SEMIR x Dumpty: intervista a Yang Zhu

Durante la Milano Fashion Week siamo stati invitati alla sfilata di SEMIR x Dumpty, che hanno portato sul palcoscenico mondiale pensiero e attitudine della giovane Generazione Z cinese.

SEMIR ha inoltre intrapreso una collaborazione con il principale salone europeo di moda, WHITE MILANO, che da anni promuove internazionalmente i migliori designer e brand del segmento fashion. Abbiamo intervistato il loro E-Commerce Marketing Director, Yang Zhu.

Siete a Milano per la prima volta, come mai avete scelto questa fashion week per mostrare i vostri progetti?

La fashion week è un evento molto importante per SEMIR perché vogliamo essere un brand internazionale, infatti nelle scorse settimane abbiamo sfilato anche a New York e Londra. Lo facciamo per essere presenti con le nostre collezioni e come brand, e anche perché sfilare a Milano è sempre stato un nostro sogno oltre che un obiettivo, nonostante non sia facile arrivarci.

Abbiamo lavorato molto duramente affinché questo sogno si realizzasse, anche perché ci sono molti altri brand di lusso che presentano le proprie collezioni durante la Milano Fashion Week. Per questo motivo, per noi è un onore e un motivo di orgoglio avere uno spazio durante questa settimana.

Come avete conosciuto White?

Anche nel mercato cinese White è abbastanza conosciuto, quindi molti brand e designer lavorano per trovare delle opportunità attraverso di loro. Inoltre, White ha da tempo diversi agganci in Cina, quindi sappiamo che sono una piattaforma molto forte con cui collaborare e siamo lieti di essere aiutati da loro e di poterci lavorare.

Quali sono le principali caratteristiche di un e-commerce cinese?

Penso che la cosa più importante sia la convenienza, infatti è molto conveniente per i consumatori cinesi acquistare online e soprattutto è diventato parte della routine di tutti, specialmente di quella della generazione più giovane. Un altro fattore importante è il fatto che si debba avere un uso smart degli e-commerce, anche perché acquistare tramite i social media è normale per i giovani cinesi.

Non è una questione che riguarda solo il negozio, ma anche lo stile di vita che ci gira intorno. La nostra compagnia presta molta attenzione alle nuove generazioni per offrire loro il servizio migliore in maniera conveniente.

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Consigli di viaggio dagli influencer: Francesco Costagliola

Con Instagram è nato un nuovo modo di viaggiare, soprattutto per gli influencer. Ci ospitano in alberghi favolosi nelle città più belle, facciamo viaggi stimolanti e li condividiamo con tutti i nostri follower. Una delle mie città preferite è New York. La sua magia e l’energia, del resto la grande mela non dorme mai ed io con lei. Grattacieli, street food, shopping, storia, tutto in un’unica città talmente grande da restar senza fiato. Arrivare in un luogo con tutto questo carattere mi permette di coltivare anche un’altra mia passione: il vintage. Capi ricercati in particolar modo quelli militari che raccontano un passato dal fascino senza tempo. Daves New York ad esempio, è il mio negozio vintage preferito.

A volte però, viaggiare significa anche rilassarsi. Se penso alla calma ed alla pace non posso che  citare Panarea. Niente auto, solo natura e aperitivi su mare come all’Hotel Raya. Un angolo di paradiso a pochi passi da noi. Con il mare però il ricordo va anche alla fantastica Formentera. Un’acqua da cartolina e delle spiaggie incantevoli. Qui il glamour incontra la natura e la sposa benissimo. In ultima ma non ultima c’è Aix En Provence. Tutta l’eleganza della Provenza racchiusa in un’unica cittadina. Negozietti vintage, ristoranti dal sapore retró, stradine piene di storia. Se quando viaggiate non riuscite a separarvi dalla pasta, proprio ad Aix vi consiglio assolutamente Pietro e co.


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Diego Maradona di Asif Kapadia

Si chiude oggi Milano CalcioCity, il primo evento nazionale dedicato al racconto e al giocodelcalcio. Tra le storie che riguardano il nostro sport nazionale, proprio ieri si è discusso il film documentario del grande Diego Maradona, in un incontro tenuto da Pierluigi Pardo in cui sono intervenuti Ciro Ferrara, Massimo Mauro, Anna Maria Di Luca e Marco Bellinazzo. Proprio Ferrara e Massimo Mauro hanno giocato nel Napoli con una delle icone del calcio.

DIEGO MARADONA di Asif Kapadia, che nel 2016 con Amy, il documentario su Amy Winehouse, si è aggiudicato il Premio Oscar® per il miglior documentario, è stato distribuito nei cinema italiani solo il 23, 24, 25 settembre da Nexo Digital e Leone Film Group con la collaborazione dei media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it, Corriere dello Sport e Tuttosport, Rockol.it.

Il film narra la storia di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. DIEGO MARADONA è la storia di un ragazzino povero e senza istruzione cresciuto in una baraccopoli: la sua sorprendente eccellenza lo fa diventare una stella assoluta, elargendogli ricchezze incalcolabili, fama mondiale e status degno di una divinità. Tuttavia, gli mancano gli strumenti per gestire una celebrità simile. Ogni trionfo della sua vita sembra avere un esito disastroso – anche se di solito finisce per uscirne vincitore perché, come fa notare Kapadia: “È così sveglio e scaltro. Non importa quante volte fallisce, si rialza sempre e va avanti. Com’è possibile che una persona con le sue origini passi tutto quello che ha passato lui senza risentirne?”. Anche se Maradona subisce una serie di sconfitte, continua a combattere. “È un vero lottatore” prosegue Kapadia “e la sua è una storia che morivo dalla voglia di raccontare”. Diego Maradona è un’icona, un eroe latino, un uomo di cui moltissimi suoi compatrioti sono terribilmente orgogliosi. Affronta giganti europei, rovesciando potenze come la Juventus, il Milan e l’Inter con la sua eccellenza sportiva. A Napoli diventa simile a un semidio. “Eppure in qualche modo non riesce mai ad integrarsi del tutto”, dice Kapadia. “Ha tanta rabbia che si porta dentro e tutti i suoi problemi e le sue difficoltà derivano, credo, dal suo non essere preparato alla celebrità”.

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Sfilate co-ed: il new mainstream fashion

Sarà perché viviamo nell’era del genderless, sarà perché una sfilata di capi maschili e femminili assemblati insieme propone una visione efficace e sintetica del mood di un brand, sarà anche che un’unica sfilata ottimizza i budget (diciamolo), ma tant’é. Le sfilate di menswear e moda femminile presentate insieme e viste all’ultima fashion week di Milano Moda Donna per la primavera-estate 2020, erano non poche.

Una delle più belle è stata N°21 disegnata dal formidabile Alessandro Dell’Acqua che ha proposto una nuova sensualità introspettiva molto interessante, ricca di stampe floreali minute e raffinate, di tagli romantici e languidamente erotici, un erotismo di lusso soffuso di una nuova consapevolezza che supera e rompe gli schemi borghesi e un po’ azzimati del neopuritanesimo imperante. Non c’è nessuno meglio del direttore artistico della maison Rochas e pioniere dell’estetica anni’90 che possa descrivere e commentare una collezione vincente.

“La prima ispirazione è un senso di erotismo che si emancipa dalle espressioni esclusivamente sessuali e diventa un mezzo per parlare con il corpo. Ed ecco anche perché ho disegnato degli abiti uguali per la donna e per l’uomo, senza cadere nella trappola del no-gender ma facendo incontrare i due generi –femminile e maschile -nell’intreccio continuo delle referenze delle linee, dei volumi e dei tessuti. Questo mi permette anche di esprimere un punto di vista disruptive che è quindi contrario al perbenismo e al moralismo che in questi anni stanno imponendo troppe regole alla vita delle persone e di conseguenza alla moda».

Onore al merito a Dell’Acqua, più che un creativo un libero pensatore. Il risultato? Capi raffinati con scolli imprevedibili e per uomo bermuda e scarpe solide, camicie che scivolano sul corpo atletico o efebico (fate voi) mentre le maniche delle giacche si aprono, i top agiscono come tele morfing sul busto attraverso un sistema di abbottonature, l’abito in chiffon perde le maniche e diventa una sottoveste. E poi i fiocchi svuotati si fissano per costruire abiti trasparenti mentre altri si appiattiscono su baby abiti in tela come fettucce di passamaneria, le gonne plissé sono metà in pelle e metà in chiffon (viene in mente una moderna Emmanuelle o una Anais Nin con un giovane amante).

Una bella prova grazie soprattutto a una crestomazia di capi componibili e scomponibili. Belli anche gli accessori, scarpe con il tacco alto ma sagomato e quindi non scomodo, e borse con logo dorato. E a proposito di accessori, interessanti e sfiziosi sono quelli di Bottega Veneta che ha sgominato la hit-parade delle vendite di scarpe e soprattutto borse, must-have del brand di Kering che è entrato a gamba tesa in Rinascente durante la fashion week con una serie di maxi vetrine dedicate.

Daniel Lee che ha affermato: “La collezione Spring 2020 sviluppa i codici che stiamo definendo per Bottega Veneta. Siamo concentrati sul processo e la chiarezza; un approccio immediato e diretto”, ha assunto da qualche stagione la carica di direttore creativo della maison di pelletteria e di ready-to-wear e che ha debuttato con il lancio della chocolate bag (a nostro avviso una versione tridimensionale della knotbag di Tomas Maier predecessore di Daniel Lee) inaugurando chez Bottega un filone che strizza l’occhio a forme funny e paffute, con volumi interessanti e forme accattivanti, spesso geometriche e in colori di punta come il verde lime.

Nella palette di cui si accendono i bei capi in pelle dai tagli magistrali sia per lui che per lui e le borse che rileggono la knot segnaliamo l’arancio brillante e il giallo sole che si alternano al color moka e al nero carbone. Molto basic ma sexy gli abiti sensuali neri o in metal mesh che con i loro scolli provocanti e i cut-out inaspettati occhieggiano agli early nineties e ai late eighties. Bellissimi gli spolverini in nappa morbidissima con il punto vita sottolineato da eleganti impunture da portare con i bermuda confortevoli assortiti a lunghi calzini sulle gambe nude, le forme delle giacche maschili hanno spalle leggermente spioventi, molto anni ’80 e acquistano carattere grazie al colore.

Le scarpe avvolgono il piede come un morbido abbraccio, i sandali per lei sono ricamate di sfavillanti specchietti, oppure sono delicate mules con un tacco moderato. Il classicismo si contrappone al modernismo con tecniche raffinate: nodo, intreccio e maglia. I materiali sono declinati nella loro forma più pura: legno, oro, lacca, pietra, pelle, cotone e il corpo. Un neo minimalismo prezioso e di gran lusso che è la nuova frontiera dell’aspirazionalità sia per lui che per lei. Un’altra fautrice della formula co-ed è sicuramente Angela Missoni che tratteggia un’estate fra glamour hippy e playboy rutilanti con giacche tuxedo ricamatissime come tempestate da un diluvio di diamanti, pensate forse per party faraonici al Billionnaire o su qualche spiaggia esclusiva e super élitaria.

Non mancano le belle camicie stampate molto desiderabili per un maschio un po’ peacock che sa osare con buonsenso, e poi outfit maschili dégradé che evocano le tinte del bel mare cristallino della Sardegna, completi gessati da assortire a camicie squillanti e foulard alla Gigirizzi. I colori dell’uomo Missoni? Tutte le sfumature del blu. E se vi pare poco guardate le immagini.

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Green Carpet Fashion Awards 2019: la terza edizione

Camera Nazionale della Moda ed Eco-Age portano la sostenibilità al centro del sistema moda.

Gli Oscar della moda sostenibile chiudono la Milano Fashion Week di settembre con un evento ideato e patrocinato da Camera Nazionale della Moda Italiana che per il terzo anno celebra l’impegno verso la sostenibilità delle case di moda che lavorano per abbracciare un rapido cambiamento, preservando il patrimonio e l’autenticità dei produttori su piccola scala. Insieme a Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e Livia Firth, direttore creativo e co-fondatore di Eco-Age accelerator di progetti green, molti altri partner come il Comune di Milano, l’Ice, Instagram, Woolmark e Vestiaire Collective. 

Per la seconda volta è stato chiamato come Direttore Creativo Hamish Bowles, International Editor At Large di Vogue America, che quest’anno, ha ideato un concept ispirato alla visione di Leonardo da Vinci (nel cinquecentesimo anniversario della sua morte), genio poliedrico i cui talenti spaziano dall’arte alla scienza, con una fascinazione speciale per la natura. Piazza Della Scala che ospita proprio la statua di Da Vinci,  si è trasformata in un giardino appositamente ricreato seguendo i disegni botanici dello stesso Leonardo e dalle sue vigne.

Anche il red carpet che ha caratterizzato la piazza era green, di colore e di fatto perché realizzato in plastica riciclata da Aquafil, cosí come il premio vero e proprio, forgiato in oro etico certificato da Chopard.

Durante l’evento non sono mancate le nuove icone della moda come il modello Adut Akech e Jon Kortajarena, oltre ad essere i presentatori della serata.

Un premio speciale intolato Legacy Award è stato consegnato a Valentino Garavani dalla magnifica Sofia Loren, per l’alto valore dei suoi capi che non finiscono mai di vivere, abiti senza tempo ed emblema di artigianalità. Stella McCartney invece, ha portato a casa The Groundbreaker Award condividendolo con i suoi collaboratori. 

Ad aggiudicarsi il Cnmi Award in Recognition of Sustainability sono state due iconiche aziende italiane, Max Mara e Zegna, con il numero uno Gildo Zegna accompagnato dal direttore creativo Alessandro Sartori.

Premiata anche l’Associazione dei Gondolieri Venezia con i suoi 433 gondolieri con l’Eco Stewardship Award.

Nella serata infine è stata proclamata Flavia La Rocca come vincitrice della Talent Competition tra una rosa di dieci finalisti emergenti da tutto il mondo.

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AM318 lancia la sua prima collaborazione con Efisio Rocco Marras

La prima collaborazione tra AM318 ed Efisio Rocco Marras nasce come una collezione genderless, pensata per la prossima stagione primaverile. L’ispirazione è quella del mondo street degli anni 90 in cui il gusto tipico delle metropoli, crocevia di riferimenti punk e trash, incontra il mood pulito del mondo marine.

I capi prendono spunto dall’heritage senza però rinunciare ad un gusto più contemporaneo con uno studio di volumi che si ampliano su proposte pop dai colori brillanti. Dalle felpe con bande a contrasto alle t-shirt con patchwork tridimensionali, dai pantaloni cargo voluminosi ai denim declinati in tutti i colori della palette e i joggers per completare la proposta. I colori sono ben definiti per ogni total look: il rosso corallo si mischia al rosa confetto, il navy al grigio melange con contrasti definiti da bande color blocking bianche e blu.

Completano l’offerta due nuovi modelli di sneaker fashion che si aggiungono alle Arrow e alle Dart, proposte nelle collezioni precedenti. Le Rookie in perfetto stile skater e la Wave più chunky e grintosa. Patch in gomma e applicazioni bicolore sono i dettagli principali che definiscono la collezione evidenziando il fregio del logo in rilievo. La distribuzione internazionale della capsule è affidata a Spazio38 Showroom nella sede milanese e nel loro showroom di Parigi durante la Fashion Week.

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Cinecult: Rambo Last Blood di Adrian Grunberg

Oggi siamo tutti un po’ dei combattenti e la vita quotidiana è la nostra trincea. Se non ne siete convinti chiedete lumi a Sylvester Stallone, l’action hero americano per antonomasia che ora torna al cinema con l’ultimo capitolo della saga legata a John Rambo, protagonista del romanzo di David Morrell ‘Primo sangue’ pubblicato nel 1972. Il film ‘Rambo Last blood’ diretto da Adrian Grunberg, distribuito da Notorious Pictures e interpretato da Sylvester Stallone (nel ruolo del veterano di guerra reduce dal Vietnam John Rambo approdato sul grande schermo per la prima volta nel 1982) mostra un Rambo inedito, guerriero ferito ma anche molto legato ai suoi affetti familiari.

Il plot, che è stato sceneggiato peraltro anche da Stallone, riprende la storia dal film precedente della serie in cui Rambo-Stallone (difficile ormai separarli) torna negli States nella sua fattoria in Arizona (in realtà il paesaggio è quello di Tenerife, nelle isole Canarie e il set della pellicola è anche la Bulgaria) e cresce come una vera figlia la piccola Gabriela (Yvette Monreal) molto amata anche dalla nonna che vive con lei (e Rambo), la passionale Maria interpretata da Adriana Barraza.

Ora l’eroe americano ad alto tasso di testosterone che sembrava aver trovato la pace nel suo ranch con bunker annesso-ma in realtà non ha mai tregua- deve affrontare la pericolosa minaccia di un cartello messicano di trafficanti di schiave che vengono vendute a uomini efferati e senza scrupoli per poi essere destinate a morte certa fra violenze fisiche e overdose. Nella rete dei trafficanti cade anche la giovane e innocente Gabriela, ma Rambo non ci sta e cerca di salvarla chiedendo a gran voce vendetta-tanto per cambiare-e alleandosi a tale scopo con la bella Paz Vega che nel film si cala nei panni della coraggiosa giornalista Carmen Delgado, forse il personaggio più riuscito del film.

Una sbornia di sangue ed effetti speciali, in bilico fra macabro e action movie esplosivo in tutti i sensi, ora il cinema può essere arte o intrattenimento, ma difficilmente riesce a conciliare questi due poli tematici. L’annosa questione si ripropone in questo film in cui Stallone torna a mostrare i muscoli sfidando il nemico che è straniero, ossia messicano. Si parla molto di immigrazione e di certo questa stigmatizzazione dei ‘cattivi messicani’ che sfruttano la prostituzione e rapiscono giovani donne indifese (non potevano essere americani come nel primo, irripetibile film della serie? Ci si domanda) non sembra a chi scrive tanto opportuna in questo momento.

Detto ciò, la fotografia ci è apparsa straordinaria, la regia abbastanza azzeccata e il tema della violenza sulle donne di grande attualità e ad alto tasso drammatico. Chi si aspetta un cult resterà deluso, chi invece ama le sparatorie e i personaggi dalla forte identità virile (il macho duro e puro che non deve chiedere mai per intenderci, oggi un po’ fané in un’epoca che definisce l’identità attraverso la confusione dei generi) troverà pane per i suoi denti. Se avete lo stomaco debole sconsigliamo la visione di questo film perché alcune scene cruente rasentano lo splatter.

Ma in definitiva se amate Stallone e le armi non vi disturbano ( ce ne sono di tutti i tipi, forme e qualità) potete passare un’ora e mezza in totale relax godendovi un prodotto onesto e confezionato con discreta cura, con sparatorie e incendi a profusione. Stallone resiste e non molla e si vede che nel suo cuore batte un’anima da guerriero pop. Ma restano lontani in tempi in cui recitava in ‘Demolition man’ (un film niente male) e posava in costume adamitico accanto a Claudia Schiffer per una memorabile campagna pubblicitaria di porcellane realizzata dal geniale e compianto Richard Avedon per l’allora in auge Gianni Versace.

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‘Il nudo maschile nella fotografia e nella moda’ di Leonardo Iuffrida

Cosa ha a che fare la moda con il nudo maschile? E perché proprio oggi dopo anni di tabù e di mortificazione, il corpo virile viene esibito in tutto il suo inverecondo splendore ovunque, a cominciare dalle riviste di moda più patinate e dalle passerelle dei grandi stilisti fino al cinema e alla televisione? Se lo è chiesto lo scrittore Leonardo Iuffrida, giovane saggista ed esperto di moda e fotografia, nel suo libo ‘Il nudo maschile nella fotografia e nella moda’ edito da Odoya.

Nato in Calabria ma ormai bolognese di adozione, l’autore indaga sulle vicissitudini e le imprevedibili evoluzioni dell’identità virile dall’ottocento a oggi, attraverso le immagini di nudo maschile realizzate dai grandi fotografi di moda: da Georg Hoyingen Huene a Horst, da Mapplethorpe a Herb Ritts, da Platt Lynes a Bruce Weber fino a Oliviero Toscani, Terry Richardson, Mariano Vivanco e Mario Testino.

La disamina di Iuffrida procede con acume e spirito critico anche attraverso la lettura delle opere di Wilhelm von Gloeden, autore di immagini di nudi maschili omoerotici un po’ paganeggianti e un po’ wilde, di Herbert List, di Bob Mizer fondatore della rivista physique Pictorial e dell’agenzia ‘athletic model guild’ che lanciò i primi nudi maschili integrali, e di Tom of Finland, artefice delle illustrazioni gay più belle, hot e provocanti della storia del pensiero queer (e non solo).

L’idea dell’autore, che passa in rassegna le grandi stagioni del cambiamento della soggettività del cosiddetto ‘sesso forte’, è che oggi siamo nell’epoca del new man e del post-umano che subentra al postmodernismo, peraltro ancora in voga, e inoltre il nudo maschile avrebbe successo anche grazie all’erotizzazione del corpo maschile dettata dal mondo gay e dalle fantasie più sfrenate delle donne che, una volta emancipate, trattano l’altro sesso alla stregua degli uomini più maschilisti.

Secondo Iuffrida la nudità maschile è temuta dagli uomini perché per loro è sinonimo di vulnerabilità e perché inficierebbe le basi del sistema patriarcale sul quale l’uomo per secoli ha fondato la sua supremazia sulla donna, rinunciando a vestire con gusto decorativo almeno fino alla metà degli anni sessanta del novecento allo scopo di assecondare l’etica plutocratica e capitalistica dell’ottocento, culla del pensiero dominante legato al cosiddetto ‘uomo invisible’ che per sottolineare la sua autorevolezza si copre sempre di più.

Proprio con le teorie estetiche di Winckelmann che propugnavano il bello apollineo ideale e che avrebbero favorito l’ascesa dei regimi totalitari nella prima metà del secolo scorso, secondo Iuffrida avrebbe avuto inizio il filone di pensiero che individuava nel nudo maschile un ideale di armonia e compostezza sublimata da coniugare con il protagonismo dei grandi dittatori del novecento (vedi le foto della Riefenstahl e le statue di epoca littoria che decorano lo stadio dei marmi a Roma).

Oggi grazie ai progressi della cultura e grazie anche all’evoluzione dei costumi, con l’avvento dell’estetica metrosexual (avete presente David Beckham?) il macho duro e puro che ha dominato anche la scena gay underground negli anni settanta e ottanta con l’estremizzazione del clone, cede il passo a una figura maschile più soft che, corteggiata ed educata alla cura di sé dalla moda, dalla cultura fisica e dalla chirurgia estetica, sa accettare fragilità e insicurezze per un uomo pronto ad abbandonare la corazza del puritanesimo e ad affrontare finalmente con serenità il dialogo con l’altro sesso.

Complice l’estetica avanguardista di Giorgio Armani e di Gianni Versace, ma anche lo sviluppo del genderless e della fluidificazione delle barriere fra i sessi che si riallaccia alla visione della moda di Tom Ford e Alessandro Michele per Gucci, in nome di una ritrovata libertà che porta gli uomini a essere sé stessi, affrancandoli dalla sovranità di stereotipi borghesi e atavici tabù. Un libro illuminante e abbastanza esaustivo, corredato da una vasta e ricca bibliografia e frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, documentato sempre con rigore da fonti autorevoli. Ringraziamo l’autore per aver realizzato un libro che mancava assolutamente.

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7 profumi per l’autunno

Molti di noi aspettavano l’autunno per ritrovare nelle fragranze i classici aromi legnosi, speziati e sensuali. Preparatevi ad essere sorpresi con nuove combinazioni e aggiunte di ingredienti innovativi. Ecco le nostre preferite.

BYREDO SLOW DANCE

Gli elementi tradizionali, in particolare resine e balsami, vengono trasformati ancora una volta per una sensualità avvolgente e senza tempo attraverso questo profumo che ricorda l’atmosfera di un ballo lento.

CALÈ FRAGRANZE D’AUTORE

Una fragranza rilassata che invita alla meditazione. Note di testa di rabarbaro, zenzero, arancia amara e accenti acquatici. Cuore di magnolia, ciclamino, abete bianco. Nel fondo alga azzurra, the nero e vetiver.

GUCCI MEMOIRE D’UNE ODEUR

L’accordo olfattivo si basa sulla combinazione di ingredienti inaspettati, tra i quali si distingue la peculiare nota di Camomilla Romana, fiore che Alessandro Michele ha concepito all’origine della fragranza. Intensa e persistente è combinata con la morbidezza dei petali di Gelsomino Corallo Indiano, muschi, legni e una nota di vaniglia.

DOLCE & GABBANA K

Ispira e seduce attraverso note decise e inequivocabilmente maschili. Rievoca immediatamente la campagna italiana e il sole mediterraneo e allo stesso tempo la freschezza ruvida delle colline toscane.

TOM FORD TUSCAN LEATHER INTENSE

Impetuosa, ribelle, selvaggia. Tuscan leather intense e’ un profumo dalla struttura incisiva che sconvolge con una sensualita’ tattile. Sentori di cuoi avvolgono l’intera fragranza.


JIMMY CHOO URBAN HERO

Fragranza moderna con esordio di lemon caviar e accenti di pepe nero. Legno di rosa nel cuore insieme al raffinato vetiver. Nel fondo emerge l’eleganza urbana con l’ambra grigia e alcune note di cuoio.

YSL Y LIVE EDT INTENSE

Una fragranza fougerè fresca e intensa allo stesso tempo: in testa, le note fresche e luminose del pompelmo e l’aspetto fruttato della pera; nel cuore note di ginepro e assoluta di fiori di arancio. Sullo sfondo legni ambrati, cacao intenso e vaniglia.

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Cinecult: Yesterday di Danny Boyle

Provate a immaginare un mondo che ha perso la memoria e improvvisamente ignora: Harry Potter, le sigarette, la Coca Cola e… i Beatles. Che mondo sarebbe senza le canzoni del quartetto british? I miracoli possono accadere davvero e di punto in bianco uno si può trovare catapultato in un’epoca un po’… insipiente? E smemorata. Beh questo è lo spunto da cui prende le mosse la storia di ‘Yesterday’, uno dei cult movie dell’autunno 2019 diretto da Danny Boyle e distribuito da Universal Pictures.

Giovane e fresca come un sorso d’acqua gelata frizzante, la pellicola racconta la storia fantastica di un grande sognatore, il cantautore anglo-indiano di belle speranze, l’intrepido Jack Malik interpretato dallo spassoso Himesch Patel, una autentica rivelazione dell’acting britannico dalla innata vis comica. Nato in Inghilterra da genitori indiani, un po’ scettici sul potenziale del figlio, dotato chitarrista, il protagonista coltiva i suoi sogni condividendoli con l’amica del cuore, segretamente innamorata di lui, la bella Ellie interpretata da una magistrale Lily James (l’avrete vista in ‘Mamma mia! Ci risiamo’).

Tutto scorre fra alti e bassi finché una notte Jack, reduce dall’ennesimo flop, subisce un incidente e al suo risveglio in ospedale scopre che nessuno sa chi siano i Beatles, neppure Google. E a questo punto: vi ricordate Massimo Troisi che canta le best songs dei mitici ragazzi inglesi in ‘Non ci resta che piangere’? Beh l’idea del plot è vagamente quella, sviluppata sicuramente con verve e originalità dal bravo cineasta e dal suo sceneggiatore nonché condita, perdonateci la licenza, con il sapore della birra e delle patatine, perché ‘Yesterday’ è ambientato nell’Inghilterra della Brexit.

Film divertente e un po’ caustico sul valore della memoria (viviamo nell’epoca del vintage e del riciclo permanente di tutto), ma anche incentrato sulle trappole dello showbiz e il costo della fama, per certi versi alquanto faustiano, ma anche elegiaco e inguaribilmente romantico, con spunti sociali come l’integrazione interetnica (non se ne parlerà mai abbastanza a nostro avviso), il mondo sostenibile e l’attualità della musica pop filtrata dai social network che fanno e disfano i miti di oggi con la stessa velocità con cui ci si soffia il naso.

Analisi lucida e spietata sugli ingranaggi dello stardom –che nel film è incarnato dalla perfida Debra, l’agente del rapper Ed Sheeran che cerca di rubare l’anima all’inesperto Jack Malik, proponendogli soldi e successo. Il film dai brillanti dialoghi che non rischiano mai di annoiare, e dal ritmo godibile e scanzonato, è un inno all’amore, che oggi i critici più acidi definirebbero ‘vagamente buonista’ in un mondo in cui la verità osteggiata dall’onnipotenza del fake trionfa sulla dilagante menzogna. E qui veramente ‘love is in the air’.

Del resto alcune delle più belle canzoni d’amore della storia della musica di tutti i tempi, le hanno scritte e cantate proprio quei formidabili, impareggiabili fab 4, i ragazzi di Liverpool che hanno segnato in modo indelebile la storia del costume e della società. Queste canzoni potrete risentirle e canticchiarle a sazietà durante tutto il film, rieditate in versioni nuove, più fresche e moderne, sempre godibilissime.

Lo sceneggiatore, tanto per dirne una, è Richard Curtis, lo stesso di ‘Notting Hill’ (di cui si scorgono vaghi echi nella trama), di ‘Bridget Johnes’, e di ‘Quattro matrimoni e un funerale’ che ha lanciato nell’olimpo di Hollywood Hugh Grant (la sua fidanzata Liz Hurley la lanciò Gianni Versace con il suo lungo, conturbante abito nero chiuso da safety pins dorate, anche questo da non dimenticare al pari dei Beatles).

La zampata geniale di Boyle che, per chi soffrisse d’amnesia ha firmato il film culto degli anni’90 ‘Trainspotting’ definito dalla mefistofelica Anna Wintour la papessa di Vogue America, il film più influente sulla cultura del nostro tempo, ebbene questo talento made in Boyle per l’immagine d’effetto si può cogliere in alcune scene surreali del film, nella vena propensa alla provocazione aristofanesca e alla trasgressione ipervisiva giocata su colori saturi e brillantissimi con un eccellente e originale studio della fotografia e nei sogni del protagonista, inebriato e insieme spaventato dalla celebrità.

Uno storytelling di impatto che si inserisce a pieno titolo, seppur con indubbia originalità, nel filone delle favole pop musicali oggi molto in voga al cinema.

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