Filippo De Carli: la fortuna lascia spazio alla determinazione

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Molto spesso pensiamo che il caso ci porti a percorrere strade che non abbiamo preventivato ma riguardando attentamente il percorso ci si rende conto che la fortuna lascia spazio al duro lavoro e se il futuro non è già scritto, il talento lo riconosci già da bambino.
Da cowboy sassofonista alle recite scolastiche a “Giorgio” protagonista della fiction “Un passo dal cielo 6” su Rai 1 e a breve sul grande schermo con il film hollywoodiano diretto da Ridley Scott “House of Gucci”, Filippo De Carli, classe 97, Trentino di nascita e romano di adozione, ci racconta di come una serie di fortunati eventi lo abbiano portato nella città eterna per inseguire il suo destino.

Quale è stato il percorso che ti ha portato alla carriera da attore?

Ho frequentato una scuola elementare abbastanza particolare in cui si dava molta importanza alle arti e mi ritrovavo ogni anno a partecipare ad uno spettacolo corale all’auditorium Santa Chiara di Trento, ricordo che una volta ho interpretato un cowboy sassofonista, ne sono sempre stato entusiasta ma non era sicuramente una mia passione.
C’è da dire che mia nonna, da artistoide quale è, mi inserì in una compagnia teatrale professionale facendomi assaporare il palcoscenico e da lì a poco il grande caso mi ha portato a fare un provino per un film, mi ritrovai, non so neanche io come e perché, in una stanza con una camera davanti al viso a raccontare di me, un po’ come sto facendo in questo momento, avevo 16 anni ed il regista Gianni Zanasi mi chiamò poco prima dell’estate e mi disse che sarei stato co-protagonista di un film con Valerio Mastandrea.
Il cinema non era sicuramente tra i miei piani, eppure eccomi qui.




Chi sono i tuoi punti di riferimento nella vita?

Il mio punto di riferimento è sicuramente mia nonna come tutta la mia famiglia, mia sorella è una bravissima ballerina e mio fratello si occupa di sport.

Dal sassofonista alle recite scolastiche ai video sui social mentre strimpelli con la chitarra, immagini un futuro da musicista o cantante?

Per caso non si esclude mai nulla, per me la musica si concilia con la recitazione in qualche modo.
Se ci fosse un ruolo che comprende le arti musicali io sono disponibile!
Per lo più scrivo anche testi ma essendo un po’ timido non ho la fiducia necessaria per far ascoltare i miei brani, ma succederà, presto.



L’apparenza molto spesso inganna, hai delle fragilità dovute ad esperienze in cui non ti sei sentito al posto giusto?

 Credo che per essere convincente e raccontare la verità recitando è necessario il contatto con il proprio “io interiore” e per fare questo lavoro l’empatia e la sensibilità si sviluppano solo se si è consapevoli delle proprie fragilità.
Ti assicuro che sono una persona molto insicura e lo riconosco ma spesso la mia educazione è confusa per mancanza di personalità o debolezza quando invece essendo cresciuto in un’ambiente pieno d’amore ho solo imparato a rapportarmi con il mondo in una maniera differente.

Cosa rispondevi quando da piccolo ti chiedevano cosa avresti voluto fare da grande?

Questa è una storia molto interessante, da bambino volevo assolutamente fare il cowboy con tanto di far west. Passavo l’estate a cavallo fingendo di essere un pistolero ed i miei genitori mi hanno sempre supportato anche in questo! 



Sembra un mondo privo di opportunità ma poi ci si ritrova su un palco scenico, come può un ragazzo della nuova generazione farsi conoscere per sfruttare ogni possibilità?

Ora risulterò un po’ noioso ma non mi importa, io mi soffermo tanto a vedere come la gente abbia la necessità di andare veloce, divorando storie prive di contesto culturale e tutto ciò si riversa nella società e nei rapporti umani, noto quotidianamente dei contenitori totalmente vuoti.
Soffro molto la mancanza di contatto con la mia generazione, il modo di farci conoscere è cambiato, quando incontri qualcuno ti sembra di conoscerlo già, lo hai già inquadrato in base a ciò che pubblica di se stesso online e non ti poni alcuna domanda e non vuoi andare oltre.
Succede spesso che io venga frainteso, vedono una foto con l’addominale scolpito e credono di conoscere tutto di me, poi con quei pochi che si spingono oltre c’è l’effetto sorpresa e magari quel contenitore non è vuoto come si pensava.
Devi sempre fare un doppio lavoro, mostrarti e poi confutare ciò che realmente sei.

Nel 2021 quale è il percorso che consiglieresti di seguire alle nuove generazioni che sognano di diventare attori/attrici?

Suppongo non ci sia un percorso prestabilito, io ho sicuramente una storia anormale in questo contesto e ne sono molto contento, credo in ogni caso che la miglior scuola sia l’esperienza sul set, non c’è gavetta giusta o sbagliata ma la fortuna di trovarsi al momento e posto giusto può aiutare esattamente come un percorso di studi in accademia, le vie sono talmente tante che bisogna solo capire la propria.
Io per lo più sono una persona molto curiosa, guardo tanti film e leggo molto, ho iniziato un percorso universitario e ho alle spalle una famiglia che mi ha sempre dato gli input giusti, sono stato molto fortunato.





Come reagisci alle porte in faccia e alle attese del tuo lavoro?

Bisogna rimanere concentrati e non farsi prendere dall’ansia di non farcela, io ho relativamente iniziato da poco il mio percorso da attore ma ho già capito che buona parte del lavoro è fatto di attese, snervanti attese.
Ci si ritrova a girare una fiction, un progetto internazionale e poi tantissimi provini e l’attesa è la costante che ti tiene in ballo ma bisogna rimanere focalizzati su ciò che ci fa star bene, non darsi per vinti e provarci ancora se ci si vuole davvero stare, questa è l’unica certezza che ho. 

Credi si stia perdendo l’interesse ad esplorare e a mettersi in gioco?

Da piccolo ricordo mio padre leggere Sandokan prima di mettermi a letto, incontravo i miei amici al parchetto vicino caso e ci perdevamo nelle storie senza alcuna paura del giudizio altrui, ad oggi l’attenzione è cambiata, la pandemia ha accelerato il sedentarismo tecnologico ed io sono convinto che l’incontro sia essenziale per abbattere le barriere sociali che non ci danno la possibilità di esplorare noi stessi.
Io sono molto curioso di vedere cosa accadrà alla mia generazione, bombardata di notizie quotidianamente, rapida ad assimilare ma poco propensa a mettersi in gioco e confrontarsi.
Credere che la questione ecologica, di cui sono molto attento ed attivo, o le guerre al di fuori dall’Italia, non ci tocchino perché la nostra vita continua regolarmente è il principio di distruzione della nostra specie, l’indignazione ed il menefreghismo sono la comune del nostro tempo. 



Come hai vissuto il passaggio da Trento ad una città come Roma?

Roma è una città senza fine ma poi ogni quartiere è un polo, una piccola realtà indipendente.
Trento è invece una realtà più piccola e ho il presentimento che ci sia quasi la paura di imbattersi in nuove realtà, di poter mettere il piede fuori dallo spazio che oramai si conosce molto bene.
Non nego che anche io il primo anno a Roma ne ero terrorizzato, anche prendere la metro per la prima volta mi ha sorpreso ma poi ti lasci affascinare dagli schemi che Roma riesce a rompere.
Passare da un nido d’amore familiare alla città eterna è destabilizzante ma mi ha dato la possibilità di esplorare prima di ogni cosa me stesso e poi a capire ed adeguarmi a questa magia e chaos, se mi chiedi dove mi vedo tra dieci anni attualmente ti rispondo Roma.





L’esperienza Hollywoodiana con il film “House of Gucci” ti ha spinto ad esplorare nuove frontiere?

Assolutamente sì ma mi ha anche spaventato nuovamente. Il giorno prima dell’inizio delle riprese ero in camera d’hotel accovacciato sotto le coperte a chiedermi se fosse davvero arrivato il mio momento, il mattino successivo sul set ho scacciato tutte le insicurezze ed ho pensato “siamo in ballo ed allora balliamo”, in quel momento ho davvero aperto gli occhi su una realtà che fino ad allora non mi apparteneva. Io confido molto nella mia generazione e voglio dedicare me stesso e la mia arte in primis all’Italia.

La tua prima reazione alla scoperta della partecipazione al film di Ridley Scott “House of Gucci”?

Ovviamente non ci ho creduto, ero in treno rientrando da Torino al termine delle riprese di “Cuori Coraggiosi” una nuova serie in onda sulla rai che tratta dei primi trapianti di cuore negli anni’60, ho ricevuto la chiamata del mio agente, la quale mi chiese di preparami perché avrei conosciuto Lady Gaga, Jared Leto ed Adam Driver, non ti nego che non ci ho creduto realmente fino alla prima prova costume. Sentirsi all’interno di quel progetto è difficile da realizzare, ancora oggi faccio fatica.


Total outfit: GUCCI



Quali sono stati i momenti di set “House of Gucci” che sono rimasti impressi nella tua mente e nel tuo cuore?

Dopo la prova costume ho davvero realizzato che mi trovavo nel posto giusto per me e sul set ho avuto modo di improvvisare con Adam Driver e Lady Gaga, questo mio momento ha catturato Ridley Scott che ha deciso di tenere la scena. Al rientro in hotel ho incontrato un uomo al bar con la gamba appoggiata su un tavolino a bere una birra, da curioso quale sono ho subito intavolato una conversazione per capire cosa gli fosse successo e chiacchierando ho scoperto di parlare con uno degli art director del film, gli aneddoti raccontanti ed i consigli dati da una persona che ha visto tanti set sono un prezioso dono, ed è per questo che credo sia essenziale che la gente si incontri e confronti perché da una piccola curiosità può nascere un rapporto umano.

Quale è il posto in cui ti senti libero, estraniato dal mondo?

Abbiamo tutti bisogno di un posto dove ci sentiamo liberi, per me l’isola tiberina nasconde dei luoghi in cui mi sento immerso nel mio mondo e nei miei pensieri, fumo una sigaretta e leggo un libro, un po’ bucolico ma almeno sono libero.
Non dimentico però il mio “posto del cuore” vicino Treno, si tratta di una terrazza che si affaccia sulla valle e mi dà la possibilità di ricordare da dove vengo e cosa voglio fare nella vita, senza che vibri il telefono.


Total outfit: GUCCI



La Finestra sulla Città Eterna


Immaginate di svegliarsi la mattina, aprire la finestra ed intravedere la maestosità della Città Eterna che come non avesse riposato è già pronta ad accoglierci in attesa del caffè.

A pochi minuti dalle Terme di Diocleziano e Villa Borghese ci accoglie dal 1967 il Marcella Royal Hotel in un’oasi di tranquillità nel cuore pulsante della città. L’eleganza ed il calore della hall si mischiano alla modernità delle stanze, dalla più lussuosa alla classica senza dimenticare la cura per l’ospite.




Fiore all’occhiello, di recente ristrutturazione, è senza ombra di dubbio la “Terrazza Flavia” dal quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato dalla città di Roma ai Castelli Romani, dagli Horti Sallustiani, dalla Cupola di San Pietro fino a Monte Mario ed oltre. Quale modo migliore per iniziare la giornata degustando la colazione italiana ed americana con una vista mozzafiato? 

Il Roof Garden “Flavia” ci accoglie anche per un aperitivo, una cena con accompagnamento musicale o anche per un meeting di lavoro (che con una vista così non può che andar bene!)




Questo autentico gioiello della capitale deve la sua bellezza ed il suo nome a Marcella Angelini, albergatrice da oltre 50 anni, rappresentazione dell’archetipo della cultura alberghiera del nostro Paese: una meticolosa attenzione per la pulizia con l‘Ospite al centro delle attenzioni dei suoi Collaboratori.

 La classe, l’eleganza e la cura dei dettagli, la scelta di materiali di pregio e finiture di lusso erano nello stile della Signora Marcella già dal suo esordio.

Va bene piangere, grazie SOPHIE

“I can see the truth through all the lies

And even after all this time

Just know you’ve got nothing to hide

It’s okay to cry”

Lyrics from “It’s okay to cry” by Sophie



Spesso cerchiamo un senso a tutto ciò che ci accade, come se ci debba essere obbligatoriamente una spiegazione ad ogni cosa. SOPHIE, prima di essere una cantante, dj e producer è stata un faro per tutti coloro che hanno creduto che non ci fosse un senso.

Potremmo iniziare questo elogio citando la nomination ai Grammy o le collaborazioni con Madonna, Charli XCX ed altri artisti di fama internazionale, ma SOPHIE è la stessa adolescente che nel 2013 rilasciò il suo primo singolo “Nothing More To Say” eppure ha parlato ed ispirato le nuove generazioni ad uscire dall’ombra, la stessa oscurità che le ha privato di esibirsi in piena libertà.



Nel 2018 SOPHIE dichiara a Paper Magazine: “Il fatto di essere trans abbatte qualsiasi aspettativa basata sul corpo in cui sei nata, ma il tuo corpo è in linea con la tua anima e il tuo spirito. Non è più necessario adempiere a dei ruoli sociali, ma riesci a vivere secondo le tue passioni, la tua essenza” abbattendo ogni velo di timore e lanciando un messaggio a tutti coloro che tutt’oggi hanno bisogno di sentirsi in pace con loro stessi, partendo dal loro corpo.
Ad oggi non crediamo importi davvero sapere come, quando o dove SOPHIE ci abbia lasciato, ma conti di più sapere che il messaggio che ci ha donato è un forte segnale di cambiamento, di libertà e consapevolezza, un segno indelebile che viaggia con immagini e musica in ogni luogo.




“Fedele alla sua spiritualità, si è arrampicata per raggiungere un posto da cui guardare la luna piena ed è scivolata. SOPHIE sarà sempre qui con noi” – Transgressive Label

Editorial: Rings for E-boys

Fashion Editor : Francesco Vavallo @francesco_vavallo

Photographer : Giorgio Lovati @georgelovat

Model : Ronaldo @ronaldogjermen@specialmanagementmen

Rings Brand : JUPITER   @_jupiter____


Colori accesi, pietre incastonate ed ironia sono il nuovo trend per gli anelli degli e-boys ed e-girls di tutto il mondo.
Forse li avrai già visti questa estate o nell’ultimo videoclip di Miley Cyrus “Midnight Sky”, di ogni dimensione e colore questi gioielli hanno attirato l’attenzione degli adolescenti della Generazione Z, superando il concetto di mascolinità, e se lo smalto sull’uomo non è più un taboo perché non introdurre anche dei gioielli? 

Jupiter è un brand italiano, giovane e divertente che ha conquistato negli ultimi mesi i maggiori social media con foto stravaganti e spensierate di giovani ragazzi con le mani piene di anelli di plastica e perline.
Se non hai più voglia di vestirti in maniera elegante e professionale davanti ad uno schermo o se hai voglia di sorridere quando guardi la tua mano mentre scrivi le risposte del test di matematica, non puoi assolutamente fare a meno di questi anelli.


Editorial: “Il neo-punk non ha stagioni”

Fashion Editor : Francesco Vavallo @francesco_vavallo
Photographer : Niccolo Cacace @thenicspics
Model: Francesco @francescogianfrate
Location: Circolo Filologico Milanese @circolofilologicomilanese

Dal 430 di King’s Road alle boutique delle Champs-Élysées, borchie ed irriverenza anglosassone lasciano spazio a fresco di lana e bon-ton.


Motorcycle jacket and boots – Archive Saint Laurent by Hedi Slimane
Tailored trousers – Archive Tagliatore


Il punk non è morto, è cresciuto, masticato e rielaborato negli anni dalle più importanti maison, divenendone una versione neo-punk capitanata da giovani ragazzi “grunge-twink”, una visione che probabilmente distorce dall’immaginario comune della cultura punk ma non dagli ideali di ribellione che essa rappresenta.
Per definizione la nascita del punk è imputabile alla regina dell’anticonvenzionale, Vivienne Westdood che negli anni 70 con il suo ex-compagno e manager dei Sex Pistols, Malcolm Mclaren, decide di dar vita ad uno store di abiti stravaganti e fuori dal comune, creando una corrente di pensiero liberale e anarchico in grado di attraversare l’oceano, sbarcando negli USA e finendo sulle copertine dei più importanti magazine di moda.


T-shirt – Archive Vetements

Un’estetica riconoscibile ed affascinante in grado di diffondere sicurezza e pieno controllo della propria identità. Acconciature hardcore, spille da balia, jeans strappati e sguardo soporifero lasciano oggi spazio a completi sartoriali, capelli lunghi e curati, occhi di ghiaccio e fascino malinconico. Il nuovo punk è francese, più precisamente della capitale, giovane e dannato, dai capelli lunghi dei Ramones o dai tagli alla Mia Wallace, ascolta musica dai suoni elettronici ed indossa grandi firme rubate dagli archivi del padre o madre matching con look dalle ultime stagioni delle passerelle di haute couture parigina. Da Patti Smith, Luu Reed e Bowie massimi rappresentanti del punk e post-punk ad Andreas Kronthaler, Raf Simons, Billie Ellish ed Hedi Slimane, nuovi patrioti di questa sub-cultura nati dalla ricerca di un’entità mutabile, avanguardista ed ispiratrice.


Suit – Archive Saint Laurent by Yves Saint Laurent
Boots – Archive Saint Laurent by Hedi Slimane


L’iconico chiodo in pelle di Joey Ramone, frontman della band statunitense Ramones  fondatrice del movimento punk-rock newyorkese nel 1974, viene sostituito dal rifinito motorcycle jacket della maison francese Saint Laurent con direzione artistica di Hedi Slimane capitano della guerra contro lo streetstyle, l’acconciatura spettinata di Patti Smith e Luu Reed viene domata e curata, la maleducazione è velata da perbenismo sub-urbano ed infine l’espressione artistica passa attraverso i runway show di Undercover e Maison Margiela.
Il neo-punk parigino non è solo estetica ma una costante ricerca di nuove forme di espressione prendendo come riferimento tutti coloro che negli anni ’70 fecero della protesta interiore uno stile di vita.


Tailored wool suit – Archive Tagliatore
Popeline shirt – Archive Mauro Grifoni
Shoes – Archive Saint Laurent by Hedi Slimane


Ma se il neo-punk parigino è sartoriale ed annoiato dai trend della società, a Los Angeles i giovani latino-americani ritrovano un rifugio nella musica dei Germs e Led Zeppelin, costantemente alla ricerca di nuove forme di evasione, la comunità della città degli angeli è al centro di una bufera sociale che ha come protagonisti piccole band di quartiere con lo spirito di rockers e metallari di fine anni ’70.  Non interessa la politica e non interessano i movimenti culturali, vogliono solo essere liberi di esprimere ciò che sono e che vorrebbero essere con chitarra e batteria e se ciò non dovesse andare bene alla società la risposta è “Non ci importa!”.

Photo 1: Oversize Coat – Archive Del Mare 1911
Sunglasses – Archive Dior by John Galliano

Photo 2: Necktie – Archive Uniform Experiment
Jeans – Levi’s
Belt and boots – Saint Laurent by Hedi Slimane


Che sia a Los Angeles con i ricordi del passato o a Parigi con tailoring e disprezzo per i trend passeggeri della cultura urbana, ciò che accomuna questa onda di millenials irriverenti è la necessità di ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo, allora perché non unirsi a questo mosh-pit.
 

Editorial: Spirit Keeper

Fashion Editor & Stylist – Francesco Vavallo @francesco_vavallo

Photographer – Stefano Sciuto @stefanosciutophoto

Grooming – Martina Russo @martinarussow

Ass. Stylist – Renato Ninfole @renatoninfole

Ass. Ph – Nicolò Martinazzi @nicolomartinazziphoto

Location – [HOHM] STREET YOGA @hohmstreetyoga

Models – GAYE @gaye_sero @bravemodels
                  MAAL @maal.azyz @bravemodels
                  CHRIS @yuchehsu1219 @bravemodels
                  TYRONE @tyronesmithers @ww_mgmt

Special thanks: Vincenzo Lamberti, [hohm] street yoga

Corpo, mente e spirito, in unione attraverso lo Yoga. Quando si pensa a vivere bene con se stessi pensiamo a stare in pace con tutto ciò che ci circonda, eliminando lo stress, migliorando il nostro corpo ma soprattutto essere felici e in armonia con noi stessi. Ritrovandoci in una casa isolati abbiamo capito che non c’è cosa più importante che prendersi cura del proprio io in equilibrio tra corpo e mente.
Lo Yoga è una pratica che sollecita la consapevolezza del nostro corpo, deviando le distrazioni esterne ed interne, ricercando un punto di congiunzione per la serenità, anche mentale. Secondo lo yoga, ognuno di noi è composto da un corpo fisico e uno energetico, invisibile, che coordina le nostre attività intellettuali e spirituali. Per questo servizio abbiamo quindi scelto non una semplice location, ma [hohm] street yoga, una scuola che da oltre 10 anni si dedica allo studio e all’insegnamento dello yoga in modo a-dogmatico, con un’offerta che spazia dal vinyasa allo yin e al restorative, e rivolge la sua attenzione tanto agli aspetti sottili e tradizionali della disciplina, fra cui il pranayama, quanto a una più moderna ricerca, come l’introduzione in Italia del metodo Katonah yoga. Fondata da Marco Migliavacca e Giovanna De Paulis, [hohm] street yoga affianca classi multilivello a percorsi pensati appositamente per i principianti, e di recente si è aperta anche a persone con disabilità o semplici difficoltà motorie, proponendo lezioni di yoga adattivo. Un centro dove approfondire lo studio dello yoga e portare la propria pratica a un nuovo livello di consapevolezza, anche tramite ritiri e laboratori con insegnanti italiani e internazionali.

[hohm] street yoga è presente a Milano con due sedi, viale Tunisia 38 e via Solari 19.

http://hohmstreetyoga.com/


“SPIRIT KEEPER” è la ricerca costante della serenità.




GAYE wearing total outfit Marco De Vincenzo
MAAL wearing total outfit MARNI

LEVI’S® 1969 517 for Valentino, il denim contemporaneo

Pierpaolo Piccioli rivisita i classici jeans Levi’s®️ 1969 – 517 boot cut, resi estremamente popolari alla fine degli anni ’60, per la collezione primavera / estate 2021 della Maison Valentino.

Il marchio Levi’s®️ è costruito su valori storici e lo show di Valentino incarna perfettamente il principio di uguaglianza costituito da un capo come il jeans, condividendo il racconto di un’estetica esclusiva, romantica e senza tempo.

Il Direttore Creativo di Valentino, Pierpaolo Piccioli, ha riflettuto a lungo su ciò che significasse dare un nuovo valore a dei capi che hanno già di per se una storia, così partendo da simboli, idee, luoghi, atmosfere che provengono da momenti diversi nel tempo ha potuto comunque parlare a una generazione contemporanea legata ancora oggi all’uso del denim.

Rimanendo fedele al rinomato stile 517, Pierpaolo Piccioli concepisce con occhi nuovi uno stile familiare a tutti. Una versione esclusiva, che trasmette tutto il romanticismo della collezione, creata sia per uomo che per donna e che racchiude elementi estetici sia di Valentino che di Levi’s®️.

Un cartellino speciale è stato disegnato per celebrare la collaborazione e l’inizio di una nuova esplorazione della moda. L’originale Levi’s®️ 517 del 1969, come visto sulla passerella dello scorso 27 Ottobre a Milano sarà disponibile nelle boutique Valentino in tutto il mondo a partire dalla primavera del 2021.

Milan Fashion Week Day 5: What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato

MSGM

L’estate di Massimo Giorgetti è un messaggio di speranza per le nuove generazioni. Dalla ricercatrice all’università di Oxford alla teenager con un rapporto difficile con il proprio corpo, il video di presentazione della collezione primavera/estate 2021 di MSGM, in cui ogni ragazza ha potuto selezione il primo look personalmente, racconta come le nuove generazioni abbiamo il desiderio di essere unite, meglio se sotto il sole della costiera romagnola.

Stampe con ombrelloni, spiagge, campagne e volumi che sono un giusto compromesso sia per  la teenager che per la “sciura” milanese. La collezione di Massimo Giorgetti racconta di positività e leggerezza, ciò di cui abbiamo bisogno tutti, specialmente in questo momento.


MM6 MAISON MARGIELA

La primavera/estate 2021 di MM6 Maison Margiela parla a coloro che hanno trascorso i loro ultimi mesi a lavorare da casa, con dei look pensati per una videoconferenza seduti nel proprio soggiorno.

Il team creativo ha lavorato su questa collazione durante il periodo di lockdown mettendo in discussione tutto il sistema corporate e dando vita ad un progetto video in cui si alternano modelli e membri del team. Blazer tagliati all’altezza del gomito, all’altezza della scrivania, camicie abbinate con t-shirt e gilet, palette di colori “aziendali” per portare un senso di moda anche in conferenza sul proprio divano.


VALENTINO

Da Parigi a Milano, la maison Valentino ha creato una collezione che parla di romanticismo post-moderno.

“Abbiamo lavorato con persone che rappresentano il mondo” ha affermato Pierpaolo Piccioli, direttore creativo del brand, uno show che prende vita non in un palazzo come è solito alla maison, ma in una fabbrica dismessa piena di fiori di campo, un po’ a ricordare il concetto di romanticismo del ventunesimo secolo.

Questa volta la maison non sceglie modelli ma decide di optare per uno street casting: “Volevo raccontare un Valentino nuovo e più inclusivo, che abbraccia un’idea di libertà senza frontiere di genere, sesso e razza perché questo è il mondo oggi e io lo voglio raccontare” aggiunge Piccioli al termine dello show.

È così che si parte dall’iconico abito giallo di Anjelica Huston fino ad arrivare ai vestiti da sera dai volumi ampi e alle bluse portate con il jeans 5 tasche, un modello Levis in fuori produzione riprende vita in una chiave romantica, una collezione che parla ad una generazione che ha bisogno di amore.

Milan Fashion Week Day 4: What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato

PORTS 1961

All’interno del portico del Museo della Scienza e Tecnologia “Leonardo Da Vinci” di Milano, sfilano le modelle/guerriere della collezione primavera/estate 2021 di Ports 1961. 
Karl Temple, direttore creativo del brand, si è ispirato all’antica Roma per rappresentare la donna moderna come una nuova gladiatrice urbana dal tocco borghese. 

MOSCHINO 

Jeremy Scott, direttore creativo di Moschino, ci porta all’interno di un teatro dei burattini in cui ci mostra i meccanismi interni della moda che spesso rimangono nascosti. 
La collezione Moschino primavera/estate 2021 reinterpreta il concetto di temporalità della società dato il periodo storico e presenta delle marionette/modelle con abiti ed accessori in miniatura dai colori pastello e delicati con pizzo, rete e cashmere aerografato. 

PHILOSOPHY 

In una cornice segreta come quella del giardino metropolitano de “La Vigna di Leonardo”, Lorenzo Serafini direttore creativo di Philosophy, presenta la collezione primavera/estate 2021 come un vero e proprio omaggio ai pittori ottocenteschi come Édouard Manet e Claude Monet. 
La donna Philosphy diventa una pittrice che indossa le sue tele bianche e le sporca con delle pennellate di colore accesso divenendo simbolo di espressione. Silhouette ampie e volumi insoliti per il brand accompagnano graziosi abiti picnic in popeline, bustier, maniche a sbuffo per una vera e propria donna bohemienne.   

FERRAGAMO 

In una celebrazione di Milano e della vita, lo show primavera/estate 2021 di Salvatore Ferragamo si apre con un cortometraggio diretto da Luca Guadagnino. Colori forti su tessuti rigidi ci mostrano come le forme geometriche si armonizzino alla perfezione nell’immaginario di eleganza e sensualità proposti da Paul Andrew, direttore creativo del brand. 
Ogni singolo pezzo vive di vita propria ed è senza alcun dubbio una moda senza alcun tempo.

ARMANI

In un momento storico come quello che stiamo affrontando, Giorgio Armani rimane fedele alla sua eleganza ed estetica senza tempo. Una collezione primavera/estate 2021 che racconta la voglia di Armani nel tornare a vestirsi bene e con eleganza come solo lui è in grado di fare. 
L’uomo Armani rimane fedele ai colori della notte con bluse leggere, tre pezzi sensuale e gilet senza camicia. Per la donna invece i look giorno sono ideali per stare in casa come anche per andare a cena dopo l’ufficio – o in una videochiamata in smartworking – mentre per la sera fa da protagonista il tuxedo e all’eleganza che oramai è un marchio di fabbrica riconoscibile in tutto il mondo. 

Milan Fashion Week Day 3 What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato


MARCO RAMBALDI 

La sorellanza è il pilastro portante della collezione primavera/estate 2021 di Marco Rambaldi, che sfila nella iconica Via Lecco di Milano, fulcro della vita notturna – e non solo – della comunità LGBTQ+ milanese. 
Una collezione che vuole abbattere le barriere dello stereotipo femminile, partendo proprio dal concetto di unione solidarietà tra donne. Silhouette semplice che vanno a delineare il corpo, sia maschile che femminile, accompagnate da palette colori acida e denim. 

SPORTMAX

Il gioco asimmetrico di Sportmax diventa sensuale e a tratti punk-chic per la collezione primavera/estate 2021. Dal poema “Sing the Body Electric” dell’autore americano Walt Whitman, prende vita una presa di coscienza del proprio corpo lasciandosi andare a trasparenze di seta e tessuti che aderiscono alla pelle creando delle silhouette pulite e raffinate ma pur sempre sensuali.

BOSS

Ingo Wilts, direttore creativo di Boss, si avvale della collaborazione con l’artista inglese William Farr per la creazione di una meravigliosa stampa floreale che include oggetti di uso comune, a ricordarci che c’è sempre tempo e spazio per pensare a ciò che ci circonda e come il nostro senso civico possa fare la differenza. La collezione Boss primavera/estate 2021 propone con stampe delicate e romantiche un tema che oramai dovrebbe essere all’attenzione di tutti, la sostenibilità.

TOD’S

Come in un viaggio negli anni ’70, Walter Chiapponi ci racconta attraverso un video, il suo immaginario Tod’s per la collezione primavera/estate 2021. 
In una vera e propria conversazione tra il direttore creativo ed i modelli, scopriamo come dei turisti, un luogo ricco di charme proveniente da altri tempi. Capo protagonista di questa collezione, il capospalla firmato Tod’s arricchito da tasche multiuso e dall’estetica retrò.

MARNI

La moda non è solo vestiti ma anche chi li indossa. 
Con questo pretesto, la collezione primavera/estate 2021 di Marni, firmata Francesco Risso, è un vero e proprio manifesto di come ciò che indossiamo ci unisca ed al tempo stesso ci renda unici.
La presentazione del “Marni-festo” è avvenuta in 11 città diverse del mondo, realizzando un filmato in cui si percepisce la vera essenza di Marni, fatta di persone. 

VERSACE

Immaginate un viaggio in una città sommersa dalle acque in cui tra rovine e colonne con greche incise, sovrasta su tutto il simbolo iconico della medusa di Versace. 
Donatella Versace ci trasporta, anche con le indimenticabili stampe della collezione P/E 92 “Tresor de Mar”, nel suo immaginario estivo per la collezione primavera/estate 2021. 
Maglie da surfista, gonne plissé dai colori acidi e stampe su stampe evidenziano un abbigliamento daywear che non potrebbe essere più Versace mentre per la sera la donna diventa sirena con reggiseni a conchiglia, gemme ed abiti in seta che delinea il corpo come acqua. L’uomo della maison medusa è invece ironico e moderno con l’introduzione dei bermuda su giacca smoking, accessori dai colori accesi e l’irriverenza che ha da sempre contraddistinto la maison fondata da Gianni Versace. 

PHILIPP PLEIN

Una vacanza senza spese è l’inno alla ricchezza di Philipp Plein per la sua collezione primavera/estate 2021. 
Il designer racconta un’estate ricca di stampe animalier e costumi interi introducendo anche pezzi in pelle e jersey mentre per la sera la donna Plein diventa sexy ed ambiziosa di un futuro che possa essere più roseo dato il momento difficile. 

Milan Fashion Week Day 2: What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato 
Foto Courtesy of brand. 

Anche il secondo giorno di fashion week à giunto al termine, tra donne Rinascimentali, il dialogo creativo tra Miuccia Prada e Raf Simons, la riscoperta del genere di Emporio Armani e il mondo virtuale di GCDS.

MAX MARA 

Ispirandosi a Corin Sworn, vincitore dell’edizione 2013-15 del Max Mara Art Prize for Women, Ian Griffith direttore creativo di Max Mara delinea una donna rinascimentale ed eroina del nuovo millennio. 
La palette richiama i colori della terra con sfumature e tocchi più tenui dati dai colori pastello. Una collezione primavera/estate 2021 dedicata ad uno dei periodi storici italiani più vivi e splendidi, il Rinascimento. 

EMPORIO ARMANI 

La storia di Emporio Armani per la collezione S/S21 è un primo approccio – quasi dialogo – tra la moda e l’identità di genere. Dal titolo “Building Dialogues”, Giorgio Armani racconta con personaggi del mondo del cinema, musica e moda come la moda non si divida per genere, nell’estetica e nel concetto. 
Le silhouette sono leggere ed allungate con tagli moderni e tecnici ma soprattutto sono interscambiabili. 

VIEN 

Con una collezione figlia del lockdown, Vincenzo Palazzo, direttore creativo di Vìen presenta il suo show primavera/estate 2021 con dei look post-modern e upcycling dai volumi esagerati creati da piccoli ritagli di stoffa. Viene svelata anche a collaborazione con Marsell, brand di calzature, ispirati ad uno stile street. 

PRADA 

La prima collezione firmata come co-direttori da Prada & Simons per la maison milanese ha creato un dialogo, ambiguo ed affascinante, tra due creativi. Una ventata di aria fresca e modernità in una fashion week diversa dal solito. “Volevamo rappresentare la tecnologia non come una presenza esterna, ma come un’estensione della persona, un’amica – come un’altra forma di umanità. In un momento di estrema complessità: che cosa è importante? Che cosa è significativo? Queste sono le domande che ci siamo posti. Volevamo creare qualcosa che avesse senso per le persone, qualcosa di utile. Tutto ciò che facciamo dovrebbe permettere alle persone di vivere meglio” afferma Miuccia Prada nel talk successivo alla sfilata. 

ETRO 

Una collezione primavera/estate 2021 che non potrebbe essere più estiva e colorata quella di Veronica Etro, direttrice creativa del brand che porta il suo cognome. 
Barche, righe e conchiglie con colori accesi fanno da padrone ad uno show che sembra rievocare gli affreschi di molti palazzi italiani. 
Uno stile che unisce gli anni ‘90 novanta con la modernità dei nostri giorni in una perfetta fusione di forme retrò e motivi stampati. 

GCDS

Il primo show virtuale di Giuliano Calza, direttore creativo di GCDS, ci porta in un’altra dimensione in cui anche le star del front-row diventando personaggi 3D. 
Nel mondo “Out of this world” creato dagli ingegneri americani del gruppo Emblematic, prende vita – se così si può definire – lo show in cui modelli virtuali indossano capi che urlano GCDS. 
Dagli anni ’60 agli anni ’80 con  strass arcobaleno e pantaloni a vita bassa, Giuliano Calza ci porta nel suo mondo immaginario svelando anche la collaborazione con i personaggi della serie animata statunitense Rick and Morty. Non ci resta che aspettare il prossimo show di GCDS sulla Luna. 

Milan Fashion Week Day 1: What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato
Foto Courtesy of brand.

Milano riparte anche dalla moda, il primo giorno di fashion week giunge al termine tra show digitali e fisici, tornando a rivivere una “normalità” che credevamo fosse andata perduta.

MISSONI

Angela Missoni svela un progetto digitale non per la collezione Primavera/Estate 2021 – che però verrà presentata e venduta ai buyer – ma per la stagione in corso in cui con Vittoria Ceretti ed Edoardo Sebastianelli e la fotografia di Oliver Hadlee Pearch visitano i luoghi familiari di Angela Missoni in Italia.
Una campagna che vuole rompere gli schemi tradizionali stagionali per mostrare come in una cartolina del Bel Paese come la firma Missoni rappresenti l’italianità nel mondo.

DSQUARED2

Il punk non è mai tramontato per Dean e Dan Caten, direttori creativi di Dsquared2 che per la stagione S/S 21 propongono un nuovo spirito punk sartoriale ed innovativo. Una collezione che punta allo spirito più stravagante dei giovani d’oggi, distaccandosi dal mondo totalmente streetwear.

FENDI

Dall’invito allo show in collaborazione con il pastificio italiano Rummo allo show che ci riporta ad un ricordo di fine estate, la collezione donna e uomo primavera/estate 2021 di Fendi, sotto la direzione creativa di Silvia Venturini Fendi, ci riporta al tempo trascorso in famiglia, come un album di ricordi, un corredo familiare o la vista malinconica dalla finestra della propria casa in questi mesi trascorsi in lockdown.
Il progetto Baguette Hand in Hand celebra una collaborazione unica con le eccellenze dell’artigianato italiano, tra cui le regioni Abruzzo e Marche con le loro tipiche lavorazioni del tessuto tramandate da generazione in generazione.


N21

«Mi sembra sempre più urgente e necessario esplorare la possibilità di stabilire una nuova modalità della moda: i tempi, le stagioni, le tendenze devono lasciare lo spazio alla nascita di un nuovo modo di narrazione. Ho utilizzato i tessuti, le forme, i colori per ottenere abiti capaci di racchiudere dei significati che, come le parole, concorrono a formare un linguaggio che donne e uomini possono usare in comune” con queste parole Alessandro Dell’Acqua definisce la nuova collezione primavera/estate 2021 di Numero21, acquisendo una nuova estetica punk e grunge.

ALBERTA FERRETTI

«Sono convinta che, in momenti difficili come questo, la moda non si debba fermare né arrendere, ma rivendicare con ancora più forza il proprio ruolo di strumento necessario per raccontare il tempo in cui nasce. Sono proprio questi i momenti in cui ogni creativo reagisce mettendo in gioco ancora di più la propria sensibilità» queste sono le parole di Alberta Ferretti poco dopo il termine del suo show primavera/estate 2021. Una collezione che punta al romanticismo e alla seduzione tra abbigliamento daywear dalle linee soavi e decise allo stesso tempo, attingendo alle linee della lingerie.

DOLCE E GABBANA

Lo show Dolce e Gabbana per la collezione primavera/estate 2021 è un manifesto di lotta alla libertà.
Stefano Gabbana e Domenico Dolce, direttori creativi del brand, hanno cercato di rappresentare con patchwork dal ricordo siciliano – terra cara e da sempre fonte di ispirazione per la maison – un messaggio che cerca di “tenere tutto unito” nella difficoltà ma soprattutto nella diversità. La scelta dello show fisico è un modo per far ripartire un sistema che sembrava in stallo.

BLUMARINE

Con la collezione primavera/estate 2021 di Blumarine fa il suo debutto come nuovo direttore creativo, Nicola Brognano. Il giovane designer dalle grandi capacità ha saputo approcciarsi ad un brand storico ed intrinseco di ricordi come Blumarine, apportando un tocco – o forse più – di eccentricità.
La donna Blumarine ha sicuramente subito un cambiamento più incisivo, mostrandosi più sicura ed esuberante senza perdere però lo spirito romantico che contraddistingue il brand.

La fiaba di Riccardo Tisci: “In bloom” Burberry Spring/Summer 2020

Riccardo Tisci, direttore creativo di Burberry, ci trasporta virtualmente nella campagna britannica per la sua collezione spring/summer 2021.
Seguendo ogni norma di sicurezza anti Covid19, lo show ha preso vita con la perfomance dell’artista tedesca Anne Imhof ed il live musicale di Eliza Douglas, accompagnando la fiaba d’avanguardia proposta da Tisci.

Photo: courtesy of Burberry

“È iniziato tutto pensando all’estate Inglese; abbracciando gli elementi con un trench sulla spiaggia, mescolando sabbia e acqua. Ho immaginato le persone in questo contesto, come se fossi il guardiano del faro, e una storia d’amore tra una sirena e uno squalo, con l’oceano sullo sfondo, poi vissuta sulla terraferma” – commenta Riccardo Tisci in merito alla sua collezione “IN BLOOM”.
Il DNA britannico entra così in armonia con il moderno streetwear attraverso l’elemento naturale che ha da sempre caratterizzato il brand, l’acqua – il fondatore della maison Thomas Burberry ha inventato il gabardine, il primo tessuto tecnico progettato per respingere l’acqua e per proteggere il corpo, utilizzato per creare l’iconico trench, ad oggi ancora fulcro del brand.

Ma l’acqua è anche simbolo di rinascita e rigenerazione ed è così che Tisci decide di dare una “rinfrescata” ai capi iconici della maison.
L’uomo Burberry trae ispirazione dell’abbigliamento marinaresco, con capispalla sana maniche e un carcoat con motivo a pinna di squalo scolpito in neoprene 3D e una camicia con dettagli di resina traforata con anellini.
La donna al più vanta uno spirito ribelle e giovanile con giochi di tessuti e trasparenze come nei pantaloni di chiffon trasparente con dettagli di shorts stampati e nell’abito con corsetto di raso elasticizzato sovrapposto a strati di tulle arruffati, mentre la sera sfoggia cristalli e punti luce.

Lo show è concepito come un’installazione che esplora la libertà di espressione – trasformando la finzione in fatti mentre la realtà diventa irreale, il tutto accompagnato da una lieve oscurità dettata evidentemente dalla paura che ha “inondato” le nostre vite quest’anno.


Dietro le quinte della prima digital fashion week italiana: Caterina Ercoli

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano il proprio approccio alla digitalizzazione della Settimana della moda  

Production Alessia Caliendo
Interview Francesco Vavallo

Ph Matteo Galvanone

Caterina Ercoli, buyer presso Antonioli, luxury boutique e punto di riferimento degli amanti dello shopping, dopo aver conseguito studi economici, si specializza nello studio del prodotto diventando una delle buyer italiane più conosciute.

Quali sono le strategie digital utilizzate ai fini del buying durante le attuali campagne vendita?


L’approccio è sicuramente cambiato, attuiamo una strategia di acquisizione più che di ricerca, di brand.
Noi buyer siamo diventati dei semplici spettatori della moda. Non c’è più possibilità di avere un confronto o di poter esprimere il nostro punto di vista sulla collezione interfacciandomi con i nostri colleghi del popolo della moda. Le campagne vendita sono sicuramente cambiate, se in positivo non so. 

Pensi che tale rivoluzione digitale, che ha reso la presentazione delle collezioni assolutamente mainstream, esplorando e promuovendo nuovi linguaggi visivi degni del più rivoluzionario film festival, possa segnare la fine degli eventi fisici

Spero vivamente di no. Gli eventi sono molto importanti nel nostro settore, come detto prima, danno la possibilità di interfacciarsi con diverse realtà e con gli addetti ai lavori.

Quanto è cambiato il tuo mindset professionale Post Covid? 

Sicuramente sto viaggiando molto meno e mi avvalgo dei supporti digitali per continuare il mio lavoro di buying. Potrei dire che ne stiamo giovando tutti sotto l’aspetto lifestyle e spero che questa metodologia venga utilizzata anche nelle prossime pre-collezioni. Riguardo lo smart-working non credo possa che possa diventare “la normale prassi”, abbiamo bisogno di fisicità e di poter toccare il prodotto. 

Quale sarà la nuova visione dell’uomo post-pandemia?

Dopo questi ultimi digital-show ho notato dei look sempre più sobri e basati sul daily-wear, ma devo dire che anche il lounge-wear sta avendo il suo spazio. Credo in ogni caso che l’impossibilità di spostarsi e viaggiare in maniera libera e sicura abbia condizionato o che comunque condizionerà la creatività dei designer.

Se dovessi fare proiezioni per la prossima stagione quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Credo che tutto sarà più digitale che fisico. I negozi sono fortemente penalizzati ma i canali on-line stanno reagendo in maniera positiva e sono in crescita. Gli eventi moda ai fini della comunicazione del prodotto saranno esclusivi e per gli addetti ai lavori. 

ALL YOU NEED TO KNOW ABOUT CHEMSEX : Pensi davvero sia solo divertimento?

Da Londra a Berlino, il chemsex è oramai uno dei fenomeni più diffusi nella comunità LGBTQ+ e non solo. 
Il Chemical Sex, come è stato definito dagli anglosassoni, non è altro che l’utilizzo di sostanze stupefacenti durante il sesso, con l’obiettivo di dare un piacere più prolungato. 
Pensare che questo fenomeno sia circoscritto a qualche piccolo gruppo di uomini e donne con un vissuto particolare e burrascoso è totalmente errato, il chemsex è alla portata di tutti. 


Tra manifestazioni, proteste e solidarietà online è da poco giunto al termine il Pride Month, molti sono stati i brand e le associazioni che in un periodo difficile come quello che abbiamo attraversato e continuiamo a vivere, si sono esposti a sostegno della comunità LGBTQ+. 


ASA (Associazione Solidarietà Aids Onlus) ha promosso l’apertura del nuovo sito web www.chemsex.it con lo scopo di sopportare ed informare la comunità sull’utilizzo di sostanze stupefacenti nel sesso. 

Concept & Art Direction – Francesco Vavallo
Photo – Dino Lucchese
Video – Alessandro Di Bella
Music – Cristiano Viola
Stylist – Giorgia Macrì / Melissa Musolino 
Model – Andrea Basile (Urban Models) 
                Salvatore Palma 
                Simone D’Errico 
                Lucio Melucci 

Jw Anderson dedica una capsule collection al Re dell’omoerotica Tom Of Finland.

In occasione del Pride Month, il creatore e fashion designer Jonathan Anderson lancia una nuova capsule collection in edizione limitata, ispirata ai disegni iconici di Tom of Finland, noto illustratore e disegnatore di di arte omoerotica in cui raffigura uomini muscolosi archetipi della mascolinità così come veniva vista dalla comunità omosessuale a fine XX secolo. 

La capsule collection comprende una tote bag in feltro con manici in pelle e una visiera in neoprene stampato, entrambi caratterizzati un disegno del 1958 della serie “The Saddle Thief” una delle opere meno conosciute dell’artista Finlandese ma che hanno catturato l’attenzione del designer che ha affermato “Colleziono molti tipi di arte, ma i disegni sono sempre stati una passione”, in merito alla sua ispirazione. “E come omosessuale e designer, Tom of Finland mi ha sempre affascinato. Prendere i suoi disegni ed utilizzarli nella mia collezione è un po’ un sogno diventato realtà.”


Durk Dehner amico di Tom ed attuale presidente della Fondazione Tom Of Finland afferma che che “Mi fa molto piacere vedere designer di talento che utilizzano il lavoro di Tom, specialmente in un’espressione così amorevole e vivace. Tom ha sempre desiderato che ciò che faceva fosse edificante e che lavorasse in maniera innovativa. Con Jonathan Anderson, lo spirito dell’artista è portato avanti con gioia “.

Anche l’iconico portachiavi Penis di JW Anderson si trasforma con pelle di vitello nera e borchie degne di un viaggio a Folsom.

La collezione dedicata a Tom of Finland è disponibile dal 22 giugno su JWAnderson.com e presso il flagship JW Anderson di Soho a Londra. 

Photos courtesy of JW ANDERSON

Bienvenue Monsieur Williams!

Dall’urban-streetwear del brand 1017 ALYX 95 M alla storica maison francese Givenchy, LVMH accontenta ancora una volta, dopo l’arrivo di Virgil Abloh a Louis Vuitton, la richiesta della Generazione Z e gran parte dei Millennials. 



Matthew Williams, classe ’85, sostituisce Claire Waight Keller come direttore creativo di Givenchy, la storica maison parigina adotta una svolta moderna ed innovativa con la visione minimalista ed urbana del designer americano. 
Autodidatta, Mr Williams è stato direttore artistico per Lady Gaga e Kanye West collaborando con artisti come Drake (che lo cita in alcune sue recenti canzoni) fino alla fondazione del suo brand 1017 ALYX 95 M che porta il nome della figlia. 



Candidato tra i finalisti del premio LVMH per giovani designer, Matthew Williams dal 2016 continua a stupire le nuove generazioni con una visione contemporanea ed ecologica della moda, avanguardista ed esperto del tessuto con le sue ultime collezioni ha spopolato su ogni social media, divenendo precursore di una nuova “Streetwear wave”, conquistando top model come Bella Hadid e Kendall Jenner. 



Sono molto felice e grato a LVMH per avermi dato questa possibilità, per me è un sogno che si realizza e non vedo l’ora di iniziare questo percorso con il team di Givenchy” afferma Mr. Williams dopo la comunicazione ufficiale di Sidney Toledano, presidente e Ceo di LVMH Fashion Group, per cui attendiamo con ansia la presentazione della sua prima collezione che si terrà ad Ottobre.

“L’Italia che tace si è svegliata! BLM è giustizia”

Che tu sia tornato a casa completamente bagnato dalla pioggia Milanese o che per le strade di Roma, Bologna, Pisa e molte altre città tu abbia alzato un pugno chiuso al cielo, hai cambiato qualcosa. 
L’Italia che spesso tace, si nasconde ed accenna consensi questa volta è scesa in piazza per una giusta causa, il razzismo è un reato a tutti gli effetti, la violenza è una condanna e il potere di coloro che governano le società e regolano la libertà non può rimanere in silenzio innanzi alla richiesta di equità ma soprattutto rispetto. 
George Floyd probabilmente non immaginava che un giorno avrebbe mosso la coscienza addormentata di intere nazioni, ma ha pagato questo prezzo con la vita, senza respiro. 
“Black Lives Matter” non è un semplice movimento in trend sui social network, non è solo una rivolta contro uno il potere ma è un vero e proprio manifesto liberale, di giustizia e di condanna verso chi rimane in silenzio. 
Questa manifestazione di giustizia e rispetto è solo l’inizio di una rivolta sociale, chi tace è complice. 



Foto di Andrea Pascale

Born Romantic: “SAVE we believe in the power of change”

Camminando per le vie di Milano se si alza lo sguardo al di sopra del proprio Iphone potrete notare alcuni fiori appassiti catturati con una bomboletta spray sui muri della metropoli, accompagnati da un manifesto che urla “BORN ROMANTIC”. 


Collettivo di giovani artisti ribelli sotto la direzione artistica di Alessio Pomioli, i Born Romantic sono i punk della generazione Z e proprio come la natura il mondo punk nasce ovunque anche se cerchi di estirparlo, è un fiore spinoso, è cyber, è metallico, è sporco di trucco, è un fiore di città che molto spesso rimane nascosto ma che mai arrugginisce sotto i temporali, è protesta, è valore, è caos focalizzato. Born Romantic indossa le vesti del proprio io devenendo Punk Romantic. 


“Save we believe in the power of change” è il manifesto della nuova – e super green – capsule collection Punk Romantic che prova, attraverso un’identità ribelle, portando alla luce problematiche e soluzioni del nuovo millennio.
I materiali sono biologici e riciclati, dando la possibilità di scegliere in maniera green anche inconsapevolmente, sensibilizzando tutti coloro che dell’eco-sostenibilità ne fanno il proprio manifesto con una leggera vena di romanticismo e malinconia. 


“Chiedere al romantico di non essere romantico è come chiedere alla rosa di non profumare più.
Essere romantici in un mondo digitale significa essere organici in un mondo sintetico, sentirsi come un pezzo di carne nel cellophane dell’esselunga”.

Karman Verdi: “There are so many ghosts at my spot”

La solitudine dell’uomo nell’era digitale raccontata da Karman Verdi.


Aperitivi virtuali, video-call lavorative e Facetime con amici fino a tarda notte, in questi mesi abbiamo appreso come la tecnologia abbia un ruolo così importante nelle nostre vite da esserne quasi dipendenti. 
Ma quando le luci dello schermo si spengono rimaniamo con noi stessi all’interno di una casa senza sbarre ma che sembra una prigione a chi ci si rivolge? Abbiamo solo i nostri fantasmi a farci compagnia? 


Karman Verdi è un giovane fotografo e compositore di Mosca, oltre ad aver fotografato personaggi come Quentin Tarantino ed aver avuto la possibilità di mostrare la sua “lente” con esposizioni, durante il lockdown si è approcciato ad un nuovo modo di rappresentare la solitudine, il sentirsi distanti anche guardandosi attraverso uno schermo, proprio come due fantasmi. 


“Non ero solo quella sera. L’aria è diventata un po’ più aspra e più aromatizzata. La gente andò in letargo in quarantena e le rare macchine che circolavano emettevano un suono simile alle onde dell’oceano lontane. Un vicino stava suonando una lenta melodia alla chitarra, mentre il mio appartamento era pieno di fantasmi.”


Prova a immaginare un progetto in cui puoi “teletrasportare” qualcosa di animato proprio nella tua stanza. Prova a immaginare come in pochi minuti uno spazio vuoto e freddo si trasformi favolosamente in qualcosa di quasi tattile.


No, non si tratta solo di fare proiezioni. Comunicare, interagire e raccontare una storia completa nei suoi veri colori: ecco di cosa sto parlando.

Le tecnologie a cui siamo abituati possono sempre essere reinventate. Le chiamate tramite FaceTime e Skype erano possibili circa 5 anni fa, ma solo ora non sembra così assurdo.


Un photoset remoto provoca una sensazione di irreale imbarazzo, come se fossimo tutti tornati agli anni ’00 e avessimo imparato a fare selfie con uno sguardo di condanna per gli spettatori. “THERE ARE SO MANY GHOSTS AT MY SPOT” è una storia su qualcosa di genuino, reale. Questo progetto riguarda l’auto-isolamento e il bisogno umano nell’intimità quotidiana. Questa è una storia di persone provenienti da tutto il mondo che hanno ancora bisogno di più comunicazione e contatto umano nonostante la quarantena e le nuove realtà.”

Foto Karman Verdi

Intervista a La Persia: “anche un uomo può essere paragonato ad un fiore”

Quante volte ci è capitato di camminare per la strada e con la coda dell’occhio rimanere ipnotizzati da un uomo vestito in maniera eccentrica, non convenzionale, chiedendoci quale sia la sua storia, la sua vita, il suo carattere e dandoci anche delle risposte eppure un famoso detto popolare dice “l’abito non fa il monaco”. 

Gianluca ha 23 anni è nato e cresciuto nella provincia di Trieste e da 4 anni risiede a Milano, sta per conseguire gli studi in fashion design ed il suo primo amore è stato il Plastic Club luogo in cui ogni sabato sera da vita ad una sua performance e luogo che sin dagli anni ’80 ha riunito i ghettizzati con lo scopo di crearne un vero e proprio culto. 

In una società che tende ad etichettare tutto ciò che ci circonda, Gianluca ha deciso di vivere la sua vita senza alcun tipo di barriera esprimendo la propria identità e fluidità di genere come pretesto politico e sensibilizzazione per i diritti di ogni comunità. 


Quale è stata la tua prima sensazione entrando al Plastic Club? 

Faccio parte di una generazione social e di conseguenza da adolescente guardavo le foto di quel locale online anche se non c’ero mai stato.

Il primo sabato al Plastic me lo ricordo perfettamente, forse è stata una delle poche volte in cui mi sono sentito nel posto giusto al momento giusto, si prova una sensazione di accettazione ed è come se fosse tramandato un senso di appartenenza, di non sentirsi sbagliati.

Probabilmente credo siano state queste sensazioni che mi hanno affascinato e ad oggi sono contento di farne parte. 

Siamo abituati, erroneamente, ad etichettare le persone, ad oggi quale sarebbe la tua etichetta? 

Non amo le etichette e non penso di utilizzarle anche in questo momento, credo che siano solo un mezzo utilizzato dalla società per definire qualcosa che crea un disagio, che non sappiamo spiegare o che siamo abituati a vedere in un modo ben definito e di conseguenza l’essere umano circoscrive quella persona in un determinato ambiente ed idea condivisibile dalla maggioranza. 

Questa è la difficoltà che provo io tutti i giorni quando cammino per la strada, la gente mi guarda e non mi capisce. 

Quando hai capito ed accettato ciò che eri?

Io dico sempre che per me tutto è partito dalla strada, non mi sono mai dichiarato ma ho vissuto questa mia fluidità con un senso di non appartenenza.

Abitavo in periferia e la sera uscivo con una gonna sopra i jeans, la mia famiglia non ha mai supportato le mie scelte ma arrivato a Milano ho preso coscienza di ciò che ero senza alcun tipo di timore.

Come mai hai scelto di chiamarti “La Persia” e cosa rappresenta per te? 

Cercavo un nome che mi rappresentasse, poi ho pensato che tutti mi hanno sempre chiamato con il mio cognome ovvero “Persia” ed ho deciso di aggiungere un articolo femminile per giocare sulla mia fluidità e dare, se vogliamo dire così, un tono alla figura del mio personaggio. 

Faccio molta difficoltà a scindere Gianluca da “La Persia” in quanto siamo molto simili, credo però che La Persia sia una versione extra di me, è il personaggio notturno che mi permette di fare le cose che di giorno non immaginerei mai di fare, parlandosi chiaro, nonostante io ami i miei look del sabato sera non mi sognerei mai di andare a prendere un caffè con gli amici in corsetto e tacco a spillo o forse sì ma farei solo scandalo, invece io vivo la mia femminilità in altri modi, penso sia più rivoluzionario un uomo con giacca, cravatta ed una gonna che si sente sicuro di se.

La Persia non è uno stereotipo, mi da la possibilità di abbattere dei preconcetti che esistono nella mia mente ed è in grado di dar vita ad un effetto domino sulla gente rendendola libera. 

A chi sono dedicate le tue performance del sabato sera? 

Credo per lo più che siano dedicate a qualunque categoria di persona che si senta ancora oggi ingabbiata in una definizione.

Io cerco di fare il possibile, nel mio piccolo, per liberarsi dei preconcetti, che sia una ragazza che non ha alcun timore a mostrare la sua peluria ascellare o un ragazzo che abita in periferia che vorrebbe poter indossare la gonna e mettersi l’ombretto.

Io per lo più non sono una drag-queen e vorrei che la gente capisca che un uomo in gonna non è obbligatoriamente omosessuale o voglia diventare una donna, magari ha solo il coraggio di abbracciare la sua parte femminile e che male c’è?

Il gender-less è entrato negli ultimi anni nelle maggiori case di moda, a cosa credi sia dovuto questo cambiamento e presa di posizione?

Il gender-less nella moda è sempre esistito, partendo dagli anni ’70 con l’introduzione dell’unisex come rivendicazione dei diritti femminili ed anche negli anni ’80 furono lanciate sul mercato le prime gonne da uomo ma non furono capite, non eravamo ancora pronti e non lo siamo tuttora. 

Vivienne Westwood ha sempre combattuto per sdoganare questi preconcetti ma probabilmente solo con il manifesto creato da Alessandro Michele con Gucci si è riuscito a smuovere qualcosa nel settore fashion e all’interno della società.

Non capisco perché un uomo non possa essere paragonato ad un fiore come una donna, perché l’uomo deve essere rude e potente mentre la donna deve essere leggera e soave, chi ha deciso che un uomo non possa essere potente indossando del pizzo? 

Molto di quello che vediamo oggi sfilare in passerella è frutto di proposte creative passate ritenute avanguardiste, non credo che la società sia ancora pronta ed aperta ma almeno ci stiamo provando. 

Quale sarà la prima cosa che farà Gianluca e di conseguenza anche La Persia al termine della self-isolation?

Gianluca sicuramente vorrà tornare nel suo studio creativo a fare ciò che ama, passeggiare con amici e tornare a socializzare responsabilmente. 

Per La Persia la situazione è più complessa essendo probabilmente i locali notturni le ultime attrazioni a poter riaprire, speriamo comunque nel poter ricalcare quel piccolo palcoscenico e sfoggiare tutti i look che ho cucito durante questi giorni chiuso in casa.

Ho voglia di intrattenere le persone e quindi stiamo pensando di creare un nuovo progetto ma non posso ancora rivelare nulla. 

Davide Marello : “Il mio marchio è un album di ricordi della mia vita”

Viviamo in un’epoca in cui ognuno vuole tutto e subito, crediamo di poter raggiungere i nostri obiettivi semplicemente perché ci crediamo ma se ci fermassimo a pensare, apprendere e migliorare per poi continuare ad inseguire i nostri sogni?

C’è chi trova sin da subito la propria strada e chi ha bisogno di tempo e d’esperienza per capire come raccontare la propria storia. 

Davide Marello è nato e cresciuto ad Asti, a 18 anni si è trasferito a Milano e dopo aver intrapreso gli studi di moda presso l’istituto Marangoni con varie esperienze per piccoli e grandi brand, ha presentato il suo marchio Davi Paris lo scorso giugno a Parigi dove attualmente risiede, un traguardo che ogni giovane designer sogna, eppure è solo l’inizio di questa storia.


Quando hai capito di voler diventare un designer?

Ho avuto la fortuna di crescere con una nonna sarta che probabilmente mi ha trasmesso l’amore per la sartoria ed in più, subito dopo la maturità, credevo che Milano e la moda sarebbero state il mio escamotage da un lavoro d’ufficio sedentario. 

Stiamo parlando di un periodo, quello di fine anni ’90, in cui la moda aveva un forte impatto sulla società, era il periodo delle top model e di Gianni Versace, mi affascinava la visione di una femminilità esuberante, l’approccio al colore e l’idea di mischiare il sacro con il profano. 

Sicuramente il mio primo imprinting estetico è stato Versace mostrando il suo amore per la Magna Grecia ed io ho sempre avuto una passione per la mitologia confrontata con l’arte contemporanea, probabilmente ho iniziato questa carriera pensando di lavorare sulla moda femminile grazie a lui poi con il tempo ed esperienza ho affinato la mia estetica e gusto scoprendo la mia strada. 

Qual’é stata la scintilla che ti ha spinto a dar vita ad il tuo brand “Davi Paris”?

Credo che la scintilla sia stata il potere della moda sulle persone, il poter essere attirati da un abito e riuscire a mutare la percezione che gli altri hanno di noi stessi. Con la moda puoi sottolineare il tuo carattere ma anche trasformalo o semplicemente nasconderlo, sono stato affascinato da questo aspetto sin da piccolo.

Ho subito anche il fascino della fotografia grazie ad Helmut NewtonRichard Avedon e Steven Meisel che riuscivano a trasmettere emozioni e stati d’animo con delle semplici immagini. 
Io in realtà non ho mai pensato di voler dar vita ad una mia visione, ho sempre amato lavorare su dei progetti già esistenti e riutilizzare l’archivio di un brand per dar vita ad una nuova storia, probabilmente ho capito con il tempo di esser pronto a fare un grande passo ed avere un’idea ed una visione tale da poter far ascoltare anche la mia storia.

Ho sempre pensato che prima di entrare in guerra uno debba essere munito delle proprie armi per essere in grado di difendersi ma anche di attaccare e alla fine sono sceso in campo anche io. 

Cosa ti ha spinto verso la moda uomo e a chi si rivolge “Davi Paris”?

La mia prima esperienza con la moda uomo è stata con Giorgio Armani, credo di aver appreso molto su come si formi un’immagine ben precisa dell’uomo e come questa possa seguire dei codici predefiniti ma ho anche capito che la condivisione ed il confronto con le nuove generazioni sia essenziale. 

Mi piace rivolgermi ai ragazzi più giovani perché credo che la moda sia freschezza e contemporaneità ma al tempo stesso cerco di creare una via di fuga dalla monotonia della realtà, ho voluto dedicare un momento di evasione a tutti gli uomini con la camicia popeline azzurra perché in questi anni ho capito che anche il maschio alpha ha l’esigenza di mostrare un nuovo aspetto di se stesso e proprio per questo il mio primo capo fu una camicia con stampa floreale. 

Ho voluto formulare il mio progetto anche con una certa fluidità di genere, io dico sempre che la mia collezione è maschile perché mi piace pensare ad un uomo che voglia indossare qualcosa di diverso che pesca un po’ per tessuti e forme associate al mondo femminile ma che mantiene un sottile equilibrio.

Devo dire che sono rimasto anche un po’ sorpreso da vedere i miei capi indossati da rapper e trapper anche se trovo stupendo il poter utilizzare la moda per esprimere quella vena estrosa che appartiene alla cultura show-off della black music è molto interessante vedere come le persone possano interpretare il mio messaggio più romantico e legato a Parigi adattandolo alla propria storia.

Sono stato sempre etichettato come designer sartoriale avendo lavorato a lungo per Alessandro Michele e Boglioli ed in questa mia collezione ho voluto strapparmi un’etichetta mostrando un nuovo aspetto della mia creatività per poter magari stupire. 


Perché la decisione di presentare la tua prima collezione a Parigi?

La scelta di Parigi è stata una scelta naturale, dopo aver lasciato la direzione creativa di Boglioli ho voluto prendere un momento solo per me, staccarmi dai ritmi frenetici della moda così ho colto l’occasione per abbandonare la mia comfort zone per vivere un’esperienza a Parigi, una città che ho sempre idealizzato, molti miei amici designer mi raccontavano delle loro brutte esperienze in questa città ma io invece l’ho subito amata, trovo che sia un luogo che mi assomiglia molto. 

Parigi è una città romantica, melanconica, culturale e con una leggera vena nostalgica senza trascurare la bellezza dell’arte antica in perfetta armonia con quella moderna, purtroppo in Italia siamo molto attaccati al passato non riuscendo a dar spazio alla contemporaneità. 

Ho voluto che Davi Paris fosse un progetto più onesto possibile per questo motivo ho ritenuto giusto presentarlo nella città che più mi rappresenta. 
 
Quale è la tua definizione di “designer”?

Per me il designer è colui che riflette nella moda ciò che vive. 

Io amo viaggiare e prendere spunto da altre culture ed al tempo stesso scopro ogni giorno nuove cose nella mia città cercando di essere molto lucido per far si che le mie esperienze personali incidano col giusto peso sul mio progetto.

Credo che il mio marchio abbia tanto di me, del mio vissuto e del mio passato, mi dico sempre che Davi Paris è un po’ come un vecchio album fotografico di ricordi della mia vita che condivido con il mondo. Il designer di successo è colui che interpreta una storia ed un’estetica per rompere gli schemi. 

Cosa ti manca di più di Milano? 

Milano per me rappresenta l’Italia, la forza che trasmette, la meritocrazia e lo scambio perché è una città che se sei in grado di “dare” ti restituisce tutto. 

Se devo esser sincero mi manca, mi manca come noi italiani siamo in grado di affrontare e risolvere i problemi, l’artigianalità ed il nostro know-how che dovremmo tutelare soprattutto in questo momento di crisi. 

Ricordi la tua prima camicia stampata e a cosa ti sei ispirato? 

Per me è stato un colpo di fulmine, era un vecchio archivio di una stamperia, una stampa con dei grossi fiori nei toni del rosa, cipria, azzurro, una sorta di camouflage floreale al limite tra il maschile ed il femminile, mi fece pensare subito ad una gonna plissettata che indossava sempre mia nonna, ecco il potere dei ricordi e della fotografia che riaccendono delle sensazioni.

Ho voluto darle il nome di mia nonna “Rita” e per me è stato come un talismano o portafortuna, un bel ricordo. 

Avendo intrapreso un percorso di studi universitario nel settore moda, cosa consiglieresti ai ragazzi che oggi sognano di diventare designer? 

Credo che i requisiti fondamentali per un designer siano l’umiltà e l’ambizione ed è molto difficile farli coesistere in quanto spesso l’ambizione ti porta a non essere umile e a voler bruciare le tappe. 

Noto che questa nuova generazione tende a volere tutto e subito, il successo istantaneo non esiste, per crescere bisogna applicarsi con la cosiddetta “gavetta” per costruire la propria strada ed affinare la professionalità, serve capacità di resilienza e tanta personalità.

Ad oggi, specialmente dopo questa grandissima crisi, bisogna essere molto attenti a ciò che si fa e per tutti coloro che vogliano aprire un marchio credo debbano valutare ogni singola decisione partendo da un messaggio molto forte e concreto e non solo poesia. 

Quale sarà il cambiamento di Davi Paris al termine della self-isolation?

Non so quale sarà la svolta del settore moda e tantomeno del mio brand, credo solo che in futuro ci sarà molta più selezione per far continuare a far scegliere il proprio marchio. 

Io sto cercando di far crescere il mio progetto nella maniera più organica possibile, non voglio che cresca troppo in fretta, preferisco che inizialmente sia un messaggio più intimo e congruo con la mia visione per questo motivo son riuscito a contenere i danni che questa pandemia ha apportato al nostro settore.

Mi manca poter toccare con mano i tessuti, avere un confronto umano con il mio team ma non credo che la mia creatività ne abbia risentito, son pronto a rimettermi in gioco, bisogna continuare a convincere le persone che tu sia il progetto da salvaguardare.

“Self-isolation can’t stop creativity”

Quando tutto si ferma e si è vittima di una realtà che ha segnato profondamente il nostro quotidiano, l’unica via di fuga è la mente; non importa che tu sia un pilota, un paracadutista o un cameriere perché con la creatività puoi fare ciò che vuoi. 

Se l’arte non conosce epoca o pandemia, gli artisti in questi mesi di lockdown hanno affrontato un cambiamento radicale nel proprio processo creativo, per questo motivo in queste settimane abbiamo chiesto a giovani designer, stylist, fotografi e modelli che ogni giorno sono a stretto contatto con il mondo fashion di raccontarci cosa, ma soprattutto come, stessero affrontando l’isolamento.

In ordine di apparizione: 

–   GIORGIA ANDREAZZA (@centodiciassete – DESIGNER for @giorgiandreazza) 
–   LEONARDO PERSICO (@leonardopersico – STYLIST) 
–   LIZA PLOTNIKOVA (@liza_plotnikova__ – MODEL)
–   MARCELLO ARENA (@marcello_arena – PH)
–   NICOLE VALENTI (@nicolevalenti – DESIGNER for @valenti_official) 
–   UMBERTO MANCA (@umberto_manca – MODEL)

“Questo progetto è dedicato a tutti i giovani ragazzi che nella vita sognano di poter lavorare a stretto contatto con il settore fashion e che in questo difficile periodo stanno cercando di mantenere vivo questo mondo, partendo dalla loro creatività.”

Fashion editor: Francesco Vavallo @francesco_vavallo
Film by Simone Santus @simomlrcw
Powered by @lookmi.it

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