A.I. Artisanal Intelligence: creatività di nuova generazione

Come ha dimostrato anche la mostra “The Secrets of Couture”, con la video installazione del fotografo americano Jeff Bark, noto per i suoi editoriali iconici pubblicati su testate quali Dazed and Confused. Le sue foto, popolate da creature mitologiche e animali fantastici, a metà tra periferie urbane e quadri preraffaelliti, sembrano essere la risposta datata 2017 alla pittura romana del ‘500 e ‘600.
Un’ambientazione onirica ed emotiva, omaggio alla città eterna e alle sue suggestioni, che dialoga anche con il luogo fisico – e mentale – di lavoro dell’artista e dell’artigiano, ovvero il posto dove si materializza il pensiero creativo: lo studiò (con l’accento, alla francese). Questo il tema raccontato con grande spessore nel progetto A.I. STUDIO’ A.I. Artisanal Intelligence, curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques -. Ogni dettaglio di questi spazi è la documentazione dell’esperimento e della prova, per arrivare ad un risultato. “E’ la celebrazione della moda come fenomeno che oggi ripercorre l’entusiasmo per l’abilità del tocco manuale, del poetico romanticismo che va dallo spiritualismo alle allegorie e ai simboli fiabeschi, all’elaborazione della povertà dell’abbigliamento sportivo grazie alla cultura del mondo nuovo virtuale – raccontano i curatori -. Il lusso del manufatto pensato e dell’abilità tecnica, del controllo del tempo e delle fasi di lavorazione, un processo che lega architettura, design e storia della moda all’alto artigianato”. Un percorso che accomuna talenti della moda italiani e non, ma che hanno scelto l’Italia come meta creativa.
In scena – assieme agli arazzi di Enrico Accatino ad Alberto Di Fabio – le sofisticate borse di Magrì disegnate dall’architetto Isabella Pia Ayoub e ispirate alle immagini di Jean Shrimpton realizzate da Richard Avedon nel 1965; le scarpe di Aletheia Milano della giovane designer Diana Carolina Yanes che reinventa segni iconici come la frangia o le punte tagliate; gli abiti poetici di Davide Grillo; le borse dalle superfici materiche pietrose di Forms Studio; e le “Bodybag” di Solipsi concepite per essere indossate e non portate; i gioielli preziosi ed imperfetti che celebrano la realtà marina di Collanevrosi; il lavoro d’arte di Aurore Thibout in collaborazione con la sapiente cultura di stampa dell’artigiano tintore Akasaka Taketoshi di Kioto e con l’artista Makoto Ofun. E ancora, la concezione avanguardista degli abiti di Frederick Hornof, fatta di contrasti materici e strutturali; le sperimentazioni di Maria De Ambrogio e Stella Tosco del brand torinese Serie Numerica; la collezione di Jezabelle Cormio che fa di ricami, stampe avanzate e tecnologia digitale e analogica la sua identità; l’artista e artigiana Marta Mantovani che cerca di superare ogni limite alla realizzazione con nuove tecniche e materiali; Il mix di identità libanese e austriaca di Karoline Lang; il concetto di neo-sportswear di Ahirain e il pensiero consapevole sul senso femminile di Vien.
La conferma della vocazione di Roma – a tutti gli effetti una delle città italiane della moda – ad accogliere nuove forme artistiche insieme a quelle più antiche, creando le condizioni di dialogo e di crescita. Chiamiamola rinascita.

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