Flavia Vago e AIIO) rappresenta il primo capitolo di un racconto in tre atti volto a sviscerare, in luoghi e tempi diversi ma sempre in chiave ironica, quasi parodistica, gli aspetti più assurdi della civiltà contemporanea, mettendosi idealmente nei panni di un archeologo del futuro che estrapola dai suoi scavi “messaggi terrestri originali”, esattamente com’è avvenuto, secoli fa, per popoli antichi come Aztechi o Cretesi, di cui si hanno tuttora poche informazioni certe.
Nel caso specifico, l’indagine dell’artista riguarda due tematiche assai stringenti, la guerra – tornata a devastare, nel 2022, il territorio europeo – e l’impoverimento culturale che caratterizza la nostra epoca.

Max Papeschi mostra Milano
La locandina della mostra

Un’esposizione immersiva, tra sculture in terracotta e videoinstallazioni frutto dell’AI

Max Papeschi artista
Le sculture che compongono l’opera Zwergen Dämmerung

La grande mostra-installazione, all’interno del palazzo di corso Magenta, presenta il lavoro dell’autore milanese in un’inedita versione “tridimensionale”, immersiva. Protagoniste assolute, 54 sculture in terracotta e quattro videoinstallazioni frutto dell’intelligenza artificiale, che giocano sul sottile confine tra vero e falso, rendendo la stessa comunicazione un’opera d’arte a tutti gli effetti, integrata nell’exhibition. Le prime compongono l’installazione Zwergen Dämmerung (traducibile come “crepuscolo dei nani”), decine di statue alte 1,80 metri, nelle quali le teste di banali nani da giardino vengono innestate sui corpi del celeberrimo esercito di terracotta, una delle principali scoperte archeologiche del XX secolo, rinvenuto nella tomba del primo imperatore Qin Shihuang, vicino Xi’an, in Cina.

Max Papeschi opere

Papeschi l’ha concepita come una sorta di fermo immagine della temperie odierna, che cristallizza le due grandi questioni sopracitate, guerra e immiserimento della cultura, che oltre a smentire l’idea di fine della storia teorizzata, a suo tempo, dallo studioso Francis Fukuyama, proiettano sull’umanità l’ombra lunga di un altro devastante conflitto mondiale. Figure (definite, nel comunicato della mostra, «cariatidi antitetiche») che mescolano irrimediabilmente alto e basso, esprimendo anche un ulteriore tipo di distruzione, quella provocata dall’impoverimento culturale generalizzato, perché come sosteneva già Karl Kraus «quando il sole della cultura è basso all’orizzonte, i nani hanno l’aspetto di giganti».
Le videoinstallazioni, invece, suggellano l’excursus espositivo con Snow White Overdrive, che sfrutta i processi elaborativi dell’intelligenza artificiale AIIO per mostrare forme differenti delle opere.

Il mix di tecniche, ispirazioni e linguaggi espressivi definisce un’atmosfera incantevole e spaventosa al tempo stesso

Il filo conduttore dell’operazione è di stampo chiaramente cinematografico. L’art direction di Flavia Vago, in tandem con l’allestimento scenografico di Giovanni Musica, prende spunto da Alien; il percorso si configura così come un viaggio alla scoperta di una dimensione ignota, proprio come nel capolavoro sci-fi di Ridley Scott. Il light design, che ricorda l’interno dell’astronave del film, e il sound design, realizzato a partire dal suono originale di alcuni pianeti del nostro sistema solare, fanno sprofondare il visitatore in un’atmosfera onirica, surreale eppure tremendamente familiare, provocando a un tempo incanto e atterrimento.

Per stabilire un link con la sua produzione precedente, composta da collage digitali – qui totalmente assenti, Papeschi ricorre a medium espressivi per lui inediti, opposti: da una parte, l’arte classica, nel caso in questione la terracotta, con cui ha plasmato l’esercito di gnomi; dall’altra, dati digitali per loro natura smaterializzati, impalpabili, che danno vita ad artwork 3D in computer animation, rielaborati da AIIO grazie alla collaborazione con Michele Ronchetti.

Max Papeschi 2023
Max Papeschi con le sculture esposte alla Fondazione Stelline

Extinction. Chapter one, spiega la curatrice, è «diffondere, attraverso l’arte, la cultura della pace e il rispetto dei diritti umani»

L’obiettivo «ambizioso e potente» del progetto, sostiene la curatrice, Stefania Morici, è quello di «diffondere il più possibile, attraverso l’arte, la cultura della pace e il rispetto dei diritti umani». Extinction. Chapter one, spiega, «affronta il tema dell’estinzione della razza umana e dei rischi reali che stiamo correndo, evidenziando i paradossi e la complessità del nostro vivere, i punti deboli delle società moderne. Un incubo collettivo dal quale Papeschi ci esorta a uscire e ribellarci, mettendoci davanti a scenari futuri e lanciando un monito sul nostro avvenire. Un invito alla consapevolezza e a un cambio reale di direzione».
La mostra, organizzata da Fondazione Stelline e Arteventi, è patrocinata dal Ministero della Cultura, da Regione Lombardia e da Comune di Milano. È stata realizzata grazie un network di partner importanti, tra i quali MI Hub Agency, il main sponsor ArTI, Gobbetto Resine e Relco.

MAX PAPESCHI. EXTINCTION | CHAPTER ONE

A cura di Stefania Morici

20 gennaio – 19 febbraio 2023

Orario: martedì – domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì)

Ingresso gratuito

Fondazione Stelline, c.so Magenta 61, Milano

Info: [email protected] | stelline.it

Nell’immagine in apertura, una veduta della mostra Extinction. Chapter one, allestita alla Fondazione Stelline di corso Magenta

Aurora Ruffino e Caterina Shulha, protagoniste di ‘Blackout – Vite sospese’

Nella nuova digital cover di MANINTOWN sono ritratte, insieme, due talentuose, bellissime attrici italiane, che di recente hanno condiviso il set della serie Blackout – Vite sospese, dal 23 gennaio su Rai1: Aurora Ruffino e Caterina Shulha.

Blackout Rai attrici
Caterina Shulha (left): dress DAVII; Aurora Ruffino (right): dress Gianluca Saitto, boots Giuseppe Zanotti

La prima, amata dal pubblico per i ruoli interpretati in tanti, fortunati serial e film (tra gli altri Braccialetti rossi, I Medici, Un passo dal cielo, Noi, Bianca come il latte, rossa come il sangue), per l’occasione, ci ha parlato dell’intenso rapporto che si è creato col suo alter ego sullo schermo, Lidia («attraverso una fase di trasformazione in cui, come lei , sto capendo che devo contare solo su me stessa. Quei vuoti che sentiamo tutti, non li può riempire nessuno se non noi stessi»), dell’esperienza sul set con Alessandro Preziosi, di malattia mentale, un tema che la sta molto a cuore; e ancora, dell’importanza assoluta dell’empatia, specie per i bambini, e del sottile confine tra strumentalizzazione e sensibilizzazione: «Alcuni affrontano i propri problemi cercando compassione. Cercano amore impietosendo le persone. Non mi appartiene, la sofferenza non andrebbe mai sfruttata».
Per leggere l’intervista con Aurora Ruffino, cliccate qui.

Aurora Ruffino stile
Dress Gianluca Saitto

Aurora Ruffino Venezia
Upcycling coat Simon Cracker

Due attrici bellissime, volitive e impegnate (anche) fuori dal set

La seconda è un volto noto al pubblico per i ruoli interpreti in numerosi film e serie di rilievo, dal recente The Land of Dreams a Tutta colpa di Freud, da L’uomo del labirinto a Nero a metà.
Nell’ampia conversazione che potete leggere nell’articolo dedicato, tocca molteplici argomenti, dal ruolo interpretato nel nuovo serial Rai (riguardo le parti interpretate, si ritiene fortunata perché «ho avuto la fortuna di interpretare ruoli diversissimi tra loro. Questo mi porta a staccarmi da quella che sono io. È divertente») ai pregiudizi con cui ha a che fare in quanto (giovane) madre di tre bambini, rispetto ai quali dice che «dovremmo imparare a vivere senza ascoltare le opinioni altrui e, soprattutto, senza dare giudizi né consigli agli altri su come vivere».

Si è poi soffermata sullo sforzo per far conoscere alle persone la reale situazione del suo paese d’origine, la Bielorussia («grazie anche al mio lavoro posso raccontare e informare. È il minimo che possa fare”), sulla spinosa questione delle molestie nel settore dello spettacolo, sul piacere che prova nel tornare sui set come modella, anche se, precisa, «preferisco recitare: è più liberatorio e hai una voce da usare».
L’intervista completa al link https://manintown.com/caterina-shulha/2023/01/23/

Caterina Shulha Venezia
Top and coulotte VI VALENTINA ILARDI, skirt Gilberto Calzolari

Caterina Shulha serie
Dress Maison Laponte, boots Giuseppe Zanotti

Blackout vite sospese
Aurora Ruffino (left): top Gianluca Saitto, knitted skirt Drumohr, boots Giuseppe Zanotti; Caterina Shulha (right): body Not After Ten by Veronica Ferraro, knitted skirt Drumohr, boots Giuseppe Zanotti

Credits

Talent Aurora Ruffino, Caterina Shulha

Photographer Davide Musto

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Styling assistant Antonietta Ragusa

MUA Francesca Giulini @Cotril (per Aurora Ruffino), Vanessa Forlini @Making Beauty Management (per Caterina Shulha)

Hair Christian Vigliotta @Making Beauty Management

Press office Lorella Di Carlo

Nell’immagine in apertura, per Caterina Shulha abito DAVII; per Aurora Ruffino abito Gianluca Saitto, scarpe Giuseppe Zanotti

Will: da Sanremo Giovani al palco dell’Ariston

Will dopo aver superato con successo la finalissima di Sanremo Giovani con il brano “Le cose più importanti”, sarà grande protagonista dal prossimo 7 Febbraio al Festival di Sanremo 2023 e presenterà il brano “Stupido”. Il giovane artista che negli ultimi anni è riuscito a conquistarsi con costanza e determinazione un posto nella scena musicale contemporanea italiana si prepara così a calcare per la prima volta l’ambitissimo palco dell’Ariston tra i Big della canzone italiana. 


Will al secolo William Busetti, è una delle penne più originali, fresche e carismatiche della nuova scena pop urban contemporanea, una vera e propria icona che a poco più di 20 anni si è fatto notare con la sola forza della sua musica e delle sue parole. Il suo mondo è intriso di autentica verità, una dimensione sincera in grado di raccontare la realtà delle piccole cose con una spontaneità disarmante, rivelando quell’anima cristallina del vivere quotidiano che solamente un cantautore è in grado di cogliere. Un giovane artista estremamente versatile e capace di muoversi con fluidità tra differenti generi e stili pur conservando la sua unicità. Attraverso una ricerca musicale, mai scontata e prevedibile, il sound, lo stile e i testi di Will sono ormai assolutamente riconoscibili nel panorama italiano.

“Stupido” che sarà presentato per la prima volta proprio sul palco dell’Ariston uscirà nella settimana del Festival su etichetta Capitol Records (Universal Music Italy).


“Stupido è un brano in cui tutti si possono ritrovare – dichiara Will – molti di noi è infatti capitato almeno una volta nella vita di sentirsi stupidi, facendo delle cose stupide anche per amore. Il tema principale di stupido ruota attorno alle molteplici declinazioni e sfaccettature dell’amore, inteso nella sua accezione più universale. Il brano racconta di storie e intrecci d’amore in cui ci siamo persi e ritrovati, quell’amore che, proprio per le emozioni di cui ti nutre in alcuni momenti della giornata quando ti fermi a pensare ti fa sentire piccolo e in altri ti fa sentire un gigante.

E ancora : “Sono felicissimo e orgoglioso di poter portare ad un pubblico così ampio la mia musica, grato alla commissione che ha creduto nel mio progetto consentendomi di realizzare un sogno che mai avrei pensato potesse realizzarsi. Spero che Stupido possa emozionare arrivando al cuore di tantissime persone, non vedo l’ora di poter vivere il vortice delle emozioni di questo Sanremo 2023”

Grazie alla partecipazione al prossimo Festival Will prosegue così il suo nuovo percorso artistico e personale, la naturale evoluzione pop di un giovane fuoriclasse della musica che ha trovato la sua vera identità: un musicista estremamente talentuoso che è riuscito in poco tempo a mostrare la sua vera essenza, svelando le fragilità che anche un giovane ragazzo può incontrare. Un percorso raro di estrema sensibilità in cui l’artista è riuscito ad aprire il suo cuore, la sua mente e la sua musica, come pochi altri alla sua età, verso ulteriori orizzonti sonori in cui l’attitudine pop abbraccia sapientemente il mondo urban. In bocca al lupo Will!

Latorre A/I 2023, il sartoriale italiano incontra la poliedricità di New York

Da un lato, un marchio che, mantenendo ben salde le radici nel territorio dove tutto è cominciato nel 1965, la Valle d’Itria, ha saputo rendere il suo nome sinonimo di sartorialità e ben vestire squisitamente italiani; dall’altro le mille anime della città che non dorme mai, quintessenza del melting pot, in cui convivono persone di ogni età, etnia, religione e gruppo sociale, con tutto il corollario di codici vestimentari, colori e influenze – spesso allegramente mescolate tra loro – che da questo deriva.

Latorre collezione 2023
Latorre A/I 2023-24 (ph. by Xin Hu)

Latorre, anche per la prossima stagione fredda, continua il suo percorso di espansione, che lo spinge a ricercare sempre nuovi stili e fonti d’ispirazione per le collezioni del brand, facendo perno immancabilmente sul saper fare artigiano, su quell’eccellenza della confezione nostrana che ha decretato la fortuna della moda tricolore. Nel caso dell’Autunno/Inverno 2023-24, si è scelto di trasferire i cardini della sartoria in una dimensione inedita, esportando – idealmente – la sofisticatezza del Made in Italy, ibridandola con spunti, culture, concetti disparati.

Quattro categorie di stile ispirate ad altrettanti luoghi simbolo di Manhattan

L’approdo di un simile viaggio stilistico non poteva non essere la Grande Mela. Le quattro categorie della collezione, infatti, guardano alle principali aree di Manhattan, quartieri che solo a nominarli evocano il fascino indissolubile della metropoli americana, brulicanti di vita e suggestioni (anche) modaiole. Si tratta, nello specifico, di Central Park, Wall Street, Times Square e Little Italy.

Latorre brand
Latorre A/I 2023-24 (ph. by Xin Hu)

La prima si rifà al polmone verde di New York, l’enorme parco rifugio quotidiano di pedoni, ciclisti e runner. La palette cromatica risulta dunque attenuata, ad evocare le sfumature della vegetazione che ne definisce il paesaggio. Il fit è rilassato, i tessuti sposano i precetti dell’ecosostenibilità, tra lane vergini prive di prodotti chimici e uso di tinture naturali.

Wall Street riprende – ed esalta – i look curatissimi dei businessmen e finanzieri newyorchesi, entrati nell’immaginario collettivo grazie a diverse pellicole di successo, su tutte l’omonimo film di Oliver Stone del 1987, che valse a Michael Douglas l’Oscar come miglior attore protagonista. La qualità di completi e materiali, tutti dal gusto classico, strettamente legati alla tradizione tailored italiana, è irreprensibile, frutto di un’attenzione meticolosa a lavorazioni e dettagli. La tavolozza dei colori è improntata alla sobrietà, prevalgono le nuance del grigio, nero e blu.

Latorre abiti
Latorre A/I 2023-24 (ph. by Xin Hu)

Times Square trasla nel ready-to-wear della griffe il mix di spettacolo, luci e movimento che, da sempre, identifica una delle piazze più affollate e vivaci al mondo. I suit della linea ne rispecchiano l’esuberanza: sono quelli delle grandi occasioni, perfetti per cerimonie e feste con le loro cromie accese, marcate, nobilitate da filati preziosi, finemente lavorati.

Cura maniacale dei tessuti, trattamenti ad hoc e comfort, i must dell’A/I di Latorre

In Little Italy, invece, spiccano giacche dai toni vivaci e dagli accenti ricercati, per una parte di collezione colorata e allegra, proprio come il quartiere cui è dedicata. I tessuti, al solito, garantiscono alte prestazioni e comfort, grazie ai volumi morbidi dei modelli. 

Latorre completo
Latorre A/I 2023-24 (ph. by Xin Hu)

Ad accomunare le quattro categorie stilistiche, la cura maniacale riservata al trattamento dei tessuti, che tra filati impermeabili e antipiega, non temono confronti. Sono pensati per un cliente raffinato e cosmopolita, sempre in movimento, che si sposta velocemente nelle strade metropolitane, senza mai derogare a quello che, per il brand, è un autentico mantra, ossia la comodità assoluta delle proposte, conditio sine qua non per outfit che risultino inappuntabili in qualunque contesto, dall’ufficio all’aperitivo, dall’appuntamento di lavoro all’evento serale.

Latorre uomo collezione
Latorre A/I 2023-24 (ph. by Xin Hu)

Un allestimento speciale per dare risalto alla ricercatezza dei capi del brand

Latorre showroom
Lo speciale allestimento per la collezione A/I Latorre; arredi Robertaebasta, candele WoodWick (ph. by Xin Hu)

A dare (ulteriore) risalto alla pregevolezza di una collezione composita, distinta, che invita a saggiare consistenze, pesi e texture di ogni singolo pezzo, oltre che ad osservare attentamente pattern, colorazioni, trame tattili per cogliere i rimandi allo scenario urbano di Manhattan, è stato lo speciale allestimento dello showroom Latorre che, nella serata di martedì 17 gennaio, ha fornito la cornice ideale ai capi A/I 2023-24 del marchio. Protagonisti del setup curato dal designer Alfredo Fabrizio, gli arredi d’autore della galleria Robertaebasta, immersi in un’atmosfera resa ancor più suggestiva dalle candele WoodWick; il tutto accompagnato da una wine experience nel segno di bollicine e bianchi d’eccezione, firmati rispettivamente Foss Marai e Cantine Pellegrino 1880. A fornire altri dettagli e “coordinate” del nuovo guardaroba Latorre, infine, sono stati gli stessi titolari dell’azienda: alcuni passaggi dell’intervista nel video che segue.

Alcuni degli ospiti intervenuti alla serata ospitata nello showroom Latorre: Massimo Pozzi Chiesa e Joaquin Morodo; la famiglia Latorre; John Richmond; Raffaele Panizza (ph. by Xin Hu)

Video by Vincenzo Traettino

Credits

Photographer Xin Hu

Videomaker Vincenzo Traettino

Nell’immagine in apertura: capi della collezione A/I 2023-24, protagonisti dello special setup allestito nello showroom milanese del brand, in via Manzoni

MANINTOWN e Collectible Dry celebrano lo speciale The Gender Issue alla galleria Colla

Durante la fashion week maschile appena conclusasi, Colla (tra i place to be più rappresentativi del fermento culturale di Nolo, quartiere milanese che vanta una scena culturale vivace, costantemente in fieri) ha ospitato un evento decisamente sui generis, dedicato a The Gender Issue, numero speciale nato dalla collaborazione inedita tra MANINTOWN e Collectible Dry, che affronta il tema – oltremodo attuale – dell’estetica genderless e, in generale, dell’identità di genere.

Raffaele Greco artista
Un momento della performance di Raffaele Greco alla galleria Colla (ph. courtesy Colla)

Un evento speciale che fonde moda, editoria e ricerca artistica

Una serata all’insegna della (prolifica) commistione tra editoria e ricerca artistica, in linea con la direzione intrapresa dalla galleria di via Pietro Crespi, nata, come spiegano i fondatori, «dall’esigenza di avere uno spazio dove condividere idee, ampliare il nostro network, poterci esprimere al di fuori dei nostri lavori commerciali. Colla Super si pone come un collante culturale, sostanza tenace, capace di contaminare e lasciarsi contaminare». La struttura, proseguono, «vuol essere malleabile per ogni artista che la personalizza ad hoc, l’idea è allestire una mostra e di conseguenza un evento di opening ogni 2-3 settimane, noi vogliamo esserci dal lato curatoriale, cercando di adottare formati per la vendita non convenzionali».

Colla Super Milano
La galleria di Nolo durante l’evento targato MANINTOWN e Collectible Dry (ph. courtesy Colla)

Ad animare l’appuntamento voluto dalle due riviste, la performance dell’artista Raffaele Greco. Originario di Giarre, l’autore, nonostante la giovane età, può vantare un curriculum artistico di prim’ordine. Laureato all’Accademia di belle arti di Brera, nel 2018 ha aperto Studio Scalzo, iniziando a collaborare con altri colleghi e curatori, mentre l’anno seguente è stato premiato dalla biennale d’arte di Monza per l’opera Quiescenza. Ora si divide tra Milano e Catania, perfezionando una pratica che lo vede ricorrere a diversi medium espressivi, su tutti videoarte, pittura, performance.

Strumenti di distruzione di una cultura, l’opera di Raffaele Greco in scena da Colla Super

Il suo lavoro, precisa, «nasce da interessi su questioni antropologiche, territoriali e paesaggistiche. Parte dall’osservazione di come un immaginario collettivo è modellabile tramite simbologie culturali e avvenimenti concreti, diretti sul reale. Per la composizione formale ed estetica utilizzo un approccio sia metafisico, stimolato da gusti personali, che accidentale, ovvero fatti concreti di cose realmente accadute. Cerco una rimodulazione di avvenimenti intrecciandoli con leggende che hanno da sempre alimentato le nostre culture, cercando di leggere tutto un insieme che mobilita assetti sociali e popolari, protagonismi e antagonismi. La finzione, l’interpretazione, la narrazione e la rappresentazione, si confondono, si mischiano come nella realtà che non ha trame, non ha scopi, non ha senso».

The Gender Issue Manintown Collectible Dry
Ospiti della serata sfogliano gli issue passati dei magazine (ph. courtesy Colla)

Greco descrive così l’opera presentata da Colla Super, intitolata Strumenti di distruzione di una cultura: «Una video installazione, più una disposizione di strumenti, diventa scenografia di un atto performativo. Una lettura tri-attica che evoca le basi teoriche di una ricerca artistica sospesa sui confini sfumati tra teatro e arti visive. Strumenti di distruzione di una cultura è un lavoro di ricerca attitudinale alla performance. Gli oggetti esposti in galleria sono ferme decorazioni, superflue, di una cornice fashion e sterile. Sono oggetti evocatori di movimento, speranzosi di rottura».

Un intervento artistico impattante, articolato, che ben rispecchia la volontà, comune a entrambi i magazine, di andare oltre etichette e paletti rivelatisi del tutto superati, vetusti, per abbracciare un approccio sincretico, aperto a una molteplicità di idee, suggestioni e, appunto, linguaggi espressivi.

Nell’immagine in apertura, un momento della performance di Raffaele Greco alla galleria Colla, per l’evento di lancio dello speciale The Gender Issue

Flow(ers), la capsule di Faliero Sarti che esalta la “straordinarietà” dei fiori

La bellezza per sua natura effimera, delicata, essenziale, spesso (ingiustamente) trascurata dei fiori – anche i più semplici – che arricchiscono da sempre le nostre abitazioni, diventa ora protagonista di una speciale capsule collection, che ne trasferisce le vivide nuance sulle superfici ultralight, praticamente impalpabili di sette maxi foulard, ideali per regalare un tocco artsy all’outfit di turno, oppure alla propria casa.

Faliero Sarti capsule collection 2023
Un dei sette maxi foulard della capsule collection (ph. courtesy of Francesco Dolfo)

A firmare gli accessori in questione, dalle dimensioni importanti (185 cm x 135 cm) e realizzati in una mischia di modal e seta, è Faliero Sarti, storico marchio italiano specializzato proprio nella creazione di sciarpe sui generis, che uniscono savoir-faire, estro artistico e sostenibilità.
La direttrice creativa del brand, Monica Sarti, è infatti rimasta colpita dagli scatti della serie fotografica Flow(ers), opera del fotografo di origini friulane Francesco Dolfo, ed ha deciso di selezionarne alcuni per arricchire le stole della griffe.

La serie fotografica di Dolfo incontra il savoir-faire e l’estro dello storico marchio di sciarpe

Autore tra i più conosciuti – e apprezzati – del panorama artistico nazionale (ha collaborato con i pesi massimi dell’editoria, dell’architettura e del settore luxury, compresi – fra i tanti – Dior, Gucci, Luxury Living Group, Acqua di Parma, AD, Elle Decor, Vogue Living), ha intrapreso da anni una ricerca focalizzata, appunto, su quella che si potrebbe definire la “straordinaria ordinarietà” dei fiori, arricchendola notevolmente durante il periodo del lockdown.

È stato allora che Dolfo, costretto – come tutti – a passare la quasi totalità del tempo chiuso fra quattro mura, ha scelto di tramutare la (forzata) intimità domestica in un elogio appassionato, colorful dell’effimero, dell’ordinario, ricorrendo a una sorta di parafrasi floreale. Le corolle di papaveri islandesi, dalie e anemoni si sono rivelate, così, il soggetto migliore per un’operazione tesa a scovare, e celebrare, la bellezza discreta (ma non per questo trascurabile) che punteggia la vita quotidiana di ciascuno, e che attraverso l’obiettivo del fotografo diventa qualcosa di prezioso, raro.

L’approfondimento, la voglia di andare oltre l’apparenza accomuna il lavoro di Dolfo alla visione del brand, per cui ogni sciarpa non è un “semplice” accessorio dal tessuto pregevole, bensì un oggetto intimo, che avvolge, quasi abbraccia chi sceglie di indossarlo, restituendogli il senso di una sensualità tanto confortevole quanto stilisticamente raffinata.
I foulard della capsule saranno in vendita dal 27 gennaio nelle boutique Faliero Sarti, in selezionati negozi multibrand e sull’e-commerce ufficiale falierosarti.com/it.

Nell’immagine in apertura, una delle sette stole della collezione Faliero Sarti X Francesco Dolfo (ph. courtesy of Faliero Sarti)

In diretta da Pitti Uomo: il menswear italiano di Cruna

Il brand Cruna, fondato a Vicenza nel 2013 da Alessandro Fasolo e Tommaso Pinotti, possiede valori molto chiari, che gli stanno consentendo una crescita rapida e virtuosa. I pilastri del successo del marchio sono la produzione, rigorosamente Made in Italy, e la filiera corta, garantiti dalla collaborazione con i laboratori storici della tradizione manifatturiera veneta, uniti a design innovativi ma rispettosi dei codici della cultura stilistica italiana, e all’utilizzo esclusivo di materiali pregiati.
Un progetto autentico che parte dal pantalone, cardine dell’abbigliamento maschile, e si sviluppa su una collezione total look interamente Made in Italy, imperniata sullo sviluppo rigoroso di capispalla e maglieria, a comporre l’anima di un brand dalla fortissima identità, che ha il raro pregio di rompere gli schemi e guardare al futuro senza esasperazioni.

La collezione uomo Fall Winter 2023 compie un ulteriore passo verso l’orizzonte dello stile maschile contemporaneo e dell’elevated casual. Un’evoluzione accompagnata dalle atmosfere 60’s dei jazz club e dalle note di Miles Davis. Classe, sofisticatezza, conoscenza e relax, i pilastri di un contesto nel quale l’uomo Cruna si sente profondamente a suo agio, come ci racconta Alessandro Fasolo, uno dei due fondatori.

Cruna brand
Ritratto dei founder di Cruna: Tommaso Pinotti (a sinistra) e Alessandro Fasolo

“La supply-chain di Cruna si sviluppa in un territorio di circa 100 km”

Cosa significa nel 2023 progettare e presentare al mercato collezioni puramente Made in Italy, quali sono le implicazioni positive e quali le eventuali difficoltà?

Trasferire nel prodotto il valore del know-how e le competenze del Paese sono, da un lato, garanzia di qualità per i nostri clienti, dall’altro motore di sostenibilità per le realtà artigianali del nostro territorio. La supply-chain di Cruna si sviluppa in un territorio di circa 100 km, principalmente nel Veneto, tra Verona e Treviso, passando per i Colli Berici.

Abbiamo, negli anni, sviluppato e consolidato un network di fornitori di materie prime e laboratori, per poter gestire da vicino il processo end-to-end. Così le nostre collezioni vengono sviluppate a quattro mani, in sinergia coi migliori produttori di tessuto italiani, e selezionando accessori di qualità, che consentono di rendere curati e distintivi i nostri capi. Le implicazioni positive sono, in questo senso, la possibilità di gestire da vicino la filiera produttiva, incrementando visibilità e tracciabilità del prodotto, elementi essenziali per rispondere alle domande dei clienti che, oltre a voler sapere dove viene confezionato un capo, sono sempre più interessati a come viene realizzato, con quali materiali.

Produrre in Italia significa, inoltre, non essere esposti alle complicazioni che le logistiche internazionali hanno subito dall’avvento della pandemia ad oggi, mantenendo maggiore flessibilità e potendo garantire un migliore livello di servizio. Tutto questo chiaramente ha un costo che, proprio negli ultimi mesi, la crisi energetica ha incrementato e, unitamente alle recenti volontà di rientro in Italia delle produzioni di molti premium-luxury brand, ha visto l’acuirsi della competizione supply-side.
Tuttavia, la nostra posizione, consolidata negli anni, e le relazioni costruite con i nostri partner ci consentono di continuare a presidiare aree produttive di valore, garantendo alla clientela prodotti dalla qualità impeccabile, con elevato value-for-money.

“Attenzione alla qualità, dedizione nel processo di sviluppo-realizzazione, know-how artigianale: Cruna è la sintesi di tutto questo”

In quali paesi ha maggior valore la certificazione Made in Italy? È un fattore che sul vostro segmento cambia le carte in tavola?

Credo che il Made in Italy sia percepito come elemento di valore ovunque. Il nostro è il paese dell’eccellenza della creatività e della manifattura, le 3F del suo lusso (Fashion, Furniture, Food) sono riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. La creatività e l’esperienza presente in Italia sono driver formidabili per trasferire al cliente il valore del prodotto, il sapore della nostra cultura artigianale.
Cruna rappresenta la sintesi di tutto questo: l’attenzione alla qualità, la meticolosa dedizione nel processo di sviluppo-realizzazione, il know-how artigianale.

Cruna collezione
Un dettaglio della collezione FW 23

“Abbiamo lanciato il progetto Studio con l’intento di reinterpretare l’activewear in chiave urbana, cosmopolita e sofisticata”

Cruna è un marchio giovane ma che evolve ogni stagione, quali sono le innovazioni della collezione FW23 che presentate a Firenze?

La collezione Fall/Winter 2023 si caratterizza per l’ampliamento della gamma di categorie merceologiche, per cui i look, partendo dal pantalone, vengono completati da Tribeca e Mayfair, rispettivamente giacche monopetto e doppiopetto, e dal cardigan Dumbo a costa inglese, contemporaneo e senza tempo. Columbia, la camicia botton-down, immancabile nel guardaroba dell’uomo, è realizzata in tessuti originali e ricercati, il raincoat Notting Hill, con spalla raglan, è il capo outwear sviluppato da Cruna per completare in modo sofisticato e contemporaneo gli outift dei nostri clienti. Per quanto riguarda il pantalone, invece, il must have rimane il Mitte, pantalone con elastico e coulisse, a cui, tra le novità di stagione, si aggiunge il Cornel, un chino con vestibilità regular, che rilegge in chiave contemporanea l’iconico pantalone americano straight-fit.

Con il desiderio di continuare ad innovare e sperimentare, con questa stagione abbiamo lanciato il progetto Cruna Studio, con l’intento di reinterpretare in chiave urbana, cosmopolita e sofisticata il trend dell’activewear. Capi provenienti dal mondo sportswear sono perciò ricreati utilizzando nuovi dettagli e tessuti pregevoli, per un look elevated casual dal sapore internazionale. L’utilizzo di colori solidi e outfit monocromatici, la ricerca meticolosa di materiali con attributi di performance e comfort sono il DNA di questa linea, dove spicca, inoltre, la componente easy-care.
L’uomo Cruna frequenta ambienti culturali ricchi di emozioni, ascolta jazz e sa riconoscere la qualità viaggiando nel mondo.

“L’obiettivo del brand è creare una connessione tra materiali e sensazioni, ovvero proporre capi che oltre alla qualità e alla funzionalità, offrano valori emozionali”

Un  racconto piacevole e che evoca bellezza. È un auspicio o una realtà che riscontrate nel vostro cliente più fidelizzato?

L’obiettivo di Cruna è quello di creare una connessione tra materiali e sensazioni, ovvero proporre capi che oltre alla qualità ed alla funzionalità, offrano valori emozionali. Infatti, in un mondo cosmopolita, frenetico e iperconnesso, l’auspicio del brand è di poter trasferire, mediante la mano dei tessuti e il comfort della vestibilità dei capi, un richiamo alle sensazioni di piacevolezza, serenità e bellezza che si avrebbero durante una serata passata al jazz club.

Per questo motivo abbiamo scelto questa ambientazione come “palcoscenico” per presentare la nuova collezione Fall/Winter 2023, soffici lane che avvolgono come il caldo suono del jazz, coste inglesi che trasferiscono il sapore della ricerca e tessuti stretch che, grazie al loro comfort, ti fanno trascorrere piacevolmente una bella serata. Per noi questa filosofia è intrinseca al concetto di elevated casual, supportata peraltro dai trend degli ultimi anni, che hanno visto una continua flessione del mercato del formalwear a favore del casualwear. Proponiamo in chiave contemporanea e raffinata pezzi che hanno caratterizzato la storia dell’abbigliamento, conferendogli un nuovo sapore e maggiore disinvoltura.
Il nostro desiderio è trasmettere i valori in cui crediamo, con l’auspicio che vengano riconosciuti dai nostri clienti, in modo da creare una community di persone che perseguano un’idea condivisa di qualità, stile e e interessi.

Nell’immagine in apertura, un ritratto dei fondatori di Cruna, Tommaso Pinotti e Alessandro Fasolo

New Visions, la Mostra del Cinema di Venezia vista da Jacopo Ascari

In occasione della 79ª Mostra del Cinema di Venezia, MANINTOWN ha commissionato a Jacopo Ascari i ritratti dei vincitori del premio Next Generation Awards, Nicolas Maupas, Carolina Sala, Matteo Oscar Giuggioli, Amanda Campana. Le sue illustrazioni uniscono arte, moda e architettura (tra le sue grandi passioni) in disegni ad acquerello, raffigurando i volti dei premiati con riproduzioni dai colori vividi di simboli e luoghi iconici della città lagunare, dalle gondole (dominate dal leone alato) al Palazzo del Casinò, dalla basilica al campanile di San Marco.

Jacopo, inoltre, immortala attori e attrici che hanno sfilato sul red carpet della kermesse, fornendo un’interpretazione sui generis di un evento così radicato nel territorio. Col suo lavoro cerca di conciliare i ritratti e una visione rappresentativa di Venezia perché, spiega, “un bell’articolo del 1937 afferma che l’elemento vitale della Mostra è l’insularità veneziana del Lido”.

Next Generation Awards 2022 Manintown
Palazzo del Cinema e red carpet – In alto, i quattro vincitori dei Next Generation Awards 2022; in basso, Il Palazzo del Cinema, bella architettura anni Trenta e il magnifico red carpet che guarda il mare. Qui ho immaginato arrivare, issato su un’inconfondibile gondola veneziana, il mitico Leone d’Oro (artwork by Jacopo Ascari)

Excelsior hotel Venezia
Hotel Excelsior – Dalle spiagge dorate della Mostra del Cinema emerge il mitologico Excelsior Venice, castello moresco pieno di fascino, dove nei giorni del festival tutto accade (artwork by Jacopo Ascari)

Luca Guadagnino Venezia 2022
La scommessa (vinta) di Luca Guadagnino (artwork by Jacopo Ascari)

Amanda Campana Matteo Giuggioli
Amanda Campana e Matteo O. Giuggioli subito prima del red carpet – Raggiunsi l’albergo di Amanda e Teo. I due scesero in quel momento, belli da togliere il fiato ed emozionati per l’incanto che sarebbe accaduto da lì a poco (artwork by Jacopo Ascari)
Carolina Sala Venezia
Carolina Sala subito prima del red carpet – Carolina, in Dior, era raggiante. Particolarmente sicura di sé, scese dal motoscafo per dirigersi verso il red carpet: chiunque la incrociasse lungo i pochi metri che dividevano la darsena dal Palazzo del Cinema rimaneva senza fiato: “Ma è una Marilyn”... (artwork by Jacopo Ascari)

“L’elemento vitale della Mostra è l’insularità veneziana del Lido”

Amanda Campana
Amanda Campana subito prima del red carpet – Era nervosa Amanda, forse poco cosciente della luce che emanava. Sul red carpet, poco dopo, ci siamo tutti innamorati di lei (artwork by Jacopo Ascari)

Nicolas Maupas
Nicolas Maupas subito prima del red carpet – Nicolas, bellissimo e dallo sguardo più intenso del solito, era nervoso e, nel fare in fretta, si era presentato a pochi centimetri dal tappeto rosso col papillon non del tutto sistemato. Soltanto l’intervento della sua agente, in un gesto pieno di tenerezza, ha permesso che il giovane si presentasse vestito di tutto punto (artwork by Jacopo Ascari)

Ludovica Francesconi
Ludovica Francesconi subito prima del red carpet – Poco prima del red carpet ho passato diverso tempo a chiacchierare piacevolmente con questa deliziosa, giovanissima attrice; bellissima nel suo dress Alberta Ferretti, mi ha incantato con racconti pieni di impegno, passione, dedizione (artwork by Jacopo Ascari)

Camilla Mangiapelo
Camilla Mangiapelo subito prima del red carpet – Bella e dolcissima, l’ho seguita con lo sguardo fino all’inizio del carpet: piena di luce nel suo magnifico Genny, ci ha riempiti di bellezza (artwork by Jacopo Ascari)

Giulia Latini influencer
Giulia Latini subito prima del red carpet – Avevo già avuto l’occasione di incontrare Giulia a Milano, ad alcuni eventi. Vederla trasformarsi in una regina, fasciata nel suo abito Gianluca Saitto, è stata anche l’occasione per conoscere meglio questa persona speciale (artwork by Jacopo Ascari)

Julianne Moore Venezia
Julianne Moore, presidente della giuria (artwork by Jacopo Ascari)

Monica Bellucci mostra Venezia
Monica Bellucci, Siccità (artwork by Jacopo Ascari)

Olivia Wilde Don't Worry Darling
Olivia Wilde, Don’t Worry Darling (artwork by Jacopo Ascari)

Catherine Deneuve Leone d’oro
Catherine Deneuve, Leone d’oro alla carriera (artwork by Jacopo Ascari)

Tilda Swinton Venice Festival
Tilda Swinton, The Eternal Daughter (artwork by Jacopo Ascari)

Dive – e divi – di Hollywood in Laguna

Timothée Chalamet Venezia 2022
Timothée Chalamet, Harry Styles e Brad Pitt, gli uomini della Mostra (artwork by Jacopo Ascari)

Penelope Cruz L’immensità
Penélope Cruz, L’immensità (artwork by Jacopo Ascari)

Ana de Armas Blonde
Ana de Armas, Blonde (artwork by Jacopo Ascari)

Cate Blanchett premi
Cate Blanchett, Tár (artwork by Jacopo Ascari)

Nell’immagine in apertura, Matteo Oscar Giuggioli, Nicolas Maupas, Amanda Campana e Carolina Sala secondo Jacopo Ascari

Wishlist di Natale

Le feste sono ormai in dirittura d’arrivo, e con esse la consueta tornata di cadeau. MANINTOWN viene in soccorso di chi non avesse ancora provveduto con pacchi e pacchetti con una serie di “consigli per gli acquisti”, da consultare per i regali last minute in vista di Natale, capodanno e affini.

Pulze

Not Your Usual, sono le tre parole che racchiudono il vero messaggio di PULZE e della collaborazione con il fashion designer Giorgio Mallone. Superare il concetto di classico, andare oltre i confini dell’ordinario e scoprire ciò che di nuovo ci attende: sono i valori che accomunano l’identità di PULZE e le creazioni del direttore creativo del marchio Family First. Nella suggestiva cornice di Palazzina Appiani, è andata così in scena, durante l’evento Not Your Usual Fashion Show, un’inedita drop collection, nello specifico una reinterpretazione urban, assolutamente contemporanea di un capo-icona intramontabile, lo smoking, rivisto nell’ottica del concept Not Your Usual di PULZE.

Pulze Not your usual

Antony Morato

La collezione autunno/inverno 2022-23 di Antony Morato, un assortimento di accessori che prendono ispirazione dal lifestyle di quattro metropoli europee (Berlino, Amsterdam, Londra, Stoccolma), mescolati ai must di stile della linea Timeless, è perfetta per chiunque sia alla ricerca di borse, pouche, zaini & co. sobri e raffinati, dai volumi armoniosi, cui le nuance scure – nero su tutte – conferiscono un’ulteriore nota grintosa, rendendoli degli autentici passe-partout, destinati a restare a lungo nel guardaroba.

MCS

Con la Christmas Capsule Collection, MCS propone i grandi classici della maglieria invernale in versione natalizia. La speciale selezione del brand include, ad esempio, un classico intramontabile del mondo MCS, il cardigan con maxi bottoni in morbidissima lana, dalle fantasie classiche, disponibili nei toni caldi della terra o del blu notte.

MCS brand 2022
MCS Christmas Capsule Collection

Pineider

Le proposte griffate Pineider consentono di trasformare i regali per le feste in un’esperienza indimenticabile, con accessori esclusivi e sofisticati, frutto di un savoir-faire ultracentenario (la maison toscana, infatti, è nata nel 1774), centrato da sempre sulla scrittura. La collezione del marchio offre un’ampia scelta, tra notes, agende, stilografiche e quaderni, espressione di un lusso, di una maniacalità dell’esecuzione che teme pochi confronti. Considerata la varietà di formati, materiali e cromie, è praticamente impossibile non trovare il modello che più soddisfa le proprie esigenze.

Yankee Candle

Yankee Candle® ci invita a vivere la magia delle festività con le fragranze della collezione Snow Globe Wonderland, che cattura perfettamente le giornate invernali. In catalogo due nuovi formati, reinterpretati con un design moderno e splendide etichette, arricchite da illustrazioni dipinte a mano che raffigurano le note della profumazione. Caratterizzate da una miscela di cera di soia di qualità e stoppini multipli in fibra naturale, le candele del brand valorizzano ogni ambiente ed esperienza olfattiva.

Yankee Candle candele natale
Yankee Candle® collezione Snow Globe Wonderland

Nell’immagine in apertura, modelli della collezione Notes di Pineider (ph. courtesy of Pineider)

Ossie Clark & Celia Birtwell

I design rivoluzionari dello stilista Ossie Clark, alla fine degli anni Sessanta, gli sono valsi il titolo di “re di King’s Road”, ma i confini dell’influenza sua e della moglie Celia Birtwell si estendevano ben oltre la famosa strada di West London. Non solo “Mr. e Mrs. Clark” hanno definito un’epoca della storia britannica, ma ancora oggi il loro lavoro continua a influenzare la scena internazionale della moda femminile.

Celia Birtwell Ossie Clark
Celia Birtwell and Ossie Clark, ph. by Norman Bain

Lo spirito sovversivo dei loro abiti è incarnato dal celebre ritratto della coppia, realizzato dall’amico David Hockney. Il salone della casa di Notting Hill in cui posano sarebbe stato, per tradizione, regale, massicciamente decorato, invece ci si trova di fronte una coppia che se ne sta lì, disinvolta, a piedi nudi, con mobili dal gusto moderno e pezzi décor sparsi sul pavimento della stanza. Questa prospettiva moderna e audace si riflette nelle creazioni del duo; le audaci stampe di Celia ispirate a Picasso e Matisse, che Ossie trasformava in silhouette aggraziate, mutuavano le loro peculiarità dallo stile degli anni ’30 e ’40, ma i prodotti finali erano del tutto originali.

La presentazione degli abiti utilizzava una strategia simile. Organizzando sfilate in luoghi antichi come la Royal Albert Hall o il Royal Court Theatre, Ossie riempiva questi eventi di celebrità piuttosto che di pr o buyer, e lasciava che le sue modelle danzassero sulla passerella, sulle note di colonne sonore composte dai Pink Floyd e artisti simili.

D’altra parte, il contesto più ampio in cui opera questa coppia che, dal nord del paese, scende a Londra e riscrive le regole del fashion di allora, incarna lo zeitgeist dell’epoca, le sue dinamiche sociali in rapida evoluzione. Si può dire, in definitiva, di esser davanti a grandi maestri quando nel loro lavoro si fondono originalità e bellezza, e i modelli iconici di Ossie e Celia hanno rappresentato il connubio perfetto tra le due qualità.

Text by Antonio Moscogiuri

David Hockney Mr and Mrs Clark
David Hockney painting Mr and Mrs Clark and Percy, 1971

Amore per l’arte e la natura: dialogo con Celia Birtwell

La formazione di Celia Birtwell ha avuto inizio alla Salford Art School di Manchester, dove ha conseguito una laurea in Textile Design prima di trasferirsi a Londra, all’inizio degli anni ’60, dove ha prodotto i primi tessuti per arredi in stile op-art. Rimane colpita dalle mostre e dalle collezioni del Victoria & Albert Museum, in particolare dai costumi di Leon Bakst e Sergej Djagilev per i Balletti russi, e dall’arte delle avanguardie storiche. Opere simili, insieme all’amore per la natura trasmessole dal padre, sono state una fonte d’ispirazione fondamentale per il suo percorso.

Lo stile di Celia gioca sull’imprevedibilità degli accostamenti: un mix di fiori e foglie stilizzate che ricordano Botticelli, talvolta combinati con elementi geometrici o riferimenti che vanno dagli arazzi inglesi medievali al cubismo, al puntinismo. I suoi tessuti sono realizzati con una particolare tecnica chiamata discharge printing: il disegno viene realizzato sul tessuto già tinto, usando un agente sbiancante che rimuove il colore di fondo solo nella parte da stampare, creando il disegno per sottrazione.

Ossie Clark 2022
Celia Birtwell, Ossie Clark

Il punto di partenza, per le sue stampe, è rappresentato dalle sue illustrazioni, conservate nei preziosi quaderni di schizzi esposti. Come racconta la stessa Celia: “Disegnare mi veniva naturale, lo trovavo quasi terapeutico. Partivo dalla definizione del volto, che doveva avere personalità, altrimenti non avrei continuato”.
Dopo la collezione autunno/inverno del 1974, Ossie e Celia seguono due strade diverse, continuando a lavorare in modo indipendente. Celia ha preso la via dell’interior design, sviluppando collezioni per la casa e collaborazioni con marchi fashion grazie a una coerenza estetica che, guardando indietro, resta sempre attuale.

Ho incontrato Celia nella sua casa di Londra, dove conserva anche il suo archivio. Mi ha parlato dell’incredibile avventura con Clark, compagno di vita (ha avuto due figli con lui) e lavoro.

“Quello tra me è Ossie Clark è stato un connubio tra le due idee, un’ottima fusione”

Come ha conosciuto Ossie?

Ho studiato alla Salford Art School, mentre lui frequentava il Manchester College of Art. Me lo presentò un amico, Mo McDermott. Lo trovai piuttosto eccentrico, con un taglio di capelli alla Beatles e un pullover di pelle marrone scollato. Era davvero stiloso. Andai a Londra per le vacanze estive, con l’intenzione di far rientro a Manchester, ma non ci tornai più. Ossie mi disse che aveva un piccolo appartamento vicino Lafbrook Road. Così mi fece: “Perché non vieni a stare da me?”; il resto è storia.

Com’è stata la vostra collaborazione, sotto il profilo professionale?

Beh, curiosa, perché io avevo studiato solo design tessile e lui era un maestro nel taglio; il primo ricordo penso sia stato tenere sempre con me i quaderni degli schizzi, perché ogni volta avevo degli sketchbook e lui li guardava, credo che il suo lavoro fosse molto strutturale. Era bravissimo a creare forme – tridimensionali – che io, invece, non sono mai riuscita a realizzare. Io faccio dei pattern piani. Non riesco a disegnare in tre dimensioni, lui riusciva a delineare forme e volumi, un talento che non penso di avere.

Il mio lavoro, forse, era più fantasioso, ma non poteva esser realizzato perché non sarei stata in grado di farlo “funzionare”. Lui guardava i miei disegni, poi ammorbidiva la sua linea più ampia e spigolosa, così riusciva a incapsularli, a renderli reali. È stato un connubio tra le due idee, un’ottima fusione. Ammiravo molto quello che riusciva a fare Ossie. Non conoscevo i designer che l’hanno preceduto, ma è ovvio che guardasse al V&A degli anni Trenta e osservasse le persone che lo circondavano. E riusciva a fare tutto da solo.

“Le forme degli abiti erano decisamente femminili e mai volgari, un bel vantaggio”

Qual è il suo primo ricordo di Alice Pollock?

L’ha incontrata fuori dalla Albert Hall, me lo disse lei, “ho incontrato una donna che compie il compleanno il mio stesso giorno, 9 giugno 1942, e vuol fare una collezione con me”. Così andai in una minuscola boutique di Chelsea, dove lei aveva confezionato degli abiti usando tende di pizzo. Ossie entrò e ci mostrò un po’ della sua magia. Lei capì subito che aveva un talento fuori dalla norma.

Quale potrebbe essere l’abito più iconico di Ossie?

Ce ne sono così tanti tra cui scegliere, però sono orgogliosa di quelli con le mie stampe. Lui era capace di far apparire una donna grassottella come una modella longilinea, perché sapeva ogni cosa sulla struttura del capo. Sapeva anche fare un abito alla Botticelli, come quello che ho indossato quando ci siamo sposati. Ha realizzato per me un sacco di gonne fantastiche e giacche aggraziate, in cui potevo infilarmi agevolmente. Le forme erano abbastanza impositive, tuttavia non davano l’impressione di essere dei corsetti, anzi, erano decisamente femminili e mai volgari, il che era un bel vantaggio.

Ossie Clark dress
Ossie Clark, Parrot, 1968, ph. by Jim Lee (©Jim Lee)

“Per le sfilate Ossie creava uno spettacolo multiculturale, vibrante, in questo senso ha dato il la a un movimento”

Come sono cambiate le sfilate ai vostri tempi?

Ossie è stato il primo a mettere la musica in un défilé e a selezionare modelle dalle origini più disparate, comprese ragazze nere e orientali. Negli anni ’50, quand’ero un’adolescente, le sfilate erano piuttosto impacciate e “regolari”, da noi invece le persone camminavano sul palco in modo appropriato. Ossie creava uno spettacolo multiculturale, vibrante, e in questo senso ha dato il la a un intero movimento. Anche la musica ha avuto un ruolo importante in tutto ciò. Era amico dei Rolling Stones, di John Lennon e di George Harrison, artisti che iniziavano a muovere i primi passi nello stesso periodo. La gente dice sempre “devi esserti divertita molto negli anni ’60”, in effetti è vero.

Cosa pensa delle muse di Ossie?

La scelta delle modelle è stata davvero d’ispirazione. Una delle mie preferite era Gala Mitchell, ma mi piacevano anche Pattie Boyd e Kari-Ann Jagger. Gli sono rimaste piuttosto fedeli, anche se era difficile lavorare con lui. Credo che Ossie sarebbe stato più felice come popstar, perché nella moda bisogna andare sempre avanti. Quando è diventato famoso, perciò, avrebbe dovuto avere qualcuno che si occupasse in modo adeguato dei suoi affari, però era diventato parecchio arrogante, nessuno avrebbe potuto controllarlo. Quando il suo lato premuroso è venuto meno, mi sono stancata. Penso che fosse come quelle stelle che brillano intensamente, ma non durano mai troppo a lungo.

“Gli abiti avevano un taglio meraviglioso, si potrebbe dire che fossero piuttosto classici, timeless”

Come iniziava a creare una nuova collezione?

Mi lasciava usare qualsiasi stampa volessi. Andavo in tipografia, sceglievo un bell’assortimento di tessuti diversi, poi li portavo nel suo studio. A volte mi telefonava o mi mandava un telegramma per dirmi che erano bellissimi, e iniziava a lavorarci su. Era così entusiasta di una nuova manica o di un nuovo modo di tagliare un top. Mi piaceva tanto quella parte del processo, perché era il momento in cui Ossie era più creativo. Lavorava con una persona meravigliosa, Kathleen Coleman, che gli stava accanto come una santa protettrice per sviluppare la collezione.

Quale caratteristica rendeva unica la moda di Clark?

Gli abiti di Ossie avevano un taglio meraviglioso ed erano molto femminili. Si potrebbe dire che fossero piuttosto classici e, in un certo senso, timeless, ma non erano mai volgari, e questo voleva dire che si potevano scattare foto dei capi trasparenti, col seno che spuntava appena. Era così per il The Sun. La stampa ne era entusiasta, si buttava subito sulle ragazze col seno appena pronunciato che indossavano camicette trasparenti.

“Amavo il processo di creazione delle stampe, potevo sperimentare ogni cromia, era una fase davvero creativa”

Come lavorava sulle stampe? Perché sono tuttora così moderne?

Tutti gli chiffon venivano stampati in un’azienda chiamata Ivo prints, dove ho lavorato per tutta la mia carriera. La tecnica che utilizzavo si chiamava stampa a pigmenti. Prevede il ricorso alla stampa sul tavolo e, se si tratta di chiffon, bisogna tirarlo via perché si attacca alla superficie. Oggi non ci verrebbe permesso di farlo. Si potrebbe usare per i tessuti d’arredamento, ma non per quelli degli abiti, perché le tecniche sono cambiate molto.

Quando ho stampato da Ivo Prints a South Wall, a Londra, ho amato quella parte del processo, perché mi ha permesso di ottenere print di qualità, e poi potevo sperimentare con i colori. Avevo un tavolo per le prove, dove potevo sperimentare ogni cromia, era una fase davvero creativa. Mi prendo il merito per la modernità dei lavori, quelle stampe hanno un’innocenza che è parte integrante di me. La fantasia Mystic daisy è stata creata in cinque minuti, Al Radley mi chiedeva di sfornarne altre simili.

Come ha iniziato a lavorare con Alfred Radley?

Quando Ossie aveva uno studio in Burnsall Street, a Chelsea, Alice Pollock incontrò Alfred Radley – conosciuto come Al Radley – e colse subito il suo talento. Suppongo che provenisse dall’industria dell’abbigliamento e avesse un debole per Ossie. Pensava di poter fare una linea di diffusione a suo nome, che entrambi avrebbero potuto trarne beneficio, ma Ossie non gli è mai piaciuto. Quando Radley lo portò in Giappone, rimase a letto in albergo per tutto il tempo. Ciononostante,  Al aveva un grande rispetto per Ossie, avrebbe fatto di tutto per farlo lavorare.

Mr and Mrs Clark and Percy ha rappresentato una parte importante della mia vita, è stato meraviglioso essere la sua musa”

Cosa può dirmi dell’amicizia con David Hockney?

Moe McDermott, un mio caro amico, mi presentò a Hockney quando stava facendo la sua mostra di laurea per il Royal College of Art, all’epoca mi limitai a salutarlo. Penso che David mi abbia dato un’altra occhiata (ero amica di Peter Schlesinger, che era venuto in Inghilterra a vivere con lui) e mi abbia trovato  divertente. Fu l’inizio della nostra amicizia. Mi portò a New York, a Los Angeles, a Malibu. Mr and Mrs Clark and Percy ha rappresentato una parte importante della mia vita, è stato meraviglioso essere la sua musa. Abbiamo preso in prestito il dipinto quando ho fatto una mostra con Ossie a Warrington, da cui proviene. È stato memorabile.

Jim Lee Ossie Clark
Ossie Clark, Plane Crash, ph. by Jim Lee (©Jim Lee)

Ci parli di The Biggest Splash.

È nato come un documentario sulla carriera di Hockney, nel periodo in cui stava naufragando la sua storia con Schlesinger. Quando ho dovuto leggere le battute, è stato piuttosto invadente per me perché Jack, il regista, l’ha trasformato in una storia d’amore infelice. Ricordo di aver detto a David “potrebbe essere un film grandioso”, ma lui pensava che non sarebbe andato da nessuna parte. Il resto è storia.

Qual è la sua opinione sui diari di Ossie?

Quando sono andata da Bloomsbury, dove i diari sono stati realizzati, ero senza un soldo. Li ho guardati e ho pensato che fossero così personali, non avrei mai permesso che venissero dati alle stampe. Li ha curati un’amica stretta di Ossie, Henrietta Rouse. Non ho mai accettato la pubblicazione, perché si trattava di una parte privata della sua vita, e ritenevo che lei non li avesse letti. Ho sempre pensato che fossero un grosso sbaglio, vorrei che Ossie venga ricordato per il suo eccezionale talento come stilista.

“Ho sempre pensato che pubblicare i diari di Ossie fosse un grosso sbaglio, vorrei che venga ricordato per il suo eccezionale talento come stilista”

Com’è stata la vita dopo il divorzio?

Dopo aver finito di lavorare con Ossie, alla metà degli anni ’70, ho insegnato part-time ma, a meno che non avessi trovato studenti meravigliosi, che traessero beneficio dalla mia conoscenza, ero intenzionata a mettermi in proprio. Sono riuscita a risparmiare abbastanza e ad aprire un piccolo negozio in Westbourne Park Road, a Notting Hill, dove ho lavorato per 25 anni.

All’inizio pensavo di occuparmi di tessuti per la moda e la casa, poi ho capito che avrei avuto molto più tempo per i miei figli se mi fossi concentrata solo su quest’ultima, perché quella del fashion è una carriera a tempo pieno, che richiede mille energie. Quando mia nuora ha preso in mano la boutique, abbiamo iniziato a lavorare con grandi aziende come Millet o Boots, e alla fine è diventata un atelier. Nella mia vita ho avuto alcuni fidanzati prima di incontrare Andy. Lui non è nel mondo della moda, una cosa positiva, probabilmente. Ho degli splendidi nipoti, che adoro, e posso dire di esser stata molto fortunata.

Ossie Clark and Celia Birtwell exhibition
Ossie Clark and Celia Birtwell, exhibition at Prato Textile Museum

Quali sono i suoi ricordi più felici di Ossie?

Ho molti ricordi felici di lui. Ci siamo divertiti tantissimo quand’eravamo giovani, andavamo alle feste insieme, giravamo per i mercatini di antiquariato e compravamo cose ridicole, abbiamo pure comprato una casa che non potevamo permetterci; in realtà, non ci ho mai vissuto, perché disse a mia madre che doveva essere a modo suo, quindi non mi sono trasferita. Una volta siamo andati a Granada con una Buick argentata, abbiamo attraversato le montagne di notte, con la musica a tutto volume. Ci sono stati diversi momenti felici ma, ahimè, altrettanti meno positivi.

Text by Federico Poletti

Ossie Clark mostra
Ossie Clark and Celia Birtwell, exhibition at Prato Textile Museum

Ossie Clark collezioni
Ossie Clark and Celia Birtwell, exhibition at Prato Textile Museum

Ossie Clark abiti
Ossie Clark and Celia Birtwell, exhibition at Prato Textile Museum

Nell’immagine in apertura, Ossie Clark, Plane Crash, ph. by Jim Lee (©Jim Lee)

Downtown

Déshabillé e shorts incrostati di strass, completi underwear e texani, pizzo traforato e denim, capi in pelle scura e collezioni home décor griffatissime. Sono le coordinate stilistiche della fashion story Downtown, realizzata – in esclusiva per Manintown – da Giuseppe Attanasio.

Manintown editorial
Total look Gucci, jewelry Vincent Vintage Bijoux

Garcon de Famille
Total look N°21, hand jewelry Garçon de Famille, necklaces Vincent Vintage Bijoux

Vincent Vintage Bijoux
Total look N°21, hand jewelry Garçon de Famille, necklaces Vincent Vintage Bijoux

Marsèll brand
Total look Wayerob, shoes Marsèll, earrings & hand jewelry Garçon de Famille

Givenchy uomo collezioni
Total look Givenchy

loungewear trend 2022
Total look Wayerob, shoes Marsèll, earrings & hand jewelry Garçon de Famille

Antonio Marras uomo
Total looks Antonio Marras, boots Marsèll

Gucci camicia uomo 2022
Shirt Gucci

Dolce&Gabbana Casa
Total looks Dolce&Gabbana Casa

Credits

Photography Giuseppe Attanasio 

Art Direction Fabrizio Bezzi

Stylist Jessica Iorio

Stylist assistants Benedetta De Martino, Ilinca Iulia Rosu, Dario Pasqualini

Video Raffaele Depergola 

Grooming Manuel Ian Farro 

Talents Umberto Manca e Unai Nartra @Independent MGMT

Nell’immagine in apertura, Umberto Manca indossa total look Valentino, gioielli Vincent Vintage Bijoux

L’astro coach di Massimo Giannone – Dicembre 2022

Segno per segno, le previsioni astrali per l’ultimo mese di questo 2022.

Ariete

Amore

Mercurio e Venere in aspetto di quadratura suggeriscono una fase di tensione nel vostro rapporto di coppia. Bisognerà evitare le provocazioni, stando attenti a non rivangare eventi passati. Cercate invece di dare attenzioni e protezione all’altro.

Lavoro

Con Marte e Saturno favorevoli, riuscirete a risolvere delle problematiche che vi hanno parecchio infastidito. Sarà necessario prestare attenzione a come porsi nei confronti degli altri, visto che Mercurio non invia certo energie benevoli. Siate cauti e disponibili.

Il personaggio: Reese Witherspoon, 22 marzo 1976, attrice

Con Venere natale in Pesci, Giove in Ariete e Saturno in Cancro, Reese – grazie a Venere – ha un’elevata sensibilità ed empatia, oltre a un forte amore per il prossimo. Giove in Ariete le conferisce entusiasmo, predisponendola al successo professionale. Saturno in Cancro è responsabile di alcuni sbalzi emotivi, e può condurre a momenti di chiusura dovuti a una certa conflittualità.
Originaria del sud degli Stati Uniti, debutta sul grande schermo nel film The man in the moon, impersonando un’adolescente in crisi. Tra i suoi tanti ruoli, vanno ricordati almeno quelli in Cruel Intentions, Vanity fair e La rivincita delle bionde, film valsole la candidatura ai Golden Globes. Con Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line, nel 2005, si è aggiudicata i due massimi riconoscimenti cinematografici, ossia Golden Globe e Oscar come miglior attrice protagonista. È una grande interprete ed un ha fascino davvero particolare.

Reese Witherspoon magazine
Reese Witherspoon fotografata da Camilla Akrans per Harper’s Bazaar

Toro

Amore

Con Venere in ottimo aspetto chiuderete l’anno alla grande! Potrete infatti contare su un’energia fantastica e sarete particolarmente magnetici; a giovarsene, in particolare, saranno i single, che avranno modo di fare conquiste con grande facilità. Le coppie vivranno momenti indimenticabili.

Lavoro

Novità piacevoli anche in ambito professionale: avvertirete un alleggerimento dell’atmosfera nel vostro ambiente, i rapporti coi colleghi miglioreranno e, in più, avrete la possibilità di guardare al futuro con positività grazie a delle gratifiche in arrivo.

Il personaggio: Jessica Alba, 28 aprile 1981, attrice

Con Venere e Marte natale in Toro e Giove in Bilancia, Jessica deve a Venere la sua natura marcatamente femminile e sensuale; non ama le trasgressioni e ha fortuna in campo finanziario. Marte la rende determinata e pratica, Giove in Bilancia la rende incline alla passione per la filosofia, l’arte e il senso del ritmo.
Attiva fin da adolescente sui set televisivi, raggiunge la popolarità negli anni 2000 con il serial Dark Angel, cui segue il cinecomic I fantastici quattro (2005), Sin City (2005), Tutte pazze per Charlie (2007); nello stesso periodo viene inoltre incoronata donna più sexy al mondo dalla rivista Maxim. Nel 2012 la reinvenzione professionale: fonda, con altri collaboratori, The Honest Company, azienda di prodotti per il consumo consapevole, che in soli due anni raggiunge ben 170 milioni di di fatturato. Che dire? Una donna di grande successo.

Jessica Alba 2022
Jessica Alba su Glamour UK (ph. by Dennis Leupold)

Gemelli

Amore

Anche voi dei Gemelli chiudete bene questo 2022. Sebbene alcuni pianeti cerchino di infastidirvi, Marte vi darà modo di fronteggiare ogni ostacolo. Evitate però di far ingelosire chi amate o di essere poco chiari nei suoi confronti. Conoscenze gradevoli per i single.

Lavoro

Giove, il pianeta del successo e del lavoro, si dispone positivamente nel periodo natalizio, perciò miglioreranno i rapporti interpersonali con colleghi e superiori; arriveranno poi delle opportunità a lungo attese, che vi metteranno di buon umore, stimolandovi al meglio.

Il personaggio: Colin Farrell, 31 maggio 1976, attore

Con Marte natale in Leone, Giove in Toro e Urano in Scorpione, Colin è una persona che necessita di riconoscimenti importanti (ne è responsabile Marte). Ha una personalità generosa ed esuberante. Giove lo predispone ad essere estremamente paziente e cordiale. Urano lo rende anticonformista, alle volte provocatorio, portato a sperimentare e curiosare.
Entra da giovane nel cast della serie Ballykissangel, che ne lancia la carriera attoriale, proseguita in sordina fino al successo di Tigerland (2000), prima sua parte da protagonista. Ha coronato il suo lungo percorso nel settore vincendo, all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, la Coppia Volpi come miglior attore per The Banshees of Inisherin. Io l’ho amato ne La regola del sospetto, del 2003.

Colin Farrell Dolce Gabbana
Colin Farrell ritratto per Icon da John Balsom

Cancro

Amore

Molti pianeti sono in aspetto negativo, tuttavia riuscirete a non farci vincere dei vostri umori e cercherete di andare incontro con delicatezza al romanticismo. Tutto ciò sarà molto apprezzato dal partner, che vi regalerà una fantastica chiusura dell’anno.

Lavoro

Numerosi gli ostacoli da fronteggiare in ambito professionale ma, col piglio giusto, sarete in grado di trovare i sentieri in questo senso più consoni, avviandovi a una soluzione. Stati attenti, però, ad assumere atteggiamenti negativi, soprattutto evitate le critiche ai colleghi.

Il personaggio: Mireille Mathieu, 22 luglio 1946, cantante

Con Venere e Marte natale in Vergine e Giove in Bilancia, Mirelle “a causa” di Venere tende al romanticismo, alla calma e alla razionalità. Marte in Vergine la spinge ad essere strategica nel perseguire i suoi obiettivi: analizza ogni cosa e poi agisce di conseguenza. Giove in Bilancia le dona un talento per la filosofia, l’arte e lo spettacolo.
Dopo l’esordio in un concorso tv degli anni ‘60, è diventata il simbolo della chansonnier francese di quel periodo, raccogliendo un’enorme popolarità con brani quali Mon Crédo e Une femme amoureuse.

Mireille Mathieu
Mireille Mathieu nel 1968

Leone

Amore

Il 2022 si chiude in maniera entusiasmante. Marte e Giove sono positivi, vi doneranno le energie e visione necessarie per trascorrere una fase ricca di forti emozioni e intimità. Ottime novità anche per i giovani del segno, che conosceranno una persona simpaticissima.

Lavoro

Con Giove così benefico nei vostri riguardi, sarete in grado di vincere ogni dubbio, portando avanti con una spiccata focalizzazione le vostre mansioni. Siate brillanti, proponetevi alle nuove conoscenze nell’ambito, per stringere rapporti professionali o dirigervi verso nuovi sentieri.

Il personaggio: Matt LeBlanc, 23 luglio 1967, attore

Con Venere natale in Vergine, Marte in Scorpione e Giove in Leone, Matt (grazie a Venere) risulta romantico, calmo e posato. Marte lo spinge a ponderare bene ogni cosa e, alle volte, a qualche “estremismo”. Giove in Leone infonde in lui lealtà, generosità e amore per il prossimo.
Volto tra i più noti e apprezzati dal grande pubblico, ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali (compresi vari Golden Globes) per la sit-com Friends, un successo globale che, personalmente, ho amato alla follia da ragazzo. Un ragazzo oltremodo simpatico, mi è rimasta nel cuore ogni sua interpretazione.

Matt LeBlanc Friends
Matt LeBlanc

Vergine

Amore

Con Venere e Mercurio in aspetto molto positivo, si prospetta una chiusura grandiosa di questo 2022. Sprizzerete energia positiva da tutti i pori, conquisterete chi vi è accanto con la vostra profondità d’animo e dedizione. I single conosceranno una persona profonda e molto affascinante.

Lavoro

Durante questo mese l’attenzione dovrà essere rivolta alle vostre emozioni, che potrebbero farvi commettere errori di valutazione nei confronti dei collaboratori, inducendovi ad agire in maniera scorretta; pensate più e più volte prima di comunicare il vostro pensiero.

Frank Matano, 14 settembre 1989, comico e attore

Con Giove natale in Cancro, Saturno e Urano in Capricorno, Frank è baciato dalla fortuna nella realizzazione dei suoi progetti di vita (merito di Giove). Saturno in Capricorno, invece, lo rende cauto e razionale, ma pieno di ambizioni, nonostante il senso di inadeguatezza che, a volte, lo attanaglia. Urano in Capricorno, da ultimo, gli dà grande determinazione e spirito combattivo.
Per Matano la popolarità arriva dal web, nello specifico dagli scherzi telefonici ripresi sul suo canale YouTube. Nel 2009 la prima esperienza in tv, a Le Iene. Seguono altri programmi sul piccolo schermo e l’esordio al cinema in Fuga di cervelli (regia di Paolo Ruffini). Nel 2015 arrivano altre trasmissioni, Le Iene presentano: Scherzi a parte, Italia’s Got Talent, The Comedians. Un personaggio simpaticissimo.

Frank Matano 2022
Frank Matano (ph. Ansa)

Bilancia

Amore

Qualcuno cercherà di mettervi i bastoni fra le ruote nel vostro rapporto affettivo; dovrete evitare che le vostre azioni risentano dei giudizi altrui, cercando piuttosto di dar fiducia al partner, che necessita del vostro supporto. I single dovranno evitare paturnie e momenti di eccessiva introversione.

Lavoro

Giove in aspetto di quadratura non fa prevedere un periodo tranquillo sul lavoro. Evitate di prendervela e, in particolare, fate attenzione all’impulsività nelle reazioni, anche rispetto a ciò che vi verrà comunicato. Siate invece concentrati sui vostri obiettivi.

Il personaggio: Marcello Mastroianni, 26 settembre 1924, attore

Con Marte natale in Acquario, Giove in Sagittario e Saturno in Scorpione, la mente di Marcello è po’ dispersiva, “colpa” di Marte. Giove in Sagittario, tuttavia, ne aumenta la generosità, l’allegria, l’amore della libertà e la fortuna, che infatti lo accompagnerà per tutta la carriera. Saturno in Scorpione ne acuisce fragilità e la tendenza a non lasciarsi andare, emotivamente parlando.
Mastroianni è tra i maggiori interpreti italiani di sempre, oltre che uno dei più noti fuori dai confini nazionali. Innumerevoli i ruoli che lo hanno reso una leggenda, tra cult della commedia all’italiana e interpretazioni drammatiche, si possono citare fra i tanti quelli ne I soliti ignoti, Otto e 1/2, Lo straniero, Una giornata particolare, Il mondo nuovo. Candidato tre volte all’Oscar, ha vinto due Golden Globe e altrettanti BAFTA, sette David di Donatello, otto Nastri d’argento e tanti altri riconoscimenti. Di lui ho adorato I soliti ignoti e La dolce vita. Un gigante del nostro cinema.

Marcello Mastroianni film
Marcello Mastroianni

Scorpione

Amore

Un mese fantastico e travolgente, in tutti sensi. Avrete la possibilità di dimostrare alla persona amata la vostra serietà e dedizione. Sarete in grado, inoltre, di trasmetterle emozioni e amore, rafforzando così la vostra complicità.

Lavoro

Saturno, pianeta che rappresenta un banco di prova, cercherà di nuocervi e instillarvi vibrazioni che, sul piano professionale, vi faranno sentire fragili. C’è dunque necessità di notevole concentrazione e obiettività.

Il personaggio:  Albert Camus, 7 novembre 1913, scrittore

Con Venere natale in Bilancia, Marte in Cancro e Giove in Capricorno, Albert si distingue, grazie a Venere, per equilibrio, savoir-faire, gentilezza e propensione a gestire le situazioni di tensione. Marte gli dona dolcezza e sensibilità, Giove in Capricorno lo rende prudente, portato a controllare gli entusiasmi.
La sua vocazione di scrittore e giornalista fiorì ad Algeri, dove pubblicò i primi saggi, quindi a Parigi. Antifascista, iscritto al partito comunista fin dal 1934, partecipò in prima persona alla resistenza francese, distinguendosi come autore engagé tra articoli e la direzione di Combat (1944-48). Negli anni ‘40 pubblicò i suoi capolavori, tra romanzi (Lo straniero e La Peste), drammi (Il malinteso, Caligola) e il saggio sull’assurdo Il mito di Sisifo. Nel 1957 il premio Nobel per la letteratura lo rese un autore immortale.

Albert Camus opere
Albert Camus

Sagittario

Amore

Marte in aspetto di opposizione non è un buon segnale. Per gli equilibri del vostro rapporto affettivo, dovrete far attenzione a superare questa fase critica evitando di calcare troppo la mano sulle vostre necessità. Piuttosto, andate incontro all’amato, con comprensione.

Lavoro

Giove non renderà facile questa vostra fase, sarete particolarmente irritabili e svagati; è fondamentale mantenere una visione precisa, per non commettere errori che poi non sarebbe facile risolvere. Rivedete più volte le mansioni affidatevi.

Il personaggio: Frank Sinatra, 12 dicembre 1915, cantante

Con Venere natale in Capricorno, Marte in Leone e Giove in Pesci, Frank (grazie a Venere) tende a vivere le proprie emozioni e sentimenti con riservatezza, senza troppi slanci. Marte in Leone alimenta la sua passione e la generosità. Giove in Pesci gli conferisce una visione assai ampia, improntata alla spiritualità.
Sinatra si è distinto come una delle star della musica più carismatiche e dotate, in grado di intrattenere il pubblico con un savoir-faire eccezionale. Per lui, del resto, parlano i 150 milioni di dischi, i due Oscar vinti e una miriade di altri riconoscimenti. Della sua vasta discografia ho amato: My Way, la canzone di New York, New York e Fly Me to the Moon. Una voce davvero unica, come certifica il soprannome.

Frank Sinatra stile
Frank Sinatra (ph. © Capitol Photo Archives/Ken Veeder)

Capricorno

Amore

Con Mercurio e Venere nel segno, sarete tra i più fortunati di questa fase conclusiva dell’anno; per voi si creeranno condizioni fantastiche, colme di gioia, e in amore sarete particolarmente brillanti. Approfittatene per prendere decisioni importanti in merito al rapporto coppia.

Lavoro

Giove potrebbe inficiare la vostra serenità, molti gli ostacoli da fronteggiare, che prenderanno la forma di eventi piuttosto negativi, pesanti. Cercate di non farvi vincere dall’impulso e impegnatevi al massimo, saprete trovare le soluzioni migliori.

Il personaggio: Paz Vega, 2 gennaio 1976, attrice

Con Marte natale in Gemelli, Giove in Ariete e Saturno in Leone, Paz – grazie a Marte – risulta dotata di grande senso logico e forza. Giove in Ariete le conferisce un’enorme fiducia in se stessa e un grande entusiasmo. Saturno in Leone ne favorisce la forza di spirito.
Nota nel suo paese d’origine, la Spagna, già negli anni ‘90 per serie quali Menudo es mi padre, Más que amigos e 7 vidas, i primi, importanti riconoscimenti (il Premio Goya e il Trofeo Chopard a Cannes) arrivano però con Lucia y el sexo e Parla con lei. Negli Usa ha preso parte a pellicole quali Spanglish e Tutte le strade portano a Roma. Un’attrice bellissima e solare.

Paz Vega red carpet
Paz Vega nel 2014

Acquario

Amore

Urano in aspetto negativo suggerisce di scansare le decisioni avventate e, in generale, la fretta. Marte favorevole, al contrario, vi darà le energie necessarie a creare nuovi orizzonti affettivi. Evitate di essere drastici nelle scelte. Piccole delusioni per i single.

Lavoro

Con carisma e notevole energia, sarete in grado di trasmettere agli altri le vostre necessità, trovando punti di incontro che, in precedenza, era stato difficile individuare. Novità all’orizzonte, potrebbe trattarsi di una nuova opportunità professionale.

Il personaggio: Alicia Keys, 25 gennaio 1980, popstar

Con Venere natale in Pesci, Marte e Giove in Vergine, Alicia ha un’enorme sensibilità ed empatia, qualità riconducibili a Venere. Marte in Vergine la spinge ad atteggiamenti strategici, analizza ogni cosa per poi agire di conseguenza. Giove in Vergine le dona un’ottima capacità organizzativa.

Debutta con la J Records, nel 2001, col disco Song in A Minor, che ha venduto oltre 12 milioni di copie a livello internazionale, collezionando 5 Grammy Awards. È tra le artiste più apprezzate e talentuose dello scenario musicale odierno, spesso paragonata, per le sue incredibili doti, a un altro mostro sacro dello showbiz americano, Whitney Houston.

Alicia Keys canzoni
Alicia Keys

Pesci

Amore

I primi giorni del mese non saranno fantastici ma, se riuscirete a controllarvi, eviterete di creare fibrillazioni nel rapporto di coppia. Successivamente, il supporto di energie migliori vi aiuterà ad armonizzare questo periodo, regalandovi appaganti momenti d’amore.

Lavoro

In ambito professionale è importante avere il controllo della situazione, non lasciandosi sfuggire di mano le opportunità valide. Siate cauti nel prendere nuove iniziative e, ancor di più, nel comunicare agli altri le vostre intenzioni. I giovani del segno dovranno dimostrare le proprie capacità.

Il personaggio: Emily Blunt, 23 febbraio 1983, attrice

Con Giove e Urano natale in Sagittario e Saturno in Scorpione, Emily – grazie a Giove – è allegra, leale, ama la libertà. La posizione di Saturno evidenzia una predisposizione alla fragilità, oltre a una difficoltà a lasciarsi andare con le emozioni. Urano in Sagittario la spinge al rinnovamento e ad abbracciare la filosofia e l’interesse per nuove culture.
Dopo gli studi di recitazione nel Regno Unito, si forma sul palcoscenico in spettacoli classici come il Romeo e Giulietta di Shakespeare. L’opportunità giusta, col cinema, gliela offre il film del 2004 My Summer of Love, cui segue un anno dopo Gideon’s Daughter, che le vale un Golden Globe e la lancia ad Hollywood, fino all’exploit de Il diavolo veste Prada. Una grandissima – e bellissima – attrice.

Emily Blunt Mary Poppins
Emily Blunt per Harper’s Bazaar UK (ph. by Richard Phibbs)

Defait

Zaini monogram, bomber dall’allure collegiale, pezzi imprescindibili dello stile urban (cappellini, felpe, chest bag…), capisaldi del guardaroba maschile ravvivati da cromie squillanti, tanto denim, declinato nei modi più diversi, tra giacche, cinquetasche e pants percorsi da loghi. Sono questi gli ingredienti essenziali della fashion story Defait, che affida alle immagini di Roberto Autuori il racconto del meglio della moda uomo autunno/inverno 2022/23.

Moschino uomo fall 2022
Total looks Moschino

Ferragamo men 2022
Total look Ferragamo

Ferragamo men fashion
Total look Ferragamo

Avant Toi uomo
Shirt and jeans Levi’s, sweater Avant Toi, shoes Roberto Cavalli, cap Diesel

Diesel collezione 2022
Total look Diesel

Zegna uomo fall winter
Sweater and leather trousers Zegna, boots Moschino

Diesel brand 2022
Total look Diesel

Boss collezioni 2022
Total looks Boss

Levi's men 2022
Coat Avant Toi, shirt and jeans Levi’s

Valentino sneakers 2022
Total look Valentino

Valentino men 2022
Total look Valentino

Il video dello shooting

Credits

Photographer Roberto Autuori

Fashion editor and stylist Muccino Amatulli

Ph. assistant Cristina Proietti Panatta

Stylist assistant Giulia Palmisciano

Make-up artist Azzurra Cogotti

Hair stylist Francesco Termine

Set assistant Isabella Giustiniani, Giorgia Riva

Videomaker Luca Matteucci

Video editor Gloria D’Ascanio

Model Federico M. and Francesco @Zoe Factory

Nell’immagine in apertura, total look Ferragamo

Il rum deluxe firmato Matusalem “in scena” da Rita & Cocktails a Milano

Lo scorso 15 novembre, una speciale experience tenutasi da Rita & Cocktails (tempio meneghino del buon bere) ha celebrato a dovere i 150 anni di Ron Matusalem, autentica istituzione nel mondo degli spirit. Ospitando una masterclass ad hoc, infatti, il bar ha permesso ha permesso agli ospiti presenti, tra degustazioni, food pairing e spiegazioni approfondite, di immergersi nella realtà d’eccellenza di questo rum, premiato e riconosciuto a livello internazionale, nato un secolo e mezzo fa a Cuba e poi radicatosi nella Repubblica Dominicana, che ha fatto del connubio tra savoir-faire e innovazione continua la propria cifra.

È stato l’Head of Consumer Experience di Matusalem, Hektor Monroy, a condurre giornalisti e appassionati in un viaggio alla scoperta delle molteplici, suggestive sfaccettature di un nome pioniere dell’arte del buon gusto, con un excursus che, dalle origini ottocentesche del marchio, si è spinto fino agli anni d’attività più recenti.

Ron Matusalem Gran Reserva
Rum Matusalem Gran Reserva 23 (ph. courtesy Ron Matusalem)

Ron Matusalem, un’eccellenza del mondo degli spirit da un secolo e mezzo

Distribuito nel nostro paese dal gruppo Montenegro, il liquore in questione viene ancora prodotto seguendo la tradizione cubana originaria, scrupolosamente preservata dalla quinta generazione della famiglia proprietaria, gli Alvarez. Per l’azienda, del resto, l’eleganza è un concetto senza tempo, racchiuso in un heritage che viene tramandato di generazione in generazione.

Lo stesso nome del rum è ammantato di fascino timeless: fa riferimento, infatti, al patriarca biblico Matusalemme, che, secondo la narrazione dell’Antico Testamento, sarebbe vissuto fino a 969 anni. Un richiamo perfetto, dunque, per il sistema di invecchiamento che contraddistingue il rum nato a Santiago de Cuba. Senza contare che i fondatori, nell’industria isolana dei distillati, sono stati antesignani del sistema Solera. E, a proposito della perla dei Caraibi, ad accrescere enormemente la reputazione di Matusalem, dagli anni Trenta e fino alla metà del secolo scorso, sono proprio i fasti della cosiddetta golden age cubana, quando L’Avana è la meta d’elezione di star del cinema e celebrità.
Negli anni Cinquanta, però, la famiglia è costretta a lasciare il paese e si trasferisce a Miami. Negli anni Novanta, poi, Claudio Alvarez (esponente della quarta generazione), riacquista tutte le azioni aziendali, dando corpo al sogno di riavviare il brand, la cui storia riparte dalla Repubblica Dominicana, dove le condizioni climatiche e del suolo sono molto simili a quelle di Cuba.

Il “cognac dei rum” (soprannome di Ron Matusalem), infatti, è realizzato attenendosi ai precetti della ricetta originale – e segreta, tuttora invariata, con standard elevati e assai rigorosi, fissati dagli stessi fondatori. Dettami che hanno permesso al liquore di imporsi come uno dei luxury spirit più prestigiosi, apprezzatissimo dai connoisseur.

Dal Gran Riserva 15 all’Insolito, le etichette simbolo del marchio

Proprio le etichette della casa sono state le protagoniste assolute dell’appuntamento organizzato da Rita & Cocktails, sul Naviglio Grande. In scena, dunque, una selezione gourmet, dal Gran Reserva 15 (vera icona del marchio, un rum scuro di alta gamma, pluripremiato, dal gusto legnoso, secco e burroso, che dato il blend di complessità e morbidezza risulta perfetto tanto liscio quanto mescolato in combinazioni inedite) al Gran Reserva 23, massima espressione del rum invecchiato con metodo Solera, ben equilibrato con tracce di miele, vaniglia e melassa, dalla finitura speziata, duratura.

Ron Matusalem
Gran Reserva 23 (ph. courtesy Ron Matusalem)

E ancora, Insolito (che – nomen omen – rappresenta un unicum, presentandosi come il primo rum rosa al mondo, affinato in botti ex-Tempranillo), che sorprende col suo finale burroso, dai sentori di pane tostato e frutti rossi, in armonia coi residui di tannini del vino; e Sublime Edizione Limitata, un distillato eccezionale nel vero senso del termine, creato per celebrare il 150esimo anniversario dell’azienda. Si distingue per l’intensa nuance ambrata, con riflessi mogano, che donano esclusive note di colore a un liquore dagli aromi di ribes nero, vaniglia, cacao e tabacco. Alla beva evoca rovere, caramello, frutta rossa e, sul finire, fumo di quercia, frutta secca dolce, tabacco.

Questa limited edition, che serba il ricordo dell’età d’oro di Santiago de Cuba, è racchiusa in un decanter lavorato come un’opera d’arte, fatto a mano e numerato da Vista Alegre, vetrai dal 1824. La tiratura iniziale, limitatissima, ha riscosso un successo tale da “costringere” Ron Matusalem a produrre una seconda edizione, richiesta immediatamente dai migliori bartender internazionali. Label sinonimo di un drink d’eccezione, oggi come ieri.

Nell’immagine in apertura, una bottiglia di Insolito, una delle etichette simbolo del rum Matusalem

‘BODY-ISM’, gli studenti di IUAD Accademia della Moda in passerella a Fashion Graduate 2022

In un contesto come quello del fashion world contemporaneo, alle prese con trasformazioni epocali (dalle – sacrosante – richieste di maggiore inclusione e diversità nelle collezioni alla questione ormai imprescindibile della sostenibilità, dalla frenesia generalizzata per metaverso, NFT e affini all’affastellarsi, sull’onda di filmati à la TikTok, di trend oltremodo effimeri), è più importante – e urgente – che mai dare spazio alle nuove leve creative. Giovani formatisi nelle migliori scuole del settore, che, alla stregua di sismografi, riescono a captare i sommovimenti che attraversano in profondità la nostra società, restituendoli sotto forma di creazioni fresche e accattivanti, ancora immuni da costrutti, dogmi e artifici dei quali, invece, i big della moda devono per forza di cose tener conto.

Fashion Graduate 2022 collezioni
Gli studenti di IUAD Accademia della Moda che hanno preso parte al défilé (ph. by Daniele Venturelli)

La sfilata di IUAD Accademia della Moda all’edizione 2022 di Fashion Graduate

In questo senso, iniziative come Fashion Graduate (fashion week gratuita e aperta alla città, riservata esclusivamente ai newcomers del settore), organizzata da Piattaforma Sistema Formativo Moda Ente del Terzo Settore (ETS), hub che riunisce numerose istituzioni e accademie formative italiane, diventano cruciali, perché convogliano a Milano ragazzi e ragazze di talento, destinati a occupare posizioni di rilievo nell’industria modaiola, ponendosi come un ponte che, dalla metropoli lombarda, raggiunge e coinvolge appassionati e addetti ai lavori di ogni dove. Protagonista assoluta della rassegna, svoltasi quest’anno dal 3 al 5 novembre, la creatività dei migliori diplomandi e laureandi di accademie, istituti e scuole specializzate italiane.

L’edizione 2022 ha visto la partecipazione, tra le altre, di IUAD Accademia della Moda (storica realtà formativa che opera nell’ambito del fashion e del design, e conta oggi due sedi, a Napoli e Milano), che nella giornata del 3 novembre ha portato in scena, negli spazi del BASE, lo show collettivo BODY-ISM. Il filo conduttore della passerella era rappresentato – nomen est omen – dal corpo, o meglio, dalla concezione del corpo come potenziale veicolo di libertà e autorappresentazione.

Nonostante la fisicità sia infatti spesso considerata un qualcosa di dato e, nei suoi attributi fondamentali, immutabile, in realtà le idee su cosa incarni, sui valori di cui potrebbe farsi portatrice, sono assai varie, non di rado contrastanti. Ecco dunque che gli “input” sul tema, alla base della ricerca creativa condotta dagli studenti di IUAD (nove quelli coinvolti nel défilé, Aurora Platone, Pia Francesca Affinito, Giordana Bellucci, Mirko Cavaliere, Alessia Peruzzi, Valentina Turri, Francesca Calini, Arianna Frison, Riccardo Meazza), vengono declinati da ciascuno in maniera diversa: corpi in pericolo, corpi fragili, corpi riottosi…

BODY-ISM, gli studenti di IUAD Accademia della moda rileggono in chiave fashion il tema della corporalità

Fashion Graduate Italie 2022 (Photo by Daniele Venturelli )
Fashion Graduate Italie 2022 (Photo by Daniele Venturelli )
Fashion Graduate Italie 2022 (Photo by Daniele Venturelli )

Aurora Platone (ph. by Daniele Venturelli)

Si passa infatti dai volumi estremamente strutturati, scultorei, di Aurora Platone (che ricorre alla nappa scura per plasmare outfit assertivi, una sequela di jumpsuit, chiodi, trench e minidress dalle proporzioni bold) alla Fashion Anatomy di Alessia Peruzzi, che – come suggerisce il titolo – reinterpreta in chiave decorativa i fondamenti dell’anatomia, trasformando filamenti del Dna, arterie, gli stessi organi in costruzioni intricate, tra fibbie, catene e stampe elaborate.

2022(Photo by Daniele Venturelli )
2022(Photo by Daniele Venturelli )

Alessia Peruzzi (ph. by Daniele Venturelli)

E ancora, dai patchwork e dalle texture logore (frutto di un attento lavoro di upcycling di pellicce usate e pellami dismessi) di Riccardo Meazza, che svelano ed enfatizzano la fisicità dei modelli, alle “bambole” ultraglam di Like a Doll… In the contemporary Victorian Age, collezione di Pia Francesca Affinito che gioca con gli stilemi dell’abbigliamento vittoriano, esasperandone forme e caratteristiche in un tripudio di ruches, volant, frange, lacci e drappeggi. Esercizi di creatività che i diretti interessati, con ogni probabilità, avranno la possibilità di affinare in un futuro molto prossimo, nel quale le voci come le loro sono destinate a farsi sentire sempre di più.

Riccardo Meazza (ph. by Daniele Venturelli)

Pia Francesca Affinito (ph. by Daniele Venturelli)

Nell’immagine in apertura, gli studenti di IUAD Accademia della Moda al termine della sfilata BODY-ISM (ph. by Daniele Venturelli)

Giberne

Una fashion story (realizzata per Manintown dal fotografo Giovanni Peschi, con lo styling di Giorgio Ammirabile) in cui, a prendersi la scena, sono le creazioni firmate Giberne. Per disegnare le borse della label, il direttore creativo, Amis Garrigue, guarda al modello a bisaccia che accessoriava le uniformi di personaggi storici quali Napoleone e il re di Svezia Gustavo II, proponendosi come un marchio lifestyle in equilibrio tra arte e moda, che si rivolge a uomini e donne brillanti, sicuri di sé.

Giberne fashion
Blazer POAN, leather pants Gemini, bag Giberne

Le piume, logo di Giberne, rappresentano i valori cari all’azienda, ossia libertà, unità, forza, individualità e qualità artigianale, sublimati in bag pensate come pezzi da collezione, da tramandare di generazione in generazione.

Manintown fashion uomo
Bag with shoulder metal mesh Giberne

Gemini fashion brand
Strap with shoulder metal mesh Giberne, leather shorts Gemini

Akoni sunglasses
Trench and bag Giberne, sunglasses Akoni

Vivienne Westwood collezioni 2022
Velvet blazer Erdem, shirt Blouseworks, pants Vivienne Westwood, bag Giberne

Credits

Photographer Giovanni Peschi

Stylist Giorgio Ammirabile

Model Georgi Nikolov @Ivet Fashion Model Management

Photographed at Giberne Studio, Florence

Verdefresco, quando il menù coniuga gusto e benessere

Ormai è persino banale sottolineare l’importante di un’alimentazione che coniughi gusto e principi healthy, soddisfacendo tanto il palato quanto il proprio benessere; eppure, soprattutto in città a vocazione eminentemente turistica come Roma, dove si tende a privilegiare la quantità rispetto alla qualità, oppure a uniformare le proposte culinarie a trend del momento o, all’opposto, a immarcescibili canoni gastronomici, per incontrare il favore di quante più persone possibili, è meno semplice di quanto si possa pensare individuare un locale che soddisfi le caratteristiche sopracitate.

verdefresco roma

Verdefresco, in questo senso, è un nome di sicuro affidamento nel panorama della ristorazione capitolina; all’interno dei suoi due locali (uno in pieno centro, a via Spaventa, l’altro a via Usodimare, nel cuore dello storico quartiere romano della Garbatella) sapore e wellness vanno a braccetto. I piatti vengono realizzati esclusivamente con prodotti freschi e di stagione – a chilometro zero perché direttamente coltivati o selezionati, con la massima cura, da fornitori locali, e arricchiti poi da nutrienti scelti espressamente per le loro proprietà benefiche. L’assortimento è oltremodo eterogeneo, tra insalate, wrap, zuppe, bowl, starter, drink e dessert, così da soddisfare le esigenze più diverse, comprese quelle della clientela vegetariana o vegana.

I capisaldi di Verdefresco: sostenibilità, stagionalità, prodotti a chilometro zero, genuinità

Le portate del menù sono pensate per trasformare ogni occasione in una parentesi a tutto gusto, tenendo fede a quelli che sono degli autentici comandamenti per l’insegna; in primis quello della sostenibilità, un concetto qui esteso all’intero ciclo alimentare dei prodotti usati, dal concepito del singolo piatto alla gestione dei rifiuti dei locali. Quindi, il ricorso ai suddetti fornitori locali, coltivatori e allevatori di fiducia, dislocati tra Roma e provincia, scelti per la loro serietà ed impegno.

Non si può ovviamente derogare ai precetti relativi a gusto e genuinità dell’offerta, con materie prime rigorosamente fresche e portate preparate ogni giorno, in base alla disponibilità della materia prima. Last but not least, la stagionalità dei prodotti: i proprietari di Verdefresco lasciano che a dettare il menù sia, di volta in volta, il corso delle stagioni e le specificità del raccolto, dando il proprio contributo a un’agricoltura che sposi qualità e attenzione all’ambiente.

locali healthy Roma
Un altro piatto del locale

locale gourmet Roma

Nell’immagine in apertura, una delle proposte gourmet di Verdefresco

Debutto al cinema e doppia release musicale: i nuovi progetti di Casadilego

Un ottobre decisamente speciale quello di Elisa Coclite alias Casadilego, cantautrice 19enne che, dopo la vittoria a X Factor nel 2020, ha intrapreso un fruttuoso percorso artistico, che l’ha vista – tra le altre cose – pubblicare il primo EP (eponimo), ottenere un disco d’oro per uno dei suoi singoli di maggior successo, Vittoria, collaborare con Nitro, duettare sul palco del 71esimo Festival di Sanremo nientemeno che con Francesco Renga, che l’ha voluta al suo fianco durante la serata dedicata alle cover per eseguire Una ragione di più della Vanoni.

Questo mese, infatti, è scandito per lei da due novità legate a doppio filo: da una parte, la doppia release Oceano di cose perse (Columbia Records Italy/Sony Music Italy), dall’altra l’esordio da protagonista sul grande schermo in My Soul Summer di Fabio Mollo (che, dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, sarà nelle sale con Europictures per tre giorni, dal 24 al 26 ottobre), film in cui interpreta (rigorosamente dal vivo) proprio i due brani, ossia Oceano di cose perse – scritto da Mara Sattei, prodotto da Enrico Brun – ed Edinburgh attempt no. 2, che compongono i due lati del 45 giri digitale, disponibile per l’ascolto da oggi.

Casadilego nuovo album
Oceano di cose perse, Casadilego

Oceano di cose perse, doppia release dei brani inseriti anche nella colonna sonora del primo film della cantante

Un progetto musicale le cui parole, lievi, crescono perché inserite in un percorso di evoluzione sia sonora che di significati, nel quale «tutto è giovane» – come precisa l’autrice, in modo da «racchiudere e descrivere la delicatezza di una lotta interiore e col mondo, per sfuggire a quello che ci cambia ed essere noi stessi». Oceano di cose perse, secondo Sattei – che ne ha curato il testo – è contraddistinto da «sonorità spensierate, leggere ma comunque introspettive, [che] mi ricordano molto ciò che ero io alla sua età»; e poi aggiunge: «Dentro un oceano di cose perse a volte riusciamo a ritrovarci, e altre volte a lasciare andare ciò che non ci appartiene più. Questo è quello che è successo con questo brano e spero arrivi anche a tutti voi».

My Soul Summer,  «un racconto di formazione puro e semplice»

Per quanto riguarda la pellicola (che verrà proiettata durante la kermesse capitolina, domenica 16 ottobre), può vantare un cast di prim’ordine, che comprende Tommaso Ragno, Anna Ferzetti e Lunetta Savino; rilegge il classico filone del coming of age, nel caso specifico quello della 17enne Anita (Casadilego), adolescente timida e insicura destinata, attraverso l’incontro con Vins (Ragno), famoso cantante dai trascorsi burrascosi, a vivere un’estate indimenticabile, in cui riuscirà a scoprire – e apprezzare – un modo del tutto peculiare di vivere la musica, sviluppando appieno il proprio talento.

My soul summer cast
Casadilego in My Soul Summer

Il regista definisce My Soul Summer «un racconto di formazione puro e semplice», in cui tutto ruota intorno alla musica, al punto che «le scene musicali, sia quelle di musica classica al pianoforte che quelle cantate, sono in presa diretta». Mollo, poi, elogia la protagonista, «un talento vero e puro, un’artista che attraverso la musica racconta la vita».

Il film è una produzione Bartleby Film e Fidelio con Rai Cinema, ed è prodotto da Massimo Di Rocco, Luigi Napoleone per Bartleby Film, Silvio Maselli e Daniele Basilio per Fidelio.

Una clip esclusiva di My Soul Summer

Nell’immagine in apertura, Anita/Casadilego in una scena di My Soul Summer

Giuseppe Allocca #2

Davide Musto realizza una serie di scatti intimi, raccolti, in cui a fare tutta la differenza è l’espressività del protagonista Giuseppe Allocca, che si muova con fare disinibito davanti all’obiettivo alternando luminosi suit in velluto e completi affilati bluette.

Manintown model
Total look Antony Morato

Giuseppe Allocca model
Top photographer’s archive

Antony Morato uomo 2022
Total look Antony Morato

Avant Toi brand
Total look Avant Toi

Credits

Model Giuseppe Allocca @Crew Model Management

Photographer Davide Musto

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Nell’immagine in apertura, total look Avant Toi

LA PARTNERSHIP TRA CANADA GOOSE E OCTOBER’S VERY OWN TORNA CON UN TOCCO DI CLASSE

Una collezione di lusso ad alte prestazioni in edizione limitata, con un tessuto raffinato e una nuova palette di colori per la stagione FW22

Canada Goose e October’s Very Own hanno deciso di rinnovare la propria iconica collaborazione per questa stagione con una capsule collection che fonde gli stili tradizionali con materiali e lavorazioni di altissima qualità. I marchi, entrambi nati a Toronto, hanno attinto agli archivi di Canada Goose, che risalgono a oltre 60 anni fa, per re-immaginare due capi storici e cercare ispirazione per un nuovo berretto. Realizzata in lana Loro Piana in una serie di ricche tonalità autunnali, la capsule porta lusso “prestazionale” e street style a un nuovo livello. Interpretazione aggiornata di un classico capospalla d’archivio, il Banff Parka per OVO® abbina un sofisticato streetwear all’estrema funzionalità e al massimo calore di Canada Goose.

Canada Goose Ovo 2022

Le specifiche tecniche della nuova collezione

Il parka, con un Thermal Experience Index (TEI) pari a 4, può resistere a temperature fino a -25°C, offrendo protezione, versatilità stilistica e comfort. Compagno ideale per le fresche serate autunnali, il gilet Freestyle con cappuccio per OVO® rivisita lo stile intramontabile del brand e celebra la partnership pluriennale. Entrambi, dotati di un patch OVO® e rifiniti con un logo Canada Goose ricamato, sono realizzati nella lussuosa lana Loro Piana Storm System®GX; si tratta di un tessuto di alta qualità, che combina le proprietà isolanti e termiche della lana per fornire calore e protezione dagli elementi, mentre Storm System® GX è trattato con Rain System® per ottenere un tessuto traspirante, idrorepellente e resistente al vento.

Canada Goose Ovo collaborazione

Il Wool Cap perOVO® è stato progettato con una silhouette a basso profilo e uno snapback regolabile per una calzata confortevole. Il cappello, completato dai loghi ricamati delle due griffe, è un capo essenziale per tutti i giorni, adatto alle escursioni autunnali e alle cene all’aperto. Tutti i modelli saranno disponibili nei colori Sierra, Midnight e Limestone.

La collezione Canada Goose x OVO® Autunno/Inverno 2022 sarà disponibile dal 7 ottobre 2022 presso selezionati negozi Canada Goose e OVO®, su canadagoose.com e octobersveryown.com.

One Life One Planet, la collezione green di Dsquared2 per la stagione F/W 2022

Coniugare sofisticatezza vestimentaria e tutela dell’ambiente, ormai è assodato, costituisce una delle principali sfide per il fashion system contemporaneo, un tema cruciale per il futuro di qualsivoglia griffe (e, a livello macro, per quello della Terra). Lo ha ben compreso Dsquared2, che presenta oggi il secondo capitolo di One Life One Planet, summa della ricerca intrapresa dal brand per ridurre il più possibile il proprio impatto ambientale, tenendo fede, al tempo stesso, ai capisaldi che ne hanno plasmato l’identità stilistica. Non si tratta “solo” di abbigliamento eco-friendly: l’iniziativa, infatti, coinvolge anche la cultura aziendale del marchio di Dean e Dan Caten, con i diversi reparti che, dallo scorso febbraio, portano avanti un apposito percorso formativo, così da precisare al massimo il significato di sostenibilità e definire le linee guida per i prossimi step in questa direzione.

Look della collezione One Life One Planet F/W 2022 (ph. courtesy Dsquared2)

Una capsule da (stiloso) esploratore urbano, con capi realizzati in materiali eco

La proposta One Life One Planet per la stagione Fall/Winter 2022, nello specifico, si distingue per il carattere positivo, curioso e vivace dei pezzi, in linea con l’attitude energica dei gemelli Caten (che, a proposito della capsule, dichiarano: «Dal punto di vista creativo è stimolante esplorare nuove strade, mettersi costantemente in discussione per evolvere e proiettarci con entusiasmo nel futuro»).

Ph. courtesy Dsquared2

Gli outfit compongono l’uniforme ideale di un esploratore urbano vestito di tutto punto, il cui guardaroba ruota intorno a capispalla di matrice tecnica (duvet – anche in versione smanicata, aviator jacket, blouson zippati…), borse con ganci e grintosi scarponi; non possono però mancare gli essentials del prêt-à-porter griffato D2, dunque denim pants dalla vestibilità asciutta o più rilassata, giacche di jeans, sneakers, felpe, copricapi in fogge diverse, dal beanie in lana al cappello da baseball.

La palette cromatica è sferzata da tonalità vivide di giallo, arancio e viola, equilibrate da note intense di blu e ottanio, a ribadire con i colori la positività e il dinamismo tipici di chi ha a cuore la salvaguardia del pianeta, e manifesta quest’interesse anche nelle sue mise quotidiane. Il messaggio della collezione viene ulteriormente amplificato dalla stampa che arricchisce i capi, una rielaborazione del motivo grafico che simboleggia la circolarità delle pratiche eco-conscious, con le tre frecce che si rincorrono.

I materiali impiegati sposano appieno l’etica green del progetto: nylon riciclato, cotone biologico, cachemire recycled sono la diretta espressione delle tecniche produttive che meno impattano su ambiente e società. One Life One Planet, che si pone come un percorso in continua evoluzione, coinvolgerà in misura sempre maggiore diversi partner Dsquared2, produttivi e commerciali.
Gli articoli saranno disponibili da questo mese in tutte le boutique del brand, sull’e-store e in selezionati retailer internazionali.

Daniil K

Protagonista assoluto della fashion story dal sapore retrò (le immagini, infatti, sono state scattate in analogico) di Igor Vavilov è Daniil Kudryavtsev, aka Daniil K, che all’attività di modello affianca quelle di fotografo, art director e stylist. Qui lo vediamo aggirarsi nei vicoli di Istanbul e mettersi in posa in raffinati interni della metropoli affacciata sul Bosforo, attingendo per comporre i suoi outfit a una selezione di big e new names, maison blasonate (Miu Miu, Dries Van Noten, Yohji Yamamoto) e brand di rilievo della scena turca (Emre Erdemoğlu, For Fun), sbizzarrendosi con cappelli dal tocco artsy, blazer morbidi, camicie stampate e jeans loose fit.

fashion story Manintown
Jacket Dries Van Noten, tank top For Fun, trousers Emre Erdemoğlu, sandals Vagabond

Dries Van Noten men 2022
Jacket Dries Van Noten, tank top For Fun

Emre Erdemoğlu brand
Jacket Emre Erdemoğlu

Vagabond shoes men 2022
Shirt Emre Erdemoğlu, jeans Miu Miu, sandals Vagabond

hats fashion men 2022
Hat Daniel Nyström, vest Hockerty

Hockerty brand uomo
Vest Hockerty, shorts Degrave Paris

Manintown black white

Degrave Paris men
Vest Hockerty, shorts Degrave Paris

Manintown Youth Babilonia 2022

Credits

Photographer Igor Vavilov

Model and stylist Daniil K

Sneakerness 2022, torna a Milano l’evento dedicato alla sneaker culture

Difficile pensare, oggi, a un prodotto più diffuso, trasversale, discusso, in alcuni casi letteralmente idolatrato della sneaker, assurta da tempo a uno status che ne trascende le caratteristiche specifiche, rendendola un connettore di ambiti più o meno affini quali moda, design, sport, sottoculture varie. In cima ai desiderata di cultori della materia, fashionisti perennemente a caccia della novità du moment, “semplici” consumatori – che siano millennials o Gen Z – che apprezzano la versatilità di una calzatura adatta a qualsiasi contesto, è il capo che riesce a mettere d’accordo tutti, declinabile in infinite modalità, dai modelli frutto di ricercate collaborazioni a quelli basic, dalle limited edition numerate a rari esemplari vintage.

Sneakerness 2022

Sneakerness, primo e più importante evento itinerante dedicato ai kicks (come sono note tra gli appassionati) di ogni ordine e grado, dai cimeli pressoché introvabili alle versioni digitali che iniziano a comparire nel metaverso, è nato proprio per soddisfare le richieste della variegata platea che ruota intorno a queste calzature (ormai è persino riduttivo definirle tali).
Anche quest’anno il festival farà tappa in Italia, precisamente agli East End Studios di Milano per due giorni (8-9 ottobre), col suo carico di iniziative speciali e novità, a partire dalle diverse collezioni di NFT con i pezzi più hype, bramatissimi dai collezionisti.

Una due giorni che celebra la sneaker culture, tra shopping, tornei sportivi e svariate iniziative

Nell’edizione 2022, poi, particolare rilevanza verrà data allo sport, specialmente alla due discipline che hanno maggiormente contributo alla nascita e allo sviluppo della sneaker culture, ossia tennis e basket. Nella due giorni meneghina si svolgeranno perciò dei tornei ad hoc, con Sata Court Club che allestirà un campo dove testare le proprie skills sportive, tra smash e volé.

Sneakerness Milano

Da segnalare, infine, la presenza del Food Market, dove assaporare le migliori proposte food & beverage, italiane e non, concedendosi una pausa di gusto dalla frenesia di cui è pervasa la kermesse. Nata a Berna nel 2008 e diffusasi rapidamente nelle principali metropoli d’Europa, da Parigi ad Amsterdam passando per Berlino, Londra, Rotterdam e Zurigo, Sneakerness è riuscita infatti a imporsi sulla scena internazionale grazie al mix vincente della formula, unica nel suo genere, un mix di streetwear, ricerca, collezionismo, shopping, cultura e divertimento.

Per i biglietti e maggiori info, si può consultare l’apposito link.

Beauty tips: trattamenti per l’autunno

L’autunno è per eccellenza la stagione in cui ripartono pienamente le nostre attività e torniamo alla routine, non solo nel lavoro ma anche nella cura della nostra pelle. Se non l’abbiamo mai curata invece, è il momento giusto per farlo! Le giornate si sono accorciate e sono caratterizzate da forti escursioni termiche e condizioni meteorologiche mutevoli che sono causa di diversi e importanti inestetismi per la pelle di viso e corpo.

Inoltre le continue esposizioni al sole maturate durante l’estate hanno favorito la disidratazione della pelle e alterato l’omogeneità del colorito cutaneo comportando anche un’azione nociva di fotoinvecchiamento. I rituali tradizionali come maschere, pulizie viso e percorsi anti age sono in continua evoluzione e noi ne abbiamo scoperti alcuni presso La Clinica Milano Skin lab, un luogo dedicato alla persona e specializzato in trattamenti di medicina e chirurgia estetica, situato nel centro di Milano.

ESFOLIARE LA PELLE: IL PEELING PRX-T33

Si tratta di un peeling che favorisce la rigenerazione cutanea e rende la pelle più liscia, compatta e luminosa senza utilizzo di aghi né bisturi. L’autunno è il periodo perfetto per programmare un trattamento di rinnovamento cutaneo che esfoli la pelle dopo l’estate. Il trattamento PRX – T33 rendenderà la pelle più luminosa, liscia e soda, producendo un “effetto lifting” senza dolore.

PREVENIRE L’INVECCHIAMENTO CON UNA BIORIVITALIZZAZIONE

La Biorivitalizzazione è una procedura di medicina estetica mini invasiva che permette di reidratare a fondo la pelle e migliorare la texture cutanea, risollevare e distendere i tessuti di viso e collo, restituendo un aspetto immediatamente più giovane. Questo trattamento favorisce il riequilibrio della normale fisiologia della cute, restituendo turgore e compattezza alla pelle invecchiata del viso ed attenuando le rughe.

LA NUOVA FRONTIERA DELLA PULIZIA VISO

Si chiama Derma Clear ed è una soluzione di idrodermoabrasione incredibilmente potente che consente di pulire, idratare e nutrire a fondo la pelle. Forte degli standard di alta qualità e dell’approccio innovativo del brand Alma. DermaClear lavora delicatamente in profondità per detergere e ringiovanire la pelle, lasciandola fresca, pulita e magnificamente idratata. il trattamento è diviso in 3 fasi: detersione, purificazione e nutrimento. L’esclusiva punta rotante della piattaforma e la potente azione di aspirazione consentono un processo di pulizia profonda ed estrazione delle impurità, garantendo al contempo un’efficace penetrazione della skincare nella pelle.

La couture “in fieri” di Gianluca Saitto sfila all’evento Méditerranée – Taranto e la Dolce vita

Si è appena conclusa Méditerranée – Taranto e la Dolce vita, una due giorni all’insegna di arte, moda, storia, cultura e tradizioni ospitata, appunto, dal capoluogo ionico. Ospite d’eccezione della prima edizione, Gianluca Saitto, stilista eclettico che, con le sue creazioni su misura, in equilibrio tra ricercatezza e sartorialità impeccabile, ha conquistato fan del livello di Loredana Bertè, Patty Pravo, Renato Zero e Gianna Nannini.

Taranto sfilata 2022
Un momento del défilé in Piazza Castello, a Taranto

Il couturier ha portato in piazza Castello, nel cuore della città, 30 look della sua ultima collezione, Couture in fieri; una summa dei capisaldi di stile della griffe eponima, a cominciare dalla profusione, su lunghi abiti scivolati, blazer affilati, minidress e gonne sinuose, di ricami e applicazioni rigorosamente handmade. Altro atout del marchio, la nobilitazione della figura femminile attraverso tagli dalla precisione chirurgica, effetti see-through, texture ricercate, tessuti shiny e dall’aspetto metallico, un richiamo agli outfit brillanti – letteralmente – delle icone del rock anni ‘70, eterna fonte d’ispirazione del designer. Alcune mise, inoltre, sono state completate per l’occasione dai copricapi di alta moda firmati Pasquale Bonfilio, autentico artista della modisteria artigianale.

Alcuni look dello show Couture in fieri di Gianluca Saitto

Sfilano nel cuore della città antica 30 outfit che compendiano il percorso creativo del marchio

A margine della sfilata, Gianluca Saitto ha dichiarato di aver «accettato con grande entusiasmo l’invito di Mario Rigo e Angelo Labriola, ideatori del format Méditerranée, che vogliono dare un contributo concreto alla rinascita di Taranto. Sono rimasto subito affascinato dalla bellezza nascosta del luogo, culla della Magna Grecia, un luogo ricco di tradizioni che, partendo un glorioso passato, guarda alle sfide del futuro. Nella mia ricerca, in maniera analoga, attingo alle migliori tradizioni artigianali, come il ricamo, per trasformarle in qualcosa di contemporaneo. Nel cuore della città antica ho così presentato 30 uscite che riassumono il percorso di questi dieci anni di attività, in cui sono protagonisti abiti dalle nuance dell’oro e dell’argento, look che giocano su una luminosità eccezionale, accentuata dalle preziose broderies e dai cristalli applicati a mano. Un vero omaggio al saper fare italiano».

Gianluca Saitto
Gianluca Saitto al termine della sfilata

La collezione, secondo Mario Rigo, «rappresenta un compendio delle creazioni più spettacolari di Gianluca Saitto, della sua visione di una moda in perenne evoluzione (in fieri, ovvero in divenire), in cui le tradizioni del ricamo sono rilette in un’ottica contemporanea, valorizzando gli abiti da sera e i completi con le giacche strutturate. È proprio il tipo di lavorazione sartoriale che si potrebbe realizzare nella nostra Taranto».

Taranto mediterranee festival
Il finale dello show del brand a Taranto

Uno show d’eccezione per suggellare una kermesse che intende promuovere le eccellenze tarantine

Lo show ha chiuso in bellezza una kermesse che ha trasformato il centro della città dei due mari in un laboratorio a cielo aperto che, coinvolgendo le istituzioni e l’imprenditoria locale, ha immaginato soluzioni per rendere più vivibile questo scrigno di storia millenaria affacciato sullo Ionio. Tirando le somme, Rigo e Labriola hanno posto l’accento sull’importanza «di organizzare un primo grande evento di haute couture a Taranto, l’inizio di una lunga serie di eventi nati per valorizzare la nostra città e il fatto a mano. L’obiettivo è far riscoprire i valori del nostro territorio, le sue radici, la sua arte e cultura con atteggiamento costruttivo. Per questo abbiamo innescato, tramite una tavola rotonda e la sfilata di Saitto, alcune progettualità per recuperare antichi mestieri e botteghe artigiane nei palazzi nobiliari in fase di restauro.

Taranto centro storico
Il centro storico di Taranto

Vogliamo ad esempio rilanciare la tradizione locale del bisso, tecnica dell’alta moda che può rinascere grazie ai giovani. E creare un ponte con Milano, visto che la Puglia è un polo produttivo importante il settore fashion. Taranto potrebbe formare le nuove generazioni nel recupero di questi mestieri in via di estinzione, dando loro un’opportunità per restare attivamente in loco. Insieme all’amministrazione comunale e a numerosi imprenditori, faremo risaltare la bellezza spesso nascosta di questo territorio. Ringraziamo Gianluca Saitto che, per primo, ha messo a disposizione la sua arte sartoriale per far conoscere in modo inedito la città antica».

Nell’immagine in apertura, il finale della sfilata di Gianluca Saitto a Taranto

Oktoberfest 2022: le 5 migliori birrerie di Monaco

Dal 17 settembre al 3 ottobre l’Oktoberfest 2022, l’attesissimo appuntamento per gli amanti della birra torna in scena al Theresienwiese di Monaco. Birra bavarese, o Bayerisches Bier, scorrerà a fiumi e rappresenterà, come ogni anni, il fil rouge della manifestazione. Ma la bevanda al luppolo non sarà l’unica attrazione della festa ottobrina: parate, attrazioni e spettacoli intratterranno i visitatori tra un boccale e l’altro. E per i buongustai, l’esperienza birraia nella città tedesca non si limita ai confini del parco sede dell’Oktoberfest. A Monaco infatti, si trovano Brauereien e locali storici che sono tappe obbligate per gli appassionati e gli intenditori della birra. Ecco allora le 5 migliori birrerie selezionate da Civitatis, azienda leader nella vendita di visite guidate, escursioni e tour gratuiti.

Hofbräuhaus, la birreria per eccellenza di Monaco di Baviera

La Hofbräuhaus non è solo la birreria più famosa di Monaco, ma è considerata da molti la migliore della Germania. Fu fondata nel XVI secolo, quando il duca Guglielmo V di Baviera ne fece il principale fornitore di birra Weissbier per la famiglia Wittelsbach. Oggi il locale, noto anche come HB, è di proprietà del governo bavarese.

Nelle sue sale a volta policroma si può assistere spesso spettacoli dal vivo di musica tradizionale sorseggiando un boccale di birra in un ambiente in cui respirare un’atmosfera autentica bavarese.

Hofbräuhaus

Biergarten Viktualienmarkt, il luogo perfetto per una birra all’aria aperta

Questo biergarten (o giardino della birra) è un luogo ideale per gustare una birra ghiacciata all’aria aperta nella suggestiva città di Monaco, immersi nel verde. Comodamente seduti sulle panchine di legno circostanti, è possibile accompagnare alla bionda (o scura che sia) con lo street food locale, acquistato nei chioschi del parco.

L’offerta del Viktualienmarkt inoltre cambia continuamente, alternando varietà provenienti dai principali birrifici della capitale, per un’esperienza en plein air ogni volta diversa.

Biergarten Viktualienmarkt

Biervana, il paradiso dei birrai

Biervana non è né un birrificio né un pub, ma è un paradiso terrestre per chi ama la birra sopra ogni altra cosa. Tra lattine e bottiglie, più di seicento varietà e gusti provenienti dalla Baviera e da tutto il mondo sono esposti sugli scaffali del locale: un vero spettacolo per gli occhi ma soprattutto per la gola. Biervana è quindi la meta per gustare una vera birra artigianale scegliendo tra varietà provenienti da Austria, Nuova Zelanda, Belgio, Regno Unito, Germania e moltissimi altri luoghi che della birra hanno fatto una vera arte.

Agustiner Stammhaus, la Baviera in un boccale di birra

Il birrificio che dà il nome a questo e a molti altri locali della città è l’Augustiner-Bräu Wagner KG, il più antico birrificio di Monaco. L’ambiente interno si caratterizza per i dettagli art nouveau e neobarocchi che contribuiscono a ricreare un’atmosfera rétro. Inoltre, la birra è prodotta qui secondo la legge di purezza del 1516, che obbliga i birrai a produrre la loro birra con solo tre ingredienti: orzo, luppolo e acqua.

La celebre birra Paulaner

Paulaner Bräuhaus, dai birrai per i birrai

Non c’è dubbio: la taverna Paulaner Bräuhaus è uno dei luoghi da visitare in qualsiasi viaggio a Monaco. Un luogo con un obiettivo molto chiaro: creare un’esperienza autentica attraverso uno dei marchi di birra più importanti del paese. Oltre a degustare alcuni piatti a base di maiale, manzo o oca, in questo birrificio è possibile vedere da vicino la preparazione degli ingredienti della birra artigianale e conoscerne alcuni segreti (non tutti sanno ad esempio che questa bevanda è stata prodotta dai monaci dell’Ordine dei Minimi nel 1634). Oggi i birrifici Paulaner hanno conservato quasi intatti i metodi di produzione e il gusto di un tempo. 

Paulaner Bräuhaus

Premiati a Milano i vincitori dei Fashion Community Awards – Chi è Chi 2022

La Milano Fashion Week dedicata alle collezioni donna Spring/Summer 2023 si è aperta, martedì 20 settembre, con la 22esima edizione dei Chi è Chi Awards, ideati e organizzati da Cristiana Schieppati, direttrice dell’omonimo quotidiano digitale, annuario e newsletter della casa editrice Crisalide Press (www.crisalidepress.it). Tenutasi nella sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano (che, insieme alla Camera Nazionale della Moda Italiana, la patrocina), la cerimonia ha visto assegnare diversi riconoscimenti, rinominati a partire da quest’edizione Fashion Community Awards – Chi è Chi Awards, così da sottolineare ulteriormente il senso di appartenenza di un’industria fondamentale per il Belpaese; un appuntamento autorevole, che ogni anno chiama a raccolta – e celebra – l’intero fashion system, dai designer agli ambassador dei principali brand, passando per imprenditori, press office, manager, stampa di settore…

Fashion Community Awards
Un momento della cerimonia di premiazione, nella Sala Alessi di Palazzo Marino

Chi è chi awards 2022
I vincitori dell’edizione 2022 dei Fashion Community Awards – Chi è Chi Awards

The Human Touch, il tocco umano scelto come filo conduttore della 22esima edizione

I premi sono stati decisi da una giuria formata da nomi di spicco del panorama modaiolo nostrano, che comprende come membro onorario il Cavalier Mario Boselli – presidente della Fondazione Italia Cina, dell’Istituto Italo Cinese e presidente onorario della Camera Nazionale della Moda, il critico e fashion feature deputy editor di Style Magazine Corriere della Sera Michele Ciavarella, Luca Dini (direttore di F e Natural Style).

E ancora, il direttore responsabile content hub moda e beauty e direttore di d Emanuele Farneti; la direttrice di Grazia Silvia Grilli; il Vanity Fair european editorial director Simone Marchetti; Francesca Ragazzi (head of editorial content di Vogue Italia); Nicoletta Polla-Mattiot, direttrice del supplemento del Sole 24 Ore How To Spend It; la caposervizio e fashion editor del Corriere Paola Pollo; Danda Santini (che dirige Io Donna e Amica); la direttrice di Donna Moderna Maria Elena Viola. A guidare il loro operato, il tema guida della XXII edizione, ossia The Human Touch, quel tocco umano che ha motivato – e continua a farlo – la straordinaria resilienza dimostrata negli ultimi anni dal settore fashion, le strategie da esso adottate per affrontare al meglio le nuove, enormi sfide che si profilano all’orizzonte, inclusione, sostenibilità, metaverso, ricerca, il rapporto sempre più stretto col mondo dell’arte.

Per la prima volta, inoltre, è stato assegnato da Comune di Milano e Chi è Chi il premio Fashion & The City, pensato per valorizzare i progetti in grado di rafforzare ancor di più il legame tra moda e città meneghina. L’assessora allo Sviluppo Economico e alle Politiche per il Lavoro con delega alla Moda e al Design, Alessia Cappello, ha consegnato il riconoscimento a Piattaforma Sistema Formativo Moda ETS, rappresentata da Matteo Secoli.

Tutti i vincitori dei Chi è Chi Awards 2022

Silvano Brascianini;Alberto Cavalli;Nicoletta Polla Mattiot
Giorgia Rapezzi;Michele Ciavarella
Malika Elamslouhi
Silvia Grilli;Tananai (Alberto Cotta Ramusino)

Alberto Cavalli (al centro) tra Silvano Brescianini e Nicoletta Polla-Mattiot; Giorgia Rapezzi con Michele Ciavarella; Malika El Maslouhi; Tananai con Silvia Grilli

Di seguito, l’elenco completo dei premiati.

Premio per il sociale: Alberto Cavalli – direttore generale Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte 

Premio per l’imprenditoria: Giorgia Rapezzi – direttore creativo e co-fondatrice di Jato

Premio Elio Fiorucci Designer of the Year: Alessandro Michele – direttore creativo di Gucci 

Premio Community Touch: Michelle Francine Ngonmo – presidente Afro Fashion Association

Premio Top model of the year: Malika El Maslouhi – modella

Premio alla Carriera: Brunello Cucinelli – presidente esecutivo e direttore creativo della Brunello Cucinelli Spa

Premio Generazione Z: Tananai – cantautore e produttore 

Premio Ambassador Italian Touch: Antonio Marras – direttore creativo e costumista 

Premio Golden Couple: Gea Politi e Cristiano Seganfreddo – editori di Flash Art

Premio arte e fotografia: Brigitte Niedermair – fotografa

Premio stylist of the year: Nick Cerioni – Rock Star stylist 

Premio young designer: Marco Rambaldi – stilista

Anche Paolo Stella, scrittore e influencer, è stato premiato attraverso una votazione della community del Chi è Chi, ricevendo il Digital Creator Award; mentre Alessio Vannetti – chief brand officer di Valentino – e la pr manager Italia di Guerlain, Cristiana Villani, hanno ricevuto i Premi Barbara Vitti per il miglior ufficio stampa moda e bellezza.

Antonio Marras con Luca Dini; Brigitte Niedermair con Emanuele Farneti; Gea Politi e Cristiano Seganfreddo con Mario Boselli

Nell’immagine in apertura, tutti i vincitori dei Chi è Chi Awards 2022

‘Artista a bordo’, la mostra galleggiante con le sculture di Felice Tagliaferri

È stata inaugurata a Venezia lo scorso 7 settembre, nei giorni della 76esima Mostra internazionale d’arte cinematografica, una exhibition decisamente sui generis, innanzitutto per la location galleggiante. Si tratta, nello specifico, di Lycian Princess, caicco turco di 28 metri in legno a due alberi, ormeggiato presso la Marina di Sant’Elena, proprio alle spalle dei Giardini della Biennale. L’imbarcazione ospita per tutto il mese di settembre Vedere oltre la vista, installazione itinerante di Felice Tagliaferri, scultore non vedente che vanta collaborazioni con università e istituzioni di tutto il mondo (Musei Vaticani, Accademia di Brera, MACRO, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, solo per fare qualche nome).

Felice Tagliaferri
Due sculture di Felice Tagliaferri esposte sul caicco Lycian Princess

Lycian Princess
Il Lycian Princess

In mostra – sull’acqua – le sculture di Felice Tagliaferri, frutto del suo lavoro tattile-visivo

La produzione dell’artista si distingue per la forte componente tattile delle sculture (realizzate nei materiali più disparati, dalla creta al marmo, dalla pietra al legno, trattati sapientemente e plasmati con tecniche diverse), in linea con la sua volontà di promuovere una fruizione più democratica dell’arte, educando lo spettatore a un nuovo approccio alle opere, che non preveda l’uso esclusivo della vista. Aspetto peculiare del progetto in questione è proprio il fatto di essere accessibile alle persone non vedenti; lo stesso Tagliaferri guida personalmente gli ospiti, per mano e con la voce, in un percorso sensoriale ad hoc.

Artista a bordo
Lo scultore guida un visitatore a far esperienza in modo diverso della sua opera

“L’esplorazione tattile di ogni mia opera rivela dettagli non percepibili con il solo uso della vista”, spiega lui, che nel 2006 ha fondato la scuola Chiesa dell’Arte, in cui si fa ricorso a un metodo di lavoro definito tattile-visivo, per cui “si guarda con le mani e si tocca con gli occhi”, per usare le sue parole. L’obiettivo, perseguito costantemente dallo scultore, è quello di abbattere ogni barriera, sia fisica che mentale, educando le persone a percepire la disabilità non come un limite ma, al contrario, come un modo differente di interpretare la vita.

Carta dei diritti delle persone con disabilità, l’opera dello scultore sul Lycian Princess per la Barcolana di Trieste

La mostra itinerante sul caicco si concluderà il 9 ottobre a Trieste, in occasione della Barcolana, storica regata velica che si tiene ogni anno nel golfo del capoluogo friulano. il Lycian Princess parteciperà, portando a bordo l’artwork Carta dei diritti delle persone con disabilità, sulla quale Tagliaferri intende far incidere le proprie iniziali a tutti i capi di stato del mondo, così da togliere dalla superficie marmorea dell’opera qualche granello e farle assumere un peso leggermente minore, veicolando un messaggio di pace e sostenibilità.

Artista a bordo, un format tailor-made che permette di fruire delle opere in modo inedito

L’exhibition si inserisce nel contesto di Artista a bordo, pensato dal curatore e art dealer Riccardo Benedini in collaborazione con l’armatrice veneziana Marina Rossi. Il format, che quest’anno vede il coinvolgimento della Onlus “Lo Spirito di Stella” del velista Andrea Stella, è inedito, un’esperienza tailor-made che offre ad artisti e designer l’opportunità di raccontarsi attraverso brevi interviste nel Mediterraneo, su un’imbarcazione già ribattezzata “prima galleria galleggiante d’Italia”. I due ideatori del progetto, infatti, hanno scelto di trasformare Lycian Princess in un luogo d’incontro, aperto ai creativi di ogni dove e alle loro idee.

Riccardo Benedini
Felice Tagliaferri con Riccardo Benedini

Un vero e proprio salotto culturale su acqua, dunque, animato di volta in volta da installazioni d’arte, oggetti di design o mostre itineranti, per offrire al pubblico un’esperienza coinvolgente e suggestiva, seguendo la convinzione di Benedini per cui “l’arte e la cultura necessitano, in questo delicato momento storico, di riavvicinarsi alle persone attraverso un modo di comunicare più semplice, spontaneo e – sopratutto – su misura di chi ascolta”.

È possibile seguire il viaggio in mare di Felice Tagliaferri sul profilo Instagram del curatore, @riccardobenedini_. La mostra sarà visitabile, previo appuntamento, per tutto il mese di settembre (per maggiori informazioni: [email protected], +39 3200664393). Lycian Princess, inoltre, organizza tutto l’anno charter privati ed eventi; chi volesse pernottare a bordo può contattare [email protected].

Artista a bordo sculture

mostra galleggiante 2022

Nell’immagine in apertura, una scultura di Felice Tagliaferri a bordo del Lycian Princess

Autry omaggia il tennista Bob Lutz con un nuovo modello di sneakers

Ad agosto ha compiuto 75 anni Bob Lutz, tennista americano dal palmarès stellare, che comprende cinque coppe Davis, altrettante vittorie nelle finali di doppio agli US Open, 43 titoli complessivi nel doppio (spesso in tandem con un altro mostro sacro della racchetta, Stan Smith) e 11 in solitaria. Per omaggiare uno dei campioni di tennis più famosi e vincenti degli Stati Uniti, il marchio di calzature sportive Autry presenta un video ad hoc e una versione aggiornata delle sneakers di punta della casa, che prendono appunto il suo nome.

Bob Lutz tennis
Bob Lutz in uno scatto d’epoca (ph. Denver Post via Getty Images)

Una doppia iniziativa per omaggiare il 75esimo compleanno del tennista

Lanciato appena prima del weekend che ha visto disputarsi le finali degli US Open, il cortometraggio, dal sapore “old school”, condensa in poche decine di secondi le prodezze di Lutz sul campo, ripercorrendole attraverso immagini d’epoca degli anni Settanta e Ottanta, quelli in cui dominò la scena agonistica. In chiusura del filmato, la telecamera indugia proprio sulle nuove trainers Autry, anch’esse dall’appeal squisitamente vintage, con tomaia candida dalla punta stondata color burro, identica tonalità della spessa para in gomma; sul lato, il sigillo del brand, col nome affiancato dalla bandiera a stelle e strisce. Retromania in piena regola dunque, per celebrare a un tempo le gesta di una figura d’eccezione del tennis, troppo spesso dimenticata, e le ginniche della label, simbolo dell’eleganza imperitura della disciplina in questione.

“Bob Lutz – dichiara Autry in un comunicato – è un campione iconico degli anni Settanta e Ottanta. Siamo orgogliosi di rendere immortali i suoi successi con una sneaker rappresentativa di un’epoca d’oro del tennis, che continua ad avere un’influenza stilistica anche al di fuori di questo sport”.
Il diretto interessato, da parte sua, dichiara: “Tutti sembrano conoscere il mio compagno di doppio per una sneaker bianca (parla del suddetto Stan Smith, ndr), mi sembra giusto avere finalmente la mia. Voglio ringraziare Autry per aver realizzato una scarpa bellissima e una campagna che ricorda al mondo del tennis la mia eredità”.

Autry sneakers tennis
La nuova versione delle sneakers Bob Autry del brand

Le nuove ginniche Bob Lutz sono disponibili sul sito autry-usa.com e nei migliori rivenditori internazionali, on e offline, un elenco nutrito che comprende, tra gli altri, LuisaViaRoma, Farfetch, Saks Fifth Avenue e House of Fraser.

Nell’immagine in apertura, le nuove sneakers Bob Lutz di Autry (ph. courtesy Autry Shoes)