LARDINI: AN HISTORY 40 YEARS LONG

Quarant’anni fa, quattro fratelli guidati dalla passione per lo stile e l’eleganza fondano Lardini. Sarà il coraggio e la voglia di mettersi in gioco, conditi dalla creatività e dall’intuizione imprenditoriale, a far sì che l’azienda raggiunga numerosi traguardi importanti: la prima collezione di giacche in cashmere nel 1993, la creazione del marchio Lardini nel 1998, l’introduzione delle collezione Lardini Donna nel 2012. Grazie alla qualità pregiata dei materiali impiegati e allo stile inconfondibile, Lardini è oggi un marchio rinomato a livello internazionale e distribuito in oltre 700 stores multibrand worldwide.

Lardini ha celebrato il suo quarantesimo anniversario, nella suggestiva cornice dello Sferisterio, la storica e celebre Arena della città di Macerata. Una serata speciale, in cui la famiglia Lardini ha voluto ringraziare tutti i suoi dipendenti e i loro famigliari per il percorso fatto in questi anni, esprimendo un valore aziendale davvero entusiasmante ed inedito.

Il marchio rappresenta la maestria della tradizione sartoriale che affonda le proprie radici in un know-how straordinario fatto di storia, territorio, coraggio, made in Italy e amore per la qualità. Custode di una conoscenza manifatturiera che è rimasta ormai in mano a pochissime aziende, il brand ha la propria sede presso Filottrano, paese medievale in provincia di Ancona, anima e luogo del cuore del band.

Per celebrare i 40 anni dalla sua fondazione, l’azienda lancia in esclusiva una collezione ad edizione limitata, disponibile in boutique, e si racconta attraverso un film che celebra i passaggi più importanti della sua storia.

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LA MODA ENTRA IN SCENA ALLA GALLERIA CAMPARI

Tanti marchi italiani, nel tempo, hanno intrecciato il proprio business con la moda. Marchi il cui core è completamente diverso, ma che hanno ritrovato nell’universo del costume un’anima affine.
E’ il caso di Galleria Campari, chepresenta la mostra Storie di Moda. Campari e lo stile. Il nuovo progetto espositivo, aperto al pubblico da oggi, venerdì 5 ottobre 2018, a sabato 9 marzo 2019, dedicato all’esplorazione di una delle anime che compongono l’universo Campari: la profonda relazione tra il marchio e il mondo della moda, intesa come espressione di arte e costume.

Franz Marangolo, Bitter Campari, anni 60, © Galleria Campari
Franz Marangolo, Bitter Campari, anni 60, © Galleria Campari

L’exhibition è stata curata dalla giornalista Renata Molho, critica del costume e della moda per il quotidiano Il Sole 24 Ore dal 1991 al 2012. Docente di giornalismo di moda, autrice della prima e unica biografia di Giorgio Armani, Essere Armani (2006 e 2015, Baldini & Castoldi) e delle monografie 21 – Costume National (2007, Assouline) ed Etro (2014, Rizzoli). La curatrice struttura un percorso in cui i concetti di “stile” e “stili”, di cui la comunicazione Campari si è fatta testimone, bozzetti pubblicitari, fotografie, grafiche, abiti, riviste e accessori. Divisa in quattro sezioni tematiche, Elegance; Shape and Soul; Futurismi e Lettering, la mostra mette in dialogo opere provenienti dall’archivio di Galleria Campari con prestiti da case di moda, musei e fondazioni. Tra le altre, opere originali pensate e realizzate per Campari da Fortunato Depero, Bruno Munari, Marcello Dudovich, Franz Marangolo, accostate e integrate alle creazioni e ai bozzetti dalla Fondazione Gianfranco Ferré e agli abiti scultura dalla Fondazione Roberto Capucci.

La mostra rimarca anche lo storico legame tra Campari e il mondo del cinema. Il legame con la settima arte è presente anche in una serie di accessori disegnati da grandi stilisti per personaggi e occasioni cinematografiche, come le scarpe che Salvatore Ferragamo realizza per Judy Garland, o gli stivali cuissard, iconicamente rossi, di Fendi, indossati da Zoe Saldana in The Legend of Red Hand, cortometraggio firmato dal regista Stefano Sollima per Campari per il progetto Red Diaries 2018.

Roberto Capucci, Abito Fluorite, 1995, Foto di Fiorenzo Niccoli
Roberto Capucci, Abito Fluorite, 1995, Foto di Fiorenzo Niccoli

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TEX. 70 ANNI DI UN MITO

Ci sono personaggi che resistono al passare del tempo. Alcuni diventano parti fondamentali della cultura di un paese, accompagnandoci anno dopo anno, sempre lì testimoni immobili della nostra storia e che attraverso le loro avventure ci stanno accanto.
Quest’anno uno dei protagonisti principali della fumettistica italiana compie 70 anni: TEX.

Cop_TEX_695 (1)Il 30 settembre 1948, infatti, veniva pubblicata la prima striscia di fumetti ideata da Gianluigi Bonelli e disegnata da Aurelio Galeppini, il ranger più amato del fumetto italiano e uno tra i più longevi al mondo.
Settant’anni dopo, Sergio Bonelli Editore celebra l’eroe con una grande mostra dal titolo TEX. 70 ANNI DI UN MITO, aperta dal 2 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019 al Museo della Permanente di Milano e patrocinata dal Comune di Milano. Curata da Gianni Bono, in collaborazione con la redazione di Sergio Bonelli Editore, la mostra racconta, attraverso foto, disegni, schizzi, materiali rari o assolutamente mai visti prima, come Tex sia diventato un vero e proprio fenomeno di costume. I visitatori potranno così ammirare, tra gli altri pezzi, la prima vignetta di Tex declinata in varie lingue, il ritratto di Gianluigi Bonelli e famiglia realizzato da Tacconi,fotografie di Aurelio Galleppini e anche la mitica macchina da scrivere di Gianluigi Bonelli: l’Universal 200 con cui sono state scritte le primissime storie di Tex, decorata con disegni a penna dallo stesso Gianluigi e oggi conservata nella sala riunioni della Casa editrice.

Poster_Mostra Tex70TEX. 70 ANNI DI UN MITO.
2 ottobre 2018 – 27 gennaio 2019
Museo della Permanente di Milano
Via Filippo Turati, 34
20121 – Milano

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“I HAD A DREAM” THE EXIBITION AT MOLESKINE FOUNDATION

La linea che separa l’arte dai brand che realizzano gli oggetti che usiamo quotidianamente non è sempre così netta. Molti label si approcciano al mondo artistico con iniziative e fondazioni, volte alla ricerca e al supporto di nuovi o vecchi talenti. Tra queste, Moleskine. Il brand collabora con la Moleskine Foundation, un’organizzazione completamente indipendente dalla società, ma il cui contributo è vitale per la Fondazione, che può così dedicarsi a iniziative d’impatto sociale.

Lo scorso 30 Agosto, la Moleskine Foundation ha inaugurato la mostra “I Had a Dream”, presso la Rinascente in Via del Tritone a Roma,  visitabile fino al 26 Settembre. Un’esposizione che raccoglie 54 taccuini realizzati dagli studenti che hanno partecipato ai workshop di AtWork, il progetto della Fondazione nato a Dakar che, partendo da lì, viaggia per il continente africano, incoraggiando i giovani al pensiero creativo.

Un format dedicato a chiunque voglia mettersi in gioco, che si abbraccia perfettamente con i progetti della Moleskine Foundation che mira allo sviluppo dell’Istruzione di Qualità e della Creatività, punti fondamentali per dare il via a quei cambiamenti positivi che ci aiuteranno a lavorare per un futuro migliore.
La mostra testimonia la varietà del pensiero creativo al giorno d’oggi, con lavori provenienti da 10 paesi.
Tutte le opere sono divise in sette isole tematiche, e attraverso queste pagine riusciamo a percorrere nuovi sentieri, scopriamo nuove identità, leggiamo di comunità lontane, memorie comuni e sogni condivisi.

 

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FALL WINTER 2018: ACCESSORI MUST HAVE

Una selezione di brand che abbiamo scoperto alla scorsa edizione di White.

CECCHI DE ROSSI

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La bellezza dell’artigianalità made in Italy. Cecchi De Rossi propone una linea di accessori in pelle che possono essere completamente customized. Un approccio che permette di regalare una vera made-to-measure experience per ogni pezzo della collezione. Ogni pezzo evolve e diventa parte, non solo della nostra vita, ma che delle generazioni future.

D1 MILANO
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Un brand giovane (è nato nel 2013), fondato dal 25enne, Dario Spallone, di base a Milano. Orologi dal design iconico, con una cura speciale ai dettagli, uno stile anticonvenzionale che riflette l’Italian heritage. Il modello P701 è il must have del brand, dal design unico e moderno.

TOTEM COLLECTIVE

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“La moda fatta diversamente” il claim di Totem Collective, un vero e proprio collettivo di quattro designer Johan Christian Chen, Bohan Qui, David Andersson Sahlin and Daniel Ekström, che realizzano una linea di borse artistiche e genderless. La collezione permanente diventa, quindi, la base per esperimenti di stile e nuovi progetti che aggrega creativi da tutto il mondo in una piattaforma progettuale in continuo divenire

VINCENT GARSON
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Vincent Garson è un designer francese, stilista-modellista formatosi alla Chambre syndicale de la Haute Couture di Parigi. La sua collezione di borse si pone come esempio di oggetto di lusso: si conserva nel tempo, rispettoso del lavoro degli artigiani che lo hanno realizzato, dalle qualità eccellenti. Lavora con pelli francesi che preferisce usare nella loro essenza più raw, sfoderate, mostrando la realtà dei materiali.

NO/AN
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Brand di borse, della designer finlandese, trapiantata a Bruxelles, Anna Lehmusniemi, accoglie al suo interno un concept nuovo, fatto di linee essenziali e materiali pregiati. Il fine ultimo è di avvicinare i clienti ad un diverso concetto di lusso, non fatto di acquisti continui, ma sulla consapevolezza della qualità duratura nel tempo.

 

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SUMMER 2018: ESPADRILLES IN THE CITY

Nonostante gli ultimi trend propongano modelli di sneakers per tutte le stagioni, ogni estate le città (e non solo) si popolano di sandali ed espadrillas. Una scelta legittima, anche se il tabù dello stile vuole che l’uomo non debba avere mai, o quasi mai, i piedi nudi. Un tabù che Havaianas, per esempio, ha contribuito ad abbattere con il successo delle sue infradito. Quando è preferibile portare i sandali e quando le espadrillas? E come abbinarli al nostro look? Qui alcuni suggerimenti per i vostri look estivi.

Breve storia dei sandali
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Come si legge nel dizionario Treccani: “È una forma assai antica di calzatura (affreschi minoici del 2° millennio a.C.) e fu di uso generale, sia presso i popoli orientali (Egizi, Assiri, Babilonesi, Arabi, Persiani), sia presso i Greci e i Romani… Nella forma più semplice, il sandalo è la calzatura ordinaria di religiosi, e in particolare dei frati francescani e cappuccini”. Una prima versione di sandalo, nello specifico infradito, risale a oltre 3500 anni fa e se ne ha notizia dall’Antico Egitto. Erano calzature designate agli uomini più potenti, solo faraoni e sacerdoti potevano portare calzari in cuoio o papiro intrecciato. Con il passare dei secoli, il sandalo si è diffuso sempre di più arrivando fino ai giorni nostri.

Come e quando indossare i sandali

Per molto tempo i sandali sono stati considerati un accessorio fuori moda, soprattutto per l’immediata connessione con i turisti nord europei, che si ostinavano a portarli, in vacanza, con l’immancabile calzettone di spugna bianco. Oggi i sandali maschili sono tornati di moda e hanno iniziato a varcare le passerelle. Rappresentano una soluzione per gli outfit estivi, sia al mare sia a spasso per la città. Lo dimostra il successo planetario di Birkenstock, che da sandalo ortopedico (la cui origine risale al 1774) è passato a icona con il modello Madrid in suola di lattice e sughero con plantare sagomato e cinturino con fibbia che copriva trasversalmente le dita dei piedi.

Un modello che poi è stato interpretato dai più importanti fashion designer, da Phoebe Philo e Riccardo Tisci fino a Rick Owens. Oggi i sandali iconici del brand sono disponibili in tantissime varianti di colore e pattern, come il camouflage che si estende su straps e suola. Non solo comfort, Birkenstock presta più attenzione al design con la capsule di sandali con il velcro a una fascia e il modello Rotterdam a due fasce. Di natura più tecnica e uso sportivo i sandali Teva, marchio nato dall’intuizione di Mark Tatcher, uno studioso di geofisica, che mentre lavorava come guida per un’attività di rafting, si rese conto della mancanza di una calzatura che potesse garantire una perfetta aderenza sulle superfici bagnate e al tempo stesso assicurasse leggerezza e comfort a chi la indossava.

L’idea, semplice ma geniale, fu quella di abbinare ai tradizionali sandali infradito un’allacciatura alla caviglia, che impedisse al piede di scivolare e lo mantenesse sempre in una posizione idonea per evitare gli infortuni. Da qui sono nate una serie di calzature pensate per tutti gli uomini che amano dedicarsi attivamente allo sport, come gli appassionati di trekking, mountain bike e walking.

I modelli Teva sono stati rivisti da alcuni brand, come Valentino, che li ha trasformati in sandali urban per attraversare la città con semplici cinturini in velcro con logo VLTN da abbinare con camicia leggera e shorts sartoriali. Per scegliere e abbinare il sandalo bastano poche avvertenze da tenere a mente, per evitare cadute di stile. Di sicuro in estate l’abbinamento sandalo e pantaloni corti è un’accoppiata vincente, un binomio perfetto per un look casual da città o da mare. I pantaloni possono avere una lunghezza variabile a seconda del fisico e dei gusti, mentre il modello di sandalo scelto condiziona il tipo di shorts o pantaloni da indossare.
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L’idea, semplice ma geniale, fu quella di abbinare ai tradizionali sandali infradito un’allacciatura alla caviglia, che impedisse al piede di scivolare e lo mantenesse sempre in una posizione idonea per evitare gli infortuni. Da qui sono nate una serie di calzature pensate per tutti gli uomini che amano dedicarsi attivamente allo sport, come gli appassionati di trekking, mountain bike e walking.

I modelli Teva sono stati rivisti da alcuni brand, come Valentino, che li ha trasformati in sandali urban per attraversare la città con semplici cinturini in velcro con logo VLTN da abbinare con camicia leggera e shorts sartoriali. Per scegliere e abbinare il sandalo bastano poche avvertenze da tenere a mente, per evitare cadute di stile. Di sicuro in estate l’abbinamento sandalo e pantaloni corti è un’accoppiata vincente, un binomio perfetto per un look casual da città o da mare. I pantaloni possono avere una lunghezza variabile a seconda del fisico e dei gusti, mentre il modello di sandalo scelto condiziona il tipo di shorts o pantaloni da indossare.
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Star del jet set internazionale le scelgono come scarpe estive e vacanziere, personaggi come Salvador Dalì e Grace Kelly. Nel 1972 grazie alla collaborazione con Yves Saint Laurent, viene disegnato il modello femminile con la zeppa, una tappa che segna il successo della scarpa in tutto il mondo. Oggi le espadrillas sono proposte in mille varianti, dalle più classiche con gamma di colori brillanti, a quelle in camoscio traforato di Bottega Veneta rinforzate con suola in gomma; canvas e cotone nei modelli di Riviera che le propone con suole rivestite in pelle e colori che evocano lo stile della Costa Azzurra degli anni 50.

Nella rivisitazione dei classici le espadrillas di Thomas Mennell sono in camoscio dai colori intensi, suola rinforzata e nappino per aggiungere un twist imprevisto. Tra i modelli più modaioli quelli con stampe di Gucci o in morbida pelle scamosciata nera e occhi monster di Fendi, che alla suola di iuta ha aggiunto uno strato di gomma per affrontare al meglio le strade della città o la spiaggia.

Quando indossare le espadrillas
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Il primo consiglio per l’abbinamento delle espadrillas maschili è quello di indossarle, soprattutto se di colore chiaro o neutro, sotto un pantalone scuro, anche gessato, purché lasci la caviglia scoperta. La camicia bianca è d’obbligo se vi state preparando a una serata elegante, se preferite uno stile più casual, invece, optate per una semplice T-shirt. Naturalmente, quando si parla di abbinamento, non ci si riferisce soltanto ai modelli e ai colori degli abiti da accostare alle vostre scarpe, ma si tratta anche di capire quali tipi di corporatura siano più adatti al tipo di scarpa che stiamo considerando.
L’uso delle espadrillas è sconsigliato, infatti, a tutti coloro che hanno caviglie robuste. Per gli amanti dei colori accesi, le espadrillas sono le scarpe perfette per esprimere la propria creatività. Abbinarle non è affatto difficile: un semplice jeans metterà in risalto il colore scelto. Le espadrillas con i pantaloni più corti, come i bermuda, sono perfette per ottenere un look casual. Anche in questo caso la camicia serve a dare un po’ di charme in più, soprattutto se si vuole evitare il cosiddetto stile da spiaggia.

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Per i più sportivi basta una polo colorata per completare l’outfit all’insegna della praticità. Non bisogna tralasciare nemmeno il materiale con cui le vostre espadrillas sono confezionate, pelle o suede saranno indispensabili per avere un look più ricercato, mentre per il tempo libero e i look più casual date libero sfogo con denim o canvas.

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GOOP: THE BUSINESS LIFE OF GWYNETH PALTROW

Ebbe in inizio con una newsletter, inviata dalla propria cucina, nel 2008. Così l’attrice Gwyneth Paltrow ha dato il via a un business che, dopo 10 anni, è diventato un vero e proprio fenomeno: Goop.com.
Un sito di lifestyle, in cui vengono pubblicato consigli sulla cucina, la salute, il benessere, le finanze. L’intento iniziale era quello di rendere accessibile – o almeno, di far si che potesse esserlo a tutti – uno stile di vita agiato; l’etica di Goop è semplice: avere cose belle costa, trovare cose belle è spesso frutto di un privilegio, ma anche se non si è privilegiati , è possibile avere ciò che si desidera.

Ad oggi Goop comprende una beauty company, una manifattura d’abbigliamento, una compagnia pubblicitaria, una casa editrice, una produzione di podcast e un portale web dedicato al benessere e alla salute, per un fatturato annuo di 250 milioni di dollari.

Un cambiamento non da poco, per Gwyneth Paltrow, che da attrice riconosciuta e acclamata si è re-inventata ( o forse è cresciuta) in una business woman di successo che fattura 250 milioni di dollari.

Ma ripercorriamo alcuni step nella carriera di Gwyneth come attrice e imprenditrice.



L’abbiamo vista lo scorso aprile sul grande schermo in “Avengers: Infinity War” nei panni di Virginia Pepper Potts, la segretaria e fidanzata di Iron Man. Negli ultimi anni è uscita dal mondo Marvel solo per recitare in Mortdecai e Tentazioni irresistibili, il primo passato alla storia come il più grande flop tra i film con Jonny Depp, il secondo finito nel dimenticatoio.
L’attrice statunitense è tornata alla ribalta sulla stampa americana da qualche giorno per due motivi: il primo è che si sospetta sia lei la famosa amante di Jay-Z citata due anni fa da Beyoncè in “Sorry”, il secondo è una sua conferenza alla Bussiness School di Harward che ha fatto storcere il naso a non pochi.

Goop, la newsletter settimanale di lifestyle di Gwyneth Paltrow, si è trasformata negli anni in un sito web e successivamente in una piattaforma e-commerce che propone collaborazioni con diversi brand, ha aperto temporary shop e lanciato l’edizione cartacea arrivando a stimare un valore di 250 milioni di dollari. Ma come è arrivata una piccola newsletter mainstream New-Age ad avere così tanto successo? 
Inizialmente Goop forniva principalmente consigli base sul life-style, come tecniche di Detox e meditazione, ma dal 2014 in poi la Paltrow comincia a somministrare consigli di medicina alternativa, come ad esempio trattamenti di bellezza a base di puntura d’ape, mono-diete più o meno dannose per l’organismo spacciate per terapie contro i parassiti e lavande intime a base di caffè che hanno fatto infuriare i medici statunitensi dall’East alla West coast.

Da molti giudicata come una e vera e propria operazione commerciale che mira ai click più facili, in pieno scandalo mediatico dovuto alle critiche dei medici, nel 2015 Goop lancia anche diversi prodotti cosmetici che ripromettono di risolvere molti problemi, il più dei quali di carattere medico, con la cosmesi o la medicina alternativa. La star del cinema americano, vincitrice di un premio Oscar per Shakespeare in Love, ha inoltre organizzato i Goop Health wellness summit, delle vere full-immersion nel mondo di Goop andate tutte sold-out, con biglietti da 500 a 4500 dollari.

Ma non è sempre stato tutto rose e fiori: nel 2016 Goop è finito sotto indagine per problematiche legate al marketing dei prodotti; proponeva infatti sul suo sito prodotti descritti come trattamenti, cure e prevenzioni per malattie autoimmuni, poco dopo ricevette una lettera dalla TINA (TruthInAdvertising.org) per la stessa motivazione, e dopo la replica modificò i contenuti del sito. Le controversie legate a Goop, sono d’altro canto totalmente in linea con il pensiero dell’attrice, orgogliosamente antivaccinista, la Paltrow non ha mancato di esprimere anche opinioni negazioniste sulla correlazione tra Hiv e Aids. 
La sua presenza alla Business School di Harward non è oggettivamente criticabile dal lato economico, che è proprio quello che la prestigiosa università statunitense si propone di insegnare, sono pochi infatti i lifestyle magazine che possono vantare 250 milioni di dollari di fatturato. Per ciò che concerne il lato wellness e strettamente medico consigliamo invece di prendere con cautela i consigli dispensati nelle numerose rubriche, confrontandosi sempre con medici e professionisti del caso. Questa in generale è una regola di buon senso da seguire per tutti i siti e news che girano sul web e vanno verificate, soprattutto quando si propongono diete o trattamenti, che vanno oltre i semplici suggerimenti di bellezza.

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NABA: GRADUATE SHOW 2018

L’Apollo Club di Milano è stato cornice dell’ evento di chiusura dell’anno accademico di NABA – Nuova Accademia di Belle Arti con la sfilata di una selezione di studenti del Triennio in Fashion Design e del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design.

Il tema “CULT – From Gods to Goods” ha raccolto le collezioni di 30 giovani designer emergenti del Triennio in Fashion Design che hanno avuto la possibilità di presentare a pubblico e stampa le loro creazioni. Una prestigiosa giuria – composta da giornalisti, influencer, esperti e aziende del settore – ha visionato e selezionato i migliori progetti, regalando così agli studenti l’opportunità di sfilare durante il Fashion Show finale.

Ecco una selezione di giovani designer da tenere sicuramente sott’occhio.

BAO FENGXUE
Dopo aver studiato ingegneria a Shanghai, si è specializzato in Fashion Design and Engineering. A Milano ha conseguito un ulteriore diploma in Fashion and textile design, ampliando in maniera considerevole le sue conoscenze nell’ambito. La sua collezione SCAN ME, si concentra sulla tecnologia che permea la nostra società, in cui tutto viene codificato attraverso codici: come codici a barre e QRcode.
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CAMILLA SANNI
Da Genova a Milano, passando per gli USA e la Cina.  Camilla propone una collezione ironica in cui sottolinea lo sforzo dell’uomo contemporaneo di presentarsi sotto una luce, spesso diversa, da quella reale.
i suoi capi sono avvolti da un’aura un po’ snob, in cui fa trasparire la necessità di presentarsi per ciò che si è, senza badare troppo al giudizio altrui.
Camilla Sanni (1)

CHEN YIHUA
Non ha dubbi, fin da bambino ha sognato di fare il fashion designer ed ha seguito questo sogno fino in fondo. La collezione proposta si ispira al periodo della corsa all’oro. Un mix di stili da ogni parte del mondo, proprio come un mix infinito di culture si è ritrovato sotto lo stesso cielo californiano alla ricerca della fortuna dorata.
Chen Yihua (1)

 

FRANCA TOMAINO
Figlia d’arte, ha conseguito un diploma presso la scuola svizzera SAMS (Scuola d’Arti e Mestieri della Sartoria) a Lugano e dopo un periodo in giro per l’Europa si è iscritta alla NABA. La sua collezione CLAY, celebra artisti che hanno lavorato con l’argilla, quali Maria Martinez, Shoji Hamada e Bernard Leach. Come l’argilla i suoi capi si mixano, affondando in dettagli provenienti da culture diverse, creando un’unica entità.
Franca Tomaino (2)

IGNACIO RODRIGUEZ
Nato in Spagna, da genitori della Repubblica Dominicana, e cresciuto tra Messico e Spagna, Ignacio vanta dentro di sé un ritrovo di culture diverse, arricchito dal suo soggiorno a Milano. Influenzato dal cavaliere d’Eon, presenta una collezione menswear, per un uomo che non ha paura di esplorare e giocare con il suo lato femminile.
Ignacio Rodriguez (2)

MARCO BYNICHAKIS
Nato in Grecia ma cresciuto in Italia, da sempre appassionato di arti, frequentando la NABA scopre la sua passione per la moda ed il design. Nel processo creativo ama utilizzare l’ironia come mezzo di riflessione, tentando di sviluppare dialoghi tra l’Io (individuo) e il prossimo. Baci rubati di Truffault e il MAI68 francese hanno ispirato questa collezione, ne è derivato un gioco ironico tra rivoluzioni, tra sanculotti del passato e del presente, tra la protesta gridata e quella personale che sbeffeggia i canoni borghesi nonostante ne faccia parte.
Marco Bynichakis

SAPIR OZ
Da Israele a Milano. Una collezione pensata per l’uomo moderno che si deve destreggiare nella giungla urbana. Ogni outfit presentato ha un nome, e al suo interno combina vari elementi: natura, landscape urbano e dettagli tratti dal mondo militare. Gioca con gli opposti: morbidezza contro durezza, masse contro leggerezza, ordine contro camouflage.

Sapir OZ®Riproduzione riservata

MAISON CILENTO 1780, SARTORIAL EXCELLENCE

La Maison Cilento, fondata a Napoli nel 1780 da Martino Cilento, da più di 100 anni fa la storia della sartorialità italiana, realizzando capi e accessori artigianali di grande eccellenza, unicità ed eleganza.
Le cravatte sette pieghe foderate e sfoderate, sono da sempre l’elemento distintivo di Cilento 1780: rispetto a quella classica richiedono tre ore di lavoro e il doppio del tessuto normalmente utilizzato. La pregiata seta twill, prima di essere orlata da grandi artigiani Italiani, viene ripiegata su sé stessa sette volte, lavorazione che può essere eseguita solo a mano.

Le proposte  per il periodo estivo sono le cravatte sette pieghe sfoderate e in garza a giro inglese. Le tecniche di lavorazione e i materiali utilizzati per il loro confezionamento rendono queste due tipologie di cravatte particolarmente adatte all’estate. In particolare, la cravatta in garza a giro inglese è realizzata utilizzando un tessuto pregiato che richiede l’assoluta necessità di antichi telai e manodopera altamente specializzata.

Ricercatezza e bellezza sono le qualità che definiscono l’intera collezione conta circa 400 proposte tra cui quelle dedicate alle professioni, sport, arte, animali, scaramanzia e tipicità partenopee. Il codino è l’elemento distintivo: ogni cravatta riporta infatti dei mini motivi ricamati su di esso, dettaglio che la rende un pezzo unico.

 

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FASHION FROM GERMANY: ALEXANDER ROYS

Un nuovo brand uomo, una collezione contemporary disegnata dal tedesco ALEXANDER ROYS che ha presentato la sua seconda collezione al WHITE di Milano lo scorso giugno.

ALEXANDER ROYS prende ispirazione dal futuro e dalla connessione con la tecnologia, esplorando come l’umanità si pone nei confronti della rivoluzione tecnologica che ha preso piede recentemente e come questa influenza la vita di ogni giorno. Per la collezione SS2019, il designer si concentra, quindi, sullo spirito accellerato dell’era digitale, con richiami al futurismo ed al gruppo musicale tedesco elettronico Kraftwerk. Un momento storico in cui lo stile di vita che conduciamo, e l’uso massiccio dei social media, non rende più possibile la chiara distinzione tra il pubblico e il sociale, nascondendo la vera, privata identità di ogni fruitore. Non ogni aspetto della propria persona è reso chiaro e visibile, in un meccanismo psicologico interiore che ci spinge a nascondere parti del nostro essere che non riteniamo adeguati, o che sono causa di insicurezza.

 Una sorta di armatura che ci poniamo addosso e che viene egregiamente espressa visivamente in questa collezione.
ALEXANDER ROYS rende pienamente il contrasto tra il desiderio di esporsi e quello di nascondere parti del proprio essere: trasparenze e dettagli dal sapore militare si mixano in capi sapientemente realizzati in Italia, contrapponendo materiali tecnici, come il PVC trasparente, alle più fini lane che, a loro volta, sono abbinate a tessuti di nylon. Una contrapposizione resa ancora più evidente dal concept del lookbook, le cui foto sono state scattate da Michael Ullrich.
Ed ecco che ne nasce una collezione che unisce il tailoring più raffinato, con l’abbigliamento militare e lo sportswear, dando vita a uno stile dal sapore un po’ erotico e perverso.
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Photography: Michael Ullrich.