‘Fuori!!!’, cinquant’anni di orgoglio, storia e amore

Una dichiarazione d’amore, un piccolo monumento alla cultura LGBTQ+.

Una bomba.

Così viene descritta l’inedita antologia dei primi 13 numeri di Fuori per celebrare il 50° anniversario della storica rivista di liberazione sessuale e orgoglio omosessuale Italiano.
Giovedì 20 gennaio Carlo Antonelli e Francesco U. Ragazzi hanno presentato Fuori!!! 1971-1974 , grazie all’ospitalità di Fondazione Feltrinelli e con l’aiuto dei collaboratori e sostenitori Levi’s e Fondazione Sandro Penna.

Acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, FUORI nasce nel 1970 a Torino come gruppo omosessuale clandestino, uscendo allo scoperto nel 1971 come la prima associazione gay italiana. Espande i propri orizzonti entrando nelle edicole come rivista di liberazione sessuale nel 1972. Partendo da Torino, raggiunge un contesto nazionale, fino a creare anche un network internazionale attivo.



L’antologia si presenta con una grafica di grande impatto per ricordare l’importanza e il ruolo della storia omosessuale sia nella storia italiana che in quella internazionale.
Lo sfondo arancione acceso e l’icona della bomba ricordano il fuoco e le fiamme come metafore del “caos” e del rumore che le marce per i diritti civili hanno iniziato negli anni 70, con un’eredità che raggiunge i giorni nostri. Il colore arancione – ricordato come “il colore dei matti” – potrebbe essere una “frecciatina” alla psicoanalisi del tempo. Infatti gli studi para-scientifici, fino agli anni 70, consideravano l’omosessualità come “disturbo mentale”; è stata cancellata dal DSM (manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), solo il 17 maggio 1974, data che nel 2004 viene istituzionalizzata come giornata contro l’omobilesbotransfobia.


L’intera stesura del libro rappresenta il risultato di un processo semiotico volutamente ricco di riferimenti e metafore sottintese. Anche la sua dimensione ha un significato preciso; lungo 500 pagine e stampato in un formato di 38X29, il volume è costruito per essere un oggetto ingombrante e “fastidioso”, aggiunge Carlo Antonelli. È costruito come elemento tattile e percepibile delle lotte e dei sacrifici di persone che “hanno dato fastidio” per raggiungere i propri scopi.



Pensata come “coffee table book”, l’antologia vuole essere un elemento di arredo – e non di riempimento – nelle case di chi l’acquista. Un monumento, una statua, un “punto focale”, che porta con sé la consapevolezza di una storia lunga e sudata e uno sguardo speranzoso verso il futuro.
La raccolta è anche una bomba, come lo è stato Stonewall nel 1969 e come lo è stata FUORI nel 1970. Una bomba i cui “danni” hanno provocato cambiamenti impensabili nel sistema.



Fuori è nata e si è evoluta come una vera e propria storia d’amore che ha legato vari soggetti ed enti culturali con un valore comune: il rispetto.
Perché è di rispetto che si tratta e di rispetto si è sempre trattato. Il rispetto per la storia, il rispetto per gli altri, il rispetto per i sacrifici e il rispetto per se stessi e la propria identità.

Ed è il rispetto che ha richiamato anche i collaboratori di questo progetto. Levi’s, Feltrinelli, Fondazione Sandro Penna e Nero Edizioni sono stati soggetti attivi nel sostegno di  FUORI e in generale nella lotta per i diritti civili omosessuali.
Fin dal 1853 Levi Strauss & Co – ora conosciuto come Levi’s – sostiene ideali di inclusione, diversità e progresso, diffusi attraverso i suoi capi e alcune collezioni quali Pride e Unlabeled; con l’obiettivo di ispirare i propri clienti verso la libertà di espressione.


Ph. Courtesy Levi’s
Ph. Courtesy Levi’s

Nero è da sempre una casa editrice attratta da progetti provocatori e non convenzionali della cultura e letteratura contemporanea, mentre Fondazione Sandro Penna ha reso disponibili i propri archivi per la ricerca e – per la prima volta – la scannerizzazione e digitalizzazione delle pagine originali della rivista; infine Feltrinelli è stata l’ospite accogliente dell’evento.

La serata ha permesso di costruire un luogo socio-culturale aperto e basato su ideali comuni a tutti i presenti. Insieme alla presentazione di “Fuori!!!”, infatti, è stato possibile ascoltare anche l’intervento di Giorgio Bozzo rispetto al progetto del podcast Le Radici dell’orgoglio sui 50 anni della storia della comunità LGBTQ+ in Italia, creato appositamente per l’occasione.

L’evento è stato una celebrazione dell’amore e di un risultato importante che, si spera, sia solo l’inizio della legittimazione culturale della storia LGBTQ+ italiana.



Per un pugno di follower: un romanzo divertente sulla vita da influencer

Cosa sareste disposti a fare per un pugno di follower al giorno d’oggi? Quali sono i veri retroscena dello “scintillante” mondo dei social? A queste ed altre domande risponde ironicamente Anselmo Prestini con il suo primo romanzo edito da Vallardi Editore, in libreria dal prossimo 30 Settembre.

In Per un pugno di follower c’è molta dell’esperienza vissuta dall’autoreAnselmo infatti nasce a Tione di Trento, un borgo di montagna, a 20 anni si trasferisce a Milano, laureandosi in Comunicazione Strategica e si mantiene durante gli studi proprio grazie alla sua attività di influencer, che oggi è la sua professione. Il suo account Instagram conta 147mila follower.

La storia racconta le avventure di Omar, giovane ventenne che lascia il paesino di montagna dove è cresciuto e arriva a Milano con un sogno: diventare un talento del web nella città più glamour d’Italia. Da follower, il giovane montanaro scorre Instagram e vede le spiagge dorate, i sorrisi abbaglianti, le serate esclusive della vita da influencer. Ma adesso che tocca a lui raccogliere seguaci, grattando la superficie si accorge che non è tutto oro quel che luccica.

Così, tra cene a scrocco e outfit su cui lasciare il cartellino, tra i consigli di due tutor d’eccezione e flirt creati ad arte contro amori veri, il protagonista inizierà a chiedersi quanto è disposto a tradire il suo cuore per conquistare i famigerati 100K.

Se non si vede sui social, vuol dire che non è successo. Ma quello che si vede sui social, è successo davvero? Scopritelo dalla prossima settimana in libreria!

Dalla carriera da Atleta agli impatti Sociali: Federico Lazzerini, ecco il nuovo libro per Mondadori.

Mister “Forbes” è un imprenditore che si è fatto da solo. Estroverso, espansivo ma anche un po’ egocentrico: un solista. Quattro sono i pilastri della sua vita: il lavoro, la famiglia, il mondo del calcio e soprattutto il sociale. Tutto è iniziato poco più di 10 anni fa, adesso Federico Lazzerini controlla svariati brand che impattano con milioni di utenti e ha appena scritto un libro per Mondadori. 



Pietrasanta è uno dei tanti piccoli comuni della Versilia. Qui hanno vissuto e lavorato Moore e Mirò, Pomodoro e Folon, Mitoraj, Michele Cascella, Botero e Giosuè Carducci. Negli ultimi anni però Pietrasanta è diventata nota per un altro motivo. Qui da una famiglia di artigiani è nato nel 1991 Federico Lazzerini. Ovvero l’esperto di Marketing, inserito nella celebre classifica di Forbes, tra i 30 under 30 che cambieranno l’economia. Federico è un imprenditore anomalo, difficile da catalogare. Nasce come CMO (Chief Marketing Officer), ma nel corso degli anni ha alternato il ruolo da consulente per brand e aziende digitali, a quello da Startupper. Tutto è iniziato poco più di 10 anni fa. Tra il 2008 e il 2009, quando Lazzerini era un campione di Atletica Leggera e per attrarre nuovi sponsor testava strategie di Personal Branding e Marketing, “fai da te”. Adesso Lazzerini controlla una fortuna che vale 5 continenti, ed è Colors For Peace, oltre alle sue aziende Vatican Media, l’agenzia di Marketing digitale. Per questo Forbes, il celebre colosso americano di economia, l’ha inserito nel 2020 nella classifica dei giovani che cambieranno l’economia. 

Federico Lazzerini è papà di una bambina di 4 anni e mezzo, nata nel 2017. Una delle sue grandi passioni sono i tattoo e il senso estetico. Sul polso sinistro ha la scritta “Yolo” significa «tu vivi solo una volta», slogan che racchiude la sua visione della vita professionale che gli ha permesso di sfatare preconcetti, infrangere tabù e creare un personaggio che va in controtendenza rispetto agli Under 30 Italiani, mammoni e con il sogno del posto fisso. 



Disruption Marketing, edito da Mondadori uscirà Martedì 27 Aprile

Come ripensare il concetto di brand e farlo evolvere fino alla costruzione di un’identità personale? Come creare contenuti da urlo per la comunicazione sulle principali piattaforme, guardando al proprio prodotto con le lenti del marketing digitale? Come scrivere un copy perfetto, e come convertire le strategie di posizionamento e branding in vere e proprie vendite? 

Dove investire per ottenere i risultati migliori? Lazzerini include queste e tante altre domande nel libro, sottolineando gli errori da non commettere e i principi cardine per costruire una cultura di business vincente. Le aziende del futuro non sono quelle che adottano la migliore tecnologia, ma quelle che si pongono le domande più innovative. 



Disruption Marketing è un manuale con un modello operativo chiaro e alcuni dei suoi case-history, che incoraggiano chiunque abbia un’idea di business in mente a trovare la sua strada e anche chi può aiutarlo, con una chiave colloquiale pratica e pragmatica, proprio com’è l’autore Toscano. 

“Le occasioni sono per chi non ha paura di cambiare e pensare in grande, perché se hai un’idea, un progetto, un sogno, ma poi non si è abbastanza determinati da seguirli, non serve a nulla averli”.



“La strada verso casa” di Antonio Di Guida

Partire per viaggiare o partire per ritrovarsi? Nella ricerca del sé, la strada diventa metafora del grembo identitario che accompagna verso la ri-nascita e, insieme, distacco da quelle radici costruite su luoghi e legami. La figura dell’errante in cerca di risposte ricorda, per associazione allegorica, l’immagine del neonato al quale reciso il cordone al momento del ‘parto’ spezza la simbiosi materna per donarsi al mondo e nutrirsi da esso, proprio come fa il viaggiatore che si apre al nuovo lontano dal suo porto sicuro. La presa di coscienza della necessità di un nomadismo, introspettivo e formativo, diventa lo spirito-guida portante della scrittura e del percorso di vita abbracciato dal trentenne toscano Antonio Di Guida, l’italian backpacker che nel 2013, zaino in spalla, lascia la sua terra di origine alla volta del mondo, e dell’ignoto, alla ricerca della sua libertà e della pace della sua anima.

Già autore di altri libri “Africa: viaggio di un muzungu nella savana”, “Australia: Dove i sogni prendono vita”, “L’Iran in bicicletta 1700 km da Bandar Abbas a Teheran”, il 16 dicembre 2020 autopubblica “La strada verso casa”, un libro che attraversa gli angoli più nudi e crudi delle miserie e delle ricchezze dell’Asia dedicato a tutti i viaggiatori che hanno perso la loro vita in viaggio e a chi si è perso e non riesce a trovare la sua strada di ritorno.


“Fin da piccolo sognavo di conoscere l’Asia e compiere un viaggio alla ricerca di me stesso. Sognavo di esplorare nuovi sapori seduto sul ciglio di strade piene di vita, di decidere all’ultimo secondo dove andare, di incontrare viaggiatori con cui condividere la mia esperienza. Sognavo di stravolgere la mia vita. Volevo godermi il mio tempo senza pensare di essere in ritardo…Ho sempre desiderato perdermi per poi ritrovarmi, girare il mondo senza il peso della mia identità. Lo spirito del viaggio conosce la strada che ognuno di noi deve percorrere”. Queste parole rappresentano la calce e il cemento che legano il suo mondo interiore alla vivacità dei paesi e delle culture che ci concede in prestito. L’Indonesia, la Malesia, la Thailandia, la Cambogia, il Vietnam, il Laos, il Myanmar, l’India, il Nepal e l’Iran si tingono così del colore dell’anima che Antonio ha scelto per loro, perché si sa ogni visitatore ha i suoi occhi per guardare il mondo.



“La strada verso casa” è la fotografia di un viaggio in solitaria scandito dalla casualità degli incontri, dall’imprevedibilità degli eventi e dall’autogestione del tempo, a volte volutamente lento per fissare gli attimi di quelle umanità di passaggio vissute alla pari. È un attraversare luoghi nei quali “reicarnarsi” di volta in volta, come un disegno spirituale di tante vite figlie di una sola, per poi lasciarsi dentro moschee, templi e pagode, le distese di risaie e le case in bambù con tegole in amianto, i vulcani e le isole, il cielo rosso fuoco di Siem Reap, i grattacieli di Kuala Lumpur, l’atmosfera anni 50 di Yangoh e l’odore di resina dei pini secolari di Sapa, il Ramadan e il Vipassana, i riti e i rituali, le scatole arrugginite dei treni indiani. Per conservare come madeleine proustiane il sapore dei cibi: il riso fritto del nasi goreng, le verdure con salsa di arachidi del gado, il salak “il frutto del serpente”, la zuppa di noodle piccanti del curry laksa, il pane indiano roti canai, il budino malesiano di sago melaka, i mie goreng gli spagetti fritti indonesiani.



Per fare delle storie incrociate lungo il cammino lezioni di vita: il minatore che per procurarsi il pane estrae zolfo dal vulcano Kawah Ljen; il guardiano dell’isola scappato dalla città dopo aver perso moglie e figlia in un incidente; i bambini speranzosi della scuola di lingue inglese in Cambogia; il nonno di Lin sopravvissuto al genocidio del 1975 e per anni costretto a lavorare in cambio della vita; l’anziana signora di etnia Dao; i malati terminali del Thabarwa Centre in Myanmar; i ragazzini rasati in kesa rossi e arancioni che giocano a calcio in un campo improvvisato; il giovane disabile del mercato di Bagan che dipinge per sfamare la famiglia nonostante le sue sole due dita; la signora londinese malata di cancro che vive ai piedi della montagna Tiruvannamalai con la speranza che qualche guru o santone possa curarla.



Alla fine del viaggio scopriamo che “casa” non è né un luogo né una meta, ma sta nell’arte paziente di coltivare quell’intima e preziosa sensazione di pace che connette l’anima al corpo, quello star bene in qualsiasi luogo ci troviamo. Raggiungere l’armonia dentro di noi, a volte, è una strada lunga da percorrere. “Si smette di imparare solo quando ci si chiude in se stessi e io, in questo momento, non ho voglia di invecchiare nei soliti pensieri. Voglio evolvere stando a contatto con altre culture per conoscere sempre più a fondo l’unica vera religione che vive dentro di me; che non ha un nome o un simbolo, ma solo il compito di farmi sentire vivo qui e ora, amando e rispettando sempre il prossimo”. 

Trap game: il nuovo libro di Andrea Bertolucci

Nato all’alba degli anni ’90, Andrea Bertolucci è un giornalista e scrittore esperto di cultura giovanile e si occupa di trap fin da quando questa ha mosso i suoi primi passi nel nostro Paese.
La sua attività professionale lo ha avvicinato negli anni ad alcune tra le principali redazioni televisive e web nazionali, con le quali tuttora collabora. Per Hoepli è appena uscito il suo libro “TRAP GAME. I sei comandamenti del nuovo hip hop”, che vede la partecipazione di alcuni fra i principali artisti sulla scena italiana. 



Raccontami della tua passione per la musica trap

Arrivare a raccontare la mia passione per la trap è impossibile senza prima raccontare quella per l’hip hop, che nasce quasi per caso, da ragazzino. Avevo quindici anni e nessun interesse per il rap: suonavo la batteria in una band punk, erano gli anni dei Green Day e dei Blink-182, degli Offspring e dei Linkin Park. La svolta è avvenuta nel 2006, anno dell’unico concerto di Jay-Z in Italia. Non ci volevo proprio andare, ma un’amica dell’epoca mi ci ha trascinato, quasi a forza. Eravamo vicinissimi, sotto al palco percepivo le vibrazioni newyorkesi di Mr. Carter: erano gli anni del “Black Album”, delle collaborazioni con Kanye West, della New York “Empire State Of Mind”. Sono rimasto letteralmente folgorato da quel live, durato quasi tre ore, e da lì ho iniziato ad appassionarmi a questa musica e a questa cultura. Crescendo poi ho iniziato a frequentare la scena di Milano – la città in cui vivo – dove dal 2010 hanno iniziato a svilupparsi le vite e le carriere di quelli che oggi sono i principali artisti trap italiani, alcuni dei quali sono diventati anche miei amici. Artisti che oggi riempiono i palazzetti, li ho visti soltanto sei anni fa con 50 persone sotto al palco. 



Come è nata l’idea del libro?

Ho iniziato a pensarci dopo la tragedia di Corinaldo, che aveva scosso l’Italia e portato la trap agli onori delle cronache. In quel momento, è iniziato un processo mediatico che non ha precedenti e si protrae tutt’oggi, in cui la colpa di qualsiasi problema o incomprensione generazionale è da attribuire alla trap. Magari la trap avesse tutte queste responsabilità: sarebbe anche molto più semplice risolverle!
Ecco che allora ho iniziato a lavorare su un libro che potesse far incontrare l’amore che tanti giovanissimi hanno per questa cultura, con la necessità dei loro genitori di capirci di più. E devo dire dai molti messaggi che mi arrivano su Instagram, di esserci riuscito. Proprio pochi giorni fa mi ha scritto una mamma per dirmi che grazie a “TRAP GAME” aveva trascorso del tempo per leggerlo assieme a suo figlio e aveva abbattuto molte incomprensioni generazionali. Cercare di capire una cultura complessa come questa, che ovviamente porta al suo interno profonde contraddizioni e cicatrici, è il primo passo per poterla anche criticare. 



Le 5 cose da sapere sulla musica trap?

Per capire innanzi tutto gli eccessi e le provocazioni che porta con sé questa cultura, occorre sapere che è profondamente legata ad un senso di riscatto, di redenzione verso una vita che prima non ha concesso niente se non povertà e preoccupazioni. 

Un altro trait d’union che collega molti artisti trap, è la totale indifferenza – che spesso si trasforma in provocante irriconoscenza – nei confronti della vecchia scena hip hop: alcuni di loro durante le interviste fanno addirittura finta di non conoscere i nomi portanti della old school.

Tutti gli artisti trap hanno un profondo legame con il blocco, che non a caso è anche uno dei “sei comandamenti” del mio libro. In questo senso, c’è invece un filo rosso che lega questa alla scena precedente: il legame territoriale è sempre stato essenziale e unisce oggi tutti i quartieri e le periferie del mondo che trovano negli artisti trap i propri rappresentanti territoriali.



Rappresentare un territorio o una scena, significa anche scontrarsi con gli altri per mantenerne alto il nome. Ecco che nascono i dissing, litigi che possono assumere di volta in volta forme diverse (dalle barre di una canzone fino alle Instagram stories) e che vedono gli artisti (e non solo) uno contro l’altro.
Infine, la quinta e ultima cosa da sapere è che la sostanza prediletta dalla cultura trap è la coloratissima – ma non per questo meno dannosa – lean, chiamata anche purple drank per via del colore viola. Si tratta una miscela ottenuta combinando sciroppo per la tosse a base di codeina insieme a una bevanda gassata, generalmente Sprite e la cui diffusione maggiore coincide con il boom dei social network, che ne fanno uno dei tanti ingredienti dell’ostentazione, al pari di una giacca di Vuitton o dell’ultimo modello di Lamborghini. 

Come è nato e si è sviluppato questo fenomeno?

La musica trap è nata ad Atlanta in un momento imprecisato all’inizio degli anni 2000 all’interno delle “trap houses”, delle case – molto spesso abbandonate – presenti nei sobborghi delle metropoli americane, nelle quali veniva prodotta, venduta e consumata ogni tipo di droga. L’ascesa di popolarità di questo genere ha coinciso però con l’ascesa dell’organizzazione criminale della Black Mafia Family, nota per le spese considerevoli e uno stile di vita esagerato. La BMF ha tentato di ripulire una buona parte dei proventi guadagnati dal traffico di sostanze, lanciandosi nel business della musica hip-hop e avviando la BMF Entertainment. Oltre al beneficio di riciclare i soldi, la musica trap era anche lo strumento narrativo e propagandistico di questa organizzazione: i primi trapper sono veri e propri aedi dei trafficanti e degli spacciatori. Bisognerà aspettare però i primi lavori di T.I. e Gucci Mane – fra il 2003 e il 2005 – per una diffusione più ampia di questa musica, fino agli anni ’10 del nuovo millennio in cui molti produttori iniziano a mescolare le sonorità trap con note decisamente più EDM, contribuendo alla sua diffusione a livello mainstream. 



Parlaci dei temi più frequenti e dei tuoi brani preferiti

I temi più frequenti sono proprio quelli che nel libro ho definito “i sei comandamenti”, dedicando un capitolo ciascuno. I soldi, da cui passa buona parte della voglia di riscatto di questa cultura, il blocco, di cui abbiamo parlato poco fa, lo stile, che si può declinare in tante sfumature differenti. Ma anche – ovviamente – le sostanze, che accompagnano la trap lungo la sua storia, le donne, uno dei temi su cui viene maggiormente criticata e la lingua, che indubbiamente sta contribuendo a trasformare. L’evoluzione di questi ultimi anni ha portato la trap a non essere più un unico blocco, ma ad avere molte sfumature differenti. Personalmente, amo molto artisti come Travis Scott, che stanno reinventando lo stile giorno dopo giorno, ma anche buona parte della scena francese, dai decani PNL – unici artisti ad aver girato un videoclip nel punto più alto della Tour Eiffel – fino ai più giovani MHD e Moha La Squale.



Come hai selezionato i musicisti?

Erano tutti perfetti portavoce dei rispettivi comandamenti, per un motivo o per l’altro. Con alcuni è nato casualmente, con altri eravamo già amici prima di lavorare al libro, con altri lo siamo diventati grazie a “TRAP GAME”. Quello che li unisce è l’appartenenza alla scena italiana e ovviamente una profonda consapevolezza della propria arte, che ha permesso di scrivere assieme i vari capitoli. Diversa è la storia delle prefazioni, che sono ben due. La prima è affidata ad Emis Killa, che non ha bisogno di presentazioni. Volevo uno dei padri dell’hip hop in Italia, che dicesse la sua e guardasse anche un po’ dall’alto questi giovani trapper. L’altra è una vera chicca per gli appassionati, ed è firmata da TM88, uno dei maggiori produttori al mondo e tra gli inventori del sound trap. Posso dire che è davvero un grande onore per me, non smetterò mai di ringraziare il mio amico Will Dzombak (manager di Wiz Khalifa e di molti altri artisti americani) per questo regalo.



Musica trap e moda: come dialogano questi mondi? L’identikit fashion del trapper…

Una delle più evidenti cesure tra la vecchia scena e quella nuova si gioca proprio sul terreno della moda, che assume anche in questo caso un carattere maggiore di ostentazione e provocazione. I comuni baggy jeans che indossavano i rapper negli anni ’90,si trasformano in costosi e attillati Amiri che cadono sopra sneakers sempre diverse e customizzate, linee firmate spesso in partnership con gli stessi artisti. Le t-shirt si riempiono con loghi di brand sempre più attigui all’alta moda e questi ultimi iniziano a strizzare maggiormente l’occhio agli artisti, portandoli a sfilare, uno dopo l’altro, in passerella e contribuendo alla nascita dello “streetwear di lusso”. 



Se oggi ci stupiamo e talvolta indigniamo di fronte a foto che ritraggono centinaia di ragazzi che passano la notte in fila per “coppare” un paio di Yeezy o di NikeXOffWhite, oppure di fronte ai video YouTube nei quali troviamo dei giovanissimi hypebeast intenti a mostrare il valore del proprio outfit, troviamo la risposta proprio nella trap e nei suoi protagonisti. Stessi brand, stesse movenze, stessa ricerca dell’esclusività all’interno di un mercato che tende a uniformare.

La playlist che consigli per avvicinarsi a questo genere?

Cinque canzoni americane e cinque italiane, per degustare entrambe le scene. In America piantiamo le basi con Gucci Mane e T.I., i due “padri fondatori”, per poi spostarci su vere e proprie hit che hanno fatto la storia, come “XO Tour Llif3” di Lil Uzi Vert (prodotta fra l’altro da TM88, che ha scritto la prefazione di “TRAP GAME”) “Sicko Mode” di Travis Scott e “Bad and Boujee” dei Migos. Venendo all’Italia, ho inserito “Cioccolata” di Maruego, che considero il primo brano trap prodotto nel nostro Paese e “Cavallini” della Dark Polo Gang feat. Sfera Ebbasta, che segue a ruota. Per finire, la mia canzone preferita di Sfera – “BRNBQ” – e due hit italiane: “Tesla” di Capo Plaza con Drefgold e Sfera, e la versione remixata da Achille Lauro e Gemitaiz del brano di Quentin40, “Thoiry”. 



Siamo tutti sulla stessa arca: il libro della Genesi secondo Diego Passoni

Diego Passoni è un’artista a 360°, tra radio, televisione, danza e scrittura. Prima della notorietà con il grande pubblico però, ha una storia di giovane frequentatore di oratorio, poi educatore e ancora in prova in una comunità religiosa. In quegli anni di Bibbia ne legge un bel po’ e con il tempo realizza che il libro più venduto al mondo (e meno letto) non dà risposte, ma suscita in noi un sacco di domande. Perché chi l’ha scritta voleva donarci l’opportunità di trovare la verità.

Probabilmente nessuno, prima d’ora, aveva suggerito la lettura del primo libro della Genesi per mettere ordine nelle nostre vite. Noi ci siamo messi alla prova e l’abbiamo letta insieme a lui. Chi vuole accettare la sfida?

Ph: Pietro Baroni



Chi è Diego Passoni? Cosa diresti a quei lettori che ancora non ti conoscono?

Sono un uomo che ha avuto molte vite, e non vede l’ora di scoprire quale sarà la prossima. Sono stato frate e poi ballerino in televisione, faccio radio da tanti anni, ho un marito e sono della vergine. Sto seguendo il fil rouge che tiene insieme tutti questi mondi, vediamo dove mi porta.

È appena uscito il tuo nuovo libro, da dove nasce l’ispirazione per questo progetto?

Nello scorso lockdown ho sentito la necessità di tornare un po’ alle radici, al senso delle cose, e così ho riletto per l’ennesima volta un libro a me molto caro, la Genesi. Il primo libro della Bibbia è conosciuto da tutti, ma più per sentito dire. Difficilmente viene letto, perché ci hanno fatto credere sia inaccessibile, comprensibile solo dopo anni di studi. Invece chi lo ha scritto voleva parlare a tutti. Anzi, questi racconti erano inizialmente orali, quindi diretti a persone analfabete. Non serve essere istruiti per capire. I racconti antichi hanno una sapienza alla portata di tutti coloro che sono in ascolto e in ricerca. Non ci sono risposte preconfezionate. Tutt’altro! Leggendo sono le domande che sorgono in noi ad essere importanti. 

Per me la Genesi è il ritratto più amorevole e vero mai scritto sul cuore dell’essere umano. Altro che Freud!

In questo momento storico siamo davvero tutti sulla stessa arca?

Siamo SEMPRE sulla stessa arca, che è questo pianeta bellissimo e fragile. Le convenzioni umane nella storia hanno sempre cercato di creare realtà diverse, in cui vigessero leggi diverse da quelle del mondo in cui viviamo. C’è qualcuno di più alieno alla vita naturale di noi cittadini urbanizzati, che non sapremmo distinguere un bacca buona da una velenosa, che mangiamo animali di cui non conosciamo  minimamente il ciclo vitale o l’ambiente ideale (chi di noi sa quanto vive una gallina in natura?). La nostra unica arca può essere un paradiso  se collaboriamo, se ce ne occupiamo e ci occupiamo gli uni degli altri.

Chi leggerà il libro potrà trovare molti spunti di riflessione anche su come affrontare l’imminente lockdown, tu con quale spirito ti approcci a questo periodo?

La Genesi scommette su una realtà che può sembrare dura. Noi siamo, tutti, esattamente dove dovremmo essere. Piangersi addosso non serve. Questo è il Nostro Tempo, e tutto quello che ci serve è già a nostra disposizione. Dipende tutto dalla nostra capacità di cercare il senso ultimo delle cose che ci accadono. Il Dio della Genesi, a differenza delle altre divinità di quei tempi, non vuole essere implorato per scongiurare il male. Ci dice che non ci sono preghiere da recitare o candele da accendere per avere successo, felicità, salute. Dice qualcosa di molto rivoluzionario tanto per la mentalità di allora, quanto per quella di oggi:Io sarò con te sempre. Ovunque tu dovrai andare. E dove ti sembrerà di non trovare una via, io ti aiuterò a trovarla.

Una delle parole chiave nel testo è gratitudine. Un sentimento dimenticato al giorno d’oggi?

Dopo aver creato l’intero universo, è scritto che DIo si riposò il settimo giorno, il sabato. Un giorno creato apposta per noi, per riposarci e contemplare la meraviglia in cui esistiamo, e ricordarci che per quanto il nostro lavoro può fruttare molto, noi non siamo che un soffio di vita, e quindi tutto, ma proprio tutto è un dono.

Come completeresti il detto : quando il gioco si fa duro…?

..respira e non farti intimorire dalle apparenze. 

Se dovessi fuggire di casa in poco tempo cosa porteresti assolutamente con te?

Solo mio marito. Non sono attaccato a nulla.

Un posto lontano (o vicino) in cui andrai quando saremo usciti dalla pandemia? 

Tel Aviv.

5 libri per l’estate da leggere tutti d’un fiato

L’estate si sa, è la stagione in cui riusciamo a goderci di più i piaceri della vita. Complici le giornate lunghe e terse, le ore passate in spiaggia, il caldo che ci obbliga a rallentare i ritmi, riusciamo, a dedicarci a passatempi che spesso nel resto dell’anno non abbiamo modo di coltivare come vorremmo, fra questi non manca di certo la lettura.

Cosa c’è di più rilassante che leggere un buon libro con le onde del mare come sottofondo? Se ancora non avete deciso quali libri portare con voi durante queste vacanze, scegliete tra le nostre 5 proposte.

5 libri da leggere in vacanza

A voi cinque libri per l’estate da leggere tutti d’un fiato.

1 Riccardino, di Andrea Camilleri

Iniziamo con un’ode al maestro Camilleri, scomparso circa un anno fa. Tutti conoscono le peripezie del commissario Montalbano, e della sua splendida Sicilia. Questo libro ha fatto parlare di sé già prima che venisse pubblicato per diversi motivi. Innanzitutto perché l’autore ha inserito sé stesso tra i personaggi, poi perché è ben riconoscibile l’evoluzione di Vignata, luogo dove si svolgono i romanzi. L’ultima indagine del commissario riprende un caso già incontrato undici anni prima, in cui si intrecciano storie di mafia, politica e chiesa.

2 Mille splendidi soli, di Khaled Hosseini

Uno dei libri più letti degli ultimi vent’anni. Miriam e Laila sono le protagoniste di questo romanzo, ambientato nell’Afghanistan tra gli anni ’60 e il nuovo millennio, ma potrebbe essere la storia di mille donne afghane. Le due protagoniste, nonostante siano molto diverse tra loro, devono affrontare drammi e situazioni simili, troppo spesso subiti a causa dell’insubordinazione alle famiglie prima, e ai mariti poi. La loro amicizia, sarà la loro unica ancora di salvezza.

3 L’isola di Arturo, di Elsa Morante

Nel 1957 vince il premio strega il romanzo della Morante che racconta la storia di Arturo. Nato in una Procida fuori dal tempo, collegata alla Napoli del 1938 solo grazie a traghetti e cartoline, Arturo non vede l’ora di poter lasciare l’isola e vivere la sua vita. Un romanzo in cui l’importanza e la magia dell’isola, la rendono personaggio e protagonista dell’intera storia.

4 Possiamo salvare il mondo prima di cena, di Jonathan Safran Foer

L’autore, di origini ebraiche, utilizza metafore e riferimenti biblici per affrontare un tema attualissimo come il cambiamento climatico, e l’effetto che quest’ultimo ha sulla nostra alimentazione. L’autore non ha la presunzione di avere la risposta a tutti i problemi, ma con una lucidità disarmante inchioda il lettore e lo mette davanti a responsabilità che non possono essere ignorate.

5 Come un respiro, di Ferzan Ozpetek

Il maestro Ozpetek, torna a cimentarsi nella scrittura con una storia ambientata tra Roma e Istanbul, che parla di sentimenti e segreti irrisolti. Un intenso susseguirsi di colpi di scena che ricordano di quanto un’unica decisione può cambiare le sorti di una vita intera.

Romanzi: 4 titoli da leggere sotto l’ombrellone

Il Libro è un grande amico da portare con sé leggerlo nei momenti di svago, o per non annoiarsi nei momenti di pausa dal lavoro e dallo stress quotidiano. Vi proponiamo 5 libri da leggere sotto l’ombrellone per quest’estate.

5 libri da leggere sotto l’ombrellone

Leggere sotto l’ombrellone è un passatempo che piace a molti, oggi poi grazia anche ai libri digitali di facile lettura sia su tablet che smartphone è ancora più facile poter scegliere ottime letture.

Ecco qui la nostra scelta.

1. Tre volte noi di Laura Barnett

Un incontro fortuito nato tra le strade di Cambridge, una passione che sembra durerà per sempre, tipo storia da Sliding Doors. Ma….. il finale tutto da leggere fino all’ultima pagina. Il romanzo d’esodio di Laura Barnett.

2. Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone

Varie storie si intrecciano tra la le strade di Bologna, tra i vari personaggi del romanzo come Adel e Manuel, una che non si aspetta nulla dalla vita mentre l’altro ha tanti sogni ma che si arrende spesso alle sfide della vita, oppure tra Dora e Fabio, separati dal desiderio di un figlio. Un libro dove le vicende della vita si intrecciano inesorabilmente e contrastano col loro naturale fluire.

3. Avremo sempre Parigi di Serena Dandini

Serena Dandini ci guida tra le strade della città romantica per eccellenza la bellissima e amata Parigi. Il racconto si snoda fra le strade di Parigi in ordine alfabetico, ricche del loro fascino e dai racconti indimenticabili che ne hanno fatto la storia sino ai giorni nostri.

4. L’ultima storia di John Grisman

Il grande John Grisman non delude neanche questa volta, qui ci porta in racconto fatto di mistero. Siamo a Camino Island in piena estate, sono andati via quasi tutti per via di un uragano, solo il libraio che colleziona libri antichi p rimasto. Bruce Cable, il libraio, al termine dell’uragano scopre che il suo amico Nelson Kerr, uno scrittore e rimasto ucciso. Cosa nasconde la sua morte? Non è stato l’uragano ma è stato ucciso. Bruce inizia così a cercare l’assassino e il motivo che lo ha spinto a farlo. Il computer di Nelson nasconde forse la risposta?!

5. Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Anche se è un libro scritto più di cinquantasette anni fa è sempre attuale. Parla della segregazione razziale del profondo sud negli Stati. La voce narrante è una bambina Scout figlia di Atticus Finch un avvocato che difende un ragazzo nero accusato ingiustamente di stupro. Proprio lei snocciola tutta la storia nella cruda ferocia del razzismo e del pregiudizio che angustia una cittadina dell’Alabama pur mantenendo l’ingenuità che contraddistingue una bambina ma che è più lucida e razionale della società in cui vive.

Il buio oltre la siepe è il libro consigliato da Obama contro ogni forma di razzismo e contro il diverso.

I libri “Couture” di Assouline: tra stile, artigianato di lusso e “Art de Vivre”

Chi sono Prosper e Martine Assouline? “Librai del lusso”, “maestri dell’haute couture editoriale”, esteti eclettici volti al culto di una bellezza voluttuaria incarnata nell’opulenza del più pregiato degli accessori, il libro. Sono loro i fondatori, pioneristici e avanguardisti, dell’omonima casa editrice icona del luxury publishing mondiale e i precursori di una “cultura del lusso” personificata nel libro di nicchia, un object d’art da arredo e collezione. Che poi lusso non è sinonimo di ricchezza ma, come ben scriveva Franca Sozzani in suo editoriale, “lusso oggi sottintende esclusività, quasi unicità e non perché è per pochi, ma perché è speciale. Il lusso è la ricerca, la possibilità di sperimentare nuove strade, di trovare nuove soluzioni che non siano troppo ovvie e già viste”. 

E animati dallo spirito di questa “nouvelle vague”, agli inizi degli anni 90, i coniugi Assouline portano l’intuitiva e moderna visione dei libri illustrati su un mercato ancora troppo tradizionalista e manchevole di pubblicazioni “modaiole”. Nel 1994 Prosper e Martin decidono di dedicare un libro fotografico al loro albergo preferito La Colombe D’Or, un piccolo rifugio amato anche da Jacques Prévert appena fuori il paesino di Saint-Paul de Vence, conosciuto nel mondo come un luogo intimo dove l’art de vivre provenzale si sposa con una sbalorditiva collezione privata di arte moderna, “per noi è la quintessenza del lusso, un luogo dove si possono mangiare semplici pomodori circondati da quadri di Picasso e Léger”. Dopo questa dedica d’amore, con la fortunata serie “pilota” Memoire de Mode, omaggio ad alcuni grandi stilisti, scelgono un edificio di Park Avenue, nella New York internazionale e cosmopolita, come headquarters del loro ricettacolo di stile e cultura, la Maison D’Édition Assouline. E nel 2014 aprono il loro primo flagship nel cuore della trafficata Piccadilly Circus, in una vecchia banca progettata da Sir Edwin Lutyens nel 1922. 

Un’univoca filosofia di congiunzione è alla base delle oltre 1500 pubblicazioni del marchio Assouline: una riconoscibile identità grafica, un savoir faire editoriale, una contemporanea e immediata narrazione visuale. Ma anche:

Il sapere osservare un “soggetto” da una prospettiva diversa, inedita, come accade in Dinner with Jackson Pollock”. Un percorso fotografico tra le stanze e il giardino della dimora di Springs a Long Island, lo studio di Pollock, i ritratti e le pietanze che l’artista e sua moglie, Lee Krasner, amavano offrire ai loro ospiti. Scoprendo così un “Jack the Dripper”, non solo pittore, ma anche un baker amante di impasti e torte fatte in casa, dedito alla pesca, al giardinaggio e alle primizie di stagione. Il libro – con prefazione di Francesca Pollock, nipote del pittore – illustra una cinquantina di ricette che collezionano gli spunti scritti a mano da Lee Krasner, le creazioni di Pollock e le ricette tradizionale di sua madre Stella, ma anche molti suggerimenti di amici celebri.

Ostentare il lusso con un elogio al luxury bookmaking artigianale, come accade in The Impossibile Collection of Bentley”. Un pregiato coffee table book da $ 1,450.00 rilegato in pelle avorio per celebrare, in pompa magna, il centenario della famosa casa automobilistica britannica fondata nel 1919 dal giovane ingegnere Walter Owen Bentley. Un elegante tour fotografico attraverso 200 pagine, 150 illustrazioni e 100 rivoluzionari e gloriosi modelli Bentley dalla 3-Litre che vinse Le Mans alla lussuosa S2 fino alla coupé Continental GT.

Progettare Special Edition, come in Mosques: The 100 Most Iconic Islamic Houses of Worship”. Un libro, in sole 300 copie, realizzato in seta, velluto ed intrecci di fili d’oro che accompagna i lettori all’ingresso dei 100 edifici di preghiera più significativi del mondo, per celebrare la grande bellezza delle meraviglie architettoniche. I luoghi di culto, da tempo immemore, sono stati il segno della “grandezza umana”: più nobile e sontuoso è il tempio, più nobile è la società. E di questo spirito di magnificenza non fanno eccezione le imponenti architetture delle moschee islamiche con i loro pregiati decori, smalti, intagli, marmi e ceramiche. 

Parlare di stile, come in Gaetano Savini: The Man Who Was Brioni”In un’epoca in cui Savile Row era sinonimo di stile degli uomini, un italiano, Gaetano Savini, ha reinventato la moda maschile con il marchio di lusso Brioni, e la sua lungimirante eredità viene celebrata in questa spettacolare edizione illustrata. Piena di lettere, fotografie e aneddoti personali, questo volume racconta il marchio conosciuto come “il Dior dell’abbigliamento maschile”. 

Viaggiare con l’immaginazione, come accade con il volume oversize dedicato ad AIUla”. Un viaggio, in formato XXL, nella fertile e remota Valle di AIUla, in Arabia Saudita, con le sue oasi incontaminate, i dipinti rupestri, le maestose tombe scavate nelle rocce, le aspre montagne e i suggestivi canyon.

“Noi amiamo i libri più di qualunque altra cosa. Sono la testimonianza del presente e del passato. Sono eredità e innovazione. Sono ciò che resta nella fugacità del digitale”.

Luis Sepulveda: 4 libri da leggere almeno una volta nella vita

La pandemia da coronavirus ho mietuto molte vittime tra cui Luis Sepulveda, autore cileno di fama internazionale, con la sua scrittura semplice e immediata ha conquistato il mondo. Lo scrittore indagava l’essenza dell’animo umano con il racconto di animali fantastici, ha scritto molti libri di narrativa e non solo. Fra questi ve ne sono 4 che secondo il nostro parere dovete leggere almeno una volta nella vita.

4 libri di Luis Sepulveda da leggere una volta nella vita

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Il libro è una di quelle opere che ogni genitore dovrebbe leggere ai propri figli. Si tratta di un romanzo che lascia lo stesso messaggio di una parabola. E’ il suo libro miglior con una vendita di più di 2 milioni di copie nel mondo, in ogni personaggio c’è il tratto della sua penna. L’uomo è descritto per quello che è nemico e amico al tempo stesso. Una storia che aiuta a comprendere i valori davvero importanti della vita, quelli che non andrebbero mai persi di vista.

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa

L’ultimo libro di Luis Sepulveda è un messaggio corale di amore incondizionato verso la terrà e la sua natura. Il libro ha una narrazione diretta adatta ai bambini più piccoli che potranno così conoscere la vera storia del mare. Il protagonista principale è Moby Dick che narra in prima persona le sue avventure del mare. Consigliato anche per bambini al di sotto dei 9 anni.

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

Anche in questo stupendo romanzo, Luis Sepúlveda racconta la storia d’amore tra l’uomo e la natura, narrando dell’unico posto in cui la terra conserva ancora il suo volto primordiale. Il romanzo è ambientato nell’Amazzonia, dove Josè Bolivar racconta la storia di un uomo bianco. Si tratta di una favola dal significato estremamente attuale che consentirà a grandi e piccini di comprendere quanto sia importante l’amore per la terra.

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza

Questo romanzo è uno dei più complessi dello scrittore cileno, che ricorda l’importanza del ricordo e della memoria. La storia narra di alcune lumache che vivono all’ombra del calicanto, un albero che li protegge dal mondo. Le Lumache non hanno nome e vivono una vita lenta e serena, ma una lumaca si allontana da loro per riscoprire la propria personalità e qui si intrecciano storie di vera bellezza narrativa.

“VADEMECUM” del lettore in quarantena

Riscoprire le proprie risorse, gestire le emozioni negative e applicare il minimalismo digitale sono le tre regole d’oro dispensate dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi per affrontare, con un’auspicata paziente serenità, questi giorni di permanenza domestica.

E se, come dice Leopardi, un buon libro è un compagno che ci fa passare dei momenti felici, allora abbiamo trovato l’antidoto curativo alla noia e alla solitudine. 

Ecco sei “modi” per parlare di libri e lettura durante la nostra quarantena letteraria.

BOOK INFLUENCER

Nella scelta di un libro, anche l’occhio vuole la sua parte! E Stefania Soma, dal gennaio 2015, scatta e pubblica sul suo account Instagram @petuniaollister stilosissimi #bookbreakfast. Foto di libri sul tavolo della colazione che catturano per i loro styling ricercato e per la loro energizzante palette cromatica. Un linguaggio visual-pop che investe anche il bellissimo account di Hikari Loftus, @FoldedPagesDistillary. Un distillato fotografico di libri, più o meno famosi, immersi in ambientazioni caotiche e dettagliate che giocano sulla presenza in scena di oggetti simbolici che ne riprendono la trama.

LA BIBLIOTERAPIA

L’anima si può curare con un buon libro? Sì, e ce lo conferma la filosofia che muove il motore creativo di un originale biblioteca fiorentina, La Piccola Farmacia Letteraria, e del cuore pulsante dei suoi libri che diventano tonici, balsamo per le ferite, messaggi che smuovono montagne o sciolgono rigidità. Una libreria che cura i malori con testi catalogati in base alle emozioni (più che alla trama) e accompagnati da un bugiardino con indicazioni, posologia ed effetti collaterali.

“FREE ENTRY”

L’UNESCO apre, gratuitamente, al mondo le porte della sua World Digital Library, la biblioteca digitale internazionale gestita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Una biblioteca virtuale che racchiude nella sua rete 193 paesi in tutto il mondo, 19mila documenti in 7 diverse lingue e un patrimonio intellettuale fatto di libri, mappe, fotografie, filmati, manoscritti e riviste del passato. 

IL “SALOTTO LETTERARIO” SI FA SOCIAL

“Non è la prima volta che l’umanità si trova davanti a un’epidemia di così grandi proporzioni, però è la prima volta che per affrontarla abbiamo la rete. Per questo un gruppo di autori e di autrici ha immaginato uno spazio virtuale dove poter continuare a incontrarci, parlare di libri e di storie e restare forti e coesi anche nella difficoltà”. Da qui nasce la pagina facebook  “Decameron. Una storia ci salverà”. Il primo festival italiano in versione digitale dove per partecipare basta iscriversi all’evento, collegarsi alla diretta e assistere alla presentazione.

AUDIOLIBRI

Se non avete mai ascoltato un audiolibro, è arrivato il momento di farlo. Audible, la società Amazon leader nell’audio entertainment, lancia l’iniziativa #ACASACONAUDIBLE, un catalogo ricco di titoli da ascoltare gratuitamente “per aiutare gli italiani ad abbattere con la mente le pareti delle proprie case e a far volare la fantasia, di grandi e piccoli”.

#IOLEGGOACASA

L’Accademia della Scrittura lancia una campagna social a favore della lettura #ioleggoacasa. Un hashtag che unisce all’unisono gli amanti del “buon libro” e ne disegna la mappa visuale dei loro gusti letterari.

®Riproduzione riservata

‘Il nudo maschile nella fotografia e nella moda’ di Leonardo Iuffrida

Cosa ha a che fare la moda con il nudo maschile? E perché proprio oggi dopo anni di tabù e di mortificazione, il corpo virile viene esibito in tutto il suo inverecondo splendore ovunque, a cominciare dalle riviste di moda più patinate e dalle passerelle dei grandi stilisti fino al cinema e alla televisione? Se lo è chiesto lo scrittore Leonardo Iuffrida, giovane saggista ed esperto di moda e fotografia, nel suo libo ‘Il nudo maschile nella fotografia e nella moda’ edito da Odoya.

Nato in Calabria ma ormai bolognese di adozione, l’autore indaga sulle vicissitudini e le imprevedibili evoluzioni dell’identità virile dall’ottocento a oggi, attraverso le immagini di nudo maschile realizzate dai grandi fotografi di moda: da Georg Hoyingen Huene a Horst, da Mapplethorpe a Herb Ritts, da Platt Lynes a Bruce Weber fino a Oliviero Toscani, Terry Richardson, Mariano Vivanco e Mario Testino.

La disamina di Iuffrida procede con acume e spirito critico anche attraverso la lettura delle opere di Wilhelm von Gloeden, autore di immagini di nudi maschili omoerotici un po’ paganeggianti e un po’ wilde, di Herbert List, di Bob Mizer fondatore della rivista physique Pictorial e dell’agenzia ‘athletic model guild’ che lanciò i primi nudi maschili integrali, e di Tom of Finland, artefice delle illustrazioni gay più belle, hot e provocanti della storia del pensiero queer (e non solo).

L’idea dell’autore, che passa in rassegna le grandi stagioni del cambiamento della soggettività del cosiddetto ‘sesso forte’, è che oggi siamo nell’epoca del new man e del post-umano che subentra al postmodernismo, peraltro ancora in voga, e inoltre il nudo maschile avrebbe successo anche grazie all’erotizzazione del corpo maschile dettata dal mondo gay e dalle fantasie più sfrenate delle donne che, una volta emancipate, trattano l’altro sesso alla stregua degli uomini più maschilisti.

Secondo Iuffrida la nudità maschile è temuta dagli uomini perché per loro è sinonimo di vulnerabilità e perché inficierebbe le basi del sistema patriarcale sul quale l’uomo per secoli ha fondato la sua supremazia sulla donna, rinunciando a vestire con gusto decorativo almeno fino alla metà degli anni sessanta del novecento allo scopo di assecondare l’etica plutocratica e capitalistica dell’ottocento, culla del pensiero dominante legato al cosiddetto ‘uomo invisible’ che per sottolineare la sua autorevolezza si copre sempre di più.

Proprio con le teorie estetiche di Winckelmann che propugnavano il bello apollineo ideale e che avrebbero favorito l’ascesa dei regimi totalitari nella prima metà del secolo scorso, secondo Iuffrida avrebbe avuto inizio il filone di pensiero che individuava nel nudo maschile un ideale di armonia e compostezza sublimata da coniugare con il protagonismo dei grandi dittatori del novecento (vedi le foto della Riefenstahl e le statue di epoca littoria che decorano lo stadio dei marmi a Roma).

Oggi grazie ai progressi della cultura e grazie anche all’evoluzione dei costumi, con l’avvento dell’estetica metrosexual (avete presente David Beckham?) il macho duro e puro che ha dominato anche la scena gay underground negli anni settanta e ottanta con l’estremizzazione del clone, cede il passo a una figura maschile più soft che, corteggiata ed educata alla cura di sé dalla moda, dalla cultura fisica e dalla chirurgia estetica, sa accettare fragilità e insicurezze per un uomo pronto ad abbandonare la corazza del puritanesimo e ad affrontare finalmente con serenità il dialogo con l’altro sesso.

Complice l’estetica avanguardista di Giorgio Armani e di Gianni Versace, ma anche lo sviluppo del genderless e della fluidificazione delle barriere fra i sessi che si riallaccia alla visione della moda di Tom Ford e Alessandro Michele per Gucci, in nome di una ritrovata libertà che porta gli uomini a essere sé stessi, affrancandoli dalla sovranità di stereotipi borghesi e atavici tabù. Un libro illuminante e abbastanza esaustivo, corredato da una vasta e ricca bibliografia e frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, documentato sempre con rigore da fonti autorevoli. Ringraziamo l’autore per aver realizzato un libro che mancava assolutamente.

® Riproduzione riservata

Travel Suggestions

Per il romanziere francese Gustave Flaubert, viaggiare ti rende modesto: solo così potrai capire il piccolo posto che occupi al mondo. Dall’altra parte del globo gli diede ragione (forse senza saperlo) il suo collega Mark Twain, che in America scriveva: «Visioni ampie e genuine sugli uomini e sulle cose non possono essere acquisite vegetando in un piccolo angolo di terra per tutta la vita».
Viaggiare con la fantasia, per i due autori, sarebbe stato abbastanza? Forse no. Ma avrebbero cambiato idea vedendo con quali aiuti, oggi, possiamo correre fra metropoli e paesaggi sconfinati nelle pagine degli ultimi travel book. Scrutando cosa accade fra i ghiacci o tra i popoli dell’Himalaya, prima di partire per grandi avventure. O ammirando esempi di décor marocchino anche seduti sul divano. A chi ora volesse invece unire il viaggio all’insolito, si consigliano gli ultimi volumi d’artista illustrati: dalle più celebri architetture parigine alle quattro destinazioni scelte quest’anno da Louis Vuitton per le sue guide. Perché l’immaginazione, proprio come il viaggio, non conosce confini.

 

 
All the Buildings in Paris: That I’ve Drawn So Far di James Gulliver Hancock
Ed. Universe Publishing
AllTheBuildingsinParis_cover

Tutto a Parigi è un’opera d’arte. Anche gli stessi palazzi. Facile capire perché Hancock, artista nonché autore di All the Buildings in New York e All the Buildings in London, si sia fatto rapire dalle sue architetture per riproporle con sguardo personale («Ma allontanandomi da qualsiasi cliché», spiega l’autore). Il risultato sono illustrazioni giocose, vivaci e veritiere, che non mancano di fornire piccoli aneddoti, date e numeri sui monumenti più noti: Louvre e Notre-Dame, Tour Eiffel o Musée d’Orsay. Per scoprire una Ville Lumière come non l’avete mai vista.

 
My Himalaya – 40 Years among Buddhists di Olivier Föllmi
Ed. teNeues
Ramelli Paris Cover 3.indd

Il Times Magazine l’ha citato come uno dei quindici fotografi migliori al mondo. Nato nel 1958, Olivier Föllmi scopre l’Himalaya a 17 anni: una passione che non lo lascerà più (come racconta il titolo stesso). Con generosità creativa infatti, oggi Föllmi ci offre tanti spunti per esplorare luoghi lontanissimi con l’istinto del viaggiatore e il sentimento della spiritualità. Così esperto da essere tornato più volte su quelle vette con ruoli differenti (da guida alpina ad allievo di grandi monaci buddisti), fra i suoi scatti risuona proprio la bellezza mutevole di popoli e panorama. Che conquisterà amanti del trekking e appassionati di meditazione.

 
Living in Morocco di Barbara & René Stoeltie
Ed. Taschen

k ˇ€

L’effetto evocato è subito chiaro: antiche notti arabe in un contesto contemporaneo. A riproporre ciò che di più affascinante il Marocco porta all’immaginazione ci hanno pensato i coniugi Stoeltie, fotografo e scrittrice, già galleristi ma ora uniti dalla passione per il viaggio. In queste pagine si trova proprio tutto: mosaici intricati, case ricche di storia, giardini paradisiaci e colori da capogiro. Quello che apprezzerete? L’amore per il dettaglio. Pavimenti immortalati fino alle più variopinte piastrelle, stanze dagli angoli segreti e alcove che, in un attimo, vorranno solo farvi immergere nei loro cuscini con una tazza di the.

 

Born to Ice di Paul Nicklen
Ed. teNeues
Ramelli Paris Cover 3.indd

Che questo volume abbia tanto da dire lo dimostra la prefazione scritta da una star (e attivista) come Leonardo DiCaprio. Dedicata proprio agli scatti di un fotografo National Geographic, noto per il suo amore per oceani e salvaguardia dei poli. Questione di Dna, spiega anche il titolo alludendo all’infanzia di Nicklen: cresciuto in una delle uniche famiglie non inuit di un piccolo insediamento tra i campi di ghiaccio del Canada settentrionale. Abile nel ritrarre la meraviglia degli iceberg, ma anche i cambiamenti climatici che hanno mutato la vita di uomini, piante e animali. Dopo aver visto queste immagini, prenotare una vacanza in rompighiaccio sembrerà un’ottima soluzione.

 
Route 66 di Thomas Ott
Louis Vuitton Travel Book
Route 66_TO

Come ogni anno, le ultime destinazioni selezionate da Louis Vuitton per i suoi Travel Book sono attesissime. In questi volumi, artisti più o meno noti illustrano secondo la proprio creatività mete fino a quel momento sconosciute. Insieme a Cuba, Praga e Roma, nel mirino è oggi anche la Route 66, autostrada statunitense percorsa da Ott in 3 settimane: 4.500 km da Chicago a Santa Monica. Per questo fumettista svizzero amante di atmosfere dark, è stato facile trasportare i colori degli States fra schizzi in bianco e nero, quasi decadenti, per arrivare a “un’America perduta sulla strada”. I romantici pensierosi, inclini a indagare ogni attimo della vita, troveranno spunti di riflessione.

 

®Riproduzione riservata

Pick up one: 5 proposte di lettura ultime uscite in libreria

Per Einaudi, Donatella di Pietrantonio, considerata da Michela Murgia una delle più importanti scrittrici italiane, propone “L’Arminuta“, termine abruzzese che significa ritornata. Col suo terzo romanzo l’autrice tocca nel profondo temi legati all’abbandono, al dolore, agli affetti familiari perduti e ritrovati, un’altalena di sentimenti contrastanti, descritti con un linguaggio diretto e un po’ rude come quella regione schiusa e severa da cui l’autrice proviene. L’emozione del racconto è un sottofondo ben ritmato, mentre il mare con il suo corso fa eco al ricordo e all’oblio, il tutto pervaso dalla sensibilità genuina che lega il lettore ai personaggi del racconto. Storia di figli e genitori, di emozioni e sogni, di vita dura per operai e braccianti, storia di arminuta.

La casa editrice Minimum fax propone fra le novità “Giovani Leoni“, a cura di Angelo Ferracuti e Marco Filoni con altri scrittori, nato da un progetto di Poste Italiane e Fondazione Mondo Digitale per promuovere l’uso dei social agli over 65. Nove scrittori, partendo da testimonianze dirette dei “nonni in rete”, raccontano il futuro delle città e degli stili di vita, senza tralasciare scenari pessimistici della rivoluzione digitale. La sete di conoscenza fa capolino, oggi, anche fra le persone che hanno superato la linea della gioventù, sottolineando come la curiosità porta sempre risultati positivi. Si parla di settantenni che seguono gli amici su Facebook, di una novantenne che non comprende ancora il funzionamento di Skype, mentre qualcuno non sa far funzionare il bancomat. Storie che ci riguardano da vicino, che si svolgono tutti i giorni sotto i nostri occhi facendoci sorridere con affetto e che lasciano spazio a riflessioni, domande, derive.

La casa editrice 66th And 2nd presenta “Il museo delle penultime cose“, di Massimiliano Boni, un romanzo che parla dei sopravvissuti ai lager nazisti, ambientato nel 2031 con un unico novantottenne ancora in vita, ultimo baluardo di un periodo nero della storia mondiale, capace di narrare la sua storia nel campo di concentramento. Il protagonista, vicedirettore ebreo del museo della shoah a Roma, ha il compito di far ricordare all’ormai anziano Attilio i momenti terribili vissuti e il segreto che egli nasconde. Un romanzo che esorta a non abbassare la guardia sul ricordo, a mettere insieme documenti e testimonianze da tramandare per un futuro possibile. Il “come se” è il tema di tutta la storia, come se fosse stato possibile fermare tutto quello successo, come se le parole fossero state ascoltate, i treni fermati, le persone avvisate. Un romanzo di forte spessore, che tratta una ferita impossibile da rimarginare, affrontato con grande sensibilità, verso il dolore che ancora si affaccia alla mente dei giovani ebrei di seconda e terza generazione, per la paura del ripetersi del passato.

Feltrinelli presenta “Il teorema dell’incompletezza“, di Valerio Callieri, al suo esordio, il quale con ironia e tensione scrive un romanzo dai risvolti amari e divertenti. Un misto di sorrisi e conflitti, il libro è la storia di due fratelli diametralmente opposti, che non si parlano da anni, ma si trovano ad indagare sulla morte del padre, ex operaio Fiat, ucciso a Centocelle, nel proprio bar. Si indaga, dunque, su un passato che non era, poi, di così insospettabile linearità come si pensava: si scava fra segreti e azioni ignote insieme ai due fratelli e affiancati da personaggi seri, riservati e da altri simpatici e irresistibili. L’incompletezza del titolo è teorema matematico logico (teorema di Godel) ed è metafora sia emotiva, per il personaggio, sia politica, per il nostro Paese, popolato negli ultimi cinquant’anni da una generosa schiera di fantasmi, nonché per la mente umana. Narrato con uno stile personale e ironico, il testo racconta la necessità di “stupidi sorrisi per dimenticare il tempo “.

La casa editrice Marcos y Marcos presenta “L’ombrello di Nietzsche” di Thomas Hurlimann, un romanzo ambientato in Engadina, che racconta di una passeggiata di Friedrich Nietzsche sui monti della regione con in mano un ombrello rosso a causa del tempo incerto di quel giorno. Un fatto di immaginazione dello scrittore che proprio da quella passeggiata farà cominciare il percorso che sfocerà nella stesura di “Così parlò Zarathustra”. Lo scrittore e commediografo svizzero ci accompagna in un’argomentazione filosofica di ragionamento, che vede Nietzsche arrendersi agli elementi naturali come il vento e la pioggia seguendo il gatto Mufti, simbolo di un nuovo cammino nella verità, mentre l’ombrello volato e perduto è l’immagine di un concetto di “verità messa alla berlina”. 60 pagine piene di poesia, di indagine filosofica sul grande mistero della vita. La traduzione di Maria Giorgia Ulbar è molto accurata nella terminologia e la stessa osserva che l’ombrello rosso, strappato dal vento, è come un amo che ci porta dentro la filosofia del Novecento. Piena di significato, la frase conclusiva del testo: “Forse, ed è un bel forse, qualcosa ci protegge più di quanto pensiamo”.

®Riproduzione Riservata

x

x