MMU S/S 2023: Manintown presenta il magazine Youth Babilonia al Circolo Marras

Durante la cinque giorni della fashion week maschile che, dal 17 al 21 giugno, ha portato nella metropoli lombarda le collezioni maschili per la prossima S/S 2023, MANINTOWN ha svelato il magazine Youth Babilonia con un evento ad hoc presso il Circolo Marras, spazio sui generis concepito dallo stilista sardo come un manifesto concreto della propria eclettica, fantasiosa cifra creativa.

Spazio Marras Milano

Protagonista della serata, la performance artistica di Cristian Cucco, una serie di videoproiezioni per raccontare sia l’ultima collezione del marchio, Narciso, che due copertine dell’issue Hot child in the City, con Francesco Gheghi ed Ema Stokholma.

performance danza arte
La performance di Cristian Cucco
Thomas Costantin dj
Thomas Costantin alla consolle durante la serata

A seguire, il cocktail party con il dj set di Thomas Costantin, ad animare e chiudere in bellezza un appuntamento che ha visto la partecipazione di numerose personalità di spicco del mondo della moda, cinematografico, musicale e artistico in generale, dagli attori Lorenzo Richelmy (nome in rapida ascesa del nostro cinema – ha recitato, tra gli altri, in Una questione privata, Il talento del calabrone e nella serie Marco Polo – nonché cover star di Youth Babilonia) e Simone di Scioscio a Carmen Ferreri, dal modello Michael Terlizzi alla content creator Eleonora Cixi Bosio.

Lorenzo Richelmy
Carmen Ferreri
Eleonora Cixi Bosio

Lorenzo Richelmy, Carmen Ferreri, Eleonora Cixi Bosio

Un evento che celebra il nuovo sviluppo, digitale e cartaceo, di MANINTOWN, che grazie alla partnership con MI HUB e SUPERNOVA HUB implementa ulteriormente le proprie piattaforme, in un’ottica sempre più cross-channel e internazionale.

Nell’immagine in apertura, Eleonora Cixi Bosio (al centro), Leonardo Marras (a destra) e alcuni ospiti dell’evento di MANINTOWN al Circolo Marras

NH Collection Milano Porta Nuova, place to be dell’hotellerie milanese

NH Collection Milano Porta Nuova, il nuovo indirizzo milanese della catena

La vivace scena dell’hotellerie milanese si arricchisce di una new entry, che si candida a diventare la meta elettiva cui rivolgersi per scoprire le mille sfaccettature del capoluogo lombardo, metropoli cosmopolita e camaleontica, costantemente in fieri, da vivere – e apprezzare – in ogni suo angolo. Il risultato della trasformazione dell’hotel 4 stelle NH Milano Grand Hotel Verdi è, infatti, il NH Collection Porta Nuova, nel cuore dell’omonimo quartiere, cuore finanziario della città. Nell’ultimo arrivato della prestigiosa catena alberghiera, sofisticatezza ed esclusività della location si fondono armoniosamente, esaltandone il carattere urban-chic.

NH hotel Collection Milano Porta Nuova
La facciata dell’hotel

Tra i punti di forza dell’hotel c’è sicuramente la posizione privilegiata, attigua ai numerosi ristoranti e locali à la page della zona. Gli ospiti possono raggiungere comodamente Brera (fiore all’occhiello meneghino, con le sue viette acciottolate e l’atmosfera bohémien ) e Corso Como. La vista su piazza Gae Aulenti, emblema della Milano contemporanea, di cui rappresenta plasticamente lo slancio, la proiezione al futuro, è a dir poco suggestiva, permettendo di abbracciare con lo sguardo lo skyline dominato dai grattacieli, tra cui svetta, coi suoi 231 metri, l’Unicredit Tower.

Comfort e cura meticolosa dei dettagli nelle 100 camere dell’hotel

La succitata visione panoramica sulla città è possibile grazie a una struttura sviluppata su otto piani. Le 100 camere totali dell’hotel si distinguono per ariosità e ampiezza degli spazi, le cui dimensioni variano dai 36 mq delle superior agli oltre 70 delle magnifiche suite, in cui un’inconfondibile tonalità di rosso (firma visiva del brand NH Collection) si amalgama con le nuance grigie, verdi e oro degli arredi, creando un’atmosfera unica, raffinata.
Oltre al Wi-Fi e alle amenities in ogni stanza, gli ospiti hanno a disposizione un fitness corner perfetto per ritemprare corpo e spirito.

NH Collection Milano Porta Nuova novità
NH Collection Milano Porta Nuova

NH Collection Milano Porta Nuova camere
Una camera dell’albergo

NH Collection Milano palestra
Il fitness corner

Le proposte gourmet del NH Collection Milano Porta Nuova

La nuova proposta ristorativa dell’albergo è targata Artusia, divisione del Gruppo Elior specializzata nella gestione del food & beverage per l’hotellerie, che ha inaugurato Timo Bistrot. Si tratta di un ristorante la cui offerta è incardinata sulle erbe aromatiche, filo conduttore di piatti che rimandano immediatamente alla migliore tradizione italiana e mediterranea.
Il bistrot è stato concepito per soddisfare il palato con portate di qualità, in ogni momento, dalla pausa pranzo all’aperitivo post lavoro, accompagnato dagli esclusivi Timo Cocktails, alle cene all’insegna del benessere.

Timo Bistrot, cucina centrata sulle erbe aromatiche

Il menù del pranzo offre quattro combinazioni, si può inoltre ordinare alla carta, naturalmente, scegliendo tra una ricca varietà di insalate, tra cui la rivisitazione della classica Caesar salad con dressing al parmigiano ed erbe aromatiche, ribattezzata Caesar del Timo. A disposizione della clientela, poi, aggiunte di proteine animali (ad esempio mozzarella di bufala o salmone) e dressing e condimenti a scelta nel buffet.

Timo Bistrot
Timo Bistrot

Nella carta spiccano i burger in versione vegan, a base di spinaci e verdure, alternativa ai classici di fassona. E ancora, un’ampia scelta di primi e secondi della tradizione: si può spaziare tra bigoli con ragù estemporaneo (ragù di funghi, mandorle e maggiorana), calamarata alla sorrentina, tagliata di pollo con erbe mediterranee, salmone in crosta di pane, la caprese del Timo (a base di mozzarella di bufala, ciuffi di pomodoro cuore di bue e olio al timo). In chiusura i dessert, golosità assortite che comprendono la tagliata di frutta e sciroppo al basilico, il fondente al cioccolato con crema di fragole al Campari e noci sablé, la tropicale con ananas marinato alle spezie e timo, l’immancabile tiramisù, con salsa in estrazione di caffè.

NH Collection Milano Porta Nuova camere
Gli ambienti del NH Collection Milano Porta Nuova

NH Collection Milano Porta Nuova

Via Melchiorre Gioia, 6 20124 Milano – Italia

T: +39 02 62371

Manintown lancia la nuova fashion issue a Pitti Uomo

In occasione della 102esima edizione di Pitti Uomo e di Milano Moda Uomo S/S 2023, MANINTOWN – magazine che è ormai un punto di riferimento delle new generation musicale e cinematografica – presenta Youth Babilonia, nuova Fashion Issue in uscita due volte l’anno, che sarà presentata con due eventi speciali a Firenze e Milano. Nato da un’idea di Davide Musto, quest’inedito supplemento moda print e digital intende raccontare differenti culture, fenomeni, volti e linguaggi di stile. Sono quattro le cover del primo numero, che vede tra i protagonisti l’attore Lorenzo Richelmy e il content creator Matthew Zorpas, che festeggia i dieci anni del The Gentleman Blogger. Un nuovo sviluppo sia digitale che cartaceo per MANINTOWN, dunque, che grazie alla partnership con MI HUB e SUPERNOVA HUB, implementa ulteriormente le proprie piattaforme in un’ottica sempre più cross-channel e internazionale.

Manintown eventi
Moodboard della nuova fashion issue Youth Babilonia all’evento MANINTOWN presso Palazzo San Niccolò
Palazzo San Niccolò Firenze eventi
Un momento della mostra-evento nei giardini del palazzo

La mostra-evento di Firenze a Palazzo San Niccolò

Lo scorso 16 giugno, durante Pitti Immagine Uomo, una speciale mostra-evento presso Palazzo San Niccolò, nel cuore del quartiere fiorentino di San Niccolò. On show un percorso di brand artigianali e sostenibili, a partire dalla collezione genderfluid di Tiziano Guardini, cappotti d’impronta artsy in edizione limitata. Commentando concept, ispirazioni e obiettivi della linea, il designer sostiene: “Si parla spesso di genderless, come a dover racchiudere in una parola una tendenza momentanea. Per me il termine individua il coraggio di “aprire”, esercitando una libera espressione, abbandonando concetti che appartengono a una società ormai passata. Vuol dire altresì riconoscersi come esseri viventi liberi. I capi esposti raccontano di fiabe che incoraggiano ad aprire i nostri sentimenti, a essere determinati nel creare una società migliore, connessa con il nostro essere più puro e onesto, ovvero con la Vita e, di conseguenza, col nostro pianeta. Gli abiti che disegno sono da sempre uno strumento per vivere questa consapevolezza, un elemento di riconnessione, un abbraccio per ritrovarsi, un emblema del cambiamento”.

Segue precetti eco-responsabili anche la griffe Ten Minutes to Moon, che fonde animo streetwear e made in Italy in capi timeless arricchiti da grafiche originali. Si muovono tra arte e moda le sculture indossabili di Maurizio Tomasello, da portare con le cravatte. E ancora, Palladium, maison calzaturiera francese conosciuta ovunque per il modello Pallabrousse, studiato nel 1947 per l’esercito; Vagabond, brand svedese che si focalizza sulle scarpe, tra le più amate dalle shoes addicted di tutto il mondo, conquistate dallo stile elegante delle proposte, attento ai dettagli e sostenibile. Infine, le calzature firmate Bruno Bordese, must have per trend setter, artisti e creativi; i suoi sono pezzi unici e riconoscibili, grazie al mix di stilemi classici e trendy.

Design e profumi protagonisti negli spazi del palazzo

Il percorso continua col design di Situér Milano, che progetta arredi eco-friendly dalle linee minimali e ricercate partendo dal metallo, lavorato in Italia con maestria artigianale e sapientemente tradotto in un perfetto equilibrio di estetica e funzione.

Situer Milano mobili
Tavolo per esterni Situér Milano (sulla destra) e alcune proposte della collezione Marcantonio x Slide

Marcantonio x Slide, invece, propone complementi di arredo per interni e outdoor, lasciandosi ispirare dalla natura con un approccio sospeso tra onirico e fanciullesco, alla scoperta del mondo che lo circonda; pezzi che esprimono al meglio la filosofia  del designer romagnolo, nelle sue parole, “una commistione tra arte e design, porto nel secondo la prima, nello specifico la scultura, con soggetti illustrativi, che raccontano una storia”. Sono inoltre protagonisti, negli spazi del Palazzo, Millefiori e Yankee Candles, che guidano gli ospiti in un tour olfattivo e sensoriale attraverso le loro fragranze. Millefiori presenta la fragranza estiva Lime & Vetiver, invece la collezione di candele da esterno di Yankee Candles si compone di quattro nuove profumazioni, miscelate con citronella e oli essenziali noti per allontanare gli insetti e creare un’atmosfera rilassante nell’ambiente outdoor.

Marcantonio Slide
Marcantonio con i nuovi pezzi della linea firmata per Slide
Millefiori Milano diffusore
L’allestimento all’interno di Palazzo San Niccolò (sul tavolo al centro, un diffusore Millefiori)

Dopo la mostra si è tenuto un cocktail party con dj set curato dallo stesso Bordese.

Nell’immagine in apertura, il dj set di Bruno Bordese (ritratto tra due creazioni della linea Marcantonio x Slide) all’evento di MANINTOWN a Palazzo San Niccolò

Champagne: un tour alla scoperta del suo terroir

In una riunione di sommelier è comune parlare di corpo, densità, e molte altre, ma la parola più comune e su cui tutti concordano è terroir.

È una parola che definisce un insieme di caratteristiche che trascende una semplice definizione sensoriale, come quelle che definiscono lo champagne Veuve Clicquot. È come se fosse stato evocato uno spirito che si impadronisce del vino e gli conferisce il suo carattere e la struttura particolare. Il significato della parola terroir potrebbe essere associato a “territorio”, ma in realtà, quando il termino è legato alla produzione di vino, assume concetti che vanno ben oltre la semplice nozione di “terra”.

Ma che cos’è il terroir?

Il vocabolo terroir è una parola francese che indica un territorio specifico. Una volta associato ai due concetti di enologia e gastronomia, il suo significato diviene più ampio. Si riferisce in questo caso a una combinazione di elementi eterogenei, quasi alchemici, che conferiscono alla produzione un carattere del tutto particolare. Il terroir nel vino non si riferisce solo alla location del vigneto o dei suoi vitigni tipici, ma anche alla cultura e ai metodi tradizionali di produzione di un determinato vino. Nel caso della produzione di champagne, il suo terroir si trova nel nordest della Francia; il clima rigoroso, il particolare tipo di terreno, i vigneti piantati in collina, con una pendenza media di 12º e un’insolazione ottimale, nonché le tecniche di produzione, conferiscono delle caratteristiche uniche al vino. Geograficamente, la regione è esposta alle influenze dell’Oceano Atlantico e al clima continentale. Dal primo provengono abbondanti precipitazioni e poche variazioni di temperatura; dal secondo, la possibilità di gelate. Lo scenario circostante è quello di una modesta catena di montagne che si innalza da una valle divisa dal fiume Marne. Il suolo è particolare come il vino che produce. Per quanto detto, solo il vino spumante prodotto in tale regione è l’unico al mondo che può essere denominato champagne. In altre regioni, i vini spumanti possono essere prodotti con varietà di uve originarie della regione, ma non possono essere mai chiamati champagne.

La regione dello Champagne è composta da cinque circoscrizioni: Marne, Haute-Marne, L’Aisne e L’Aube. Tali reparti sono organizzati in quattro aree viticole che sono le uniche al mondo a produrre Champagne con una denominazione di origine controllata. Essi sono

  • Montagne de Reims. È coltivato esclusivamente a Pinot Nero e produce un vino con bouquet e robustezza
  • Côte des Blancs. Si tratta di vigneti che producono Chardonnay e il risultato è uno champagne aromatico e rinfrescante
  • Vallée de la Marne. È orientato verso sud e sudest. I suoi vini sono maturi e profumati. I vitigni prodotti sono Pinot Nero e Pinot Meunier
  • Côte des Bar. Le sue falde hanno orientamenti diversi e conferiscono una certa particolarità ai suoi prodotti. La sua produzione è di Pinot Nero con diversi assemblaggi tra loro

A tutto questo si aggiunge una caratteristica esclusiva della produzione: in tutta quella zona ci sono solo tre vitigni autorizzati

  1. Pinot nero. Vitigno a bacca rossa prodotto nelle Montagne de Reims e nella Côte des Bar.
  2. Pinot Meunier. Prodotto nella Vallée de la Marne. Proviene da uve rosse.
  3. Chardonnay. È una varietà bianca prodotta nella Côte des Blancs.

Le categoria di champagne

Sebbene la piantagione di vigneti nella regione dello Champagne risale a epoche lontane e che la produzione di champagne esistesse già dalla metà del 1600, è stato nel 1927 la fissazione dei confini viticoli della regione. Secondo la legge, la qualità dei vigneti viene classificata sulla base della produzione vitivinicola di ciascun villaggio secondo una scala. Inoltre è stato creato il CIVC (Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne) per difendere l’intero settore dei produttori e delle aziende vinicole. Il comitato esamina la qualità del terroir e della produzione. Questa certificazione determina il prezzo (cru) di ogni varietà d’uva e si determina la classificazione in Grand Cru, Premier Cru e Cru. La classificazione Grand Cru su di una bottiglia di champagne non è molto frequente, in quanto viene impiegata solo per la produzione proveniente esclusivamente da zone con tale denominazione. Lo stesso discorso vale per i Premier Cru. La maggior parte dei mixer provengono da diversi Cru. In questo caso, i blender sono classificati a seconda della percentuale di un determinato Cru.

Ci sono più di 20.000 produttori con la denominazione d’origine controllata, di cui circa 2.000 producono il loro prodotto con il proprio marchio. Di conseguenza, la maggior parte dei produttori vende la propria produzione ai grandi marchi, con i quali si producono diversi tipi di champagne a partire da un’unica base.

Conclusione

Lo champagne viene prodotto solo nell’omonima regione nel nordest della Francia. È proprio in questo luogo che si verificano le condizioni ottimali, che provengono da un terroir perfetto. Le condizioni atmosferiche, la cultura locale e le tecniche produttive favoriscono questo eccellente e unico prodotto.

Youth Babilonia: Giuseppe De Domenico

L’attore Giuseppe De Domenico passa senza colpo ferire dai set alle collezioni più avant-garde della nuova stagione. Nell’editoriale per l’ultimo numero di Manintown, Youth Babilonia issue, l’attore di Noi e Bang Bang Baby sfoggia infatti total look griffati Marni, Fendi e McQueen, oltre alle creazioni edgy del duo creativo alla guida di Trussardi, Serhat Isik e Benjamin A. Huseby.

Total look Trussardi

Credits

Talent Giuseppe De Domenico

Photographer Davide Musto

Stylist Other Agency

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Make-up Flavio Santillo @Makingbeautymanagement

Oh so pretty

Il modello Luigi Bruno, davanti all’obiettivo di Davide Musto, gioca con i pezzi cult della nuova stagione e sfodera un’attitudine naturalmente fluida, facendo propri con disinvoltura micro top in pizzo trasparente, bluse plissé smanicate, blazer tempestati di borchie e accessori in pelle dal retrogusto bondage.

fashion editorial fluidity
Shirt Youwei, pants Roberto Cavalli
Luigi Bruno modello
Shirt Youwei, pants Roberto Cavalli
Manintown fashion
Total look and shoes John Richmond, choker Vanesi, socks stylist’s archive

Credits

Talent Luigi Bruno @Elite Milano, CmodelsCrew

Editor in Chief Federico Poletti

Photographer Davide Musto

Stylist Alessandra Gubinelli

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Stylist assistant Federica Mele

Make-up Alessandro Joubert @simonebelliagency

Hair Sara Petrucci @makingbeautymanagement

A Milano, la premiazione per il miglior Art Work realizzato per Don Papa Rum

La Milano Design Week si è colorata dei toni di Don Papa grazie agli studenti del Triennio in Graphic Design e Art Direction di NABA. Mercoledì 8 giugno la sede milanese della scuola ha accolto la finale di un contest finalizzato a realizzare il nuovo pack del premium rum Don Papa Rum, originario delle Filippine. 

È stato selezionato il vincitore che, grazie al proprio estro creativo, potrebbe vedere suo art work nel pack del Rum Don Papa 2023. Il podio è stato annunciato da Gabriele Rondani, PR & Marketing Director di Rinaldi 1957, società bolognese che rappresenta in Italia il marchio.

A seguire, i partecipanti hanno preso parte a un intrigante aperitivo a tema, ispirato alla flora e fauna tropicali dell’isola d’origine del brand, con cibo filippino e il cocktail iconico Darker Don, preparato da Walter Gosso, Ambassador Don Papa in Italia e Advocacy Manager per Rinaldi 1957.

La serata è stata introdotta da Patrizia Moschella, Communication and Graphic Design Area Leader di NABA e dai docenti del triennio in Graphic Design e Art Direction di Milano e Roma, Stefano Comensoli e Daniele Marrone, che hanno seguito e indirizzato il lavoro degli studenti.

Primo posto

In prima posizione, Sugarlandia Life Circle di Gloria Ricciardi. È stato premiato per coerenza col brief e circolarità dell’opera ispirata agli ecosistemi, in cui ogni elemento è fondamentale per la sopravvivenza degli altri, compreso il vulcano Kanlaon centrale.

Don Papa Rum
Sugarlandia Life Circle, di Gloria Ricciardi

Secondo posto

Colorful mess, di Marco Graziaplena: per freschezza del tratto e sintesi compositiva, immediatezza visiva, coerenza col brief per la presenza colorata di flora e fauna.

Don Papa Rum
Colorful mess, di Marco Graziaplena

Terzi posto pari merito

Sugarlandias Frames, di Carlotta Nardi e Silvia Onesti: per una sintesi iconica più vicina alla cultura locale dell’isola.  

Metamorphosis, di Giorgio De Leo: per l’originalità tecnica e narrativa.

Sugarlandias Frames, di Carlotta Nardi e Silvia Onesti
Metamorphosis, di Giorgio De Leo

Sugarlandia

“Sugarlandia, un luogo magico dove tutto ciò che accade non è esattamente quello che sembra”.

Il motivo del soprannome dell’isola non è difficile da intuire; dotata di un terreno ideale per la coltivazione della canna da zucchero, Negros garantisce più della metà della produzione di zucchero dell’intero arcipelago filippino, oltre a dare lavoro alla maggior parte degli abitanti.

Un vero paradiso terrestre, circondato da acque cristalline che pullulano di vita marina e incantevoli barriere coralline. I colori sono sgargianti grazie alla giungla dell’entroterra, ricca di animali e piante, nonché di un imponente vulcano attivo – dal quale, peraltro, dipende largamente la fecondità del terreno.

Nel complesso, l’iniziativa si inserisce nella campagna digitale “Secrets of Sugarlandia”, lanciata per sensibilizzare sulla salvaguardia dell’ecosistema dell’isola, che ne è la culla. Tra le specie più a rischio, la colomba di Luzon, il maiale filippino, il cervo maculato delle Visayas, il Bucero delle Visayas e di Walden.

Parte delle vendite estive di Don Papa supporterà organizzazioni ambientali come la Talarak Foundation, attiva nella protezione e ripopolamento delle specie locali in pericolo. Altra associazione supportata è Philippine Reef and Rainforest Conservation Foundation, che guida i programmi di conservazione e sostenibilità sull’isola di Negros e in altri luoghi delle Filippine.  

Spirito punk e ispirazioni artsy nella F/W 2022 di John Richmond

Rock Royalty, Punk Couture, Sophistication: sono queste le parole chiave della proposta Fall/Winter 2022 di John Richmond, Lead me to temptation. Una tentazione, quella cui allude il titolo, squisitamente fashion; la collezione è stata infatti concepita come un viaggio stilistico, che attinge a pieni mani ad immaginari musicali e artistici, cari da sempre alla maison.

Uno stile timeless, in equilibrio tra tailoring e casual

Tanto nel menswear quanto nel womenswear, Il designer riversa un métissage di concetti e riferimenti, forgiando uno stile unico nel suo genere, che gli appassionati possono far proprio e adattare a qualunque occasione d’uso. Un mix and match che fonde armoniosamente un lato tailoring, sempre presente nelle collezioni della griffe, ed uno più basic, centrato su must dell’estetica urban (felpe, maglieria, t-shirt, pants cinquetasche, anfibi, leather jacket…) arricchiti da applicazioni e disegni sui generis. Sugli outfit si stagliano infatti grafismi, stampe particolareggiate, i simboli del brand (Snake e teschio JR in primis) rielaborati; una profusione di borchie e catenelle di metallo, poi, si impossessa di pezzi d’impronta casual e capi in denim.

Il gioco degli opposti caratterizza in egual misura i look uomo e donna: convivono micro e macro, lungo e corto, vestibilità aderenti e ampie. Per lei, una serie di minidress e abiti che segnano la silhouette, esaltando le forme attraverso lunghezze studiate al millimetro, trasparenze e spacchi, accostati a capisaldi del guardaroba femminile quali blazer, cappotti, longuette e pullover, impreziositi da dettagli strong (qui le iniziali ricamate del marchio, là texture cosparse di strass, zip e punti luce, o ancora scritte a mo’ di graffito e lucentezze metalliche). Per lui, un compendio di evergreen del menswear (dal perfecto al bomber) nobilitati da decorazioni in puro stile Richmond, tra loghi, scritte e motivi tattoo.

La palette cromatica alterna l’immancabile combo black & white alle sfumature del rosso, che contrastano con nuance più accese come verde acido e rosa. Un’allure 80s permea mise che vedono protagonista la pelle, emblema di quella sensualità ribelle che Richmond maneggia alla perfezione, fedele al motto per cui è tutta questione di attitudine, più che di moda in quanto tale.

Patatas Nana, l’artigianalità della patatina

Nel fashion system artigianalità e numero contenuto di “ingredienti” (cioè tessuti) rappresentano una conditio sine qua non per ottenere capi irreprensibili, sotto ogni aspetto. La combo craftsmanship e pochi, selezionati materiali si rivela un atout anche se applicata a prodotti talmente diffusi, radicati nell’immaginario collettivo, che si finisce col darli per scontati, ignorandone qualità intrinseche che, invece, fanno la differenza.

Ne è consapevole Patatas Nana, azienda che ha pensato bene di rivoluzionare lo snack per eccellenza dell’aperitivo italiano, tramutandolo in un alimento per intenditori ma a portata di mano, letteralmente. Le sue patatine in busta, infatti, uniscono alla lavorazione artigianale l’uso di soli tre ingredienti, senza alcun conservante o aroma. Un’idea tanto semplice quanto (felicemente) radicale, che sublima il concetto di sottrazione, rifiutandosi di aggiungere dubbi orpelli per puntare sull’essenza della patata nella sua purezza e integrità gustativa, lasciando al consumatore la possibilità di arricchirla secondo il proprio estro, sperimentando magari abbinamenti o ricette consigliate dagli chef.

Pochi, selezionati ingredienti e una lavorazione articolata in step precisi

La breve scadenza (non oltre cinque mesi) costituisce un primo indicatore di qualità, requisito imprescindibile per gustare la patatina come appena fritta. E poi ci sono materie prime comme il faut: nello specifico, esclusivamente patate della varietà Agria, coltivate in Spagna secondo la tradizione della vega granadina, irrigate dall’acqua incontaminata del rio Dúrcal; specificità che conferiscono loro un sapore unico.
Le patate vengono raccolte e conservate sotto terra al buio, così da mantenerne intatte le proprietà organolettiche. Quindi sono lavate, leggermente pelate, tagliate a fettine, fritte in olio di girasole puro – il migliore perché insapore – a 155 gradi. Vengono scolate, asciugate, lasciate raffreddare a temperatura ambiente e salate a mano con sale fino marino. Infine, l’imbustamento tramite macchinari di ultima generazione, in grado di preservare l’originale sapidità.

Patatas Nana
Patatas Nana

Le patatine artigianali in busta alla conquista del Belpaese

Dalla Spagna all’Italia il passo è più breve di quanto si possa pensare, nel 2016 la rivoluzione targata Patatas Nana sbarca nel Belpaese, accompagnata dai versi di Nana de Sevilla di Federico García Lorca – da cui il nome Nana, ossia ”ninna nanna”. Ora i punti vendita sono 3.500, sparsi su tutto il territorio nazionale; trattandosi di una specialità gourmet non si trova nei supermercati, ma nei migliori bar e cocktail bar, nelle enoteche, nelle drogherie contemporanee, nei bistrot. E ancora, in tutti quei negozi e luoghi selezionati che fanno della ricerca dei sapori genuini, tradizionali, il fiore all’occhiello della propria offerta gastronomica. È comunque possibile acquistarla nell’e-store ufficiale (www.patatasnana.com/negozio).

Patatas Nana patatine

Il marchio si propone, inoltre, di elevare il concetto del classico aperitivo, accompagnandolo con patatine da degustare semplicemente aprendo il sacchetto, oppure seguendo il consiglio dello chef Michele Gilebbi, riscaldandole in forno a 180° per riportarle alla temperatura di servizio ideale. Le Patatas Nana possono sposare le ricette più disparate (con alici del Mar Cantabrico, polpo e rosmarino, marinate in aceto, servite con lime e pepe…).

I Fiammiferi, lo snack retrò rivisitato

Patatas Nana patatine

Gli ultimi arrivati – nel 2020, sull’onda del claim “il futuro è solo un ricordo” – sono i Fiammiferi. Rievocano lo snack simbolo degli anni 70/80, arricchendolo però di un tocco contemporaneo, perfetto per i nostalgici che non disdegnano sapori inediti. I Fiammiferi sono anche sinonimo di sostenibilità grazie al packaging riciclabile, 100% plastic free, essenziale ed elegante, in pieno stile Patatas Nana.

Nove25 X Mace, i gioielli nati dalla collaborazione col producer dei record

Il brand di gioielleria urban Nove25 svela la sua ultima, esclusiva collab, che ha coinvolto un nome di spicco della scena musicale nazionale, il producer Mace. Data la caratura del personaggio, la collezione non poteva che attingere all’immaginario della musica elettronica, terreno d’elezione di uno tra i più riconosciuti e visionari musicisti italiani, capace di raccontare la contemporaneità con un tocco unico. Il suo album doppio disco di platino OBE, uscito nel 2021, ha visto la partecipazione di assi musicali come Blanco, Salmo, GemitaizGué Pequeno e Madame.

Mace producer moda
La campagna della collezione, con protagonista lo stesso Mace (ph. courtesy of Nove25)

Nove25 X Mace riprende valori e narrazioni di Oltre, disco pubblicato quest’anno dall’artista, in cui il concept del viaggio è da intendersi nel suo côté trasformativo, come un superamento dei confini territoriali, fisici e sensoriali; è un invito ad andare oltre le proprie percezioni, paure, limiti, oltre il proprio corpo e l’idea che abbiamo di noi stessi.
Pendenti e orecchini in argento e oro giallo della linea s’ispirano perciò all’universo psichedelico delineato da Mace, non senza ironia e sense of style, adottando emblemi quali il funghetto magico (sviluppato in verticale nel Pendente Fungo, e in versione più ridotta, circolare, nell’Orecchino Fungo) e il simbolo del Mercurio, considerati una chiave necessaria per esplorare gli stati “altri” dell’inconscio.
La capsule è in vendita esclusivamente negli store del marchio e su www.nove25.net

Nell’immagine in apertura, uno scatto della campagna della collezione Nove25 x Mace, che vede protagonista lo stesso producer e musicista

La Moda di OFF-WHITE 

Dalla fondazione del marchio di abbigliamento casual nel 2012, Off-White ha dimostrato un innegabile talento nell’ideare modelli maschili e semplici che hanno conquistato il cuore del mondo. L’azienda milanese è stata fondata da Virgil Abloh, il direttore creativo ha creato collezioni di grande richiamo che sono state molto attese stagione dopo stagione. Materiali lussuosi come il cotone vengono acquistati con la massima cura per soddisfare i vostri standard. 

L’abbigliamento di Off-White offre innumerevoli opportunità di styling, anche un solo accessorio può mettere in risalto un semplice outfit con t-shirt, sneakers classiche, una felpa Off-White e una borsa a tracolla. Fate di questo look il vostro punto di riferimento per il fine settimana. 

Streetwear con un nuovo significato

L’esclusivo marchio di moda è stato creato dall’americano Virgil Abloh ed è una sorta di collezione streetwear di lusso, che crea provocazione con contrasti quasi estremi. L’azienda dal carattere casual punta su materiali naturali di alta qualità e tessuti pregiati. Silhouette sportive, stampe di graffiti, motivi e tagli degli anni ’60 e ’70 compongono le creazioni del giovane marchio esordiente e creano un look urbano. La produzione ha sede a Milano e riprende il “qui e ora” in modo innovativo e raffinato.

Il successo del marchio è arrivato con la Street-Style-Fashion-Week. Durante la Settimana della Moda, persone dell’industria della moda, come modelle, stilisti, blogger e fotografi, vengono fotografate tra una sfilata e l’altra. Queste immagini vengono poi pubblicate su blog, riviste online e cartacee come look street-style attualmente indossati. Poiché questi look vengono effettivamente indossati nelle strade delle grandi metropoli della settimana della moda, sono spesso l’innesco di nuove tendenze e ispirano nuovi abbinamenti. Lo stilista non solo ha creato il suo marchio, “Off-White”, ma è stato anche il direttore creativo del marchio di lusso Louis Vuitton.

I 3 modi migliori per indossare una cintura firmata Off-White

Grande accessorio di punta della collezione è la cintura Off-White Industrial, la quale può essere in diversi modi, anche inusuali. Il primo è quello classico, ovvero alla vita. Essendo relativamente lunga può essere annodata più volte intorno al fianco o, come spesso accade, lasciata semplicemente pendere all’estremità della cintura. In questo modo, l’iconico look della cintura sembra super casual!

Il secondo utilizzo di questo accessorio è come cintura in vita per dare forma a cappotti e giacche. Infatti è possibile sostituire la semplice cintura in dotazione con il soprabito, con la quella urban Off-White e dare ancora più risalto al punto vita. 

Una terza variante per sfruttare al massimo l’accessorio è come tracolla. Basta sostituire la cinghia di trasporto della borsa con la cintura firmata. Questo non solo garantisce stabilita alla borsa, ma conferisce anche un aspetto particolare al look!

ItalianCreationGroup protagonista alla Milano Design Week con FontanaArte, Driade e Valcucine

La Milano Design Week torna ad animare il capoluogo lombardo e lo fa in grande stile, provando a lasciarsi alle spalle un biennio tormentato. Non è da meno ItalianCreationGroup, presente al Salone del Mobile (nonché all’appendice imprescindibile del Fuorisalone) con tre dei suoi quattro brand d’eccellenza, FontanaArte, Driade, Valcucine. Il primo, d’altronde, celebra quest’anno il 90° anniversario ed entra a far parte del registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale, istituito dal Mise.

Fontanaarte light art
Una vista della mostra FontanaArte, 90 Years of Light and Art, fino al 12 giugno nello spazio di via San Marco 26
Fontanaarte mostre
L’allestimento della mostra (sulla destra, lampade FRENESI, disegnate da Studiolucaguadagnino)

FontanaArte in mostra, tra pezzi d’archivio e un’exhibition fotografica

Nata a Milano nel 1932 da un’idea di Gio Ponti, FontanaArte è divenuta nel tempo un’autentica istituzione dell’illuminazione decorativa italiana, potendo vantare oggetti assurti al rango di icone del miglior design tricolore. Per l’occasione, si regala FontanaArte, 90 Years of Light and Art, realizzata dal direttore artistico Francesco Librizzi col contributo di Pupilla Grafik, esposta nello spazio di via San Marco 26, che consta di diversi progetti speciali. In primis, l’exhibition fotografica di Roselena Ramistella che, in tandem con Zero, dà la propria interpretazione del concetto di luce, cuore pulsante dell’azienda, che non è questione solo di lumen, bensì di capacità e appeal; da qui i ritratti di personalità di spicco, capaci di far brillare concetti e storie (Stefano Boeri, Nina Yashar, Edoardo Tresoldi, Venerus per citarne alcune). Ci si ricollega così idealmente alla storia aziendale, intrecciata da sempre con quella di figure del calibro di Gae Aulenti, Max Ingrand, lo stesso Ponti.

FontanaArte, 90 Years of Light and Art svela inoltre un’anticipazione dell’archivio storico del marchio, rimasto finora “sommerso”; un corpus eccezionale di immagini, progetti, miniature, registri e documenti, riportati alle luce grazie a un certosino lavoro di recupero, catalogazione e valorizzazione dei materiali. Si tratta di un primo nucleo di 580 oggetti, un compendio dell’attività dei maestri del design che hanno reso la maison l’icona che è oggi. L’archivio, in formato digitale, è supportato dalla presenza di alcune storiche proposte FontanaArte fornite dalla Casa d’Aste Cambi, “meravigliosi pezzi originali degli anni ‘30 e ‘50” – li definisce Librizzi – posti in continuità con le novità presentate alla MDW.

Le nuove proposte di FontanaArte

Fontanaarte lampada novità
FRENESI, design by Studiolucaguadagnino (ph. Giulio Ghilardi)

Il quadro si completa, infatti, con quattro new entry: la lampada da parete FRENESI, disegnata da Studiolucaguadagnino (fondato dal regista già candidato all’Oscar nel 2017), rivisitazione in chiave contemporanea degli stilemi art déco, caratterizzata da morbide increspature in vetro, che emanano una luce morbida all’interno della struttura angolare; OORT di Jacopo Roda, linee luminose posizionate in cilindri, combinabili a piacimento in un sistema pressoché infinito di forme e posizioni; THEA (design by Gabriele e Oscar Buratti), famiglia di lampade con doppia calotta, trasversale alle tipologie di applicazione; TUTTI, chandelier-installazione di Matilde Cassani Studio, un trionfo degli opposti risultante dalla serie di sagome appese dell’opera, a simboleggiare un mondo di contraddizioni e contrapposizioni.

Fontanaarte nuove lampade
TUTTI, design by Matilde Cassani Studio

Le collaborazioni “pop” di Driade

Alla Triennale va invece in scena o meglio, On Stage (come da titolo dell’ultima collezione) Driade, con un’operazione che mescola progettazione, intrattenimento e arte, in linea col carattere di laboratorio estetico votato al bello della griffe, che trascende i confini canonici di architettura e design e persegue il dialogo, la contaminazione tra differenti linguaggi creativi, accomunati dalla ricerca continua dei più alti valori estetici.

Il brand volge dunque lo sguardo ai fenomeni pop emergenti, chiamando a collaborare quattro nomi provenienti da ambiti eterogenei, ossia Marcelo Burlon, Sfera Ebbasta, Omar Hassan e il gamer e content creator Pow3r, autori di altrettanti progetti inediti, sotto la guida dell’art director della label Fabio Novembre. Nello specifico, lo stilista firma Edaird, specchio d’ispirazione tribale, un anello di congiunzione fra terra e cielo dell’Argentina, patria di Burlon. Il rapper da milioni di ascolti, invece, personalizza la chaise longue Cocky, seduta decisamente sopra le righe, che rispecchia appieno lo stile del personaggio. Hassan realizza l’arazzo PiùDiUno, sintesi perfetta di ricerca e azione che omaggia l’arte contemporanea, mentre Giorgio Calandrelli (meglio conosciuto come Pow3r, pro player in forza al team di e-sports Fnatic) condensa nel pouf Arcad3 la sua passione per il gaming, concepito come un’evoluzione nell’ambiente domestico delle sale giochi di un tempo. Novembre parla a riguardo di “collaborazione di quattro amici che […] danno forma ai loro pensieri”, certificando come “la creatività nasca dall’interazione tra discipline diverse”.

Sfera Ebbasta design
Cocky di Sfera Ebbasta (ph. Iacopo Barattieri)
Driade milano design week 2022
PiùDiUno, Omar Hassan (ph. Iacopo Barattieri)

Le novità di Valcucine, all’insegna della sostenibilità

La partecipazione di Valcucine, infine, è all’insegna della sostenibilità con Sustainability beyond Space and Time, che ribadisce l’impegno della casa verso una produzione green. Si spiega così anzitutto il Percorso Fuorisalone: LEED Buildings in Milan_ che tocca (pregevoli) edifici LEED progettati da GBPA Architects, Tectoo, One Works e altri. Quindi la mostra LE3DERS nel rinnovato showroom Valcucine a Brera, con modelli architettonici di noti studi internazionali in versione 3D, visualizzati attraverso un’esperienza AR. Nella stessa sede viene presentato anche il nuovo percorso espositivo e le novità di prodotto coi relativi crediti LEED v4.1.

Valcucine Artematica
Artematica Soft Outfline

Innovative soluzioni estetiche e funzionali sono poi state applicate ai modelli di punta del marchio. Fanno il loro debutto Artematica Soft Outline, un blocco unico che coniuga linee soft e volumi puri, mantenuti elegantemente in equilibrio; e Riciclantica Outline, sintesi estrema di dematerializzazione che tiene insieme armonia formale e cura dei particolari; una cucina simbolo dell’evoluzione tecnica dell’azienda, progettata per avere il minimo impatto ambientale.

Valcucine cucine 2022
Riciclantica Outline

Tutte le immagini courtesy of ItalianCreationGroup

Nell’immagine in apertura, uno scatto della mostra FontanaArte, 90 Years of Light and Art 

‘Sottacqua’, un assaggio di estate nel nuovo singolo di chiamamifaro e rovere

È uscito venerdì 3 giugno per Columbia Records/Nigiri il nuovo singolo di chiamamifaro e rovere, sottacqua, un vero e proprio condensato dell’agognata, imminente atmosfera estiva che contraddistingue la stagione estiva.

Dalla collaborazione tra la cantautrice Angelica Gori, capace in tandem col chitarrista Alessandro Belotti di far breccia nel pubblico brani da diversi milioni di stream, e la band che racconta i vent’anni negli anni ’20 del millennio come nessun altro, nasce infatti una canzone che distilla efficacemente il mood delle calde serate d’estate, tra feste e falò sulla spiaggia.

Angelica Gori rovere
Angelica Gori (chiamamifaro), Nelson Venceslai (rovere)

Non solo spensieratezza e summer vibes però, visto che il singolo tocca anche argomenti di grande impatto sociale quali l’inquinamento (serate in spiaggia che sono tra la plastica e le birre ghiacciate, petrolio e margarita sulle labbra salate) e guerra (“feste al mare con la fine del mondo sullo sfondo mentre si cantano canzoni sperando di salvarlo).

i rovere Nelson
Nelson Venceslai e Angelica Gori

Le parole di Angelica Gori, in questo senso, esprimono al meglio l’essenza del progetto, a cominciare dal titolo: «Sottacqua ci si nasconde dal mondo, dai problemi, e da laggiù anche le scuse hanno il sapore del sale e la forma delle bolle. A volte pensare a quel che sarà di noi ci fa sentire come se fossimo giù, sottacqua. Non c’è fiato che tenga, i movimenti sono morbidi e rallentati, la vista annebbiata. Ma per uscire da questa bolla bastano poche bracciate, ed è subito spiaggia, sole, ombrelloni, calore sulla pelle, sale sulle braccia. Fino a quando è sera, e tutto è vento e profumo di domani. Giorni di sguardi, libertà, complicità, di vista al cielo, con qualcuno che, quando siamo sottacqua, ci prenda la mano per non perdersi nel blu».

Nell’immagine in apertura, Angelica Gori (chiamamifaro) e Nelson Venceslai de i rovere

Valentino lancia il nuovo hub conscious-driven ‘Creating Shared Value’

È attiva dallo scorso 31 maggio la nuova area conscious-driven del sito di Valentino, Creating Shared Value. Si tratta di una sezione interna e integrata al portale online della maison capitolina, un autentico universo digitale che dà forma alla volontà del marchio di passare dal me al noi, dal mitico atelier romano della label (luogo delle meraviglie dove si creano sogni e costruiscono visioni di stile) alle strade dove quei sogni e quelle visioni prendono vita.

La piattaforma si pone l’obiettivo di svelare al pubblico ciò che si cela dietro l’operato del brand guidato da Pierpaolo Piccioli, sempre più impegnato in un processo di green transition tramite progetti ad hoc, in ambito sia sociale che ambientale; un percorso del tutto naturale e coerente con i principi fondanti della griffe, intrapreso da tempi non sospetti e ora raccontato, con dovizia di particolari, agli utenti e in generale al mondo esterno col quale Valentino ha avviato un dialogo continuo, con l’obiettivo di restituirgli ciò che gli spetta di diritto.

Valentino sostenibilità
Image courtesy Valentino

I tre cardini della piattaforma: People, Planet, Product

Creating Shared Value si configura come una finestra in costante aggiornamento che invita l’utente ad immergersi nel mondo interattivo pensato dalla maison, in cui i valori aziendali, raccontati attraverso un’inedita interfaccia grafica, risultano articolati in tre sezioni, People, Planet, Product. Per quanto riguarda la prima, è il riflesso del modus operandi di un brand che ha sempre messo al centro del proprio operato l’elemento umano, poiché l’eccellenza artigianale che lo contraddistingue fin dalla nascita negli anni ‘60 è frutto (anche e soprattutto) delle qualità, del talento dei singoli dipendenti, che si adoperano per tramutarla in realtà. La company culture di Valentino, dunque, non può che essere inclusiva, e passa – tra le altre cose – da collaborazioni con enti culturali, scholarship, attività di mentorship, progetti che danno il via a conversazioni tra artisti e giovani, permettendogli di essere agenti di un cambiamento sociale positivo.

Valentino moda consciousness
Image courtesy Valentino

Planet si focalizza invece sul senso di responsabilità ambientale del marchio, oggi più forte che mai, vale a dire la capacità di rispondere del proprio operato e delle proprie azioni. Consapevole della drammatica situazione in cui versa il pianeta, la maison adotta pertanto pratiche trasparenti, adeguando il business model a un mondo in continua evoluzione ed esplorando le infinite possibilità offerte da studi e analisi dell’impatto ambientale.

Product, infine, si concentra sul connubio (ormai imprescindibile) tra eccellenza artigiana e tecnologia, che consente di immaginare nuovi metodi produttivi; l’identità odierna di Valentino si fonda proprio su questo, sulla necessità cioè di preservare lo straordinario heritage dell’etichetta adeguandolo alle necessità della società contemporanea, per continuare a realizzare capi e accessori di squisita fattura ma dall’animo “eco”, ponendo così le basi per una ri-significazione del lusso in ottica green.

Valentino creating shared value
Image courtesy Valentino

Il video di Ainslie Henderson che racconta l’universo di Creating Shared Value

Per presentare Creating Shared Value, la griffe ha scelto di affidarsi alla visione immaginifica di Ainslie Henderson, scrittore, regista e animatore, autore di numerosi corti e clip musicali da milioni di riproduzioni (come Moving On dei James), già vincitore di un BAFTA nel 2012 per The Making of Longbird. L’artista scozzese firma un video in stop motion che vede protagoniste le consistenze tessili nelle quali si costruisce il filo verde, sinonimo dell’approccio conscious-driven di Valentino.

Quali elettrodomestici possono migliorare lo stile di vita casalingo?

Il progressivo miglioramento del tenore di vita ha portato la gente a perseguire e realizzare strumenti per delle comodità che venti anni fa non potevamo nemmeno immaginare.

Molte di queste comodità sono realizzate attraverso dei veri e propri elettrodomestici, strumenti a base elettronica che possono servire per gli scopi più disparati.
Andiamo a scoprirne insieme alcuni in grado di fare la differenza tra belle e brutte giornate.

Tenere il vino in fresco

Se si è appassionati di vino non c’è strumento migliore su cui puntare di una cantinetta bottiglie, in grado di mantenere tali bevande alla giusta temperatura.
I vini, infatti, danno il meglio di sé quando vengono bevuti ad una determinata temperatura e, per mantenere intatti gusto ed odore nel tempo, hanno bisogno di essere mantenuti ad una specifica temperatura.

Una cantinetta classe a serve esattamente a questo genere di scopi: grazie alla somma di diverse tecnologie questo genere di strumenti è in grado di mantenere un vino al fresco e al riparo dagli elementi che solitamente possono causa un deterioramento delle sue qualità organolettiche come raggi UV o vibrazioni.

Sfrutta al massimo frutta e verdura con un estrattore

Da diversi anni riceviamo continuamente input per vivere una vita più sana, una vita all’insegna della bontà di diversi ingredienti naturali che devono far parte della propria dieta. Un buon modo per sfruttare frutta e verdura in maniera originale e, sopratutto, gustosissima, è quello di acquistare un estrattore.

Questo genere di elettrodomestico infatti è in grado di trasformare frutta e verdura in succhi molto gustosi.

Questi succhi hanno anche un grande vantaggio: quello di essere altamente digeribili; gli estrattori infatti possono aiutare bambini ed anziani a raggiungere l’apporto giornaliero di vitamine senza procurare problemi legati alle difficoltà di digestione di fibre.

Essiccato è meglio

Sempre avendo in mente come obbiettivo uno stile di vita salutare è difficile ottenere grandi risultati considerando il quantitativo enorme di conservanti e elementi chimici presenti nel cibo che si può acquistare al supermercato.

In questi casi è meglio fare come si faceva una volta e seccare il cibo, così da disidratarlo e conservarlo più a lungo. In questo caso ci possiamo far aiutare da un essiccatore, ovvero un elettrodomestico che ha uno scopo ben preciso: ridurre al minimo la quantità di acqua presente all’interno di un dato alimento. Acquistando un essiccatore, inoltre, ci si apre alla possibilità di realizzare cibi gustosissimi come pomodori essiccati, carne secca, frutta essiccata e molto altro ancora.

Diffusore di oli essenziali

Che fare se si ha bisogno di rilassare il proprio corpo ed il proprio animo? Poiché non è possibile ogni volta pagarsi l’entrata in una SPA o in un centro benessere, per cercare di mantenere bassi i costi e massimizzare la sensazione di relax è possibile acquistare un diffusore di oli essenziali.

Questi strumenti funzionano attraverso una combinazione di tre elementi: energia elettrica, acqua e aromi. Acqua e aromi vengono mescolati all’interno del diffusore e poi l’energia elettrica trasforma la miscela in un vapore che viene continuamente emesso nell’aria.

Il risultato finale è super gradevole: attraverso il vapore profumato le stanze possono acquisire un gusto nuovo; respirare tale vapore, per di più, può anche far bene in caso di congestione nasale e raffreddore.

Stop all’inquinamento domestico

L’inquinamento è uno dei temi caldi dei giorni nostri ed è anche naturale che sia così; fortunatamente la tecnologia ci sta venendo incontro con strumenti creati appositamente per combattere questo genere di problematiche.

Uno di questi strumenti è un purificatore d’aria, ovvero un elettrodomestico in grado di filtrare l’aria presente all’interno di una stanza al fine di migliorarne la qualità.

I migliori purificatori d’aria possono gestire l’umidità, il livello di microparticelle ed il micro inquinamento domestico con un po’ di lavoro continuato, migliorando il livello di qualità dell’aria e offrendo un miglior livello di salute a chi utilizza questo genere di strumenti.

Il bello di un purificatore d’aria è il loro essere oggetti intrinsecamente tecnologici; spesso e volentieri un purificatore d’aria è in grado di connettersi alla rete wireless ed è anche controllabile da remoto; in questa maniera è possibile farlo funzionare anche quando si è fuori casa per la massima comodità possibile.

Napapijri x Moreno Ferrari, outerwear d’autore sostenibile

La capsule collection Napapijri x Moreno Ferrari nasce dalla collaborazione tra il brand outerwear e il celebre designer e artista italiano. L’ispirazione arriva dal “NO” project, installazione realizzata da Ferrari nel 2018, quando rivisitò l’iconica giacca del marchio Skidoo, trasformandola in un’opera d’arte, e riflettendo così sul confine tra impegno e responsabilità verso l’ambiente, che la moda – tra le industrie più inquinanti in assoluto – non può più permettersi di eludere.

Alan Cappelli sostenibilità
Alan Cappelli Goetz indossa la T-shirt della capsule Napapijri x Moreno Ferrari

Design, sostenibilità e innovazione in una capsule collection unica

La volontà di sviluppare progetti che abbraccino questa filosofia, in cui il negativo diventa positivo, si traduce ora in una collezione circolare che coniuga design, sostenibilità e un approccio innovativo ed etico alle tematiche ambientali.

Napapijri x Moreno Ferrari presenta una serie di look urban interamente riciclabili, declinati in cinque stili che rimandano ad elementi del paesaggio urbano (come pluriball e reti di sicurezza in plastica), evidenziando la necessità di riutilizzare e riciclare il più possibile. Trasformati in stampe all-over e grafismi, questi dettagli creano una connessione con il “NO” project, concretizzando l’impegno di dare nuova vita e scopo a tessuti di scarto e oggetti ordinari, comune sia alla griffe che al designer vincitore del Compasso d’Oro.

La collab include due giacche Northfarer, due felpe (con cappuccio o collo a imbuto) e una T-shirt; capi interamente riciclabili confezionati in ECONYL®, nylon rigenerato di ultima generazione, realizzato a partire da materiali di recupero quali reti da pesca, scampoli, moquette… Tutti i pezzi possono essere resi dopo due anni dall’acquisto e trasformati in nuovi filati e prodotti. 

Durante la design week, la capsule collection verrà esposta presso la galleria Rossana Orlandi: l’appuntamento è per martedì 7 giugno, dalle ore 18. A “interpretare” questa partnership d’eccezione, che fonde mirabilmente ricercatezza stilistica e principi green, è stato chiamato l’attore Alan Cappelli Goetz. Di origine belga, si divide tra recitazione (ha preso parte a numerosi film e serie di successo, in Italia e all’estero, da I Medici a The Poison Rose passando per Carla, La fuggitiva, Provaci ancora prof!…) e attivismo ambientale, spendendosi in prima persona per cause e progetti che sposano le istanze (fondamentali) della sostenibilità nel senso più ampio del termine, parlandone anche sui social (su Instagram conta oltre 91 mila follower), nonché sul sito di Style Magazine, dove cura una rubrica ad hoc.
Abbiamo colto l’occasione per rivolgergli qualche domanda sulla collezione e, più in generale, su alcuni punti chiave della moda “eco”.

Alan Cappelli Goetz ci parla della collab e della moda sostenibile

Napapijri Moreno Ferrari
Alan Cappelli Goetz indossa la felpa Napapijri x Moreno Ferrari

Da “ambassador” della collab Napapijri x Moreno Ferrari, cosa ti ha più colpito di questa collezione?

Oltre ad essere esteticamente accattivante, rappresenta un passo avanti nella giusta direzione, quella verso cui dovrebbe dirigersi l’intera industria; se il sistema della moda prendesse realmente in considerazione la sostenibilità oltre che il design, avremmo un enorme problema in meno cui badare nel nostro tentativo di risolvere i disastri combinati finora con un modello di consumo – e produzione – completamente sbagliato.

Quello della sostenibilità è un argomento cruciale per il fashion system come mai prima d’ora, il rischio è che si risolva tutto in mera comunicazione. Secondo te come può orientarsi il cliente nel mare magnum odierno di iniziative, formule, termini più o meno accattivanti…?

Il rischio del greenwashing c’è, inutile negarlo. Va intanto precisato che la moda, in quanto parzialmente superflua, ha responsabilità ancora maggiori di altri settori, ad esempio quello alimentare.
Per rispondere alla domanda, se si vuole visitare il Machu Picchu non basta prendere l’aereo, bisogna chiedere a una guida, capire come arrivarci, organizzarsi… Idem se si vuole mangiare un piatto sano, è necessario andare al mercato, scegliere gli ingredienti, cucinarli, dedicarci insomma tempo, fare una ricerca. Allo stesso modo, nel momento in cui si acquista un capo bisognerebbe avere un minimo di cognizione di causa, orientandosi verso oggetti dall’iter produttivo sostenibile.
Il fattore principale è l’educazione. In linea di massima, il fast fashion è sempre sbagliato perché imperniato su modelli errati, per il resto dobbiamo verificare l’approccio dei brand alla questione: alcuni puntano sul riuso dei filati, altri sull’economia circolare, altri ancora (come Napapijri) consentono di recuperare i materiali recycled dopo due anni. Non possiamo permetterci scelte comode o pigre, per questo è consigliabile anche leggere i giornali “giusti” e seguire determinati influencer. Vale, inoltre, il principio del consumare meno ma meglio; pensiamo magari di non avere abbastanza tempo da dedicare alla ricerca, tuttavia se si comprano meno abiti, pagandoli di più, sicuramente avranno una qualità maggiore e dureranno anni, e si evitano così nuovi giri di shopping. In alternativa, si può optare per il vintage, la scelta migliore in assoluto.

Napapijri maglie sostenibili
T-shirt della capsule Napapijri x Moreno Ferrari

Su cosa dovrebbero puntare i brand per rendere realmente sostenibili le collezioni? E sotto il profilo comunicativo, quali pensi siano le modalità migliori per informare i consumatori sul tema? 

Per un marchio è sicuramente complicato, in termini economici, creare collezioni sostenibili e ricercate esteticamente a un prezzo accessibile. Per muoversi nella giusta direzione, però, si potrebbe intanto guardare ai competitor in questo senso più bravi, tenendo poi a mente i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, siglare partnership, selezionare materie prime di un certo tipo, far confezionare i prodotti in paesi dove la manodopera sia tutelata (non può esistere una vera sostenibilità ambientale senza quella sociale).
Un discorso tanto ovvio, banale quanto complesso da tradurre in realtà. In fondo è comodo lasciare le cose come stanno perché – per adesso – le conseguenze ricadono sui paesi più sfortunati, che subiscono per primi gli effetti del cambiamento climatico. Viviamo in un pianeta ormai globalizzato, qualsiasi cosa succeda in altre nazioni finirà con l’avere un impatto anche su di noi; non possiamo prescindere dal benessere altrui, ogni fabbrica che inquina in Cina danneggia il mondo in cui viviamo tutti.
Penso – e spero – che a un certo punto interverranno sul tema stati e governi, la responsabilità è infatti anche delle istituzioni; gli attori privati non faranno mai tutto il possibile finché non ci saranno leggi che li obblighino a farlo. Se i consumatori scelgono determinati prodotti e le aziende li seguono, indirizzando il mercato, le istituzioni agiscono di conseguenza.
Credo sia importante pure individuare i testimonial giusti, come dicevo. Non a caso le Nazioni Unite hanno chiamato DiCaprio, che oltre a dare un contributo estremamente importante, si distingue comunicando in modo incisivo sull’argomento.
Infine, un punto che rimarco sempre: noi consumatori possiamo votare sia con le elezioni sia col portafoglio, compiendo cioè scelte che abbiano un risvolto politico, ricordandoci che ogni volta i nostri acquisti “sbagliati” danneggiano l’ambiente, dunque la nostra stessa salute. La responsabilità non è solo nostra, ma è anche nostra.

Alan Cappelli Goetz
Anorak Napapijri x Moreno Ferrari
Napapijri green
La T-shirt della collezione indossata da Alan Cappelli Goetz

Credits

Talent Alan Cappelli Goetz

Photographer Filippo Thiella

Ph. assistant Davide Simonelli

Stylist Alessandra Gubinelli

Grooming Claudia Blengio @simonebelliagency

Nell’immagine in apertura, Alan Cappelli Goetz indossa Napapijri x Moreno Ferrari

Dsquared2 & LONDONART: nasce la collezione Wallpaper

Torna il Salone del Mobile con un programma ricco di eventi dopo lo stop degli ultimi due anni legati alla pandemia; il risultato è un calendario ricchissimo di iniziative e nuovi progetti, segnale di un mercato in forte crescita. Sempre più spesso, poi, i brand moda sviluppano linee di complementi per la casa, non fa eccezione quest’edizione che segna, in particolare, il debutto della collezione di carta da parati firmata da Dsquared2 in collaborazione con LONDONART, azienda nota a livello internazionale nel segmento wallpaper.

Dsquared2 Wallpaper: Dean e Dan Caten lanciano la carta da parati del brand in tandem con LONDONART

Dsquared2 home
Un wallpaper della linea Vandalized Granny’s Flowers

Dsquared2 per LONDONART è infatti un progetto di co-design che ha coinvolto due realtà leader dei rispettivi settori in un’unione armonica. Il punto di partenza è un dialogo libero tra moda e design, con grande attenzione al Dna del marchio; ne risulta un viaggio attraverso motivi iconici e best-seller, selezionati tra i più significativi nella storia ultraventennale della label di Dean e Dan Caten, con un approccio all’home decor che privilegia il classicismo senza tempo, sviluppato su concetti quali simmetria e pulizia delle forme. Da questa visione nasce una collezione in cui ogni pattern è pensato come identificativo di un aspetto caratterizzante del brand: dalla suggestiva foresta canadese, che insieme al legno e alle illustrazioni caratterizza sin dagli esordi Dsquared2, come pure l’iconico D2 Jack (ovvero il motivo a quadri check rosso e nero), fino al denim camouflage, altro trademark dei gemelli.
Dalla moda al design insomma, con elementi grafici e pop che tornano protagonisti anche nella stampa Vandalized Granny’s Flowers, dove la base floreale è sporcata da scritte e messaggi, mentre Ceresio 7 ci riporta agli ambienti raffinati di Milano e Mykonos griffati D2. In definitiva, un caleidoscopio di decori, print, intrecci, sensazioni e visioni, che incontrano stili, gusti ed esigenze diverse, al punto che ogni pattern convive egregiamente con gli altri pur nella riconoscibilità di ciascuno.

dsquared2 Ceresio 7
Collezione Ceresio 7
Dsquared2 icon
Collezione Icon

Un mix & march di decori che integra e amplia il progetto lifestyle del marchio

Il risultato finale comprende rivestimenti che sanno essere casual ed eleganti in ugual misura, col loro mix & match di decori tra il check, il monogram, l’animalier, i graffiti, i riferimenti al Canada e al quartier generale del marchio Ceresio 7, in una fusione di passato e presente.

Concludono a riguardo Dean e Dan Caten: “La collezione di wallpaper per LONDONART integra ed amplia il nostro progetto di lifestyle. Dsquared2 non è solo moda, ma anche un’esperienza e in questo caso abbiamo avvicinato il nostro mondo a quello degli interni con alcune stampe rappresentative. Oggi più che mai abbiamo capito l’importanza della casa e il desiderio di costruirla in modo originale e accogliente, aprendola a nuove scenografie e orizzonti. Questa prima collezione di wallpaper racconta il nostro mondo e le nostre passioni, sviluppando ulteriormente la nostra visione lifestyle iniziata con il progetto Ceresio 7”.

Dsquared home decor
Collezione Cement Horizon
Dsquared design
Collezione Pop Art
Dsquared design
Collezione Monogram

Nell’immagine in apertura, una proposta della linea Canadian Forest di Dsquared2

A Taranto la seconda edizione del MAP Festival, rassegna che unisce musica e architettura

Dal 7 al 18 giugno Taranto accoglierà, o meglio, si lascerà travolgere dal mix di musica, architettura e parallelismi tra le due discipline della seconda edizione di MAP Festival, progetto innovativo all’insegna della transmedialità culturale, pensato per avvicinare i visitatori al patrimonio musicale, artistico e paesaggistico nelle sue declinazioni più varie.

festival musica Puglia

Ideata dall’Istituzione Concertistica Orchestrale Magna Grecia in collaborazione col Comune e l’Ordine degli architetti, la kermesse intende rivoluzionare i concetti di comunità, città, scenografie urbane; non solo, dunque, un’analisi dei rapporti che intercorrono tra le due arti (musica e architettura), ma anche il loro apporto alle infinite espressioni della creatività attraverso i parallelismi, capaci di tessere fili tra voci ed espressioni differenti, tra realtà (teoricamente) agli antipodi.

festival musicale Taranto
Il programma di MAP Festival

“È un festival che va oltre ogni limite – spiega Piero Romano, direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia – creando connessioni eccezionali tra arti diverse. Musica, architettura e parallelismi avranno una capitale, Taranto, grazie anche al supporto ricevuto da tante realtà cittadine, sensibili a iniziative culturali come il MAP. Vogliamo davvero che la cultura diventi un bene comune”.

Il programma di MAP Festival, tra musica, architettura ed eventi speciali

Più di dieci gli appuntamenti in calendario, centrati ovviamente su musica e architettura (di cui sono espressione le installazioni on site sparse in città), fino alla lectio magistralis dell’archistar Franco Purini, fra i principali esponenti del neorazionalismo italiano e della cosiddetta architettura disegnata.

Map festival Taranto
Andrés Gabetta, Mario Stefano Pietrodarchi

Ad aprire la kermesse, sulla scalinata della concattedrale tarantina (progettata da Gio Ponti), martedì 7, sarà il concerto Le 8 stagioni – Vivaldi & Piazzolla, in cui saranno protagonisti il violino del franco-argentino Andrés Gabetta e il bandoneon di Mario Stefano Pietrodarchi, accompagnati dall’Orchestra della Magna Grecia; un incontro tra barocco e nuevo tango reso possibile dai virtuosismi di uno dei massimi esponenti dell’archetto e del nostro talentuoso connazionale, sullo sfondo di scenografie digitali d’impronta architettonica, nonché della musica curata da Luigi Console, multimedia designer.

Gloria Campaner
Johannes Moser, Gloria Campaner

Mercoledì 8 sarà la volta di Electric Nature, esibizione all’aperto con il duo Gloria Campaner e Johannes Moser, rispettivamente una pianista di enorme talento, che le ha permesso di suonare nelle sale da concerto più prestigiose, come la Carnegie Hall newyorkese; e un violoncellista nominato due volte “strumentista dell’Anno” agli ECHO Klassik, che ha suonato con le migliori orchestre internazionali, compresa la Filarmonica di Berlino. La serata scorrerà tra musica e le Pietre Sonore di Pinuccio Sciola, artista di fama che ha dato vita alle sculture attraverso un’incessante ricerca. Secondo Gloria Campaner “sarà un’esperienza per tutti i gusti, quasi un viaggio musicale, sono felice e onorata di proporre questa esibizione a Taranto”.
La (splendida) cornice sarà quella del convento dei Battendieri, perfetto connubio tra natura e storia; al termine del concerto si potrà gustare un aperitivo, continuando a godere dell’atmosfera suggestiva del luogo, perseguendo quel senso di comunità ritrovata caro al festival.

convento Taranto
Un evento al convento dei Battendieri di Taranto

Sabato 11 ecco poi Drum Circle, evento ritmico ad accesso gratuito in cui cento non professionisti creeranno musica dal vivo insieme all’Orchestra della Magna Grecia. Scenografia della session (unico evento  trasmesso in streaming sui social) sarà l’isola di San Pietro, che ospiterà un concerto per la prima volta. Lunedì 13, al Museo Archeologico Nazionale, si svolgerà la lezione di Purini, che esporrà idee e soluzioni urbanistiche innovative confrontandosi con l’arte millenaria del MArTA

isola San Pietro Taranto spiaggia
L’isola di San Pietro, a Taranto

Il progetto dei Deproducers, il dj set di Ultra Naté, il concerto di John Rutter

Mercoledì 15, nel capannone di Five Motors – esempio da manuale di architettura industriale – sarà il turno dei Deproducers, progetto nato dall’estro di Vittorio Cosma (ex membro della Premiata Forneria Marconi e vincitore di numerosi dischi d’oro in collaborazione con – tra gli altri – Fabrizio De André e Pino Daniele), Gianni Maroccolo (in passato bassista dei Litfiba e dei CCCP – Fedeli alla linea), Roberto Angelini (chitarrista che vanta collaborazioni con Niccolò Fabi e Pino Marino) e Riccardo Sinigallia, cantautore e produttore di canzoni come La descrizione di un attimo dei Tiromancino o Non erano fiori di Coez. Il gruppo musicherà DNA: brani inediti, immagini suggestive e una scenografia ad hoc per rendere spettacolare la conferenza del filosofo, romanziere ed evoluzionista Telmo Pievani, che ripercorrerà la storia del genere umano, dall’Homo Sapiens alle conquiste più recenti della genetica. 

Deproducers project
Il team dietro al progetto DNA

Giovedì 16 è previsto un flash mob sulle note del dj set di Ultra Naté, regina dell’house anni ’90, autrice della hit dance Free. A conclusione del festival, sabato 18, il concerto Look at the world di John Rutter, compositore e direttore d’orchestra tra i più noti e apprezzati. L’evento, all’interno della concattedrale, vedrà la partecipazione di 130 coristi e 70 professori d’orchestra; saranno presenti ARCoPu, l’Associazione Regionale dei Cori Pugliesi, L.A Chorus e i maestri del coro Andrea Crastolla, Annarita Di Giovine Ardito e Agostino Ruscillo. Lo stesso Rutter si lascerà ispirare dalla cattedrale di San Cataldo per comporne il quadro sonoro, opera multisensoriale che diventerà un appuntamento fisso della manifestazione.

John Rutter concerti
John Rutter

Per tutta la durata della rassegna piazza Garibaldi verrà animata dall’installazione/mostra a cielo aperto di Francesco Di Dio alias Effe; con #leragazze l’artista, ricorrendo a un linguaggio pop, restituirà l’incisività delle donne che hanno fatto e fanno la differenza. La città, inoltre, sarà “colonizzata” da installazioni firmate, in esclusiva per il festival, dallo studio New Fundamentals Research Group di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro.

Nell’immagine in apertura, un concerto sulla scalinata della concattedrale di Taranto, progettata dal grande architetto Gio Ponti

TENCEL X COREVA: il progetto sostenibile nato dalla collaborazione di Lenzing e Candiani Denim

Da sempre, la visione di Candiani per il denim del presente e del futuro è un prodotto che sia rigenerato e sia rigenerativo e proprio oggi, con la tecnologia COREVA ha realizzato il primo denim stretch compostabile al 100% della storia, con un impatto positivo in ogni fase del suo ciclo di vita. L’azienda ha sede a Robecchetto con Induno dove si trovano le due manifatture e possiede un Development Center a Los Angeles. In Piazza Mentana 3 a Milano ha aperto il Candiani Denim Store, dove vengono proposte le esclusive capsule collection nate con jeanswear brand internazionali e di ricerca, e il Candiani Custom, una vera e propria fabbrica urbana del jeans personalizzato.

Il progetto TENCEL Limited Edition x COREVA è l’ultima novità del periodo e prende vita grazie ad un nuovo tessuto, figlio di due grandi innovazioni sostenibili nate dalla ricerca di Lenzing e Candiani Denim, ancora insieme per una nuova esclusiva collaborazione internazionale.

Le due più innovative aziende europee del settore tessile hanno unito le loro due più grandi e nuove tecnologie sostenibili, TENCEL Limited Edition con canapa e COREVA. La prima è una nuova fibra cellulosica per la quale è stata usata una quantità significativa di polpa di canapa, una soluzione tree-free alternativa alla polpa di legno utilizzata tradizionalmente per TENCELTM Lyocell. La seconda rappresenta il primo denim stretch biodegradabile della storia.

TENCEL Limited Edition con canapa è stata sviluppata per promuovere innovazioni sostenibili nella filiera dell’industria tessile. La canapa è riconosciuta per essere una fibra altamente sostenibile e alternativa a molte tra le classiche fibre utilizzate nei tessuti ma purtroppo è altrettanto rinomata per la sua ruvidità. Applicando il processo di produzione a ciclo chiuso di Lenzing, ambientalmente responsabile, oggi la canapa, in aggiunta alla polpa di legno, viene trasformata per la prima volta in una fibra morbida e confortevole.

Noi abbiamo incontrato Simon Giuliani, Direttore marketing di Candiani Denim che ci racconta i focus del nuovo progetto: aumentare il ciclo di vita del prodotto, la personalizzazione ( già punto cardine della filosofia Candiani) e il riuso.

“Nel nuovo spazio, Lenzing e Candiani Denim condividono la stessa visione, quella migliorare la sostenibilità nel comparto del tessile e della moda. L’obiettivo comune è quello di creare una consapevolezza diffusa, dall’utilizzo delle risorse alla riduzione delle emissioni di carbonio, con un’attenzione particolare al “fine vita” dei capi che, se non biodegradabili, restano nell’ambiente per secoli. Nel nuovo store c’è anche un’installazione che spiega l’innovativo processo di produzione”.

“Sempre in questo punto vendita abbiamo modo di interfacciarci inoltre con un pubblico giovane (la gen Z) raccontare il nuovo materiale e sensibilizzare sempre di più verso un approccio al consumo alternativo”.

Questo tessuto unico al mondo, raffinato, morbido, performante e green, sarà disponibile solo
a Milano presso lo store Coreva Design in Porta Ticinese 22 che proporrà ai suoi appassionati una camicia di jeans oversize da donna in tiratura limitata di 50 pezzi numerati a mano. Il tessuto in edizione limitata sarà anche disponibile presso la Microfactory Candiani Custom in Piazza Mentana 3 per chi desidera un jeans personalizzato.

David LaChapelle, I believe in Miracles

La grande mostra personale David LaChapelle. I Believe in Miracles, al MUDEC di Milano (sino all’11 settembre 2022) prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura, è il risultato di un percorso di ricerca artistica che dura da una vita e che racconta un David LaChapelle inedito e, per certi versi, inaspettato.

La fotografia artistica di David LaChapelle


Dalla sua formazione con Andy Warhol – nella New York degli anni ’80 – e dalla cultura pop, lo sfaccettato vissuto artistico di David LaChapelle è approdato alle gallerie, per culminare poi in una fotografia artistica unica nel suo genere, caratterizzata da un’acuta consapevolezza del tempo in cui viviamo. Partendo dai primi lavori, si apre agli occhi del pubblico in anteprima assoluta per il Museo delle Culture una serie inedita di opere che fanno parte della nuova e visionaria fase di produzione – l’ultima, datata 2022 – risultato della potente eredità della sua lunga esperienza artistica e umana.

Heliconia

Con questo nuovo progetto, curato da Reiner Opoku e Denis Curti, insieme allo studio LaChapelle, il Museo delle Culture ospita un percorso espositivo che mette infatti al centro uno sguardo critico sull’animo umano, indagato nelle sue pieghe fatte di gioie, dolori, solitudini, passioni, insicurezze e ideali.

Il rapporto uomo/ambiente

L’uomo e il rapporto con sé stesso, l’uomo nell’ambiente circostante e nella società umana, l’uomo nella Natura. Una visione personalissima che il Mudec ha scelto di presentare attraverso l’allestimento di questa retrospettiva dell’artista, portando uno strumento ulteriore di riflessione antropologica sul presente.

David LaChapelle
Holy Family


In mostra oltre 90 opere – tra grandi formati, scatti site-specific, nuove produzioni e una video installazione – che si dipanano in un racconto fluido e ricchissimo di suggestioni, attraverso la personalissima visione dell’artista di una fotografia ‘gestuale’, che è strappo sul presente e ‘alert’ per il futuro a venire.
Citando le parole dei curatori nel testo del catalogo che accompagna la mostra, “David LaChapelle intraprende questo viaggio verso una dimensione più profonda e spirituale già a partire dagli anni ’80 e, nel corso della sua carriera, ha sempre saputo rinnovarsi attraverso linguaggi e liturgie figlie del nostro tempo, mantenendo uno stile riconoscibile.

Kings Dominion

Un marchio di fabbrica che ha a che fare con una dimensione onirica e surreale. (…) Il percorso espositivo non ha, volutamente, un andamento lineare, perché il display si riferisce a un continuo e coerente intreccio di tematiche tra loro correlate. È un continuo entrare e uscire dalle contraddizioni della nostra esistenza: dal miracolo desiderato all’inferno della contemporaneità.”


Perché credere nei miracoli?


“LaChapelle – spiegano i due curatori in relazione al titolo della mostra – ci invita a creare nuove relazioni con le persone, con la natura, con il consumo, con la spiritualità. Un altro mondo è possibile. David LaChapelle crede nei miracoli”.

David LaChapelle
Lil Kim

Partendo da opere che denunciano la vulnerabilità del pianeta e la fragilità dell’uomo, insieme a un repertorio che guarda alla pop culture e lo star system del cinema, della musica, dell’arte, la mostra si snoda attraverso immagini rivelatrici della visione dell’artista verso un mondo nuovo, che cerca una natura incontaminata e lussureggiante dove possono convivere spiritualità, amore e bellezza e dove uomini e donne possono vivere finalmente liberati dall’alienazione e in connubio con il contesto naturale.

David LaChapelle - Revelation
Revelation
Statue


Il percorso espositivo è un viaggio personale intriso di memoria e sentimenti, che mischia volutamente l’andamento non cronologico con le esperienze di una vita professionale e privata che alla fine, si trovano sullo stesso piano. Molte tra le opere presenti in mostra rimandano alle serie più famose dell’artista, come i famosissimi scatti che hanno reso David LaChapelle un’icona vivente della cultura pop. Con lui hanno collaborato superstar come Madonna, Britney Spears, Michael Jackson, Kim Kardashian, David Hockney, Angelina Jolie, Elizabeth Taylor, Hillary Clinton, Muhammad Ali, Jeff Koons, Uma Thurman, David Bowie, e LaChapelle si porta dietro questa eredità, parte integrante del suo mondo artistico.

Spree cruise ship dark


Dai soggetti classici della storia dell’arte rivisitati con le caratteristiche estetiche proprie della sua visione nasce Deluge (2006) e la serie successiva After the Deluge (2006-2009), ispirate entrambe al Diluvio Universale della Cappella Sistina.

La serie Land Scape

Nella serie Land Scape (2013) LaChapelle invita all’uso critico e consapevole delle risorse fossili, rigetta l’antropocentrismo, ricordandoci che la sopravvivenza umana non può prescindere da quella della natura. Nella stessa direzione è l’opera Spree (2019-2020) una produzione legata al tema conflittuale tra natura, civilizzazione e ostentata opulenza. David LaChapelle ha costruito il modellino di 35 centimetri di una nave da crociera incagliata in un mare di ghiaccio, a voler rappresentare lo schianto inesorabile del mondo contemporaneo e del futuro ‘scioccante’ che stiamo vivendo.

Virgin Mary Flowers - David LaChapelle
Virgin Mary Flowers

Revelations (2020)


Revelations (2020), una delle ultime serie dell’artista, è invece il racconto di una società contemporanea angosciata dall’incertezza e dall’instabilità, in uno scenario dove l’Apocalisse si manifesta fino a scatenare panico e disperazione, ma dove rimane comunque un piccolo spiraglio di luce e speranza.
In New World (2007-2017) è evidente il desiderio di pace e di purezza che si tramuta in immagine: tutti i protagonisti sono immortalati nella foresta pluviale incantata e sembrano alla ricerca di nuove possibilità di interazione nei confronti della natura e del mondo circostante: un nuovo modo per connettersi profondamente con lo spirito della natura e gli esseri umani appare adesso come una reale possibilità.
In questo nuovissimo e originale progetto espositivo molti lavori assumono una luce nuova, una maggiore consapevolezza, quasi fossero osservati retrospettivamente dall’artista stesso secondo un rinnovato punto di osservazione.
È il caso della serie di nuovi scatti per la prima volta esposti in una mostra, dopo l’esperienza “forte” del biennio pandemico e concepiti nel contesto naturale delle foreste hawaiane, dove LaChapelle ha fissato la sua residenza.
Gli scatti interpretano alcuni passaggi della Bibbia e sembrano dichiarare un ‘cambio di passo’. Il suo stile si fa piano piano più intimo e riflessivo. Le ambientazioni rinunciano, almeno parzialmente, alla dimensione surreale per calarsi in un’atmosfera più realista. I colori, meno saturi rispetto alle opere precedenti, ci invitano a tornare indietro nel tempo per riflettere sui nostri valori e sul bisogno di riconoscersi anche in un nuovo mondo, frutto del ‘miracolo’.
All’interno del bookshop della mostra, nelle librerie e online è disponibile il catalogo della mostra David LaChapelle. I Believe in Miracles, edito da 24 ORE Cultura.

Urban jewellery made in Milano: Nove25

Laboratorio creativo, retailer e innovatore, Nove25 si differenzia da qualsiasi altra proposta della gioielleria tradizionale per l’uso esclusivo di argento e pietre dure, la creatività legata alla cultura urban e la personalizzazione. Un concept che favorisce la proposta di pezzi esclusivi a un prezzo corretto per un target eterogeneo di appassionati.

Nove25 campaign
La nuova campagna Never. Stop. Shining. di Nove25

Oggi il brand lancia il suo manifesto Never. Stop. Shining attraverso una campagna ad hoc, che descrive i valori e la mission che ne rendono autentico e unico il messaggio. Una consapevolezza nata in diciassette anni di lavoro ed ha preso forza nell’ultimo biennio di investimenti, anche emotivi, in termini di fiducia, lealtà, intuizioni e nuova energia.
Il marchio milanese ci invita a non smettere mai di brillare. Ci sprona a tenere accesa la nostra scintilla, a restare vivi nell’ascolto, nell’espressione della propria unicità e creatività. Ci indica una via luminosa, della speranza e della giovinezza, della solidarietà comune e di un’umanità che non intende restare nell’ombra.

Manintown intervista Roberto Dibenedetto, fondatore e Ceo di Nove25

Nove25 ha dimostrato di essere una realtà consolidata tra i suoi appassionati, come si resiste alle mode?

Come abbiamo sempre fatto, ossia cercando di sviluppare prodotti e collezioni sempre più ricercate e curate in ogni dettaglio. Proposte che mixano presente e passato, nate con l’obiettivo di durare nel tempo e resistere alle mode.

Nove25 jewellery

Il brand è antesignano del mondo della personalizzazione, è stato tra i primi a fornire un servizio di alto livello sul custom online. Quali sono, su questo fronte, le prossime frontiere?

Il nostro configuratore è sempre in fase di evoluzione, nei prossimi mesi presenteremo nuovi modelli di anelli, bracciali e collane che vedranno abbinati argento e zirconi. Entro la fine dell’anno, poi, sarà la volta della nuova linea custom di gioielli in oro 18k e diamanti, un progetto molto importante, a cui stiamo lavorando da diversi mesi.

Nove25 bracciali uomo
Nove25 anelli argento

Avete abituato il vostro pubblico a collaborazioni altisonanti, ci può dare un’anteprima delle prossime?

A giugno usciranno due collaborazioni, una con un grande sportivo italiano, Marvin Vettori, che combatte per la federazione UFC nella categoria dei pesi medi; l’altra è una capsule con l’artista italiano Mace, in concomitanza con l’uscita del suo nuovo disco.

Tra le ultime collaborazioni spicca quella con Levante, la ritiene un’esperienza di successo? Dobbiamo aspettarci un bis?

La collaborazione con Claudia è stata in assoluto una delle più riuscite per Nove25, sia dal punto di vista del prodotto sia per gli ottimi risultati nelle vendite.
È stato davvero stimolante cercare di interpretare la sua sensibilità artistica e la sua passione per la letteratura epica, riuscendo a creare una collezione elegante e delicata. La partnership si concluderà a dicembre, ma in futuro potrebbero esserci delle bellissime sorprese…

Nove25 anelli

Ci può descrivere la nuova collezione?

La nuova collezione, Opulence, si diversifica da quelle proposte in questi anni, ed è un perfetto incastro di gioielli brillanti e componibili. Gli anelli e le fedine si incastrano tra loro come tessere di un mosaico luccicante, sempre diverso. Insieme agli orecchini e agli earcuff, tutti i gioielli si compongono per fondersi in forme personali e varie. Le numerose combinazioni lasciano ogni volta la libertà di raccontarsi e reinventarsi, giocando sul sottile confine tra discrezione e prorompente eleganza, in pieno stile Nove25.

Il segreto della musica per d.whale: una punta di inquietudine

Scrivo canzoni da una vita, da quando sono bambino. È sempre stato l’unico modo per capire me stesso e per esorcizzare il male.

Sono nato  come autore di canzoni e solo in un secondo momento sono diventato produttore. Produco da sempre i brani che scrivo, per questo il passaggio è stato molto naturale. Il mio approccio parte sempre dalla canzone, difficilmente lavoro su cose che non scrivo direttamente.

Va così: ci si trova in studio, si beve un caffè, ci si racconta e si inizia a scrivere. Ma solo se ritengo che una canzone sia forte passo al secondo step, che è l’arrangiamento.

Ho ancora una sorta di rispetto antico per la musica. Non mi prendo mai gioco di lei e non faccio mai una cosa solo perché si tratta di lavoro.

La musica mi ha letteralmente salvato la vita, e ogni volta che entro in studio è come se entrassi in un tempio.

Davide Simonetta d whale

Lì ho il mio team di lavoro, è lo stesso da una vita. C’è Paolo Antonacci, autore con me di molti successi in radio negli ultimi anni, e c’è Stefano Clessi, l’amico di sempre. Con lui abbiamo iniziato in una realtà indipendente, inventandoci ogni giorno. È stato lui a introdurmi al mestiere dell’autore, perché fino a dieci anni fa per me era impensabile che un’artista cantasse le canzoni di un altro. Ora invece mi trovo a lavorare con tanti artisti diversi tra loro, che spaziano tra differenti generi e mondi musicali.

Ciò che accomuna i miei lavori è sicuramente uno strato di malinconia ed emotività, che mi porto dentro da sempre. Non ho mai creduto alla musica impacchettata, quella “di plastica”, per intenderci.

Per toccarmi le corde più profonde un pezzo deve conservare una sorta di inquietudine.

Allo stesso modo, in ogni produzione inserisco quelli che sono i miei ascolti e la mia formazione. Dall’hip hop della golden age a Berlino, all’elettronica figlia degli anni ‘80. Sono davvero innamorato del pop e di tutto ciò che ti fa canticchiare il pezzo dopo il primo ascolto.

La scena musicale in Italia cambia di mese in mese e ora la trovo assai stimolante. Non ci sono più distinzioni nette. Le regole sono saltate completamente. E questo mi tiene sveglio e mi stimola moltissimo. Pensiamo a Mahmood e Blanco: due artisti che solo un anno fa sarebbero stati definiti “urban”, ora vincono Sanremo con un pezzo squisitamente pop, con una bella melodia nella migliore tradizione italiana. È il trionfo del pop. Cambiano un po’ le metriche, certo, ma l’urban si mischia al pop e non ci sono più regole.

Siamo il paese che esalta la melodia, e una bella melodia  vince sempre su tutto. Vince  sui tentativi di essere sempre e solo super cool a discapito della canzone, e vince anche sui tentativi inutili di rendere una produzione forzatamente sfarzosa, impoverendo la scrittura.

Alla fine vincono solo le canzoni. Un concetto così semplice che è capito solo da pochi.

NAPAPIJRI X MORENO FERRARI

LA COLLAB ICONICA CHE UNISCE DESIGN, ARTE E SOSTENIBILITÀ

Napapijri x Moreno Ferrari è la capsule collection nata dalla collaborazione tra il brand outerwear Napapijri e il celebre designer e artista italiano Moreno Ferrari. 

L’ispirazione per il concept nasce dal “NO” project, un’installazione realizzata dall’artista nel 2018, quando rivisitò una delle icone di Napapijri, la giacca Skidoo, trasformandola in un’opera d’arte. La visione di Ferrari ha reso lo Skidoo un’armatura realizzata con tracce di materiale urbano in contrasto con la natura. Un incontro simbolico tra l’artista e il brand per riflettere sul confine tra impegno e responsabilità civica verso l’ambiente, soprattutto per la moda. 

La volontà di sviluppare progetti con questa filosofia, dove il negativo diventa positivo, si traduce in una Capsule Collection Circolare che unisce design, sostenibilità e un approccio innovativo ed etico verso l’ambiente. 

La capsule presenta una serie di look urban sostenibili e interamente riciclabili. I cinque stili richiamano elementi presi in prestito dal paesaggio urbano – come pluriball e reti di sicurezza in plastica – puntando i riflettori sulla necessità di riutilizzare e riciclare il più possibile. Trasformati in stampe all over ed elementi visivi, questi dettagli creano una connessione con il “NO” project e trasmettono l’impegno di dare nuova vita e scopo a materiali di scarto e oggetti ordinari.

La capsule include due giacche Northfarer, una felpa con cappuccio, una con collo a imbuto, e una t-shirt.
Ogni capo è 100% riciclabile, realizzato in ECONYL® nylon rigenerato: una fibra innovativa creata da rifiuti di plastica come vecchie reti da pesca, tappeti e scarti industriali. Ha la stessa qualità del nylon vergine ma, a differenza di quest’ultimo, è riciclabile all’infinito. 

Commenta Moreno Ferrari: “Il mio approccio design e a questo lavoro in particolare tiene sempre conto della società, è una dichiarazione di coraggio. Ci ho lavorato per 4 anni e mezzo, partendo dal concetto dell’oltre, superando quella soglia ideale oltre la quale non si può andare. Utilizzare le materie di riciclo crea dei prodotti infiniti e il risultato sono oggetti che hanno un cuore, un’etica. Non c’è estetica senza etica al giorno d’oggi”.

A rafforzare l’impegno di Napapijri nel disegnare un futuro circolare per la moda, grazie al programma recupero online del brand, tutti i prodotti della capsule possono essere resi dopo due anni dall’acquisto e trasformati in nuovo filato e nuovi prodotti. 

Anche Martino Scabbia Guerrini, executive vice president & group president di Vf Emea commenta: ” Questo lavoro è una perfetta sintesi di quello che oggi è il mercato, i consumatori sono consci della sostenibilità ma attenti al design. Lato azienda dobbiamo guardare ai punti di incontro tra le comunità, cultura e la nostra visione di design ed estetica, sempre mantenendo il forte impegno sulla sostenibilità che ci contraddistingue da tanti anni”.

La collab Napapijri x Moreno Ferrari sarà disponibile dal 24 maggio in esclusiva per il design store Antonia di Milano, su antonia.it, e dal 7 giugno su napapijri.com e Orefici11, flagship store del brand a Milano. Parte della capsule sarà inoltre esposta presso la galleria d’arte Rossana Orlandi a partire dal 7 giugno, in occasione della Design Week. 

Estate 2022: una guida su cosa vedere a Pantelleria

L’estate è ormai dietro l’angolo e facendo gli scongiuri del caso le nostre vacanze si prospettano con meno restrizioni delle precedenti. Se per la stagione estiva avete deciso di restare in Italia e in cima alle vostre preferenze c’è l’immancabile vacanza al mare, ecco un suggerimento che potrebbe fare al caso vostro. Prendete quindi nota e aggiungete alla vostra lista Pantelleria, la Perla Nera del Mediterraneo; la più grande delle isole satellite della Sicilia ma quella ancora oggi meno nota rispetto alle più famose Favignana, Panarea, Stromboli o Lampedusa. In questo articolo vi consigliamo cosa vedere a Pantelleria.

E per semplificarvi le cose, a voi una breve guida con le principali informazioni utili e qualche suggerimento per pianificare e vivere al meglio la vostra vacanza sull’isola.

Cosa vedere a Pantelleria. Tipiche costruzioni dell'isola.
Le tipiche costruzioni di Pantelleria.

Cosa vedere a Pantelleria: il mare

Cosa vedere a Pantelleria? Chiariamo subito una cosa: se siete alla ricerca di confort di ogni genere, siete sull’isola sbagliata. Dimenticatevi spiagge attrezzate e lettini perché Pantelleria non è Formentera né tanto meno Mykonos; qui troverete soltanto scogli, rocce nere di origine lavica sulle quali trascorrerete le vostre giornate di mare ingegnandovi a trovare una posizione il più possibile comoda, isolati (è proprio il caso di dirlo) dal resto del mondo. Il gioco vale la candela: di fronte a voi scoprirete il mare più blu che abbiate mai visto, nuotando tra banchi di pesci neri come l’ossidiana e del tutto indifferenti alla vostra presenza.

Inoltre, resterete a bocca aperta alla vista di fondali semplicemente meravigliosi: enormi massi franati dal costone come a Cala Cinque Denti, giganteschi blocchi di colata lavica ricoperti da una fitta vegetazione marina che dalla scogliera degradano lentamente nelle profondissime acque blu che circondano l’isola come a Martingana e ancora strapiombi mozzafiato che nascondono grotte che potrete ammirare durante il giro dell’isola.

Tra le cose da vedere a Pantelleria, Arco dell’Elefante

Pantelleria on the road

A Pantelleria il vostro unico mezzo di locomozione sarà una Panda anni 90 o se siete fortunati una vecchia Mehari. In alternativa, potrete girare sull’isola con uno scooter, ma se è la vostra prima volta a Pantelleria meglio munirsi di un’auto. Sull’isola avrete a disposizione diversi noleggi che è preferibile contattare con un certo anticipo rispetto al vostro arrivo.

In ogni caso il vostro mezzo vi servirà per macinare ogni giorno chilometri su chilometri per i vostri spostamenti casa-mare-centro di Pantelleria o Scauri (i due principali centri abitati), percorrendo la strettissima strada perimetrale a doppio senso che costeggia l’isola: 51 km di curve, discese e salite ripidissime da cui si diramano strade sterrate per raggiungere le numerose discese a mare, alcune agevoli e raggiungibili con il vostro mezzo come Bue Marino o l’Arco dell’Elefante, altre decisamente meno come Cala Cinque DentiMartinganaPunta li Marsi Nikà: in questi casi dovrete parcheggiare sulla strada principale e raggiungere a piedi la discesa a mare destreggiandovi tra diversi sentieri che faranno di voi dei veri Indiana Jones. In compenso però, vi ritroverete letteralmente immersi nella natura. 

Vi basterà fare il giro dell’isola sulla perimetrale per raggiungere alcune delle più belle discese a mare come Balata dei Turchi o la stessa Martingana e Nikà, e rendervi conto che ancora oggi queste parti di Pantelleria sono rimaste incontaminate e lontane anni luce da ogni forma di modernizzazione: una folta vegetazione che si alterna ad un paesaggio roccioso con qualche dammuso abbandonato sparso qua e là a testimoniare la presenza dell’uomo e tutto attorno un’infinita distesa blu del Mediterraneo.

Cosa vedere a Pantelleria. L’isola del vento

Uno dei nomi con cui in passato era conosciuta Pantelleria durante la presenza degli arabi è Bent-el-Rhia, cioè figlia del vento: qui infatti il vento non manca (quasi) mai e spesso manderà all’aria il vostro giro dell’isola in barca o in gommone. Ma non temete perché, anche nelle giornate di vento più intenso, troverete sempre un posto al riparo “dietro l’isola” dove trascorrere una tranquilla giornata di mare (per esempio, i giorni di tramontana sono l’ideale per raggiungere via terra Balata dei Turchi o Martingana).

Non solo mare

A Pantelleria non ci si annoia mai grazie alle numerose alternative che l’isola offre al mare. Potrete decidere così di trascorre una giornata all’insegna del benessere in una delle numerose sorgenti di acque termali che testimoniano ancora oggi l’origine vulcanica dell’isola. Le trovate a Cala Gadir (le più frequentate, soprattutto per la loro facilità di accesso); al lago Specchio di Venere, noto anche per i suoi fanghi dalle proprietà terapeutiche e tappa obbligatoria per chi visita Pantelleria per la prima volta; e ancora alle Grotte di Sataria e a Nikà. Qui le sorgenti termali si mischiano direttamente con il mare e per questo raggiungibili solo a nuoto durante il vostro giro in barca.

Gli amanti della natura potranno invece andare alla scoperta della Pantelleria più nascosta attraverso i numerosi sentieri un tempo utilizzati dai panteschi per gli spostamenti all’interno dell’isola. In questo caso, attrezzatevi di scarpe da trekking e ovviamente di una guida locale per evitare di perdervi.

Imperdibile anche il giro delle varie contrade alla scoperta delle tantissime chiese di Pantelleria. Incontrerete prospetti bianchi, che ricordano molto le chiese delle isole greche; questi si scontrano con il colore nero dell’ossidiana impiegata per i muretti a secco; il verde della vegetazione e il blu del mare e del cielo.

Nessun segnale

Se siete dei social addicted o degli incalliti workaholic e pensate di lavorare in modalità smart working, sappiate che vi ritroverete nel luogo meno adatto. Infatti, se escludete la rete wi-fi della struttura in cui soggiornerete, sul resto dell’isola, la vostra connessione sarà spesso fuori uso. Approfittatene per staccare la spina e godervi la quiete che questa isola ancora oggi riesce ad offrire. A Pantelleria avrete la sensazione, vi assicuro favolosa, di essere anni luce lontani dalla terra ferma.

Cosa vedere a Pantelelria.  Le case bianche
I frutti della natura in esibizione

Aperitivi, cena e vita notturna

Nonostante Pantelleria non sia Ibiza, anche sulla Perla Nera l’aperitivo è l’appuntamento irrinunciabile dopo una lunga giornata al mare o in barca. Fermatevi quindi alla Dispensa Pantesca (a pochi metri dal piccolo centro di Scauri). È un antico dammuso restaurato, ideale per un aperitivo al tramonto con vista sul golfo di Scauri. Qui troverete tutti i migliori vini zibibbo e passiti dell’isola; e ancora al Kaya Kaya a pochi metri dal porticciolo di Scauri per una atmosfera più anni 80 e una selezione musicale sempre impeccabile.

I dammusi di Pantelleria diventano locali chic vista mare

Il Sesiventi (in contrada Mursia, a metà strada tra Pantelleria centro e Scauri, aperto anche a cena) e il Sikelia (in contrada Monastero, sopra il paese di Scauri) sono invece le location ideali per vivere l’esperienza dell’aperitivo sui caratteristici tetti bianchi dei dammusi; di fronte ad uno dei tramonti più belli dell’isola. E se siete fortunati, avrete la possibilità di vedere in lontananza le coste della Tunisia. Vi assicuro che sarete testimoni di uno spettacolo della natura unico nel suo genere che ricorderete a lungo.

Anche per la cena, avrete l’imbarazzo della scelta tra numerosi ristoranti pronti a soddisfare ogni vostra esigenza e palato. Punto di riferimento sull’isola ormai da anni è certamente la Nicchia (@lanicchiaristorantepantelleria). Il locale è noto per i suoi piatti che riflettono la cultura culinaria e il patrimonio enogastronomico unico di Pantelleria (imperdibile a fine cena il gelato alla vaniglia con elisir di uva zibibbo); ma anche l’Altamarea (@altamareapantelleria) per una cena a base di pesce con vista sul porticciolo di Scauri. E ancora, il Tramonto in Contrada Penna e la Favarotta a Kamma Fuori, immersa nella campagna isolana, dove potrete gustare oltra alla tipica cucina pantesca anche il famoso coniglio.

Per un’atmosfera più ricercata potrete invece prenotare un tavolo a L’Officina, ristorante all’interno della Tenuta Coste Ghirlanda, situata a Piana della Ghirlanda, nel cuore dell’isola, che offre la possibilità di cenare a lume di candela sotto il cielo stellato immersi tra i vigneti della Tenuta, al Thema (all’interno del Sikelia) e ai Giardini di Rodo.

Ricordatevi in ogni caso di concludere la vostra cena con due prelibatezze isolane. I baci panteschi, tipico dolce di Pantelleria composto da due cialde croccanti rigorosamente fritte farcite con ricotta fresca e scaglie di cioccolato. Abbinateli all’immancabile passito: vero e proprio marchio di fabbrica dell’isola famoso in tutto il mondo.

E se non siete ancora stanchi e avete voglia di un po’ di vita notturna, potrete fare un salto al Kaya Kaya o al Tanit Lounge Bar (a pochi metri di distanza l’uno dall’altro). In alternativa  al Sesiventi, che anche questa estate in tarda serata si trasforma in discoteca.

Pantelleria e il suo cielo

C’è un altro spettacolo unico che la Perla Nera vi regalerà è il suo cielo stellato. La sera, al ritorno dalle vostre cene o da una passeggiata sul lungomare di Pantelleria centro, fermatevi sulla veranda del vostro dammuso; sdraiatevi sulla ducchena (la tipica seduta in pietra o muratura che delimita la terrazza del dammuso, spesso trasformata in divano esterno ricoperto da cuscini) e alzate lo guardo. Verrete letteralmente rapiti dal cielo stellato più bello che abbiate mai visto, grazie ad un inquinamento luminoso praticamente inesistente sull’isola.

Cosa vedere a Pantelleria. Uno dei tramonti più affascinanti d'Italia
I tramonti di Pantelleria

Dove dormire

A Pantelleria potrete scegliere tra numerosi hotel, appartamenti e ville private. Ma a rendere speciale la vostra vacanza sarà un soggiorno nei Dammusi; sono le tipiche abitazioni dell’isola retaggio della dominazione araba, che con le loro mura in pietra lavica e i tetti bianchi a cupola rendono unico e inconfondibile il paesaggio della Perla Nera. 

Come unica sarà la vostra esperienza ad Almofeem (@almofeempantelleria). È una tenuta situata in Contrada Rekhale (in una posizione strategica per raggiungere le più belle discese a mare e vicina al centro di Scauri), recentemente ristrutturata e composta da tre Dammusi indipendenti all’interno dei quali sarete rapiti dal loro stile elegante, un mix di tradizione siciliana ed elementi arabeggianti. Inoltre, il solarium e la piscina esterna a sfioro sono l’ideale per vivere appieno la quiete di fine giornata; davanti a tramonti con vista mare che difficilmente scorderete. 

Come raggiungerla

Grazie al suo piccolo aeroporto, potrete raggiungere Pantelleria da Trapani, Palermo e Catania con i collegamenti aerei della compagnia olandese Dat; nel periodo estivo è anche raggiungibile con voli di linea dalle principali città italiane come Milano, Bergamo e Roma.

In alternativa, e sempre che le condizioni meteo lo permettano, potrete raggiungerla via mare in traghetto o aliscafo grazie ai collegamenti giornalieri dal porto di Trapani.

Scrive Jean-Claude Izzo nel suo “Chourmo. Il cuore di Marsiglia” che di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. Nulla di più vero nella celebre frase dello scrittore francese. E personalmente, dopo oltre 20 estati trascorse sulla Perla Nera del Mediterraneo mi piace aggiungere che a Pantelleria questa idea di felicità diventa realtà.

Testo e Credits foto: Luca Giambalvo

Stravaganze imperiali: l’arte contemporanea approda sul lago di Garda

Dopo il grande successo di IN WONDER(IS)LAND a Isola del Garda e per il secondo anno consecutivo, approda sul Lago di Garda e presso le magiche rive di Sirmione la mostra-evento Stravaganze Imperiali”, un progetto artistico multimediale immersivo dell’artista e curatrice Vera Uberti proposto da MAI MUSEUM, con il supporto della Direzione Regionale Musei della Lombardia e del Comune di Sirmione. Otto maxi-installazioni luminose multimediali, in dialogo con il paesaggio circostante, accenderanno e faranno emergere l’energia monumentale delle Grotte di Catullo, che ospiteranno la mostra dal 2 giugno fino al 30 luglio 2022.

MAI MUSEUM accompagna anche quest’anno il pubblico alla ri-scoperta di un nuovo posto segreto sul Lago di Garda, facendone respirare la magia della sua particolare bellezza in una cornice storica unica come le Grotte di Catullo ma da una prospettiva totalmente inedita e fortemente emozionale; un’esperienza di rivitalizzazione del territorio del lago attraverso un’operazione di valore culturale e artistico.

MAI MUSEUM infatti è un open-air museum che combina arte contemporanea tecnologia multimediale, reinterpretando luoghi pieni di significato sul Lago del Garda e in tutto il mondo. La mostra “Stravaganze Imperiali” non è dunque solo un progetto artistico, ma si presenta come un’iniziativa dai risvolti culturali importanti.

Con l’obiettivo, infatti, di valorizzare le bellezze italiane tramite l’arte contemporanea, MAI Museum prende parte all’iniziativa Art Bonus, in cui le società del privato possono concorrere a implementazione e miglioria di enti pubblici legati alla fruizione dello spettacolo.

“Stravaganze imperiali” contribuirà ad aiutare l’area archeologica delle Grotte di Catullo a essere conservata e valorizzata attraverso la progettazione di un nuovo impianto luminoso. Per la realizzazione dell’evento, MAI Museum si avvale delle competenze, dell’operatività e dell’esperienza dalla Fondazione Francesco Soldano, motore da più di vent’anni di importanti iniziative culturali sul territorio, che hanno visto la presenza di numerosi ospiti di caratura nazionale e internazionale.

L’area archeologica delle Grotte di Catullo è il più importante esempio archeologico di villa romana della prima età imperiale presente nell’Italia settentrionale; conserva infatti al suo interno due ettari dei resti di Villa Catullo, una delle maggiori ville residenziali romane del Nord Italia, circondata da uno storico uliveto che conta più di 1.500 alberi. Collocata su uno sperone roccioso, in una posizione eccezionale sulla punta della penisola di Sirmione, dalla Villa è possibile godere di una vista mozzafiato.

Per la prima volta, grazie alla mostra “Stravaganze Imperiali” le Grotte di Catullo ospiteranno installazioni multimediali e opere d’arte contemporanea dell’artista Vera Uberti, e un trittico digitale dell’artista David LaChapelle, e saranno visitabili durante la sera, dalle ore 20:45 alla mezzanotte, in un’atmosfera unica e irripetibile che permetterà di ammirarle illuminate come mai viste prima.

La bellezza dell’antico e del contemporaneo, illuminati insieme in un’esperienza visiva ed emotiva unica.
La mostra sarà inoltre l’occasione per un’esperienza immersiva a 360 gradi che oltre a far vivere l’arte in modo del tutto nuovo e coinvolgente, sveglierà in profondità tutti i sensi: luce, suoni, ma anche gusto e profumi.

‘Hot child in the City’, la serata-evento di MANINTOWN al MAXXI

MANINTOWN e Mediterraneo al MAXXI, un binomio d’eccezione nel segno del talento e della ricerca musicale, celebrato mercoledì 18 maggio con un appuntamento ad hoc. Si è svolto infatti nella cornice – a dir poco suggestiva – del locale lo speciale summer party Hot child in the City; una serata-evento per festeggiare il lancio del nuovo numero della testata, che dà particolare spazio alle voci più promettenti del panorama musicale italiano. Un lavoro di attenzione e scouting di new names che prende ora nuova forma sia nel formato print che in quello digitale.

Mediterraneo Maxxi events
Ph. Michele Provera

L’ispirazione dell’issue in questione, in particolare, viene dal brano eponimo di Nick Gilder, hit di culto già negli anni Settanta, le cui note e parole (“Hot child in the city | Runnin’ wild and lookin’ pretty”) sono rimaste scolpite nella mente di moltissimi appassionati.
Partendo da questo mix all’insegna del wild & pretty, la rivista riserva sei copertine ad altrettante personalità di spicco della scena artistica nazionale, tre provenienti dal settore musicale, tre da quello cinematografico.

I protagonisti delle sei cover di MANINTOWN Hot child in the City issue

Sulla prima cover campeggia il ritratto a tinte pop del fenomeno musicale del momento, Tananai, fotografato da Leandro Emede e vestito dallo stylist Nick Cerioni. Poi è la volta del cantautore Fulminacci (al secolo Filippo Uttinacci), raccontato nell’editoriale di Maddalena Petrosino e Simone Folli.
Infine il mix di arte, cultura, musica che caratterizza Ema Stokholma, figura eclettica, carismatica, tanto più nelle immagini evocative di Davide Musto e Alfredo Fabrizio.

Mediterraneo Maxxi events
Ph. Michele Provera
Mediterraneo Maxxi events
Ph. Michele Provera

Non è stato trascurato il cinema, con la cover story di Matilde GioliMaria Chiara Giannetta, attrici affermate oltreché bellissimi esempi di empowerment femminile. La loro verve viene colta al meglio dall’obiettivo di Davide Musto e, a livello di outfit, dallo styling di Valentina Serra. E ancora, Giacomo Ferrara, pronto a raccogliere sfide inedite dopo il successo di Suburra. Last but not least, il giovanissimo (è nato nel 2002) Francesco Gheghi, un’autentica promessa su cui scommettere; dopo l’eccellente prova fornita ne Il filo invisibile, lo potremo vedere presto in Piove, pellicola di Paolo Strippoli.

Le due performance live che hanno scandito la serata del Mediterraneo al MAXXI

Les Cactus
L’esibizione dei Les Cactus durante la serata Hot child in the City (ph. Michele Provera)
Gianmarco Amicarelli
Gianmarco Amicarelli canta con i Les Cactus (ph. Michele Provera)

La serata è stata animata da due performance live: a salire sul palco per primi sono i Les Cactus, cioè Gianmarco Amicarelli (chitarra/voce), Bea Sunjust (chitarra/voce), Alessandro Giovannini (basso/voce) e Lucio Castagna (cajón/percussioni), collettivo nell’orbita della factory White Rock Studio. Sebbene i componenti del gruppo siano attivi da tempo con i rispettivi progetti musicali (Amicarelli, ad esempio, è membro della band The Lira e della label MKS, e in passato ha pubblicato vari album con i San La Muerte e Vatycans, Sanjust affianca alla carriera di solista le collaborazioni con cinema e tv, Lucio Castagna suona con Carl Brave…), l’unione sotto l’etichetta Les Cactus gli permette di spaziare tra generi, sonorità e influenze, dal rock all’indie al pop, senza tralasciare suggestioni glam e riferimenti alla Nouvelle Vague, così da infondere un’eleganza e un gusto prettamente cinematografici alle loro cover rivisitate, muovendosi con disinvoltura tra pezzi dall’energia intensa, quasi tarantiniana (come Sugar Man o These boots are made for walkin’) e brani più soft.

Rbsn
Il concerto di Rbsn sul palco del Mediterraneo al MAXXI (ph. Michele Provera)

Si alternano sul palco con Rbsn, musicista diviso tra Roma e Usa, che nel suo lavoro fonde jazz, sensibilità cantautoriali, elementi folk, psichedelici ed electro. Ha presentato in anteprima il singolo Stranger Days (tratto dall’omonimo album, in uscita il 20 maggio), che marca l’inizio di un capitolo per lui inedito, concentrandosi – ci spiega – «sulla vita individuale e lo scorrere del tempo, che risulta alterato. The stranger days are gone for me significa centrarsi e riallinearsi, tornare all’essenza di se stessi dopo una lunga dissociazione». Ad accompagnarlo, una proiezione live realizzata da Brando Pacitto, con cui Rbsn sta stringendo un sodalizio creativo sempre più stretto, tanto che l’attore e regista romano, oltre a dirigere tutti i suoi video, cura interamente l’aspetto visivo del progetto, dalle fotografie ai visual dei concerti.

Gli ospiti dell’evento organizzato da MANINTOWN

Non sono mancati, all’evento ospitato dal Mediterraneo al MAXXI, i numerosi talent del cinema diventati ormai parte della community di MANINTOWN. Erano presenti i protagonisti delle cover stories Giacomo Ferrara, Ema Stokholma e Francesco Gheghi come pure volti noti quali Andrea Delogu, Giancarlo Commare, Brando Pacitto. Ancora, Claudia Gusmano, Riccardo Maria Manera, Joseph Altamura, Filippo Contri, Guglielmo Poggi, Giacomo Giorgio, Filippo De Carli, Ludovica e Ginevra Francesconi.

Il founder di MANINTOWN Federico Poletti e Davide Musto, head of scouting, commentano: «Con questo numero continua il supporto alle nuove generazioni, con particolare attenzione alla musica nel suo rapporto con la moda e l’immagine dell’artista. MANINTOWN è la piattaforma di riferimento per il panorama di talent che si sta consolidando e definendo. Siamo un ponte tra Milano e Roma, capitale del cinema che con la sua Bellezza nutre queste nuove generazioni, fonte d’ispirazione per il nostro lavoro».

Di seguito, il video del summer party Hot child in the City

Video by Federico Cianferoni

In apertura, foto di Jacopo Lupinella

Fun: la prima mostra personale a Milano di Rosana Margarita Auquè

Rosana Margarita Auquè è una giovane artista di origine colombiana che scopre la passione per l’arte sin da bambina, avvicinandosi alla pittura all’età di 11 anni per poi proseguire gli studi d’arte al liceo e all’università, tra Cambridge, Colombia e l’Italia. Dopo il diploma, si trasferisce in Inghilterra, per iniziare a studiare arte e pittura all’università di Cambridge per poi ritornare in Colombia e concludere la laurea in arte a Bogotá, all’Università De Los Andes. 

Crepuscolo – Il giardino del camine – Zinia – El jardin de los milagros – Amuleto

Il percorso professionale porta Rosana in Italia a Milano, dove la sua esperienza si arricchisce nel mondo del design fino a farla diventare Vice Presidente della storica azienda comasca  di design e arte Bonacina 1889, che è in tutto il mondo sinonimo di artigianalità Made in Italy, altissima qualità formale ed estetica.

Rosana riesce così a conciliare la sua carriera nel design con la passione per l’arte, iniziando a creare e vendere i suoi primi dipinti. Il risultato di questa formazione emerge nelle sue opere che risentono fortemente delle ispirazioni della sua terra di origini, la Colombia, e l’Italia, due culture che continuano ad avere un grandissimo influsso sulla sua creatività, abbinate poi all’ispirazione dei maestri del Rinascimento e dell’arte moderna, come Monet e Klimt. Su questa contaminazione culturale commenta Rosana:  “Entrambe le culture, sia quella colombiana sia quella italiana, hanno un grandissimo influsso sulla creatività. Il mio più grande interesse, che si evidenzia in ogni creazione, è quello di trovare l’equilibrio tra il colore e la forma.  L’attrazione per il colore viene senz’altro dalle mie radici colombiane. La felicità che ti fa sentire il colore è unica! E questa gioia e libertà cromatica sono caratteristiche del folklore colombiano, così come l’accoglienza e la libertà in senso generale, tutti valori con cui sono cresciuta. Dell’Italia ho colto sicuramente la forma: l’interesse concettuale per quello che sto dipingendo, il fatto di approfondire l’argomento di mio interesse e creare una forma sistematica e disciplinata”. 

Per la prima volta Rosana espone le sue nuove opere a Milano, all’interno dello spazio di design P’n’P Communication (Corso di Porta Nuova 32) in un evento tenutosi ieri sera, 19 Maggio dove ha mostrato una parte inedita del suo lavoro nel suo dialogo continuo con la Natura. Su questa nuova fase creativa dichiara la stessa artista: “Non sottovalutare mai il potere del divertimento. La vita è fatta anche per condividere gioia, energia e consapevolezza. Questa personale costituisce l’evoluzione del mio lavoro degli ultimi 4 anni. La parola F U N “divertimento/gioia” è il collante che unisce questo viaggio di creazione e ispirazione, dove mi sono aperta a scoprire la bellezza, dalle cose ordinarie a quelle più straordinarie, sperimentando la vita senza paura e limiti“.

Allestimento nello spazio P’n’P Communication

Partner speciale della serata è stata la cantina Fasol Menin, etichetta wine con uno spirito giovane e dinamico. La cantina sorge tra i vigneti in piena terra di elezione della riserva garantita: le colline di Valdobbiadene dichiarate sito patrimonio dell’UNESCO. Immersa nel cuore storico e produttivo dell’omonimo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, la cantina coniuga l’antica tradizione vinicola con una costante ricerca artistica, mantenendo un profondo legame con il territorio circostante.

Un luogo in cui arte, musica e vino si incontrano creando un’atmosfera magica. Definita zona di Arte Collinare la cantina collabora con numerosi artisti e musicisti nazionali, troverete quindi numerose opere esposte sia all’interno che all’esterno dell’edificio mentre nel portico adiacente al vigneto vengono organizzati concerti di musica Jazz e aperitivi in musica. Le etichette dei vini sono state disegnate da artisti locali e sono proprio uno dei fili conduttori tra l’arte e il vino.

La mostra resterà aperta dal 20 al 25 maggio su appuntamento presso Pnp Communication, Corso di porta nuova 32, Milano.

Hu, artista sui generis dalle molteplici sfaccettature

Hu (all’anagrafe Federica Ferracuti, marchigiana di Fermo) nasce nel 1994. Artista poliedrica – cantautrice, polistrumentista e tecnico del suono – si appassiona alla musica fin da giovane, conseguendo poi una laurea al Conservatorio Rossini di Pesaro. Con uno stile personale fluido e libero da schemi o confini, il suo nome d’arte si ispira a una divinità egizia, né uomo né donna. Attraverso la sua voce melodiosa, arricchisce i suoi brani urban di contaminazioni elettroniche e pop.

È salita alla ribalta per la prima volta nel 2020 partecipando ad AmaSanremo, dove si è esibita – e distinta – con Occhi Niagara. Dopo aver intrapreso una direzione artistica sempre più sperimentale, ha pubblicato i singoli End e Millemila.
Ha partecipato, in tandem con Highsnob, all’edizione 2022 del Festival di Sanremo col brano Abbi cura di te, che fonde sonorità rock, electro e musica ambient. Il suo primo album – per cui ha collaborato col rapper spezzino e Francesca Michielin – Numeri primi è uscito a marzo.

Hu Sanremo 2022
Jacket and pants Fendi, sunglasses Tom Ford, brogues Marsèll, shirt and tie vintage

A Manintown, Hu confida: «Ho perso il conto di tutte le volte che ho camminato per le strade di Milano. Mi sono trasferita qui nel 2017, non so quanto tempo ci abbia messo a capire come funzionassero le direzioni della metropolitana. Ora viaggio spesso e, ogni volta che leggo i cartelloni delle fermate, sorrido e ripenso a come mi sentivo: senza direzione né una ragione. È nelle strade di questa città che ho cominciato a raccogliere i frammenti, per poi rimetterli tutti insieme nella mia anima. Non ho mai capito quale fosse la strada giusta, ma sapevo dove volevo arrivare. Ho scoperto chi sono e, di me, ho amato anche le paure».

Hu cantante capelli
Jacket and pants Alexander McQueen, shirt and tie vintage
Hu cantante foto
Jacket, dress and pants Thom Browne, rings Nove25

Credits

Talent Hu

Editor in Chief Federico Poletti

Photographer Antonino Cafiero

Stylist Sabrina Mellace

Photographer assistant Filippo Ragone

Stylist assistant Elisabetta Catalano

Make-up Greta Agazzi

Special thanks to Patrizia Ferro

Nell’immagine in apertura, Hu indossa giacca e pantaloni Emporio Armani, camicia e cravatta vintage

Il successo di Highsnob, immerso nella scena rap

Michele Matera, in arte Highsnob, 37 anni, originario di Avellino ma spezzino d’adozione, è tra gli artisti più affermati sulla scena rap italiana. Con alle spalle un passato turbolento, nel 2013, assieme al rapper Samuel Heron, fonda il duo Bushwaka; dal sodalizio nasce Pandamonium, disco pubblicato dall’etichetta Newtopia.
Dopo questo esperimento, l’artista intraprende la carriera da solista e a giugno 2015 pubblica il suo primo singolo, Harley Quinn (disco d’oro), in cui fonde la trap con le sonorità del rap classico. Anticipato dal singolo Wannabe, che vede la partecipazione di Junior Cally, il  primo album in studio Bipopular arriva nell’estate 2018. Nel 2019, 23 coltellate viene certificato disco d’oro dalla FIMI, nel 2020 è invece l’ora dei singoli Wannabe vol. 3 e Per odiarti non ho tempo. Nel 2022, Highsnob debutta al Festival di Sanremo in coppia con la cantautrice Hu, con Abbi cura di te, brano dedicato alla fine di un amore, in cui si mescolano pop, rap ed elettronica.

Highsnob discografia
Total look Hermès
Highsnob rap
Jacket Diesel, T-shirt Kangra

Credits

Talent Highsnob

Editor in Chief Federico Poletti

Photographer Filippo Thiella

Stylist Davide Pizzotti

Photographer assistant Andrea Lenzi

Stylist assistant Gianluca Sacchetti

Grooming: Ricky Morandin/W-MManagement

Nell’immagine in apertura, Highsnob indossa suit Vivienne Westwood, T-shirt Kangra, shoes Salvatore Ferragamo, sunglasses Tom Ford

I diversi volti di Gianluca Ginoble

Enfant prodige di origini abruzzesi, Gianluca Ginoble è noto soprattutto come uno dei tre cantanti lirici de Il Volo. Ha iniziato a cantare ad appena tre anni, a 14 ha partecipato a un talent show dove ha incontrato Piero Barone e Ignazio Boschetto, con cui ha fondato di lì a breve il suddetto trio musicale.

Il Volo Gianluca Ginoble baritono
Jacket The Nick, pants FBMT, hat Lorenzo Seghezzi, jewelry Vitaly

Baritono, la voce profonda, delicata ha subito permesso a Gianluca di distinguersi, facendogli guadagnare un grande seguito sui social media, dove condivide con i fan momenti della propria vita quotidiana.
Fa parte tuttora del gruppo, che si sta preparando per un tour mondiale fra Stati Uniti e Canada.

Il Volo Gianluca
Shirt Saint Laurent from Antonioli.eu, jewelry Vitaly
Gianluca Ginoble lirica
Gianluca Ginoble moda
Total look Saint Laurent from Antonioli.eu, jewelry Vitaly, shoes Sonora
Gianluca Ginoble social
Jacket Alessandro Vigilante, jewelry Vitaly
Gianluca Ginoble songs
Vintage suit, stylist’s archive
Ganluca Ginoble cantante del Volo
Total look Ardusse
Gianluca Ginoble del Volo
Shirt Saint Laurent from Antonioli.eu, jewelry Vitaly

Credits

Talent Gianluca Ginoble

Photographer Leandro Manuel Emede

Styling Nick Cerioni

Stylist assistants Michele Potenza, Salvatore Pezzella, Noemi Managò

Make-up & hair Mara De Marco

x

x