Tattoo Art: se la pelle non è abbastanza

I tatuaggi sono sempre esistiti e la pratica di caratterizzazione indelebile del corpo umano con processi affini a tecniche artistiche grafiche come l’incisione affonda letteralmente le sue radici, o i suoi aghi, nella storia dell’uomo. Ogni civiltà, area geografica ed epoca vanta la creazione di tecniche e tecnologie diverse che, giusto per darci un’idea, spaziano cronologicamente dall’antico Egitto a oggi, passando addirittura dal più insospettabile Medioevo, quando i pellegrini cristiani si tatuavano sulle braccia i simboli religiosi dei santuari visitati.

Al giorno d’oggi e soprattutto nell’ultimo decennio, l’arte del tatuaggio si è gradualmente manifestata come mezzo espressivo preferito di molti artisti contemporanei, fino ad apparire in musei, gallerie e tra i top-lot delle case d’asta internazionali. 

Ma attenzione, per le sperimentazioni di questi artisti pare che la pelle umana sia diventata un limite e le loro creazioni abbiano iniziato ad invadere, ornare e animare oggetti e materiali di ogni genere. 

I marmi tatuati di Fabio Viale

Uno degli artisti più noti della scena nazionale e internazionale è sicuramente Fabio Viale, scultore classe 1975, che fino al 4 ottobre 2020 è il protagonista della mostra “Truly” curata da Enrico Mattei e realizzata con il sostegno della Galleria Poggiali nella città di Pietrasanta. In questa occasione la piazza del Duomo si è trasformata in un ideale scenario metafisico per i marmi tatuati dell’artista cuneese, legato alle cave della Versilia sin dagli esordi della carriera.

I suoi segni realizzati sulle sculture-icona della classicità sono riletture personali delle più attuali tendenze del tatuaggio, da quelli del mondo criminale e giapponese, ai nuovi orientamenti sudamericani e dei Trapper. 

Il David di Michelangelo, il Torso Belvedere, la Venere di Milo e il Laocoonte si vestono di una nuova lingua di segni Old Style che rende Fabio Viale un attento interprete della sensibilità dei nostri giorni. Questo dialogo tra antico e contemporaneo trova infine la sua massima espressione nell’opera inedita ispirata al Torso Gaddi, sulla cui superficie marmorea sono tatuati i noti motivi dello stilista Marcelo Burlon.

Le ceramiche di Luca Mamone 

Diversa invece l’esperienza di Luca Mamone, tattoo artist romano classe 1975 che dopo una lunga gavetta negli anni Novanta, nel 2000 apre lo studio Santa Sangre Tattoo nel quartiere San Lorenzo. Girato il mondo tra studi e convention internazionali, avvia l’attività della Santa Sangre Supply, una società di produzione di macchine artigianali per tatuaggio e nel 2012, con il socio Nello Rossini, fonda lo studio Grim Reaper Tattoo nel quartiere di Porta Portese a Roma.

Sebbene Mamone nasca come tatuatore, a quanto pare la pelle non è abbastanza per lui e il 28 febbraio 2020, appena prima del lockdown dovuto al diffondersi del Covid-19, inaugura presso lo spazio Contemporary Cluster di Roma “1000°”, la mostra di ceramiche tatuate curata da Giacomo Guidi e realizzata con la collaborazione di DRAGO. 

I venti pezzi in esposizione parlano un linguaggio ibrido che mixa l’iconografia e le tecniche di cottura della tradizione giapponese con forme classiche mediterranee, fino a dar vita ad un immaginario bestiario proveniente della cultura tatuatoria.

Roma, capitale dei tattoo artist

Se al tempo dei romani era nota come caput mundi, al giorno d’oggi Roma pare essere diventata la capitale dei tattoo artist. Ce lo conferma il ricco calendario di Contemporary Cluster, uno spazio dedicato alla fusione tra le varie espressioni creative della contemporaneità in cui spesso vengono esposte le opere di tatuatori che amano sperimentare la propria arte anche oltre il corpo umano. Prima di Luca Mamone infatti vi ha debuttato la collezione di ceramiche “Cilla Marea” create da Pietro Sedda per il noto marchio Rosenthal, mentre nel 2021 sono già in programma una mostra di design di Lupo Horiokami e una con le pitture di Michael Rasetti.

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