Moda e musica: l’arte dello styling

Moda e musica sono due facce della stessa medaglia, due universi di senso che dialogano e si ibridano l’uno con l’altro. Siamo da sempre portati a considerarle un tutt’uno e forse non riusciremmo neppure a immaginare l’una disgiunta dall’altra. Artisti come Elvis Presley, i Beatles, Madonna, Michael Jackson, Lady Gaga, ci hanno insegnato che l’immagine giusta può definire se non creare un personaggio, tanto quanto il suo talento.
Del resto sono molti gli studiosi che hanno indagato questo legame, primo fra tutti l’antropologo Ted Polhemus che ha più volte sottolineato come «nel corso della storia il musicista sia stato una figura che viene guardata, oltre che ascoltata». Moda e musica dunque sono due forme di comunicazione, due veri e propri linguaggi. Oggi più che mai, l’immagine dei talenti musicali viene costruita a tavolino e dietro questa operazione ci sono gli stylist, figure professionali capaci di dar vita a immaginari dal forte impatto emotivo, che attirano potentemente il nostro sguardo.

Gli stylist che stanno trasformando lo showbiz musicale italiano, da Susanna Ausoni a Ramona Tabita, a Nick Cerioni

«Vestire una persona significa prima di tutto conoscerne la più vera natura. È da lì che parte tutto. Per me gli abiti sono ponti tra differenti aree culturali e la fisicità: il mio lavoro è compiuto solo quando se ne costruiscono di solidi». Con queste parole Susanna Ausoni, regina del celebrity styling italiano, descrive la professione che l’ha portata a collaborare con grandi artisti musicali e dello showbiz; alle spalle una lunga carriera iniziata da MTV negli anni ‘90, oggi è artefice dei look di star del calibro di Mahmood, Elisa e Noemi.

Proprio con Susanna Ausoni si è formato Nicolò “Nick” Cerioni, creativo visionario che spesso e volentieri usa la chiave dell’ironia e dello stupore. Da più di dieci anni collabora con Jovanotti, un sodalizio che ricorda come «una grande scuola non solo professionale ma, soprattutto, umana. Lorenzo mi dato fiducia in un momento in cui nessuno credeva nel mio, nostro lavoro. Guardo ancora a quanto abbiamo fatto insieme con emozione. Per me è un maestro, un vulcano creativo, un artista enorme capace di elevare anche chi lo circonda».

La firma estetica di Cerioni è sicuramente d’impatto e spesso controversa, non a caso è proprio lui a dar vita a moltissimi look di Achille Lauro, tra cui quello firmato Gucci indossato durante il Festival di Sanremo 2020, una tutina di tulle e cristalli impossibile da dimenticare. Il cantautore romano, secondo lui, «è un artista prezioso perché unico e inimitabile. Incarna molti contrasti che rendono quello che fa potente e misterioso, in un dualismo incredibile di luci e ombre. Gli sarò sempre grato per avermi dato la possibilità di creare insieme l’intero progetto creativo di numerose performance, video e foto. Lavorare con Lauro mi ha fatto sentire libero, la sensazione più bella di sempre».
Anche lo stile glam rock dei Måneskin è opera di Cerioni, così come il trend adottato da Orietta Berti negli ultimi tempi; «Orietta è una donna libera, aperta, è la nostra Lady Gaga», sostiene, un paragone decisamente azzardato ma da cui traspare tutta l’ironia del restyling in questione.

A volte un cambio d’immagine può mettere il turbo alla carriera di un artista. Lo sa bene Ramona Tabita, tra gli stylist più richiesti, “responsabile” della metamorfosi di Elodie dallo stile Amici a quello di femme fatale. Collabora da anni con Ghali: «Volevamo un’immagine non standard, diversa da quella classica del rapper con i pantaloni larghi e le sneakers. Abbiamo optato per un’estetica curata, dalle silhouette sartoriali, che attraverso i contrasti valorizzasse la sua figura», specifica.

I celebrity stylist dietro i look di Levante, La Rappresentante di Lista, Blanco: “Mr. Lollo” e Tiny Idols

Levante stile
Lorenzo Oddo con Levante

Tra i nuovi nomi di punta del settore c’è Lorenzo Oddo, in arte Mr. Lollo, fashion designer (per anni nel team di Marco De Vincenzo) e stylist di riferimento di Levante, di cui dice: «Claudia ha una forza espressiva fuori dal comune, è come un foglio bianco che attraverso gli abiti si tinge di volta in volta di colori diversi. Ha un carisma straordinario, può indossare qualsiasi cosa senza che la sua immagine ne sia sovrastata». È proprio durante un suo concerto che incontra La Rappresentante di Lista (Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina), di cui ha curato l’immagine a Sanremo 2022. Commentando la collaborazione, ricorda: «Quando ho ascoltato il pezzo ho subito pensato di mettere in scena dei personaggi, abbiamo trascorso mesi nell’archivio di Moschino cercando i capi giusti che ci aiutassero a rappresentare visivamente i temi della canzone. Del resto il brano è apparentemente leggero, divertente, ma allo stesso tempo obbliga a riflessioni importanti sul mondo che ci circonda. Abbiamo scelto dei look apparentemente giocosi, ma che portassero un messaggio di spessore, outfit d’impatto che completassero il racconto in maniera perfetta. Lo styling parte dalla testa, deve esserci un pensiero dietro».

La rappresentante di lista Sanremo 2022
Veronica Lucchesi, Lorenzo Oddo, Dario Mangiaracina
La rappresentante di lista Moschino
Lorenzo Oddo con La Rappresentante di Lista

Se dell’ultimo Festival ricorderemo mantelli e bluse leggere indossate da Blanco, il merito è di Tiny Idols (Silvia Ortombina), che da anni collabora con l’artista.
«Volevo tradurre la carnalità in eleganza semplice, rappresentare più che il corpo lo spirito, raccontare un sogno lucido che vive di sentimento autentico, reale. Pierpaolo Piccioli ha la capacità di tradurre da sempre questo tipo di estetica in modo superbo e per me è stato un onora lavorare con il team Valentino partendo proprio dagli statement della maison: mantello e chiffon. Ho voluto dar vita a un messaggio forte accostando i ricami ai tatuaggi, ridisegnando il corpo in modo prezioso ma allo stesso tempo semplice, per dichiarare che la moda non è questione di trend, ma di stile». Come darle torto?

Blanco Fabrique Milano
Blanco al Fabrique di Milano (ph. Roberto Graziano Moro)
Blanco moda stilista
Blanco (ph. Roberto Graziano Moro)

Nell’immagine in apertura, Blanco in concerto al Fabrique, ph. Roberto Graziano Moro

The Beauty Edit

Primo appuntamento con la nuova rubrica del magazine, una rassegna di immagini, collezioni, tips e note sul mondo del make-up e hairstyling, a cura del beauty editor di Manintown Claudio Furini.

#1 Beauty Glam: Francesca Colucci








Protagonista dell’editoriale Beauty Glam è Francesca Colucci, giovane attrice originaria di Avellino (su Instagram è seguita da oltre 41mila follower, ha recitato in serie come Romulus, Un professore e Baby).
Il make-up sfoggiato per l’occasione mantiene la fresca naturalezza del suo volto, intonandosi perfettamente agli abiti indossati, eterei e raffinati, tra ruches, fiocchi e nuance tenui.

Abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgere a Francesca qualche domanda sul tema.

Per un’attrice la propria immagine è parte integrante del lavoro: come curi la tua pelle? Sei una “skincare junkie”?

Non sono una skincare junkie level pro, ma faccio molta attenzione ai prodotti che uso sul mio viso, dal make-up alla beauty routine. È la mia coccola giornaliera!

Qual è il prodotto per la pelle che utilizzi quotidianamente?

Sicuramente una buona detersione e balsamo labbra, non esco mai di casa senza.

E invece per quanto riguarda il make-up, ti piace sperimentare o preferisci look acqua e sapone?

Mi piace un make-up leggero, sui toni naturali e super glow, ma ci sono giorni in cui mi piace giocare con ombretti e matite colorate, ne ho di tutti i tipi!

C’è un prodotto make-up che non manca mai nel tuo beauty case?

Un buon balsamo labbra e gel per sopracciglia, le porto sempre un po’ all’insù.

Hai capelli davvero molto lunghi: qual è il tuo segreto per mantenerli così lucidi e sani?

Li proteggo sempre con prodotti naturali, soprattutto d’estate.

Credits

Talent Francesca Colucci
Beauty editor and hair stylist Claudio Furini
Photographer Federico Ghiani
Photographer assistant Alessandra Alba
Stylist Luigi Gaballo
Stylist assistant Fabio Valtolina
Videomaker A Moment Of
Make-up Vania Cesarato using CAIA Cosmetics
Hair ghd
Hai products Kemon
Nails Le unghie di Giò
Thanks to MENoUNOS Studios, Mpunto Comunicazione

#2 Le tendenze e i migliori beauty look delle fashion week maschili di Milano e Parigi


Philipp Plein AI 2022-23

Tutta la bellezza avvistata alla Milano Fashion Week Uomo A/I 2022-2023

Si è da poco conclusa la Milano Fashion Week autunno-inverno 2022-2023, dove sono andate in scena le tendenze attuali e future della bellezza maschile. Su e giù dalle passerelle abbiamo avuto un assaggio dell’archetipo dell’uomo contemporaneo, di qual è il suo beauty look e che direzione stanno prendendo i trend.
In generale, quello che possiamo dire senza ombra di dubbio, è che è mancata una certa audacia, in favore di uno stile più classico e rilassato. Non esistono tagli netti ed estremi: il mullet sembra ormai totalmente appannaggio del mondo femminile più rock, così come il crop cut non prevede più sfumature rifinite in contrasto con la parte superiore molto più lunga.


Zegna AI 2022-23

Tutto è molto morbido e leggero, spesso ricadendo morbidamente sulla fronte. Infatti, uno dei leitmotiv visti in questa fashion week è stato il ciuffo in svariate forme e intenzioni,  più o meno lungo a seconda della tipologia di capello.
Il taglio, invece, non supera mai le spalle, pettinato naturalissimo o spettinato. Quando si vuole creare un look più strutturato, la riga è laterale e il capello impostato su onde leggere, oppure è centrale per un effetto 90s, sempre molto cool. Protagonista assoluto di queste sfilate è stato però il capello afro, libero nel suo meraviglioso riccio oppure intrecciato in maniera tradizionale: esattamente come avevamo visto durante le ultime sfilate, è un inno generale al capello naturale in ogni sua forma.


Prada AI 2022-23, ph. dal profilo IG del brand

Niente picchi di stravaganza nemmeno nel mondo del colore capelli, tendenzialmente classico e naturale. Il mondo punk, con deco e tinte fluo per ora non rientra tra le tendenze moda, che vuole un’eleganza maschile più classica e soprattutto sobria. Ci voleva lo street style per qualche colpo di testa tra treccine, capelli biondo platino e rasature totali, così come i caschetti corti e marcati, impostati col gel, quasi a prendere in giro l’estetica delle boy band. Ma nessuno effettivamente preme sull’acceleratore, lasciando al mondo femminile la massima possibilità di esprimersi con tagli, forme e colori.


Ph. by Acielle/Style Du Monde for Vogue

E la barba? Beh non siamo più nella hipster era, perciò non si vedono più barbe extra e lunghissime, lunghezze più contenute e curate, che danno al look un aspetto virile ma anche elegante e ricercato. Soprattutto i baffi hanno una cura particolare, esaltati creando un contrasto con una barba cortissima.
Sulle passerelle, invece,  i volti sono principalmente liscissimi e sbarbati, rappresentando un altro tipo di mascolinità e di stile.

Resta però un’occasione mancata quella del make up, sostanzialmente inesistente nelle sue forme più creative e colorate, che siamo abituati a vedere sui volti femminili. Anche la stessa moda non è ancora del tutto pronta evidentemente all’abbattimento di un limite, che anche tra gli ospiti non si è voluto superare. D’altronde, questa settimana della moda è stata un momento di transizione, un passaggio verso un futuro più definitivo: c’è da aspettarsi qualcosa di più scintillante e divertente alla prossima fashion week.

Testo: Carlotta Tosoni

Ricercatezza e boldness, le keyword del menswear del prossimo A/I


Prada AI 2022-23, ph. by Philip Meech

Archiviata la tornata di fashion week maschili per l’Autunno/Inverno 2022-23 (quest’anno sostanzialmente due, Milano e Parigi, con l’appendice, prima, durante e dopo le passerelle delle due kermesse, degli show presentati da alcuni brand in digitale, fuori dai calendari ufficiali), si può tentare un bilancio di quanto emerso dai défilé di gennaio.
Stando alle principali sfilate, al di là e al di qua delle Alpi, l’uomo, in vista della prossima stagione fredda, smania per abbandonare una volta per tutte il low profile forzato dei mesi passati, conseguenza della raffica di limitazioni e divieti susseguitisi mentre la pandemia era allo zenith, abbracciando convintamente i precetti del dressing up, del vestirsi di tutto punto indulgendo in ricercatezze e bizzarrie variamente “controllate”, da accompagnare a beauty look e hairstyling a tono, cioè bold.


JW Anderson AI 2022-23, ph. Kasia Bobula

Si parla, ovvio, di linee generali, cui derogano i cultori del minimal come pure griffe e designer che proprio non vogliono saperne di rinunciare all’agio di pantaloni con coulisse, set coordinati, babouche e altri indumenti/accessori etichettabili come leisurewear (di prassi in epoca di lockdown e chiusure a singhiozzo), comunque sia va per la maggiore lo studio dettagliatissimo dell’outfit, la tendenza a mettersi in ghingheri; ecco spiegato il dandismo compiaciuto, la «cerimonia del vestirsi come cura di sé» (Silvia Venturini Fendi dixit) della collezione Fendi, che trova nella vezzosità di capi e orpelli attinti dall’armadio femminile un antidoto ai tempi cupi che viviamo, oppure le stampe, i colori brillanti, le lucentezze e tutto l’armamentario estetico del clubbing celebrato da Federico Cina e JordanLuca. Si muove invece sul crinale tra divertissement e infantilismo JW Anderson, all’aria fanciullesca dei suoi modelli, dalle pettinature fin troppo ordinate, fanno da contraltare le stravaganze condensate in ogni uscita (distorsioni ondulate delle forme, animaletti funky, addomi scoperti, lamé e sequin profusi ovunque…).
L’inclinazione al massimalismo viene portata all’acme da Dolce&Gabbana, attraverso 107 mise dalle caratteristiche oltremodo contrastanti, in cui collidono stretto e largo, ossessione per il logo e sartorialità, vagonate di gioielli e graffiti, manierismi e spinte futuristiche, un clash stordente che si riflette nel trucco e parrucco dei ragazzi sul catwalk, tra smalti, decolorazioni e accessori per capelli.


Dolce&Gabbana AI 2022-23

Spostandosi nella capitale francese il discorso non cambia granché, anzi, a Parigi esercizi di stile e virtuosismi al limite della portabilità sono la norma anche in tempi normali, figuriamoci ora. Via libera, dunque, a ciocche colorate che scompigliano quel tanto che basta la successione armonica di grigi, beige e cromie neutre in pedana da Dior Men, alle (s)capigliature “impolverate” di Yohji Yamamoto, logico pendant tricologico di completi adatti a moderni, elegantissimi maudit, alle silhouette deflagrate di Hed Mayner.


Lazoschmidl AI 2022-23, ph. Marc Medina for Fucking Young!

Si guarda poi a decenni ancora eccezionalmente fertili per la moda maschile, su tutti gli anni ‘70 (con marchi come Wales Bonner, Casablanca, Valette Studio, Davi Paris ed Ernest W. Baker che ne condensano l’essenza in print intensi, sete fruscianti, tagli fluidi, preziosismi assortiti) e i ‘90, di cui vengono ripresi stilemi che identificavano specifiche subculture e scene alternative (l’hip hop nel caso dell’uomo di Louis Vuitton, l’acid jazz in quello di Junya Watanabe); c’è spazio persino per l’assertività tipica degli Eighties, vedi i gessati di Rhude, l’uso insistito del piumino da Juun.J, le spalle contundenti di Rick Owens.

Maison di rango e nuove, autorevoli voci della creatività nostrana e internazionale, insomma, hanno le idee chiare: la tanto sospirata ripartenza coinciderà, nel menswear, con l’adozione di un’immagine distinta, sofisticata, che passa anche – se non soprattutto -da scelte di beauty e acconciature ugualmente polished.

Testo: Marco Marini


Pigalle AI 2022-23, artwork by Maria Angela Lombardi

Dior Haute Couture Spring 2022, artwork by Maria Angela Lombardi

Celebs alla sfilata Dior HC Spring 2022: Rosamund Pike, Chiara Ferragni, Heart Evangelista, Madelaine Petsch, Cara Delevingne, artwork by Maria Angela Lombardi

#3 I consigli beauty dell’esperta Lorena Leonardis

Tendenze make-up 2022



Splendere è uno dei diktat di stagione.Tra le recenti tendenze in voga il make-up dewy (“rugiada” in inglese) sperimenta il beauty look dall’effetto rugiada per ottenere una base dall’allure luminosa.

Il trend dewy parte da una beauty routine quotidiana che ha lo scopo di rendere la pelle del viso morbida e idratata, attraverso accorgimenti di skin care che le donano lucentezza prima della stesura del fondotinta dalla texture leggera.
Si procede applicando l’illuminante su zigomi, arcata sopraccigliare, dorso del naso e arco di cupido, per un risultato glossy.

Il contouring lascia il posto al blush sulle gote, in una nuance fresca che sfuma sui toni del rosa per un effetto bonne minne, a donare vivacità ed un’allure salutare al volto.
L’eyeliner grafico è il nuovo trend per esaltare gli occhi con con forme e colori ispirati al futurismo, dagli effetti metallici. Ombretti blu, verde, giallo, rosa e viola Very Peri, colore Pantone dell’anno.

A incorniciare lo sguardo sopracciglia pettinate verso l’alto, con i soap-brows a tenerle in ordine e lucide a lungo.
Se il rosso fuoco non passa mai di moda, la rentrée è il rosso laccato sulle labbra, ma spopolano anche sfumature scure per le più udaci e i rosa accesi a illuminare il viso.

Skin care maschile



Oggi più che mai l’uomo è attento alla cura di sé anche in fatto di skin care.
Non basta più un semplice dopobarba o prodotto multiuso, c’è bisogno di detersione, creme e sieri voluttuosi, con texture leggere e poco profumate, che entrano a far parte del suo quotidiano per specifiche problematiche.

La pelle maschile, rispetto a quella della donna, ha esigenze diverse: il suo strato corneo è più spesso e tendenzialmente grasso, motivo per cui produce più sebo, e ha una presenza maggiore di pori dilatati nella zona T, che la rende impura e lucida alla vista.
In questo caso la crema adatta sarà composta da una texture di rapido assorbimento e specifici principi attivi sebonormalizzanti, antiossidanti e antiinfiammatori.
La rasatura, inoltre, provoca sensibilità e peli incarniti; oltre a ricorrere a degli scrub che li contrastino, esfoliando la pelle in superficie (da fare almeno una volta a settimana), le pelli sensibilizzate hanno bisogno di creme lenitive che calmino le irritazioni.

Pur invecchiano più lentamente rispetto alla pelle femminile, grazie a una maggiore presenza di fibre di collagene ed elastina, l’accelerazione dell’invecchiamento ha come causa sole, cattiva alimentazione, stress, alcool e inquinamento. Pertanto, contro i segni da esso causati, è consigliato l’uso di maschere detox, antiossidanti, sieri e creme con filtro protettivo (SPF), alle vitamine C-D-E, acido ialuronico, collagene e retinolo, che favoriscono il rinnovo cellulare e donano tonicità e luminosità a pelli spente, rivelandosi nel tempo ottimi alleati nel contrastare l’invecchiamento.

Testi: Lorena Leonardis

#4 Da Sanremo al successo internazionale, l’evoluzione beauty di Achille Lauro ed Elodie

L’edizione dei record numero 72 di Sanremo è stata anche, per quanto riguarda l’immagine di concorrenti e ospiti alternatisi nelle cinque serate della kermesse, una delle più fluide ed eclettiche di sempre. Tra il nuovo look di Michele Bravi, gli smalti pastello di Sangiovanni, l’estetica gioiosamente bold, coloratissima de La Rappresentante di Lista e il glam rock dei superospiti Måneskin, a rubare la scena è stato ancora Lauro De Marinis.

Uno, nessuno, centomila Achille Lauro


Rapper, cantante, popstar? No, performer. Achille Lauro ha vissuto tante vite e altrettante trasformazioni, che l’hanno reso uno degli artisti più enigmatici ma completi del panorama italiano. Non ha mai avuto paura di osare né con la musica né con il look: il suo è un percorso ambiguo, che rispecchia fedelmente la sua personalità eclettica. Nasce come rapper della periferia romana per poi affacciarsi alla televisione e al pop, perché tutto si contamina e si evolve.


Achille Lauro a Sanremo 2021, ph. by Jacopo Raule / Daniele Venturelli/Getty Images

La sua partecipazione a Sanremo 2019 è un momento di rottura, con una canzone decadente e un’immagine nuova, glamour. L’anno dopo, ancora sul palco del festival stupisce tutti con trasformazioni continue, travestimenti e look artistici, che ripropone anche nel 2021 come ospite speciale, con i suoi “quadri”, ovvero performance che mescolano teatro, musica e arte.
Ogni confine è abbattuto: Lauro De Marinis è impalpabile, ma umano, un sogno concreto che gioca con la musica, la moda e il makeup. Mentre i capelli sono sempre corti e decolorati, e la barba totalmente eliminata per mostrare tutti i tatuaggi, sugli occhi compaiono travolgenti smokey eyes, le labbra si colorano di rosso, di blu, mentre le unghie sono laccate di nero. Perfetto testimonial di Gucci, è la sintesi dell’estetica di Alessandro Michele, che sovverte le regole e propone la nuova normalità.


Achille Lauro a Sanremo 2022

Achille Lauro sperimenta con la musica e i media con naturalezza e audacia, tanto da essere impossibile prevedere la sua prossima mossa. Produttore cinematografico, scrittore, direttore discografico, imprenditore, è anche tutto questo, ma soprattutto è un artista. A chiudere il cerchio la performance che omaggia Marina Abramovic, Achille Idol is present. Photo book experience.
Non c’è dunque da stupirsi se talvolta si mostra uomo, a volte donna, o se mescola i due mondi mostrando i limiti del genere, se si spoglia davanti a milioni di persone e canta “me ne frego”. Lui fa spettacolo, smonta e rimonta e le icone e ci lascia senza parole.


Achille Lauro in Gucci a Sanremo 2022, ph. by Daniele Venturelli/Getty Images

Da Sanremo alla ribalta internazionale, il successo di Elodie


Elodie a Sanremo 2021, ph. by Jacopo Raule / Daniele Venturelli/Getty Images

Il Teatro Ariston è una ribalta eccezionale, capace di dare una spinta notevole alla carriera di ogni celebrità. Lo sa bene Elodie, tra le co-conduttrici più apprezzate – e ammirate – della scorsa edizione del festival, ormai lanciatissima a livello (anche) internazionale, come dimostra la sua “gigantografia” comparsa, pochi mesi fa,  nella mitica Times Square di New York.

È riduttivo dare la “colpa” della bellezza di Elodie solo al suo fisico statuario o al suo fascino esotico. Lei è molto di più: è talento, attitudine e anche estrema naturalezza. Qualsiasi veste abbia indossato, la cantante romana è sempre stata se stessa, credibile in ogni fase della sua carriera e per questo unica. La sua evoluzione si è vista anche nel look: i suoi capelli sono passati da un corto genderless e decolorato a uno più strutturato e spiccatamente femminile, fino ad arrivare al long bob di oggi, liberando i suoi riccioli e il suo colore naturale. E che le ha anche consentito di giocare di più e meglio con extension e parrucche, facendosi ambasciatrice dell’extra long proposto da Versace sulle passerelle Primavera Estate 2022.


Elodie alla sfilata Versace S/S 2022, ph. Getty Images

Elodie è interessante perché sa mixare un mood più street, decisamente internazionale, a una classe e un gusto tipicamente italiani, riassumendo in sé tendenze tanto di stile quanto musicali. Oggi il suo look è riconoscibile anche per quanto riguarda il make-up, merito dei grandi professionisti ai quali si è affidata, ovvero la stylist Ramona Tabita e il make-up artist MrDaniel, che ha saputo enfatizzare in maniera glam i suoi occhi verdi dalla bellissima forma allungata.


Elodie a Sanremo 2021

Consapevole della sua fisicità e della sua sensualità, oggi Elodie sa come esaltare i suoi punti forti con grande eleganza senza mettere mai in secondo piano le sue qualità artistiche, che anzi, possono esprimersi al meglio.
Tutto questo l’ha resa la diva contemporanea di cui avevamo bisogno. Sia per il suo spessore artistico che per la sua estetica, ha creato un vero e proprio canone.


Elodie a Sanremo 2021

Testi: Carlotta Tosoni

#5 Come replicare, step by step, il beauty look dello shooting

Di seguito, i passaggi per replicare, step by step, il beauty look di Francesca Colucci, illustrati dal team creativo che ha seguito lo shooting.






Di seguito, il video di backstage dello shooting con tutti i passaggi appena descritti.



NFT e cryptoarte sbarcano a Sanremo

La mania dilagante degli NFT (Non-Fungible Token, i certificati di autenticità digitale creati tramite la tecnologia blockchain) investe ormai gli ambiti più disparati e, grazie a Highsnob, ha raggiunto anche Sanremo. Infatti Michele Matera – questo il vero nome del rapper originario di Avellino, che alla 72esima edizione del Festival ha portato il brano Abbi cura di te, in coppia con Hu, uno dei nomi più quotati della scena rap contemporanea, autore di due album e più di trenta titoli (comprese hit da milioni di ascolti come Harley Quinn, La tocco piano e Wannabe), è attivo anche nel campo della cosiddetta cryptoarte, sotto lo pseudonimo di Eskalator, ed ha già esposto le proprie opere nella mostra di riferimento per questa particolare branca artistica, in rapidissima ascesa, ossia 2121 Crypto Art is Now, ospitata fino a pochi giorni fa dal Museo della Permanente di Milano.

Highsnob indossa il medaglione con l’opera XXX

Oltre a distinguersi sul palco dell’Ariston per la ricercatezza degli outfit dal gusto sartoriale firmati Zegna (ha vestito capi della collezione Winter 22 del marchio per tutte le cinque serate della kermesse, con uno styling ad hoc curato da Michele Previsani), Highsnob ha unito le forze con Mirai Labs, prima piattaforma marketplace green al mondo, arricchendo i suoi look con una vera e propria opera d’arte NFT da lui appositamente creata, inserita in un medaglione dorato. Un pezzo il cui valore va oltre il contenuto artistico in senso stretto, perché XXX (questo il titolo dell’artwork) attiverà la community internazionale di Mirai attraverso una serie di azioni green collegate, che mirano alla salvaguardia dell’ambiente naturale.




Con questa inedita collab, dunque, Highsnob non solo è il primo cantante a portare al Festival la cryptoarte degli NFT, ma partecipa anche direttamente al progetto ecologico di Mirai per la creazione di un marketplace capace di sostenere aziende e iniziative green, utilizzando una parte dei ricavi per piantare foreste, pulire i mari e permettere alla flora e alla fauna del pianeta di rigenerarsi, utilizzando la potentissima leva delle cryptovalute (maggiori informazioni su XXX sono disponibili qui).

Del resto, le nuove generazioni di musicisti e artisti in generale sembrano decisamente sensibili al fascino delle sperimentazioni artsy che mixano creatività e tecnologia, basti pensare al trionfatore (in tandem con Blanco) di Sanremo 2022 Mahmood, che qualche mese fa aveva deciso di declinare in versione digitale i personaggi del suo secondo disco Ghettolimpo, rivolgendosi alla Lettergram (società che ha curato la grafica dell’album) e poi ad Art Rights e AmaZix per trasformare Inuyasha, Rapide, Dorado, Klan e altri alter ego immaginari ch comparivano nei video dei brani in vere e proprie opere formato NFT, ovviamente in serie limitata, vendute su un sito dedicato.


NFT della cover di Ghettolimpo di Mahmood

NFT di uno degli avatar di Ghettolimpo di Mahmood

Il 72esimo Festival della canzone italiana, oltre che per il record di ascolti, il Fantasanremo e il connubio tra moda e musica, sarà dunque ricordato anche per il debutto, sul palcoscenico nazionalpopolare par excellence, di una nuova forma d’arte al confine tra reale e virtuale, destinata a ritagliarsi spazi sempre maggiori nell’odierna società iperdigitalizzata.

La canotta è elegantissima: Sanremo, outfit e colori

Ultima puntata, share al massimo, sfida alle stelle.


Giovanni Truppi tra Amadeus e Lorena Cesarini

Giovanni Truppi esordisce così di fronte ad Amadeus che gli chiede delucidazioni e pareri sui commenti ai suoi look basati su una canottiera durante le esibizioni: la canottiera è elegantissima. Affermazione discutibile ma terribilmente attuale nel mondo sanremese. In mondovisione Amadeus e un cantante discutono di look. La rivoluzione del festival è sotto ai nostri occhi.


Orietta Berti in Rochart

Se fino a qualche anno fa la questione abiti era relegata alle cosiddette vallette con anche un certo disprezzo, oggi investe come un uragano anche i talenti delle generazioni passate.
E quindi abbiamo un Gianni Morandi la cui immagine è curata dallo stylist Nick Cerioni e veste Armani, e Orietta Berti che senza farlo troppo di nascosto si sta facendo trasformare in Lady Gaga.


Gianni Morandi in Giorgio Armani e Jovanotti in Brioni, ph. via Ansa

La sfida si dipana sul palco a suon di canzoni, giacche lanciate, mantelli persi. Abiti colorati, neri, eleganti, sportivi, disinteressati. Comunque vada il look, il colore, saranno commentati, nessuno escluso.
E così, senza che nessuno lo potesse prevedere, la moda ha fatto del festival la sua passerella. Tra brand emergenti e storici, la gara è di altissimo livello. Per Sanremo gli abiti spesso vengono creati ad hoc, pensati per una canzone, un ruolo o una performance.


Dargen D’Amico in Federico Cina, ph. via Ansa

Drusilla Foer in Atelier Rina Milano, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Dargen D’Amico si è affidato a marchi diversi e tutti emergenti: Alessandro Vigilante, Federico CinaWayeröb by Alessandro Onori e Çanaku. Drusilla Foer si è fatta vestire da Atelier Rina Milano, la sua sarta di fiducia. Amadeus e la moglie si sono affidati a Gai Mattiolo, scelta storica e riconfermata nel tempo. Emma e Achille Lauro vestiti da Gucci. Elisa in Valentino, Noemi in Alberta Ferretti, Michele Bravi in Roberto Cavalli by Puglisi.
Blanco e Mahmood hanno cambiato brand nelle serate, passando da Fendi a Burberry, da The Attico a Valentino.


Blanco in The Attico

Emma in total look Gucci, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Mahmood in Prada, Blanco in Valentino, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Un tripudio di lustrini, un po’ meno tripudio di colori devo dire.
Su una cosa quest’anno, oltre al Fantasanremo, erano tutti d’accordo. I colori. Bianco, nero e rosa.
Il rosa si distribuisce indisturbato in tutte le serate, da Dargen D’Amico ad Achille Lauro a Noemi, toni pastello o accesi, si dimena sul palco come un colore qualsiasi, ma non lo è. Il rosa è femminile, il rosa è tenue, ma oggi va di pari passo con i tempi e si tramuta nel colore della rinascita e della trasgressione.


Achille Lauro in Gucci, ph. AGF

Michele Bravi in Roberto Cavalli, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Il bianco e il nero sono classici ma simbolo dei tempi, scelti da Ditonellapiaga e Rettore, da Blanco e Mahmood, Elisa sempre in total white, Morandi e Jovanotti. Se il rosa ci è sembrato il colore della rinascita e della passione, il bianco e nero forse sono simbolo dei nostri tempi. Di fianco alla rinascita c’è la lotta che si fa strada, interna, intensa, drammatica e meravigliosa.


Donatella Rettore in Stefano De Lellis, Ditonellapiaga in Philosophy di Lorenzo Serafini, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Il festival è rinato e se come sempre sarà simbolo dei tempi e loro precursore c’è speranza che tutto un giorno sarà solo rosa.

In apertura: Noemi in Alberta Ferretti, ph. via Ansa

Fashion police in… Sanremo day 5

Nel tirare le somme di questa 72 edizione del Festival di Sanremo, la Fashion police ha pensato di omaggiare i 6 personaggi meglio vestiti della kermesse.


Blanco e Mahmood, ph. Ansa

Blanco e Mahmood, voto 10

L’ormone ha investito tutti e tutte, e certo la fa da padrone. Gli stessi look su Gianni Morandi (per dirne uno) ci avrebbero fatto gridare allo scandalo. Loro riuscitissimi.


Elisa, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Elisa, voto 8

Ne ha toppato uno solo, splendida sempre in bianco, ci ha regalato grazia e purezza. Una voce elegante e suadente come i tessuti che l’hanno vestita. 


Noemi, photo by Daniele Venturelli/Getty Images

Noemi, voto 9

Con buona pace dell’armocromia ha osato toni rischiosi, abiti fascianti e altezzosi. Fiera e bella.


Michele Bravi

Michele Bravi, voto 10

Non ne ha sbagliato uno, vestiti rischiosi e decoratissimi. Un tripudio di fiori e colori. Stupendo e anche giocatore incallito del Fantasanremo, che i fiori siano stati una scelta dettata dai punti? Il dubbio rimane.


Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista

La Rappresentante di Lista, voto 8

Criticata. Anche da me. Tuttavia ci ha lasciato sempre a bocca aperta. Vince la trasgressione, lo stupore e lo scandalo. 

Menzione d’onore


Orietta Berti

Orietta Berti, voto 10

Look agghiaccianti. Vince il tentativo di trasformarla in una Lady Gaga nostrana. Un’icona del passato che ci ha lasciato ogni sera a bocca aperta per l’alto tasso di trash.

Fashion Police in… Sanremo Day 1

La sfavillante settimana di Sanremo comincia con fulmini e saette. Chi vincerà questo Festival come non mai intriso di moda?


Ana Mena, photo by Marco Piraccini/Getty Images

Ana Mena, voto 1

Un po’ mosaico del bagno, un po’ Ariana Grande, un po’ Bratz, l’unica certezza è che non è piaciuta a nessuno, dalla canzone al look. La fashion police è partita in quarta.


Dargen D’amico, photo by Marco Piraccini/Getty Images

Dargen D’amico, voto 2

Tra i look peggiori della serata c’è anche lui. La trasgressione e il diversivo ci stanno, ma cosi sembra un po’ un prediciottesimo. Fashion police a sirene spiegate.


Giusy Ferreri, photo by Getty Images

Giusy Ferreri, voto 5

Poteva essere un successo e invece era tutto troppo, dallo smalto allo spacco, agli oblò e la scollatura. Quando poi è partita col megafono in un attimo è diventata discoteca di Riccione.


Rkomi, photo Getty Images

Rkomi, voto 5

Per un momento ho pensato fosse la superba Gianna Nannini. Niente di male, ma i richiami a lei, Edward mani di forbice e altri si sprecano. Fashion police pronta per partire.


Orietta Berti

Orietta Berti, voto 2

Sicuramente il tentativo di svecchiare la sua immagine sta funzionando, tutti parlano di lei dallo scorso Sanremo. È un’icona ma questo look è stato un pugno nella pancia, quindi fashion police arrestala. Il paragone con il Pokemon Corsola, e quello sulla variante del Coronavirus i migliori sulla piazza di Twitter.


Amadeus, photo by Jacopo Raule/Daniele Venturelli/Getty Images

Amadeus, voto 6 e menzione d’onore per la costanza

Lui deciso e spavaldo si fossilizza su Gai Mattiolo per i look e non cambia, e come previsto è un tripudio di paillettes. Costanza e determinazione nella scelta ne fanno però un’icona vivente del Festival. D’altronde senza Mattiolo non sarebbe stato lo stesso.

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