Natale 2019: gli oggetti di design all’insegna del colore

Per questo Natale abbiamo pensato ad alcune idee regalo originali ispirate allo stile moderno e innovativo. Gli oggetti di design sono dei pensieri sontuosi quando vogliamo stupire i nostri cari, la scelta migliore per regalare al nostro soggiorno un tocco di stile ma anche dei perfetti regali dell’ultimo minuto. Scoprite la selezione nella gallery.

GAETANO PESCE

Le opere del grande Maestro Pesce non sono mai una uguale all’altra. Fatte a mano, questi splendidi oggetti di arte e contemporaneita’ sono accompagnati ciascuno dal certificato di autenticità firmato dal genio creativo. Nella produzione prolifica di sedie, armadi, poltrone, gli oggetti casa di Gaetano Pesce sono una linea accessibile al collezionista di gusto e stile. Da non perdere!

www.gaetanopesce.com

STEFANO GIOVANNONI

Il designer Stefano Giovannoni ha preso ispirazione proprio da questo significato per realizzare la Rabbit Chair Velvet: una seduta in grado di unire dolcezza e simpatia con comodità e fantasia. Una sedia in due versioni, adulto e bambino, in cui le orecchie del coniglio diventano schienale. In una terza versione la sedia Rabbit si illumina divenendo anche lampada.

https://qeeboo.com/it/rabbit-chair-velvet-finish-by-stefano-giovannoni

LATERAL OBJECTS BY STEFAN BECKMAN

Stefan Beckman Studio è uno studio di design con sede a New York specializzato in scenografia e direzione artistica per l’industria della moda. Il loro lavoro ha fatto parte delle più iconiche campagne pubblicitarie ed editoriali di moda degli ultimi quindici anni. Oltre a progettare sfilate per i più grandi nomi della New York Fashion Week stagione dopo stagione, progettano eventi, presentazioni di moda e mostre in tutto il mondo.

Lateral Objects è un laboratorio di design nato all’interno del Stefan Beckman Studio. Gli audaci colori pop della California Art degli anni ’60 e il movimento di design Supergraphics degli anni ’70 sono stati l’ispirazione per la prima collezione di oggetti che risultano ideali come regalo natalizio come i bicchieri gradiente soffiati a mano o i sottobicchieri da abbinare.

https://www.lateralobjects.com

https://www.stefanbeckman.com

@stefanbeckman @lateralobjects

MISSONI HOME

Missoni è la casa per eccellenza e un must-have per gli amanti dei pattern multicolorati a colori brillanti e tessuti di prima classe e eleganza. Ecco le migliori idee regalo per questo Natale:

Set americano in tessuto waterproof, a macro chevron multicolori. Tovagliolo abbinato in tinta unita.

https://www.missoni.com/it/missoni-home/set-americano-gift_cod46681538vu.html

Accappatoio unisex con cappuccio, in spugna di cotone qualità riccio/taglio. Motivo piccoli dadi multicolori. 100% cotone.

https://www.missoni.com/it/missoni-home/accappatoio_cod46646516xk.html#dept=hw_hmbthrbs

Plaid ricamato in Poliestere, con lurex a motivo chevron. Con frange. Misura 130×180 cm.

https://www.missoni.com/it/missoni-home/plaid_cod46649912vd.html#dept=hw_hmblnk

ALESSI

Food à porter è un lunch box che non sembra un contenitore per il pranzo, ma un elegante accessorio di moda. Un oggetto funzionale e bello, da portare come una borsa dal design ricercato.

https://www.alessi.com/it_it/food-a-porter-10779.html

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“L’architettura come incontro fugace”: tributo a Gaetano Pesce

L’ultima bottega d’arte italiana, del genere che ha costruito la nostra civiltà artistica a partire dal tardo Medioevo, sopravvive a New York. Fino a qualche anno fa la si trovava in Hall Street, a Brooklyn, al secondo piano di un edificio verde risalente ai primi anni Quaranta. Alto una decina di piani, a due passi dal vecchio porto militare, il palazzo è per il resto suddiviso ai piani superiori tra uffici contabili e i laboratori della fabbrica di peluche che rifornisce i luna park di Coney Island. Al secondo piano, al centro dell’unica ampia sala, seduto su un trono traslucido e colorato, si trova Gaetano Pesce.

Il Maestro Pesce all’opera. Photo courtesy: Olga Antipina.

Lo spazio tutto intorno è popolato da una miriade di creazioni dalle fattezze empatiche, infiniti progetti e oggetti antropomorfi posti senza ordine sugli scaffali e alle pareti. Grandi lenzuola di resina morbida, dette skin o pelli industriali, sono appese per la sala in dialogo con la luce proponendo le stesse suggestioni di antiche vetrate. I tavoli orchestrati come smisurati paesaggi marini o montani, sono ricolmi. Alternati alle opere e confusi con esse latte e bidoni di materiale plastico ancora liquido e informe. Ogni oggetto ha una vita propria ed entrando nel “workshop” di Pesce si è accolti da una folla composta da infinite singolarità: in uno dei templi della progettazione industriale nessun oggetto è uguale all’altro, neanche nei multipli, grazie alle variazioni di casualità insite nel progetto. Ognuno di loro sembra interrogarti con le parole del loro autore: “il futuro rimetterà in rilievo il legame tra una concezione e una nuova realizzazione?”, “i tempi nuovi ci toglieranno il complesso rispetto all’apparente mancanza di identità?”, “la differenza è vita?”, “Esiste un’estetica del difetto?”, “L’uso quotidiano uccide l’oggetto d’arte?”. Domande alla base dell’esercizio creativo contemporaneo, a cui gli oggetti stessi, con la loro semplice e gioiosa esistenza, sembrano dare risposta.

Il Maestro è circondato da assistenti che si muovono intorno a lui come pianeti col Sole. Come fosse avvenuta una pentecoste, con spontaneità, tutti si allineano straordinariamente al suo stile e alla sua volontà. Quasi dimenticandosi di se stessi, continuano a esistere come sue emanazioni. C’è addirittura “un ricettario segreto” ad uso della bottega che fa da guida agli assistenti, un diario su cui vengono annotate le tecniche e le metodologie riguardanti i lavori e le sperimentazioni; quasi un omaggio al Libro dell’Arte di Cennino Cennini. Ecco, ad un certo punto si comincia: nell’operare si ripetono gerarchie e ritualità secolari.

C’è chi assiste il maestro nell’ultimare il disegno preparatorio, chi prepara i colori, chi le resine; c’è chi fa la miscela e chi porge i composti alla mano sicura del Maestro, che nella sulla sua vita di instancabile ricercatore è stato colui che ha attribuito ai materiali plastici la dignità d’arte. Il grande riconoscimento, quello che già prima di giungere in America lo proietta in una dimensione pienamente internazionale, avviene nel 1969 con l’uscita della rivoluzionaria serie “Up”. Si tratta di sette sedute biomorfe realizzate in stoffa e schiuma poliuretanica, materiale che permetteva uno sbalorditivo espediente tecnico: le sedute venivano consegnate all’acquirente sotto forma di disco di plastica piatto, il quale, una volta introdotta l’aria, si gonfiava modellandosi nelle forme voluttuose del modello Up. Veniva su, appunto, come suggerisce il suo nome.

La più famosa della serie è la Up 5, con la sua ancella Up 6 che fa da pouf, diventata fin dal suo esordio uno dei simboli nel mondo del design italiano e del “Made in Italy”. L’opera, come tutta la creazione di Pesce, ha in sé un’esplicita volontà di denuncia: se da una parte con le sue forme rassicuranti, morbide e abbondanti vive gli stessi archetipi delle veneri paleolitiche incarnando l’idea del femminino materno, dall’altra essa si presenta come entità schiava. L’Up 5 è collegata alla sferica Up 6 da un filo che è contemporaneamente cordone ombellicale, vincolo vitale e catena. Una catena di quelle che venivano messe al piede dei condannati ai lavori forzati per costringerli ad una pesante palla di metallo, e rappresenta qui il simbolo del pregiudizio dell’uomo nei confronti della donna.

“È vero che nella storia le donne sono state sacrificate a causa dei pregiudizi degli uomini.È come essere in prigione, è come andare in giro con questo peso al piede tutto il tempo. L’unico modo di esaminare questo concetto era mostrare la palla collegata al corpo della donna con una catena”.

Da quel lontano 1969, celebrato nel suo cinquantesimo durante il Salone Mobile con una gigantesca installazione in piazza Duomo a Milano, “Maestà Sofferente”, Gaetano Pesce non è mai rimasto simile a se stesso: esplora infinite vie, mutando e contraddicendosi, rivendicando il diritto all’incoerenza dell’artista. Per citare solo alcune delle sue opere basta ricordare l’Organic Building del 1989, che propone con trentanni di anticipo, tutte le istanze del celebrato Bosco verticale milanese, o il Pink Pavillion della ex Triennale Bovisa, primo edificio al mondo interamente costituito da schiuma poliuretanica. L’8 novembre Gaetano Pesce compie 80 anni rimanendo bambino con la stessa intatta gioia nel disegnare il futuro.

E festeggiando il suo compleanno sappiamo che saremo noi a ricevere in regalo altre infinite sorprese che racconteranno la diversità di un autore la cui visione sentimentale dell’architettura ha permesso di superare i confini tra l’arte, l’industria e la vita. “L’architettura come incontro fugace, come ritratto rapito, come ricordo d’amore, come museo d’affetti. Architettura amata generosa, che racconta, che ricorda che spera, che crea” Auguri Gaetano, e Grazie!

Testo a cura di Stefano Morelli

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FUORI SALONE 2019: LE MIGLIORI INSTALLAZIONI

È tempo di Salone del mobile a Milano, e tutto ruota intorno al design, all’architettura e alla creatività. Eventi, mostre e installazioni invadono la città, da via Tortona a Porta Venezia, da Bovisa a Sant’Ambrogio, da Isola a Brera, passando per Ventura-Lambrate, via Durini, Porta Romana, l’Università Statale e le 5 vie. Gli appuntamenti del Fuorisalone sono davvero centinaia e non mancano ovviamente le installazioni. Ecco le nostre preferite:

 

“MAESTA’ SOFFRENTE” di Gaetano Pesce

Nel 2019 ricorre il 50° anniversario di un’icona del design italiano dal forte significato politico: la Up 5&6 disegnata da Gaetano Pesce e prodotta da B&B Italia. La Up 5&6 è trafitta da centinaia di frecce per ricordare gli abusi che la donna subisce quotidianamente, e la condizione di prigionia e sottomissione viene enfatizzata dalla presenza di sei teste di belve che ricordano la crudeltà dell’uomo. Con il patrocinio del Comune di Milano l’opera è esposta Piazza Duomo per tutta la Design Week 2019.

 

 

A Friend di Ibrahim Mahama

Si chiama A Friend, l’installazione realizzata dall’artista Ibrahim Mahama: un invito a riflettere su cosa Porta Venezia rappresenta e ha rappresentato nei secoli, declinato nel significato di soglia, di delimitazione urbana e, conseguentemente, nell’incontro con l’esterno e lo straniero. Promossa da Fondazione Trussardi ed è stata inaugurata martedì 2 aprile, nell’ambito dell’art week intorno alla fiera miart, e resterà visibile al pubblico fino al 14 dello stesso mese.

 

Unfluencer di Freitag

Freitag si è chiesto se anzichè parlare di bellezza non fosse importante parlare di “design cattivo”. In fondo nessuno è immune da influenze negative ed errori, a tutti è capitato di comprare qualcosa di inutile e insostenibile. Per smascherare l’ipocrisia, il brand svizzero, con l’artista Georg Lendorff e il supporto degli scenografi di Ortreport, ha creato l’installazione “Unfluencer – De-sinning the Designer”. Proiezioni su migliaia di fili appesi al soffitto rendono sfocata la percezione dei passanti, offrendo un rifugio ideale per un momento di riflessione. I visitatori possono anche confessare i loro peccati in fatto di design e acquisti, soli e in modo anonimo o in un colloquio a due.

Pratofiorito

Un giardino temporaneo ideato dall’architetto Davide Fabio Colaci in collaborazione con gli studenti del Politecnico di Milano e il progettista del verde Dario Valenti. Questo progetto nasce per stimolare la biodiversità urbana, infatti unisce specie animali e vegetali e attività appartenenti all’iniziativa “Bee The Future”, supportata da Eataly , dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, dall’azienda sementiera Arcoiris e l’Università degli Studi di Palermo, Dipartimenti di Scienze Agrarie e Forestali.

The Green Life

Un progetto ideato dall’olandese Sabine Marcelis che ricopre sia gli spazi esterni che quelli interni della Rinascente. L’evento è pensato per chi ha a cuore il mondo dell’ecologia ed è stato realizzato grazie al posizionamento di sedici ulivi centenari tra la piazza e il negozio. Vi sono inoltre otto sculture mobili nelle vetrine, dischi di plexiglass colorati ruotano attorno ad alberi di specie diverse. Presente inoltre un’installazione al Design Supermarket e una grande vastità di piante all’interno dello store.

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gaetano pesce. if ideas had no boundaries.

Quattro decenni di carriera improntata alla creatività fanno di Gaetano Pesce una delle voci più autorevoli del design italiano. A lui, nato a La Spezia nel 1939, si devono creazioni che spaziano dall’architettura all’interior design, così come sculture, vasi e perfino gioielli. Convinto assertore che l’intuizione ideativa sia liberatoria, Pesce, per spiegare presente e futuro, parla del passato; per raccontare la sua coerenza creativa spiega l’incoerenza del linguaggio espressivo. Pluralismo e mutevolezza sono per l’architetto-scultore-designer i fondamenti di ogni processo, così come nuovi materiali e nuove forme sono alla base di nuove semantiche estetiche.

È un creativo a tutto tondo: mi parla del suo processo ideativo? Come cambia progettare un vaso, una lampada, l’interior design no all’architettura?
La creatività non ha barriere e le idee nemmeno. Alcune di queste possono essere delle ottime ragioni per fare dell’architettura, altre possono essere utili per creare degli oggetti, altre ancora per musica o poesia. Questa si chiama multidisciplinarietà o pluridisciplinarietà. Per capire quanto sto affermando, si guardi al comportamento di certi importanti artisti del Rinascimento. Raffaello disegnava le uniformi delle guardie del Vaticano, allo stesso tempo tratteggiava l’urbanismo della città del Papa, oltre a, come tutti sanno, dipingere le straordinarie tele che onorano l’Italia e sono presenti nei maggiori Paesi del mondo. Non occorre parlare di Leonardo nè di Michelangelo e di altri artisti multidisciplinari del Rinascimento. Per andare da un oggetto, a una architettura a una scultura niente cambia, se non la scala. Le motivazioni del progetto sono le stesse, espresse con diversi media.

La sua ricerca sui materiali: schiume, resine e polimeri. Quanto la materia è al servizio della creatività? Come governa la materia sulla forma?
Ci tengo a essere sincero con il mio tempo quindi, come uso tutti i progressi che esso mi o re, sono anche dell’idea che devo impiegare i materiali scoperti nei momenti della mia vita. Comunemente si chiamano sostanze “di sintesi” e, a mio modo di vedere, sono dei mezzi molto più performanti delle materie del passato. Nei processi creativi lascio questi materiali liberi al 30-40%, perché la loro ricchezza supera molte volte quella della mia mente.

La relazione tra gli oggetti e il corpo. La sicità nelle sue creazioni.
Ritengo che l’espressione astratta è da tempo superata dalla realtà. Ecco perché le figure appaiono nel mio lavoro, perché sono riconoscibili dal fruitore, aiutano la comunicazione e rivelano il contenuto delle opere. Da circa 50 anni la Figurazione è un elemento importante del mio operare. La componente figurativa è quella che parla al di là dei diversi linguaggi, delle diverse culture del mondo. Più recentemente, il computer comunica nello stesso modo per utenti provenienti da diversi Paesi.

La presenza dell’elemento antropomorfo nei suoi lavori?
Il linguaggio che uso non è sempre coerente, perché dipende da quanto avviene nella realtà. Ritengo che l’Arte sia un commento di quello che avviene nel nostro tempo. Questo è prima di tutto organico e, in particolare, liquido perché in esso avvengono valori contrastanti, contraddittori, che si presentano alla nostra attenzione, svaniscono e riappaiono. È come il movimento delle onde del mare, avvengono con rumore e svaniscono. Il mio linguaggio non è unico e dipende dagli argomenti che tratta, per questo non è coerente e a volte non è riconoscibile a chi segue il mio lavoro. Gli architetti che seminano nei diversi Paesi delle opere che dipendono da uno stile unico, sono persone che appartengono al passato. In realtà, se si rispetta il luogo dove si costruisce si deve dare la precedenza alla sua identità, se si costruisce in diversi luoghi le nostre risposte architettoniche devono necessariamente essere diverse e quasi irriconoscibili. Il design, per la stessa ragione, dovrebbe essere in grado di esprimere l’identità dei luoghi dove l’oggetto è prodotto, senza dire che dovrebbe essere in grado di dichiarare l’identità dell’autore e sfuggire all’astrazione dell’anonimato. Più in generale, direi che i musei d’arte contemporanea, che mostrano in diverse Nazioni le stesse collezioni, sono anacronistici e non rispettano la loro funzione di esprimere le diverse culture del mondo.

 

 

Gaetano Pesce in mostra a Firenze: il mondo è donna

Espone a Firenze fino all’8 febbraio, nelle tre nuove sale del Museo del Novecento, l’architetto e designer Gaetano Pesce. La mostra, intitolata “Maestà tradita”, non è stata inaugurata dall’artista per motivi di salute, ma l’opera inedita – la maestà tradita, appunto – grande scultura di donna, è stata presentata in Piazza Santa Maria Novella di fronte alla famosa basilica progettata da Leon Battista Alberti per la famiglia Rucellai nel 1470. Pesce avrebbe voluto posizionare la sua opera in Piazza della Signoria, ma il sindaco della città, Dario Nardella, non ha dato il consenso. In attesa della grande scultura, nel museo sono esposte varie opere inedite dell’artista, ormai famoso in tutto il mondo, opere dedicate alla donna. Ogni sala, attraverso odori, suoni, sostanze liquide, elementi vari, denuncia la difficoltà di essere donna ancora oggi, nonostante la forza creatrice che l’identità femminile porta con sé. Entrando ci attende una enorme UP rivestita di variopinti indumenti femminili, mentre di fronte troviamo delle UP a strisce bianco e nere incatenate a guisa dei carcerati a significare la libertà impedita alle donne ancora osteggiate e vilipese da una società maschilista. La up o upchair è stata progettata da Pesce nel 1969 e rappresenta la maggiore testimonianza del design radicale degli anni 60/70. Esposta nei musei di arte contemporanea più importanti, la Up rappresenta, oltre la ricerca di forme e materiali nuovi, un modo di parlare politicamente della condizione delle donne vittime dei pregiudizi degli uomini. La up 5 richiama nella sua forma il grembo materno, simbolo di protezione, mentre la sua forma avvolgente e sinuosa trasmette il senso della fertilità come nelle Veneri paleolitiche. La up è quindi un elogio alla donna, la quale è continuamente sollecitata però ad ingoiare bocconi amari. L’artista ha posto su dei blocchi dei pezzi di pane, degli stecchini e un contenitore con del fiele invitando a rischio e pericolo ad assaggiarli. Grande sostenitore dell’universo femminile (“Il mondo è donna”) Pesce affronta un tema attualissimo con grande esperienza e amore. Inoltre, l’evento della collocazione della scultura più importante è avvenuto alla presenza di Vittorio Sgarbi e Sergio Risaliti, organizzatori e curatori della mostra.

www.museonovecento.it

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