Thayna Soares: l’eleganza brasiliana nell’alta moda

Manintown incontra sul set Thayna Soares, modella brasiliana di haute couture diventata icona social apprezzata in tutto il mondo.



La tua attitude felina e l’innata eleganza ci svelano che sei una modella di haute couture. Quando hai iniziato la tua carriera e quali sono stati i designer con cui hai collaborato?

Ho iniziato la mia carriera a Parigi lavorando per brand come Hermés, Cartier e Givenchy. La mia prima sfilata Haute Couture è stata per Armani Privé, un cliente per il quale continuo a lavorare ogni stagione. All’inizio della mia carriera in Brasile, sentivo molta pressione nel dovermi adattare al mercato della moda. La corsa nel sembrare più giovane e più mainstream. Per fortuna mantenere la mia veridicità e l’eleganza nel modo di pormi professionalmente hanno portato i loro frutti.



Sfogliando l’album dei ricordi, descrivici i migliori momenti della tua carriera.

Mi considero una persona molto curiosa e sempre aperta a nuove scoperte ed esperienze. Ciò che ho sempre amato della mia carriera è l’opportunità di viaggiare grazie alle fashion week. 

Inoltre, l’interazione con altre modelle internazionali ed il confronto con i designer ha sempre generato forti emozioni. Momenti come il Festival della moda africana e le sfilate in Arabia Saudita mi hanno fatto entrare in contatto con culture totalmente diverse dalla mia, scoprendo novità culinarie e altre lingue, nonché modi diversi di vedere il mondo. È difficile elencare i momenti più importanti della mia carriera in quanto il susseguirsi di essi hanno dato vita alla professionista che sono diventata.

Sicuramente posso parlare di momenti memorabili come la mia prima settimana della moda a Parigi dove sono stata selezionata esclusivamente per rappresentare il marchio Issey Miyake. Oppure la mia prima passerella di Haute Couture per Giorgio Armani, il sogno di una vita, la campagna di Azzedina Alaia e le presentazioni di Alta Gioielleria per Cartier.

Ogni momento della quotidianità di una modella è importante così come gli step che si susseguono per raggiungere i risultati.



Da icona di stile anche sui social quali sono i must haves del tuo guardaroba estivo?

Nel mio guardaroba non mancano assolutamente i bikini. Vengo da una città brasiliana sul mare dove ho trascorso la maggior parte della mia vita indossando solo un bikini. Sono veramente ossessionata da questo indumento in tutte le sue fogge. 

Ogni bikini che si rispetti deve essere accompagnato da un bel paio di occhiali da sole e da caftani in tessuti leggerissimi. I miei materiali preferiti sono il lino e la paglia che reputo elegantemente versatili per la bella stagione.



E che dire della tua beauty routine? Raccontaci i segreti per la cura della pelle.

Ho iniziato a fare modelling a 27 anni, l’età in cui la maggior parte delle modelle si ritirano dalla carriera e prendermi cura della mia pelle mi ha aiutato molto. Non mi ripeto mai abbastanza quando dico che è sempre il momento di prendersi cura della propria pelle, e il segreto sta nella detersione e nell’idratazione.  Sono sempre truccata durante il lavoro e gli eventi motivo per il quale cerco di lavare il viso con acqua corrente e idratare con una crema specifica ogni volta che posso. La qualità dei prodotti che uso è fondamentale, meglio se anti aging. Il tutto viene completato da un’alimentazione molto sana e dal bere molta acqua.






Photographer Stefano Guindani

Photographer assistant Lorenzo Baroncelli

Videodirector Federico Gariboldi

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Mua Roberto Meloni per Nars

Location Hotel Gallia Milano

Stazione Centrale Milano

Backstage photographer Lorenzo Curcetti

Andante nostalgia: il Vaderetro nello zeitgeist della moda

Un passo indietro per fare spazio al duo che si autoproclama come l’araba fenice della moda italiana. Finalista del Who’s on Next 2020,  Vaderetro è una mappatura dell’antropologia umana focalizzata sull’analisi delle contaminazioni che giungono dagli usi e costumi territoriali.  Hanna Marine Boyere e Antonio D’Andrea da cittadini del mondo, dopo aver calcato il Regno Unito, la Francia, il Marocco e il Chile, approdano al 50% delle proprie radici per dar vita ad una «bonne aventure» con l’intento di valorizzare il know how e la sartorialità Made in Italy.

La proattività culturale che vi contraddistingue , per il prossimo Autunno/Inverno, lascia fluire le proprie idee partendo dalla collaborazione con un pittore italiano,  Golia, che realizza un esclusivo dipinto olio su tela “one of”. L’opera d’arte, d’ispirazione macchiaiola, “Ho visto degli zingari felici”, diventa l’essenza della collezione il cui racconto è nelle vostre mani lette dalla cartomante che ne predice il futuro.

Siamo profondamente convinti delle contaminazioni generate dalle sinergie più variegate. Non amiamo le speculazioni e le visioni finalizzate unicamente al lato commerciale di un prodotto moda.  



Non solo arte figurativa per un lavoro che possiamo definire etno-antropologico. Il prodotto creativo che ne deriva è ispirato a uno dei gruppi minoritari più noti in Europa: il popolo Roma. Come siete entrati nella sua identità, nata dalle contaminazioni morali, religiose e artistiche attinte dai paesi che gli hanno fatto da “genitori adottivi”?

Un brand è sostenibile e etico quando si approccia anche alle tematiche inerenti le minoranze mettendone in luce aspetti mai emersi sinora. Abbiamo trovato la bellezza nel gruppo “Roma” che in molti paesi non è ben visto. Ghettizzato e stigmatizzato seppur con forti componenti culturali. Ne abbiamo ricreato l’immaginario puntando i riflettori sui fenomeni migratori che da sempre accompagnano l’umanità.

Avete recentemente introdotto una capsule permanente  “Vade-recycle” dedicata interamente a capi realizzati con tessuti e accessori vintage dead stock. In un mondo che si muove sempre più verso l’up cycle in cosa si differenzia la vostra proposta?

L’immergerci negli stock è una delle nostre più grandi passioni, non solo tessuti ma anche merceria e rifiniture. Questo imprinting deriva dal nostro viaggio in Marocco, dal Suq a Forcella, da Napoli a Londra. La scoperta degli archivi e del passato è il concept stesso di VadeRetro. Far riemergere e ridar vita a ciò che è stato.



La filosofia che vi appartiene decanta la fluidità di genere e l’ aesthetic nostalgia e l’eclettismo per il quale si contraddistingue è stato già apprezzato da alcune celebrity. Vaderetro a Sanremo i vostri look sono stati scelti per Fulminacci detenendo il primato di un’ascesa in tempi record. Come proiettate le vostre collaborazioni con il mondo dello spettacolo?

Diamo sempre un forte valore ai placement allineati con la nostra vision, motivo per il quale i testimonial VadeRetro devono sempre trasmetterne il messaggio senza snaturarlo. Di sicuro le nostre scelte saranno sempre oculate e trainate verso l’emozionalità generata dalle stesse.



Avete recentemente affermato che il vostro sogno sarebbe quello di riuscire ad affermarvi non solo come brand di abbigliamento, ma come un vero e proprio movimento culturale, avendo la possibilità di lavorare con enti e associazioni che lottano per cause che vi appartengono. Avete già attivato sinergie in tal senso?

I valori etici di Vade Retro partono innanzitutto da un processo produttivo trasparente, dando in primis risalto all’elemento umano e alla manodopera. Ne deriveranno sicuramente altre tematiche e non vediamo l’ora di diventarne portavoci.

Photographer: Carmine Romano

“THE ALBUM”, DIARIO DI VIAGGIO DI MYTHERESA

MYTHERESA, il rivenditore online di lusso, lancia “The Album”, il libro dei sogni con i designer più rappresentativiUn diario di viaggio che ci porta nelle case dei designer più noti, l’incontro ravvicinato con una moda più vera e più forte. 


MYTHERESA, il rivenditore online di lusso, lancia “The Album”, il libro dei sogni con i designer più rappresentativi
Un diario di viaggio che ci porta nelle case dei designer più noti, l’incontro ravvicinato con una moda più vera e più forte. 

Si dice “Non tutto il male viene per nuocere” e forse questa maledetta pandemia ci ha fatto scendere un po’ tutti dal piedistallo. Ci ha umanizzati, ci ha fatto capire che la vita è un soffio, oggi la abitiamo e domani chissà; ci ha uniti nonostante le distanze, ci ha fatto riscoprire i veri affetti e i nostri più sinceri bisogni. E allora forse ricorderemo questo momento di vita come un dono prezioso, per chi ce l’ha fatta, per chi è riuscito a cambiare e per chi ha finalmente dato un senso alla propria esistenza. 

E’ l’impegno e l’attitudine che ha messo anche Mytheresa, il rivenditore online di lusso, realizzando un libro in cui anche le star scendono a noi dal cielo, si mettono in cucina e impastano anche loro, come hanno fatto Donatella Versace, Silvia Fendi, Gabriela Hearst, Olivier Rousteing, Lucie & Luke Meier. Ma sempre con grande eleganza, rivisitando i loro piatti preferiti grazie allo chef tristellato Pascal Barbot.

In “The Album” di Mytheresa vediamo i designer giocare con le loro famiglie negli spazi delle loro case, dove il motto è less is more, complice questa voglia di ritorno alla semplicità, all’unicità delle cose. Anche loro sognano di poter viaggiare presto, per tornare ai voli ispirazionali, alle scoperte di nuove culture, che sono poi il frutto delle grandi collezioni che raccoglie Mytheresa. 

Della sua Trivero, Alessandro Sartori evoca i paesaggi e omaggia le montagne, le valli, la campagna che hanno contrassegnato la visione del suo lavoro per Ermenegildo Zegna, di cui è direttore artistico. 

The Album” rimane un libro di grande stile, che racconta la moda nel modo più poetico e con una forza forse più profonda, cercando di mettere in luce il lavoro dei designer nonostante i limiti e le difficoltà del fashion world. I saggi che accompagnano queste meravigliose immagini sono degli scrittori Michael Hainey, Gabrielle Hamilton, Lola Ogunnaike e Carvel Wallace; le modelle dei paesaggi mozzafiato di Agave e Portogallo sono Marthe Achilles, Joaquim Arnell e Gloria Brefo. 

Diari di viaggio dove gli accessori di moda si mimetizzano come camaleonti, diventano un tutt’uno con la natura, si adeguano, come fa l’uomo per la sopravvivenza. 

E’ un viaggio intorno al mondo che racconta i più grandi rappresentanti di Mytheresa, una moda di lusso, con un cuore grande.

Il quinto numero di “The Album” con tema “Dream” uscirà oggi 16 aprile e sarà distribuito esclusivamente ai più stretti sostenitori di Mytheresa.

Regalare una borsa: con Liu Jo vai a colpo sicuro

Regalare una borsa elegante e di ottima fattura è nella maggior parte dei casi una delle scelte migliori. Se si conoscono i gusti della persona che deve ricevere il dono diventa ovviamente tutto più semplice, ma anche in caso contrario è possibile propendere per questo accessorio andando su modelli più tradizionali. Si tratta infatti di un tipo di regalo che piace praticamente a tutte perché concilia la bellezza con la classe. Quando si parla di borse eleganti, glamour e raffinate viene subito in mente una marca che sa distinguersi dalle altre: Liu Jo.

Perché scegliere Liu Jo?

Il marchio Liu Jo da tanti anni è sinonimo di eleganza e design completamente made in Italy.
Da sempre un marchio per donne con personalità e femminilità, è in grado di soddisfare tutte le richieste da parte della clientela, che sia una giovane teenager in cerca di un outfit cool o una donna adulta che vuole essere impeccabile a lavoro. La professionalità e affidabilità di questo brand ha fatto in modo che nel corso del tempo venisse riconosciuto come uno dei migliori marchi in commercio. Le diverse tipologie di stile ne hanno fatto un sinonimo di versatilità: Liu Jo ama dare di sé un’immagine di varietà di prodotti per tutti i gusti e tutte le tasche.

Come scegliere la borsa Liu Jo più adatta?

Come si può vedere anche dai diversi modelli presenti negli store online, le borse Liu Jo, in tutte le loro varianti, rispecchiano fedelmente lo stile che i fondatori hanno voluto infondere al marchio. La borsa Liu Jo è creata per le donne che cercano uno stile che enfatizzi la loro bellezza. Gli stilisti hanno da sempre creato per il marchio una borsa accattivante che sappia coniugare le tendenze della moda e la qualità della manifattura. Infatti si è sempre cercato di non sottovalutare l’aspetto della materia prima: fin dall’inizio la mission dell’azienda è stata una ricerca dei dettagli quasi maniacale. Una borsa Liu Jo è frutto del lavoro meticoloso dell’artigianato italiano che da sempre è sinonimo di eleganza, classe e personalità. 

Fare shopping può rappresentare un momento di svago e scegliere un buon prodotto può regalare spensieratezza e serenità. Donare una borsa, o un qualunque altro prodotto di moda, è un buon modo per far felice qualcuno e, al contempo, divertirsi nello sceglierla.

ARTE PER LA MODA: LE NUOVE COLABS

Nuova stagione, nuova collaborazione. La prima che vogliamo evidenziare è proprio quella di LACOSTE,  che recentemente ha fatto squadra con l’icona pop e artista Keith Haring. È stata fatta un’accurata rassegna delle opere di Keith, dalle più famose a quelle meno conosciute, per poi selezionarne alcune da riprodurre sui capi di questa collezione speciale composta da capi sia per adulti che per bambini. In linea con il trend che vede un ritorno agli Anni 80 nella moda, il brand ha puntato su molte opere street art dell’artista americano realizzate proprio in quegli anni con lo stile che continua a contraddistinguere i suoi lavori.

A comporre la linea Keith Haring x LACOSTE ci sono le iconiche polo, t-shirt, felpe, costumi da bagno ma anche orologi (per i più giovani) e altri capi. Le stampe sono state messe sia in bella vista e con colorazioni vivaci, come sulle t-shirt, sia in alcuni dettagli che rendono unici i pezzi della collezione senza eccedere nelle stampe, riprodotte ad esempio solo sul retro delle sneakers piuttosto che sul colletto delle polo. Una collezione che LACOSTE ha fortemente voluto per rendere omaggio a Keith, al suo spirito libero e alla sua arte fuori dagli schemi.

 

Un altro marchio di tendenza che non è nuovo in fatto di collaborazioni è Supreme. Per il connubio moda-arte ha collaborato con il duo Gilbert & George presentando una capsule collection già disponibile negli store. Gilbert & George, artisti tra i più influenti nel settore dell’arte contemporanea, hanno messo a disposizione il proprio talento per realizzare una serie di hoodie, t-shirt e skateboard in edizione limitata per il brand americano. Un totale di 27 pezzi intitolati “1984 Pictures”.

Restando sempre nel campo dell’arte, un nome che sta risuonando nel fashion system è quello di Sterling Ruby. In questo caso non si tratta di una collaborazione perché il poliedrico artista americano dopo essersi occupato di pittura, di scultura e di fotografia ha deciso di lanciare una vera e propria linea di moda. Il brand da lui fondato e che lo vedrà in veste di direttore creativo si chiama S.R. STUDIO. LA. CA. e sarà presentato durante la prossima edizione del Pitti Uomo in programma a giugno 2019. L’evento, ormai appuntamento fisso per i protagonisti del settore moda maschile, ha scelto Sterling Ruby come Special Guest offrendogli così una vetrina importante per il suo debutto come fashion designer e per la presentazione al pubblico della sua linea ready-to-wear.

 

 

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080 BARCELONA FASHION

Siamo stati alla 23esima edizione di 080 Barcelona Fashion, che in questi giorni si sta svolgendo all’interno dell’edificio Modernista di Sant Pau nel capoluogo spagnolo. L’ appuntamento, volto a promuovere la creatività e il settore moda a livello internazionale ci ha mostrato le collezioni di diversi designer maschili e femminili tra nomi noti e stilisti emergenti. Vediamo la nostra selezione di brand da scoprire.

 

Il brand sudafricano  CHULAAP, omaggia la diversità del panorama africano attraverso le sue stampe grafiche dai colori sgargianti. CHULAAP inoltre è stato selezionato da HighSnobiety tra i primi 5 brand africani di spicco. Ha infine ricevuto il premio come best menswear collection al Durban Fashion Fair.

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

 

UMIT BENAN, designer turco-libanese  è uno tra i nomi internazionali di questa edizione. Benan vanta già una carriera nella moda, tra le sue ultime esperienze, la direzione creativa di Trussardi. La collezione si concentra su abiti veri, destinati a essere indossati da uomini reali, l’obiettivo di Umit è sempre quello di trasmettere un messaggio più ampio, che è inesorabilmente collegato al mondo in cui vive e alle cose che lo riguardano. La componente religiosa è senz’altro presente nella collezione che ci mostra giacche di pelle, caftani, e abiti sartoriali pensati per la figura e le esigenze di stile dell’uomo musulmano.

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

Il tedesco Javier Girón o meglio noto com JNORIG presenta un marchio di abbigliamento maschile di fascia alta definito da questi principi: urban-chic, eclettico e principalmente acromatico con attenzione alla selezione del tessuto. Al centro di JNORIG c’è un modello molto preciso sviluppato con cura per ogni capo. La sua collezione si rivolge ad un uomo giovane e innovativo che vuole osare con il proprio stile. Gioca con simmetrie, silhouette minimali e linee dritte.

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

 

KILLING WEEKEND mira a comunicare attraverso la moda uno stile di vita basato sull’essere se stessi, lottando per ciò in cui si crede e vivendo la vita in maniera spontanea. La proposta è semplice e confortevole, collezioni senza tempo in lotti limitati. Scommette su un prodotto di qualità realizzato in collaborazione con aziende locali.

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

080 Barcelona Fall/Winter 2019-2020

 

 

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Man in Italy: Il musical a cavallo tra moda e bellezza Italiana.

Danza, moda, musica e italianità, il nuovo spettacolo teatrale scritto e diretto da Alfonso Lambo “Man in Italy” in scena al teatro Ciak, è questo e molto di più.
Il musical nasce dalla volontà di voler raccontare la bellezza italiana attraverso il suo aspetto più caratterizzante: La moda, e vanta la partecipazione di nomi del mondo dello spettacolo come Iva Zanicchi, Alex Belli, Bianca Atzei, e Jonathan Kashanian.
La maison “Man in Italy” diretta dalla cinica Norma (Iva Zanicchi) è pronta ad affrontare nuove sfide grazie all’arrivo della creativa Emma (Beatrice Baldaccini), colei che sconvolgerà la vita di Alex (Alex Belli).
Nel mentre il testimonial Samuel (Daniel Balconi) si innamora di Sara (Bianca Atzei) la figlia dell’irriverente direttrice, a far da cornice alla storia ci saranno una serie di teatrali fashion show a metà tra sfilate e concerti e il corpo di ballo “Angels” che interpreterà le coreografie di Bill Goodson.
Moda e vita di tutti i giorni convivono all’unisono in questo particolare progetto ispirato dal celebre romanzo di Lauren Weisberger “Il diavolo veste Prada” dal quale è stato tratto il celebre film del 2006 con Meryl Streep, Stanley Tucci e Anne Hathaway, l’impianto scenico vedrà l’utilizzo di un’enorme passerella mentre la colonna sonora è un sentito omaggio alle più celebri hit degli anni ottanta.
Dopo Dirty Dancing, Fame, The Body Guard e West Side Story, la Wizard Production propone un nuovo contenuto accattivante e originale, un vero inno alle passerelle, all’italianità e ai sfavillanti anni ottanta, in replica al teatro Ciak di Milano fino al 20 gennaio.

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La London Fashion Week Men’s pone l’accento su giovani talenti e fluidità di genere

Ai nastri di partenza la tredicesima edizione della London Fashion Week Men’s. La Settimana della Moda britannica dell’abbigliamento maschile si svolge in realtà in una finestra di tre giorni pieni, da sabato 5 gennaio a lunedì 7 gennaio, presentando 42 show, 4 in meno rispetto al calendario di giugno 2018. La LFWM si contraddistingue anche in questa sessione per l’attenzione riservata ai giovani talenti del menswear, alla fluidità tra i generi sessuali e ad un’inesauribile voglia di sperimentazione. Le sfilate scattano sabato mattina con Art School, i cui fondatori, Eden Loweth e Tom Barratt, credono nelle identità di genere non binarie, realizzando collezioni che celebrano lo stile queer e si rivolgono a persone trans-identified. La giornata terminerà con il finalista del ‘Prix LVMH’ Charles Jeffrey con la sua etichetta Loverboy, la cui sfilata della scorsa stagione ha combinato diverse fantasie LGBTQ, fra teatro Noh, samurai trasgressivi e alcune macchine da cucire di cartapesta indossate come cappelli, ma anche nightclubbing vecchia maniera e riferimenti alle drag queen. E ancora la label Blindness della coppia coreana Kyu Yong Shin e Ji Sun Park, con sede a Seoul, le cui collezioni per uomini e donne cercano di eliminare le frontiere tra i sessi.

Londra ha sempre avuto come obiettivo principale la scoperta di nuovi talenti e monitora continuamente il processo di maturazione delle nuove scoperte del settore. Fra queste promettenti facce nuove o alle prime armi, appaiono in cartellone Feng Chen Wang, altro finalista del ‘Prix LVMH’, con i suoi capispalla concettuali, Paria Farzaneh, stilista britannica nata nel Devon da genitori iraniani, Delada, il marchio unisex intriso di tipica nostalgia russa della designer Lada Komarova. Da visionare anche le proposte del giapponese Arashi Yanagawa, che si approccia in modo insolito alla sartoria tradizionale con il suo brand John Lawrence Sullivan (così chiamato dal nome di un famoso pugile irlandese-americano), ma anche quelle di Khalid Al Qasimi, che vive a Londra e mixa influenze mediorientali (lo stilista è degli Emirati) allo utility streetwear londinese.

Se si parla di attenzione portata alla giovane creazione, è tradizionalmente importante durante la LFWM lo spazio Fashion East, proposto come sempre con la formula della sfilata congiunta di tre nuovi talenti. In questa stagione (domenica 6 gennaio alle 19) i suoi protagonisti saranno Mowalola, dell’anglo-nigeriana Mowalola Ogunlesi, laureatasi alla Central Saint Martin’s, Stefan Cooke, noto per le sue particolarissime tecniche tessili, e la dublinese Robyn Lynch, che vanta un Master della University of Westminster.

Il défilé più atteso dagli addetti ai lavori sarà però quello di del marchio londinese A-Cold-Wall, fondato da Samuel Ross, originario di Brixton, ex assistente di Virgil Abloh e anche lui finalista del ‘Prix LVMH’. Tutti gli esperti lo considerano la next big thing dell’abbigliamento maschile, destinata a grandi cose. Il suo marchio miscela in modo sofisticato sportswear tecnico, dettagli concettuali, vestiti della working class e volumi smart.

Ma sarà da vedere anche la sfilata di Cottweiler, il marchio inglese di sportswear di ricerca molto cool dei designer Ben Cottrell e Matthew Dainty, anche loro finalisti del ‘Prix LVMH’, nel 2016, e vincitori del ‘Woolmark Prize’ nel 2017. Pochi giorni dopo, Cottweiler tornerà a partecipare al Pitti Uomo, grazie ad una collaborazione con Allegri per la realizzazione di una capsule collection di 10 impermeabili.

La maggioranza degli stilisti che partecipano alla LFWM vivono o hanno la sede a Londra, ma la metropoli britannica ha attirato anche grandi nomi internazionali, come l’italiano Iceberg, storico specialista della maglieria, alla seconda sfilata nel calendario britannico.

Non mancheranno comunque le sfilate di linee sartoriali moderne, da E. Tautz a Oliver Spencer, a Wales Bonner, Stefan Cooke e Kent & Curwen. Quest’ultimo è il marchio diretto da David Beckham, che è il testimonial ufficiale di questa London Fashion Week Men’s. Da non perdere, infine, le sfilate di etichette heritage classiche come Barbour e Belstaff (lunedì 7, rispettivamente alle 11:30 e alle 13:30). Di seguito LA GALLERY STREETSTYLE DALLA LONDON FASHION WEEK.

 

Ph: Andrew Barber

 

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GIVENCHY: LA SPRING SUMMER 2019 SARÀ LEONINA

La pre-collezione Spring 19 di Givenchy sarà un omaggio al segno più fiero del mondo dello zodiaco: il leone.
Il tema identifica le sue radici nella più antica tradizione del brand parigino, il re della savana era infatti una grande passione del conte Hubert de Givenchy, fondatore del brand scomparso lo scorso marzo, ma è anche ispirato al segno zodiacale di Clare Waight Keller, direttrice artistica del brand.
La nuova punta di diamante della maison, prima donna alla guida della maison francese, riprende ancora una volta il mondo dello zodiaco dopo averci deliziato con una collezione di gioielli ispirati ai 12 segni dell’oroscopo.

Il suo innovativo spirito urban si trasferisce così nei capi, giacche, bomber in pelle e denim, felpe con cappuccio in ecopelle e T-shirt nere oversize, maglie a maniche lunghe o corte, che per la prossima collezione spring 19 si arricchiranno inoltre della storica firma di Hubert de Givenchy ricamata in rosso.

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LA MODA ENTRA IN SCENA ALLA GALLERIA CAMPARI

Tanti marchi italiani, nel tempo, hanno intrecciato il proprio business con la moda. Marchi il cui core è completamente diverso, ma che hanno ritrovato nell’universo del costume un’anima affine.
E’ il caso di Galleria Campari, chepresenta la mostra Storie di Moda. Campari e lo stile. Il nuovo progetto espositivo, aperto al pubblico da oggi, venerdì 5 ottobre 2018, a sabato 9 marzo 2019, dedicato all’esplorazione di una delle anime che compongono l’universo Campari: la profonda relazione tra il marchio e il mondo della moda, intesa come espressione di arte e costume.

Franz Marangolo, Bitter Campari, anni 60, © Galleria Campari
Franz Marangolo, Bitter Campari, anni 60, © Galleria Campari

L’exhibition è stata curata dalla giornalista Renata Molho, critica del costume e della moda per il quotidiano Il Sole 24 Ore dal 1991 al 2012. Docente di giornalismo di moda, autrice della prima e unica biografia di Giorgio Armani, Essere Armani (2006 e 2015, Baldini & Castoldi) e delle monografie 21 – Costume National (2007, Assouline) ed Etro (2014, Rizzoli). La curatrice struttura un percorso in cui i concetti di “stile” e “stili”, di cui la comunicazione Campari si è fatta testimone, bozzetti pubblicitari, fotografie, grafiche, abiti, riviste e accessori. Divisa in quattro sezioni tematiche, Elegance; Shape and Soul; Futurismi e Lettering, la mostra mette in dialogo opere provenienti dall’archivio di Galleria Campari con prestiti da case di moda, musei e fondazioni. Tra le altre, opere originali pensate e realizzate per Campari da Fortunato Depero, Bruno Munari, Marcello Dudovich, Franz Marangolo, accostate e integrate alle creazioni e ai bozzetti dalla Fondazione Gianfranco Ferré e agli abiti scultura dalla Fondazione Roberto Capucci.

La mostra rimarca anche lo storico legame tra Campari e il mondo del cinema. Il legame con la settima arte è presente anche in una serie di accessori disegnati da grandi stilisti per personaggi e occasioni cinematografiche, come le scarpe che Salvatore Ferragamo realizza per Judy Garland, o gli stivali cuissard, iconicamente rossi, di Fendi, indossati da Zoe Saldana in The Legend of Red Hand, cortometraggio firmato dal regista Stefano Sollima per Campari per il progetto Red Diaries 2018.

Roberto Capucci, Abito Fluorite, 1995, Foto di Fiorenzo Niccoli
Roberto Capucci, Abito Fluorite, 1995, Foto di Fiorenzo Niccoli

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