ANDREA CARPENZANO

Chi è veramente Andrea Carpenzano? Le versioni sono tante, quella del “bad-boy” di Roma, oppure il giovanissimo attore, considerato la nuova promessa del cinema italiano, ma lui non si rivede in nessuna di queste. Dice di essere stato fortunato ed aver incontrato persone giuste che lo hanno instradato ad un mestiere a cui lui non pensava proprio.
La sua carta vincente è la trasparenza che ne fa un vero e proprio personaggio senza sovrastrutture.
Presto lo vedremo al cinema nei panni di astro nascente del calcio, un mix di genio e sregolatezza che incontrerà Stefano Accorsi, il quale lo aiuterà a diventare una persona migliore, dopo le tante bravate commesse. Commedia per la regia di Leonardo D’Agostini.

Trench, jacket, shirt and pants all by Gabriele Pasini
Jacket Barena, low tech hoodie by Lotto, pants Tela Genova, white sneakers Church’s
Suit and hoodie by Filippo Pecora, wrist band Nohant, trainers Church’s
Checked Trench, tartan suit and printed shirt all GUCCI
Long military orange coat Acne Studios, micro checked jacket Tagliatore, red hoodie C.P.Company, pants Pence 1979, Chelsea Boots by Church’s, hat Champion
Trench coat Allegri, striped pink jacket Thom Browne, white shirt Emporio Armani, tartan pants Gucci
Tartan Jacket, shirt with pin, all by Gabriele Pasini

Ti senti un bad-boy?

Sono stato una bella testa di …, soprattutto per la mia famiglia, ed un “paraculo” per i professori, finalmente adesso hanno visto che occupo il tempo in modo costruttivo senza far danni in giro, quindi diciamo che sono tutti più contenti.
Mi rendo conto di essere stato un macello per tutti quelli che mi stavano accanto.
Creavo costantemente problemi. Ma ora sono cambiato.

Che tipo di ragazzino sei stato?

Dipende delle fasi che ho avuto, la mia crescita è stata scandita da alti e bassi, da piccolino ad esempio ero molto tranquillo, silenzioso, tenebroso e sempre imbronciato.
Poi c’è stato il passaggio delle medie al liceo in cui ero completamente fuori di testa, andare a scuola: pochissimo, uscire alle quattro del pomeriggio per tornare alle cinque del mattino: sempre.
Finalmente ora mi son calmato, questo lavoro mi obbliga a ricordarmi che magari domani ho qualcosa da fare e quindi cerco di comportarmi bene.

Chi sono le persone che ti stanno più vicino in questo momento.

Pur se non è sempre al mio fianco, per me è mia sorella il mio punto di riferimento, è più grande di me e so di poter contare su di lei in qualsiasi momento.
Possiamo stare in silenzio, ma ci capiamo senza dire nulla.

Ti vedresti vivere in una città diversa da Roma.

Non te lo saprei dire, in quanto non sono mai stato troppo tempo lontano dalla mia città, e quando mi è capitato, alla fine mi manca sempre.
Parigi ad esempio è bellissima, ma poi ti manca la puzza, il disordine, insomma tutti i punti di riferimento della capitale.
Anche Milano, stupenda, ma questa cosa che l’autobus poi ti arriva sempre puntuale, per me è spiazzante. Non hai nemmeno il tempo di fumarti una sigaretta in pace.

Come ti sei preparato per il film in uscita con Stefano Accorsi “Il campione”.

Innanzitutto, sono entrato in una palestra per la prima volta nella mia vita, ed ho avuto occasione di toccare con mano che cosa vuol dire, alla fine non mi è dispiaciuto nemmeno troppo.
Poi mi sono allenato con una squadra di calcio, o almeno ci ho provato, perché anche se ti sforzi, se sei una “pippa”, tale rimani. Non basterà la fatica, ma ci saranno le inquadrature giuste che mi salveranno.
(mi confida che la passione per il calcio l’ha sempre avuta, ma solo da spettatore, anche perché quando da piccolo chiese a sua madre di iscriverlo, le rispose di no, perché altrimenti sarebbe diventato un “cojone”, ndr).

Cosa ne pensi di te come attore.

Oddio, non posso nemmeno dire parolacce, mi trovo in difficoltà. Non so giudicarmi, il senso critico lo abbiamo tutti, quando mi vedo recitare inorridisco, ma credo sia normale da quello che sento dire anche dai miei colleghi.
Preferisco non avere pensieri a riguardo, non sono capace e nemmeno incapace, sono così, e spero di non cambiare la mia visione, anche perché non voglio diventare una brutta persona con il rischio di sopravvalutarmi.

Hai un attore o un regista a cui ti ispiri, o con cui vorresti lavorare.

Non potrei mai ispirarmi ad un’altra persona, per quanto mi riguarda, traggo spunti dal mondo che mi circonda. Forse dal barbone sotto casa o da uno che guardo sulla metro.
Sul regista, difficile dirlo, i miei preferiti son tutti morti (ride,ndr).

La cosa che ti piace di più e quella che ti piace di meno del mestiere di attore.

Ciò che mi piace meno sono sicuramente le pubbliche relazioni forzate, solo perché non mi piace, non perché sono snob. Mi hanno sempre spiegato che fanno parte del gioco, ma per me non è cosi. Una persona; che può essere un regista, un attore o un produttore, se mi è simpatico ci vado a cena, altrimenti no, è semplice.
Non amo le imposizioni, o ancor peggio le dietrologie, solo quello.
Al contrario la cosa che mi diverte maggiormente è proprio il fatto di conoscere persone di ogni tipo dal casting director al macchinista, o l’addetto alle luci (che come dice lui, sono malati di mente di ogni tipo) e quindi fare le pubbliche relazioni non forzate.

Qual è il tuo tipo di vacanza ideale.

Non lo so perché non l’ho mai fatta pensandola come dovrebbe essere.
Forse in autunno andrei a fare un tour del vino, in Toscana o in Piemonte, visto che sicuramente la degustazione è tra le mie passioni.
In estate invece al mare in uno di quei posti che vedi solo in cartolina, che non sai esattamente se esistono davvero oppure no.

ENGLISH VERSION

Andrea Carpenzano will be in theatres soon as The Champion, but in real life is he the reputed “bad boy”?

Who really is Andrea Carpenzano? There are many versions- Rome’s “bad boy,” young actor considered to be the next promising talent in Italian film- but he doesn’t see himself as either. He claims to be lucky to have met the right people who lead him toward a career he had never even considered.

His trump card is his transparency, rendering him an honest personality without superfluity.

Soon he will appear on the silver screen as a rising football star, a mix between genius and unruly who, after years of mischief, meets Stefano Accorsi’s character who helps him become a better person. The comedy is directed by Leonardo D’Agostini.

Do you think of yourself as a bad-boy?

I was a real pain in the… especially for my family, and a piece of work to my teachers. Finally, they see that I now spend my time constructively, without running around doing damage, so I’d say they are all much happier now.
I realise that I was a disaster for all those around me.
I created trouble constantly. But now I’ve changed.

What were you like when you were young?

Depends on the phases I had. In the years growing up there were lots of ups and downs; when I was a child, for example, I was calm, quiet, even sombre and sullen.
Then there was the move from middle school to high where I was completely crazy, I barely showed up to school, I’d go out at four in the afternoon and come home at five in the morning, always.
Finally, I have calmed down. This job forces me to remember that I have to wake up and be responsible tomorrow, so I try to behave well.

Who are the people who are closest to you right now?

Even though she’s not always by my side, my sister is my go-to person; she’s older than me and I know I can count on her at any time.
We can even be together in silence; we understand each other without saying a word.

Do you see yourself living in any city besides Rome?

I couldn’t say, because I haven’t spent much time far from my city and when I have, in the end, I always miss it.
Paris, for example, is beautiful, but it doesn’t have the smell, the chaos, basically all the characteristics of my capital city.
Even Milan is great but the fact that the bus is always on time, for me, is unsettling. You don’t even have time to smoke a cigarette in peace.

How did you prepare for the upcoming film with Stefano Accorsi, The Champion?

First of all, I stepped inside a gym for the first time in my life and saw first-hand what it means to work out, which in the end wasn’t all that bad.
Then I trained with a football team- or at least I tried- because even if you push yourself, if you suck, you suck. Effort is not enough, but luckily the right camera angles and editing will save me.

I’ve always had a passion for football, but only as a spectator. When I asked my mother to sign me up for a league when I was young, she said ‘no’ because otherwise I would have become a “cojone.”

What do you think of yourself as an actor?

Oh man, I can’t use curse words, so I’m stuck about what to say. I don’t know how to judge myself, the critical sense we all have- when I see myself acting, I’m horrified. But I think it’s normal based on what I hear even from my colleagues.
I prefer not to think about it, I’m neither good nor bad, just so so, and I hope not to change my opinion. I do not want to become an arrogant person by overestimating myself.

You have an actor or director who inspires you, or with whom you would like to work?

I never get inspiration directly from another person as an actor, I draw inspiration from the world around me. It may be from the homeless man on my street or from someone I see on the metro.
As for a favourite director, it’s hard to say, but my favourites are all dead (laughs).

What do you like best and least about the acting profession?

What I enjoy least is most certainly the forced public relations, simply because I don’t like doing it, not because I’m a snob. It has always been explained to me that it’s just part of the job, but for me it’s an burden. In my book, if a person is nice- whether a director, an actor, a producer- I’ll go to dinner with him or her; otherwise I won’t, it’s that simple.
I don’t like the obligation, the blowing hot air, that’s all.
On the other hand, the thing that I enjoy the most is getting to meet all kinds people, from the casting director to the stagehand or the lighting person- I’m intrigued by all types of people- hence non-forced, natural public relations.

What is your ideal holiday?

I’m not sure, because I’ve never planned a trip thinking about the ideal.
Maybe in autumn I would go for a wine tour in Tuscany or Piedmont, as wine-tasting is one of my passions.
In the summer, though, I’d go to the seaside, to one of those places I’ve only seen in postcards that I’m not sure really exists or not.

Photography PASQUALE ABBATTISTA

Styling 11

Grooming GIUSEPPE GIARRATANA

Postproduction ALESSANDRO LAMANNA

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ADAM KATZ SINDING – DON’T CALL HIM INFLUENCER

cover_portrait by Jonathan Daniel Pryce Garconjon.com

Non gli piace essere chiamato streestyler, né tanto meno influencer. Preferisce essere chiamato fotogiornalista, perché considera il suo lavoro un report visuale di tutto ciò che avviene nel mondo della moda.
Il suo stile l’ha reso uno dei più importanti fotografi di street, questo è innegabile, ma soprattutto per quel tocco speciale e quella luce così intensa che solo le sue foto hanno, catturando l’occhio dei più prestigiosi brand di moda (da Gucci, passando per Dior o Helmut Lang) e magazine internazionali come W Magazine, In Style e Highsnobiety. Parliamo di Adam Katz Sinding, di cui tutti conoscono il lavoro sul suo sito le21eme.com ma di cui tutti, o quasi, sbagliano a scriverne entrambi i nomi.Grazie al suo talento ha iniziato anche una carriera di fotografo vero e proprio, realizzando campagne fotografiche, lookbook ed editoriali. Con il tempo è diventato una presenza costante a tutte le settimane della moda. È un artista on the go, animato da passione e temperamento da duro, il cui unico vizio è non fermarsi mai.

Chi è l’nfluencer più forte sui social?
Penso che Chiara Ferragni regni incontrastata se si parla di moda. Altrimenti in campi affini sono al top personaggi come le Kardashian, il clan Jenner e le Hadid.

Ti consideri un influencer dato il tuo seguito sui social?
Anche se suppongo che per definizione sarò considerato così, non mi identifico con questo titolo, anche perché non considero il livello di engagement così alto.

In che modo i social sono importanti per il tuo lavoro?
Mi appoggio molto a Instagram o Facebook per il mio business. Senza questi canali il lavoro non sarebbe lo stesso e non potrebbe essere visto dallo stesso audience in termini di grandezza. Il tuo account social diventa come creare una piccola galleria d’arte digitale, curata da te.

Utilizzi anche la tua immagine per promuovere il tuo lavoro e ottenere più like e follower? Funziona?
Cerco di evitare di postare foto di me stesso su Instagram. Sento che, anche se i miei seguaci sembrano apprezzare i contenuti personali, non ho piacere che il mio canale social sia seguito grazie alla mia immagine piuttosto che alle foto che scatto. Posto l’acronimo #AKSForeheadSelfie accompagnato da un selfie in cui si vedono gli occhi e la fronte. La mia opionione sul selfie è che darsi tutta questa auto-importanza è davvero noioso.

Quali sono i contenuti che hanno una migliore performance online?
Triste da dire, ma è il contenuto commerciale a fare da padrone, oppure immagini dai colori sgargianti come il rosso, il rosa o il giallo. Spesso la qualità delle fotografie ha poco a che fare con quanti like possano ottenere.

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julien boudet – blue as a state of mind

Forse meglio conosciuto come Bleu Mode, Julien nasce a Sète, cittadina francese sul Mar Mediterraneo. È, probabilmente, dal colore blu del mare che deriva il suo nome d’arte e la sua passione per i colori e la fotografia. Boudet infatti, è un fotografo Street Style, ormai uno dei più conosciuti a livello internazionale che, dal 2013, ama documentare l’evoluzione della moda negli anni, catturando quello che lui ama definire il “momento decisivo”. Grazie alla sua sensibilità e alla sua estrema attenzione ai dettagli, Bleu Mode, riesce a immortalare quello che risulterebbe invisibile ai più. A oggi collabora con brand del calibro di Thom Browne, Adidas, Uniqlo e testate come Elle Usa e CR Fashion book, tenendo d’occhio il mondo dello sportswear e dei designer emergenti. L’etichetta di fotografo street è riduttiva, perché si cimenta in altri campi: come il reportage, gli editoriali di moda e l’architettura.

Chi è la persona più influente sui social?
Credo si debba definire prima di che tipo di “influenza” parliamo: è quella delle celebrità (attrici, rapper, giocatori di basket…) sui loro fans, quella dei giornali e dei media sui lettori, quella degli influencer/blogger, che hanno costruito la propria carriera attraverso i social, grazie ai follower. Ci sono aspetti molto diversi da tenere in considerazione, anche se la persona più influente del momento è chi, per definizione, ha più follower su Instagram. Se poi analizzassimo un settore specifico, come la moda, direi che il più influente è sicuramente Virgil Abloh, perché riesce a raggiungere molte persone dai più diversi background, che piaccia o meno. Ti consideri un influencer dato il tuo seguito sui social? A prescindere da ciò che fai nella vita, influenzi le persone che ti circondano, sia positivamente che non. Se hai successo in ciò che fai, avrai ovviamente più influenza e raggiungerai più persone. L’unica cosa che cambierà sarà il numero di persone; per esempio, qualcuno che ha un grande seguito già dall’inizio per il proprio lavoro (e.g. il mio come fotografo) potrebbe diventare un “influencer” perché è stato capace di catturare l’attenzione della gente. Attraverso le mie immagini e il mio stile (entrambe espressioni di me stesso), ho un’influenza sulle persone, ma onestamente non mi considero un “influencer”.

In che modo i social sono importanti per il tuo lavoro?
Ad essere davvero onesto, sono stati essenziali per il mio lavoro. Ho iniziato come fotografo nel gennaio 2013, fortunatamente sono riuscito a distinguermi dalla massa e ad avere sempre più persone interessate in ciò che faccio, solo grazie ai social media, in particolare Instagram. Ottengo ancora molti lavori attraverso questa piattaforma, per questo, sì, sono molto importanti, anche adesso.

Utilizzi anche la tua immagine per promuovere il tuo lavoro e ottenere più like e follower? Funziona fare, o non fare, così?
Utilizzo la mia immagine per promuovere il mio lavoro, e molti professionisti che conoscono mi hanno incoraggiato a farlo, perché è importante per i tuoi follower vedere chi c’è dietro l’account. Aggiunge un qualcosa in più, sembra più reale, più personale. Non mi piace molto, perché preferisco stare dall’altra parte della macchina fotografica, ma cerco di farlo un po’ di più. Tuttavia non lo faccio per ottenere più like e follower.

Quale contenuto funziona meglio online?
Credo che dipenda tutto dalla propria audience. Tutti noi abbiamo pubblici molto differenti e se un collega fotografo (con lo stesso seguito, per esempio) posta la foto di un look che ho postato non avrà necessariamente lo stesso engagement.

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THE WEEKND – A DIGITAL MUSIC STAR

E’ sicuramente l’artista musicale del momento, con un album in vetta alle classifiche e i suoi solidi sedici milioni di follower su Instagram e con una media di 800.000 like alla volta. L’ultimo album, Starboy, è stato pubblicato a novembre del 2016 dalla Republic Records, debuttando alla prima posizione nella Billboard 200, vendendo 348.000 copie nella prima settimana, e presenta collaborazioni con Lana Del Rey, Kendrick Lamar, Pharell Williams, Future e i Daft Punk. È stato premiato con il disco d’oro in Australia, Brasile, Italia e Regno Unito e con il disco di platino in Canada, Danimarca, Francia e Stati Uniti. Eppure Abel Tesfaye, il vero nome di The Weeknd, è rimasto per molto tempo nell’ombra. Nel 2011 ha lanciato l’album Trilogy, ma nessuno sapeva che faccia avesse, era la sua voce vellutata e un po’ in farsetto alla Michael Jackson che conquistò i primi planetari consensi, proprio come lui stesso rivela “penso che tutto quello che facciamo alla fine abbia a che fare con come appariamo. Anche il no-branding è una sorta di branding. Per esempio se non hai un volto o un’immagine di te come artista, metti la tua musica davanti a tutto. Sono sempre stato timido davanti all’obiettivo. Tutti mettono ragazze sexy in primo piano e io lo faccio nella mia musica, è diventato un vero trend. Il concetto di artista enigmatico mi ha portato al successo, nessuno all’inizio poteva scovare foto mie”. Dall’anonimato il resto è storia. Si decide a svelare la sua immagine dopo aver lasciato che la sua musica R’N’B e rap a tinte pop parlasse per lui, anche di argomenti forti come l’amore e il sesso, le droghe e il dolore. Le pagine dei giornali impazzano parlando oltre che delle sue liriche sfacciate, anche del suo taglio di capelli: dread scultura (liberamente ispirati a quelli di Basquiat) che recentemente ha messo da parte per abbracciare un’immagine più pulita che gli permette ancora di entrare in alcuni club e non essere riconosciuto, che si accompagna anche a una tappa evolutiva del suo percorso musicale. Il timido ragazzino di origini Etiopi cresciuto nei sobborghi di Toronto sembra quasi una leggenda, lui stesso afferma con franchezza “Siamo onesti, il Canada non è mai stato un posto cool. Sono passato dal fissare quattro muri per ventun anni a vedere il mondo in soli dodici mesi”.A 17 anni, abbandona la scuola superiore e si trasferisce in un monolocale nel centro di Toronto con i suoi migliori amici, La Mar Taylor (il suo direttore creativo) e Hyghly Alleyne (suo collaboratore e affermato regista di video musicali).  L’affitto è stato pagato per lo più con assegni statali, il cibo a volte è stato rubato e sono state consumate molte sostanze di dubbia origine, mentre la futura star realizzava con i suoi amici quella che sarebbe diventata la sua trilogia R’N’B di mix musicali che avrebbero poi composto Trilogy: ‘House of Balloons’, ‘Thursday’, e ‘Echoes of Silence’. Anche prima che le sonorità e i testi personali di The Weeknd ricevesse il sostegno del collega canadese Drake, la sua decisione di caricare il suo lavoro su YouTube sotto il suo nome d’arte lo ha aiutato a raccogliere un cyber following senza precedenti. E molto di più. Perché dopo la notorietà, che deve soprattutto al mondo digitale, “Internet è una cosa fantastica” confida Abel, è arrivato anche l’interesse della moda che ha fiutato il potenziale dell’artista come taste maker digitale di una vasta gamma di pubblico, la sua musica è apprezzata da chi ama la trap tanto da chi canticchia motivi pop, anche sei lui stesso non si vede come una vera icona modaiola, ma paragona spesso il suo armadio a quello di Bart Simpson. Dal 2016 è invece diventato Global Brand Ambassador e Creative Collaborator di Puma e per l’autunno/inverno 2017 ha disegnato per il brand le sneaker PUMA x XO Parallel e la capsule Deluxe Denim fatta di bomber jackets, T-shirt e jeans, già indossata sul palco all’inizio del tour mondiale di ‘Starboy’. Il pezzo da non scordare mai secondo Tesfaye? “Per la mia generazione, il bomber ha rimpiazzato la giacca del vestito da uomo. È un capo che ogni uomo può indossare ogni giorno, ed è qualcosa che io stesso indosserei in ogni occasione, dalla strada al palco, fino agli eventi di gala”. A marzo 2017 ha anche collaborato con H&M per una capsule collection e nel 2015 perfino con Alexander Wang. In più, il cantante ha una sua linea personale “XO”. XO è anche lo slogan che il cantante usa per comunicare con i suoi fan e con cui chiama la sua Crew. Alcuni fan affermano che “XO” nella “XO Crew” di Weeknd significa semplicemente abbracci e baci, mentre altri sostengono che le lettere rappresentano l’Ecstasy e l’ossicodone. Indipendentemente da ciò, lui e tutti i suoi collaboratori si siglano così alla fine dei loro messaggi sui social, che sia un messaggio d’amore globale? Chissà, certo è che di amore The Weeknd se ne intende, da quello che è riuscito a instaurare con i suoi adepti, fino a quello con alcune delle donne più belle del mondo, dalla top model Bella Hadid fino alla recente liaison, ora terminata, con la cantante Selena Gomez, la cui unione aveva quanto di più social magico si potesse creare, essendo Selena assoluta regina di Instagram con 132 milioni di follower. Un amore, oltre che mediatico, molto veloce, perché si sono già lasciati ed entrambi si rivedono con gli ex (per la Gomez si tratta di Justin Bieber). Sembra infatti che il cuore di Abel batta sempre e ancora per Bella. Non in ultimo l’inquieto e talentuoso artista ha una passione per il cinema, dove il suo contributo è apparso nella colonna sonora di “Cinquanta sfumature di Grigio” con il brano ‘Earned it’, che ha vinto un Grammy e ha ricevuto la candidatura come miglior canzone originale all’edizione degli Oscar 2016. Insomma non finisce mai di stupire questo ragazzo dall’aspetto normale che cita tra i suoi personaggi cinematografici preferiti il Joker interpretato da Heath Ledger. “Adoro i cattivi: sono i migliori personaggi dei film, giusto? Il Joker è il mio cattivo preferito di tutti i tempi: non conosci il suo passato, sai solo quali sono i suoi piani”. Ma i piani di The Weeknd sono difficili da cogliere, non resta che attendere la prossima camaleontica evoluzione, sia nel look che nella musica. Di sicuro non mancherà di essere annunciata prima di tutto sui social, ovviamente.

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ONCE UPON A TIME THERE WAS A LOST JACKET

J’ai Perdu Ma Veste. La giacca, Nabile Quenum l’ha persa davvero, in un club parigino e, da questa storia, ha trovato lo spunto perfetto per il suo sito (Jaiperdumaveste, appunto), una sorta di diario fotografico in cui raccoglie i suoi scatti di moda, catturati per le strade del mondo. Nabile è un fotografo di street style da 217mila followers su Instagram. Originario della Repubblica del Benin, nell’Africa occidentale, appena ventenne, si è trasferito a Parigi, dove ormai è un pilastro della Fashion Week. Una storia d’amore, quella per la fotografia, nata un po’ per caso e unita all’altra sua grande passione, la moda.

Chi è la persona più influente sui social?
Ci sono così tante persone che esercitano una grande influenza sui social, per molte ragioni, come, ad esempio, Neymar e Asap Rocky. Io non la chiamo influenza. È semplicemente il risultato del fatto che alle persone piace cosa fai o cosa rappresenti.

Ti consideri un influencer, dato il tuo numero di follower?
Non mi considero un influencer, sarei un folle a pensarlo.

In che modo i social sono importanti per il tuo lavoro?
I social sono molto importanti nel mio lavoro, così come in tutti lavori al giorno d’oggi. Consentono a chiunque di costruire relazioni, con persone che potrebbero essere interessate a ciò che dici, che fai o che mostri. I social creano opportunità di lavoro, aprono le porte, aiutano molto.

Utilizzi anche la tua immagine per promuovere il tuo lavoro e ottenere più like e follower? Funziona fare o non fare così?
Prima usavo la mia immagine, ma ho smesso, perché stavo perdendo me stesso. I social sono una droga, li assaggi, funzionano, ricevi una risposta positiva (i like e i followers). Credevo che fossero il mezzo per esprimermi, ma non lo sono. Per questo non lo faccio più. Mi sento libero di non guardare i miei numeri sui social, di non postare in modo aggressivo. Mi sento libero, e non prigioniero dei like.

Quale contenuto va meglio online?
È una domanda difficile. Credo davvero che sia piuttosto casuale. In generale, ragazze sexy e celebrità.

Nabile purtroppo ci ha lasciato poco dopo questa intervista. Lo ricordiamo così.

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chris burt-allan: THE MENSWEAR EXPERT

Definito come “il guru globetrotter del menswear”, Chris Burt-Allan è un influencer di moda, viaggi e lifestyle. Prima di diventare un influencer? Si occupava di positioning e marketing strategico per le aziende, portando anche avanti una carriera di modello fino a quando tre anni fa apre il blog: astylishman e, dopo il successo ottenuto, decide di lanciarsi definitivamente come nuovo tastemaker digitale.

Come immagini l’evoluzione dei social e del tuo lavoro?
Tutti gli indicatori mostrano una crescita indefinita del digitale. Ovviamente, sempre più persone e brand si occuperanno di Influencer Marketing e tutta l’industria si adeguerà agli standard del business. Detto questo, cerco di evitare le situazioni in cui vengo “venduto” come un influencer, perché riduce il valore. Voglio essere riconosciuto come qualcuno in grado di dare un contributo unico. Non ho dubbi che il mio lavoro diventerà più intenso, come è già successo in passato. Mi piace la mia vita, spinta dal desiderio di migliorarmi e di condividere le mie esperienze. Il fatto che si possa fruire di più opportunità grazie alle mie relazioni digitali e alle mie abilità nel condividere idee, è impagabile. Non potrei mai smettere.

Cosa piace agli uomini di oggi, parlando di moda?
L’espressione di sé. Tutto si riduce a comunicare un messaggio. A patto che se ce ne sia consapevolezza, la gente vuole trasmettere qualcosa attraverso gli abiti. Potrebbe essere “Ho gusti sofisticati”, “Voglio essere rispettato”, “Sono ricco”, “Non scherzare con me” o anche “Non mi interessa la moda”. Credo sia tutto legato al mostrare chi si è o che percezione dare di sé.

I tuoi must del guardaroba?
Calzoncini su misura, pantaloni a vita alta (lana/corduroy/tweed/lino/denim), maglioni a dolcevita, stivali e cropped jacket. Indosso molti tipi di scarpe diverse. Dal casual al formale, scelgo Church’s.

Un consiglio beauty per gli uomini che vogliono sempre presentarsi al meglio?
Gustate il processo di prendervi cura di voi stessi, e non restate imbrigliati nella trappola della perfezione.

Perché le persone ti seguono? E perché, chi non lo fa, dovrebbe?
Dovresti chiederlo ai miei followers! Spero che sia perché sono interessati a ciò che faccio nella vita e al mio modo di vedere le cose, sempre con energia.

Photographer| Joe Harper
Stylist| Giorgia Cantarini

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POISON CITY

cover photo by adam katz sinding @le21eme

The AM CREW collabora con MANINTOWN per la seconda volta, dopo il successo della partnership di gennaio 2017, presentata durante la fashion week di Milano. La seconda collezione, chiamata “Poison City” e creata da Vlatko Dukic e Signe Christoffen, si rifà a Hong Kong, headquarter del brand, interpretata come una città del “veleno” e immersa negli anni ’80, quando corruzione e droghe erano scenari alla Blade Runner, in un’atmosfera di confusione in cui la musica rock era fonte di ribellione. Da qui, nascono accenni alla figura di Justin Gossman, super modello e musicista, caratterizzato da uno stile unico, con look da copertina. L’uomo di The AM CREW è un moderno Lord Byron, con un’estetica flamboyant e rivisitato in chiave moderna,  con accenti grunge, amante della notte – elemento centrale della genesi del marchio – in giro per la città asiatica, tra umidità e ombre, sempre con stile. Interpreti della nuova collezione saranno i super modelli Niall Underwood, Ivan Claudiu Vlad e Sasha Panika.

5 cose da sapere su JUSTIN GOSSMAN

IL SUO SENSO DELLO STILE
Può facilmente essere confuso con una rock star. Ha un’attitudine naturale nell’indossare pantaloni skinny di pelle e gilet vintage in camoscio, il tutto con un’allure anni ’70. In realtà, è un personaggio poliedrico e carismatico, capace di trasformarsi sulle passerelle e per gli editoriali. Ha lavorato per brand del calibro di Gucci, Lanvin, John Varvatos, Rick Owens e Raf Simons, sia nei fashion show, che per le loro campagne pubblicitarie.

UNA PROFONDA PASSIONE PER LA MUSICA
Fin da piccolo ha imparato a ballare, suonare il piano, l’armonica e la chitarra. È anche il vocalist della rock band chiamata “The Toy Guns”, attualmente in tour negli Stati Uniti. Da sempre s’ispira a Mick Jagger, David Bowie, Brian Jones, Keith Richards, Jim Morrison, Syd Barrett, Patti Smith, Bob Dylan. Tutte leggende musicali. The Toy Guns ha un’anima rock and roll, con un twist moderno.

ATTEGGIAMENTO POSITIVO
Nel backstage o quando non sta lavorando, a Justin piace scherzare con i suoi colleghi e amici. Con lui non ci si annoia mai, ama  godersi la vita, sa come tirare su di morale le persone attorno a lui, mantenendo sempre alto il buon umore.

SPORT? SÌ, GRAZIE
Nonostante la sua magrezza e la sua allure poco californiana (Justin vive ed è di Los Angeles) non rinuncia a praticare due sport tipici d’oltre oceano, come andare in skateboard o sfrecciare sulla tavola da surf.

ICONA MANGA INTERNAZIONALE
La forte somiglianza con il protagonista, di nome Sebastian, della famosa serie manga giapponese, Black Butler-Il maggiordomo diabolico non è solo una coincidenza. È veramente difficile trovare delle differenze nella fisionomia, tanto che Sebastian sembra a tutti gli effetti il suo doppelgänger, in versione fumetto.

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Carlo Sestini – L.a. confidential

Il socialite e jetsetter Carlo Sestini, di base a Londra, è uno dei nuovi nomi da tenere d’occhio. Con uno sguardo attento al lusso e alla moda, l’influencer di origini italiane rappresenta la nuova era dei social media, con cui presenta il suo stile di vita lussuoso, eccitante, frenetico. La sua vita è tutto tranne che ordinaria: decine di migliaia di follower lo seguono attraverso i suoi viaggi in Europa e negli Stati Uniti e ne apprezzano l’energia, la simpatia e il savoire faire da gentleman italiano, sempre, però, con tocchi british. Sestini incarna uno stile sofisticato, ma casual, è infatti spesso avvistato con abiti di brand esclusivi o sulle passerelle, come quella di Dolce & Gabbana la scorsa stagione. Chi meglio di lui poteva farci da guida a Los Angeles? Carlo ci ha raccontato del suo amore per la città degli angeli, ora più che mai sulla bocca di tutti per essere stata censita come nuova meta dal mondo fashion e da brand del calibro di Tommy Hilfiger e Christian Dior.

Qual è la cosa che preferisci di Los Angeles?
La amo perché è un mix metropolitano in cui ci sono molti eventi e happening, ma anche una notevole schiera di attività culturali, con tante mostre, performance teatrali, prime cinematografiche e concerti. Il cibo è ottimo e molto sano, i californiani sono molto attenti alla freschezza e al mondo del bio, di cui io sono cultore e poi il mare! Senza dimenticare che c’è sempre bel tempo e quello contribuisce a mettermi di buon umore.

Quali sono gli essential da mettere in valigia?
Porto sempre con me uno smoking, non si sa mai capiti un’occasione o un evento. Poi tante paia di occhiali da sole, perché mi piace cambiarli a seconda dei look, in particolare ora indosso spesso le montature con lenti colorate, gialle, rosa, blu e quelle specchiate. Non possono mancare tantissime camicie e gli item dell’abbigliamento sportswear, perché a Los Angeles vanno tutti matti per il fitness, e questo mi sprona a darmi da fare in palestra. E infine i costumi, ovviamente.

Un ricordo speciale legato a questa città?
Ce ne sono tanti, ma, se devo scegliere, penso al servizio fotografico che ho scattato per Ermanno Scervino alla Walt Disney Concert Hall.

La top 5 dei posti da visitare?
Per il caffè consiglio Alfred, anche se è in America, penso faccia il caffè più buono mai assaggiato e poi i centrifugati freschi, prendo sempre quello alla carota, sedano e zenzero. caffe+carota, zenzero e sedano. The Ivy, per l’amosfera rilassata, un menu di piatti buonissimi a base di nouvelle cuisine americana rivisitata, e gli ambienti rétro. Un ingrediente che ho scoperto essere un po’ di moda è il kale, il cavolo riccio, presente in molte carte di bar e ristoranti, anche se chiaramente un buon hamburger non si può non provare. Su tutti direi di andare alla mitica catena di fast food indipendente In & Out, un cult di bontà, grazie all’utilizzo di materie prime di qualità. Al pomeriggio è bello, oltre fare vita da spiaggia, concedersi una passeggiata al Santa Monica Piers, dove ci sono giostre e baretti a vista mare. Una meta serale, spesso scelta anche dalle celebrities, è The Nice Guy, a West Hollywood, un risto-bar molto intimo, con arredi di design. Per andare a ballare consiglio il Warwick club con atmosfere Art Déco e anni ’50, a Sunset Boulevard.

A chi consiglieresti questo viaggio?
Lo consiglierei a tutti, perché è una città che può incontrare i gusti di molti, in cui potersi divertire, e che va vissuta attraverso i locali e la night life. Per chi non ama la città, c’è il mare, per chi vuole fare shopping deluxe c’è Beverly Hills o Bel Air. Chi è alla ricerca di curiosità va anche a Venice Beach, meta di skater e musicisti. In generale anche il modo di fare delle persone è affabile e disponibile, aumentando il livello di gradevolezza dell’esperienza. Se Londra, mia città di adozione, avesse il clima di Los Angeles, sarebbe la città più bella del mondo. Anche la moda si sta spostando qui, dove sfilano brand importanti. Secondo me, proprio per tutti questi motivi, è al momento la meta più cool al mondo.

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Y/Project. Glenn Martens

Un approccio sistematico senza sistema sembra essere alla base del successo di Y/Project. Parte di ciò che può essere chiamato, Rinascimento Parigino, dove brillano nomi come Vetements e Jaquemus, questo brand belga sta scuotendo davvero il modo in cui ci approcciamo allo streetwear e al tempo stesso alla couture, con una mescolanza post-moderna di età romantiche, forme oversize, elementi chiave dell’iconico streetwear degli anni ‘90. Glenn Martens, mente della label, già nominato per l’LVMH Prize, ha assunto il ruolo di Creative Director di Y/Project nel 2013, dopo che il suo co-fondatore, Yohan Serfaty, è scomparso. Glenn è stato insignito del Grand prize agli Andam Fashion Awards di giugno 2017, oltre a ricevere una mentorship da parte di Francesca Bellettini, Presidente e AD di Yves Saint Laurent. Da allora, il marchio è cresciuto anno dopo anno, grazie al suo design all’avanguardia concepito per chi non teme di esprimersi. Nella stagione autunnale la collezione pompa i volumi con un approccio più maximal alla silhouette, mettendo insieme un gioco magistrale sulla dualità, con riferimenti storici che si specchiano nel look delle icone hip hop di oggi. Senza dimenticare un vivido immaginario artistico, che Glenn ritiene essenziale per la sua creatività e il suo modo di rivoluzionare la moda contemporanea.

Chi è l’uomo per il quale disegni?
Sicuramente un uomo eclettico e senza età. Nella nostra linea di abbigliamento ci sono vibrazioni streetwear, ma anche elementi classici, strutture e forme concettuali e anche una sorta di trasformabilità. Puoi invertire le giacche, chiudere o aprire i pantaloni in modi diversi e questo ti permette di cambiare il modo in cui ti vesti, secondo il tuo stato d’animo. Siamo tutti fatti di personalità diverse in uno stesso tempo, con i nostri vestiti ti puoi divertire e dichiarare la tua individualità.

Come descriveresti il tuo approccio alla moda?
Non esiste alcuna regola specifica. Può accadere osservando le persone per strada. Prendo spunto da qualsiasi riferimento, indipendentemente dall’era o dalla sottocultura. Questo divertente mix è l’unico fil rouge perché che seguiamo perché, con il mio team, facciamo ciò che vogliamo molto liberamente, cercando di trovare un equilibrio e un risultato convincente. Confesso, inoltre, che mi piace guardare come i vestiti influenzano il nostro atteggiamento quando sono indossati, questo rivela molto delle persone.

Se dovessi scegliere i tuoi trademark quali sarebbero?
Mi piace guardare le cose in diverse prospettive, mi piace avere un approccio minimal, ma con un tocco sartoriale. Da Y/Project si flirta con proporzioni, atmosfera urbana, riferimenti storici e si gioca con forme allungate.

Cosa rende Y/Project un marchio di successo?
Penso di lavorare in maniera onesta, proponendo una collezione molto genuina e, per questo, straordinaria. Non guardo mai quello che fanno gli altri marchi e non seguo percorsi specifici, a parte trasformare quello che “annuso” in qualcosa che amo. Mi piace anche essere connesso al nostro pubblico e intuire quello che pensa.

Il tuo denim si distingue, lo consideri un elemento fondamentale della collezione?
Certamente. Cerchiamo di utilizzarlo sempre ed è uno degli elementi che più arricchisce il brand, che aggiunge valore e suggerisce un diverso uso di proporzioni, può anche essere considerato couture, secondo me. Ad ogni modo, non mi piace concentrarmi su un solo segmento della collezione, c’è sempre un approccio sperimentale su tutto, con altri grandi protagonisti come la seta e la maglia.

 

Photographer| Edoardo DeRuggiero
Stylist| Nicholas Galletti
Hair| Azumi Higaki
Make up| Constance Haond
Model| Rodrigue D @ M Management

palm angels: francesco ragazzi

FRANCESCO RAGAZZI PORTRAIT

Los Angeles, con i suoi innumerevoli stili di vita che spaziano dal mondo dorato delle celebrità alla chirurgia estetica, no ai tatuaggi e agli skatepark, è diventato il nuovo centro nevralgico della moda. Ogni settore, dalla tecnologia alla bellezza, dall’arte e al design, e non in ultimo la moda, si è diretto nella Città degli Angeli, celebrandola come una sorgente d’ispirazione – una meta baciata dal sole – ideale per i nuovi pionieri della creatività. E così anche un vero e proprio visionario trentunenne, sfidando le convenzioni di genere con immaginari innovativi e simbolismi americaneggianti, ci ha fatto un viaggio che gli ha cambiato la vita. A soli 31 anni, Francesco Ragazzi, sta letteralmente conquistando il mondo dello streetwear di lusso. Con un talento per la fotografia, e per le arti visive (è anche direttore artistico del brand Moncler) nel 2014 pubblica il libro “Palm Angels”, composto da macro fotografie che catturano le evoluzioni degli skater di Venice e Manhattan Beach e il loro legame tra sport e senso dello stile. Una raccolta fotografica scattata nello spirito dei leggendari Z-boys di Dogtown, i primi skater degli anni ’70. Ragazzi offre ai lettori una visione moderna di uno sport da sempre presente nella cultura americana. Il tutto è arricchito dalla prefazione scritta da Pharrell Williams, il cui nome soprannome al liceo era niente meno che, Skateboard P. Frutto di questo esperimento visivo, nel 2015, Palm Angels diventa un brand, il cui design racchiude un’irriverente mescolanza tra le silhouette sartoriali italiane con le vibrazioni degli skater, dove lo sport diventa formale e lussuoso, senza prendersi troppo sul serio. C’è chi dice che le sue collezioni siano capaci di vestire un moderno gentleman, che si fuma una canna sorseggiando un cocktail in un locale milanese. Sarà vero?

Partiamo dal nome, come mai Palm Angels?
Tutto è partito con la prima foto che ritraeva uno skater con i capelli biondi che “volava”, illuminato dal sole sotto una palma, durante uno dei miei viaggi nella città degli angeli. È stata un’illuminazione. Una volta ho anche scattato la fotografia di un albero di palma avvolto da una striscia di fuoco, quell’immagine è stata utilizzata come stampa per la collezione fall/winter 2017-18.

L’ispirazione parte dalla California, dal mondo skater e sportivo, come fai a rinnovarla con spunti nuovi ogni stagione?
Il brand riprende sempre elementi chiave del lifestyle californiano, visti in un’ottica italiana. Quando vivi sempre nello stesso luogo, non noti quello che può vedere chi viene solo in visita. L’ispirazione viene da tanti piccoli dettagli, anche e soprattutto dalla vita di tutti giorni, come fare la spesa da Walmart e Costco.

Uno dei tuoi simboli è la foglia di marijuana, come mai questa scelta?
In qualche modo fa proprio parte di Los Angeles, l’odore è davvero ovunque, permea le strade di Venice Beach. Non è un taboo come è in Italia.

Avete scelto, dopo Parigi, di sfilare a Milano, secondo te l’Italia è pronta per questa invasione sporty?
Mi piacerebbe che prendesse piede. Da due stagioni ho scelto di sfilare nella mia città natale, per scuoterla un po’. Abbiamo preso oltre 300 cartelloni pubblicitari e mandato in giro dei camion che regalavano merchandising del brand negli snodi principali della metropoli, a segnalare luogo e orario c’erano dei video proiettati su alcuni edifici in giro per la città. È stato un modo per alimentare interesse ed entrare in contatto con il pubblico in maniera diretta.

Eleganza per te è…?
Qualcosa che parte del passato. La collezione spring/ summer 2017 ha messo in scena dei rimandi alla cultura giovanile degli anni ‘70, popolata da icone di stile come Jimi Hendrix, in un’evocazione che inneggia alla libertà espressiva e allo spirito di pura energia di quegli anni, con motivi a stampa marijuana e del kamasutra. Un vibe sartoriale, che incontra uno streetwear raffinato e che riflette l’umore delle nuove generazioni.

Musica e moda sono sempre più vicine, se dovessi identificare un genere musicale o un musicista che rappresenta il Palm Angels chi sarebbe?
Senza dubbio A$AP ROCKY.

Si punta molto tra le collaborazioni tra i brand di ambiti e livelli diversi, ci credi? Hai in programma qualcosa?
Quando ci sono i match giusti, le collaborazioni sono interessanti, non credo nelle forzature. Vedremo se si presenteranno delle opportunità.

Prossimi step e ambizioni future?
Mi auguro con tutto me stesso di far crescere il brand in modo coerente.

Photographer| Edoardo DeRuggiero
Stylist| Nicholas Galletti
Hair| Azumi Higaki
Make up| Constance Haond
Model| Philip LDB @ New Madison

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