Church’s presental la nuova campagna 2016

Church’s,  l’azienda fondata nel 1873 a Northampton in Gran Bretagna, parte del Gruppo PRADA, che vanta fama mondiale nella manifattura di calzature da uomo e donna di alta qualità, presenta la sua nuova campagna pubblicitaria 2016. Ambientata in un esclusivo college di Oxford ha come protagonisti i suoi studenti, simbolo di un’élite internazionale e moderni custodi di una “very British” tradizione ultrasecolare. Lo stile elegante, semplice e disinvolto, tratto distintivo della maison, viene riproposto in chiave contemporanea dagli scatti rigorosamente in bianco e nero firmati da Lachlan Bailey.

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Cinecult: Il Clan di Pablo Trapero

Cover Courtesy of Fox Universal Productions 

Una storia da brivido, quella del clan dei Puccio ambientata nel paesino di San Isidro sconvolse l’Argentina all’inizio degli anni ’80 ispirando oggi il regista Pablo Trapero per la realizzazione de ‘Il clan’, film presentato con successo a Venezia lo scorso settembre dalla Fox International Productions e attualmente distribuito da 01 Distribution Rai Cinema. All’apparenza una famiglia normale, quella dei Puccio era in realtà una cosca intrisa di cospirazioni che si era arricchita dopo la caduta della dittatura in Argentina con i proventi del riscatto dei sequestri di persona di rampolli ed esponenti dell’alta società argentina. Il capo clan o boss Arquimedes (Guillermo Francella) che era inizialmente protetto dai servizi segreti e dalla polizia corrotta del regime di cui aveva fatto parte collaborando nel servizio di spionaggio militare fu definitivamente scoperto e arrestato con l’avvento della democrazia. All’epoca in cui lo scandalo scoppiò lasciando una traccia indelebile nella cronaca nera del paese il regista era appena quattordicenne ma la sua memoria rimase molto colpita dalla ferocia programmatica con cui venivano realizzati i crimini, coperti dalla moglie del patriarca con la connivenza e la partecipazione attiva del figlio campione di rugby Alejandro, il primogenito (Peter Lanzani) che era in stretti rapporti con molte delle vittime prescelte per i rapimenti. Nel film, realizzato fra fiction e documentario con grande lucidità e un pathos stemperato nella ricostruzione storica molto ben riuscita, spicca lo sguardo glaciale del protagonista Guillermo Francella che ostenta una impassibilità impressionante, con una ferrea volontà tipica degli assassini a sangue freddo. I personaggi sono spesso tagliati dalla macchina da presa con primi piani taglienti e asciutti come lame affilate di coltello. Interessante la dialettica psicologica fra la figura del padre Arquìmedes mandante ed esecutore dei rapimenti e la visione un po’ distorta del figlio Alejandro che dopo aver idealizzato il padre come un eroe in realtà deve fare i conti con la sua posizione di ‘scudo’ dei misfatti paterni. Per citare le note sul film : “La storia della famiglia Puccio rappresenta un doloroso avvertimento per l’Argentina appena uscita dalla dittatura, delle cose atroci che le persone ‘normali’ sono capaci di fare”. Un ottimo motivo per andare al cinema a vedere questo film-verità.

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BADRUTT’S PALACE HOTEL ST. MORITZ

120 anni e non sentirli.
Il Badrutt’s Palace Hotel di St. Moritz è felice ed orgoglioso dell’anniversario appena festeggiato.

Audrey Hepburn, Marlene Dietrich, Gregory peck e Charlie Chaplin sono alcuni dei nomi più altisonanti che hanno soggiornato in questo luogo, ancora oggi frequentato dagli estimatori della località più chic delle Alpi.

Affacciato sull’Engadina da una parte e sul magico Lago di Sankt Moritz dall’altra, la hall dell’hotel è considerata il “salotto buono” di St. Moritz sia in estate sia dopo una giornata trascorsa sugli sci.
Le 120 camere e le 37 suite sono arredate con marmi, legni dell’Engadina, vasche jacuzzi e in inverno sono riscaldate da un sistema ecologicamente sostenibile.

Sotto la cupola di vetro con vista sulla storica torre del Badrutt’s Palace Hotel, simbolo di St. Moritz, si può cenare a La Coupole/[email protected]’s Palace degustando le proposte culinarie della star della cucina giapponese di Mr. Nobu,  Nobuyuki Matsuhisa.

La Spa, le piscine coperte e scoperte, il campo da tennis, la pista di pattinaggio con istruttore privato  e la famosissima discoteca King’s Club rappresentano i migliori incentivi per non uscire da questo luogo, che continua ad incantare ancora dopo 120 anni di storia e di tradizione.

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MANDARINA DUCK OMAGGIA L’ARTE DEL VIAGGIARE

Nel 1977 Mandarina Duck, brand rinomato per creare valige, borse e zaini non solo tecnici e funzionali ma anche di tendenza e curati nello stile, lancia la sua prima linea, Utility, assolutamente rivoluzionaria, caratterizzata da una vivace policromia e da materiali innovativi, oggi, nel 2016, a distanza di quasi 40 anni, viene presentato l’Utility Regeneration Project, completamente Made in Italy e curato nei dettagli, è realizzato in materiale gommato idrorepellente con l’inconfondibile coulisse in corda bicolore e gli spallacci in nastro con imbottitura morbida. L’iconico zaino Utility che ha accompagnato i viaggi e le storie di intere generazioni, viene ora reinterpretato in cinque versioni unisex con tessuti, materiali e colorazioni completamente rinnovati, pensate per chi vuole vivere a pieno la città o viaggiare in luoghi non convenzionale unendo il comfort e la funzionalità a un oggetto di qualità e di tendenza.
nuovi zaini lanciati da Mandarina Duck sono un vero e proprio omaggio all’arte di viaggiare: stanno infatti accompagnando otto web influencer in visita in altrettante città per partecipare alle più importanti fashion week del mondo.

Le tappe e i protagonisti del “fashion journey”: Firenze Pitti Immagine Uomo (14-21.06.16): K.E. Guerre Milano Moda Uomo (18-21-06.16): Fredrik Risvik
Parigi Moda Uomo (22-26.06.16): Fabrizio Oriani Berlino (27-30.06.16): Paola Turani
New York Moda Uomo (13-16.07.16): Gianni Fontana Copenhagen (10-12.08.16): Laura Noltemeyer Stoccolma (29-31.08.16): Frank Gallucci
Londra Moda Donna(16-20.09.16): Asena Saribatur.

www.mandarinaduck.com

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Cinecult: Suicide Squad di David Ayer

Cover Courtesy of Warner Bros Pictures 

Come si suol dire, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare! E nel caso di ‘Suicide Squad’, la nuova pellicola di David Ayer distribuita dalla Warner Bros Pictures sono proprio i cosiddetti ‘cattivi’ stavolta a scendere in pista per sgominare il male proveniente dai poteri esoterici scatenati da una strega. La rappresentante del governo Amanda Waller (Viola Davis) arruola una ‘squadra suicida’, una task force di pessimi soggetti votati al bene comune stavolta che, armata fino ai denti, deve fare i conti con dei mostri efferati e minacciosi che nemmeno i meta umani super eroi della Marvel, da Batman a Superman riescono a sconfiggere. Nel film incontriamo il sicario dalle straordinarie abilità Deadshot, interpretato da Will Smith, con la sua lucente corazza rossa e nera e un imprevedibile lato paterno molto tenero, la seducente Margot Robbie, già vista nei panni di Jane nell’ultima versione di ‘Tarzan’ ora calata nei panni di Harleen Quinzel, una pericolosissima pupattola dai capelli decolorati e dalle mini inguinali da Cheerleader un po’ punk che stravede per Joker, proposto ora in un’altra incredibile metamorfosi cinematografica del premio Oscar Jared Leto. Suicide Squad è il suo nuovo film dai tempi di ‘Dallas Buyers Club’ perché l’attore è molto selettivo nei ruoli e anche un po’ provocatore e il ruolo del malvagio dissociato e un po’ sadico deve averlo catturato. Fra i debutti spicca quello della spadaccina asiatica Karen Fukuhara e fra le sorprese svetta Cara Delevingne, ninfa egeria di Karl Lagerfeld prestata al grande schermo: nel film è la reincarnazione di una strega potente e dai costumi magniloquenti opera di Kate Howley che per la top model si è forse ispirata agli abiti déco e ai costumi di ‘Intolerance’ di David Griffith. Gran ricchezza nella profusione di effetti speciali da kolossal che sicuramente non deluderanno il pubblico amante del genere. Interessante il discrimine che il regista, liberamente ispiratosi ai personaggi della DC Comics, ha voluto tracciare fra l’essere cattivo e la malvagità vera che non offre alcun riscatto e mina irreversibilmente le basi della società. Da segnalare che il successo del film sugli schermi italiani è stato stellare: l’incasso del primo giorno di programmazione ammonta a 1.200.000 euro. Niente male!

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Le coq sportif celebra la tecnologia Aerotop con 4 sneaker d’eccellenza

Per la FW16, le coq sportif propone un’ intera gamma di sneaker in occasione del 35° anniversario dal lancio della tecnologia Aerotop, l’esclusivo sistema di ventilazione posto sulla lingua della scarpa per un sistema traspirante perfetto per il workout.
Le coq sportif reinterpreta quattro dei suoi modelli iconici: Ashe, Prestige, Dominator, T4000 e Quartz.
Il modello Ashe prestige è stato creato e lanciato per la prima volta nel 1981 con l’aiuto dell’omonimo Arthur Ashe, la Dominator, indossata da molti campioni tra cui Yannick Noah, è stata creata negli anni ‘80.
La T4000, trae ispirazione dal running, è un modello iconico degli anni ‘90. Infine, la Quartz, vera icona degli anni ‘80, viene rilanciata quest’anno.
I quattro modelli sono caratterizzati dal sistema Aerotop per migliorare la traspirabilità delle calzature.

www.lecoqsportif.com

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Impressioni da Rio 2016. Alcune storie esemplari dalle Olimpiadi.

Cover Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri da corriere.it

Partiamo dal presupposto che chi sta scrivendo non è uno sportivo, mi occupo di stile, e infatti di MANINTOWN sono fashion editor at large, per cui quando mi approccio ad un mondo come quello dello sport lo faccio da spettatore curioso e un esempio sono proprio una manifestazione come le Olimpiadi, che guardo in tv affascinato e con uno spirito ovviamente patriottico che si entusiasma per i successi italiani. Quindi da semplice spettatore mi trovo a scrivere quelle che sono alcune sensazioni su quanto sta accadendo a Rio in queste giornate dense di emozioni.

Innanzitutto a me è arrivato forte e chiaro, e in alcuni momenti in particolare, lo spirito di apertura, di incontro e fratellanza che i giochi, e chi li organizza, hanno, o dovrebbero avere. Mi riferisco ad esempio allo spiacevole episodio verificatosi nel judo, El Shehaby, della squadra egiziana, al termine di una gara che ha perso si è rifiutato di dare la mano all’avversario israeliano Or Sasson. La reazione negativa della platea, ha preceduto le giuste conseguenze. Pochi giorni dopo la squadra egiziana ha fatto sapere di aver deciso di allontanare l’atleta e di averlo rispedito a casa per quel brutto gesto. Ecco, mi sembra che, ancora di più in un momento storico come questo, il messaggio sia preciso e vada ribadito con fermezza: lo sport deve unire i popoli e non deve sottolineare o amplificare i contrasti.

Dall’Italia un altro messaggio a favore dell’apertura. Non son sicuro che sia la prima volta che una atleta dedichi la sua medaglia alla compagna, ma son quasi certo, visto che seguo le Olimpiadi da sempre, che sia la prima volta che a farlo sia una atleta italiana. Rachele Bruni, argento nel nuoto di fondo, dedica quella medaglia alla compagna Diletta, dichiarando agli intervistatori: “Non ho mai fatto outing, ma l’ho sempre vissuta naturalmente e senza problemi”. Ancora una volta, in un momento come questo dove in Italia finalmente si è mosso qualcosa a favore dei diritti e delle coppie LGBT, è bello che un messaggio così arrivi dalle Olimpiadi e lo trovo ancora più potente, perché ha la forza della normalità, della naturalezza, della grazia, quelle con cui la Bruni lo ha espresso, esattamente come in acqua ha messo grinta e coraggio.

Le Olimpiadi possono anche rappresentare un momento di rivalsa, il monito che non bisogna arrendersi mai, che non è mai finita, basta volerlo e lavorare duro. Un esempio su tutti è quello del nuotatore Anthony Ervin, oro nei 50 metri stile libero, che è tornato a vincere dopo sedici anni dal precedente oro alle Olimpiadi di Sidney, all’età di 35 anni. Ma soprattutto dopo aver smesso di nuotare, dopo essere caduto prima nella depressione e poi nella spirale di alcool e droghe e aver riscoperto la passione per il nuoto come insegnante per bambini. Se le copertine andranno a Michael Phelps, comunque altro esempio di come la giovane età non sempre conti in vasca e di come si possa ritornare a vincere dopo un periodo di stop, ma è Anthony Ervin il nostro eroe.

Non posso non citare l’incredibile Simone Biles, che porta a casa quattro ori e un bronzo nella ginnastica artistica. Di questo Rio 2016 ricorderemo il suo sorriso, il delizioso vezzo di abbinare il trucco degli occhi alla tenuta ginnica, i suoi salti incredibili in aria, il bacio al suo idolo Zac Efron, ma soprattutto la sua storia, abbandonata dalla madre tossicodipendente è stata adottata dai nonni a sei anni. Non è forse la prova che nella vita non bisogna mollare mai? L’esempio perfetto per quei valori che lo sport deve rappresentare!

E che dire di Tania Cagnotto che, in una piscina inspiegabilmente verde, chiude la sua carriera con un argento e un bronzo? Ma soprattutto strappando il terzo posto a un’altra atleta all’ultimo momento, con un tuffo pressoché perfetto. Di lei mi rimarrà anche lo sguardo divertito subito dopo la gara, perché dopo aver mostrato alle sue colleghe l’anello di fidanzamento, la Cagnotto si sposerà fra un mese, si è trovata a sua volta spettatrice della dichiarazione più curiosa degli ultimi tempi. Perché siamo abituati alle richieste di matrimonio fatte ai concerti di Adele o grazie a un flash mob, ma mai ci saremmo aspettati succedesse alle Olimpiadi e che i protagonisti fossero due atleti cinesi, a dimostrazione di quanto detto all’inizio, cioè che i giochi olimpici celebrano la vicinanza dei popoli, ciò che lega le nazioni, e non le diversità!

Ma, sempre da profano, mi permetto di sottolineare come le Olimpiadi per noi italiani, e forse non solo, siano l’ennesima dimostrazione di quanto troppo spesso ci dimentichiamo di tutta una serie di discipline che godono dei meritati riflettori solo durante i giochi olimpici, nonostante spesso l’impegno e la dedizione sia gli stessi, se non superiori, di quelli che si trovano in sport troppo spesso osannati e celebrati. Per cui è stato davvero bello vedere l’oro e l’argento delle ‘mamme’ Diana Bacosi e Chiara Cainero, nel tiro a volo, il bronzo nel canottaggio ‘due senza’ di Giovanni Abagnale e Marco Di Costanzo, squadra che è stata messa insieme pochissime settimane prima dei giochi, l’oro di Basile, che ha tutte le carte in regola per diventare anche un teen idol, nello judo, così come cogliere la grinta e la professionalità del pallanuotista Matteo Aicardi: l’incidente al primo incontro con la Spagna che gli ha procurato un naso rotto con setto deviato, non lo ha fermato dall’essere in acqua con una maschera protettiva in tutte le gare successive.

Mentre scrivo mancano ancora alcuni giorni alla fine di Rio 2016, ma chiudo con una immagine che per me riassume quanto detto: l’abbraccio in acqua, a gara appena conclusa, del bronzo Gabriele Detti all’oro Gregorio Paltrinieri.
Perché competizione e amicizia possono convivere benissimo, quando nello sport a vincere sono i valori.

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Cinecult: La famiglia Fang di Jason Bateman

Vi siete mai chiesti come potrebbe essere la vostra vita se invece di avere genitori comuni tutti casa e famiglia aveste dei singolari artisti dell’affabulazione e della finzione? Beh grazie al film ‘La famiglia Fang’ tratto dal romanzo omonimo di Kevin Wilson potreste sciogliere il dubbio. La pellicola diretta da Jason Bateman interpretata da quest’ultimo e da una magistrale Nicole Kidman nei panni rispettivamente dei due fratelli Fang, Baxter e Annie, parla di una vera e propria crisi d’identità dei due protagonisti cresciuti fra le mille invenzioni e le finzioni messe in scena dai due genitori che nel film sono impersonati da Christopher Walken e da Maryann Plunkett. Annie è un’attrice e Baxter uno scrittore e ripercorrendo qua e là la loro infanzia fatta di performance e falsi incidenti o di colpi di scena fatti per promuovere la reputazione di artisti dei genitori, si trovano a dover ritornare sulle tracce del padre e della madre riapparsi dopo molti anni ormai anziani che ormai vivono vite parallele facendo credere loro di essere ancora conviventi. In un climax di gag e riflessioni esistenziali il film parte e ritorna all’assunto che ogni cambio d’identità possa essere l’atto estremo necessario per rinascere e che l’arte vera serve solo a sovvertire le nostre certezze per indurre la gente, imbambolata dai luoghi comuni, a una vera e propria palingenesi. In questo la pellicola, ricca di spunti e di dialoghi costruiti con ironia e perizia si rivela illuminante e fa meditare sui nostri atavici pregiudizi sull’oggettività dell’arte e sulla visione della realtà, fra filosofia e romanticismo. Da vedere per chi non ha avuto genitori ortodossi e per i fan del buon cinema.

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Givenchy by Riccardo Tisci: Spring Summer 2017 menswear collection

Tasche rimovibili, piccole applicazioni con specchi di cristallo, occhielli metallici sulle giacche, t-shirt sovrapposte in un gioco di volumi e misure, un continuo e affascinante incrocio di cerniere e zip che rendono i capi delle geometrie fluide, sempre in trasformazione verso qualcos’altro: questa è l’ultima collezione presentata nel cortile interbno della Lycée Janson de Sailly a Parigi dal direttore creativo di Givenchy, Riccardo Tisci, un designer la cui fama, ormai, cavalca passerelle gloriose. Un’impronta decisa, quella con cui Tisci sancisce il legame con la storica maison francese: ispirazioni spirituali, “elevate” dove la joie de vivre si palesa in ogni pattern, nelle pennellate camouflage dei capispalla, un inno alla solarità e all’apertura, che lascia a prima vista spiazzati rispetto al tono arrabbiato, controcorrente, delle ultime collezioni.

Tisci evolve, vede la felicità e la racconta attraverso una collezione che è ben proporzionata ed ha carattere: con gli invitati seduti su cubi alternati in bianco e nero (motivo ripreso anche dal designer in collezione) la sfilata è un mix perfetto di urbanwear e riferimenti optical, la matrice “americana” – paese in cui la popolarità del designer non conosce limiti – la si ritrova, come tributo, nelle stampe con la moneta statunitense sovrimpressa.

E le sagome passano, in un defilé che è una presa di coscienza dello stilista, un processo creativo intimo e molto chiaro.

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I COLORI DELL’ESTATE BY ALSTECA

Alsteca, brand italiano che propone occhiali da sole unisex dal design accattivate e realizzati con un innovativo materiale shape-memory, presenta la nuova collezione che trae ispirazione dai colori, dalle luci e dagli ambienti della primavera e dell’estate. Le montature sono in gran parte trasparenti e riprendono i colori della natura nel pieno della stagione estiva come il rosso brillante, il blu chiaro, il verde, l’azzurro e il bronzo, un voluto richiamo al colore dell’abbronzatura e delle spiagge inondate di sole. Punta di diamante di questa Spring/Summer collection, è la serie dei “gocciati”, la montatura è realizzata con una particolare lavorazione che rende gli occhiali visivamente come bagnati, spruzzati dalle gocce del mare.

www.alsteca.it

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