Tie-Dye, il must della primavera 2020

Un tempo il tie-dye era una cosa da scuola elementare, di lavoretti “fai da te” donati a genitori e nonni in occasioni speciali. In seguito, è diventato la cura alla noia da scuola media – una soluzione casalinga, fotogenica (e non troppo costosa) per ragazzini che preferivano ai braccialetti dell’amicizia le magliette abbinate. Ora più che mai questa tecnica è diventata un vero e proprio trend per la Primavera/Estate 2020. Infatti, il tie-dye si è aggiudicato il timone dei trend più fortemente desiderati di quest’anno, elevando la moda ad uno status nuovo, che si sta già diffondendo sulle nostre pagine Instagram e nei nostri negozi preferiti. 

La nuova mania inizia lo scorso Settembre (durante le passerelle Primavera/Estate 2020), quando R13, Prabal Gurung ed Eckhaus Latta presero d’assalto la Settimana della Moda di New York con pezzi fatti con questa metodologia. Certo è che questi articoli innovativi assomigliavano poco ai loro antenati.

Rispetto agli indumenti lavorati tie-dye degli anni scorsi che rievocano immagini degli anni ’60 e ’70, o ricordi di quando si intingevano a caso magliette scadenti in tinture ricche di colore, quello contemporaneo è un ibrido che sembra fresco e provocante. Una volta le sfumature distinte non si mescolavano per creare tonalità nuove ed efficaci; erano nettamente divise, fungendo più da stampa che da fusione cromatica.

Il risultato? Un trend dinamico, hot, che sembra pulito ma strutturato, anticonformista ma fatto su misura, all’avanguardia ma contemporaneo. La reinvenzione del tie-dye ci racconta una storia di enorme confronto: un paragone che però trionfa (decennio dopo decennio), che eleva (il nostro dilemma dello stile cupo attraverso una psichedelia di colori) e che funziona sempre negli anni (se abbinato correttamente).

Il tie-dye spesso è collegato alla puerile ricerca di piacere del party bus di Ken Kesey. Gli stilisti di numerosi brand però si rifiutano di porre fine a questo trend (esempio lampante: la collezione iconica di Loewe P/E 2020) e, siccome numerose personalità di spicco di ogni tipo se lo concedono, non è destinato meramente alle stagioni da festival. Anche se questo trend del 2020 è stato in lavorazione per tutta la durata dell’isolamento globale, esso ha già preso lentamente piede in molti negozi di moda (grandi e piccoli). Allo stesso modo, comprando articoli di design e convenienti, potrai dare un’incredibile occhiata alla perfetta composizione di tie-dye (e nel mentre mostrare a tutti i migliori look “off-duty”).

Ecco nella gallery seguente una vera full immersion!

Andrea Dal Corso: «La pandemia come mezzo per reprimere la futilità»

La realtà in questo periodo di emergenza è rappresentata da una certa dualità dell’essere. Ha bisogno di essere rielaborata, per un momento che non appena cesserà, ci farà guardare indietro con uno sguardo impavido, prudente e colmo di accortezza.

Ed è proprio questa la visione a cui si presta Andrea Dal Corso, il talent digitale protagonista di questa riflessione sugli annessi futuri in epoca post Covid-19, influenzato da una voglia prorompente di reprimere la futilità, che svela la sua indole nel voler trasformare le linee d’azione ripetute dal settore moda odierno verso nuovi fronti.

Tratteggia la sua visione del mondo con tanto di spirito disarmante, che esorta: “Ora è necessario definire una volta per tutte i piani globali ecologici e ambientali: nello smaltimento delle plastiche, nel ruolo del petrolio, nella distruzione di habitat naturali, e l’inquinamento delle acque, per arrivare alle disparità sociali, a quel cibo sprecato da molti e sognato da molti altri, alle guerre ancora in atto, dimostriamo di aver capito a pieno che l’evoluzione Darwiniana, accorgendoci che quella di oggi ha tutte le carte in regola per essere un’involuzione.”

In occasione di questo momento di reclusione universale, noi di Man In Town abbiamo voluto approfondire le ripercussioni future che andranno a influire sul piano umanitario e creativo con Andrea. 

Quale è la tua professione?

Sono un imprenditore creativo. Mi occupo di digital strategy e di content creation negli ambiti di travelling, gentleman lifestyle e benessere. Seguo, o meglio, seguivo fino a due mesi fa l’account management e il business growth dell’azienda vinicola messa in piedi con la mia famiglia. Ora mi sto dedicando ad un progetto di cultura digitale che lancerò a giorni assieme al mio team. Ho sempre lavorato nella moda come indossatore, vista da me come una forma d’arte, in quanto mi aiutava ad esprimermi, cosa che faccio attraverso ogni forma di creatività.

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

La pandemia ha colpito ogni settore, sicuramente la moda è uno tra i più rilevanti. Ma sono più che certo che le menti creative che competono nel fashion sapranno cogliere questa occasione come un nuovo punto di partenza, un nuovo stimolo che partorirà idee brillanti, eclettiche per i costumi quotidiano. 

Sicuramente nei reparti di produzione dedicato un ampio spazio alla ricerca, ma non come la si intende ora, ossia girare il mondo in cerca di “scopiazzamenti” di vario genere per poi farli propri. Ricerca intesa come vero e proprio studio di nuovi materiali che grazie alla nanotecnologia aiuteranno nella prevenzione di un eventuale futuro scoppio pandemico. 

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

“Tutto parte dal caos” ebbene oggi possiamo dire che tutto ripartirà, ri-nascerà, ma in maniera nuova e con nuovi occhi. Questo periodo forzato di chiusura in realtà ha aperto le menti di molti. Ha scardinato imposizioni mentali autoimposte guardando a nuovi orizzonti. 

Tutti stiamo prendendo sempre più consapevolezza di due grandi aspetti: 

1. Di quanto stia prendendo sempre più una fascia di mercato il digital business a discapito dell’offline; 

2. Di quanti siamo. Prima eravamo troppo impegnati nelle nostre vite per renderci conto di quante altre vite simili alla nostra vivono realtà similissime alla nostra. Da qui una nuova grande consapevolezza: distinguerci.  Il mondo online per certi versi è più tosto di quello off line, dove non ci sono barriere di spazio. Non posso essere il migliore insegnante di inglese del mio paese soltanto perché siamo in tre o quattro ed io solo quello nato per primo. Le leggi del mondo online non tengono in considerazione lo spazio; forse il tempo detiene ancora una certa importanza, ma occhio, passa molto più in fretta il tempo digital rispetto a quello offline.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Sicuramente questa tragedia collettiva globale ha sensibilizzato perfino i brand fashion che ancora oggi si affidano ad una produzione con sfruttamento umano, in condizioni davvero disagiate. 

Il “fil rouge” che spero accompagnerà tutte le prossime collezioni sarà di un “Mondo Unito”, un’umanità capace e desiderosa di aiutarsi vicendevolmente se vuole continuare a popolare questo pianeta che sempre più ci fa capire quanto lo si stia mettendo a dura prova. 

Come dicevo, la ricerca verso materiali tecnologici in aiuto alla prevenzione, ma soprattutto una manifattura pressoché autonoma all’interno del proprio Stato. Far girare le rispettive economie, per poi esportarle. Questa sarà la vera sfida che oggi diviene ancora più importante per la ri-partenza. In seconda analisi, dal mio punto di vista bisognerebbe fermare tutta questa spettacolarizzazione e dare un taglio agli sprechi. Basta cambiare decine di vestiti a stagione ma piuttosto puntare a capi che durino nel tempo. Ho apprezzato molto la lettera di Giorgio Armani in cui suggerisce al Mondo di “iniziare a togliere il superfluo e ridefinire i tempi”. 

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

I creativi al giorno d’oggi hanno un’importanza incredibile. Sono quelli che una volta si potevano definire come gli “inventori.”Peccato che ad oggi c’è ben poco rimasto da inventare di nuovo. Si puó sicuramente migliorare il modo con cui comunichiamo e forse la tendenza non sarà più quella di “accorciare” sempre di più le distanze, bensì veicolarle. Trovare il modo per smettere di rendere accessibile tutto a tutti, ma semplificare il processo di condivisione e di ricerca della qualità delle informazioni a chi riesce davvero ad apprezzarla. 

Abbiamo popolato ogni genere di piattaforma con ogni genere di contenuti: personali, culturali, ispirazionali, comici, trash, motivazionali e in molti casi pure tragici come il cyberbullying o il revenge porn. Ora c’è bisogno di fare ordine, i creativi sapranno rendere Semplice ciò che semplice di per sé non è. Un po’ come Piero Angela iniziava di parlare di cultura, Storia e Arte in quel cubo dedicato all’intrattenimento, ma lo faceva in un modo talmente “smart”, termine che ancora non esisteva, da rendere tutto di facile comprensione per tutti.

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Personalmente non sono spaventato, perché so che cercherò di risolvere ogni cosa si prospetti. Non è da confondere con un atteggiamento del tipo: “anche se mi cade il mondo affianco io resto immobile.” Sto educando il mio mindset ad essere pro-attivo, trasmettendo la stessa grinta alle persone che mi seguono attraverso i miei canali. 

Di per sé il nostro quotidiano necessità di nuove abitudini, tornando a quelle pre-pandemia e per certi versi potrà sembrare uno shock uguale o maggiore rispetto a quello di rimanere in casa. Penso che ognuno debba prepararsi già ora mentalmente a 360 gradi. Altrimenti sarebbe come prepararsi lo zaino durante il tragitto verso la scuola. No, lo zaino va preparato il giorno prima, organizzando libri, penne e pennarelli in base alle materie del giorno successivo. 

Ci saranno le stesse misure che stiamo adottando ora per andare in farmacia o a fare la spesa, dovremo soltanto replicarle in ogni aspetto sociale ancora per un po’. Vediamola come una grande lezione di civiltà globale. 

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Ho deciso di non aspettare il “post-epidemia” per capire i cambiamenti del mio lavoro e piangere su tutte le perdite avute in questi due mesi. Da un mese e mezzo sto lavorando ad un progetto digital assieme al mio team che è quasi arrivato alla sua fase di lancio. Ne sono davvero orgoglioso perché ci ho messo anima e cuore e spero rappresenti un piccolo tassello infinitesimale di quella creatività di cui oggi abbiamo bisogno. 

Per quanto riguarda il mio lavoro usuale sicuramente ripartirà a singhiozzo e dovrò quasi continuare ad attingere dai miei risparmi per continuare a pagare spese e investimenti, ma non demordiamo, ogni tempesta troverà luce. 

Riflessioni conclusive? 

Madre Natura ancora una volta ha suonato il suo campanello d’allarme. Se vogliamo continuare a coesistere in questo pianeta dobbiamo invertire la direzione attuale. La pandemia globale è stato il veicolo per fermare un mondo che ha perso la sua rotta alla longevità. Ora è necessario definire una volta per tutte i piani globali ecologici e ambientali: nello smaltimento delle plastiche, nel ruolo del petrolio, nella distruzione di habitat naturali, e l’inquinamento delle acque, per arrivare alle disparità sociali, a quel cibo sprecato da molti e sognato da molti altri, alle guerre ancora in atto, dimostriamo di aver capito a pieno che l’evoluzione Darwiniana, accorgendoci che quella di oggi ha tutte le carte in regola per esser un’involuzione. Sicuramente questo è un periodo di forte introspezione e sta alimentando il nostro livello di empatia. 

Instagram: @andreadalcorso

Earth day: le iniziative dei brand

Anche gli attori del fashion diventano protagonisti in questa giornata, ecco una selezione di brand internazionali con campagne dedicate al tema.

Tokyo James

Il marchio Tokyo James è radicato nella natura, per noi è un momento di riflessione su ciò che conta davvero e che abbiamo dato per scontato.

Come marchio, prendiamo questa giornata per apprezzare ciò che ci è stato dato e ciò che possiamo fare per proteggere la terra attuando pratiche migliori e sostenibili.

Facciamo la maggior parte della nostra produzione in Africa, il che significa che possiamo ricambiare a una delle società più valorose della terra.

Designer: Tokyo James 
Instagram: @tokyojamess
Sito: http://www.tokyojames.co.uk/

Davi Paris

Il nostro pianeta è un fragile patrimonio ricco di biodiversità, e l’umanità ha bisogno di prestare più rispetto e gratitudine. Il tema della Giornata della Terra 2020 è l’azione per il clima, e gli enti dell’industria della moda stanno iniziando a rendersi conto della responsabilità che hanno nei confronti di questo tema.

Come piccolo marchio, l’impatto sull’ecologia di DAVI è limitato, soprattutto perché stiamo cercando di stare attenti a minimizzare gli sprechi, a reperire i tessuti e a lavorare su un piano ridotto per fabbricare abiti senza tempo e vestibili indipendentemente dal sesso.

A mio parere, produrre in modo più intelligente e fare shopping in modo più intelligente è la chiave per preservare gli ecosistemi del pianeta che sono così stimolanti per i progetti del brand.

I fiori, gli animali, le forme organiche e gli effetti visivi creati dalla natura sono sempre celebrati nelle mie collezioni, e la mia speranza è che ogni volta che qualcuno indosserà DAVI sarà il promemoria per le persone intorno a me che la natura ha bisogno di essere rispettata e amata.

Designer: DAVI PARIS 
Instagram: @davi_paris
Sito: https://www.daviparis.com/

Valenti

Oggi sono 50 anni dal giorno in cui è stato istituito ufficialmente l’Earth Day.

Il 22 Aprile è un giorno che rende tutti più vicini, perchè milioni di persone che ogni giorno combattono battaglie diverse, si riuniscono per affrontarne una di valore comune.

Che tu combatta contro l’inquinamento delle fabbriche o delle centrali elettriche, contro la desertificazione o l’estinzione della fauna selvatica, stai lottando per l’idea di voler rendere il Pianeta Terra un posto migliore per noi e per le generazioni future.

Grazie all’Earth Day, siamo tutti più informati, sensibili alle tematiche ambientali, propensi alla responsabilizzazione verso un consumo sostenibile, favorendo così la green economy.

VALENTI crede nel potere delle capacità manuali.

Ogni indumento viene cucito singolarmente con cura, evitando gli sprechi di energia e di materiali; per gli indumenti a diretto contatto con la pelle vengono scelti tessuti con fibre naturali.

Un’idea green con cui cimentarsi è sicuramente dare seconda vita ai capi re-inventandoli (da una vecchia camicia posso ricavarne un top), oppure utilizzare coloranti naturali anziché quelli già pronti all’uso che si trovano nei negozi o online (per esempio il colore rosso si può ricavare dal melograno, il giallo dalla camomilla, il marrone dal the, il vede dagli spinaci, il viola dal mirtillo).

Non resta che sperimentare!

Designer: VALENTI
Instagram: @valenti_official

Sabato Russo

“Non bisogna aver paura dei cambiamenti, ogni nuovo inizio è la fine di un’altro inizio. Il messaggio è chiaro, la natura protegge se stessa, forse abbiamo dimenticato i valori fondamentali di questa nostra temporanea permanenza. Ascoltiamola con coraggio. La terra è un paradiso. L’inferno è non accorgersene!”

Designer: Sabato Russo
Instagram: @sabatorusso
Sito: https://sabatorusso.it/

Federico Cina

Siamo ospiti di questo pianeta da migliaia di anni, senza portargli rispetto. 

Da quando le macchine hanno sostituito le braccia dell’uomo, abbiamo perso il contatto diretto con la nostra terra, usandola e consumandola a nostro piacimento. 

In queste settimane stiamo combattendo una battaglia senza precedenti contro un nemico invisibile: un virus che ha costretto l’uomo ad allentare il proprio dominio e infine a fermarsi completamente; mentre Madre Natura, silenziosa, continua indisturbata a dedicarsi al suo processo di auto-rigenerazione e auto-trasformazione. 

Chissà, forse, anzi molto probabilmente, una volta superata questa terribile situazione, l’uomo assumerà un comportamento più responsabile nei confronti della terra, dimostrandosi finalmente maturo e all’altezza di essa. 

SE NON CAMBIEREMO LA TERRA SI STANCHERÀ DI OSPITARCI! 

Designer: Federico Cina
Instagram: @federicocinaofficial
Sito: www.federicocina.it

Phipps

Quanto siamo fortunati a vivere su questo pianeta?  Il mondo è più grande, più strano, più potente e più bello di quanto chiunque di noi possa comprendere.  Il marchio PHIPPS è stato fondato sui principi del rispetto e della curiosità per questo pianeta – esplorando il rapporto dell’uomo con la natura e il nostro ruolo di amministratori della terra.

Designer: Phipps 
Instagram: @Phipps.international
Sito: https://phipps.international/

Carlota Barrera

Con gli eventi come la Giornata Internazionale della Donna, penso sia un peccato che dobbiamo avere un giorno speciale per la Giornata della Terra, come se fosse qualcosa che merita la nostra attenzione solo una volta all’anno come parte di un calendario di comunicazioni. Per me, riconoscere e lavorare per affrontare i danni che abbiamo fatto al nostro pianeta dovrebbe essere una preoccupazione quotidiana.

Da parte nostra, credo fermamente che, oltre a cercare di alleviare i danni che abbiamo fatto al pianeta, dobbiamo anche cambiare radicalmente il nostro comportamento – specialmente il ritmo con cui consumiamo.

Il lusso a cui aspiriamo come marchio è un lusso senza tempo e sottile, nella speranza che quando qualcuno compra uno dei nostri pezzi sia un investimento a lungo termine. Cerchiamo anche di utilizzare i materiali in modo da poterli utilizzare (ad esempio nelle giacche di pelle) e abbiamo sempre avuto un’affinità con l’artigianato, celebrando i talenti che si stanno perdendo.

Forse è più una sostenibilità umana e sociale che ambientale, ma per noi è comunque importante.

Designer: Carlota Barrera
Instagram: @carlotabarrera
Sito: https://www.carlotabarrera.com/

Marco Scomparin: «Spero che la moda torni a preferire la creatività»

Lo sappiamo, saper emergere nel mondo della moda non è un gioco da ragazzi. Non è qualcosa che viene improvvisato, o semplicemente una sequenza di episodi che si avverano per puro caso.

Difatti, per ottenere il tripudio nel bramato fashion world e gestire la propria immagine (sapendo incrementare la risonanza favorevole di un’audience a tutti gli effetti) occorre fruire un mix di intelligenza, perspicacia, buon tempismo e stile.

Lo sa bene Marco Scomparin che, oltre alle sue migliaia di follower, è diventato un vero e proprio imprenditore, operando sia in ambito digital marketing che delle pubbliche relazioni.

Il giovane ci tiene a distinguersi per la sua coerenza stilistica e per l’impronta dei suoi look originali. Inoltre, racconta la sua esperienza in settore moda come un percorso che mira a “riflettere sul temperamento contrassegnato dalle offerte di supporto e di condivisione, annesso alle competenze ed esperienze che possono essere utili a tutta la comunità.” 

Ma il mantra di Marco recita: “La mia più che una visione è una speranza. Spero che la moda impari da questa situazione, e ritorni a prediligere la creatività ai diktat imposti dal consumismo. Fra niente e troppo esiste tutto un gradiente di possibilità che potrebbe soddisfare tutti, anche perché in termini di aderenza alla verità, troppe informazioni equivalgono di fatto a una sola informazione, quindi tant’è. Occorre dissociarsi dal filone di pensiero global, e va affrontata la creatività con un approccio più specifico, inseguendo i veri valori.” 

Il suo grande cavallo di battaglia si rivela essere: “comunicare e condividere” innegabilmente con buon gusto. 

Il talent possiede una caparbietà fondata su principi che vogliono puntare ad accrescere un vero senso di integrità sociale, specialmente nella sfrenatezza numerica che vige nel settore attinente agli influencer. “È un guaio per la società, che certi principi che si vorrebbero tenere saldi siano invece così malfermi, e mi riferisco proprio all’onestà, alla parola data, al senso dell’onore, valori che anche volendo non torneranno forse mai di moda.”

Mille sono i quesiti da affrontare, ecco perché abbiamo approfittato per parlare a Marco su come vede evolvere la moda e la comunicazione dopo questa particolare situazione.

Di che cosa si occupa la tua professione?

Sono un comunicatore. A volte lo faccio nelle vesti di PR, altre in quelle di Influencer. Comunicare e condividere sono necessità imprescindibili per me. 

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

La mia più che una visione è una speranza. Spero che la moda impari da questa situazione, e ritorni a prediligere la creatività ai diktat imposti dal consumismo. Ormai non c’è più tempo per sviluppare nuove idee, Non si tratta più di SS e FW, per il semplice fatto che c’è una pletora infinita di capsule collection, poi avviene la cruise, la fall, ci sono i co-branding, poi a qualcuno viene in mente di fare la sfilata fuori calendario in capo al mondo e successivamente c’è l’Alta Moda. Non oso immaginare come possa fare un creativo a incrementare idee sempre nuove se la sua creatività è sempre messa a dura prova, a maggior ragione quando le idee sono messe a dura prova con ritmi da catena di montaggio.

Questo meccanismo malato, inevitabilmente, porta tutti i brand a copiare l’un dall’altro, creando i famosi fenomeni di massa.

Umanamente non è possibile avere delle idee brillanti costantemente, e la moda, presa nel vortice di continuo guadagno, ha forse strizzato eccessivamente i propri creativi. Abbiamo davvero bisogno di 4-6-8 collezioni all’anno che sono oggettivamente poco interessanti? Poniamoci questa domanda. Secondo me fra niente e troppo esiste tutto un gradiente di possibilità che potrebbe soddisfare tutti, anche perché in termini di aderenza alla verità, troppe informazioni equivalgono di fatto a una sola informazione, quindi tant’è.

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Un cambiamento molto importante e positivo già lo abbiamo visto. L’obiettivo dei social è sempre stato quello di promuovere in qualche modo la propria attività, questo concetto è però recentemente slittato su una ben più nobile offerta di supporto e di condivisione di competenze ed esperienze che possono essere utili a tutta la comunità.

Da Giorgio Armani, per arrivare a Bulgari e a Versace per citare i big, fino alle piccole aziende che in qualche modo sono riuscite a convertirsi per produrre mascherine, guanti, igienizzanti, etc. Questo è un grande segno di cambiamento, ed è anche un’ottima occasione per creare nuove e più solide connessioni con il pubblico. Il ToV non è più:“Cosa posso fare per te?”, ma è diventato: “Di cosa hai bisogno da me/dalla mia azienda in questo momento difficile?.” 

Non pensavo di vedere tanta solidarietà, e questo è positivo perché essere uniti è la nostra unica vera forza e con i social lo possiamo fare anche meglio.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accostarsi a un’etica di miglior impatto?

La moda è la seconda industria più inquinante al mondo, quindi per essere più etici bisogna innanzitutto inquinare meno! La moda è noto, ha una sovrapproduzione elevata di prodotto, che spesso troviamo negli outlet alla metà della metà della metà del prezzo di cartellino originale. Abbiamo davvero bisogno di questo? Il surplus smaterializza il valore del prodotto ma anche quello psicologico.

Soprattutto nel lusso, la produzione consapevole (a partire dalle materie prime), la sostenibilità, e il rispetto verso i propri dipendenti dev’essere un ingrediente necessario domani più che mai. 

Inoltre, come si fa per l’educazione sessuale, anche per quanto riguarda la sostenibilità, sarebbe utile andare per le scuole e insegnare alle generazioni di domani il valore di questa scelta di vita che oggi viene considerata un vezzo per vendere un po’ di più o giustificare un prezzo più alto, mentre domani quando i ghiacci si saranno sciolti, e in estate avremo 60 C° all’ombra, forse ci toccherà più da vicino.

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Questa è una domanda che si stanno facendo tutti, dal fast fashion al lusso. Sicuramente un modo è quello di stare più vicino al cliente finale, avvicinarsi a lui con un’experience sempre più unica dall’offerta disponibile.

Quando un cliente si sente speciale ed è felice, tende a voler ripetere l’esperienza per provare nuovamente il senso di appagamento generato. Io penso che mai più di adesso sia necessario massimizzare la cultura e i valori dei singoli clienti. Occorre diversificare il prodotto con un’offerta che si muove sempre più inseguendo le esigenze dei clienti e non andare avanti come un treno secondo il trend del momento.

Quindi occorre dissociarsi dal filone di pensiero “global” ma va affrontata la creatività e quindi la vendita di prodotti con un approccio più specifico, inseguendo le culture locali mercato per mercato.

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

L’aspetto peggiore sarà sicuramente quello economico: molte aziende (non solo del settore moda) saranno in crisi e probabilmente non tutte riusciranno a reinventarsi con dinamiche che permettano loro di sopravvivere anche in una dimensione di social distancing. Per quanto mi riguarda invece, è la nuova metodologia del lavoro che mi spaventa: io sono un uomo di pubbliche relazioni, quindi contatto umano e di rapporti fisici, reali; di pranzi fuori e di colazioni incastrate in agenda.

Penso che per quanto viviamo nell’era della velocità, in qualche modo il mio lavoro cambierà: non prenderò più sei voli al mese, non riuscirò più a fare 100 eventi all’anno o comunque saranno eventi di altro tipo: ci sarà un approccio più digitale che però perderà inevitabilmente quel contatto umano che fa della mia professione un elemento indispensabile per ogni azienda.

Potrò ancora stare 15 ore in ufficio? Forse no perché ci dovremmo andare a scaglioni o a turni. Sicuramente non faremo più una fashion week come quella che abbiamo visto a Febbraio 2020 a Milano. Non ci saranno più duemila presentazioni e duemila sfilate, tanto più che non sappiamo nemmeno se ci saranno le sfilate a settembre, e quindi occorreranno nuovi approcci soprattutto per noi che facciamo di lavoro pubbliche relazioni. 

Indubbiamente questo virus è stato in qualche modo un’opportunità per molte aziende di capire se lo smart working funziona per il loro tipo di business. Magari qualcuno avrà pensato, da domani, di applicarlo al 50% dei dipendenti così da abbassare molti consumi perché tanto la gente lavora di casa e comunque rende allo stesso modo.

Il controllo del padrone sul dipendente deve in qualche modo evolvere e voltare pagina su risultati che puntano al raggiungimento degli obiettivi e non tengono conto delle ore lavorate. Ciò che è certo è che il mondo comunque cambierà e sta già cambiando perché la gente non uscirà per i prossimi sei mesi, o non sarà in grado di farlo allo stesso modo. Infine dobbiamo pensare che ci sono degli impedimenti che vanno oltre il nostro piccolo orticello, perché è vero che sono tutti bravi ad approvare la strategia di marketing e PR in videocall con rallegramento collettivo della dirigenza, ma all’interno della moda non lavorano solo il design, le PR e il Marketing.

Non me ne faccio niente della strategia vincente se non ho qualcuno che mi cuce le borse da vendere. Perché alla fine gira sempre tutto intorno al prodotto, non dimentichiamocelo.

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Il destino di un comunicatore è di sapersi innamorare di ogni prodotto e di ogni cliente al fine di saperlo proporre al meglio. Il cambiamento è intrinseco della comunicazione: oggi l’olio di palma è buono e domani non lo è più. Ieri la famiglia tradizionale era rappresentata con la mamma sorridente che infornava il pane aspettando che il marito tornasse a casa dall’ufficio, mentre oggi la mamma è un avvocato di successo e il papà invece va a prendere le bambine a scuola di danza o, ancora, ci sono due papà e nessuna mamma o due mamme e nessun papà. E come si suol dire, de gustibus non disputandum est. Il mio lavoro cambierà come è sempre cambiato nel corso della storia, ma forse lo farà un po’ più velocemente rispetto al solito.

Riflessioni conclusive?

Prima di questa pandemia, in molti casi la noia di vivere aveva raggiunto livelli tali che la gente aveva cominciato a seguire con interesse personaggi improbabili, senza arte né parte, giusto perché avevano bisogno di uno svago e distrazione.

L’intrattenimento in alcuni casi aveva raggiunto livelli così bassi da ridurre inevitabilmente il livello generale di alcune categorie. Molto spesso ho sentito frasi del tipo “gli influencer non hanno più nessun tipo di credibilità” oppure “tutti si comprano i follower, non voglio investire in questo settore falso e plagiato”.

Non dico che questo non accada mai, il mondo non è perfetto, ma ci sono personaggi che spostano movimenti di migliaia di persone, che in pochi giorni raccolgono milioni di euro per ampliare ospedali o che riescono a sensibilizzare una nazione su temi fino a prima lasciati nell’ombra. La credibilità è la base di ogni brand e l’influencer è colui che può dargliela e rendere un prodotto realmente credibile.

Certo la scelta non è facile, la fuffa c’è (ma non si vede), ed è per questo che esistono dei professionisti capaci di consigliare al meglio le aziende al fine di scegliere ambassador veritieri, onesti e che realmente possano avere un impatto sul loro brand. Questa pandemia in un certo qual modo ha determinato una piena affermazione degli influencer o meglio, dei social network e degli influencer, intesi come i canali in cui si sono rifugiate le persone per avere conforto e per impegnare il proprio tempo in queste giornate infinite.

Sembra inoltre, aver determinato la rottura tra gli influencer capaci di influenzare grazie alla bontà dei propri temi, delle proprie opinioni e di riflesso anche dei propri numeri, rispetto ai presunti tali, che negli anni addietro si sono avvalsi di servizi per gonfiare le numeriche ma che, alla fine, si sono di fatto sgonfiati durante la pandemia. Abbiamo visto infatti che, i personaggi che non ha avuto nulla da dire, non sono riusciti a intrattenere il pubblico adesso che è più attento. 

È un guaio per la società, che certi principi che si vorrebbero tenere saldi siano invece così malfermi, e mi riferisco proprio all’onestà, alla parola data, al senso dell’onore, valori che anche volendo non torneranno forse mai di moda perché in fin dei conti non lo sono mai stati a prescindere dal settore in cui si opera, al di là dell’importanza data e delle dichiarazioni di facciata. E tuttavia, che sarebbe un mondo senza principi morali? Temo esattamente questo, quello di sempre.

Instagram: @marcoscomparin

Gabriele Esposito: «iniziare a capire la vera essenza della vita»

Figlio Italiano, adottato dall’arte, innamorato della danza: Gabriele Esposito, classe 1997, si racconta in un flusso di idee continuo, con tanto di spirito lungimirante. “La moda ha sempre avuto la grande forza di essere d’impatto, e forse la gente dopo tutto questo avrà bisogno di leggerezza e trasparenza.” 

Un po’ come Penelope nell’Iliade Troiana, il sogno gli reca conforto, echeggiando passioni che mirano al di là dell’ideale fashion, ma che puntano a superare la contingenza dell’ordinario. 

Stigmi, critiche e schemi: Gabriele li varca. Anzi, data l’attuale contaminazione che sta sfasando il mondo, ci narra i giudizi e pareri sul futuro del settore creativo a ridosso della sue due più grandi passioni: la danza e la moda. 

Passioni che si respirano sui suoi profili social, con l’intento di illustrare intrecci tutti da scoprire.

Di che cosa si occupa la tua professione? 

Io sono un ballerino. In più, da un anno a questa parte, ho iniziato a lavorare nel mondo della moda, come digital talent. 

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia? 

Penso che in generale per tutti i settori sarà difficile rialzarsi, proprio perché questa epidemia ha portato allo sgretolamento di molti settori, e soprattutto quando si parla dell’ambito artistico, è sempre e purtroppo messo in secondo piano, anche se forse siamo quelli che costantemente cercano di mutare, e soprattutto la moda con il passare degli anni ha avuto una metamorfosi in base al momento storico, politico e sociale. Io voglio essere positivo. 

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi? 

Cambieranno molte cose secondo me, la gente ha bisogno di realtà, mescolata a quel pizzico di magia e immaginazione, quella che penso tutti noi in questo momento vogliamo, chi non sogna, di riuscire ed avere quanto meno una vita simile a quella che conduceva prima, l’essere umano ha bisogno avere la propria routine, immagina se da un giorno all’altro questa non si possa più condurre, saremmo tutti spiazzati ed è quello che è successo ora. Quindi cambierà secondo me anche il modo di comunicare. 

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto? 

Diciamo che secondo me la moda ha sempre avuto la grande forza di essere d’impatto, forse la gente dopo tutto questo avrà bisogno di leggerezza e trasparenza, sicuramente non sarà semplice, ma questo settore ha sempre avuto un capacità di comunicazione eccezionale, anche grazie alle fantastiche persone che ci lavorano, certo dovranno reinventarsi nuovamente, ma un artista non vede l’ora di “fare la muta.” 

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi? 

Dalla parte creativa, secondo me, c’è a chi questa situazione può aiuterà tanto, è vero che per creare si ha sempre bisogno di stimoli, ricerca, viaggi, persone, però tutta questa situazione può aiutare a capire realmente quali sono le nostre capacità, senza flussi esterni. Quindi questo grande uragano potrà portare alla realizzazione di materiale veramente fantastico. 

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19? 

Non cosa mi spaventa di più, è una situazione così strana e che secondo me farà cambiare tanto le nostre abitudini, soprattutto all’inizio, quindi non saprei. La cosa che varierà sarà l’approccio con le persone, tutti avremo un cambiamento drastico, anche quello che prima era un semplice abbraccio avrà un valore diverso da quello di prima, quindi non è tanto la paura, ma sarà quasi strano quello che per noi prima era la normalità. 

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia? 

Il mio lavoro cambierà sicuramente, anche se sono sempre pro ai cambiamenti, non so cosa mi aspetta perché secondo me, finché non si potrà ritornare ad una vita quasi normale, nessuno saprà. 

Riflessioni conclusive? 

La conclusione è che adesso abbiamo tutti tanto tempo da investire su noi stessi e che invece di buttarci giù, possiamo spendere per sperimentare e studiarci. Non è facile, lo so, chi di noi non ha avuto un momento di down in questa quarantena, ci sta e forse ci fa anche bene, rigenerare tanta energia che magari spendevamo in cose inutili, così da canalizzare ora, nelle cose essenziali, in tutto quello che ci piace. 

Abbiamo la fortuna di poterci chiudere tutti nel nostro fantastico mondo, magari scoprirne di più, e iniziare a capire che bisogna essere un po più leggeri nella vita e non crearci degli enormi castelli. 

Instagram: @gabesposito

Photo courtesy of Alessia Tamburro (@alessiatamburro)

Manuel Otgianu: “Il mondo della moda è in prima linea in questa “guerra” contro il Covid-19”

Il passato non si dimentica mai. Ne basta solo un piccolo accenno per rammentar ricordi, e trasportare la mente allo stato del presente. Ed è proprio questo su cui riflette Manuel Otgianu, il talent digitale che ricalca l’utilizzo dei social come vincolo di supporto che, nonostante la crisi dovuta alla pandemia attuale, sono in grado di portare un pizzico di leggerezza nei momenti di calamità.

Come lui, l’onda dei paladini digitali lo fanno sembrare facile, ma la vera difficoltà sta nel trasmettere un messaggio di positività capace di infondere moralità.  

Di che cosa si occupa la tua professione?

Comunico attraverso i canali social le mie passioni, confrontandomi quotidianamente con le persone che mi seguono. I contenuti che realizzo parlano di moda lifestyle e viaggi.

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

Sono e saremo tutti pronti ad adeguarci alle esigenze che si presenteranno una volta tornati alla normalità. E non vedo l’ora che accada!

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilitàeconomica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Ancora una volta l’utilizzo dei social si è dimostrato di grande aiuto. Sono state avviate campagne di raccolta fondi, veicolati messaggi importanti e aiutate molte persone a sentirsi meno sole in una situazione di emergenza come questa. Qualcosa probabilmente è già cambiato.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Per adesso mi concentrerei sulla situazione attuale, il mondo della moda è presente in prima linea in questa “guerra” contro il Covid-19. Oltre alle importanti donazioni in termini economici, i più grandi gruppi hanno convertito i propri stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso, mascherine e gel disinfettanti. E tutto questo è davvero meraviglioso!

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Credo che in questo momento tutti i creativi si stiano impegnando a realizzare contenuti più interattivi per aiutare le persone ad avere qualche momento di leggerezza durante queste particolari giornate. Quindi il tutto è meno patinato e più reale, più leggero e sicuramente più divertente!

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Non vedo paure legate al termine di quest’epoca, ma solo sollievo. Ciò che mi ha spaventato è realizzare quanto siamo fragili.

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Cambierà proporzionalmente a come usciremo da questa epidemia. Probabilmente in un primo periodo le esigenze saranno diverse, ma tutti non vediamo l’ora di tornare alla normalità.

Riflessioni conclusive?

#stayhome, e usciremo presto!

instagram: @ulmn

UNORTHODOX: L’incursione ribelle della gioventù Ebrea spopola su Netflix

Unorthodox è una delle serie Netflix del momento che ci racconta la storia di una giovane ragazza ebrea in cerca di ribellione. 

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=-zVhRId0BTw&feature=emb_logo

La protagonista è infatti Esther Shapiro, detta Esty, diciannovenne nata a New York all’interno di una comunità ortodossa chassidica chiamata Satmar. Viene sposata da un uomo, ma il matrimonio è alquanto infelice poiché i due coniugi non riescono ad aver figli. Tale fatto spinge il marito a procedere col divorzio. Poco dopo l’accaduto, Esty scopre di essere incinta, e vola dalla madre a Berlino per cominciare una nuova vita con tanto di nuove conoscenze, dando il via ad un cammino di emancipazione, non privo di intralci. 

Con queste premesse, Netflix ha lanciato la prima miniserie in lingua yiddish, idioma ebraico parlato in varie puntate (nonostante gran parte dei dialoghi siano doppiati in italiano). La trama è ampiamente ispirata ad una storia vera, quella di Deborah Feldman e ripresa dall’autobiografia di Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots, che ritrae il trambusto presente nel microcosmo gerarchico Ortodosso. 

Inoltre, l’ambientazione delle scene filmate a Berlino sono state create volutamente dagli autori. Nel contempo, la protagonista Shira Haas sembra essersi calata perfettamente nella parte, cimentando la miniserie in una mise en scène d’impatto che evoca i cliché della cultura Ebraica. 

A voi,  5 motivi che esplicitano il perchè questa serie è da non perdere…

Nulla è ciò che sembra;

Una storia di dolore e di rinascita, di una semplice ragazza alla ricerca della felicità;

Tutti i precetti, benché possano risultare lontani dai costumi odierni, ricostruiscono tematiche sociali in vigore al giorno d’oggi;

I temi dell’emancipazione vengono ripercorsi con costanza;

Le moribus vitae, in altre parole, le tradizioni di vita creano un mix dinamico,     rivoluzionario e di continua scoperta.

Francesco Cristiano, la creatività come un divenire di idee inaspettate

Il mondo di cui parla Francesco Cristiano è quello della moda e del suo futuro, e,  più accuratamente, quello dell’introspezione. La sua è una visione che predilige la creatività nel vero senso dell’essere.

Si racconta demarcando l’autenticità e la naturalezza trattando tematiche che vogliono accingersi al cambiamento. Richiama un’indole di creatività come strumento esponenziale, che inciti rinnovamento spirituale per suscitare uno sguardo critico sulla vita.

D’altro canto, vivendo in un mondo ricco di imperfezioni, abbiamo sempre bisogno di inseguire cambiamenti, purché superino la mediocrità. 

Di che cosa si occupa la tua professione?

La mia professione da Visual Merchandiser si occupa di realizzare non solo l’aspetto estetico delle vetrine, ma anche di tutto il punto vendita. Per farlo, oltre alla grande passione e creatività, serve tanta ricerca e immaginazione.

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

La creatività è sempre stata e sempre sarà un divenire di idee inaspettate, una pagina bianca da colorare. Questo periodo buio sarà sicuramente di ispirazione. Di una cosa sono certo, l’e-commerce è il futuro.

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Vivere oggi senza più like, condivisioni e stories, forse sarebbe meglio. Le piattaforme social continueranno a stupirci sempre di più, coinvolgeranno in maniera esponenziale sempre più persone. Le aziende non vorranno più un tuo Curriculum ma semplicemente sapere il tuo user Instagram.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Una moda più eco-sostenibile per salvaguardare l’intero pianeta, riducendo sempre di più l’impatto ambientale e magari un ritorno alla vera produzione Made in Italy.

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Verso una creatività pura e dinamica. Non é semplice, bisognerà a mio parere seguire l’intuizione per avere il coraggio di raggiungere obiettivi che possano però nello stesso tempo essere affini con ciò che accade intorno a noi: una creatività che sia rinnovamento spirituale e di ispirazione per uno sguardo critico sulle vite.

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Il ritorno alla vita frenetica.

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Nulla cambierà del mio lavoro dopo l’emergenza, torneremo a vivere ma ci sarà molta più consapevolezza in ogni gesto che faremo, cambieremo le nostre abitudini tornando a dare più valore ai sentimenti.

Riflessioni conclusive?

Magari dopo questa esperienza torneremo ad apprezzare i piccoli gesti e avremo più rispetto reciproco anche per chi ha idee o visioni differenti dalle nostre. Sicuramente la moda ci aiuterà a vivere il futuro con leggerezza, quello di cui abbiamo più bisogno.

Instagram: @francesco_cristiano

Andrea Zelletta: «La cosa che mi spaventa di più del contesto sociale attuale è l’incertezza che ci separa dalla normalità»

Tratti armoniosi, fisico scolpito e sguardo limpido: Andrea Zelletta con il suo look da star-sensation ha all’attivo una carriera da modello, influencer con 500 mila followers e per di più fa il Dj a tutto campo. I suoi punti di forza? Affascinante, certo, ma anche competente e appassionato.

Parla di responsabilità collettive, di cambiamenti doverosi e si narra attraverso i canali social con empatia ed entusiasmo. Nel vestire, porta un mix nonchalantche sposa tradizione e contemporaneità.

Un’icona digitale moderna che fin dagli esordi apprende la moda “come arte, lo stilista come un grande artista e l’espressività come l’atto finale”, siamo riusciti ad indurlo a trattare temi che spaziano dalle ripercussioni in campo digitale post-epidemia al futuro del settore moda. 

Di cosa si occupa la tua professione? 

Faccio il modello e Dj. Lavoro nella moda da diversi anni è un mondo che mi è capitato ma che mi è subito piaciuto. Fare il modello significa mettere a disposizione il proprio corpo, le proprie forme a ridosso dei grandi marchi, dei capi d’abbigliamento in sfilate e servizi fotografici. Questo il significato comune io, invece, lo intendo in modo più profondo. La moda per me è arte, lo stilista un grande artista e la loro grande espressione è l’atto finale: la sfilata, il servizio fotografico. Da qui prendo il significato del mio lavoro che per me è essere parte della loro espressione. Ad accompagnarmi in ogni occasione è la consapevolezza di essere importante per l’atto finale del lavoro di un artista e per la sua riuscita. Questo mi stimola sempre a dare il massimo un mondo che mi sono andato a cercare è quello della musica, da sempre una mia passione. Infatti da più di un anno impiego le mie giornate a fare il Deejay, mixando, selezionando dischi per preparare le serate previste da calendario della mia agenzia. Ho vissuto il periodo che ha preceduto questa emergenza globale, il weekend nei clubs dove era prevista la mia performance, durante la settimana, a far musica e a studiare progetti per il tour estivo. L’attuale situazione non mi consente di far pronostici su quando potrò tornare in consolle nei locali e su quando si potrà tornare a ballare e a vedere i clubs pieni. La priorità in questo momento è che la vita di tutti sia tutelata. Aspettare per me non è un problema, perché sono convinto che quando tornerà tutto alla normalità, entrare nei locali, calpestare il palco della console, fare il mio dj set e vedere le folle ballare sarà ancora più bello. 

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

Sicuramente il mondo della moda, il mondo creativo, non essendo settori di sussistenza, sentiranno la crisi più di altri. Leggevo qualche giorno fa che secondo una recente indagine le vendite del comparto caleranno del 30 %. Beh, di fronte a un dato del genere è difficile essere ottimisti. Sicuramente sarà determinante per la ripresa, l’evoluzione dell’emergenza di un’economia molto importante per il settore, quella degli Stati Uniti che ad oggi non lascia ben sperare. Io credo in generale che il segmento luxury avrà una ripresa più veloce mentre tutto quello che non lo è, avrà una ripresa più lenta. La gente andrà mediamente alla ricerca di abiti più duraturi e eviterà di mettere le mani al portafoglio spesso come faceva prima. Sono fiducioso di una cosa, che l’aumento degli investimenti nel digitale potranno velocizzare la ripresa. Nella moda è ormai risaputo che sia fondamentale, sia come marketplace visto che l’e-commerce era un canale di vendita in crescita già prima del Covid-19, sia come canale di promozione visto che buona parte degli investimenti pubblicitari dei grandi marchi si concentrano su Social e Influencers. 

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi? 

Il Covid-19 ci ha costretto alla distanza forzata e la gente si è rifugiata in quello di cui disponeva. I Social ma più precisamente tutte quelle App di video conferenza. Al momento è questo lo scenario che si va sempre più a definire. Quando si tornerà alla normalità, buona parte di questa tendenza è destinata a rimanere, la restante tornerà alle vecchie abitudini, quindi all’utilizzo classico dei Social. Sicuramente questa situazione ha inciso in tutti i mondi. Penso a quello food in cui il delivery fino a qualche tempo fa era una moda diffusa nei grandi centri, ora è diventato un servizio indispensabile anche in quelli piccoli. Queste sono le cose a cui mi vien subito da pensare perché tra le cose più vicine a me ma si potrebbe impiegare molto altro tempo a raccontare come questa emergenza in poche settimane ha rivoluzionato le abitudini mie e di tutta la gente. 

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di migliore impatto? 

Sembra che la moda in questo momento abbia capito che non sia il momento di vendere, ma sia il momento di far del bene. Tutti i grandi stilisti donano risorse economiche e producono mascherine o camici. In questo momento è questa l’etica vincente, di migliore impatto, di una moda che manifesta estrema vicinanza alla gente. Tutto questo sono sicuro che aiuterà i grandi marchi a ripartire. Mi viene da pensare a Armani, a cui sono particolarmente legato, che ha annullato la sua sfilata durante la fashion week quando si iniziava solo a parlare dei primi contagi, che ha messo in campo ingenti risorse economiche e ha trasformato in poche settimane fabbriche di capi di alta moda in fabbriche per camici monouso da donare al sistema sanitario italiano. Se dovessi pensare invece all’etica nella moda domani, vedo temi della sostenibilità e della trasparenza della filiera sicuramente tra quelli che si faranno spazio nel settore. 

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi? 

In questi tempi il settore creativo punta a creare nella gente la consapevolezza che è un mondo che per riuscire deve fare del bene. E va sempre più verso quella direzione. Non si acquisterà un prodotto ma si acquisteranno dei valori. E’ un mondo che senza valori non può stare in piedi; è un mondo che ora più che mai sta cercando di guadagnarsi la stima della gente perché scegliere un capo piuttosto che un altro significherà sceglierlo sì per il brand ma anche per i valori che questo ha espresso. 

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19? 

La cosa che mi spaventa è l’incertezza che ci separa dalla normalità. Questa situazione è per tutti nuova e non si sanno le cose come andranno esattamente. Non esiste nessuno, neanche gli esperti, in grado di dirci come si evolverà l’emergenza e quindi nessuno in grado di capire quando effettivamente ognuno di noi potrà tornare alla vita di qualche settimana fa. Purtroppo è un timore con cui ho imparato a convivere. Provo a non pensarci condividendo il mio tempo con Natalia, la persona che amo e impiegandolo facendo quello che mi piace di più: musica, tanta musica e forma fisica. 

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia? 

Il graduale ritorno alla normalità non permetterà subito di vedere i soliti eventi e le solite sfilate. I DJ si esibiranno dalle proprie case in diretta streaming sui social e si accontenteranno di performance in locali più piccoli. Le sfilate saranno fatte senza assembramenti sugli spalti e tutti si accontenteranno di leggere i media, e di vedere i video delle stesse su Youtube. Quando non ci saranno restrizioni, parte dell’importanza che sta acquisendo l’online rimarrà invariata mentre per il resto, torneranno ad avere importanza gli eventi e le sfilate offline che permetteranno di rivivere le emozioni che solo loro sanno regalare. 

Riflessioni conclusive? 

Intanto vi ringrazio per l’intervista. È stato un modo per pensare e toccare degli argomenti a me cari. Colgo l’occasione per dire di essere fiero di esser capitato nel mondo della moda perché sta dimostrando al mondo intero, nel momento più difficile, di far del bene e che l’arte della moda è anche questa. E poi per raccontarvi che la mia passione per la musica è diventato il mio lavoro che sicuramente tornerò a fare con più motivazione di prima. Non mi resta che mandare un saluto dando a tutti appuntamento, quando la salute di tutti sarà messa al sicuro, nei clubs d’Italia dove metterò musica e potrò vedervi di nuovo ballare. Non so quando tutto questo potrà accadere ma dipende da noi. Per far sì che questo accada il prima possibile, ora l’imperativo è: rimanere a casa! 

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Simone Pollastri: «Date importanza al tempo, lavorate su voi stessi, e non fermatevi mai»

Solare, determinato e indubbiamente ingegnoso: Simone Pollastri, classe 1998, è più di ciò che sembra. Con il suo mix di stile e predisposizione in ambito digitale, oltre a costruire il proprio percorso da solo, oggi conquista i propri fan attestando che ci si può dedicare a molteplici passioni allo stesso tempo.

Siamo riusciti ad avere un po’ del suo prezioso tempo per riflettere sull’evoluzione in campo mediatico, futuro della moda e i cambiamenti che influiranno sulle esperienze nel settore creativo post-epidemia. 

Di che cosa si occupa la tua professione?

La mia professione si occupa di comunicazione, advertising e mondo del fashion. Nello specifico io sono un videomaker/director che opera nel campo della moda. Mi occupo di fashion film, campagne di advertising per vari brand come Moonboot, Superga, Dolce & Gabbana, Guess, Sara Giunti, Ermanno Scervino, LIUJO e tanti altri con i quali ho collaborato nel corso degli anni. Ho 21 anni, vivo a milano e come spiega la mia bio di instagram “both sides of the camera” di lavoro mi occupo anche di altro, lavorando come influencer e modello con l’agenzia Wannabe Management che mi rappresenta. Grazie ad essa, ho portato a termine progetti molto belli come campagne per Vans, Ellesse e tanti altri progetti digital che mi vedono in veste di talent per l’appunto. Una sorta di doppia personalità: davanti e dietro la telecamera. 

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

Mi ritengo fortunato perché per il tipo di lavoro che faccio come talent posso lavorare ovunque da casa o in giro per il mondo. Cosa diversa invece per quanto riguarda lato video in cui i progetti richiedono la mia presenza sul set etc. Sicuramente questo scenario che stiamo affrontando in questo periodo porterà a cambiamenti nel settore della moda, nuove tipologie di lavoro che prenderanno sempre più piede vedi lo smart working, nuovi canali di comunicazioni nuove piattaforme, una tipologia diversa nell’approccio a progetti di vario genere. Bisogna prendere questo periodo storico e farne tesoro per il futuro, imparare da quello che sta succedendo adesso per migliorarsi e migliorare tutti insieme una volta ripartiti. Spero fortemente che quello che stiamo vivendo in questo periodo serva soprattutto a far capire l’importanza di portare contenuti autentici in grado di sensibilizzare le grandi masse che seguono i talent su tematiche di vita concreta reale di tutti i giorni, non del “sogno Instagram” passatemi il termine che si cerca di far credere. Alla gente serve autenticità. 

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Una cosa che mi ha fatto riflettere molto in questo periodo è che nonostante io con i social ci lavori, prima che questa epidemia scoppiasse il social era visto come lo strumento che divideva le masse, la gente, l’opinione pubblica andava a togliere importanza alla relazione pubblica. Mentre adesso che ci troviamo chiusi in casa costretti a dare un nuovo valore al tempo, viene dato un nuovo valore anche ai social che sono visti invece come strumento di unione per informare e unire un popolo intero. Sicuramente il mio settore, così come tanti altri, sta subendo e subirà una forte battuta d’arresto dovuta a questa situazione e probabilmente lo scenario sarà quello di un settore che si ripartirà ma basandosi in gran parte il mondo della moda su eventi, relazioni pubbliche, sfilate, progetti, experience etc avrà bisogno di un pò di tempo prima che questa grande macchina torni a funzionare a pieno regime.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Cercare di diventare l’intero settore moda più SOSTENIBILE possibile. Come? Riducendo gli impatti ambientali per l’intero settore sulla produzione, utilizzando materiali riciclabili ed eco-sostenibile e cercando di ridurre al minimo i consumi. Ci sono già molte grandi azienda che hanno abbracciato questa policy per esempio Diesel con la quale ho avuto modo di collaborare ha lanciato la sua collezione Diesel-Up cycling for fatta di materiali riciclati da altri capi e messi insieme per formare un capo iconico. Ma adesso devo dire in generale che il settore moda essendo avanguardista è molto propenso a politiche di questo gente favorevoli all sostenibilità e come Diesel ci sono tante altra realtà. 

 A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Di questi tempi secondo me la creatività rimane sempre un arma a nostro favore, a cui far fronte se affiancate ad una buona iniziativa per lanciare un messaggio che possa aiutare o essere di conforto o di informazione alle persone. Quindi credo che i talent in un momento come questo debbano sentirsi stimolati e in dovere di mettere a disposizione la loro creatività, unire le forze per cercare di trasmettere un qualcosa di reale, che sia un messaggio positivo o di informazione di qualsiasi tipo farlo arrivare a più gente possibile. Ad esempio, sto partecipando in questi giorni ad una bellissima iniziativa proposta da Lacoste che ha deciso di affidare la gestione della sua pagina social alla creatività dei talent al fronte di creare una community di persone con scambi di idee  e opinioni di ogni tipo. Si disegna l’iconico coccodrillo di Lacoste sotto una nostra nuova interpretazione e lo si condivide sui nostri canali social creando un vero e proprio engagement e si mette a disposizione la nostra creatività per il brand. Un gesto semplice ma che può portare anche solo un sorriso o un po di felicità per tutte quelle persone che vogliono abbracciare l’iniziativa. 

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Non è il cosa mi spaventa di più, perché come già dicevo prima sono convinto e ho già messo in contento che il nostro settore ripartirà, seppure con calma e con i suoi tempi, ma ripartirà e torneremo con il tempo a pieno regime. Ma il discorso è proprio questo, ovvero che non sappiamo di quanto tempo in realtà stiamo parlando di quando si ripartirà di quando si potrà tornare alla normalità e questo mi spaventa molto. Non è il cosa mi spaventa di più, perché come già dicevo prima sono convinto e ho già messo in contento che il nostro settore ripartirà, seppure con calma e con i suoi tempi, ma ripartirà e torneremo con il tempo a pieno regime. Ma il discorso è proprio questo, ovvero che non sappiamo di quanto tempo in realtà stiamo parlando di quando si ripartirà di quando si potrà tornare alla normalità e questo mi spaventa molto. 

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Non credo cambierà radicalmente perché come dicevo prima faccio un tipo di lavoro che mi consente di lavorare circa ovunque da casa dalla palestra in viaggio. Di certo all’inizio saranno ridotti gli eventi di moda ci sarà meno possibilità di relazionarsi con persone del settore per poi ripartire piano piano. Per il resto credo che cambieranno le tipologie di progetti per lo meno all’inizio viaggi per lavoro e progetti simili saranno in stand-by e inizierà a prendere piede a livello lavorativo anche Tik Tok che ormai è una realtà assodata già da tempo. 

Riflessioni conclusive?

Spero che questo tempo possa servire ad ognuno di noi per riprogrammarsi, rimettere ordine nella propria vita e soprattutto dare un nuovo valore al tempo e non sprecarlo mai. Inoltre credo che questo momento ci debba insegnare l’importanza delle piccole cose, in un momento così difficile per tutti il sapere di non essere soli, ma di avere i familiari, un abbraccio un sorriso sono tutti piccolo destri che nella vita di tutti i giorni non ce ne rendiamo conto ma adesso iniziamo ad assumere un significato speciale. Date importanza al tempo, lavorate su voi stessi, organizzate i vostri progetti futuri, ma non rimanete fermi. Mai.

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