MANINTOWN BEAUTY ISSUE: FRAGRANZE PER LA PRIMAVERA

ART HAS NO RULES!

Le regole sono necessarie? Il modo in cui vediamo il mondo, ci interessiamo l’uno all’altro esprimendo le nostre idee, il modo in cui amiamo non hanno regole.
Linea, forma, colore, valore, struttura, texture, spazio: l’arte è una creazione dell’uomo o della natura, un atto evolutivo.
Non ci sono regole al suo interno.

In esclusiva per Manintown, una selezione delle migliori fragranze per lui e per lei ispirate alla primavera, che ci raccontano i sentori di questa stagione.

Photographer Umberto Gorra

Creative director & set designer Gianmarco Chianese

Production Fashion art 3.0

Thanks to Massimiliano Benetazzo

LA PROFUMERIA FRANCESE DEL FUTURO

Dal numero 4 di Rue de Castiglione, a Parigi, al mondo intero. Jovoy Parfumeur è un atelier di selezionati e prestigiosi profumi di nicchia, situato nell’arrondissement parigino delle fragranze, che dal 2006 ha aggiunto anche una linea di profumi scaturita dai ricordi di François Hénin e realizzata da nasi dalla vivace creatività. La Maison è nata nel 1923 grazie al guizzo artistico di Blanche Arvoy, che ha vissuto il suo momento d’oro negli Anni Ruggenti, quando i bons vivants della mondanità parigina acquistavano le spettacolari boccette di profumo Jovoy. Ora, grazie all’esperienza internazionale di Hénin, Jovoy consegna a livello mondiale una collezione di Eau de Parfum, Extrait e candele, ognuno con una sua storia. Ne abbiamo scoperta qualcuna proprio parlando con Hénin, ideatore e proprietario del marchio francese.

Qual è stato il suo percorso verso la profumeria francese?
In origine niente mi predestinava alla profumeria, ma è stato il caso della vita che mi ha portato a soccombere a ciò che definisco un “dolce virus”. Cresciuto in una famiglia classica, da un padre finanziere e una madre universitaria, non credo di avere mai avuto degli antenati nel campo della profumeria. Si può dire che sia una sorta di rarità nella mia famiglia. Tutto è cambiato con un viaggio in Vietnam. A 20 anni, diplomato alla scuola di commercio, sono partito all’avventura verso Saigon per confrontarmi con il mondo, scoprire e vivere prima di ritrovarmi intrappolato in un qualunque servizio di marketing, che immaginavo come una torre senza anima. Prevedevo di restare per qualche mese e invece sono rimasto degli anni in questo Paese, che ho amato con la passione della giovinezza, inebriato dall’energia che vi regnava, in totale opposizione al grigiore e alla noia parigina. Ho concluso il mio soggiorno montando uno stabilimento per la distillazione degli oli essenziali per la profumeria, alla frontiera cinese. La conseguenza è pressoché logica, un soggiorno di quattro anni a Grasse, la capitale dei profumi, per conto di una società che si occupava di creare degli aromi e delle fragranze. Ho rilanciato Jovoy nel 2006, ho aperto una boutique, poi due e adesso niente sembra poter fermare Jovoy, che si è imposto come un punto di riferimento nella profumeria di nicchia, al tempo stesso come profumiere e come profumeria.

Qual è il suo ruolo da Jovoy riguardo alla creazione di profumi?
I miei profumi sono altrettanti pezzi del puzzle che mi costituiscono. Ciascuna fragranza testimonia un bell’incontro, un ricordo, una storia intima. Scrivo lo spartito come un direttore artistico, ma è un “naso”, spesso indipendente e spesso femminile, che traduce in profumo le mie idee, i miei concetti e altri ricordi.

Come si possono definire i suoi profumi?
Jovoy è una casa profumiera parigina, inserita nella pura tradizione francese. Anche se è stato fondato durante gli anni folli, i miei profumi sono concepiti per i miei contemporanei e non coltivo la nostalgia del primo periodo. È quindi una collezione di fragranze moderne, senza limiti nella scelta degli ingredienti più nobili e rari. Una profumeria opulenta e sconvolgente, fatta per anime solari, seduttrici e alla ricerca di un’essenza unica, distillata in quantità ridotta rispetto ai giganti che inondano di profumo gli scaffali dei supermercati.

Cosa rende Jovoy diverso da una profumeria tradizionale?
È al tempo stesso una marca e una catena di profumerie, interamente dedicate ai profumi rari. Parigi, Londra, Doha e la settimana scorsa Dubai, per esempio, hanno tutte una profumeria Jovoy, che offre una selezione massima di un centinaio di marchi. I profumi sono proiettati verso l’avvenire, rispettando al contempo la tradizione parigina; le profumerie offrono un’esperienza unica per coloro, sia donne sia uomini, che cercano un’essenza rara di marche provenienti da tutto il mondo, compresa l’Italia e che condividono i nostri valori.

Qual è la storia più divertente associata a uno dei vostri profumi?
Direi un ricordo affettuoso della foto scattata per il profumo L’art de la Guerre. È stata scattata nella mia vecchia casa, con tutta una squadra che ha coinvolto Catherine, Olga e Christian, tre dei miei cinque figli. Non è affatto facile scattare delle foto con dei bambini piccoli, immaginatevi con i miei! Ci resta un ricordo di famiglia. È importante per me, perché apriamo molte profumerie e, con i miei due marchi, Jovoy e più recentemente Jeroboam, ho sempre meno tempo da trascorrere in famiglia.

Quali sono le tendenze per il prossimo anno?
Aspettatevi uno tsunami di note golose in generale. Il 2018 sarà un anno positivo e dinamico, spero, con un ritorno a uno spirito più festivo. Penso che la seduzione sarà più che mai all’ordine del giorno. Scommetto anche che le note marine saranno oggetto di un ritorno roboante, specialmente per gli uomini. D’altro canto, lavoro a una fantasia, rivisitare gli unisex degli anni ‘90/2000, per rivelare un nobile e irresistibile profumo marino. Abbiamo molto da fare!

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EDIZIONE LIMITATA DEL ‘FLACON H’ BY TERRE D’HERMÈS

Il ‘Flacon H’, grazie al contributo dell’artista irlandese Nigel Peak si rinnova stilisticamente introducendo l’elemento creativo del palazzo urbano. L’edizione limitata by Terre D’Hermès, disponibili nelle due scritture olfattive, Eau De Toilet e Parfum, presenta un gioco di linee che si intersecano e che sembrano proiettarsi verso l’infinito, lasciandoci sospesi tra cielo e terra. Le linee, incrociandosi, danno vita a dei grattaceli, e fanno intravedere la H del brand.
In particolare, l’ Eau de Toilet è caratterizzato da note amare e striate di arancia e pompelmo, odore opaco e freddo di silice, accenti briosi di pepe e bacche rosa, morbidi e voluttuosi effluvi di cedro dell’Atlante. Nel Parfum l’esuberanza 
e la vivacità del pompelmo e dell’arancia che dominano l’Eau de Toilette sono accentuate
 da una nota di Shiso: una pianta di origine asiatica.

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L’ESSENZA DEL GOLF

Moda e sport Made in Italy viaggiano sui campi da golf di tutto il mondo grazie a Laura Biagiotti Parfums, il cui logo compare sulla sacca da Golf di Francesco Molinari, vincitore dell’Italian Open di Golf del 2016 e testimonial della linea di profumi del brand. Le esclusive essenze speziate e floreali caratterizzano le fragranze Roma Uomo e Roma Passione Uomo, che richiamano gli sterminati campi verdi di questo sport. Il legame tra Laura Biagiotti e il golf nasce già alla fine degli anni ’80, quando la stilista e suo marito diedero vita al Marco Simone Golf & Country Club, situato nella campagna romana e diventato ormai punto di riferimento dei Golf players internazionali. Un rapporto profondo e affettivo che continua tuttora, in tutti i tornei e le manifestazioni a cui Francesco Molinari prende parte.

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Etro presenta ManRose, fragranza dallo spirito maschile

Maschile, ma capace di accogliere il femminile : ManRose. La nuova fragranza di Etro, pensata sia per lui che per lei, rappresenta la sintesi dell’unione di due sensibilità che convivono, quella maschile e quella femminile. Nella testa del profumo, vi sono la brezza agrumata del bergamotto di Calabria, il pepe di Sichuan, addolcita da cardamomo ed elemi, antica essenza usata in India e in Arabia. Nel cuore del profumo, la rosa che si chiude nell’abbraccio dell’incenso amalgamandosi con il velluto del geranio, una volta arrivata sulla pelle rinfresca come le acque del Calendimaggio. La Rosa non deve essere considerata solo un simbolo femminile, infatti ai tempi dei Greci non era soltanto usata per intrecciare le ghirlande delle baccanti di Dioniso, ma era simbolo della perfezione universale e della circolarità del tempo. Alla base del profumo vi sono i profumi del muschio, dell’ambra e del patchouli, sfumando sull’accordo virile del cuoio, vetiver e dei legni preziosi.

etro.com
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LE PÉCHÉ by Eisenberg, la fragranza del peccato

Il profumo è quell’accessorio di cui nessuno può fare a meno, c’è chi lo contestualizza all’occasione, al meteo. C’è chi alterna una fragranza all’altra per andare a una riunione di lavoro o a  un’uscita con gli amici.  Nell’esclusivo universo di José Eisenberg la fragranza ha una posizione di rilievo. “L’ART DU PARFUM” di cui fa parte anche LE PÉCHÉ, nasce dalla passione artistica di Eisenberg, scoperta a 20 anni e coltivata quotidianamente da quel momento in poi. Ogni fragranza è espressa attraverso i capolavori pittoreschi realizzati da Juarez Machado, pittore figurativo contemporaneo,  che trascrive visivamente le sensazioni olfattive dei profumi, dalla musica alle parole: ogni fragranza viene raccontata da una poesia di 4 righe ciascuna.  “L’ART DU PARFUM” è composta da 15 fragranze prive di coloranti.  La versione maschile LE PÉCHÉ HOMME, rivela nelle note di testa un forte abbraccio di Osmanto accompagnato da un frizzante fiore d’Arancio. Note di cuore caldi di Ambra trasparente su un fondo delicatamente amaro di Patchouli e Muschio. La fragranza è disponibile nei beauty store Sephora  e nel rispettivo sito online.
eisenberg.com
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MICHAEL PARTOUCHE TRA ROCK E PROFUMI

Ha il côté del musicista rock, per lungo tempo é stato il chitarrista di una band, i Rodeo Massacre, che suonava psychedelic rock. Capelli lunghi, grande cappello nero, corpo tatuato, fisico emaciato, jeans cuciti addosso, di nero vestito. Difficile immaginarselo con un camice bianco dietro il bancone di una farmacia, eppure Michael Partouche oltre a essere un rocker è un farmacista, solo che a un certo punto la musica è diventata così importante che ha mollato il lavoro sicuro per dedicarsi completamente al rock trasferendosi nella città mecca dei musicisti: Londra. Come spesso succede il gruppo si scioglie per divergenze creative e Michael ritorna a Parigi a fare quello per cui ha studiato, ma soffre per la stanzialità e per l’assoluta mancanza di creatività che caratterizza quel lavoro. Che fare dunque? Come unire le sue due carriere? La risposta gli viene naturale. Creare una linea di profumi che racchiuda le sue esperienze. Nasce così ROOM 1015, il cui nome si ispira a quello di una stanza d’albergo, dell’Hyatt Hotel, resa famosa durante un tour degli Stones negli anni ’70, quando Keith Richards quasi la distrusse. Leggenda vuole che da allora le band che suonavano a Los Angeles avessero l’abitudine di prenotare la stanza per fare feste dopo il concerto….

Musicista e farmacista, ha seguito le orme di qualcuno in famiglia? In realtà no, nella mia famiglia non ci sono farmacisti e solo mio zio suona la chitarra, ma non é un musicista.

Quando é nato l’amore per la musica? Già da piccolo, a sei anni, amavo il rock. I miei qualche anno dopo mi hanno regalato la mia prima chitarra, poi quando hanno visto che mi piaceva suonare e non era una passione momentanea é arrivata la mia prima Gibson, con la promessa però che avrei portato avanti anche gli studi in una materia che mi avrebbe assicurato una professione.

Perché farmacia? Da ragazzo mi sarebbe piaciuto fare il veterinario ma per essere ammessi alla facoltà bisognava avere una media alta, e io non l’avevo, così scelsi farmacia.

Le piaceva? Mi sono accorto di avere una passione per la cosmesi, oltretutto era uno degli indirizzi della facoltà, insieme a farmacia industriale e farmacia classica, solo che la musica prendeva molto del mio tempo. Al terzo anno al momento di scegliere l’indirizzo di specializzazione sono stato titubante perché la cosmesi mi attraeva ma l’unico modo per potermi dedicare alla band era proseguire gli studi in farmacia classica, perché una volta laureato avrei avuto la possibilità di lavorare con degli orari tali da continuare a suonare.

Come mai una linea di profumi e non di cosmesi? Perché la profumeria é il giusto mix tra i miei studi in farmacia e il mio lato creativo. E’ stata una scelta che é venuta naturale.

Crea lei i profumi? No io partecipo al processo insieme a due nasi talentuosi, le profumiere di Flair Anne-Sophie Behaghel e Amélie Bourgeois, anche se sto cercando di imparare il più possibile in modo da essere più indipendente, il fatto di non essere un profumiere però mi permette di confrontarmi con diversi nasi e questo é stimolante.

Qual l’ispirazione dietro ROOM 1015? La musica naturalmente, la mia storia.

Al suo strumento ha dedicato una fragranza di ROOM 1015, la prima giusto? Sì, Electric Guitar. Ho cercato di riprodurre il profumo della mia prima Gibson: l’odore del legno, del metallo delle corde, della laccatura, la vernice, un profumo unico che mi porto ancora dietro. Ho aggiunto poi un tocco vintage, leggermente polveroso con le note di iris e noce moscata. Nella fragranza ci sono poi anche note di limone, salvia, legno di cedro, legno di quercia e muschio. Volevo che fosse fresco ed elettrico.

Le fragranze di ROOM 1015 hanno una firma olfattiva? Tutte hanno tra gli ingredienti il muschio e il bergamotto. Amo le fragranze fresche e semplici, facili da indossare.

Prima di fondare la sua linea quale era il suo profumo preferito? Per 13 anni ho usato CK One, che incarna perfettamente il tipo di fragranza che amo.

Bella l’idea sul sito di ROOM 1015 di far fare le review dei profumi ai musicisti, tatuatori ed altri creativi. In realtà stiamo lavorando a delle collaborazioni con artisti…..di cui ancora non posso svelare niente.

A proposito di cosmesi ci parla dei prodotti che usa per la sua beauty routine. Ho sempre amato curarmi. Per il viso uso Hydraskin di Darphin, che alterno a Hydrating B5 di SkinCeuticals, un siero a base di acido ialuronico. Per radermi i prodotti di Truefitt & Hill. Per i capelli shampoo e balsamo di Davines e per lo styling i prodotti di Bumble and Bumble.

Colleziona qualcosa? Chitarre e vecchi amplificatori.

Social media, siti internet app cosa consulta di più? Facebook e Instagram e poi un App creta da mia moglie Nowwhere che raccoglie i consigli dei creativi, musicisti, tatuatori, etc su dove mangiare, dato che siamo sempre tutti perennemente in viaggio per lavoro….

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TUSCAN SCENT: LA NUOVA FRAGRANZA DI SALVATORE FERRAGAMO

Qualità, creatività e attenzione ai dettagli: i valori inconfondibili della celebre azienda fiorentina, leader in tutto il mondo, hanno portato oggi alla creazione di un’iconica collezione ispirata all’autenticità del territorio e ai profumi più intensi della Toscana: White Mimosa, Golden Acacia, Incense Suede e Leather Rose sono le fragranze che accompagano i valori etici e morali della maison. Il flacone, con tappo realizzato a mano in pregiatissimo legno di radica, incarna il concetto di autenticità e raffinatezza, rendendo unico ciascun pezzo. L’iconico Gancino incastonato nel tappo richiama i caratteri dorati sul nero elegante del flacone.

parfums.ferragamo.com

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Starck Paris: la linea di profumi che vi sorprenderà

Philippe Starck non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è nell’olimpo dei designer conosciuti in tutto il mondo. Inventore instancabile, sempre alla ricerca di nuove sfide con cui misurarsi, ha da poco lanciato la prima collezione di fragranze: Starck Paris, ma non pensate che sia solo un modo per porre il suo nome su una nuova categoria merceologica. Starck Paris é un viaggio sentimentale alle origini, dove tutto è nato, e che pochi conoscono, ma soprattutto é la sua visione sull’identità di genere. Scopriamolo insieme a lui….

Il suo primo ricordo olfattivo
Avevo 7 anni quando i miei divorziarono, allora nelle famiglie della borghesia si usava che l’uomo, in caso di divorzio, acquistasse una profumeria alla sua ex moglie. Mia mamma era una bellissima donna, tanto che spesso mi fermavano per strada per chiedermi se era un attrice. Lei passava quasi tutto il suo tempo nella profumeria e io spesso marinavo la scuola per stare con lei. Ero affascinato da quel luogo e passavo ore nel retro dove c’era un corridoio lungo e stretto pieno di scaffali ricolmi di creme e profumi. Ricordo che mi arrampicavo sugli scaffali e aspettavo tutto il giorno clienti, in compagnia della musica classica, che mia madre metteva sempre di sottofondo, e dei profumi, che mi inebriavano. Ero un bambino che soffriva di solitudine e li dentro avevo trovato il mio mondo, un mondo fantastico che stimolava la mia immaginazione, E’ stato l’inizio di tutto, perché musica e profumi sono stati fondamentali per lo sviluppo della mia creatività. Ancora adesso quando lavoro ho bisogno di ascoltare la musica, mentre per quello che riguarda i profumi avevo in mente già da tempo di lanciare una mia linea.

Come mai ha spettato tanto per lanciare Starck Paris, la sua linea di fragranze, dato che aveva quest’idea da tempo?
Più di dieci anni fa fui contattato da delle aziende che mi proposero di lanciare la mia linea di profumi ma all’epoca rifiutai perché quello che volevano da me era semplicemente avere il mio nome su un prodotto, su cui però non avrei avuto nessuna possibilità di dire la mia. Non ho creato questa linea di profumi perché ne avevo bisogno per il mio business, ma l’ho fatto per motivi sentimentali, legati alla mia infanzia. Quando le donne entravano nella profumeria di mia madre e io chiedevo loro di acquistare un profumo, ma mi rispondevano che non avevano bisogno in quanto già ne avevano uno. Ai tempi si usava avere un solo profumo, generalmente lo stesso per tutta la vita, era come una storia d’amore, indissolubile. Adesso é tutto cambiato sia per quello che riguarda i sentimenti che naturalmente per i profumi; tutto si cambia e si sostituisce con facilità. Non considero Starck Paris la linea del designer Philippe Starck ma semplicemente la linea di profumi di un uomo che ama le fragranze e che adora proporre ed esplorare.

Che cos’è per lei il profumo?
Uno strumento molto efficiente, un’arma per il cervello. Quando si ascolta una musica che piace ci si rilassa e ci si sente a casa, la stessa cosa succede con il profumo, è un territorio mentale, che ti descrive e protegge.

Come ha scelto i nasi con cui collaborare?
L’azienda che produce i profumi mi ha fatto sentire i lavori di decine e decine di profumieri, dopo aver annusato tutti i campioni ho scelto di incontrare chi si avvicinava di più alle mie corde. E’ stato però solo nella fase del confronto diretto che loro tre in particolare (Dominique Ropion, Daphné Bugey e Annick Ménardo) mi hanno stupito. Non abbiamo mai parlato di profumo eppure erano sulla mia stessa lunghezza d’onda, si é creata un’affinità intellettuale e poetica,  e ho capito che erano loro quelli che cercavo. La nostra collaborazione é destinata a durare.

Da dove siete partiti?
Prima di tutto ho chiesto loro esplicitamente che volevo delle fragranze in cui non si potesse riconoscere la piramide olfattiva, volevo qualcosa di misterioso, ricco, da scoprire ogni giorno. In questi profumi é racchiuso il mio pensiero sull’uomo e la donna di oggi, sull’identità di genere. Quello che vedo sfogliando le riviste femminili mi rende triste, é una donna che non conosco. La donna che io vedo é ricca di sfaccettature ma soprattutto é intelligente e misteriosa. C’è una canzone francese che dice “Non é Maria che amo, ma il mistero che nasconde”.  Peau de Soie é la trasposizione olfattiva della donna che io vedo, ho scelto il colore rosa che vira al grigio, perché rosa è il colore femminile per eccellenza, e il grigio nasconde il mistero. Anche l’uomo che ci propongono é ridicolo, una caricatura di macho, vedi Donal Trump o Sárközy. Amo gli uomini che, come me, hanno un lato femminile che non nascondono, perché ne sono fieri. Penso per esempio all’intuizione, che é fondamentale nel mio lavoro. Ho voluto quindi creare un profumo maschile ma che all’interno avesse sentori femminili, e il cui colore é grigio ma tendente al rosa. Anche se devo dire che molte donne amano Peau de Pierre e l’acquistano per loro. C’è poi la terza fragranza Peau d’Ailleurs che é una sorta di spazio tra i due ma non definito. Al naso ho chiesto di creare il profumo dell’astrazione, della velocità, del vuoto, di un’asteroide.  E’ la mia personale visione del domani, di quando tutto sarà distrutto non ci sarà divisione dei generi e il futuro sarà elsewhere.

Quale tra le fragranze è la sua preferita? E quale quella di sua moglie?
Mia moglie ama Peau de Soie, io uso Peau d’Ailleurs di giorno e Peau de Pierre la sera, anche se ogni giorno che passa la mia preferenza per Paeu de Pierre diventa più netta.

Le fragranze si adattano al layering?
Non funziona, ho provato, ma i profumi Starck Paris molto molto complessi.

Com’è stato per lei, abituato a lavorare con il senso della vista e tatto, confrontarsi con il territorio astratto del profumo?
Ho amato lavorare a questo progetto perché l’astrazione é bellezza. L’astrazione é infinita e da molta più libertà.

Con quali dei suoi sensi lavora di più?
In teoria lavoro tantissimo la notte. Il mio sub inconscio é molto ricco. Tanto che prima di dormire dico sempre a mia moglie “Ok, andiamo a lavorare”. Sogno tantissimo. Visito mondi sconosciuti, conosco tante persone e a volte mi capita di vedere specie sconosciute. La mattina però mi sveglio esausto.

La linea Starck Paris é distribuita in Italia da Luxury Lab Cosmetics in selezionati punti vendita

www.starck.com

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Les Talisman: la nuova fragranza di LM Parfums

Inquietanti fauci difendono minacciose i Les Talismans di LM Parfums: gli appassionati del brand possono ora fare proprie tre delle eau de toilette più ricercate, racchiuse in questo accattivante e inedito packaging. La nuova edizione limitata da 50 ml dei best seller Black Oud, Sensual Orchid e Scandinavian Crime trasforma le creazioni profumate di Laurent Mazzone in veri e propri talismani, per portarli sempre con sè e poter godere dell’energia positiva che le loro note trasmettono. Veri e propri oggetti del desiderio ispirati alle religioni esoteriche perfette per concedersi un piccolo lusso privato.
Fondata nel 2006 da Laurent Mazzone, LM Parfums prende ispirazione dalle religioni esoteriche dando alla Maison un carattere inspiegabile e oscuro. In una costante ricerca artistica contemporanea, il suo fondatore utilizza anche l’esperienza di nasi di fama dell’alta profumeria.

lmparfums.com

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VALENTINO UOMO & VALENTINO DONNA Felt Edition

Nell’atelier Valentino Parfums arriva una nuova visione per Valentino Uomo e Valentino Donna: un’edizione da collezione tattile e su misura, che celebra l’evoluzione dei materiali e dell’artigianalità.
La nuova, elegante confezione – grigio chiaro per Valentino Donna e grigio scuro per Valentino Uomo – è realizzata in feltro, un materiale al contempo prezioso e robusto.
Al suo interno, le fragranze conservano le loro formule senza tempo. Il profumo Valentino Donna ruota intorno ad un contrasto di ingredienti nobili e raffinati: olio essenziale di rosa, bergamotto, iris pallida, cuoio, patchouli e vaniglia. Gli accordi di Valentino Uomo si lasciano scoprire trasformandosi nel tempo su chi li indossa. Questa fragranza sottile e inconfondibile – un mix di bergamotto, mirto, caffè, gianduia, cuoio bianco e cedro – si svela unicamente in una sfera più intima.
Inoltre, dal 1 al 7 novembre, presso La Rinascente Duomo di Milano, i flaconi Felt Collector di Valentino Uomo e Valentino Donna saranno disponibili anche nella versione con l’etichetta in pelle personalizzabile.

it.parfums.valentino.com

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Collezionare fragranze. Roberto Greco racconta la passione per Serge Lutens

Nel mondo delle fragranze Serge Lutens é un’icona. L’esordio come make up artist per Vogue, a fianco di maestri della fotografia come Richard Avedon, Guy Bordin e Irving Penn, poi il passaggio dall’altra parte dell’obbiettivo. Una linea di cosmetici creata per Christian Dior, e all’epoca etichettata da Vogue come “rivoluzionaria” e poi le campagne pubblicitarie per Shiseido, scatti che vengono esposti al Guggenheim Museum di New York, mentre alcuni cortometraggi pubblicitari sono premiati con due Leoni d’Oro al Festival di Cannes. Fino ad arrivare al lancio della sua linea di fragranze, amatissime dagli addetti al settore e anche dal pubblico. Tra i fan delle creazioni di Serge Lutens il fotografo Roberto Greco, svizzero (é nato a Ginevra) ma di origini italiane, collezionista dei profumi della maison. Una passione per la fotografia, come Monsieur Lutens, che si é concretizzata nel suo lavoro. Roberto vive a Parigi e le sue immagini sofisticate sono state esposte in tutto il mondo oltre a comparire periodicamente in diversi magazine. Negli ultimi periodi lavora spesso per il mondo del profumo, sopratutto di nicchia. Tra tutti i profumi che ha avuto modo di provare i suoi preferiti sono quelli di Serge Lutens tanto che li colleziona.

Ma come nasce questa sua passione?
La maison Serge Lutens ha un posto importante nella mia passione. I nomi, i colori, le boccette, le storie, il suo universo intero mi da brividi, ancora oggi. Ed è l’unico marchio di cui faccio la collezione. Ho scoperto i profumi di Serge Lutens per caso in una profumeria. Sono stato attratto dalla forma dei flaconi, ma sopratutto dai nomi. Il primo che ho preso in mano era “Arabie”, proprio perché il suo nome mi aveva incuriosito. Da allora ho iniziato a collezionarli arrivando a quota 46, alcuni doppioni, perché ci sono varie versioni.  Due anni fa ho spedito a Monsieur Lutens un ritratto fotografico di donna che avevo fatto ispirandomi al suo mondo fotografico. Ricevere una sua risposta è stato un regalo!
Tra tutti i profumi di Serge Lutens della mia collezione,questi sono i miei preferiti:
Chêne“: è stato il primo. Un legno liquoroso, aspro e poi morbido. La forza della sensualità.
Santal de Mysore“: il suo odore mi ha ossessionato per giorni da una mouillette che avevo nel portafoglio. Un sandalo speziato, quasi culinario, palpabile.
Serge Noire” perché è un profumo fatto di mille storie. Le prime volte è stato lui ad indossarmi e non mi piaceva, ma oggi è uno dei miei preferiti per i suoi chiodi che sanno di garofano “dandy” e i suoi vapori di incensi carbonizzati.
La Myrrhe“: semplicemente un capolavoro. Una mirra metallica, con tocchi amari e frizzanti di scorza di mandarino. Molto chic, elegante, potente senza urlare.
Cuir Mauresque“: perché due parole basterebbero : soave sensualità.
Santal Blanc“: indossare un profumo che sa di pelle salata, cosa c’è di più fantastico? Un sandalo latteo e pepato…

Foto: © pic by Roberto Greco
© Illustrations by Olivier Schawalder

sergelutens.com

PATCHOULY: la nuova fragranza di Etro

Il suo nome, nell’antica lingua tamil, significa “foglia verde”. E proprio verde è la fragranza che si sprigiona dal patchouly dopo la lenta essicazione e la successiva distillazione, che con la forza del vapore ne porta allo scoperto l’anima cangiante. Quando nell’Ottocento sbarca per la prima volta in Inghilterra, questo vegetale odoroso diventa subito un must degli intellettuali e dell’alta borghesia vittoriana; nello stesso periodo a Parigi i preziosi scialli di cashmere venivano venduti dentro casse piene delle sue foglie, che avevano la funzione di preservarli dalle tarme. E quel profumo impregnava a lungo il tessuto, rendendolo ancora più sensuale, esotico e avvolgente.
Simbolo di una certa idea d’Oriente, il nuovo Patchouly di Etro è un autentico condensato di nomadismo contemporaneo. Ma a differenza del jus creato nel 1989 all’interno della prima, storica capsule di fragranze della Maison, l’ultima eau de parfum ha un accento meno secco e acquisisce all’interno della trama olfattiva una consistenza di velluto: il sandalo s’innesta sulle note dolci del balsamo Tolu, del labdano, dell’ambra e della fava tonka, il seme nero portatore di buona sorte, e sul finale sfuma su una scia di vaniglia. Impreziosisce il flacone il classico, elegantissimo, motivo Paisley.

www.etro.com

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