Beauty tips: trattamenti per l’autunno

L’autunno è per eccellenza la stagione in cui ripartono pienamente le nostre attività e torniamo alla routine, non solo nel lavoro ma anche nella cura della nostra pelle. Se non l’abbiamo mai curata invece, è il momento giusto per farlo! Le giornate si sono accorciate e sono caratterizzate da forti escursioni termiche e condizioni meteorologiche mutevoli che sono causa di diversi e importanti inestetismi per la pelle di viso e corpo.

Inoltre le continue esposizioni al sole maturate durante l’estate hanno favorito la disidratazione della pelle e alterato l’omogeneità del colorito cutaneo comportando anche un’azione nociva di fotoinvecchiamento. I rituali tradizionali come maschere, pulizie viso e percorsi anti age sono in continua evoluzione e noi ne abbiamo scoperti alcuni presso La Clinica Milano Skin lab, un luogo dedicato alla persona e specializzato in trattamenti di medicina e chirurgia estetica, situato nel centro di Milano.

ESFOLIARE LA PELLE: IL PEELING PRX-T33

Si tratta di un peeling che favorisce la rigenerazione cutanea e rende la pelle più liscia, compatta e luminosa senza utilizzo di aghi né bisturi. L’autunno è il periodo perfetto per programmare un trattamento di rinnovamento cutaneo che esfoli la pelle dopo l’estate. Il trattamento PRX – T33 rendenderà la pelle più luminosa, liscia e soda, producendo un “effetto lifting” senza dolore.

PREVENIRE L’INVECCHIAMENTO CON UNA BIORIVITALIZZAZIONE

La Biorivitalizzazione è una procedura di medicina estetica mini invasiva che permette di reidratare a fondo la pelle e migliorare la texture cutanea, risollevare e distendere i tessuti di viso e collo, restituendo un aspetto immediatamente più giovane. Questo trattamento favorisce il riequilibrio della normale fisiologia della cute, restituendo turgore e compattezza alla pelle invecchiata del viso ed attenuando le rughe.

LA NUOVA FRONTIERA DELLA PULIZIA VISO

Si chiama Derma Clear ed è una soluzione di idrodermoabrasione incredibilmente potente che consente di pulire, idratare e nutrire a fondo la pelle. Forte degli standard di alta qualità e dell’approccio innovativo del brand Alma. DermaClear lavora delicatamente in profondità per detergere e ringiovanire la pelle, lasciandola fresca, pulita e magnificamente idratata. il trattamento è diviso in 3 fasi: detersione, purificazione e nutrimento. L’esclusiva punta rotante della piattaforma e la potente azione di aspirazione consentono un processo di pulizia profonda ed estrazione delle impurità, garantendo al contempo un’efficace penetrazione della skincare nella pelle.

Brais Albor, il giovane designer spagnolo che sfida la nozione di mascolinità

Appena laureatosi al Central Saint Martins College, il designer 28enne Brais Albor, originario di Santiago de Compostela, ha presentato la sua prima collezione menswear a marzo, in occasione della sfilata di fine corso della prestigiosa scuola londinese, tornata a svolgersi in presenza dopo lo stop per la pandemia. Tenutosi nelle giornate della fashion week londinese, il défilé collettivo (dal titolo Shiny Shiny) ha permesso di mostrare le rispettive creazioni a 32 studenti del Master in Fashion; tra loro Albor, appunto, col suo mix di codici sartoriali, elementi provenienti dal womenswear, forme e suggestioni desunte dal mondo animale e una dose abbondante di ironia (mirata ad abbattere gli stereotipi tradizionalmente associati all’idea di mascolinità), combinate tra loro per definire l’identità di «un essere umano potente e rivoluzionario», che lo stilista pone al centro del brand eponimo.
La prova gli è valsa l’ingresso nella rosa dei finalisti dell’edizione 2022 di ITS – International Talent Support, dedicato allo scouting e supporto dei talenti emergenti della moda.

Brais Albor
Un ritratto del designer, che indossa capi e accessori della sua prima collezione A/I 2022 (ph. Daniele Fummo, styling Thomas Davis)

Abbiamo rivolto direttamente a lui alcune domande, per conoscere meglio un creativo destinato, con ogni probabilità, a farsi strada nel settore dell’abbigliamento maschile.

Intervista a Brais Albor

Parlaci del tuo background e delle tue esperienze professionali…

Mi sono laureato in Spagna, a Santiago de Compostela, presso l’EASD di Mestre Mateo; l’ultimo anno del corso di laurea l’ho frequentato in Erasmus all’Accademia di Belle Arti di Brera. È allora che conosco Milano, una città che mi piace molto. Dopo l’Erasmus, ho fatto uno stage presso la Casa d’Arte Fiore, dove sono rimasto tre anni e mezzo, lavorando come modellista di abiti maschili per il cinema e il teatro, imparando davvero tanto sul costume storico, la moda e le loro strutture. Ho provato a lavorare nella moda milanese, ma dopo esser stato respinto diverse volte ho deciso di studiare di più, così ho fatto domanda (due volte) alla Central Saint Martins, trasferendomi a Londra per il Master in Fashion.
Sono stato tra gli studenti che hanno sfilato in passerella durante la London Fashion Week. La collezione finale del MA Fashion è la stessa con cui ho presentato la domanda all’ITS – International Talent Support. Dopo il défilé, Marc Goehring (Fashion Director del magazine 032c, nda) ha voluto conoscere meglio la collezione e, dopo averci parlato, è volato a Londra per supportarmi con la sua esperienza e talento, curando lo styling per la campagna pubblicitaria e le immagini del lookbook.

Brais Albor brand collezione
Outfit della collezione Brais Albor A/I 2022

“Voglio far sentire chi indossa i miei abiti forte, sicuro di sé”

Puoi spiegarci il concept del marchio, della prima collezione e, in generale, della tua idea di mascolinità?

Riguardo la collezione, ho voluto portare persone dalle forme non standard sotto i riflettori, togliendole dalla condizione di ombra, d’invisibilità in cui erano relegate. Sottolineo i loro corpi con costruzioni sartoriali, abbracciando ed esaltando la fisicità. Utilizzando la moda sartoriale, voglio far sentire chi indossa i miei abiti forte, sicuro di sé. Potrei definirlo più o meno un gentiluomo che indossa capi potenti ma, internamente, è dolce come una poesia.

La mia collezione di debutto, Descent of Human, and natural Selection in Relation to Love, prende le mosse dalla mascolinità tossica, dalla figura del dandy nel XX secolo e dagli istinti animali; insieme, creano l’uniforme del personaggio che ho immaginato, potente e rivoluzionario, capace, determinato ad essere parte del cambiamento.
Il casting, perciò, è stato molto importante, ho cercato esseri umani veri, con taglie canoniche, non da passerella insomma, perché sono in contrasto con gli abiti e rompono gli stereotipi sul menswear della moda. In sostanza, si tratta di una collezione maschile creata però nel modo meno maschile possibile, così da definire una nuova identità.

Ho lavorato con texture e materiali sostenibili, usando tessuti di recupero, una scelta che mi ha permesso di ottenere pezzi di qualità e, allo stesso tempo, di essere attento all’ambiente. Le scarpe, poi, sono state realizzate in collaborazione con l’azienda familiare italiana Atelier Vania, che inizialmente produceva scarpe da donna in numeri grandi e, dopo questa collaborazione, ha deciso di produrre tacchi alti per tutti. Tutto ciò ha aggiunto un heritage al valore della mia proposta. Sono elementi che forniscono ai modelli, i miei personaggi, gli strumenti necessari per combattere una rivoluzione dell’amore.

Brais Albor ITS Trieste
Il finale dello show di Brais Albor alla 22esima edizione di ITS – International Talent Support

Brais Albor ITS Trieste
Il designer (a destra) con due modelli alla finale di ITS

“Credo che il mio sangue spagnolo, la cultura della mia città mi spingano a creare gli abiti in questo modo”

C’è un’influenza spagnola nel tuo lavoro?

Probabilmente si riflette ovunque, credo che il mio sangue spagnolo, la cultura della mia città mi spingano a creare gli abiti in questo modo, criticando con ironia la nozione comune di “macho iberico”, uno stereotipo tossico che vorrei eliminare, utilizzandolo per dar vita a qualcosa di nuovo, che rappresenti al meglio la mia cultura e le mie idee.

Perché hai scelto di trasferirsi in Italia?

Penso che la cultura italiana sia molto simile a quella spagnola, ma più grande nella moda. Trovo che le persone si godano maggiormente la vita rispetto a quanto avviene in altri paesi, qui il mix tra lavoro e divertimento è perfetto. La mia intenzione, perciò, è restare in Italia, lavorando per qualche azienda fashion, così da fare esperienza e cercare di capire se, in futuro, sarò in grado di produrre e lanciare una mia griffe. Per ora mi limito a realizzare pezzi su misura della collezione e nuove creazioni; mi piacerebbe lanciarne una nuova, al momento però, dopo tutte le spese del master a Londra, non è facile avere il sostegno necessario per farlo.

Brais Albor Instagram
Brais Albor (ph. Daniele Fummo, styling Thomas Davis)

“Critico con ironia la nozione di macho iberico, uno stereotipo tossico che vorrei eliminare”

Il pezzo signature e il tessuto che preferisci.

Il capo che preferisco, della collezione, è il cappotto che ho indossato durante la show; è in pelliccia di lana mohair, uno stock di un marchio londinese di colore giallo che ho tinto a mano per ottenere questa specifica consistenza e sfumatura. Mi piace un sacco, lo porterò per tutto l’inverno. Adoro anche i pantaloni del terzo look della sfilata (rappresentano il primo modello cui ho pensato, da cui sono nati gli altri), il bello è che ho fatto tutto nella mia taglia o in altre più grandi, perciò posso indossare ogni capo, come quello in lana grigia con inserti a contrasto color crema, con cui ho cercato di imitare il calicò usato nell’industria fashion per i prototipi.

Brais Albor designer
Brais Albor (ph. Daniele Fummo, styling Thomas Davis)

Nell’immagine in apertura, la collezione Fall/Winter 2022 del designer (il terzo da destra)

La couture “in fieri” di Gianluca Saitto sfila all’evento Méditerranée – Taranto e la Dolce vita

Si è appena conclusa Méditerranée – Taranto e la Dolce vita, una due giorni all’insegna di arte, moda, storia, cultura e tradizioni ospitata, appunto, dal capoluogo ionico. Ospite d’eccezione della prima edizione, Gianluca Saitto, stilista eclettico che, con le sue creazioni su misura, in equilibrio tra ricercatezza e sartorialità impeccabile, ha conquistato fan del livello di Loredana Bertè, Patty Pravo, Renato Zero e Gianna Nannini.

Taranto sfilata 2022
Un momento del défilé in Piazza Castello, a Taranto

Il couturier ha portato in piazza Castello, nel cuore della città, 30 look della sua ultima collezione, Couture in fieri; una summa dei capisaldi di stile della griffe eponima, a cominciare dalla profusione, su lunghi abiti scivolati, blazer affilati, minidress e gonne sinuose, di ricami e applicazioni rigorosamente handmade. Altro atout del marchio, la nobilitazione della figura femminile attraverso tagli dalla precisione chirurgica, effetti see-through, texture ricercate, tessuti shiny e dall’aspetto metallico, un richiamo agli outfit brillanti – letteralmente – delle icone del rock anni ‘70, eterna fonte d’ispirazione del designer. Alcune mise, inoltre, sono state completate per l’occasione dai copricapi di alta moda firmati Pasquale Bonfilio, autentico artista della modisteria artigianale.

Alcuni look dello show Couture in fieri di Gianluca Saitto

Sfilano nel cuore della città antica 30 outfit che compendiano il percorso creativo del marchio

A margine della sfilata, Gianluca Saitto ha dichiarato di aver «accettato con grande entusiasmo l’invito di Mario Rigo e Angelo Labriola, ideatori del format Méditerranée, che vogliono dare un contributo concreto alla rinascita di Taranto. Sono rimasto subito affascinato dalla bellezza nascosta del luogo, culla della Magna Grecia, un luogo ricco di tradizioni che, partendo un glorioso passato, guarda alle sfide del futuro. Nella mia ricerca, in maniera analoga, attingo alle migliori tradizioni artigianali, come il ricamo, per trasformarle in qualcosa di contemporaneo. Nel cuore della città antica ho così presentato 30 uscite che riassumono il percorso di questi dieci anni di attività, in cui sono protagonisti abiti dalle nuance dell’oro e dell’argento, look che giocano su una luminosità eccezionale, accentuata dalle preziose broderies e dai cristalli applicati a mano. Un vero omaggio al saper fare italiano».

Gianluca Saitto
Gianluca Saitto al termine della sfilata

La collezione, secondo Mario Rigo, «rappresenta un compendio delle creazioni più spettacolari di Gianluca Saitto, della sua visione di una moda in perenne evoluzione (in fieri, ovvero in divenire), in cui le tradizioni del ricamo sono rilette in un’ottica contemporanea, valorizzando gli abiti da sera e i completi con le giacche strutturate. È proprio il tipo di lavorazione sartoriale che si potrebbe realizzare nella nostra Taranto».

Taranto mediterranee festival
Il finale dello show del brand a Taranto

Uno show d’eccezione per suggellare una kermesse che intende promuovere le eccellenze tarantine

Lo show ha chiuso in bellezza una kermesse che ha trasformato il centro della città dei due mari in un laboratorio a cielo aperto che, coinvolgendo le istituzioni e l’imprenditoria locale, ha immaginato soluzioni per rendere più vivibile questo scrigno di storia millenaria affacciato sullo Ionio. Tirando le somme, Rigo e Labriola hanno posto l’accento sull’importanza «di organizzare un primo grande evento di haute couture a Taranto, l’inizio di una lunga serie di eventi nati per valorizzare la nostra città e il fatto a mano. L’obiettivo è far riscoprire i valori del nostro territorio, le sue radici, la sua arte e cultura con atteggiamento costruttivo. Per questo abbiamo innescato, tramite una tavola rotonda e la sfilata di Saitto, alcune progettualità per recuperare antichi mestieri e botteghe artigiane nei palazzi nobiliari in fase di restauro.

Taranto centro storico
Il centro storico di Taranto

Vogliamo ad esempio rilanciare la tradizione locale del bisso, tecnica dell’alta moda che può rinascere grazie ai giovani. E creare un ponte con Milano, visto che la Puglia è un polo produttivo importante il settore fashion. Taranto potrebbe formare le nuove generazioni nel recupero di questi mestieri in via di estinzione, dando loro un’opportunità per restare attivamente in loco. Insieme all’amministrazione comunale e a numerosi imprenditori, faremo risaltare la bellezza spesso nascosta di questo territorio. Ringraziamo Gianluca Saitto che, per primo, ha messo a disposizione la sua arte sartoriale per far conoscere in modo inedito la città antica».

Nell’immagine in apertura, il finale della sfilata di Gianluca Saitto a Taranto

Oktoberfest 2022: le 5 migliori birrerie di Monaco

Dal 17 settembre al 3 ottobre l’Oktoberfest 2022, l’attesissimo appuntamento per gli amanti della birra torna in scena al Theresienwiese di Monaco. Birra bavarese, o Bayerisches Bier, scorrerà a fiumi e rappresenterà, come ogni anni, il fil rouge della manifestazione. Ma la bevanda al luppolo non sarà l’unica attrazione della festa ottobrina: parate, attrazioni e spettacoli intratterranno i visitatori tra un boccale e l’altro. E per i buongustai, l’esperienza birraia nella città tedesca non si limita ai confini del parco sede dell’Oktoberfest. A Monaco infatti, si trovano Brauereien e locali storici che sono tappe obbligate per gli appassionati e gli intenditori della birra. Ecco allora le 5 migliori birrerie selezionate da Civitatis, azienda leader nella vendita di visite guidate, escursioni e tour gratuiti.

Hofbräuhaus, la birreria per eccellenza di Monaco di Baviera

La Hofbräuhaus non è solo la birreria più famosa di Monaco, ma è considerata da molti la migliore della Germania. Fu fondata nel XVI secolo, quando il duca Guglielmo V di Baviera ne fece il principale fornitore di birra Weissbier per la famiglia Wittelsbach. Oggi il locale, noto anche come HB, è di proprietà del governo bavarese.

Nelle sue sale a volta policroma si può assistere spesso spettacoli dal vivo di musica tradizionale sorseggiando un boccale di birra in un ambiente in cui respirare un’atmosfera autentica bavarese.

Hofbräuhaus

Biergarten Viktualienmarkt, il luogo perfetto per una birra all’aria aperta

Questo biergarten (o giardino della birra) è un luogo ideale per gustare una birra ghiacciata all’aria aperta nella suggestiva città di Monaco, immersi nel verde. Comodamente seduti sulle panchine di legno circostanti, è possibile accompagnare alla bionda (o scura che sia) con lo street food locale, acquistato nei chioschi del parco.

L’offerta del Viktualienmarkt inoltre cambia continuamente, alternando varietà provenienti dai principali birrifici della capitale, per un’esperienza en plein air ogni volta diversa.

Biergarten Viktualienmarkt

Biervana, il paradiso dei birrai

Biervana non è né un birrificio né un pub, ma è un paradiso terrestre per chi ama la birra sopra ogni altra cosa. Tra lattine e bottiglie, più di seicento varietà e gusti provenienti dalla Baviera e da tutto il mondo sono esposti sugli scaffali del locale: un vero spettacolo per gli occhi ma soprattutto per la gola. Biervana è quindi la meta per gustare una vera birra artigianale scegliendo tra varietà provenienti da Austria, Nuova Zelanda, Belgio, Regno Unito, Germania e moltissimi altri luoghi che della birra hanno fatto una vera arte.

Agustiner Stammhaus, la Baviera in un boccale di birra

Il birrificio che dà il nome a questo e a molti altri locali della città è l’Augustiner-Bräu Wagner KG, il più antico birrificio di Monaco. L’ambiente interno si caratterizza per i dettagli art nouveau e neobarocchi che contribuiscono a ricreare un’atmosfera rétro. Inoltre, la birra è prodotta qui secondo la legge di purezza del 1516, che obbliga i birrai a produrre la loro birra con solo tre ingredienti: orzo, luppolo e acqua.

La celebre birra Paulaner

Paulaner Bräuhaus, dai birrai per i birrai

Non c’è dubbio: la taverna Paulaner Bräuhaus è uno dei luoghi da visitare in qualsiasi viaggio a Monaco. Un luogo con un obiettivo molto chiaro: creare un’esperienza autentica attraverso uno dei marchi di birra più importanti del paese. Oltre a degustare alcuni piatti a base di maiale, manzo o oca, in questo birrificio è possibile vedere da vicino la preparazione degli ingredienti della birra artigianale e conoscerne alcuni segreti (non tutti sanno ad esempio che questa bevanda è stata prodotta dai monaci dell’Ordine dei Minimi nel 1634). Oggi i birrifici Paulaner hanno conservato quasi intatti i metodi di produzione e il gusto di un tempo. 

Paulaner Bräuhaus

Premiati a Milano i vincitori dei Fashion Community Awards – Chi è Chi 2022

La Milano Fashion Week dedicata alle collezioni donna Spring/Summer 2023 si è aperta, martedì 20 settembre, con la 22esima edizione dei Chi è Chi Awards, ideati e organizzati da Cristiana Schieppati, direttrice dell’omonimo quotidiano digitale, annuario e newsletter della casa editrice Crisalide Press (www.crisalidepress.it). Tenutasi nella sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano (che, insieme alla Camera Nazionale della Moda Italiana, la patrocina), la cerimonia ha visto assegnare diversi riconoscimenti, rinominati a partire da quest’edizione Fashion Community Awards – Chi è Chi Awards, così da sottolineare ulteriormente il senso di appartenenza di un’industria fondamentale per il Belpaese; un appuntamento autorevole, che ogni anno chiama a raccolta – e celebra – l’intero fashion system, dai designer agli ambassador dei principali brand, passando per imprenditori, press office, manager, stampa di settore…

Fashion Community Awards
Un momento della cerimonia di premiazione, nella Sala Alessi di Palazzo Marino

Chi è chi awards 2022
I vincitori dell’edizione 2022 dei Fashion Community Awards – Chi è Chi Awards

The Human Touch, il tocco umano scelto come filo conduttore della 22esima edizione

I premi sono stati decisi da una giuria formata da nomi di spicco del panorama modaiolo nostrano, che comprende come membro onorario il Cavalier Mario Boselli – presidente della Fondazione Italia Cina, dell’Istituto Italo Cinese e presidente onorario della Camera Nazionale della Moda, il critico e fashion feature deputy editor di Style Magazine Corriere della Sera Michele Ciavarella, Luca Dini (direttore di F e Natural Style).

E ancora, il direttore responsabile content hub moda e beauty e direttore di d Emanuele Farneti; la direttrice di Grazia Silvia Grilli; il Vanity Fair european editorial director Simone Marchetti; Francesca Ragazzi (head of editorial content di Vogue Italia); Nicoletta Polla-Mattiot, direttrice del supplemento del Sole 24 Ore How To Spend It; la caposervizio e fashion editor del Corriere Paola Pollo; Danda Santini (che dirige Io Donna e Amica); la direttrice di Donna Moderna Maria Elena Viola. A guidare il loro operato, il tema guida della XXII edizione, ossia The Human Touch, quel tocco umano che ha motivato – e continua a farlo – la straordinaria resilienza dimostrata negli ultimi anni dal settore fashion, le strategie da esso adottate per affrontare al meglio le nuove, enormi sfide che si profilano all’orizzonte, inclusione, sostenibilità, metaverso, ricerca, il rapporto sempre più stretto col mondo dell’arte.

Per la prima volta, inoltre, è stato assegnato da Comune di Milano e Chi è Chi il premio Fashion & The City, pensato per valorizzare i progetti in grado di rafforzare ancor di più il legame tra moda e città meneghina. L’assessora allo Sviluppo Economico e alle Politiche per il Lavoro con delega alla Moda e al Design, Alessia Cappello, ha consegnato il riconoscimento a Piattaforma Sistema Formativo Moda ETS, rappresentata da Matteo Secoli.

Tutti i vincitori dei Chi è Chi Awards 2022

Silvano Brascianini;Alberto Cavalli;Nicoletta Polla Mattiot
Giorgia Rapezzi;Michele Ciavarella
Malika Elamslouhi
Silvia Grilli;Tananai (Alberto Cotta Ramusino)

Alberto Cavalli (al centro) tra Silvano Brescianini e Nicoletta Polla-Mattiot; Giorgia Rapezzi con Michele Ciavarella; Malika El Maslouhi; Tananai con Silvia Grilli

Di seguito, l’elenco completo dei premiati.

Premio per il sociale: Alberto Cavalli – direttore generale Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte 

Premio per l’imprenditoria: Giorgia Rapezzi – direttore creativo e co-fondatrice di Jato

Premio Elio Fiorucci Designer of the Year: Alessandro Michele – direttore creativo di Gucci 

Premio Community Touch: Michelle Francine Ngonmo – presidente Afro Fashion Association

Premio Top model of the year: Malika El Maslouhi – modella

Premio alla Carriera: Brunello Cucinelli – presidente esecutivo e direttore creativo della Brunello Cucinelli Spa

Premio Generazione Z: Tananai – cantautore e produttore 

Premio Ambassador Italian Touch: Antonio Marras – direttore creativo e costumista 

Premio Golden Couple: Gea Politi e Cristiano Seganfreddo – editori di Flash Art

Premio arte e fotografia: Brigitte Niedermair – fotografa

Premio stylist of the year: Nick Cerioni – Rock Star stylist 

Premio young designer: Marco Rambaldi – stilista

Anche Paolo Stella, scrittore e influencer, è stato premiato attraverso una votazione della community del Chi è Chi, ricevendo il Digital Creator Award; mentre Alessio Vannetti – chief brand officer di Valentino – e la pr manager Italia di Guerlain, Cristiana Villani, hanno ricevuto i Premi Barbara Vitti per il miglior ufficio stampa moda e bellezza.

Antonio Marras con Luca Dini; Brigitte Niedermair con Emanuele Farneti; Gea Politi e Cristiano Seganfreddo con Mario Boselli

Nell’immagine in apertura, tutti i vincitori dei Chi è Chi Awards 2022

‘Artista a bordo’, la mostra galleggiante con le sculture di Felice Tagliaferri

È stata inaugurata a Venezia lo scorso 7 settembre, nei giorni della 76esima Mostra internazionale d’arte cinematografica, una exhibition decisamente sui generis, innanzitutto per la location galleggiante. Si tratta, nello specifico, di Lycian Princess, caicco turco di 28 metri in legno a due alberi, ormeggiato presso la Marina di Sant’Elena, proprio alle spalle dei Giardini della Biennale. L’imbarcazione ospita per tutto il mese di settembre Vedere oltre la vista, installazione itinerante di Felice Tagliaferri, scultore non vedente che vanta collaborazioni con università e istituzioni di tutto il mondo (Musei Vaticani, Accademia di Brera, MACRO, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, solo per fare qualche nome).

Felice Tagliaferri
Due sculture di Felice Tagliaferri esposte sul caicco Lycian Princess

Lycian Princess
Il Lycian Princess

In mostra – sull’acqua – le sculture di Felice Tagliaferri, frutto del suo lavoro tattile-visivo

La produzione dell’artista si distingue per la forte componente tattile delle sculture (realizzate nei materiali più disparati, dalla creta al marmo, dalla pietra al legno, trattati sapientemente e plasmati con tecniche diverse), in linea con la sua volontà di promuovere una fruizione più democratica dell’arte, educando lo spettatore a un nuovo approccio alle opere, che non preveda l’uso esclusivo della vista. Aspetto peculiare del progetto in questione è proprio il fatto di essere accessibile alle persone non vedenti; lo stesso Tagliaferri guida personalmente gli ospiti, per mano e con la voce, in un percorso sensoriale ad hoc.

Artista a bordo
Lo scultore guida un visitatore a far esperienza in modo diverso della sua opera

“L’esplorazione tattile di ogni mia opera rivela dettagli non percepibili con il solo uso della vista”, spiega lui, che nel 2006 ha fondato la scuola Chiesa dell’Arte, in cui si fa ricorso a un metodo di lavoro definito tattile-visivo, per cui “si guarda con le mani e si tocca con gli occhi”, per usare le sue parole. L’obiettivo, perseguito costantemente dallo scultore, è quello di abbattere ogni barriera, sia fisica che mentale, educando le persone a percepire la disabilità non come un limite ma, al contrario, come un modo differente di interpretare la vita.

Carta dei diritti delle persone con disabilità, l’opera dello scultore sul Lycian Princess per la Barcolana di Trieste

La mostra itinerante sul caicco si concluderà il 9 ottobre a Trieste, in occasione della Barcolana, storica regata velica che si tiene ogni anno nel golfo del capoluogo friulano. il Lycian Princess parteciperà, portando a bordo l’artwork Carta dei diritti delle persone con disabilità, sulla quale Tagliaferri intende far incidere le proprie iniziali a tutti i capi di stato del mondo, così da togliere dalla superficie marmorea dell’opera qualche granello e farle assumere un peso leggermente minore, veicolando un messaggio di pace e sostenibilità.

Artista a bordo, un format tailor-made che permette di fruire delle opere in modo inedito

L’exhibition si inserisce nel contesto di Artista a bordo, pensato dal curatore e art dealer Riccardo Benedini in collaborazione con l’armatrice veneziana Marina Rossi. Il format, che quest’anno vede il coinvolgimento della Onlus “Lo Spirito di Stella” del velista Andrea Stella, è inedito, un’esperienza tailor-made che offre ad artisti e designer l’opportunità di raccontarsi attraverso brevi interviste nel Mediterraneo, su un’imbarcazione già ribattezzata “prima galleria galleggiante d’Italia”. I due ideatori del progetto, infatti, hanno scelto di trasformare Lycian Princess in un luogo d’incontro, aperto ai creativi di ogni dove e alle loro idee.

Riccardo Benedini
Felice Tagliaferri con Riccardo Benedini

Un vero e proprio salotto culturale su acqua, dunque, animato di volta in volta da installazioni d’arte, oggetti di design o mostre itineranti, per offrire al pubblico un’esperienza coinvolgente e suggestiva, seguendo la convinzione di Benedini per cui “l’arte e la cultura necessitano, in questo delicato momento storico, di riavvicinarsi alle persone attraverso un modo di comunicare più semplice, spontaneo e – sopratutto – su misura di chi ascolta”.

È possibile seguire il viaggio in mare di Felice Tagliaferri sul profilo Instagram del curatore, @riccardobenedini_. La mostra sarà visitabile, previo appuntamento, per tutto il mese di settembre (per maggiori informazioni: [email protected], +39 3200664393). Lycian Princess, inoltre, organizza tutto l’anno charter privati ed eventi; chi volesse pernottare a bordo può contattare [email protected].

Artista a bordo sculture

mostra galleggiante 2022

Nell’immagine in apertura, una scultura di Felice Tagliaferri a bordo del Lycian Princess

Autry omaggia il tennista Bob Lutz con un nuovo modello di sneakers

Ad agosto ha compiuto 75 anni Bob Lutz, tennista americano dal palmarès stellare, che comprende cinque coppe Davis, altrettante vittorie nelle finali di doppio agli US Open, 43 titoli complessivi nel doppio (spesso in tandem con un altro mostro sacro della racchetta, Stan Smith) e 11 in solitaria. Per omaggiare uno dei campioni di tennis più famosi e vincenti degli Stati Uniti, il marchio di calzature sportive Autry presenta un video ad hoc e una versione aggiornata delle sneakers di punta della casa, che prendono appunto il suo nome.

Bob Lutz tennis
Bob Lutz in uno scatto d’epoca (ph. Denver Post via Getty Images)

Una doppia iniziativa per omaggiare il 75esimo compleanno del tennista

Lanciato appena prima del weekend che ha visto disputarsi le finali degli US Open, il cortometraggio, dal sapore “old school”, condensa in poche decine di secondi le prodezze di Lutz sul campo, ripercorrendole attraverso immagini d’epoca degli anni Settanta e Ottanta, quelli in cui dominò la scena agonistica. In chiusura del filmato, la telecamera indugia proprio sulle nuove trainers Autry, anch’esse dall’appeal squisitamente vintage, con tomaia candida dalla punta stondata color burro, identica tonalità della spessa para in gomma; sul lato, il sigillo del brand, col nome affiancato dalla bandiera a stelle e strisce. Retromania in piena regola dunque, per celebrare a un tempo le gesta di una figura d’eccezione del tennis, troppo spesso dimenticata, e le ginniche della label, simbolo dell’eleganza imperitura della disciplina in questione.

“Bob Lutz – dichiara Autry in un comunicato – è un campione iconico degli anni Settanta e Ottanta. Siamo orgogliosi di rendere immortali i suoi successi con una sneaker rappresentativa di un’epoca d’oro del tennis, che continua ad avere un’influenza stilistica anche al di fuori di questo sport”.
Il diretto interessato, da parte sua, dichiara: “Tutti sembrano conoscere il mio compagno di doppio per una sneaker bianca (parla del suddetto Stan Smith, ndr), mi sembra giusto avere finalmente la mia. Voglio ringraziare Autry per aver realizzato una scarpa bellissima e una campagna che ricorda al mondo del tennis la mia eredità”.

Autry sneakers tennis
La nuova versione delle sneakers Bob Autry del brand

Le nuove ginniche Bob Lutz sono disponibili sul sito autry-usa.com e nei migliori rivenditori internazionali, on e offline, un elenco nutrito che comprende, tra gli altri, LuisaViaRoma, Farfetch, Saks Fifth Avenue e House of Fraser.

Nell’immagine in apertura, le nuove sneakers Bob Lutz di Autry (ph. courtesy Autry Shoes)

Giuseppe Allocca

Sguardo penetrante e fluente chioma scura, il modello Giuseppe Alloca indossa per Manintown outfit che anticipano alcuni trend imperanti del menswear della prossima stagione, dall’oversize alla rivisitazione del classico completo due pezzi.

Manintown editoriale black white

Nelle immagini di Davide Musto, infatti, lo vediamo sfoggiare capi e accessori che esprimono la visione stilistica sui generis di marchi quali Dsquared2, MSGM, JordanLuca, Giuseppe Zanotti, Davii, Yezael by Angelo Cruciani, alternando ampie jumpsuit scollate, suit color lime dai pantaloni scampanati, blazer quadrettati di matrice grunge e abiti dal finish satinato.

male models editorial 2022
Jumpsuit Davii

Jordanluca collezione uomo 2022
Total look JordanLuca, shoes Giuseppe Zanotti, necklaces stylist’s archive

Dsquared2 jacket men 2022
Total look Dsquared2, boots Karl Lagerfeld

model man new faces

jumpsuit men fashion 2022
Jumpsuit Davii

Angelo Cruciani
Shirt Yezael by Angelo Cruciani, pants Simon Cracker

Manintown editorial moda
Total look Yezael by Angelo Cruciani

Credits

Model Giuseppe Allocca @CmodelsCrew

Photographer Davide Musto

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Stylist Federica Mele

Grooming Maria Livia Igliozzi @Making Beauty Management

Nell’immagine in apertura, Giuseppe indossa camicia Yezael by Angelo Cruciani, pantaloni Simon Cracker

I vincitori di Facce da Spot 2022, l’Oscar della pubblicità

Facce da spot premi
Da sinistra a destra, Monica Marangoni, Graziano Scarabicchi, Simona Ventura, Maximiliano Gigliucci e Giovanni Terzi (ph. by Daniele Butera)

Si è svolta mercoledì 14 settembre, nella sala della Promoteca in Campidoglio, la cerimonia di premiazione della seconda edizione di Facce da Spot. Realizzato da Idal Group, ideato da Graziano Scarabicchi e Maximiliano Gigliucci, organizzato e prodotto da BUUUBALL OFF COLORS, l’award è dedicato ai testimonial delle campagne pubblicitarie, istituzionali e sociali più diffuse ed efficaci, incarnati (sempre più) spesso e volentieri da personalità di prim’ordine dello showbiz. Ad assegnarlo, una giuria composta da nomi di rilievo dell’industria dello spettacolo, presieduta da Maurizio Costanzo; al suo fianco, Luca Argentero, il produttore della Ballandi Multimedia Andrea Mazzoni e Lorella Ridenti.

Facce da spot 2022
Da sinistra a destra, Paolo Conticini, Graziano Scarabicchi, Gabriele Mainetti, Maximiliano Gigliucci, Neri Marcorè (ph. by Daniele Butera)

Premiati e ospiti dell’edizione 2022

Tra i premiati, volti assai noti – e amati -dell’intrattenimento nostrano, da Simona Ventura a Ricky Tognazzi passando per Neri Marcorè, Serena Autieri, Anna Falchi; e ancora, Massimo Lopez, Marisa Laurito, Emanuela Folliero, Stefania Orlando, il regista dei cult Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out Gabriele Mainetti, Paolo Conticini, Rossella Brescia, Ascanio Pacelli, Ciro Priello e Fabio Balsamo dei The Jackal.

Simona Ventura, Emanuela Folliero, Gabriele Mainetti, Anna Falchi (con Graziano Scarabicchi), Rossella Brescia (ph. by Daniele Butera)

Per la categoria talent, il premio Facce da Spot 2022 è andato a Giovanna Goglino e Simone Finotti, interpreti eclettici di numerosi spot televisivi. Come miglior direttore della fotografia è stato scelto Daniele Ciprì, per il make-up Simone Belli, vera star del settore. Altri riconoscimenti sono andati a – per fare qualche nome – Paolo Bonolis, Flavio Insinna, Bruno Pizzul e Filippo Magnini, che hanno ringraziato pubblico, giuria e organizzatori attraverso la proiezione di contributi audiovisivi.
L’evento, condotto dai giornalisti Monica Marangoni e Pino Strabioli, è patrocinato da MIC, Regione Lazio, Roma Capitale, Roma Lazio Film Commission e SIAE.

Facce da spot
Da sinistra a destra, Monica Marangoni, Anna Falchi, Maximiliano Gigliucci, Graziano Scarabicchi (ph. by Daniele Butera)

The Jackal 2022
Ciro Priello e Fabio Balsamo (ph. by Daniele Butera)

Massimo Lopez oggi
Massimo Lopez, Ricky Tognazzi (ph. by Daniele Butera)

Nell’immagine in apertura, Monica Marangoni, Graziano Scarabicchi, Simona Ventura, Maximiliano Gigliucci e Giovanni Terzi in un momento della serata (ph. by Daniele Butera)

Artigianato e Palazzo, a Firenze in scena l’eccellenza artigiana

Il giardino Corsini, nel cuore di Firenze, ospita da oggi al 18 settembre la XXVIII edizione di Artigianato e Palazzo, una tre giorni che vede protagonisti oltre 90 testimoni della più alta tradizione artigiana, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. La rassegna torna dunque a puntare i riflettori sulla perizia manifatturiera di laboratori e botteghe attraverso un percorso articolato, che conduce dalle limonaie del parco alle sale del palazzo dell’omonima, nobile famiglia fiorentina, alternando mostre, installazioni, workshop ed eventi uniti dal filo conduttore della craftsmanship.

Atelier volante
Atelier Volante, una delle oltre 90 realtà in mostra da Artigianato e Palazzo

Un percorso espositivo articolato per scoprire le creazioni di oltre 90 eccellenze artigianali, italiane e non

Le decine di lavori selezionati permettono di scoprire la varietà e ricchezza dell’artigianato contemporaneo, che può declinarsi nei modi più disparati, dall’uso creativo dei materiali di recupero – cui ricorrono tra gli altri Mani di Coccio, Malvadía Gadì e Sabelle Atelier – al connubio tra manualità e tecnologia che caratterizza, ad esempio, le opere in canapa di Rizza Artexture, i manufatti in vetro soffiato e ceramica di Tuttoattaccato, le borse handmade di Giratine. Spazio anche ad accessori estrosi, come i monili di Giulia Sorvillo, espressione di un lusso accessibile ed etico; la bigiotteria AN.GI di Angel Ubah; le bag in pelle di Kyoko Morita; gli oggetti d’arredo di Alice Gori, Flavia Lombardi Vallauri, Novotono. Ci sono poi maestranze che tengono viva la cultura artigiana della valle della Loira, come le ceramiste Catherine Azoulai e Caroline Peltier, il laboratorio Attento (specializzato in papillon di legno), Valérie Vayre, Efti con le sue collezioni tessili.

È un vero e proprio omaggio all’arte orafa del Rinascimento, invece, quello della Bottega Penko, le cui opere recuperano antiche tecniche dei maestri fiorentini, dall’incisione alla cesellatura, guardando a capolavori passati come la corona del Marzocco o il celebre diamante “Fiorentino”, dalle dimensioni eccezionali.

A Palazzo Corsini le creazioni di Blogs & Crafts – I giovani artigiani e il web, Crafting Europe, mostre e installazioni

Rinnovato anche quest’anno l’appuntamento col concorso Blogs & Crafts – I giovani artigiani e il web, rivolto agli under 35. Le creazioni di alcuni di loro, provenienti da tutta Europa, sono riunite nelle scuderie di Palazzo Corsini: si possono ammirare, tra gli altri, i risultati delle tecniche tradizionali di tessitura, filatura, macramè e lavorazione della corda di Christian Muscat; i coltelli di Hugh Byrne; le ceste di Louise Mc Keever; le borse di Moeki Yamada, assemblate secondo i dettami della tradizione giapponese Shifu… Tra le proposte dei craftsmen nostrani, gli oggetti in ceramica e le sculture d’ispirazione futurista di Keramô, il luxury design sostenibile Margart, i complementi d’arredo Algranti Lab, che danno nuova vita a materiali di scarto.

I vincitori dell’edizione 2022, inoltre, grazie alla collaborazione con Fondazione Ferragamo avranno l’opportunità  di visitare l’archivio della maison, orgogliosa custode di quell’artigianalità che fu il fiore all’occhiello del fondatore. Sempre alle scuderie, il progetto Crafting Europe presenta il lavoro sperimentale di iAtelier Online.

Giardino Corsini Firenze
L’installazione L’Abbraccio nel giardino Corsini

Sotto la loggia dell’edificio, invece, è possibile ammirare le installazioni del laboratorio di falegnameria della comunità di San Patrignano nell’inedito allestimento di Cosimo Bonciani & Partners. Nello spazio Focus trova posto la mostra di Artex sulle eccellenze del vetro della Toscana, mentre nella biblioteca la videoinstallazione di Toscana Promozione Turistica racconta il legame inscindibile fra territorio e artigianato.

Conciapelli. Eredi di un’arte maggiore celebra un’eccellenza della pelletteria toscana, la concia al vegetale

Proseguendo nel percorso, è stata allestita nella sala da ballo della dimora nobiliare la “Mostra Principe” della 28esima edizione, Conciapelli. Eredi di un’arte maggiore, dedicata all’attività di una gloriosa istituzione toscana, il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale, formato da 20 concerie sparse tra Firenze e Pisa, unico distretto al mondo riconosciuto per la lavorazione in questione, oltremodo peculiare. Una storia che rimanda ai secoli passati, illustrando l’evoluzione di un prodotto un tempo umile, la vacchetta toscana, che, nobilitato dalle sapienti mani degli artigiani locali, è diventato un simbolo di gusto e savoir-faire squisitamente italiani.

Consorzio vera pelle Toscana
L’asciugatura della pelle all’aria praticata nelle aziende del Consorzio

Oggi come ieri, la concia al vegetale prevede l’utilizzo esclusivo di estratti di legno, trattati dalle maestranze come fossero prodigiosi ingredienti alchemici, capaci di tramutare il pellame grezzo in cuoio. Al lavoro degli specialisti, il progetto espositivo affianca immagini, parole, sensazioni tattili e olfattive, così da trasmettere ai visitatori concetti basilari e spunti per far loro conoscere, e apprezzare, un prodotto dalla qualità impareggiabile.

Gli altri appuntamenti in calendario a Artigianato e Palazzo

Da segnalare, inoltre, l’evento Ricette di famiglia della giornalista Annamaria Tossani. Attenendosi al titolo di quest’anno, Il crimine è servito, quattro noti giallisti (Patrizia Debicke Van Der Noot, Lucio Nocentini, Marco Vichi, Enzo Fileno Carabba) spiegano gli “ingredienti” del successo dei rispettivi libri, soffermandosi sulle ricette che punteggiano il quotidiano dei protagonisti di questi ultimi, realizzate live dagli chef della scuola d’arte culinaria Cordon Bleu, e servite in esclusivi piatti di porcellana della serie Fornasetti Tema e Variazioni.
A corollario della rassegna, il calendario prevede vari appuntamenti e premi, da Una conversazione con… la Comunità di San Patrignano all’assegnazione del Premio Perseo (all’espositore più apprezzato dal pubblico) e di quello Giorgiana Corsini, per lo stand più bello a giudizio del comitato promotore.

Artigianato e palazzo Firenze
Neri Torrigiani e Sabrina Corsini durante la conferenza di presentazione della XXVIII edizione

Presentando l’edizione numero 28 di Artigianato e Palazzo, gli organizzatori Sabrina Corsini (presidente dell’Associazione Giardini Corsini) e Neri Torrigiani spiegano che il loro impegno continuerà a essere «soprattutto quello di salvaguardare l’indipendenza delle botteghe, il perno della loro esistenza, risultato di ingegno creativo e sperimentazione», ponendo l’accento sulla loro natura intrinsecamente green, «un esempio di scelta sostenibile, perché di fronte ai cambiamenti economico-sociali l’artigiano, col suo lavoro a basso impatto ambientale, sottolinea ciò che possiamo riprendere a fare per rispettare la Terra e inquinare meno: salvaguardare la tradizione è oggi la nostra sfida verso un futuro migliore».

Nell’immagine in apertura, l’allestimento della mostra Conciapelli. Eredi di un’arte maggiore a Palazzo Corsini

D1 Milano: il percorso di Dario Spallone

D1 Milano è un brand di orologi fondato nel 2013 da Dario Spallone, oggi trentenne.
Un marchio protagonista di una crescita autentica, virtuosa e dinamica, che gli ha consentito di raggiungere il traguardo di 90.000 modelli venduti all’anno, affermandosi come un nome di spicco nel panorama orologiero internazionale.

D1 Milano
Il Polycarbon della linea Seletti x D1 Milano (ph. courtesy D1 Milano)

Le sue collezioni rappresentano un omaggio all’iconicità dei segnatempo tradizionali, riletta in chiave moderna, e si distinguono per una produzione estremamente attenta ai dettagli, qualità che consente una certa irriverenza nell’approccio, ma sempre nel solco dei principali trend del segmento. I design di D1 sono una combinazione unica tra rispetto della tradizione, contemporaneità e ricerca, caratteristiche che l’hanno accompagnato verso un successo intergenerazionale consolidato. Nella nostra intervista, Dario ci racconta la passione per questo intramontabile accessorio maschile ma anche il suo percorso da giovane imprenditore.

D1 Milano intervista
Dario Spallone (ph. courtesy D1 Milano)

Intervista con Dario Spallone, fondatore e Ceo D1 Milano

Ha dato vita al progetto D1 Milano da giovanissimo, può raccontarci come nasce il suo pensiero imprenditoriale e perché ha scelto questo segmento?

Molti si focalizzano sull’età o sul come è iniziato un progetto, secondo me paradossalmente è la parte meno importante. Si pensa spesso che per iniziare qualcosa bisogna avere “l’idea della vita” o uno storytelling da far invidia ad Alessandro Baricco, io penso invece che ci sia poca autenticità in questo. Un progetto non inizia in un determinato momento, è un qualcosa in costante innovazione.
All’inizio devi essere disperato o pazzo, perché il rischio, nel partire da zero, è così alto che uno sano di mente non giustificherebbe mai razionalmente una scelta del genere. Il mio essere giovane è stato d’aiuto, ma a dire la verità non c’è stata bravura, piuttosto fortuna nel buttarmi a capofitto, non avevo idea della reale difficoltà di quello che volevo fare.

Quando ho cominciato avevo una passione per l’orologio, inteso come accessorio, come uno dei pochi prodotti che un uomo poteva usare per raccontarsi. Sarei falso a dire che era una passione spropositata, perché in realtà si è costruita giorno dopo giorno. Così, poco per volta, ho cominciato a notare che questo progetto diventava un modo di comunicare chi fossi. I sacrifici, compiuti in maniera naturale, e le decisioni prese senza alcuna giustificazione logica sono quelle che mi hanno fatto capire quali siano i nostri valori; dopo quasi dieci anni, posso dire finalmente qual è il nostro pensiero: fare le cose al meglio, migliorare costantemente. L’azienda rappresenta ciò che siamo, l’attenzione al dettaglio, la qualità, il nostro tono di voce, è questo a renderci diversi da tutti gli altri brand che possono competere nello stesso segmento.

“L’orologio è uno dei pochi prodotti che un uomo può usare per raccontarsi”

Seletti x D1 Milano
Un altro modello della collab Seletti x D1 Milano

Il marchio ha conosciuto da subito un forte sviluppo commerciale all’estero, con un focus importante a Dubai, può spiegarci le ragioni di questo successo nel Middle East?

In verità è molte meno “strategico” di quanto si possa pensare. Da una parte, essendo un paranoico cronico, la diversificazione globale, specialmente in contesti storici molto volatili come quelli odierni, era per me necessaria; tenendo sempre in considerazione che, in un contesto globalizzato, vendere all’estero è un prerequisito, non una scelta, soprattutto quando si tratta di un concetto italiano, di attenzione al dettaglio italiana, quest’anima per cui tutto il mondo impazzisce. Dall’altra parte, la fortuna ha voluto che, nei primi anni, sia arrivato un cliente kuwaitiano che ha cominciato a vendere molto, senza nessun canale di vendita.

Da un lato c’erano tanti negozi italiani che, con difficoltà, riuscivamo a far ruotare poco, dall’altro un mercato che dal niente, senza motivazioni apparenti, funzionava (anche se erano figure ridicolmente piccole). Così ho deciso di investire tutto su quel territorio, un po’ come scommessa, e da pazzo qual ero, mi sono trasferito lì. Inizialmente, al di là di questo cliente, il feedback dei negozi era molto negativo, ma se ti fai il mazzo, bussando alla porta ogni giorno, provandoci e riprovandoci, in qualche modo arrivi al traguardo.
Da lì il Medio Oriente è diventato il mercato numero uno, crescendo fino ad assumere una dimensione importante. Appena raggiunta una certa scala, ho deciso di riportare le radici in Italia, trasferendo qui l’headquarter e continuando la mia strategia di internazionalizzazione per diventare sempre più globali.

“D1 Milano rappresenta ciò che siamo, l’attenzione al dettaglio, la qualità, il nostro tono di voce”

Ogni brand ha dei prodotti chiave che gli consentono di affrontare il mercato in modo virtuoso, quali sono quelli di D1 Milano?

Vendiamo un prodotto di qualità, da tono di voce dinamico, fresco, al giusto price point. È un po’ quello che piace dell’italianità, in tutti i settori noi riusciamo a proporre prodotti fatti bene, semplici ma, in questa loro semplicità, riconoscibili, con un carattere che si nota tra mille e dal prezzo basso per l’esperienza che regalano.

D1 Milano collaborazione
Seletti x D1 Milano (ph. courtesy D1 Milano)

Uno dei modelli, il Polycarbon, si presta perfettamente alle collaborazioni, può dirci qual è stata, a suo parere, la più geniale ad oggi?

Sono di parte, per me tutte le collaborazioni sono pazzesche, perché raccontano in qualche modo le nostre passioni o la nostra infanzia. Kodak, Diabolik, Arancia Meccanica, Chupa Chups, Gremlins, Seletti… Non c’è una linearità in questi progetti, se non nel fatto che amiamo così tanto questi brand, che abbiamo pensato di poter creare qualcosa di superfigo lavorando con loro. Non facciamo le collaborazioni per ragioni commerciali, ma perché vogliamo essere contaminati da mondi diversi, per ottenerne una novità. I dettagli su cui lavoriamo non hanno all’apparenza una vera ragione, ad esempio nella partnership con Willy Wonka abbiamo utilizzato una placcatura in PVD marrone a 0.8 micron su un orologio in policarbonato, il quadrante riprende in 3D la forma del cioccolato, il packaging  era tutto personalizzato a tema… L’attenzione al dettaglio e la coerenza dell’insieme sono i nostri unici obiettivi, facciamo tutto questo perché ci divertiamo.

“Facciamo le collaborazioni non per ragioni commerciali, ma perché vogliamo essere contaminati da mondi diversi”

A proposito di collaborazioni, può raccontarci come nasce l’ultima con Seletti?

Con Stefano (Seletti, ndr) avevamo un’amicizia in comune, quando l’ho sentito per la prima volta al telefono è stato davvero gentile e disponibile, ci siamo subito trovati. Per me Seletti era uno dei marchi più cool, lo adoravo, da consumatore impazzivo per il modo in cui comunicavano la loro italianità, in maniera totalmente diversa ed inaspettata rispetto al concetto tradizionale del termine (pelle, Toscana, vino ecc.). Hanno un linguaggio rivoluzionario, che rompe tutti gli schemi ma rimane estremamente lineare, coerente e bello. Quando si è presentata l’opportunità ho spinto moltissimo, non tanto per il prodotto in sé, ma per avere la possibilità di confrontarci e lasciarci contaminare da una persona come Stefano, dal suo mondo, da quel che poteva trasmetterci.

Quali progetti e che direzione dobbiamo aspettarci  in futuro?

Vogliamo continuare ad imparare e alzare sempre di più l’asticella. Diciamo che per il 2023 non abbiamo di sicuro tirato il freno a mano, anzi, abbiamo cercato di spingere molto sui progetti inaspettati, non convenzionali, per tirare fuori appieno il carattere che abbiamo dentro.

D1 Milano collezioni
Seletti x D1 Milano (ph. courtesy D1 Milano)

Nell’immagine in apertura, gli orologi della collab Seletti x D1 Milano (ph. courtesy D1 Milano)

Il connubio Passaggi/Paesaggi al centro di Parma 360 Festival della creatività contemporanea

La scena culturale emiliana, fino al prossimo 30 ottobre, trova il proprio epicentro nella “petit Paris” (com’era soprannominata in passato la città) con Parma 360 Festival della creatività contemporanea. La rassegna, inaugurata il 10 settembre e curata da Chiara Canali e Camilla Mineo, è incentrata al solito sulle espressioni più rilevanti della arti e del pensiero contemporaneo.

Passaggi/Paesaggi, il fil rouge della sesta edizione della rassegna

Al cuore della kermesse, il connubio Passaggi/Paesaggi; sebbene si parli abitualmente di “paesaggio”, ormai da tempo esso si configura come una sorta di continuum spazio-temporale che racchiude caratteri contrastanti, agli antipodi, riassumibili in dicotomie quali uomo vs natura, interno vs esterno, confine vs apertura, esistenza concreta vs immaginaria, reale vs virtuale…, elementi riconducibili in realtà a condizioni di passaggio, di evoluzione. Il ricco programma del festival tenta di analizzarle, appunto, attraverso le opere degli artisti coinvolti, tra i massimi esponenti dell’arte contemporanea nostrana, che dialogano con gli spazi espositivi parmensi, così da delineare un percorso multimediale, sinestetico, intorno all’argomento cardine della sesta edizione.

Edoardo Tresoldi
Un’opera di Edorardo Tresoldi, tra i nomi di punto di Parma 360 Festival della creatività contemporanea (ph. ©Roberto Conte)

ánemos, un’opera poli-autoriale firmata da Edoardo Tresoldi, Studio Azzurro e Max Magaldi

La città assume dunque l’aspetto di un vero e proprio museo diffuso, con luoghi sia istituzionali sia privati che si aprono a mostre e progetti espositivi.
Sugli scudi ánemos, opera site specific a più voci ospitata nello storico Palazzo del Governatore, nel cuore di Parma. Realizzata a sei mani da Edoardo Tresoldi, Studio Azzurro e Max Magaldi, fonde linguaggi espressivi differenti, un organismo unico risultato degli interventi scultorei del primo, delle proiezioni video dei secondi, delle tracce sonore del terzo; messe insieme, raccontano un fenomeno basilare, il soffio leggero (da cui il termine greco) dell’evolversi di una giornata – passaggio/paesaggio, appunto, ricreandolo in un ambiente chiuso, sottoposto a dinamiche antropiche. L’artwork prova, in questo modo, a mettere a fuoco l’interrelazione uomo-natura, legata sostanzialmente alla casualità, trasportandola in una dimensione sospesa tra realtà e virtualità.

land art Italia 2022
Cube Temple, Edoardo Tresoldi (ph. ©Roberto Conte)

Le architetture realizzate da Tresoldi, dall’aria eterea ma intricate, connotano a livello spaziale l’installazione, una Materia Assente che respira, resa cangiante dalle narrazioni visive di Studio Azzurro (Cieli d’Italia, un viaggio immaginario nel Belpaese in forma di affresco, con gli occhi all’insù, che ricrea il sospiro del cielo, il suo dispiegarsi mutevole nell’arco del tempo) e da quelle uditive di Magaldi, autore di un ecosistema in cui si mescolano variazioni sonore, climax e momenti di pausa, che ciascun visitatore, usando il proprio device, può amplificare.

Studio Azzurro artisti
Cieli d’Italia, Studio Azzurro

Max Magaldi artista
Vainglory, Max Magaldi (ph. ©Roberto Conte)

Ad accompagnare il percorso espositivo, due progetti paralleli: la mostra fotografica di Vito Frangione, che racconta coi suoi scatti il lavoro di Tresoldi; e i bloc-notes di Studio Azzurro, che permettono di approfondire spunti e idee alla base della loro pratica artistica.

Persona, la mostra di Yuval Avital completa il progetto dell’autore Bestiario della Terra

Yuval Avital
Yuval Avital (ph. by Juan Sebastian Rodriguez Mendieta)

L’exhibition di Yuval Avital, invece, è un link con Reggio Parma Festival 2022, per cui ha ideato il progetto Bestiario della Terra, in cui rientrano due mostre svelate in precedenza, dedicate  all’infanzia (Anatomie squisite) e all’adolescenza (Lessico Animale. Prologo). Con Persona, l’artista israeliano si concentra ora sulla maturità, esponendo a Palazzo Marchi le sue maschere sonore, strumenti che rimandano alla tradizione del camuffamento in uso nel teatro classico, per cui gli attori in scena “parlavano attraverso” (persona deriva dal latino personare, cioè “risuonare”) la maschera lignea indossata. Ancor oggi, è uno strumento che, celando la propria identità, consente a chiunque di tirare fuori le verità più profonde, il vero “io”, primordiale, ancestrale, animalesco quasi.

Yuval Avital opere
Le maschere di Avital in mostra a Palazzo Marchi


Le maschere di Avital, in particolare, emanano un senso di mistero, tra artificio e rito; sono esposte di fianco alla videoinstallazione Firedance, nata osservando i fuochi di San Giuseppe di Matera, nei quali l’ombra del bambino che alimentava il fuoco è stata percepita da Avital come un messaggio di purificazione, salvifico. River Icons, infine, allude al dramma dei migranti, che diventano qui co-creatori dell’opera, innescando un processo che li ri-umanizza, provando a restituire loro quella dimensione umana di cui vengono troppo spesso privati.

Yuval Avital artist
Firedance

Camminando contaminando, l’ambiente immersivo di Francesca Pasquali al Torrione Visconteo

Francesca Pasquali arte
Francesca Pasquali (ph. by Fabio Mantovani)

E ancora, il Torrione Visconteo, costruzione medievale dirimpetta al celebre palazzo della Pilotta, custodisce l’opera, realizzata ad hoc per il festival, Camminando contaminando. La firma Francesca Pasquali, nome noto della contemporary art, italiana e non, per la sua ricerca applicata ai materiali plastici; partendo dall’osservazione delle trame compositive presenti in natura, l’autrice ne ricalca forme e pattern usando però materiali tipici del nostro tempo, industriali, spesso di recupero. Plastica, setole, polistirolo e affini vengono sottoposti a procedure millenarie come tessitura o intreccio, usati per dar vita ad allestimenti articolati e complessi, che si dipanano lungo i piani della torre, insistendo sul dialogo tra ambiente e materia, opera e spettatore; quest’ultimo è invitato a immergersi nell’artwork, percorrendolo da cima a fondo, lasciandosi affascinare dall’armonia dell’insieme, dalla sua policromia e mutevolezza.

Francesca Pasquali mostra
Setole, Francesca Pasquali, 2019 (ph. ©FPA Archive/Fabio Mantovani)

Le illustrazioni protagoniste nello Spazio Vetreria di Italia Veloce e all’edicola liberty di piazza della Steccata

Lo Spazio Vetreria di Italia Veloce (storica officina parmense specializzata in di biciclette di lusso e design), invece, ospita dal 30 settembre CINEMATICA illustrazione in movimento, a cura di Mineo e della galleria Caracol. Un compendio dei lavori di quattro affermati illustratori, nello specifico Riccardo Guasco (che ha selezionato i suoi disegni più scattanti e vivaci), Fabio Consoli (le cui tavole, concettuali e poetiche, danno un’idea di sospensione), Ilaria Urbinati (che mette al centro della sua poetica soggetti femminili spigliati e curiosi) e Marina Marcolin, autrice di acquerelli sui generis che esplorano il rapporto tra uomo e natura. Le illustrazioni, in questo caso di Federica Bordoni, rivestono anche l’edicola liberty di piazza della Steccata.

Riccardo Guasco illustratore
Due ruote, Riccardo Guasco

Incontri, talk e workshop completano il programma del festival

Spazio, infine, come da tradizione di Parma 360 Festival, a una serie di incontri, talk e workshop con alcuni degli artisti in mostra, che dialogano con curatori, giornalisti, critici e altri addetti ai lavori, arricchendo ulteriormente un evento che, precisa l’assessore alla cultura del Comune di Parma Lorenzo Lavagetto, si conferma capace di «reinterpretare, con originalità, alcuni dei più suggestivi spazi culturali e luoghi del patrimonio artistico cittadino, offrendo occasioni di scoperta e arricchimento non solo ad appassionati e intenditori, ma anche a tutti coloro che con curiosità si avvicinano all’arte contemporanea per la prima volta».

Ilaria Urbinati artwork
Un’illustrazione di Ilaria Urbinati

Nell’immagine in apertura, un’opera dell’artista Edoardo Tresoldi (ph. ©Roberto Conte)

Next Generation Awards by Manintown, premiati a Venezia i vincitori del 2022

È andata in scena ieri, nella scenografica cornice della Campari Lounge alla Terrazza Biennale del Lido (con affaccio privilegiato sul Palazzo del Casinò, dunque sul viavai di big del cinema che, in questi giorni, affollano Venezia per l’edizione numero 79 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica), l’evento di premiazione dei Next Generation Awards, organizzati da Manintown e MI HUB Agency. La città lagunare, d’altronde, mantiene da decenni uno stretto legame con la settima arte, e rappresenta dunque la destinazione ideale per un riconoscimento che intende mettere (ancor più) sotto i riflettori talent oltremodo promettenti dell’industria nazionale.

Manintown awards Venezia
I quattro vincitori dei Next Generation Awards 2022: Carolina Sala, Nicolas Maupas, Matteo Oscar Giuggioli, Amanda Campana

I vincitori dell’edizione 2022 protagonisti all’evento ospitato dalla Campari Lounge | Terrazza Biennale di Venezia Lido

Alla presenza di Federico Poletti (founder e direttore del magazine), Davide Musto (fotografo e head of scouting), Federico e Massimo Pozzi Chiesa (General Manager MI HUB Agency), Jacopo Ascari (autore degli artwork dei quattro vincitori di quest’anno) e Ludovica Francesconi (interprete tra le più gettonate della nuova generazione italiana, premiata da Manintown nel 2021), sono stati consegnati gli award dell’edizione 2022. Si tratta, come annunciato la scorsa settimana, di Nicolas Maupas (miglior attore, autentica rivelazione della passata stagione televisiva con Un professore e Mare fuori, pronto a tornare sugli schermi col serial Sopravvissuti, da ottobre su Rai1); Carolina Sala (miglior attrice, che l’ha ricevuto dalla stessa Francesconi); Amanda Campana e Matteo Oscar Giuggioli, cui è andato un doppio premio speciale, che vedremo prossimamente in Suspicious Minds di Emiliano Corapi.

Manintown awards cinema 2022
Da sinistra a destra: Massimo Pozzi Chiesa, Federico Poletti, i quattro vincitori degli awards, Federico Pozzi Chiesa, Davide Musto (ph. courtesy of Briciola Communication)

Manintown talents cinema
I vincitori posano con gli artwork realizzati dall’illustratore Jacopo Ascari (ph. courtesy of Briciola Communication)

Ciascuno dei vincitori non ha nascosto la soddisfazione per il riconoscimento assegnatogli, che corona percorsi professionali costellati di opere di assoluto rilievo, tra film e tv, e apprezzamenti trasversali tra critica e spettatori. Maupas, ad esempio, ha dichiarato di aver vissuto la cosa come «un onore, una gioia, un sogno che si avvera. L’impegno e la dedizione richiesti da questo lavoro sono una continua spinta, sono davvero felice che mi abbiano portato fin qui. Continuerò sempre a sognare Venezia, nonché ad inseguire i miei sogni e il mio cinema».

Sala, Campana, Giuggioli e Maupas all’evento organizzato da Manintown e MI HUB Agency alla Campari Lounge | Terrazza Biennale (ph. courtesy of Briciola Communication)

Alcuni ospiti della seconda edizione degli awards: Ludovica Francesconi, Andrea Dodero, Camilla Mangiapelo in Gianluca Saitto, Giulia Latini (ph. by Valentina Ciampaglia, Briciola Communication)

Di tenore simile le riflessioni di Sala, che pone l’accento sul lavoro svolto negli ultimi anni, che «mi ha dato soddisfazioni e mi ha portato lontano, essere qui è un regalo di cui sono profondamente grata. Venezia per me è casa, il festival è sempre stato il sogno che sfioravo con lo sguardo fin da bambina».

Nicolas Maupas, Carolina Sala, Amanda Campana, Matteo Oscar Giuggioli, astri emergenti della scena italiana

Manintown awards cinema Venezia
Un momento della premiazione: da sinistra, Federico e Massimo Pozzi Chiesa, Jacopo Ascari, Ludovica Francesconi, Federico Poletti, Matteo Oscar Giuggioli (ph. courtesy of Briciola Communication)

Entusiasti anche Campana e Giuggioli, che avevano già espresso la propria felicità per il premio ottenuto; la prima dichiarandosi «onorata e felice del riconoscimento, ancor più di poterlo ricevere alla Mostra del Cinema»; il secondo confessando che, fino a pochissimo tempo fa, la kermesse veneziana era «qualcosa che tenevo lì, da guardare ogni tanto». L’appuntamento, ora, è per la terza edizione dei Next Generation Awards; considerata la mole di talenti sfornata, da qualche tempo a questa parte, dal settore cinematografico nostrano, ci sarà l’imbarazzo della scelta.

Video by Alessio Esposto


Nell’immagine in apertura, i vincitori dell’edizione 2022 degli award di Manintown

In the mood for Milan

Prendono spunto dai film delle decadi d’oro del cinema d’autore, dagli anni ‘60 ai ‘90, le foto di Davide Simonelli che vedete in questa pagina, in esclusiva per Manintown. Il lavoro, spiega l’autore, è anche un personale omaggio alla cifra inconfondibile di Wong Kar-Wai, regista acclamato per l’intensità emotiva trasmessa dalle sue pellicole, restituita anche, forse soprattutto, dalla ricercatezza visiva delle stesse, tra palette cromatiche studiate fin nel minimo dettaglio e un uso magistrale delle luci.

Milano fashion shooting


Davanti l’obiettivo del fotografo il modello cinese Jun Lai, volto  cinematografico – appunto – tra i più interessanti nelle new entry del modelling; di nero vestito dalla testa ai piedi, tra blazer sciancrati, jeans a sigaretta e gonne tartan, passa da esterni assolati agli interni di uno stabile milanese d’epoca, dove i suoi outift total black contrastano con la tonalità di rosa fané delle pareti, infondendo un quid di carisma e fascino in ogni scatto.

male Brave Models 2022

Milano editoriale moda

Milano moda shooting

cinematographic editorial fashion

Manintown fashion editorial

Manintown model editorial

Credits

Model Jun Lai @Brave Models

Photographer Davide Simonelli

Make-up and hair Rachele Faggian

Manintown torna alla Mostra del Cinema di Venezia con i Next Generation Awards

Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre il gotha della settima arte sbarca in laguna per la Mostra del Cinema di Venezia, appuntamento clou, insieme a Cannes, del circuito festivaliero internazionale. Tornano dunque nella Serenissima anteprime, premiazioni, tappeti rossi zeppi di star e, con essi, i Next Generation Awards powered by Manintown, organizzati dal magazine e MI HUB Agency, un progetto che suggella il continuo impegno della testata nella promozione degli astri nascenti del nostro panorama filmico e, più in generale, creativo. L’iniziativa è nata per supportare concretamente i new talent del cinema tricolore, com’è avvenuto con Giancarlo Commare e Ludovica Francesconi, premiati nel 2021 e affermatisi rapidamente come nomi di spicco della nuova generazione attoriale italiana, in grado di collezionare ruoli in opere di prim’ordine e autorevoli riconoscimenti.

I quattro premiati della seconda edizione del progetto

La seconda edizione degli awards si svolgerà giovedì 8 settembre in una location d’eccezione, la Campari Lounge | Terrazza Biennale al Lido di Venezia, sul rooftop del Palazzo del Cinema, sede principale della kermesse; protagonisti, ça va sans dire, i quattro premiati, ossia Nicolas Maupas (miglior attore rivelazione), Carolina Sala (miglior attrice rivelazione), Matteo Oscar Giuggioli e Amanda Campana, cui verranno consegnati due premi speciali.

Talenti emergenti, che hanno però dimostrato di sapersi destreggiare tra generi diversi, passando dal grande al piccolo schermo, dalle pièce a serie cult. Se Nicolas Maupas, volto noto al pubblico per il ruolo del figlio di Alessandro Gassmann/Dario Balestra de Un professore, è stato infatti tra i protagonisti dell’intenso serial Mare fuori, Carolina Sala ha esordito a teatro per dividersi poi fra thriller psicologici (Vetro), produzioni targate Netflix (Fedeltà) e Rai (La guerra è finita, Pezzi unici).

Anche Amanda Campana e Matteo Giuggioli sono interpreti versatili e lanciatissimi, con all’attivo parti in pellicole e serie di successo come Summertime Bastardi a mano armata (nel caso di Campana) e Buongiorno mamma!, Vostro onore, Sotto il sole di Riccione, Il filo invisibile (in quello di Giuggioli); hanno inoltre recitato insieme in Suspicious Minds, che uscirà a breve.

Amanda Campana e Matteo Oscar Giuggioli, attori lanciatissimi e colleghi sul set di Suspicious Minds

L’attrice si dice,  a riguardo, «onorata e felice di questo riconoscimento da parte di Manintown, e ancora di più di riceverlo alla Mostra del Cinema. Mio nonno mi chiedeva da un po’ quando ci sarei andata, vederlo commosso e pieno di orgoglio è stato per me un’enorme gratificazione per il lavoro di questi anni, iniziato con Summertime, il mio trampolino di lancio su Netflix, e passato poi per altri film e altre persone meravigliose con cui ho lavorato, fino ad arrivare all’ultimo progetto cui ho preso parte insieme a Matteo Oscar, diretti dall’impeccabile Emiliano Corapi».

Un entusiasmo condiviso dal collega di set, che afferma: « Il mio primo Festival… è anche la mia prima vera volta a Venezia. Avevo scommesso che sarebbe stata al Festival. Fino a ieri sera era una cosa che tenevo lì, da guardare ogni tanto. Sono uno di quelli venuti su con le chiacchiere sul balcone col nonno e tutti i sogni addosso. Ci vedremo presto con Billy di Emilia Mazzacurati, opera prima di una ragazza incantevole che mi ha fatto capire che non siamo soli al mondo. Quindi, questo inverno, con Suspicious Minds di Emiliano Corapi e con My Soul Summer di Fabio Mollo».

I quattro vincitori negli artwork di Jacopo Ascari

Per sottolineare il fil rouge creativo del progetto, MI HUB Agency e Manintown hanno commissionato gli artwork che ritraggono i quattro attori a Jacopo Ascari; per l’occasione, l’illustratore emiliano ha unito arte, moda e architettura (sua grande passione) in disegni dai tratti acquerellati, affiancando ai volti dei premiati riproduzioni dai colori vividi di luoghi iconici e simboli della città, dalle gondole (sormontate dal leone alato) al Palazzo del Casinò, alla basilica e al campanile di San Marco. L’artista ha voluto conciliare ritrattistica e scorci rappresentativi del capoluogo veneto perché, spiega, «coerentemente con un bellissimo articolo del 1937, “la trovata vitale della Mostra è la veneziana insularità del Lido”».

Un’iniziativa che suggella il percorso di scouting portato avanti dal magazine

Federico Poletti, fondatore ed Editor-in-chief di Manintown, nota come «oggi parlare di nuove generazioni e giovani talenti sia diventato un vero e proprio trend. È un panorama che anni fa non era immaginabile, ma oggi grazie alle piattaforme è esploso e risulta in crescita. Questo non fa che confermare la nostra vocazione allo scouting, un percorso iniziato diversi anni fa di cui siamo stati tra i primi a cogliere l’importanza. Il Next Generation Award ci permette di rendere ancora più concreto questo lavoro sul campo, individuando i talenti su cui vogliamo scommettere e offrendo loro un’importante visibilità nel contesto di un evento tra i più riconosciuti e importanti del settore, la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia».

Carolina Sala Instagram
Carolina Sala fotografata per Manintown da Filippo Thiella

Parole cui fanno eco quelle del fotografo e head of scouting del magazine, Davide Musto: «Portare a Venezia questi giovani, accompagnandoli nei loro primi red carpet e scattandoli per le cover stories (le storie di copertina del prossimo numero cartaceo di Manintown, in uscita per il Festival del Cinema di Roma, saranno infatti dedicate a Maupas, Sala, Campana e Giuggioli, ndr) ci regala sempre grandi emozioni. Dai quattro premiati di quest’edizione ci aspettiamo grandi risultati, li vedrete protagonisti di film e produzioni che rappresenteranno una tappa importante della loro carriera. Noi abbiamo spesso il privilegio, ma anche il coraggio, di stare accanto a questi autentici talenti sin dall’inizio del loro percorso, supportandoli tramite progetti editoriali e iniziative come il Next Generation Award».

«Abbiamo il privilegio, ma anche il coraggio, di stare accanto a questi autentici talenti sin dall’inizio del loro percorso»

Massimo Pozzi Chiesa, General Manager di MI HUB Agency, spiega da parte sua che «MI HUB, agenzia nata grazie alla partnership tra Supernova Hub e Manintown, ha consolidato negli ultimi mesi la sua vocazione nella ricerca dei talenti e nell’organizzazione di eventi, da Pitti Uomo fino all’estero con American Dream. Grazie alla sinergia con Supernova stiamo sviluppando servizi e tool dedicati a valorizzare i talent e il loro potenziale creativo, in connessione con i brand che devono parlare alle nuove generazioni tramite i linguaggi digital. Questo premio dimostra la consistenza con cui viene svolto questo lavoro di scouting, rappresenta una progettualità per noi importante e propedeutica per sviluppi futuri».

L’appuntamento con i Next Generation Awards è per giovedì 8 settembre alla Campari Lounge | Terrazza Biennale di Venezia Lido (per accrediti e info [email protected]).

Halite

Due fotografi dalla raffinata cifra autoriale, specializzati in ritratti di grande intensità, uniscono le rispettive visioni creative in un editoriale pubblicato in esclusiva da Manintown.
Per Halite, questo il titolo dello shooting realizzato a quattro mani da Anthony Pomes e Sébastien Marchand, Amaury Bent è stato infatti fotografato da entrambi gli autori, per poi affiancare le immagini che risultano così speculari, come nei dittici della pittura classica.


Gli abiti sporty scelti per l’occasione, firmati Marine Serre, Solid Homme, Rufskin e Ouest Paris, sottolineano la fisicità scultorea del modello; insistono su forme aderenti, trasparenze e superfici in maglia traforata, esaltando così la vis espressiva di scatti cui fanno da (meravigliosa) cornice onde e rocce di una scogliera a picco sul blu profondo del mare francese.

Credits

Photographers Anthony Pomes & Sébastien Marchand

Model Amaury Bent @Bananas Models

Nell’immagine in apertura, Amaury indossa parka Solid Homme

Mini guida su Mykonos, icona delle isole greche

Il mito classico racconta che i Giganti uccisi da Ercole nella battaglia omonima, furono sepolti sotto la superficie rocciosa di Mykonos. Il nome dell’isola dichiara “un mucchio di pietre” o “un paese roccioso”. Secondo una tradizione  posteriore, l’isola si collega all’eroe Mykonos, figlio del re di Delos.

Al di là delle leggende, oggi l’isola delle rocce è diventata una meta raffinata, seducente ed elegante, considerata anche il luogo delle tentazioni. Oltre ad ospitare party esclusivi ed eterne notti in bianco, riesce ad offrire spiagge incantevoli, locali cool e un mare cristallino, da esplorare anche con panoramiche escursioni in barca.

Col passare del tempo, l’icona delle Cicladi si è adattata alle altre mete limitrofe diventando sempre più facile da raggiungere. La terra, segnata dal tempo, con le sue rocce e le spiagge abbandonate, ben presto si è rimodernata con la costruzione di lussuosi beach club, ristoranti vista mare dalla cucina ricercata e caratteristici boutique hotels. Il restyling dell’isola ha incuriosito e avvicinato numerosi influencer e vip che continuano a sceglierla come destinazione estiva.

Quello che la rende indimenticabile sono anche i colori: le case bianco latte, le porte e gli infissi sui toni del blu, chiese e cappelle rosse e infine i magnifici tramonti sul mare . La bellezza arcaica del passato è ancora visibile, infatti storia, cultura e tradizione restano conservate nel corso del tempo, regalando ai turisti un tuffo immersivo davvero interessante. 

Noi siamo tornati sull’isola anche quest’estate e vi proponiamo una mini guida con i suggerimenti sui luoghi da visitare,  le esperienze da non perdere e le migliori destinazioni culinarie da provare, per vivere a pieno la magia dell’isola in questo 2022. La stagione continua sino a fine Settembre, perchè non partire subito?

DOVE SOGGIORNARE A MYKONOS

Highlight di questa stagione sono senz’altro le Collini Suites&Villa, una struttura di lusso situata a nord di Mykonos in una posizione panoramica da cui dominare tutta l’isola.


Le stanze sono state progettate pensando alle ultime tendenze, senza dimenticare il comfort: la vista è spettacolare e gli spazi sono molto intimi e curati, grazie anche alla posizione in cui si trova la struttura, una zona tranquilla ma allo stesso tempo facile da raggiungere dal centro. Il plus: tutte le Suites sono dotate di piscina privata per un relax davvero esclusivo.

Anche il menù del ristorante non passa inosservato: presso “Il Segreto” potrete vivere una vera e propria experience culinaria, soprattutto se amate la cucina mediterranea. Le cene saranno inoltre animate da fuoco, luci, danza del ventre, tessuti aerei e altre esibizioni spettacolari.

Infine presso il centro benessere SPADEUS si può usufruire di lettini da massaggio innovativi unici che possono essere combinati con diversi trattamenti: lettini ad acqua-sabbia, lettini ai cristalli di sale marini e lettini massaggio vibro-musicale. 

I BEACH CLUB DA NON PERDERE

Nammos

Se volete godervi un’esperienza davvero lussuosa, il must è un pomeriggio presso il Nammos Beach Club, inconfondibile per i suoi lettini e ombrelloni a righe bianche e azzurre. I prezzi sono davvero alti (circa 150 euro a lettino e 250 euro per il pranzo) ma è possibile accedere anche all’orario dell’aperitivo per un semplice (si fa per dire) cocktail . Lo stesso Giorgio Armani ha scelto questa spiaggia per celebrare una delle sue famose feste lo scorso luglio. Avrete la possibilità di vedere anche bellissimi yacht vicino a voi ed incontrare celebrità da tutto il mondo.

Spiaggia del Beach club Nammos

Principote

Se amate il divertimento, ballare sui tavoli e cantare a squarciagola sotto il sole, Principote è la spiaggia che fa per voi oltre ad essere uno dei Beach club più esclusivi. Nonostante l’atmosfera esclusiva, durante il pranzo la tradizione è quella di salire sui tavoli, sventolare il tovagliolo e divertirsi fino a quando il sole tramonta, lasciandosi trasportare dalla musica.

Spiaggia Principote

Agia Anna

Se volete godervi una giornata al mare, Agia Anna è la soluzione ideale: il club è costruito a ridosso di una spiaggia stupenda, dall’acqua cristallina e con sabbia dorata, tipica della Grecia. A dominare la zona troverete il panoramico ristorante Spilia a cui si può accedere anche direttamente dagli scogli. Il menù di Spilia rispecchia le caratteristiche della cuci a mediterranea: famosissimi sono i loro piatti a base di polpi e ricci appena pescati.

Il beach club Agia Anna

DOVE MANGIARE A MYKONOS

Tra storiche destinazioni food e nuove insegne non possono mancare anche alcuni food tips per rendere la vostra vacanza indimenticabile:

Mediterraneo

Due ragazzi fiorentini D.O.C. Simone Gianassi & Riccardo Conti crearono il “MEDITERRANEO” nel 1998. All’epoca erano due giovani innamorati di Mykonos ma anche un punto di riferimento sul cibo e sulla night life italiana. Il “MEDITERRANEO” oggi non è solo un ristorante ma un punto di riferimento e ritrovo dei locals, del turismo italiano, internazionale e della movida glamorous notturna.

Esterno di Mediterraneo

Muta Mykonos

Se amate il sushi e la cucina fusion, Mūta è la location ideale. Ottima anche la selezione di drink e cocktail. Il locale ospita inoltre eventi con DJ di fama internazionale, feste private e occasioni speciali. Lo stile inimitabile offre soluzioni diverse in base all’evento organizzato, rendendolo unico e memorabile.

Un tavolo di Muta Mykonos

Hippie Fish

L’Hippie Fish è un ristorante multi spazio sulla spiaggia di Agios Ioannis. Combina armoniosamente l’architettura cicladica con l’estetica moderna. Tutti questi elementi fanno in modo che il cliente possa vivere un’esperienza multidimensionale oltre ad una food experience davvero interessante.

Panorama da uno dei tavoli di Hippie Fish

Ftelia Pacha

Atmosfera ibizenca presso il nuovo Ftelia Pacha aperto lo scorso Giugno a Mykonos. Qui troverete una sana cucina mediterranea con piatti classici ridefiniti da influenze spagnole e greche. Potrete scoprire anche diverse opzioni vegetariane e vegane, oltre a una varietà di insalate, piatti di frutta e cocktail innovativi, tutto corredato da una bellissima vista mare. Dopo cena è possibile ballare sotto le stelle presso il beach club dove settimana dopo settimana, arrivano alcuni dei più grandi DJ del mondo.

Zona ristorante presso Ftelia Pacha

VISITARE L’ISOLA IN BARCA

Esplorare alcune delle migliori spiagge dell’isola è un’esperienza assolutamente da non perdere! Per visitare la costa di Ornos, elegante cittadina ritrovo di yacht e lussuose imbarcazioni a sud di Mykonos, siamo stati a bordo di Mant Yachting, leader nelle esperienze in catamarano che combinano la bellezza dell’isola con un servizio di lusso, tutto all’interno di un’esclusiva crociera privata. L’approccio divertente di un equipaggio giovane ma altamente qualificato vi regaleranno un ricordo indimenticabile!

Un catamarano di Mant Yachting, credits Anselmo Prestini

Immagine di apertura Collini Suites & Villas Mykonos.

Summer in the City

Il modello e skater professionista Aaron Douglas Nielsen “performa” da par suo abiti e accessori dell’ultima collezione Ten Minutes To Moon, marchio dall’animo street che coniuga accuratezza stilistica e sostenibilità.

Manintown Youth Babilonia fashion
Total look Ten Minutes To Moon, shoes Nike, socks and jewels model’s archive

Usando la tavola per le acrobazie che gli sono più congeniali o come semplice supporto per momenti di relax vacanziero, il protagonista dello shooting di Manintown evidenzia con naturalezza il carattere utilitarian (ma sempre ricercato) dei capi di un brand proiettato, come suggerisce il nome, verso la vastità sconfinata dell’universo.

Manintown fashion 2022
Total look Ten Minutes To Moon, shoes Nike, socks and jewels model’s archive

Manintown shooting summer 2022
Total look Ten Minutes To Moon, shoes Nike, socks and jewels model’s archive

Ten minutes to moon brand
Total look Ten Minutes To Moon, jewels model’s archive

Manintown editorial fashion 2022
Total look Ten Minutes To Moon, shoes Nike, socks and jewels model’s archive

Manintown shooting fashion 2022
Total look Ten Minutes To Moon, shoes Nike, socks and jewels model’s archive

Ten minutes to moon 2022
Total look Ten Minutes To Moon, shoes Nike, socks and jewels model’s archive

Credits

Model Aaron Douglas Nielsen

Photographer Davide Musto

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Nell’immagine in apertura, Aaron Douglas Nielsen indossa total look Ten Minutes To Moon, sneakers Nike

Il “giovane profugo” di Jago sul ponte di Castel Sant’Angelo

La street art, al suo meglio, ha il potere di imporsi all’attenzione pubblica, spingendo chiunque passi per un determinato luogo a interrogarsi sul senso ultimo di opere che, non di rado, trattano in modo più o meno diretto i grandi temi del presente, dalle guerre che continuano purtroppo a imperversare in tante, troppe parti del mondo alla pervasività della tecnologia nella vita quotidiana, dalle devastanti conseguenze del cambiamento climatico al dramma delle migrazioni. Tocca proprio quest’ultima, cruciale questione, le vicende travagliate di persone che si ritrovano spesso a condurre un’esistenza apolide, relegate ai margini della società, il lavoro più recente di Jago, artista 35enne dal curriculum di rango.

Jago statua 2022
In Flagella Paratus Sum – Sono pronto al flagello, la scultura di Jago sul ponte di Castel Sant’Angelo

Ha partecipato infatti, a soli 24 anni, alla 54esima Biennale di Venezia ed esposto i suoi artwork in istituzioni e spazi pubblici assai rilevanti, da piazza del Plebiscito e la chiesa di San Severo alla Sanità, entrambe a Napoli, all’Armory Show di Manhattan, dal romano Palazzo Bonaparte (che ospita la prima retrospettiva a lui dedicata, fino al 28 agosto) al deserto di Al Haniyah, negli Emirati Arabi Uniti, arrivando addirittura nello spazio con The First Baby, spedita sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2019. Un artista che rifugge etichette e convenzioni tuttora dominanti nell’art world, attento a instaurare un rapporto diretto col pubblico, coinvolgendolo regolarmente anche attraverso contenuti ad hoc diffusi sui social. Da tempo ha eletto il marmo a suo materiale d’elezione, facendone però uno strumento utile ad affrontare gli argomenti fondamentali dell’oggi.

Jago statua Roma

 In Flagella Paratus Sum – Sono pronto al flagello, l’ultimo lavoro dello street artist Jago

La scultura di cui si diceva è spuntata qualche notte fa a Roma, in uno dei luoghi più conosciuti – e ammirati – della capitale, il ponte di Castel Sant’Angelo, dal forte significato simbolico in quanto al crocevia tra l’antica prigione del castello e la Basilica di San Pietro. Dallo scorso 6 agosto, dunque, una figura marmorea dalle sembianze umane, distesa sul fianco, è adagiata sul selciato della struttura voluta, nel 134 d.C., dall’imperatore Adriano. L’attuale collocazione è il punto d’approdo di un itinerario errante, del tutto speculare ai viaggi disperati dei migranti, cominciato in mare, a bordo della nave Ocean Viking della Ong SOS Méditerranée, e proseguito nel cuore dello stadio Olimpico, come a cercare l’abbraccio ideale della folla chiamata a osservarla da vicino. Non si conosce ancora la prossima destinazione, il suo futuro è incerto, al pari di quello dell’umanità cui fa riferimento.

Jago street artist Roma

Un’opera che racconta la sofferenza dei migranti, supportando attivamente l’Ong SOS Méditerranée

Il titolo (programmatico) dell’installazione di Castel Sant’Angelo, In Flagella Paratus Sum – Sono pronto al flagello, richiama la frase inscritta nel basamento dell’Angelo del Primo Flagello, una delle dieci statue che costeggiano la piattaforma sul Tevere, raccontando la passione di Cristo. L’intento, evidentemente, è quello di porre l’accento su tematiche epocali quali l’integrazione e l’accoglienza dei rifugiati, mostrando plasticamente lo strazio di coloro che fuggono dalle situazioni più diverse (conflitti, carestie, povertà…) sperando in un futuro migliore. Scopo raggiunto, a giudicare dalle reazioni di chi, nei giorni scorsi, si è imbattuto nella statua, incuriosito da questo “giovane profugo” di marmo nero rannicchiato sul ponte.

Un video che documenta le reazioni dei passanti all’opera


Alla base di tutto, un obiettivo senz’altro lodevole, poiché l’opera sarà venduta all’asta (la base di partenza è stata fissata a 1,250 milioni di euro) e il ricavato interamente devoluto alla succitata SOS Méditerranée, suggellando nel migliore dei modi un’operazione che vuole fornire un aiuto concreto alle persone di cui racconta la sofferenza.

Notte di stelle a Portopiccolo tra danza, cena gourmet e l’astro coach di Giannone

Per la notte delle stelle cadenti di San Lorenzo, momento fulgido del calendario astronomico, Portopiccolo ha stilato un calendario dedicato con cui intrattenere gli avventori della piazzetta, centro nevralgico di quest’incantevole borgo affacciato sul golfo di Trieste. Una serata da viveur nel segno di ricercatezza e glamour, scandita da spettacoli di danza, pietanze gourmet e le previsioni di Massimo Giannone, nome già noto ai lettori di Manintown.
Sensitivo con oltre vent’anni di esperienza e personalità assai conosciuta nei salotti e circuiti mondani di Milano, l’astrocoach cura infatti da tempo, sul sito del magazine, due rubriche in cui passa in rassegna le indicazioni astrali, in tema di amore e lavoro, dei dodici segni zodiacali, abbinando inoltre a ciascuno due località turistiche, una in Italia e l’altra all’estero, quelle che meglio si accordano all’influenza delle stelle in un dato periodo.

Portopiccolo Friuli estate 2022
Portopiccolo vista dall’alto

Massimo Giannone
Massimo Giannone

Le performance danzanti saranno animate da artisti di fama internazionale, da Simone Iannuzzi a Elisa Brunetti, da Marcello Mecocci a Giulia Antonelli; e ancora, Anna Scintu, Matteo Cossu, Anna Kruhlovska.
Ad impreziosire la suggestiva cornice del lungomare l’allestimento per la cena en plein air, coi tavoli splendenti d’argento che accoglieranno le portate di Matteo Bettega. Spiccano, nel menù dello chef, spuma di baccalà mantecato, il risotto al gin, il salmone upstream decorato da arancio e burrata, il gelato al mojito.

Portopiccolo Trieste mare
Una veduta del porto

Nel finale, poi, un’ulteriore sorpresa per gli ospiti del dinner, per accompagnare nel migliore dei modi la notte sotto le stelle nella “Portofino dell’Adriatico”, com’è soprannominato questo delizioso angolo del Friuli-Venezia Giulia.

Portopiccolo sotto le stelle
Cena sotto le stelle a Portopiccolo

CDLP SWIM 22: IL PROGETTO FOTOGRAFICO LENSED BY FAUSTO ELIZALDE

CDLP è ormai un brand noto agli amanti delle linee essenziali e di lusso nelle categorie intimo, t-shirt, calze, nuoto, casa e sport. La filosofia dell’azienda è sempre stata quella di uno stile senza sforzo, con particolare attenzione all’innovazione e alla responsabilità. Realizzati in maniera consapevole in Portogallo e in Italia, gli indumenti sono prodotti esclusivamente con materiali sostenibili e biologici.

Nel pieno dell’estate scopriamo alcuni scatti realizzati da Fausto Elizalde, sesto collaboratore di LENSED BY, una collaborazione fotografica con artisti e fotografi che CDLP ha realizzato nell’ultima stagione. Protagonista degli scatti è proprio la collezione Swim 2022, scattata con una fotocamera Hasselblad 500cm su una spiaggia di Sant Pol de Mar, a nord-ovest di Barcellona. Con un approccio caratterizzato da candore e umorismo, l’artista argentino coltiva l’intimità e il movimento naturale tra i soggetti.

In estate, su questi must have da spiaggia, ai neutri del nero, bianco e blu navy si aggiungono i colori di gioielli saturi come il blu zaffiro, il verde giada, il fucsia intenso, l’ultravioletto e la menta.

Tutti i costumi da bagno sono realizzati in Econyl, una fibra di nylon di origine italiana rigenerata dai rifiuti degli oceani e delle discariche, e vengono presentati con una Swim Bag sempre realizzata con materiali di scarto.

Jozef Gjura

Nome tra i più promettenti di quella new generation attoriale pronta a conquistare la scena italiana (e non solo…), Jozef Gjura vanta un curriculum di tutto rispetto, con l’esordio cinematografico nel pluripremiato Capri-Revolution di Mario Martone, la partecipazione all’apprezzata teen dramedy Sul più bello e ai due sequel della stessa, Ancora più bello e Sempre più bello.

Jozef Gjura
Total look and shoes Çanaku, necklace and earring Ilenia Corti Vernissage, rings stylist’s archive

Per l’editoriale Youth Babilonia di Manintown, l’attore 28enne dà prova dello stesso dinamismo e poliedricità che ha mostrato di possedere sullo schermo, declinando i mood stilistici più disparati attraverso i fantasiosi abbinamenti scelti per lui dallo stylist, costruiti sui key pieces di maison blasonate e designer talentuosi, pronti a spiccare definitivamente il volo (tra gli altri Salvatore Ferragamo, Dolce&Gabbana, Paul Smith, Antonio Marras, Çanaku, Vìen, Ilenia Corti Vernissage). Lo vediamo dunque, a seconda dei casi, fasciato in total look di pelle da rocker provetto o stretto in giubbetti velvet completati da gioielli vistosi, di carattere, interprete di un’eleganza d’antan (che prevede pantaloni immacolati e foulard al collo) o, all’opposto, decisamente anticonvenzionale, tra kilt quadrettati, pullover in lurex dai dettagli shiny, bluse a stampa bandana portate con pants scuri e sneakers borchiate.

men fashion trends 2022 leather
Total look Desa 1972, jewels stylist’s archive

Jozef Gjura film
Jacket and shoes Salvatore Ferragamo, trousers Grifoni, foulard Antonio Marras, earring Ilenia Corti Vernissage, rings and socks stylist’s archive

Manintown editorial black white
Total look Dolce&Gabbana

lurex moda uomo 2022
Sweater Çanaku, trousers Paul Smith, boots Salvatore Ferragamo, earring Ilenia Corti Vernissage, rings stylist’s archive

Jozef Gjura actor
Total look Çanaku, necklace and earring Ilenia Corti Vernissage, rings stylist’s archive

Antonio Marras moda uomo 2022
Kilt Antonio Marras, necklace Ilenia Corti Vernissage, rings and socks stylist’s archive

Dolce Gabbana sneakers men 2022
Total look Dolce&Gabbana

Il video dello shooting con protagonista Jozef Gjura

Credits

Talent Jozef Gjura

Photographer Davide Musto

Stylist Alfredo Fabrizio

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Stylist assistant Federica Mele

Make-up Annagioia Catone

Location Studio Photografia

Nell’immagine in apertura, Jozef Gjura indossa total look Çanaku, collana e orecchino Ilenia Corti Vernissage, anelli stylist archive

Molini Pizzuti, una pizza a regola d’arte passa dalle miscele di farina

È difficile pensare a un piatto italiano più conosciuto – e amato – della pizza, simbolo da tempo immemorabile della cucina nostrana al punto da diventare, negli anni, sinonimo di italianità tout court. Dell’erede della «focaccia condita» napoletana (veniva definita così in alcuni documenti del 1792, relativi all’attività dei forni partenopei dell’epoca) si pensa ormai di sapere tutto, o quasi, eppure la chiave per provare a perfezionare ulteriormente il gusto di quest’eccellenza gastronomica tricolore risiede, come sempre, negli ingredienti, compresi i più “scontati”. Ne è consapevole Molini Pizzuti, impresa a conduzione familiare di Salerno che, da quasi settant’anni, concentra i propri sforzi nello studio e produzione di farine – e miscele delle stesse – di qualità sopraffina, coniugando passione e rigore scientifico, necessario per conferire ai prodotti un quid che possa riflettersi, poi, negli alimenti da consumare, si tratti di pane, pasticceria o, appunto, pizza.

Molini Pizzuti farine
Teglia, Pala, Tonda Contemporanea, le tre nuove miscele di farina di Molini Pizzuti

Tonda Contemporanea, Pala e Teglia, i tre nuovi blend di farina dell’azienda

L’azienda ha appena presentato tre mix inediti dedicati proprio alla regina della tavola, concepiti specificamente per esaltare consistenza, sapidità e “performance” di margherite, capricciose, quattro stagioni & co., affiancandosi all’estro del pizzaiolo di turno. Tonda Contemporanea, Pala e Teglia, come suggeriscono i nomi, sono pensati per i diversi tipi di focaccia, e caratterizzati rispettivamente da grano antico Carosella, Senatore Cappelli e Gentil Rosso macinato a pietra. Sono tutti fonti naturali di fibra, apportata non dalla crusca, bensì da un particolare amido che non altera il colore della farina, ciascuna presenta poi un’impronta aromatica distintiva grazie alla pasta madre, nell’ordine di segale, frumento e grano duro.

farine pizze artigianali

La pizza è protagonista assoluta dell’evento di lancio, tra impasti, cotture e degustazioni

Per celebrare il lancio dei nuovi blend, Molini Pizzuti ha organizzato un appuntamento ad hoc, scandito da dimostrazioni di impasti, cotture e relative degustazioni. Lo scorso 12 luglio si è tenuto infatti, nel cuore del Cilento, in una location immersa nella campagna, tra allestimenti country-chic e un’atmosfera suggestiva, estremamente rilassata, l’evento di presentazione delle tre referenze, analizzate nel dettaglio (da cui il nome The science behind the magic) e quindi testate, anche in abbinamento a drink d’auteur – bollicine o vodka – e profumi agrumati.

Molino Pizzuti Salerno
La location dell’evento organizzato dall’azienda in Cilento

Gli ospiti, compresi addetti ai lavori, foodie e brand ambassador del marchio, hanno potuto godere di un momento di convivialità scoprendo, allo stesso tempo, i segreti di un ingrediente realmente al di sopra degli standard abituali, perché risultato di miscele di elementi selezionati e dosati in quantità ben precise, per conferire all’insieme caratteristiche specifiche in termini di gusto ed equilibrio complessivo. Tra le peculiarità dei tre prodotti in questione, vanno sottolineate le notevoli capacità di assorbimento idrico; l’alta conservabilità, perché le paste madri, oltre a regalare ad impasto e derivati aromi inconfondibili, ne riducono il PH; la stabilità, che li rende ideali per maturazioni lunghe, anche più di 72 ore; l’ottenimento di alimenti dall’elevato valore nutrizionale, ricchi di fibre, vitamine, minerali.

Abbinamenti insoliti e drink d’autore per le pizze impastate con le tre miscele

Per ciò che riguarda i singoli blend, Tonda Contemporanea (servita, per l’occasione, insieme a tartare di salmone affumicato alla nocciola, mousse di avocado, aria allo zafferano e terra di olive taggiasche, oppure a una crema ai 4 pomodori cotta a bassa temperatura, cacioricotta cilentana, basilico cristallizzato, pepe) si presta all’impasto di pizze dal cornicione corposo, ma ugualmente light e digeribile.

Molino Pizzuti
Un momento della serata

Pala è indicata invece per i tranci alla pala, appunto, croccanti all’esterno e soffici all’interno, anch’essi dall’elevata digeribilità, qui proposti in cottura con olio extra vergine d’oliva Ravece e accompagnati da stracciatella Irpinia, scaglie di pecorino, olio EVO e zest di lime; in alternativa, con mozzarella di bufala, datterino giallo in olio, mortadella IGP e crema di pistacchio.
Teglia, infine, è perfetta per la pizza in teglia croccante, dall’alveolatura contenuta, ben distribuita; due, in questo caso, le opzioni per i commensali: rendang, caciocavallo podolico e polvere di pomodoro, o kibbeling, crema di cacioricotta cilentana, misticanza e stracciatella. Ad accompagnare il tutto, spumante metodo classico e Wheat&Mix, infusione di vodka al grano antico e profumo di agrumi.

Molini Pizzuti pizze
Un pizzaiolo al lavoro

L’obiettivo perseguito dall’azienda, spiega Emanuele Pizzuti, uno dei titolari, è tanto semplice quanto significativo, oggi come allora, ossia che «l’ingrediente principale delle creazioni di chi ci sceglie sia di altissima qualità, capace di compenetrare ogni altro elemento per arricchirlo di gusto».

Shorts, come abbinare i pantaloni estivi per eccellenza

Come abbinare i pantaloni corti da uomo? Verrebbe da rispondere senza alcun timore, in spregio a etichette, consuetudini, regole più o meno fondate, ricorrendo sia ai bermuda che agli shorts. Vale pur sempre il principio aureo del de gustibus, del resto c’è chi li evita volentieri, perlomeno fino a quando non arrivano le agognate vacanze, e chi al contrario ne fa un passe-partout metropolitano, da indossare in qualsiasi contesto – o quasi.

Le tendenze per la P/E 2022

I trend primavera/estate 2022 prevedono commistioni (anche) ardite, ad ogni livello, stilistico, cromatico, di volumi e fit. Prevalgono, tendenzialmente, forme ampie e costruzioni tailored, declinabili in nuance audaci. Via libera, ad esempio, ai modelli cargo, cui conferire un appeal inedito attraverso abbinamenti di matrice formale o army, con camicie interamente abbottonate e boots.
Nulla vieta, poi, di optare per mise versatili che consentano di passare senza sforzo dalla palestra ad ambiti formali, basta aggiungere un blazer sciancrato all’insieme.

Come indossare i pantaloni corti ton su ton

Il tono su tono è un must di stile, da tenere senz’altro in considerazione anche nel costruire look imperniati sul pantalone corto. Le sfilate P/E 2022, in questo senso, hanno fornito innumerevoli esempi, basti vedere i défilé di Dior Men, Zegna, Etro, Ahluwalia e Louis Gabriel Nouchi, solo per fare qualche esempio. È fondamentale, ovviamente, l’assonanza cromatica dell’ensemble, che si ottiene ricercando gradazioni il più possibile simili dello stesso colore.

Il mix and match vince, anche in versione estiva

Un’ottima soluzione è rappresentata dalla stratificazione, è sufficiente puntare su una camicia dal taglio over, meglio ancora se in tonalità tenui, da lasciare aperta su canotte immacolate o, per i più temerari, a pelle. Si può completare il tutto con mocassini, boat shoes o sneakers dal gusto basic, alte oppure basse.

Le cromie da mare vanno bene anche in città

I boxer da mare sono i capi estivi per definizione, pratici ed energici. Qualità che possono tornare utili anche lontano dalle spiagge, arricchendo gli outfit cittadini con un tocco in puro beach style. L’importante, al solito, è evitare gli eccessi, perciò se si tratta di modelli stampati, dalle cromie vitaminiche, meglio accompagnarli a maglie, tee e camicie d’impronta minimal, in tonalità neutre.

I pantaloni cargo, chic con i dovuti accorgimenti

Il modello cargo, pilastro del workwear, domina da anni la scena internazionale della moda maschile. Può adattarsi perfettamente a mood ricercati, tendenti all’elegante, che contemplino dunque camicie habillé, polo, pullover, persino la cravatta. A livello di calzature, la scelta ricade sugli stivaletti scuri, possibilmente con calze tor sur ton.

L’idea che non ci si aspetterebbe

Infine, una proposta apparentemente stravagante, distante dai soliti schemi, eppure in grado di fare il proprio effetto, cioè inserire i bermuda sportivi in mise formali. In questo caso, è d’obbligo l’abbinamento con pezzi della migliore tradizione maschile, dunque giacche comme il faut e stringate.

Nell’immagine in apertura, ph. Getty Images

Nordic Sun – Uncensored Bodies

L’ultimo capitolo di Uncensored Bodies porta la firma di Arnoldas Kubilius. Il fotografo (di origini lituane, vive e lavora in Lussemburgo) ha eletto il corpo a soggetto privilegiato delle sue immagini, indagandolo attraverso close-up che si soffermano su dettagli anatomici o pose plastiche di notevole impatto.

Uncensored Bodies magazine
Ph. by Arnoldas Kubilius

La serie Nordic Sun, in esclusiva su Manintown, è stata scattata a Oslo; luci e ombre si rincorrono sulla fisicità possente del modello, celando alcuni dettagli ed enfatizzandone altri, celebrando ancora una volta la potenza espressiva del nudo maschile.

nude photography fashion
Ph. by Arnoldas Kubilius

magazine moda uomo nudo
Ph. by Arnoldas Kubilius

magazine moda uomo bianco nero
Ph. by Arnoldas Kubilius

Manintown black white photo
Ph. by Arnoldas Kubilius

Manintown photography
Ph. by Arnoldas Kubilius

Manintown nude photos
Ph. by Arnoldas Kubilius

Manintown magazine editorial
Ph. by Arnoldas Kubilius

Credits

Photographer Arnoldas Kubilius

Model Håvard Grastveit

Mytheresa celebra la mostra ‘Christian Louboutin, L’Exhibition[niste] Chapter II’

Lo shoe designer che ha reso le décolletées dalla suola scarlatta il feticcio delle fashioniste di ogni dove e un e-store di punta dell’industria fashion, con una brand list di oltre 200 nomi tra maison storiche e nuovi talenti della moda internazionale, uniscono le forze per un’iniziativa fuori dal comune, l’inaugurazione di una mostra eccezionale, nel senso letterale del termine. Ha aperto infatti i battenti il 9 luglio, nel Principato di Monaco, Christian Louboutin, L’Exhibition[niste] Chapter II, una finestra sull’estetica rutilante, colma di suggestioni e riferimenti artsy, dello stilista francese, che come suggerisce il titolo è la prosecuzione della rassegna andata in scena a Parigi nel 2020.

Allestita nell’enorme spazio (oltre 2.000 m2) del Grimaldi Forum, nel cuore di Montecarlo, l’exhibition sarà aperta fino al 28 agosto. Vede come proprio partner ufficiale Mytheresa, appunto, colosso dello shopping digitale d’autore nonché rivenditore della griffe, ça va sans dire.
Per celebrare l’apertura dell’esposizione, lo scorso 11 luglio, l’e-tailer ha organizzato un evento speciale, che prevedeva un tour privato della stessa e un dinner esclusivo presso Villa Maria Serena a Mentone, dimora ottocentesca affacciata sulla Costa Azzurra, animato dalla performance musicale di Lukas Ionesco e dal DJ set di Violet Indigo. Numerosi gli ospiti presenti, volti noti del beau monde contemporaneo, tra supermodelle (Maria Borges, Korlan Madi), influencer (Vanessa Hong, Tamara Kalinic, Hera Pradel), socialite e personalità di spicco del mondo dell’arte, curatori e artisti di fama come Anne Pasternak o Mike Starn, oltre ai Ceo di Mytheresa e Louboutin (rispettivamente Michael Kliger e Alexis Mourot) e allo stesso designer.

mostra Louboutin 2022
Christian Louboutin, L’Exhibition[niste] Chapter II

Una finestra sull’immaginario rutilante del celebre shoe designer

La mostra si presenta come il secondo capitolo della retrospettiva originaria, ospitata due anni fa dal Palais de la Porte Dorée, per l’occasione rivista e ampliata. Curata dal direttore del Musée des Arts Décoratifs Olivier Gabet, vede infatti l’aggiunta di opere inedite che testimoniano quanto l’immaginario monegasco abbia segnato la cifra di Louboutin, legato al Principato fin dagli anni Novanta e tuttora profondamente ispirato dall’atmosfera unica che lo caratterizza, oltreché dalla ricchezza delle collezioni di due istituzioni del calibro del Musée Océanographique e del Nouveau Musée National.

Christian Louboutin mostra
Un’installazione della mostra, con le iconiche pumps del marchio

Christian Louboutin rosso
Il rosso signature di Louboutin

Concepita come un’esuberante, coloratissima rassegna dei tre decenni di attività di una label sinonimo, ormai, di lussuose stiletto dal tacco vertiginoso, riflette la personalità istrionica, sfaccettata del suo creatore, che si nutre da sempre di suggestioni provenienti da ogni ambito espressivo e culturale. Nel suo lavoro ricorrono il tema della danza (su tutti, gli adorati Balletti russi di Djagilev) e influenze ascrivibili alla pop art warholiana, alla fotografia di Newton, all’oceanografia.

Cuore del progetto espositivo è la sala Imaginary Museum, raccolta di pezzi emblematici della cifra di Louboutin, alcuni provenienti dalla collezione personale di quest’ultimo. Due artwork, in particolare, certificano la sua fascinazione per le arti performative, un copricapo ideato da André Levasseur per Josephine Baker e la scenografia del balletto Jack in the Box, ideato negli anni Venti dal già citato fondatore dei Ballets Russes.

I must dell’esposizione, fra temi ricorrenti nelle collezioni di Louboutin e speciali collaborazioni

Da segnalare, poi, una serie di collaborazioni con eminenti personalità della moda e dell’arte, volute dallo stesso stilista, disseminate nelle sale del centro congressi. Vanno citate almeno l’installazione dell’artista Allen Jones, che consente ai visitatori di immergersi appieno nella visione del marchio; il video di Lisa Reihana (una sorta di passeggiata onirica, che combina artwork provenienti dall’archivio di Louboutin e i luoghi a lui più cari); la creazione firmata Victoire de Castellane, responsabile della gioielleria chez Dior.

La mostra, secondo Sylvie Biancheri, direttrice generale del Grimaldi Forum, «rende omaggio a uno dei più noti designer contemporanei, un artigiano che ha trasformato la sua specialità – la scarpa – in un’espressione artistica […], un’ode all’ottimismo comunicativo di cui abbiamo disperatamente bisogno in questo periodo». Parole cui fanno eco quelle di Olivier Gabet, che la vede come «un’odissea gioiosa e sofisticata attraverso trent’anni di prolifica creatività, […] un viaggio unico nella mente e nell’immaginazione di Louboutin». Il diretto interessato, dal canto suo, mette l’accento sulla libertà che contraddistingue l’istituzione monegasca, tale da spingerlo a «reimmaginare senza vincoli la mostra».

Christian Louboutin suola rossa
le décolletées dalla suola scarlatta della maison

Christian Louboutin stivali 2022

La capsule Christian Louboutin x Mytheresa Nude

A suggellare il tutto, l’e-store lancia la capsule collection Christian Louboutin x Mytheresa Nude; una selezione di mules impreziosite da luminosi cristalli silver e modelli slingback in otto sfumature di nudo, disponibili esclusivamente sul sito della boutique.

Christian Louboutin exhibition
Un’opera esposta alla mostra

Christian Louboutin exhibition
Christian Louboutin, L’Exhibition[niste] Chapter II

Nell’immagine in apertura, l’allestimento della mostra al Grimaldi Forum di Montecarlo

Pin-Up Stars svela la collezione PE 2023 con uno show evento a Bologna

Si è tenuta la scorsa settimana, allo stadio Dall’Ara di Bologna, la sfilata primavera/estate 2023 di Pin-Up Stars, brand che fa del beachwear estroso, nobilitato da costruzioni e dettagli haut de gamme, il proprio tratto distintivo.

Nato nel 1995 con l’intento di rivoluzione il settore dell’abbigliamento da spiaggia, con radici ben salde nella miglior tradizione artigianale del Made in Italy e lo sguardo proiettato all’innovazione in termini di materiali e tecniche, il marchio guidato dal designer Jerry Tommolini porta sulla passerella, allestita nella famosa arena bolognese, le sua proposte per la prossima stagione calda. Espressione di uno stile seducente e raffinato in egual misura, la PE 2023 è resa attuale dalla ricerca accurata su print esclusivi e tessuti impalpabili.

Pin Up Stars fashion show
Il set-up dello show di Pin-Up Stars allo stadio Dall’Ara

Stampe, decorazioni, ricerca su fit e materiali: sfila la beachwear couture del marchio

Protagoniste assolute del défilé le stampe, su tutte quelle ton sur ton d’ispirazione Asian Jungle; contraddistinte da tonalità shiny mutuate dalla gemmologia (dominano le sfumature del rosso rubino, zaffiro, menta), illuminano il catwalk restituendo all’istante un profumo d’estate. Sugli scudi anche le grafiche multicolor, che si stagliano su tulle crépon, lamè e lycra decorata da onde in rilievo; filati utilizzati da Pin-Up Stars per evidenziare la preziosità dei singoli capi e accessori.

Giochi di luce e trovate ad effetto aprono la sfilata, un crescendo di emozioni e coup de théâtre. Si susseguono i capisaldi dello stile vacanziero, bikini, top, gonne, kimono, caftani, dress, shorts e pantaloni in varie lunghezze; pezzi dal sapore artigianale cui il mix di ispirazioni e rifiniture di pregio dona un quid ricercato, decisamente contemporaneo.

Il carattere energico della collezione è accentuato dalla profusione di decori tra strass, perline e paillettes, ad esaltare lavorazioni degne di un atelier.
Riproduzioni di orchidee, hibiscus, fiori colorful dall’effetto 3D e altri motivi dall’appeal esotico evocano paesaggi tropicali idilliaci; insieme a righe variopinte e fantasie a mo’ di cielo stellato, conferiscono a costumi e abiti della griffe un notevole senso di leggerezza. Il quadro viene infine completato dallo studio maniacale dei fit, ulteriore plus di un guardaroba tanto funzionale quanto grintoso, ultima declinazione, in ordine di tempo, di quell’idea di beachwear couture che è da sempre la ragion d’essere del brand.

Gli ospiti dell’evento, dentro e fuori la passerella

Tante, inoltre, le personalità di spicco dello showbiz italiano, sia dentro che fuori la passerella. La line-up della serata di Bologna ha visto infatti la presenza, tra le altre, dell’ex Miss Italia e conduttrice Carolina Stramare, di Estefania Bernal (modella, ex concorrente de L’isola dei famosi), di Natasha Stefanenko  insieme alla figlia Sasha Sabbioni (reduci dall’ultima edizione di Pechino Express), di Delia Duran, che ha presentato la seconda capsule collection, esclusiva del marchio; e ancora, di modelle d’eccezione come le “naufraghe” Jovana Djordjevic e Fabrizia Santarelli, Brenda Gonzalez (volto di Tiki Taka), Samira Lui (professoressa de L’eredità, su Rai1), l’influencer Dasha Kina, Viviana Vizzini (vincitrice nel 2020 di Miss Universo Italia) e Lucrezia Mangilli.

Pin Up Stars collezione 2022
Il finale del défilé PE 2023 del marchio

Lo show P/E 2023 di Pin-Up Stars

Nell’immagine in apertura, il finale dello show PE 2023 di Pin-Up Stars allo stadio Dall’Ara

John Richmond lancia un’esclusiva collab con il Cone Club di Baja Sardinia

John Richmond celebra la stagione calda insieme a The Cone Club (uno spazio temporary a metà tra lido e ristorante deluxe, parte del 7Pines Resort Sardinia di Baja Sardinia, a poca distanza da Porto Cervo) con una speciale collaborazione.

Il locale ospiterà infatti, dal 22 luglio e per i successivi 58 giorni, un pop-up store del marchio e un lounge beach privée unico nel suo genere, personalizzato in puro stile Richmond, lontano da qualsivoglia convenzione o etichetta, intriso di spirito rock ‘n’ roll.

Cone Club Sardinia
Il pop-up store e il lounge beach privée del Cone Club di Baja Sardinia, personalizzati dal brand (ph. courtesy John Richmond)

La location del Cone Club (appena inaugurato dal resort extralusso nel cuore della Costa Smeralda, di proprietà del gruppo Hyatt Hotels Corporation) è decisamente suggestiva, unisce il fascino e l’atmosfera ricercata, decisamente glam, di uno stabilimento balneare privato all’esclusività del ristorante pieds dans l’eau, conciliando svago, cucina d’autore e buona musica.

In vendita nel pop-up store del marchio i must della stagione calda

Il pop-up, dall’architettura informale ma raffinata, offre una serie di capi e accessori del marchio, scelti con cura per riflettere l’appeal vacanziero del luogo, accarezzato dalla brezza marina. La collezione comprende occhiali da sole, beachwear, teli mare, ampie tote bag e altri imprescindibile must di stagione.
La signature caratteristica del designer inglese si estende anche al lounge beach privée, con un suggestivo décor pronto ad accogliere gli ospiti del club, che potranno dunque saggiare l’estetica sui generis del brand, grintosa e sperimentale. Vestirà con outfit personalizzati, in fresco lino e denim, anche lo staff del locale.

John Richmond collab 2022
ph. courtesy John Richmond

The Cone Club, un angolo idilliaco nel cuore della Costa Smeralda

Il Cone Club gode di una posizione a dir poco privilegiata, estendendosi su un tratto di costa modellato per secoli dal mar Tirreno, fino a scolpire nella roccia il promontorio dalle forme sinuose occupato dalla struttura, con le isole della Maddalena che si stagliano all’orizzonte e gli eleganti yacht attraccati nelle vicinanze.
Un ambiente idilliaco, immerso nella natura, dove il sentore del mirto si confonde con quello dell’acqua color smeraldo e i profumi delle portate offerte dal 7Pines Resort Sardinia, semplici ma votate all’eccellenza, che si avvalgono delle materie prime fornite da coltivatori e pescatori locali, affidate agli chef Nicholas Hahn e Clemens Kriegerowski. La destinazione ideale per edonisti che vogliono godersi i piaceri di una vacanza curata fin nei minimi dettagli, passando dal relax in spiaggia alle feste notturne, indossando magari gli abiti realizzati ad hoc da John Richmond.

Haroun Fall

Siamo abituati a vedere Haroun Fall, attore 26enne di origini senegalesi, nei panni degli alter ego televisivi, cinematografici e teatrali interpretati finora, da Sharif, problematico amico del protagonista di Zero (prima serie italiana targata Netflix dal cast quasi totalmente black, una parte che l’ha fatto conoscere al grande pubblico nostrano) allo studente de La Classe (pièce che l’ha portato sui palchi di tutta Italia per tre anni consecutivi), ai ruoli in serie e film come Cobra non è, Arrivano i prof, L’amore strappato.

Haroun Fall actor
Total look Louis Vuitton

Per Manintown, invece, fa suoi con estrema nonchalance i must-have di quello stile dégagé, dagli accenti marcatamente casual e street, che va oggi per la maggiore. Eccolo dunque, nelle foto di Davide Musto, abbigliato ora con ampi completi e bucket hat monogrammati firmati Louis Vuitton, ora con gilet di maglia e pants dal côté sartoriale by Missoni. E ancora, si aggira nel florido giardino dell’hotel TH Roma – Carpegna Palace indossando pullover check su jeans dal taglio slim (Moschino), oppure improvvisa un’acrobazia vestito con una salopette in denim e sneakers voluminose griffate Dolce&Gabbana; dimostrando, ancora una volta, di possedere un notevole eclettismo, che gli permette di immergersi – e spiccare – in qualunque situazione.

Haroun Fall interview
Total look Moschino

Haroun Fall serie
Vest and pants Missoni, shoes Doucal’s

Haroun Fall shooting
Denim dungarees and sneakers Dolce&Gabbana

Haroun Fall Netflix
Total look Louis Vuitton

Manintown cover
Vest and pants Missoni, shoes Doucal’s

Haroun Fall fashion
Vest and pants Missoni, shoes Doucal’s

Credits

Talent Haroun Fall

Photographer Davide Musto

Stylist Stefania Sciortino

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Make-up Iman El Feshawy @makingbeautymanagement

Location TH Roma – Carpegna Palace Hotel

Nell’immagine in apertura, Haroun Fall indossa total look Louis Vuitton

Smiths & Co, il tempio milanese dell’hairstyling

Smiths & Co è un salone nato a Milano nel 2020 che, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, persegue costantemente l’obiettivo di garantire il benessere della propria clientela, curandone fin nei minimi dettagli l’hairstyle.

Un salotto di amici nel cuore di Milano

L’hair salon si trova in via Carlo Pisacane, nel cuore di Porta Venezia, centralissimo quartiere milanese che compendia i tanti volti della città, quello cosmopolita (con i mille sapori della cucina internazionale), quello arcobaleno (con la quotidiana celebrazione di diversità e inclusione nei numerosi locali LGBTQ della zona, in aggiunta al Pride più grande d’Italia), quello legato a shopping e moda, tra marchi noti, boutique di ricerca e atelier di designer emergenti.

Emiliano Vittorio, il suo ideatore, ha ideato questo spazio come un autentico salotto di amici, più che come un “semplice” parrucchiere e barbiere. Nel fare ciò, si è avvalso dell’aiuto di Massimo Giorgetti, fondatore e direttore creativo di MSGM, amico, cliente affezionato e, per l’appunto, responsabile dell’interior design di Smiths & Co. Lo stilista ha voluto infondere un tocco contemporaneo a quella che era originariamente una galleria d’arte, di cui sono stati mantenuti i pavimenti e l’impronta spiccatamente architettonica, aggiungendo al tutto alcune sue ossessioni, ad esempio le poltrone del maestro Gio Ponti per Molteni, oppure le lampade di Achille Castiglioni e Jean Prouvé, o ancora un caldo bancone in legno, a contrasto con le pareti di cemento; immancabili, infine, le piante, che punteggiano l’ambiente.

Prodotti che rispettano l’ambiente e attenzione totale al cliente

I prodotti usati sono green, tutti biologici e biodinamici, in grado di trattare al meglio ogni tipologia di capello. Il team di Smiths & Co si distingue per la naturale inclinazione alla consulenza e valorizzazione della singola personalità, sposando una filosofia che ruota attorno al concetto di etica e rispetto (anche dell’ambiente, come visto) e offrendo alcuni dei trattamenti più avant-garde sul mercato sia italiano che internazionale.

Smiths & co parrucchiere Milano
L’interno dell’hair salon di via Carlo Pisacane (ph. Mattia Greghi)

Fondatore e senior stylist del progetto è il già citato Emiliano Vittorio, veterano del settore con alle spalle vent’anni di lavoro nei più rinomati saloni meneghini e londinesi; una lunga esperienza che, oltre a fornirgli un notevole bagaglio di competenze e ispirazioni, ha instillato in lui il desiderio di costante sperimentazione, tesa a raggiungere un hairstyling d’eccellenza. Lo affianca una squadra di salon director e colour specialist, perennemente alla ricerca di novità e trend in materia.

Non solo hairstyling: arte e design nello spazio di Porta Venezia

A caratterizzare il negozio è la cura minuziosa dei particolari, evidente anche nel décor del locale, votato a un’estetica minimal, raffinata e contemporanea. Cromie tenui e tonalità naturali contribuiscono a creare un’atmosfera sofisticata e, allo stesso tempo, confortevole, con elementi di mid-century design che accentuano la singolarità del luogo. L’arredamento è definito da una studiata contrapposizione di pattern, tra i profili geometrici di mobili e parti in legno e il ricco pavimento. Smiths & Co. si pone così come un punto di ritrovo per tutti coloro che ambiscono a ritagliarsi momenti di benessere e attenzione per sé, immersi in un ambiente che mette al centro di tutto la ricerca della bellezza.

Smiths & co parrucchiere Milano
(Ph. Mattia Greghi)

Smiths & Co

V. Carlo Pisacane 59, Milano
https://smithsmilano.com/
T: +39 02 0995 081

Nell’immagine in apertura, le poltrone del salone milanese Smiths & Co (ph. Mattia Greghi)

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