Dai jeans cuciti in un seminterrato alle migliori boutique multimarca: il successo di Amiri

L’ultima partnership eccellente nell’ambito retail è stata svelata qualche settimana fa da Mr Porter: una capsule collection composta di 31 articoli tra jeans destroyed, felpe con cappuccio e bowling shirt stampate. Del resto la scalata al fashion system di Mike Amiri, fondatore e designer della label eponima, è stata caratterizzata proprio dal sodalizio con i retailer, a partire dalla piccola selezione di denim venduta in esclusiva da Maxfield – mecca losangelina dello shopping di lusso – nel 2014, che di fatto sancì la nascita del marchio. Nel tempo, Amiri è approdato in oltre cento insegne multibrand, da quelle di ricerca come Layers, Antonioli o Patron of the New ai department store, agli e-tailer quali LuisaViaRoma, Matchesfashion e Mytheresa.

L’ingresso nelle migliori boutique ha perciò accompagnato l’evoluzione della griffe, per la quale si potrebbe scomodare l’epopea del sogno americano: un’impresa avviata con mezzi di fortuna e diventata rapidamente un modello di business; se l’anno scorso, in effetti, il giro d’affari dell’azienda ha raggiunto i 60 milioni di dollari, soltanto sette anni fa Mike Amiri cuciva di persona i jeans in uno scantinato nei pressi di Sunset Boulevard.
Prima di mettere la sua firma sul denim, questo 43enne di origini iraniane, crescendo a Beverly Hills, si è potuto immergere nell’atmosfera di grande fermento che, negli anni ’90, animava la metropoli, iniziando a gravitare intorno al Viper Room e ad altri locali simbolo di quella fase.

Dopo le consulenze per alcune aziende di abbigliamento e, soprattutto, dopo aver curato le mise dentro e fuori dal palco di Steven Tyler e Usher, decide di mettersi in proprio, lanciando una griffe in cui condensare le sue ossessioni passate e presenti, musicali in primis. Amiri attinge infatti a piene mani dall’iconografia del rock, codificata dai look di mostri sacri come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Keith Richards o Axl Rose, mescolandola però con il repertorio stilistico di surfisti, skater, artisti underground; per dirla con le parole del diretto interessato, si tratta di «California e rock’n’roll, [filtrati] attraverso una lente di lusso». A tutto ciò, il creativo aggiunge la passione per il vintage, affinata fin dall’adolescenza setacciando mercatini dell’usato e negozi second hand, e le lavorazioni sartoriali, indispensabili per infondere ai prodotti una patina lussuosa e giustificare le cifre sui cartellini, che spesso superano abbondantemente i 1000 dollari.

Fatte queste premesse, si comprende meglio la profusione di abiti e accessori délabré, sgualciti ad arte. Per conferire all’abbigliamento un aspetto il più possibile vissuto, Amiri non disdegna soluzioni “estreme”, dichiarando ad esempio di sparare con un fucile alle maglie pur di ottenere gli squarci desiderati. Al di là degli eccessi del caso, si spiegano così i jeans a sigaretta logorati fino allo stremo, tra abrasioni, macchie e patch in tessuto a contrasto; le camicie check in flanella dagli orli grezzi; le giacche percorse da ricami, toppe e grafiche all-over, oppure sottoposte a tinture tie dye per un risultato technicolor; gli stivaletti ornati da fibbie, cinturini stampati o catenelle; le t-shirt used, istoriate con i loghi della band di turno (Guns ‘N Roses, Mötley Crüe, Grateful Dead ecc.) e via discorrendo.

In pratica, un assortimento di capisaldi dello streetwear e urban style, riletti però in chiave deluxe: i pantaloni appaiono sì sbrindellati, ma vantano tele giapponesi o italiane, mentre per la confezione dei vari bomber, overshirt, felpe, biker jacket e sneakers vengono selezionati materiali di prim’ordine (dalla seta alla nappa, passando per cashmere, velluto, suede e quant’altro). Capi realizzati per oltre l’80% nello stabilimento del brand a Los Angeles, da artigiani impegnati in laboriosi procedimenti manuali, seguendo dunque il modus operandi degli atelier delle maison più rinomate.   

Non va poi dimenticato come nel periodo in questione la figura di riferimento per il menswear fosse quella di Hedi Slimane, che trionfava da Saint Laurent tratteggiando il profilo di un giovane bohémien californiano, emaciato, androgino, strizzato in abiti tagliati col bisturi, aderenti come una guaina. Specialmente all’inizio, quando insiste sugli ensemble da rockettaro in libera uscita, è perciò evidente il debito di Amiri con l’estetica affilata di Slimane, tuttavia la qualità di materiali e finiture viene premiata dalla clientela, per non dire dell’aura di esclusività trasmessa da capi esposti negli store più prestigiosi in assoluto. I dati delle vendite superano le migliori aspettative, supportate anche dalla nutrita schiera di fan d’eccezione: tra le celebrities vestite Amiri troviamo infatti Justin Bieber, Michael B. Jordan, J Balvin, Jay-Z, e l’elenco potrebbe proseguire a lungo.

La strada è ormai tracciata: nel 2016 viene introdotta la linea femminile, seguita a stretto giro da calzature e accessori. Anche le istituzioni del settore notano il successo di Amiri, che nel 2018 concorre al premio assegnato dai CFDA Fashion Awards al miglior talento emergente, aggiudicandosi la vittoria, nella stessa categoria, ai Footwear News Achievement Awards. L’anno dopo il Council of Fashion Designers of America lo inserirà nuovamente nella rosa dei candidati.

Da parte sua, la Fédération de la Haute Couture et de la Mode lo invita a partecipare alle sfilate maschili per l’autunno-inverno 2018-19: Amiri debutta nella Ville Lumière portando in passerella una rassegna dei suoi abiti più identificativi, tra vestibilità risicate, giacche in pelle, tuxedo, frange e glitter sparsi ovunque, oltre ovviamente alle “scorticature” ricorrenti negli outfit. Nei cinque show parigini successivi il designer esplora quindi ogni possibile declinazione dello stile à la West Coast, spaziando tra l’ispirazione grunge della collezione s/s 2019 (pullover sformati, tonalità acide, maglie legate in vita, stratificazioni…) e le uscite dal sapore militaresco della sfilata seguente, una sfilza di cappotti strutturati su jeans stretch infilati negli stivali; e arrivando, con la stagione s/s 2020, ad omaggiare gli hippie della Summer of Love attraverso silhouette fluide, pattern psichedelici, pantaloni scampanati e completi color pastello.

Guardando al futuro, Mike Amiri non esclude «un giorno, di disegnare mobili»; considerato il suo cursus honorum, nell’eventualità non potrebbe che celebrare, ancora una volta, il lifestyle della sua California.

LEVI’S® 1969 517 for Valentino, il denim contemporaneo

Pierpaolo Piccioli rivisita i classici jeans Levi’s®️ 1969 – 517 boot cut, resi estremamente popolari alla fine degli anni ’60, per la collezione primavera / estate 2021 della Maison Valentino.

Il marchio Levi’s®️ è costruito su valori storici e lo show di Valentino incarna perfettamente il principio di uguaglianza costituito da un capo come il jeans, condividendo il racconto di un’estetica esclusiva, romantica e senza tempo.

Il Direttore Creativo di Valentino, Pierpaolo Piccioli, ha riflettuto a lungo su ciò che significasse dare un nuovo valore a dei capi che hanno già di per se una storia, così partendo da simboli, idee, luoghi, atmosfere che provengono da momenti diversi nel tempo ha potuto comunque parlare a una generazione contemporanea legata ancora oggi all’uso del denim.

Rimanendo fedele al rinomato stile 517, Pierpaolo Piccioli concepisce con occhi nuovi uno stile familiare a tutti. Una versione esclusiva, che trasmette tutto il romanticismo della collezione, creata sia per uomo che per donna e che racchiude elementi estetici sia di Valentino che di Levi’s®️.

Un cartellino speciale è stato disegnato per celebrare la collaborazione e l’inizio di una nuova esplorazione della moda. L’originale Levi’s®️ 517 del 1969, come visto sulla passerella dello scorso 27 Ottobre a Milano sarà disponibile nelle boutique Valentino in tutto il mondo a partire dalla primavera del 2021.

I “jeans look” da avere adesso

Il jeans non conosce stagione, per questo anche in autunno un look con capi in denim è un must have che non può mancare nei nostri armadi. Ecco una selezione tutta a tema con le ultime novità del momento.

DIESEL

I capi della limited edition Red Tag x Readymade sono una giacca con colletto western, una borsa da viaggio e un cappellino da baseball, ricavati da avanzi di denim. Il tessuto vintage è stato rilavorato e riprodotto in pezzi interamente nuovi.

LEVI’S

Giacca denim chiara Trucker Jacket Levi’s, Red Tab WaterLess® e giacca Denim scura Sherpa Trucker Jacket Levi’s, Red Tab WaterLess®.

ROY ROGER’S

Il Cult Edge Pasadena è un denim stretch che presenta il tipico colore del puro indaco anni 80 con un tono molto scuro ma declinibabile in toni più chiari. La vesitibilità è regolare.

La Jacket Norway è una giacca di manifattura italiana in denim con lavaggio scuro, colletto in shearling e chiusura sul fronte con bottoni logati.

DSQUARED2

Jeans effetto delavè con logo e denim Jumpsuit con logo.

ACNE STUDIOS

Pantaloni cargo in denim lavaggio effetto marmo, con toppe stampate e applicate su tasca laterale e posteriore, e coulisse alla caviglia.

BOGGI MILANO

Il pantalone è in denim stretch, lavaggio scuro, dalla vestibilità slim con chiusura a zip e bottone e con tasche frontali diagonali. La camicia è in denim western dalla vestibilità slim fit con collo chiuso, polso singolo e con dettaglio doppie tasche frontali.

SANDRO

Jeans slim fit slavati con lavorazioni effetto strappato.

TEETOPIA

Il giubbino in jeans con scritte e patch fa parte della capsule collection “Ghiaccio” realizzata in collaborazione con la cantautrice romana Machella.

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LEVI’S X JUSTIN TIMBERLAKE: FRESH LEAVES

Si apre la stagione autunnale di Levi’s con Fresh Leaves, la nuova capsule collection ideata  insieme a Justin Timberlake che rappresenta una moderna rielaborazione dei pezzi iconici del brand ispirati dall’amore per la musica del cantante e attore. Simbolo di un’autentica espressione di se questo brand è sempre stato indossato da musicisti con una voce originale e dai loro fan in tutto il mondo, proprio per questo la scelta di Justin che incarna l’autentico spirito del marchio.

888Il nome della collezione invece deriva dall’idea di Timberlake di creare qualcosa con una spinta più fresca da lasciare alla prossima generazione. Il risultato è un insieme di capi basati sui grandi classici del brand ma rivisitati, mescolati e abbinati con un tocco fresco e moderno. La collaborazione è avvenuta durante il San Francisco Eureka Innovation Lab con il team di designer di Levi’s tra una sessione di disegno e di musica presso gli showroom del brand a Los Angeles chiamati Haus of Strauss. Il risultato sono 20 pezzi con un fit iconico ma con uno sguardo moderno e inaspettato.

La collezione ci regala uno spunto moderno e gioca con le proporzioni, presentando modelli oversize e maggiori lunghezze, e aggiungendo cappucci su felpe e t shirt. I pezzi chiave includono l’inserimento del modello 501® Slim Taper, nuovissima aggiunta nella famiglia 501 ispirato proprio al modo di indossare i jeans da parte del cantante. Altro pezzo di punta è la trucker jacket in denim con il motivo camo stampato utilizzando l’ultima tecnologia laser di Levi’s Project FLX.

La capsule collection sarà venduta in tutti gli store Levi’s del mondo, sul sito e presso alcuni rivenditori selezionati dal 4 Ottobre.

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Lee e Ornamental Conifer: la limited edition tipografica

LEE, iconico denimwear USA insieme all’artista Brit Ornamental Conifer, noto per l’inserimento nelle sue opere di disegni, caratteri tipografici e colori vividi, lancia per l’autunno 2017 una limited edition. È per queste peculiarità dell’artista che LEE sceglie proprio lui per collaborare. La collezione propone sui classici modelli del brand, dal modello jeans e giubbino in denim Rider alle magliette, il claim ‘Think what you will’ e un pattern dedicato, i distintivi fulmini di Conifer, simbolo dello stile dello street artist.

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VIAGGIO DI RITORNO

Andalusia, porto di Sanlúcar de Barrameda. Quasi cinquecento anni fa, cinque navi partivano da qui per il primo viaggio della storia attorno al globo. Da Occidente per arrivare in Oriente, fino alle Isole delle Spezie, nell’arcipelago indonesiano. Toccavano le sponde dell’Argentina e qui scoprivano un passaggio tra i due oceani, fino ad allora segreto, quello stretto che prenderà il nome dell’uomo che capitanava la flotta, Ferdinando Magellano.

La circumnavigazione, un percorso circolare, è la metafora del viaggio che si conclude dove è partito. Scoprire nuovi mondi e vivere altre vite, per poi tornare all’inizio. Il rientro a casa, alla terra che ci ha generati. Quella terra che si stende sotto i nostri passi, che si sgretola fra le mani. Dove ci si incontra, ci si scontra, ci si ritrova, si consumano le passioni.

Quello di Jacob Cohën è altrettanto un viaggio di ritorno all’origine, agli elementi fondamentali. Acqua, aria, fuoco e terra, che mai in nessun altro luogo si combinano, potenti, come in quelle lande che Magellano attraversava per la prima volta. La Terra del Fuoco, che rivive nei ricami, nelle applicazioni grafiche.

Annotazioni su un diario di bordo, un resoconto, come quello in cui Antonio Pigafetta scriveva le memorie di quella prima spedizione attorno al mondo. Il racconto di un viaggio che fa rotta verso una terra lontana per ritornare al principio, a un gesto essenziale come quello di annodare un foulard al collo. Al dettaglio, all’elemento fondante dell’eleganza maschile.

jacobcohen.it
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Creative Direction: Federico Alpi
Photographer: Marcello Arena
Directed and edited by Matteo Mavero
Styling: Orsola Amadeo
Grooming: Gigi Tavelli @ Freelancer Artist Agency
Assistant Photographer:  Andrea Mottinelli
Models: Cristiano @ Brave Model Management
Michael Masin @ Urban Models
Location: Cava Bergamina (Officina della Ghiaia)

IL TATUATORE DI DENIM E L’ARTIGIANO DELLA BARBA

Alessandro Malossi e Gabriele Valente

Un caleidoscopio di colori come tavolozza e una giacca Lee in denim come tela. Da circa un anno l’illustratore e tatuatore Alessandro Malossi, classe 1993, ha incontrato il mondo della moda, istoriando la sua arte su capi d’abbigliamento che diventano una seconda pelle, su cui questo artista incide in modo indelebile un soggetto unico e inimitabile. In occasione dello special event #LeeJeansTribe, MANINTOWN ha visto all’opera il giovane tatuatore e lo ha intervistato per voi, insieme a un altro giovane artista, che usa forbici e rasoio: il barbiere Gabriele Valente. Un ragazzo semplice, con tante passioni, tra cui la musica, i lavori artigianali e il rapporto umano con le persone.

ALESSANDRO MALOSSI

Da dove parte la tua formazione nel mondo dell’arte?
Ho studiato al liceo artistico a Bologna, poi ho frequentato la NABA a Milano, però ho smesso al secondo anno, perché ho cominciato a fare l’artista indipendente e ho iniziato a ricevere proposte lavorative al di fuori dell’ambito scolastico, così ho deciso di smettere. Questa è la mia base artistica, poi disegno da quando sono nato.

Come definiresti il tuo stile e quali tecniche utilizzi principalmente?
Mi definisco un iperrealista, però mi piace anche il surrealismo e ogni tanto sperimento cose che non faccio mai, come l’astrattismo, ma è raro. Come tecniche generalmente uso i colori acrilici o, in questo caso, sul jeans sto usando i colori per tessuto. Mi piace anche realizzare illustrazioni a matita o a china.

Come è nato questo progetto con Lee jeans?
Questa estate ho iniziato a dipingere a caso delle giacche che avevo in casa e ho pubblicato le foto su Instagram. Da lì mi hanno contattato più brand, tra cui anche Lee.

Molto spesso la moda prende spesso spunto dall’arte, ma anche l’arte può avvicinarsi alla moda. Ti piace lavorare in questa direzione?
Sto scoprendo anch’io che questo tipo di arte applicata alla moda mi piace particolarmente, anche se non l’avrei mai detto e sta funzionando. Mi piace sempre sperimentare nuove cose, applicare nuove tecniche che non conosco. Sono una persona che vive molto alla giornata, quando mi passa qualcosa per la testa lo faccio.

Quali sono gli artisti che ti ispirano?
Non ho un artista preferito, come per la musica mi piacciono stili completamente diversi. Un nome su tutti è Dalí, perché è quello che si avvicina di più a ciò che sono, come gusti e tematiche. Per essere Surrealisti bisogna essere bravi, anche nel realismo, ed è difficilissimo.

Qual è il tuo rapporto col denim nella vita quotidiana?

Lo uso tantissimo. Molto spesso indosso degli scarti che ho dipinto e non ho venduto o che tengo per me. Molte persone, poi, me li chiedono. Devo molto del mio successo ai social, perché è grazie a questi che sono stato notato.

GABRIELE VALENTE

Come descrivi il tuo lavoro?
Il mestiere del barbiere mi da modo di coltivare al meglio le mie passioni. Il mio lavoro è fatto di precisione e dedizione, ma anche di vena artistica e trasporto delle emozioni, che in quel momento esplodono insieme per creare un cocktail perfetto. È fatto di storie belle che ogni persona ha da raccontare e che vuole condividere con te, che sei il suo barbiere. Amo ogni aspetto di questa antica arte, che ha seguito la storia in ogni sua evoluzione, più importante di quello che si possa credere.

Come indossi il denim?
Mi piace indossare il denim con una maglietta, ma anche con una camicia, con un bel paio di anfibi possibilmente.

Quando e quanto lo indossi?
Lo indosso praticamente sempre, non saprei farne proprio a meno. Un bel denim fa sempre la sua scena ed è adatto ad ogni situazione. Amo quando comincia a consumarsi, un buon motivo in più per indossarli.

Che tipo di jeans preferisci?
Tendenzialmente indosso jeans non troppo chiari e neanche aderenti. Mi piacciono che disegnino bene la gamba, ma senza esasperare le forme. Se sono strappati, poco male.

Come si lega il denim al tuo lavoro?
La comodità di un denim e il bello di portarlo con una camicia vanno in perfetta armonia con il mio mestiere. La forza di due storie che vanno di pari passo.

Cosa ti è piaciuto, in particolare, di questo progetto Lee?
Sono contento che Lee abbia messo in risalto il nostro mestiere e in generale i lavori artigianali, che purtroppo stiamo perdendo. Io credo che siano queste le persone da valorizzare, gente che fa cose concrete e ricche di passione. Ringrazio Lee per lo spazio che ci ha dedicato ed è stato davvero un piacere aver collaborato con il brand.

www.lee.it

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I jeans di Tela Genova si ispirano agli anni ’30

Pensando alla città di Genova spesso viene in mente la figura di Cristoforo Colombo, che alla fine del 15° secolo scopriva nuovi mondi, ma quella Repubblica Marinara ha anche dato i natali a un tessuto che ha rivoluzionato la moda di tutti i tempi: il jeans, chiamato, appunto, tela di Genova. Oggi Tela Genova è un brand di jeans artigianali, che riproduce esemplari unici e rivoluzionari per la selezione dei materiali, per le tecniche di lavorazione fedeli alle maestrie del tempo. Quello proposto dal marchio è uno smart jeans che guarda al futuro, dotato d’identity card contenuta nell’etichetta elettronica, che racconta la storia e la provenienza del modello. La nuova collezione si ispira ai favolosi anni ’30 americani, quelli segnarono l’inizio dell’industrializzazione e trasformarono la tela nata a Genova, nel lontano 1515, nell’amatissimo blue jeans, rendendolo un’icona senza tempo. Ogni capo è realizzato con tessuti pregiati che rispettano la tradizione italiana, tele scure con filati antichi, fili in cotone o in lino che ricordano gli orginali pantaloni dei workers. Cultura, qualità e tradizione si mescolano in un jeans che è testimone di storia.

telagenova.it
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Il luxury denim di Jacob Cohen si fa su misura

Il brand veneto di jeans di lusso Jacob Cohen riafferma e conferma con forza il suo posizionamento di nicchia, lanciando il progetto “Made to Measure”, rivolto ad un target particolarmente esigente in termini di qualità. In un raffinato scrigno in legno i veri amanti del luxury denim possono trovare tutti gli elementi indispensabili per personalizzare il proprio jeans con dettagli unici e preziosi: uno speciale tessuto di cotone disponibile in una palette di dieci colori da abbinare ad altrettanti tipi di bottoni, in bagno d’argento, oro e laccati e le etichette in cavallino con logo in argento, anch’esse da customizzare. Grazie a questo progetto, la tradizione sartoriale di Jacob Cohen incontra il gusto personale dei suoi clienti per creare pezzi unici ed esclusivi.

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DENIM STYLE: ECCO LE PROPOSTE SIVIGLIA PER LUI

Pratico e stiloso: è il giubbino in denim lavato firmato Siviglia. Design a quattro tasche, vestibilità regolare e collo a camicia, caratterizzano un classico Denim style, un cult degli Anni ’80 che si rivela attualissimo. Linee pulite rifiniscono il giubbino con interno in piuma, trapuntina in nylon e collo in pelliccia bianca removibile. Un capo ideale per le mezze stagioni, versatile negli abbinamenti, everyday trendy in perfetto stile Siviglia Denim Lab. Siviglia punta sull’allure vintage di un giubbino moderno rivisitato in versione “Special” attraverso una ricerca continua di creatività nei materiali e nei modelli. La cura dei dettagli garantita dalla produzione Made in Italy porta alla ribalta un capo che ha fatto la storia del menswear diventando un evergreen apprezzato dai Denim addicted e non solo.

La seconda proposta riguarda un pantalone vintage autentico, nato nel laboratorio di ricerca Siviglia: si tratta  del cinquetasche denim, che unisce un modello intramontabile, con un effetto used dalla resa unica. Siviglia sceglie il denim delle tele vecchie dei minatori, consistenti e rigide, trattate con specifici e innovativi lavaggi che garantiscono l’aspetto di un grado di usura pari a dieci anni di utilizzo raggiunto in sole tre ore, in laboratorio. L’idea di far incontrare un materiale pregiato con un tessuto storicamente “povero” come il jeans si concretizza nelle patch in alcantara marrone che caratterizzano un capo realizzato con interventi manuali (strappi ed effetto delavé pensati ad hoc) che lo rendono esclusivo ed unico.

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