Celebrating the Best of Every Season: la nuova campagna di Roku Gin

Roku Gin, un incontro tra Italia e Giappone al Four Seasons milanese per la nuova campagna del marchio

Martedì 21 giugno, nel giardino del Four Seasons di Milano, Giappone e Italia si sono incontrati nella adv 2022 Celebrating the Best of Every Season di Roku Gin, svelata appunto nella cornice del prestigioso hotel meneghino. Sbarcato in Italia nel 2018 e subito divenuto protagonista del panorama beverage tricolore, il marchio ha ideato per quest’anno una campagna a 360 gradi, incentrata sulle stagioni del paese del Sol Levante, di cui è in effetti un prodotto emblematico. Il claim è d’impatto, semplice e e diretto: The Best of Every Season.

Roku Gin Suntory
Roku Gin, marchio dell’azienda nipponica Suntory

A dominare il primo evento di lancio della campagna, tenutosi come detto nel luxury hotel di via Gesù, è stata la bella stagione per eccellenza, reinterpretata nel corso della serata dal bar manager dello Stilla, Luca Angeli, in quattro cocktail unici, a base di Roku Gin, ça va sans dire. Tradizioni estive nipponiche e sapori della stagione calda nostrana, dunque, si sono fusi nella rivisitazione del classico Gin Tonic, con le ricche note di Roku esaltate da un liquore artigianale all’erba cedrina; e ancora, in Roku Roots, drink ideale per rinfrescarsi dalla calura del periodo. In una drink list dedicata dal brand all’estate giapponese non potevano poi mancare le botaniche, ossia tè sencha e gyokuro. Il punch firmato Luca Angeli e il Rose Highball, disponibile alla spina nello Stilla bar, rappresentano un omaggio a queste preziose foglie, nonché alla secolare tradizione jap del tè.

Roku Gin, la tradizione nipponica di casa Suntory reinterpretata in chiave contemporanea

Il vero dominus della serata è stato però Roku Gin, cioè la tradizione di casa Suntory proiettata nell’epoca contemporanea. Questo distillato, infatti, racchiude l’anima del primo gin giapponese, introdotto sul mercato nel 1936, quando Shinjiro Torii (giovane fondatore dell’azienda), presentò Hermes Gin, prevedendo che la bevanda alcolica prodotta nello stato un giorno sarebbe stata amata in tutto il mondo. Il suo era un gin senza compromessi d’impronta inglese, basato su 8 botanicals che più classici non si poteva.

Lanciando Roku nel 2017, i master distiller di Suntory hanno voluto regalare nuova vita alla creazione di Torii, avvalendosi degli (strepitosi) elementi che la natura del paese mette loro a disposizione. L’obiettivo – raggiunto – era valorizzare la ricetta originale senza snaturarla, amplificandone le caratteristiche intrinseche, espresse già negli anni ‘30 da Hermes.

L’ideogramma impresso sulla bottiglia di Roku sta per 6, il numero dei botanicals locali presenti nel distillato in questione, raccolti a mano. Ciascuno di essi rappresenta una stagione, dalla primavera all’autunno, che insieme simboleggiano il legame indissolubile tra Roku e Impero del Sol Levante. Vengono raccolti durante lo shun, ossia lo specifico momento dell’anno (racchiuso talvolta in una manciata di giorni) nel quale un elemento della natura esprime al massimo le proprie peculiarità. Nel dettaglio, in primavera vengono raccolti fiori e foglie di sakura; nella stagione successiva i due tè sencha e gyokuro; in autunno il pepe sansho; in inverno lo yuzu.

Roku Gin botanicals

Il meglio di ogni stagione, raccolto, infuso e distillato nel gin firmato Roku

Sono perciò fiori e foglie del sakura, celeberrimo, coloratissimo ciliegio nazionale, raccolte solamente per due settimane ogni anno, a racchiudere l’essenza della primavera, conferendo a Roku il suo appagante aroma floreale. I due botanicals vengono distillati in un alambicco di acciaio e sottovuoto, con la tecnica della distillazione a freddo, che permette di mantenere inalterate le delicatissime caratteristiche del Sakura (scelto per accentuare le note floreali già presenti nella ricetta originale).

Roku Gin botanicals

L’estate, invece, trova il proprio corrispettivo nel tè verde; i due selezionati, sencha e gyokuro, regalano il loro miglior raccolto – detto Summer Flush – proprio in questa stagione. Queste varietà donano al gin di Suntory la nota erbacea, leggermente amaricante, che si avverte sul finale. L’uso del tè è motivato dalla volontà di rafforzare gli accenti lievemente amari e speziati che Torii aveva individuato ricorrendo a cannella, cardamomo e angelica. Il ginepro, ovviamente, resta al centro della scena.

L’autunno chiama il pepe sansho, assai particolare, raccolto e distillato fresco; un procedimento che, a differenza di quanto si possa immaginare, regala speziature agrumate, delicatamente pungenti, a Roku Gin. L’inverno, infine, è anche in Giappone la stagione degli agrumi: a rappresentarlo è lo yuzu, tipico agrume dell’arcipelago dalla fragranza inebriante; della sua distillazione, in un alambicco discontinuo di rame, viene conservato solo il cuore, dov’è presente la maggior concentrazione di olii aromatici. Pepe sansho e yuzu esaltano quelle punte agrumate che Torii diede a Hermes selezionando scorze di arancia amara e limone.

Roku Gin caratteristiche

La Hechicera è il “ron” esuberante che celebra l’abbondanza e il rinascimento colombiano

È stato presentato a Milano, in un clima immersivo di sapori colombiani, La Hechicera – il rum che custodisce tutta la ricchezza di emozioni di una terra che sta vivendo il suo rinascimento: la Colombia.
A raccontare il mix di blend pregiati invecchiati da 12 a 21 anni e maturati in botti ex bourbon c’erano Paolo Guasco brand Manager de La Hechicera e Miguel Riascos, managing director e co-founder, terza generazione di una famiglia i cui valori hanno a che fare con la magia delle esperienze e con la passione per un’attività di altissima qualità. Ed è il nonno che ha rivoluzionato il metodo di distillazione, utilizzando quello del Maestro Ronero Giraldo Mituoka e l’invecchiamento rigorosamente con metodo Solera, con botti a piramide, fino a 21 anni.



Hechicera significa incantatrice, per un rum che come una pozione si pone l’obiettivo di sedurre e “incantare” col suo aroma, evocando lo spirito libero, seducente ed esotico di un luogo popolato da uccelli variopinti ed altri animali misteriosi come la mantide religiosa, impressa sulla ceralacca blu cobalto che sigilla l’etichetta della bottiglia, un colore acceso che evoca freschezza e contemporaneità.
Un rum che conquista con sentori di caffè e vaniglia, avvolti da spire di cioccolato, platano e mentolo; conquista il palato con un distinto aroma di cannella, espresso e spezie come pepe nero e chili, cioccolato fondente e confettura di prugne.  

Molino Pasini e Bar Basso si incontrano con un cocktail a base di farina

Cocktail a base di farina? Ebbene si, al Bar Basso Gianluca Pasini, mugnaio e collezionista, ha iniziato a collaborare con Maurizio Stocchetto, celeberrimo bartender e proprietario dello storico bar milanese, per ideare dei cocktail con la farina; la Primitiva integrale, prodotto iconico di Molino Pasini, è al centro del pensiero e dell’identità del Marchio, è una farina che adora fare esperienze, scoprire mondi nuovi.



Con la Primitiva Integrale 3, Maurizio ha creato nuovi signature cocktail: il primo è un Misuari (“annacquato” in giapponese), un long drink dissetante, poi un Margarita rivisitato e per finire un cocktail after dinner, parente dell’Alexander. Dal 15 ottobre, i signature cocktail entreranno a far parte della carta del bar e potranno essere provati dai milanesi affezionati al locale storico e dalla crowd internazionale di giornalisti, designer, fashionistas, per cui il Basso è un po’ “home outside home”.



Alla Primitiva sono dedicate anche le vetrine del Bar Basso, con una scenografia suggestiva, creata da Vandersande Studio. Spighe e grano fanno da quinta all’ingresso del locale, evocando un’opera d’arte primitiva o di land art, che narra della terra e dei suoi frutti.



La storia del Bar Basso parte da Mirko Stocchetto, barman del Posta di Cortina, che lo acquista da Giuseppe Basso nel ’67. Mirko porta a Milano la cultura del bere, fino ad allora sconosciuta, iniziando i milanesi al variopinto mondo dei cocktail. Nel 1972, Mirko inventa il Negroni Sbagliato, sostituendo al Gin il Prosecco da miscelare con il Vermouth Rosso e il Bitter Campari: nasce così un cocktail iconico, bevuto oggi in tutto il mondo. Il bar diventa così negli anni un punto di riferimento per i milanesi e non solo. A partire dagli anni ’80, con il grande successo di Memphis e l’accresciuto interesse per il design, molti giovani designer internazionali, come Marc Newson, Jasper Morrison, Thomas Sandell, iniziano a frequentare il bar e ne diventano amici.



Nel ’99 un “Comitato” di designer, che comprende anche Stefano Giovannoni e lo stesso Maurizio Stocchetto, decide di organizzare un party al Bar durante il Salone del Mobile invitando un centinaio di amici, ma la voce corre, i telefonini squillano, i taxi viaggiano e alla fine arrivano più di mille persone. Da allora il Bar, oggi guidato da Maurizio Stocchetto è un punto di passaggio obbligato per i designer e stilisti.



Per l’occasione verrà presentato il nuovo numero de ‘Il Mugnaio’ dedicato al pane, un vero e proprio lifestyle magazine completamente rinnovato nella grafica e nell’impostazione editoriale.

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