Coreon Du: il talento rompe le righe

Coreon Du è stato giudicato il musicista più eclettico del panorama africano, mentre Forbes lo ha definito uno dei 15 artisti più influenti d’Africa. Nato in Angola, Coreon Du, vero nome di José Eduardo Paulino dos Santos, si è prima imposto sulla scena internazionale come pioniere della cultura pop della sua terra, registrando riconoscimenti importanti sia nella categoria della musica, sia come produttore, direttore e scrittore televisivo. Giovane brillante, poco più che trentenne ha vissuto e studiato in America, parla varie lingue e ha unito diverse forme musicali in un mix che non è afro, non è soul, non è jazz, ma è una sintesi di tanti stili che sfociano in una performance unica e originale. Nei suoi album si sono date appuntamento voci di grandi artisti brasiliani e portoghesi. Spirito sensibile e creativo, l’artista ha inoltre ideato una linea di abbigliamento per uomo, donna, la Wedu by Coreon Du, nata in primis come merchandising ai suoi concerti e poi diventata icona di street Style per i giovani di tutto il mondo. Nello spazio espositivo di Ventura Lambrate, a Milano, i visitatori hanno potuto ammirare varie creazioni artistiche multidisciplinari di oggetti di design, nonché abiti e tessuti sperimentali della linea Wedu. Unita a questa exhibition sono stati proiettati dei video delle performance musicali e cinematografiche dell’artista, che si è imposto alla ribalta dal 2010 con grande genialità.
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Impara l’arte e mettila… in Casa:

In un paese come l’Italia, ricco di patrimoni artistici in decadenza, fa ben sperare l’iniziativa di airbnb, che ha proposto un progetto di riconversione di edifici pubblici in residenze per accogliere artisti da tutto il mondo, orientando in questo modo il flusso di turismo da quantitativo a qualitativo e permettendo ai borghi italiani, interessati al progetto, di svolgere attività culturali per la conoscenza del territorio. A Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, conosciuta dai turisti come: città che muore, il Comune ha restaurato e concesso in affitto delle stanze in questo borgo etrusco al progetto “case d’artista”. Qui, a un prezzo più basso rispetto al mercato, saranno ospitati talenti che lasceranno al comune un segno del loro soggiorno, un omaggio per così dire, mentre con i soldi si provvederà al recupero del borgo, che prevede, per questo, una crescita importante del turismo di qualità. Il primo maestro che ha aderito alla proposta è Francesco Simeti, il quale ha soggiornato a Civita nell’ottobre 2016. Altro esempio di questa iniziativa lo troviamo sulla montagna bolognese, dove i comuni di Gaggio Montano, Grizzana Morandi, Marzabotto e Vergato, con il contributo della regione, hanno realizzato 3 tour per la conoscenza di artigianato e arte locali, nonché di musica e prodotti tipici del territorio, con lo scopo di riportare in evidenza la bellezza di questi luoghi. Case d’artista è un progetto dell’Unione Appennino Bolognese, seguito da persone che in quei luoghi ci vivono o sono andati ad abitare e che si sono identificate come Talenti. Si tratta di agricoltori biologici, attori, musicisti, artigiani, tutti con un grande bagaglio di competenze che hanno voglia e intenzione di far conoscere le attività da valorizzare. Nei 3 tour si visiteranno le case d’artista dove vivono i talenti, oltre a godere di eventi come concerti, degustazioni di prodotti locali e workshop artigianali in un contesto decisamente unico come la montagna, verso cui si auspica  un ritorno importante in termini di ripopolamento. Scopo del progetto è far conoscere i piccoli borghi, rilanciandoli come laboratori di scambio culturale e artistico e di integrazione territoriale. Tanti sono i piccoli paesi medievali completamente abbandonati dopo la guerra, i famosi paesi fantasma, dalla Basilicata alla Toscana passando per le Marche. Il comune di Asti, ad esempio, ha aperto un bando per la trasformazione dell’ex chiesa di San Giuseppe, oggi spazio Kor, per l’assegnazione di una residenza ad artisti che lavorano con il linguaggio del contemporaneo. Nel 2013, Gianni Ummarino ha proposto una mostra fotografica di ben 22 case d’artista marchigiane, sconosciute per lo più al gran pubblico, grazie alla quale ben si capisce la creatività di chi le ha abitate e tuttora le abita, destinandole a un visitatore motivato culturalmente. In valle Camonica, è stato promosso il restauro di Casa Valiga, destinata a ospitare, nei monolocali, artisti che si adoperino nella realizzazione di attività culturali. Anche in Piemonte una fondazione tedesca per l’arte ha ricavato delle abitazioni-atelier in un vecchio palazzo di un borgo sul lago Maggiore, dove i maestri vivono e realizzano le proprie opere d’arte. Negli anni ’60 in questa casa hanno soggiornato i pittori torinesi Francesco Menzio e Enrico Paulucci. Anche le case-museo di tante città italiane permettono di sintonizzarsi con il mondo dell’artista, nonché di preservare la memoria e dar linfa a nuove attività culturali.

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Tips for the weekend: a Milano per la Mostra Internazionale Libri Antichi e di Pregio

Dal 24 al 26 marzo 2017 a Milano torna la Mostra Internazionale Libri Antichi e di Pregio nella sua quinta edizione organizzata da ALAI – Associazione Librai Antiquari d’Italia e Noema, in collaborazione con ILAB – International League of Antiquarian Booksellers, con il supporto di AbeBooks e il patrocinio del Comune di Milano, della Città metropolitana e della Camera di Commercio di Milano, all’interno del prestigioso Salone dei Tessuti, a due passi dalla Stazione Centrale del capoluogo lombardo.

Per tre giorni, la grande mostra- mercato metterà a disposizione del pubblico un’ampia scelta di manoscritti antichi e straordinari libri miniati, pregiati incunaboli, stampe e documenti rari, introvabili prime edizioni e molte altre meraviglie provenienti dal passato. Un vero e proprio patrimonio su carta come il manoscritto su pergamena del 1601 in legatura di velluto dedicato a Papa Clemente VII Aldobrandini e l’edizione originale del Codice di Napoleone il Grande pel Regno d’Italia, o il libro illustrato in cui Francesco Ferdinando Alfieri descrive l’uso della picca associata alla spada e il gioco della bandiera con quaranta illustrazioni a piena pagina incise su rame. La mostra è ricca di un’entusiasmante programma di incontri, come la conferenza di sabato 25 marzo con Stefano Zuffi dal titolo Luca Pacioli: dalla “divina proporzione” al “caos magnum” o la conferenza di Marco Carminati, Il Sole24Ore, dal titolo Le cattedrali dei libri. Storia, architetture e tesori delle più spettacolari biblioteche d’Europa.

Salone dei Tessuti Via San Gregorio 29, Milano
Venerdì 24 marzo – dalle ore 17.00 alle 21.00
Sabato 25 marzo – dalle ore 10.00 alle 20.00
Domenica 26 marzo – dalle ore 10.00 alle 17.30
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Pick up one: 5 proposte di lettura ultime uscite in libreria

Per Einaudi, Donatella di Pietrantonio, considerata da Michela Murgia una delle più importanti scrittrici italiane, propone “L’Arminuta“, termine abruzzese che significa ritornata. Col suo terzo romanzo l’autrice tocca nel profondo temi legati all’abbandono, al dolore, agli affetti familiari perduti e ritrovati, un’altalena di sentimenti contrastanti, descritti con un linguaggio diretto e un po’ rude come quella regione schiusa e severa da cui l’autrice proviene. L’emozione del racconto è un sottofondo ben ritmato, mentre il mare con il suo corso fa eco al ricordo e all’oblio, il tutto pervaso dalla sensibilità genuina che lega il lettore ai personaggi del racconto. Storia di figli e genitori, di emozioni e sogni, di vita dura per operai e braccianti, storia di arminuta.

La casa editrice Minimum fax propone fra le novità “Giovani Leoni“, a cura di Angelo Ferracuti e Marco Filoni con altri scrittori, nato da un progetto di Poste Italiane e Fondazione Mondo Digitale per promuovere l’uso dei social agli over 65. Nove scrittori, partendo da testimonianze dirette dei “nonni in rete”, raccontano il futuro delle città e degli stili di vita, senza tralasciare scenari pessimistici della rivoluzione digitale. La sete di conoscenza fa capolino, oggi, anche fra le persone che hanno superato la linea della gioventù, sottolineando come la curiosità porta sempre risultati positivi. Si parla di settantenni che seguono gli amici su Facebook, di una novantenne che non comprende ancora il funzionamento di Skype, mentre qualcuno non sa far funzionare il bancomat. Storie che ci riguardano da vicino, che si svolgono tutti i giorni sotto i nostri occhi facendoci sorridere con affetto e che lasciano spazio a riflessioni, domande, derive.

La casa editrice 66th And 2nd presenta “Il museo delle penultime cose“, di Massimiliano Boni, un romanzo che parla dei sopravvissuti ai lager nazisti, ambientato nel 2031 con un unico novantottenne ancora in vita, ultimo baluardo di un periodo nero della storia mondiale, capace di narrare la sua storia nel campo di concentramento. Il protagonista, vicedirettore ebreo del museo della shoah a Roma, ha il compito di far ricordare all’ormai anziano Attilio i momenti terribili vissuti e il segreto che egli nasconde. Un romanzo che esorta a non abbassare la guardia sul ricordo, a mettere insieme documenti e testimonianze da tramandare per un futuro possibile. Il “come se” è il tema di tutta la storia, come se fosse stato possibile fermare tutto quello successo, come se le parole fossero state ascoltate, i treni fermati, le persone avvisate. Un romanzo di forte spessore, che tratta una ferita impossibile da rimarginare, affrontato con grande sensibilità, verso il dolore che ancora si affaccia alla mente dei giovani ebrei di seconda e terza generazione, per la paura del ripetersi del passato.

Feltrinelli presenta “Il teorema dell’incompletezza“, di Valerio Callieri, al suo esordio, il quale con ironia e tensione scrive un romanzo dai risvolti amari e divertenti. Un misto di sorrisi e conflitti, il libro è la storia di due fratelli diametralmente opposti, che non si parlano da anni, ma si trovano ad indagare sulla morte del padre, ex operaio Fiat, ucciso a Centocelle, nel proprio bar. Si indaga, dunque, su un passato che non era, poi, di così insospettabile linearità come si pensava: si scava fra segreti e azioni ignote insieme ai due fratelli e affiancati da personaggi seri, riservati e da altri simpatici e irresistibili. L’incompletezza del titolo è teorema matematico logico (teorema di Godel) ed è metafora sia emotiva, per il personaggio, sia politica, per il nostro Paese, popolato negli ultimi cinquant’anni da una generosa schiera di fantasmi, nonché per la mente umana. Narrato con uno stile personale e ironico, il testo racconta la necessità di “stupidi sorrisi per dimenticare il tempo “.

La casa editrice Marcos y Marcos presenta “L’ombrello di Nietzsche” di Thomas Hurlimann, un romanzo ambientato in Engadina, che racconta di una passeggiata di Friedrich Nietzsche sui monti della regione con in mano un ombrello rosso a causa del tempo incerto di quel giorno. Un fatto di immaginazione dello scrittore che proprio da quella passeggiata farà cominciare il percorso che sfocerà nella stesura di “Così parlò Zarathustra”. Lo scrittore e commediografo svizzero ci accompagna in un’argomentazione filosofica di ragionamento, che vede Nietzsche arrendersi agli elementi naturali come il vento e la pioggia seguendo il gatto Mufti, simbolo di un nuovo cammino nella verità, mentre l’ombrello volato e perduto è l’immagine di un concetto di “verità messa alla berlina”. 60 pagine piene di poesia, di indagine filosofica sul grande mistero della vita. La traduzione di Maria Giorgia Ulbar è molto accurata nella terminologia e la stessa osserva che l’ombrello rosso, strappato dal vento, è come un amo che ci porta dentro la filosofia del Novecento. Piena di significato, la frase conclusiva del testo: “Forse, ed è un bel forse, qualcosa ci protegge più di quanto pensiamo”.

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Drinking Bio: sai che c’è di nuovo

“Il futuro del vino cambia direzione”. Potrebbe iniziare così un viaggio attraverso le novità del biologico in fatto di drinks e distillati, che sempre più assurge a trend per i consumatori, soprattutto i più giovani e in cerca di nuove tendenze. A conclusione della mostra Live Wine tenutasi a Milano a febbraio di quest’anno, si può affermare il grande successo ottenuto da vini e birre biologici. La richiesta di questi prodotti, oltre che dall’Italia, viene soprattutto da Germania e Stati Uniti e, anche se il prodotto è leggermente più caro rispetto ai vini tradizionali, i risultati di vendita sembrano non scoraggiare le aspettative. Le regioni più alla avanguardia nella viticoltura Bio sono la Sicilia, la Puglia, la Toscana, seguite dalla Calabria, con i vini di Cirò aiutati dal terreno fertile dal quale, ai tempi degli antichi greci, si ricavava il vino da offrire ai vincitori delle olimpiadi. Le aziende che hanno deciso di investire in questo settore, avvalendosi di enologi esperti, si sono trovate, nonostante i dubbi iniziali, a farla da padroni sul mercato mondiale. L’Italia infatti è fra i primi produttori di vino biologico a livello internazionale. Sicuramente una svolta importante è dettata dalla tendenza del momento riguardo al mangiar sano, all’importanza del cibo veg e, in fatto di bere, dalla necessità di lavorare sulle questioni solfiti, mosti concentrati e additivi. Oltre alle grandi aziende, ci sono tanti piccoli produttori che, con impegno e pazienza, stanno ottenendo dei validi risultati, offrendo varietà di vitigni diversi dai soliti cabernet, merlot, chardonnay, imprenditori che presentano uve autoctone, che “parlano” della terra e del suolo da cui nascono.
Questi piccole realtà si stanno affermando anche sulla birra, che sempre al live wine quest’anno ha visto il trionfo del birrificio artigianale Baladin, fondato da Teo Musso. All’ultima edizione hanno partecipato 257 aziende, testimonianza, oltre che di grande interesse verso la materia prima, di inventiva, qualità e fantasia. La vasta geografia birraria vede Lombardia, Trentino e Veneto, oltre alle Marche, nelle prime posizioni in fatto di realizzazione. Sostenibilità e legame con il territorio sono le armi vincenti dei nostri distillati. Tornando fra le viti, un vigneron di nicchia è l’azienda siciliana Alice Bonaccorsi, che produce vino Bio con certificato ICEA alle falde dell’Etna, mentre le cantine Nicosia sempre vicino al vulcano affrontano le etichette Bio vegan. La cantina Di Cato produce vino Bio sulle colline di Vittorito, in provincia dell’Aquila e il suo fiore alla occhiello è un ottimo Montepulciano. Per quanto riguarda la birra, è d’obbligo un assaggio della Wayan di Baladin, in provincia di Cuneo, o un sorso di una birra di Eko’, birrificio specializzato in birre di puro malto. Dalle prealpi bellunesi arriva invece il progetto Ofen, birra distribuita con parsimonia e prodotta con materie prime provenienti da circuiti equo-solidali. Anche i primi erboristi a Milano hanno iniziato a commercializzare questo tipo di prodotti.
Cheers, eco.



Heaven’s Kitchen: WHEN FOOD… IS FASHIONABLE

Come un capo da indossare, un genere musicale o una corrente letteraria, così anche le cucine internazionali danzano, a una ritmica veloce, sulla giostra di ciò che è contemporaneo e glamorous. Ciclicamente la cucina torna alla ribalta, nelle sue più disparate consuetudini, nei profumi e nelle combinazioni curiose: molto è cibo oggi, dalle parole alla pubblicità, alle occasioni di socializzazione. Se si escludono il trend giapponese, declinato pure nelle versione più integrali del ramen o del sakè; quello libanese, a detta di alcuni chef italiani e non solo è la cucina più variegata, misteriosa ed allettante di tutte; tre sono le principali scoperte degli ultimi anni in fatto di gastronomia: la cucina peruviana, quella kmer e infine, una rivalutazione in chiave soft-chic della tradizione indiana.

Tocca comunque fare un salto a Londra – il costo dei voli, adesso, permette un comodo break nel fine-settimana, anche solo per provare queste novità – per scoprire Andina, un bistrò situato nel cuore di Soho, che ha catalizzato l’attenzione mediatica e di pubblico con risultati strabilianti: fusioni di influenze peruviane (hanno un’intera sezione della carta dedicata alle delicate ceviche) mixate ad aromi e coniugazioni più occidentali, il tutto condito da una scelta di cocktail e liquori di tutto rispetto. Andina è aperitiveria, brunch, ma anche design ed estetica visuale. Perché il cibo lo si gusta con gli occhi, prima di tutto. E non c’è nulla di più soddisfacente che uno stravagante mix-and-match di colori e furnishings, per allietare lo sguardo prima del palato.

La cucina kmer, troppo spesso “sottovalutata” a causa della vicinanza con la Thailandia, è ricca di una varietà davvero unica di spezie, fiori e radici, da poter abbinare sapientemente con molti ingredienti. La catena newyorkese Num Pang Sandwich shop, che vanta sei corner dislocati in alcuni dei punti più strategici della città che non dorme mai, aggiunge a quella che è l’arte culinaria di una tradizione gastronomica antichissima, quel tocco glam di freschezza e sobrietà minimal, che permette di godersi degli sfiziosi sandwich abbinati a tisane, spremute di zenzero e altri infusi, guardando il viavai meraviglioso di New York che freme, scorre e va. Vero e proprio must modaiolo in fatto di take-away e quick sit-in, Num Pang unisce coraggio, contaminazione e bella atmosfera. Non lasciatevelo scappare, la prossima volta che passerete nei dintorni di Manhattan.

Per chi adora le massime espressioni di filosofia del gusto, la ricercatezza estatica dei sapori che affascinano, quei bocconi d’oriente capaci di sconvolgere anche i momenti più retrivi, torniamo nella capitale britannica per parlare di Gymkhana, l’esclusivo club di Mayfair basato sui colonial clubs indiani, i cui piatti passano sempre sotto l’occhio esperto e portentoso di Karam Sethi, chef stellato ultra-conosciuto in patria e non soltanto, che “corrompe” con la sapienza della sua arte e mette d’accordo anche i critici gastronomici più severi. Gymkhana, un luxury restaurant che fa del buongusto uno stile estetico, di arredamento e di proposta del menù, propone rivisitazioni concettuali della cucina indiana, sperimenta riduzioni e salse che sfidano i classicismi e offre una selezione pregiatissima di vini di cantina.

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ROSSIGNOL presenta la F/W 2017

La collezione invernale di Rossignol è un’evoluzione stilistica nel segno della continuità e della coerenza, tenacemente ancorata all’heritage del brand, al legame imprescindibile tra filosofia active, comfort e raffinatezza. Il logo Rooster diventa cifra identificante del prodotto e sinonimo degli ideali di eccellenza ed eleganza che da sempre differenziano il marchio, fondato a Voiron nel 1907. La proposta a 360° allinea la ricerca della perfezione tecnica al gusto contemporaneo: gli interni dei capi si tingono con il particolare tono di blu ripreso dallo storico modello Strato, lanciato nel 1964. Le silhouette sono progettate per estendere il loro uso dalla montagna alla città, unificando la palette nei toni del blu, rosso e bianco – colori primari di Rossignol – e negli interventi di nero, grigio, arancione e verde foresta. Le personalizzazioni sono caratterizzate dalla data di fondazione del brand, da motivi rigati e tratti diagonali, dalla scritta logo e dall’inconfondibile emblema del Rooster, declinato anche nei ricami di fili a rilievo sulle felpe best-seller.

www.rossignol.com

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91° edizione di Pitti Immagine Uomo: la prima personale di Angela Iandelli

Sì è inaugurata a Firenze la mostra della pittrice Angela Iandelli: due spazi espositivi, presso il contemporaneo garage Bagù in Via de conti e la Boutique dello storico Hotel Cellai in via Nazionale, dove i quadri rimarranno esposti sino al 30 gennaio.
La mostra, concentrato energico di arte moderna, è una prima personale: l’artista propone visioni emotivamente dirompenti, l’impatto visivo coinvolge nei colori e le linee. La pittura materica, marchio d’autore delle opere, dà vigore alle tele che hanno un ottimismo, una joie de vivre sottesa, mai scontata.
Immediato si percepisce il senso di ricerca del bello e di un bilanciamento ideale: una creatività poliedrica, quella di Iandelli, che sceglie come acronimo anga (@anga_arte il portfolio instagram), una lucidità sarcastica la sua, che non pontifica né giudica – Arte è anche il nome dell’exhibition: forse una provocazione al continuo, aperto, dialogo fra ciò che si possa definire tale? –. Arte è un percorso, non una direzione. E nel percorso, ogni domanda stimola una crescita.

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In contemporanea fino al 30 Gennaio
presso Boutique Hole Cellai
Via XXVII Aprile, 14 – Firenze 

Frei

Frei è un brand curiosamente insolito: riunisce un gruppo di talentuosi designer “misteriosi” che hanno unito la propria creatività in nome della moda, del vintage e dell’impatto ambientale, tre tematiche a cui tutti gli artisti della crew sono estremamente legati.
Il risultato è una collezione di pezzi interessanti, in edizione limitata, che raccoglie capi vintage rivisitati col tocco dell’hand-made in una versione glamour, dai toni pop e ultra-contemporanei, dove dei parka in tipico stile anni ’70 sono “modificati” con pennellate di vernice colorata o patch in jeans, eleganti mantelle in cachemire en double face mostrano la loro audacia in fantasie sgargianti e linee avvolgenti.
La mission che muove il progetto nasce da una citazione di Jean-Jacques Rousseau: “la libertà è il poter di scegliere le proprie catene”; un monito, dunque, per una creatività che ha come vincoli soltanto la moda tout-court, la passione per gli abiti d’epoca, la fusione di talenti in nome di uno stile senza tempo e senza definizioni forzate.
La collezione Frei, fresca di shooting, sarà disponibile dal 21 al 23 Gennaio presso Tranoi Trade Show, uno dei riferimenti parigini dell’avanguardia creativa in fatto di moda e profumi, e poi presso lo showroom CUTULICULT/COUTU dal 23 al 25.

©Photo Credit Nunzio Del Piano
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Gaetano Pesce in mostra a Firenze: il mondo è donna

Espone a Firenze fino all’8 febbraio, nelle tre nuove sale del Museo del Novecento, l’architetto e designer Gaetano Pesce. La mostra, intitolata “Maestà tradita”, non è stata inaugurata dall’artista per motivi di salute, ma l’opera inedita – la maestà tradita, appunto – grande scultura di donna, è stata presentata in Piazza Santa Maria Novella di fronte alla famosa basilica progettata da Leon Battista Alberti per la famiglia Rucellai nel 1470. Pesce avrebbe voluto posizionare la sua opera in Piazza della Signoria, ma il sindaco della città, Dario Nardella, non ha dato il consenso. In attesa della grande scultura, nel museo sono esposte varie opere inedite dell’artista, ormai famoso in tutto il mondo, opere dedicate alla donna. Ogni sala, attraverso odori, suoni, sostanze liquide, elementi vari, denuncia la difficoltà di essere donna ancora oggi, nonostante la forza creatrice che l’identità femminile porta con sé. Entrando ci attende una enorme UP rivestita di variopinti indumenti femminili, mentre di fronte troviamo delle UP a strisce bianco e nere incatenate a guisa dei carcerati a significare la libertà impedita alle donne ancora osteggiate e vilipese da una società maschilista. La up o upchair è stata progettata da Pesce nel 1969 e rappresenta la maggiore testimonianza del design radicale degli anni 60/70. Esposta nei musei di arte contemporanea più importanti, la Up rappresenta, oltre la ricerca di forme e materiali nuovi, un modo di parlare politicamente della condizione delle donne vittime dei pregiudizi degli uomini. La up 5 richiama nella sua forma il grembo materno, simbolo di protezione, mentre la sua forma avvolgente e sinuosa trasmette il senso della fertilità come nelle Veneri paleolitiche. La up è quindi un elogio alla donna, la quale è continuamente sollecitata però ad ingoiare bocconi amari. L’artista ha posto su dei blocchi dei pezzi di pane, degli stecchini e un contenitore con del fiele invitando a rischio e pericolo ad assaggiarli. Grande sostenitore dell’universo femminile (“Il mondo è donna”) Pesce affronta un tema attualissimo con grande esperienza e amore. Inoltre, l’evento della collocazione della scultura più importante è avvenuto alla presenza di Vittorio Sgarbi e Sergio Risaliti, organizzatori e curatori della mostra.

www.museonovecento.it

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