BRAND TO WATCH: VICTOR LI DEBUTTA A NEW YORK

Nato negli Stati Uniti e cresciuto in Cina, Victor Li si forma alla Parsons School of Design per lanciare insieme a Claudia Li il proprio brand, che ha recentemente debuttato alla New York Fashion Week. Un progetto in cui si fondono e incontrano oriente e occidente, unitamente a ispirazioni al mondo dell’arte e alle culture con cui il designer è entrato in contatto grazie ai numerosi viaggi in giro per il mondo da New York all’Asia arrivando fino in Italia La collezione presenta un mix di capi dai più formali a look casual, adatti al tempo libero e perfetti per viaggiare. Le linee sono semplici e i dettagli diventano il punto focale su cui si concentra l’attenzione, come ad esempio il fiocco che viene applicato su giacche, trench e camicie, rivisitazione della pochette da taschino. Linee semplici e vestibilità confortevoli per un total look che spazia dal bianco, ai toni del beige e del marrone passando per il rosa e il grigio. Grande attenzione alla scelta dei tessuti più pregiati, selezionati attraverso un’accurata ricerca in Italia, Francia e Giappone.

ritratto VICTOR LI
In occasione della sua presentazione, lo abbiamo incontrato a New York per conoscere meglio il suo percorso

Raccontami un po’ del tuo background. Come è iniziato il tuo amore per la moda maschile?
Sono nato negli USA, ma cresciuto in Cina. Ero molto interessato all’arte e ho iniziato a studiare disegno da bambino. Sapevo che avrei fatto qualcosa di artistico, nella mia carriera futura, ma non sapevo se l’artista o il designer. Sono venuto in America al primo anno di scuola superiore e ho cominciato a focalizzare i miei interessi. Ho frequentato un programma pre-universitario in fashion design alla Parsons e una programma in arte alla Cooper Union, che ha confermato il mio amore per il design. In seguito ho preso il diploma in arte alla Parsons.

Chi è il tuo designer preferito/chi ti ispira?
Miuccia Prada. Per me, Prada è arte indossabile.

3 aggettivi che descrivono il tuo stile come designer.
Sofisticato, unico, abbigliamento per la prossima generazione.

Dove ti vedi tra 5 anni?
Business e design hanno la stessa importanza per me. Spero di creare un movimento culturale, uomini che apprezzano e amano il mio lavoro e spero di continuare a lavorare su questo ad ogni collezione. In cinque anni, speriamo di avere una base di clienti fedeli sparsi per il mondo, che continuano a sceglierci stagione dopo stagione.

Come vedi evolvere la moda maschile?
Io disegno per me, e per coloro che apprezzano la sensazione data da capi di alta qualità, uomini che apprezzano un capo, i suoi dettagli come le nostre stoffe ricercate in Italia e Giappone. Vorrei dare una prospettiva nuova e fresca su ciò che la nuova generazione vuole indossare, oltre lo streetwear quotidiano.

Hai girato il mondo, dove ti senti a casa? Qual è la tua città preferita?
Casa è dove c’è la mia famiglia, ma la mia vita si svolge a New York. La mia città preferita è Tokyo.

Parliamo della collezione: cosa ti ha ispirato e come scegli i materiali?
Dato che era la mia prima collezione, e molto personale, è come se avessi disegnato per me stesso. Viaggio parecchio e volevo che il mio lancio comprendesse dei capi che siano funzionali per quello stile di vita, pezzi che porterei e indosserei durante un viaggio estivo. Abbigliamento pratico, ma un po’ più speciale che tradizionale.

Perché hai scelto New York per il lancio?
Perché sono americano, il brand è di New York, di base in questa in città.

Ci hai detto che il tuo pezzo preferito della collezione è il trench. Da dove hai preso l’ispirazione per disegnarlo?
Per questa stagione abbiamo giocato con dettagli intrecciati e sovrapposizioni. Per me, molti trench hanno un sapore un po’ troppo maturo per i giovani di oggi. Cerco di farne una versione più attuale e divertente.

Se potessi scegliere di vestire una celebrity, chi vorresti?
Timmothee Chalamet.

La moda è…?
Moda è lifestyle. Moda è ciò che scegli di indossare, ciò che decidi di mettere in valigia per un viaggio.

 

®Riproduzione riservata

 

Paolo Stella si racconta: MEET ME ALLA BOA

Ha appena pubblicato il suo libro “Meet me alla boa”, non solo un influencer ma un personaggio a tutto tondo, che debutta con il suo romanzo d’esordio.
Paolo Stella non smette di sorprenderci e noi lo avevamo già intervistato lo scorso gennaio.

978880470521HIG
Un’allure audace e disinvolta, temperata da un sorriso timido e rilassato. Paolo Stella inizia gli studi di architettura per proseguire a Roma con la carriera di attore, prima di diventare uno dei maggiori influencer di moda e lifestyle da 260mila follower. La fondazione di Lampoon sancirà l’avvicinamento al mondo del fashion e della rete, che prenderà forma nel 2016, con la nascita della Grumble Creative, società di strategia per web marketing.

Come definiresti un influencer?
Chi non influenza le persone, ma è in grado di raccontare una storia attraverso le immagini, con un contenuto e una strategia creativa.

Quale sarà il social network del futuro?
Instagram. Per almeno altri 15 anni. È il migliore per fare brand awareness.

C’è un lato negativo della tua professione?
Sì, quello del venire costantemente giudicato e spesso in modo superficiale. Aggiungo, però, che ultimamente la situazione è rientrata, poiché sono passato a lavorare su contenuti meno legati a una visione estetica e più giocati sull’ironia.

Quanti dei tuoi consigli sono sinceri e non sponsorizzati?
Non c’è niente di fake nel mio profilo. Con il tempo, ho capito quanto la gente che segue il web abbia un sesto senso molto sviluppato per ciò che è vero. Per questo, ogni volta unisco il lavoro al mio linguaggio, investendo quindi, su una forte personalizzazione.

Parliamo di età. Come immagini il tuo lavoro e quello degli influencer in generale in un futuro lontano?
Funzioneranno solo coloro con un solido punto di vista. Per quanto mi riguarda, fare creative direction è l’evoluzione stessa dell’influencer.

Conta più apparenza o sostanza?
Una bella faccia funziona sempre, ma solo per un periodo perché dopo stanca.

Quante ore impieghi per preparare i tuoi look?
Quattro minuti, se esageriamo! Non faccio quasi mai scatti solo di look, ma di lifestyle ed ho le idee molto chiare. Non voglio parlare dei brand, ma investire in un progetto creativo e creare una storia attorno a loro.

Quali app utilizzi per ritoccare le foto?
Snapseed ad esempio. In generale uso le app in modo compulsivo e mai i filtri di Instagram.

12

11

p.stellamoncler

®Riproduzione riservata

GOOP: THE BUSINESS LIFE OF GWYNETH PALTROW

Ebbe in inizio con una newsletter, inviata dalla propria cucina, nel 2008. Così l’attrice Gwyneth Paltrow ha dato il via a un business che, dopo 10 anni, è diventato un vero e proprio fenomeno: Goop.com.
Un sito di lifestyle, in cui vengono pubblicato consigli sulla cucina, la salute, il benessere, le finanze. L’intento iniziale era quello di rendere accessibile – o almeno, di far si che potesse esserlo a tutti – uno stile di vita agiato; l’etica di Goop è semplice: avere cose belle costa, trovare cose belle è spesso frutto di un privilegio, ma anche se non si è privilegiati , è possibile avere ciò che si desidera.

Ad oggi Goop comprende una beauty company, una manifattura d’abbigliamento, una compagnia pubblicitaria, una casa editrice, una produzione di podcast e un portale web dedicato al benessere e alla salute, per un fatturato annuo di 250 milioni di dollari.

Un cambiamento non da poco, per Gwyneth Paltrow, che da attrice riconosciuta e acclamata si è re-inventata ( o forse è cresciuta) in una business woman di successo che fattura 250 milioni di dollari.

Ma ripercorriamo alcuni step nella carriera di Gwyneth come attrice e imprenditrice.



L’abbiamo vista lo scorso aprile sul grande schermo in “Avengers: Infinity War” nei panni di Virginia Pepper Potts, la segretaria e fidanzata di Iron Man. Negli ultimi anni è uscita dal mondo Marvel solo per recitare in Mortdecai e Tentazioni irresistibili, il primo passato alla storia come il più grande flop tra i film con Jonny Depp, il secondo finito nel dimenticatoio.
L’attrice statunitense è tornata alla ribalta sulla stampa americana da qualche giorno per due motivi: il primo è che si sospetta sia lei la famosa amante di Jay-Z citata due anni fa da Beyoncè in “Sorry”, il secondo è una sua conferenza alla Bussiness School di Harward che ha fatto storcere il naso a non pochi.

Goop, la newsletter settimanale di lifestyle di Gwyneth Paltrow, si è trasformata negli anni in un sito web e successivamente in una piattaforma e-commerce che propone collaborazioni con diversi brand, ha aperto temporary shop e lanciato l’edizione cartacea arrivando a stimare un valore di 250 milioni di dollari. Ma come è arrivata una piccola newsletter mainstream New-Age ad avere così tanto successo? 
Inizialmente Goop forniva principalmente consigli base sul life-style, come tecniche di Detox e meditazione, ma dal 2014 in poi la Paltrow comincia a somministrare consigli di medicina alternativa, come ad esempio trattamenti di bellezza a base di puntura d’ape, mono-diete più o meno dannose per l’organismo spacciate per terapie contro i parassiti e lavande intime a base di caffè che hanno fatto infuriare i medici statunitensi dall’East alla West coast.

Da molti giudicata come una e vera e propria operazione commerciale che mira ai click più facili, in pieno scandalo mediatico dovuto alle critiche dei medici, nel 2015 Goop lancia anche diversi prodotti cosmetici che ripromettono di risolvere molti problemi, il più dei quali di carattere medico, con la cosmesi o la medicina alternativa. La star del cinema americano, vincitrice di un premio Oscar per Shakespeare in Love, ha inoltre organizzato i Goop Health wellness summit, delle vere full-immersion nel mondo di Goop andate tutte sold-out, con biglietti da 500 a 4500 dollari.

Ma non è sempre stato tutto rose e fiori: nel 2016 Goop è finito sotto indagine per problematiche legate al marketing dei prodotti; proponeva infatti sul suo sito prodotti descritti come trattamenti, cure e prevenzioni per malattie autoimmuni, poco dopo ricevette una lettera dalla TINA (TruthInAdvertising.org) per la stessa motivazione, e dopo la replica modificò i contenuti del sito. Le controversie legate a Goop, sono d’altro canto totalmente in linea con il pensiero dell’attrice, orgogliosamente antivaccinista, la Paltrow non ha mancato di esprimere anche opinioni negazioniste sulla correlazione tra Hiv e Aids. 
La sua presenza alla Business School di Harward non è oggettivamente criticabile dal lato economico, che è proprio quello che la prestigiosa università statunitense si propone di insegnare, sono pochi infatti i lifestyle magazine che possono vantare 250 milioni di dollari di fatturato. Per ciò che concerne il lato wellness e strettamente medico consigliamo invece di prendere con cautela i consigli dispensati nelle numerose rubriche, confrontandosi sempre con medici e professionisti del caso. Questa in generale è una regola di buon senso da seguire per tutti i siti e news che girano sul web e vanno verificate, soprattutto quando si propongono diete o trattamenti, che vanno oltre i semplici suggerimenti di bellezza.

®Riproduzione riservata

En plein di IED Roma con grande show alle Terme di Diocleziano

I 34 nuovi talenti della moda di IED Roma debuttano in passerella in una cornice aulica della capitale fra passato e futuro, in una dimensione transepocale e tecnoromantica.

Afteromance è quel momento magico, sospeso tra la fine di una festa e il ritorno alla realtà. Questo il tema a cui si ispira e da cui trae il nome la sfilata di debutto dei talenti 2017/2018 dei Corsi di Fashion Design e Design del Gioiello dell’Istituto Europeo di Design di Roma (IED Roma), ambientata nella splendida cornice delle Terme di Diocleziano (aula x – Via delle Terme di Diocleziano). In un’atmosfera dove simbolicamente la coscienza allenta il controllo, la mente si abbandona e i contorni delle immagini si confondono, prendono corpo, come delle apparizioni, le creazioni dei 34 giovani designer e neo diplomati IED Roma. In passerella sfilano progetti che ravvivano la cura e l’attenzione della sartorialità italiana con l’innovazione della ricerca compositiva, tessile e tecnologica sotto la guida dei docenti dell’Istituto. Il gioco di parole del titolo aggiunge all’energia trasgressiva sprigionata, l’eleganza sofisticata della romance, in una visione del futuro che affonda le sue radici in un passato glorioso e importante. “In questa collezione – dichiara Paola Pattacini, Coordinatrice della Scuola di Moda IED Roma e Product manager con esperienze al fianco di Max Mara, Gianfranco Ferrè e Dior – gli studenti portano in passerella le capacità acquisite negli anni di studio, ognuno seguendo il proprio talento e le proprie inclinazioni: l’impulso creativo, l’attenzione per la modellistica, la sperimentazione sulla materia, la cura per il dettaglio, la passione per le lavorazioni e i ricami svolte da alcuni in prima persona. Abilità che li orienteranno nel loro prossimo percorso lavorativo.” Simboli, metafore, archetipi popolano il set delle Terme di Diocleziano dove i giovani designer, attraverso il linguaggio della moda, indagano temi universali quali ad esempio l’identità per Lorenzo Di Giambattista la cui ispirazione nasce dalla favola del Brutto anatroccolo o la potenza dei significati nelle maschere di Lian Ting o ancora la riscoperta della carica eversiva di alcune figure femminili come Jane Austen per Margherita Longoni e di Zelda Fitzgerald per Arianna Pacchiarotti. La forza e la vitalità “sfrontata” dei look street si alterna alla grazia disinvolta di abiti da sera indossati a piedi nudi, alla sensualità e all’impalpabilità dell’intimo in un caleidoscopio di suggestioni. Le musiche che accompagnavano la sfilata sono state studiate e composte dagli studenti del Corso di Sound Design IED Roma.

“Negli ultimi due anni stiamo rafforzando la collaborazione tra le diverse scuole IED, con incentivi anche alle tesi interdisciplinari che coinvolgono corsi concernenti ambiti accademici e tematici diversi come nel caso di fashion e sound design” prosegue Nerina Di Nunzio, Direttore IED Roma “La forza di IED è proprio quella di essere un network guidato sempre da una comune cultura del progetto che sta alla base del metodo formativo IED. Una visione che da più di 50 anni caratterizza la progettualità dell’Istituto Europeo di Design”. Infine Arianna Pacchiarotti per Intimo e Mare, Margherita Longoni nell’abbigliamento e Francesca Di Pietro per la pellicceria sono stati selezionati da CNA Federmoda per partecipare a un workshop che si concluderà con la presentazione della collezione durante la prossima fashion week di Altaroma.

 

®Riproduzione riservata

Universo Assisi dal 21 al 29 luglio: una rassegna per scoprire tutti i luoghi di un’Assisi laica

Tutti conoscono Assisi come meta di pellegrinaggio di fedeli e credenti, come il luogo di Francesco, santo venerato in tutto il mondo. Eppure Assisi ha anche tanti luoghi “nascosti” agli occhi di pellegrini e turisti, luoghi nascosti che sono protagonisti del festival Universo Assisi 2018, fino al 29 luglio, per scoprire un’ “Assisi laica”. “Universo Assisi – A Festival in Secret Places” è un grande evento che unisce la musica contemporanea, poesia, letteratura, filosofia, cinema di animazione, teatro, architettura e danza. Arti performative dalla dirompente portata saranno protagoniste e veri e propri attivatori dei luoghi meno consueti e più affascinanti del territorio assisano, in un’ottica di valorizzazione del territorio. E’ il caso del Complesso ex Montedison di Santa Maria degli Angeli, finora sconosciuto Un lancio in una location simbolo del patrimonio architettonico post-industriale, una location simbolo del patrimonio architettonico post-industriale.

universo assisi
Il festival è stato ideato dalla Città di Assisi e organizzato in collaborazione con Fia, Fondazione internazionale Assisi (presente il presidente Giulio Franceschini), giunto alla 2° edizione ma  con eventi di assoluto livello. Il sindaco di Assisi Stefania Proietti, con deleghe alla Cultura e al Turismo racconta il progetto : “L’edizione di quest’anno rappresenta anche un primo passo verso un’operazione di recupero del patrimonio archeologico industriale”.

Il direttore artistico della manifestazione Joseph Grima incalza: “L’obiettivo è rendere Assisi un luogo d’incontro e ispirazione per i maggiori protagonisti internazionali di architettura, letteratura, musica, teatro ed arti visive”.

Performance di assoluto livello: è stato il caso del vibrante “Solo Piano” alla luce della luna del sagrato dell’abbazia di San Pietro di ieri sera.

“Sono venuto ad Assisi molto tempo fa, negli anni 80 e fu una scoperta inaspettata, un’esperienza molto intensa, qualcosa di molto diverso da tutto quello che ho visto in giro, eppure io viaggio parecchio. Sono stato affascinato oggi dalla chiesa di San Pietro, che ho conosciuto per la prima volta per il concerto, un’esperienza ancora nuova in una cittadina che già conoscevo ma che continua a sorprendermi. Sono stato molto preoccupato quando ho sentito del terremoto ma mi sembra che la città si sia ripresa alla grande” racconta il Maestro. “Cosa provo per Assisi? Viaggio molto e talvolta non mi rendo neanche conto di dove sono, dove mi sveglio la mattina. Ma quando sono il questa cittadina sento qualcosa di diverso, il calore dell’audience, il feeling con le persone. Ma la cosa che davvero mi entra dentro è il silenzio di questa meravigliosa città piena di storia, carico più di mille parole. Mi sento a mio agio, come nella musica: ascoltare ha più senso di tante descrizioni, spiegazioni, racconti, il senso del tutto sta nel vivere il momento, per questo l’esperienza che ho provato oggi ad Assisi è qualcosa che sento molto vicino a me. Non riesco a definire “il mio lavoro” come qualcosa che possa esprimere facilmente, è importante che mi senta in armonia con l’ambiente intorno per esprimermi sul palco, questo è il mio vero modo di raccontarmi ed Assisi mi è cara per questo, sulla mia stessa lunghezza d’onda”.

foto michele placido
Non resta che aspettare un altro grande evento ideato e prodotto in esclusiva per la città di Assisi: Michele Placido dedica un’opera irripetibile, Gloriosus Franciscus, un viaggio attraverso la produzione artistica, musicale e poetica dedicata al santo patrono della città di Assisi San Francesco.Uno spaccato di vita del Santo e della storia dell’Ordine, uno spaccato dedicato alla ricerca spirituale ma anche storica ed estetica dell’epoca. Michele Placido ha saputo raccogliere le tracce francescane disseminate negli ambienti musicali e letterali europei, tra l’uso del latino e quello del volgare, in un’unica direzione spirituale e ne ha tratto un’opera teatrale di livello, dedicata ad Assisi. Un unicum eccezionale per il prossimo 29 luglio. Lo spettacolo prevede l’esecuzione filologica di brani musicali originali e testi dedicati al Santo conservati negli archivi e nelle biblioteche europee, a partire dal Sacro Convento di Assisi. L’ ensemble di musica antica è curata da Anonima Frottolisti, un pool di musicisti riunitasi in Assi per riscoprire  il repertorio composto tra XV e XVI secolo, l’Umanesimo musicale, ancora oggi così vivo nell’architettura, nell’arte, nelle biblioteche, negli archivi. L’idea è proprio degli artisti di Anomina Frottolini e di Carlo Maria Bosco, produttore artistico assisano che attualmente si occupa dell’ O.A.T (Open Arena Theater) di Milano presso l’ex area EXPO. I costumi sono stati realizzati da Daniele Gelsi, costumista, sarto specializzato per il cinema e fiction TV, soprattutto storici, come  nel caso della coproduzione internazionale Los Borgias (2006, i cui costumi ottengono in Spagna la nomination ai Premi Goya), La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa (2007), Il falco e la colomba (2009), Il commissario Nardone (2012).

Acquisto biglietti:
On line su ticketitalia.com e presso tutti i rivenditori ticketitalia autorizzati. Sarà possibile prenotare anche i biglietti ad ingresso gratuito, ma con prenotazione obbligatoria.
Galleria le Logge, in Piazza del Comune (piano terra di Palazzo dei Priori), ad Assisi, presso l’info point seguente orario: fino al 17 luglio, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.30, dal 18 fino alla fine del festival, dalle 10 alle 21.

 

®Riproduzione riservata

AUTUMN STYLE

I nostri primi suggerimenti di stile per l’autunno che verrà.
La giacca doppio petto è tornata vincente nel guardaroba maschile.perché non indossarla con un maglione a collo alto, al posto della classica camicia?

Coat, turtleneck sweater and trousers Doppiaa, sunglasses Moscot Originals
Coat, turtleneck sweater and trousers Doppiaa, sunglasses Moscot Originals

Il completo gessato sempre e comunque. Un ‘evergreen’ capace di rinnovarsi, come queso che abbiamo scelto per voi.

Suit and shirt Ssense, socks Sara Borghi, shoes Antony Morato
Suit and shirt Ssense, socks, shoes Antony Morato

Sexy anche in inverno? Con questo gilet di Jonathan Scarpari si può. E i muscoli son ben in evidenza!

Waistcoat Jonathan Scarpari, trousers Michael Coal, socks Sara Borghi, shoes Stonefly
Waistcoat Jonathan Scarpari, trousers Michael Coal

Il ruggine, uno dei colori di questo inverno. Noi lo abbiamo scelto per il capospalla, elegante, ma anche molto giovane.

Coat Allegri, sweater Seventy, trousers Entre Amis
Coat Allegri, sweater Seventy, trousers Entre Amis
Sporty and confy, ma con tigri e fiori a decorare i capi. Creatività e personalità non vanno in vacanza in inverno!
Sweater and trousers Antony Morato, socks Sara Borghi, shoes Watson&Parker
Sweater and trousers Antony Morato, socks Sara Borghi, shoes Watson&Parker

Effetto broccato per un vero young and modern gentleman.

Suit Barena, t-shirt Antony Morato
Suit Barena, t-shirt Antony Morato

Mescolare texture e disegni tipici della sartorialità maschile. Via libera a righe, checks e pied de poule.

Coat Doppiaa, sweater Bikkembergs, trousers Entre Amis, glasses Pugnale, shoes Rucoline
Coat Doppiaa, sweater Bikkembergs, trousers Entre Amis, glasses Pugnale, shoes Rucoline

Un accessorio cool, come gli occhiali. Ma il dettaglio vincente rimane il sorriso.

Coat Doppiaa, sweater Bikkembergs, glasses Pugnale,
Coat Doppiaa, sweater Bikkembergs, glasses Pugnale.


Photographer: ChiacchioPtashko

Stylist: 3
Grooming: Mary Parpinel
Stylist assistants: Fabiana Guigli, Anastasia Mariani

 

®Riproduzione riservata

THE DOCTOR IS IN: ANTONIO SPAGNOLO

Noto a molti per la partecipazione a format televisivi di grande successo e il contatto con diversi vip, il Dottor Spagnolo ha un’idea di bellezza ben distante dai modelli che spesso il piccolo schermo ci propone.  La chirurgia deve essere utilizzata a scopo migliorativo ma senza sconvolgimenti della persona, solo così si raggiungerà una “percezione armonica”. Vediamo allora insieme a lui la relazione che intercorre tra chirurgia estetica e benessere.

 

La tua concezione di bellezza?

La bellezza per me, è la percezione armonica di un corpo quando viene osservato e la chirurgia plastica deve solo favorirla o preservarla. Quando vedi qualcuno e dici :”che bella/o!” è perché ti da una sensazione di benessere nel guardarlo, per questo cerco di dare armonia a quello che vedo senza esagerare e stravolgere l’aspetto di una persona.

Il rapporto degli uomini con la chirurgia?

A differenza delle donne, che sono più pigre nel tenersi in forma e ricorrono più facilmente alla chirurgia, l’uomo ha più paura. Gli uomini curano molto il proprio corpo con palestra e dieta, quindi vengono da me solo quando hanno difetti molto evidenti da correggere, ad esempio vanno molto naso e orecchie. In generale se pur in aumento la percentuale di uomini è ancora minore rispetto alle donne.

La tua routine di bellezza?

Non amo curarmi eccessivamente con creme e lozioni, non mi piace e non consiglio all’uomo di esagerare troppo da questo punto di vista. Personalmente, mi concentro su capelli e barba perché sono gli elementi fondamentali che rendono un uomo ordinato. Vado dal mio barbiere di fiducia una volta a settimana e mi affido completamente a lui quanto a look e prodotti.

Cambieresti qualcosa di te?

Ho già cambiato chirurgicamente quello che non mi piaceva e non lo tengo nascosto, come solitamente molti fanno. Ora sono contento del mio aspetto e questa consapevolezza mi permetterà di vivere serenamente il passare degli anni.

Siamo vicinissimi alle vacanze, dove trascorrerai l’estate?

Amo il mare e il sole, quindi mi dividerò tra la Grecia che resta il mio primo grande amore ed esplorerò Bali e dintorni.

Cosa porterai sicuramente in valigia?

Costumi a pantaloncino, tantissimi bermuda e crema solare rigorosamente con protezione 50.

 

®Riproduzione riservata

Muore Oksana Shachko fondatrice di “Femen”

È stato rinvenuto ieri nel suo appartamento di Parigi il corpo senza vita di Oksana Shachko, fondatrice del movimento femminista “Femen”. Si parla di suicidio, l’ultimo post di Instagram recita “Siete tutti Fake”.

La Schacko fonda il movimento nel 2007 a Kiev e ha iniziato con lo slogan “L’ucraina non è un bordello”, con cui voleva combattere, attraverso la lotta politica del gruppo, la cattiva reputazione dell’Ucraina post sovietica in tema di prostituzione. Il movimento proponeva l’utilizzo del corpo nudo come strumento per attirare l’attenzione mediatica; le fondatrici hanno spiegato che in uno stato come l’Ucraina il femminismo tradizionale non avrebbe funzionato, hanno così deciso di adattare la lotta al modello ucraino spogliandosi perché era l’unico modo per essere ascoltate.

Qualche anno dopo il movimento si trasferisce in Francia, dove le attiviste ottengono asilo politico in seguito alle manifestazioni di solidarietà in favore delle Pussy Riot, altro movimento femminista russo, che al tempo finì sotto i riflettori per una serie di problematiche legate al governo russo di Vladimir Putin.

Femen activist Inna Shevchenko sits with her computer in an apartment in Kiev
Oksana è stata la prima attivista del gruppo ad aver manifestato in topless, attirando numerosi consensi ma altrettante critiche dovute all’atto, dai più considerato osceno. La Schacko si è così difesa: “Non dovrebbe spaventare il seno, è meraviglioso, è il simbolo della maternità. Se una donna allatta suo figlio per strada non dovresti sentirti spaventato e con le nostre proteste è la stessa cosa.” Nel 2014 era stata estromessa dal gruppo da Inna Schevchenko e si era dedicata alla pittura, con la quale comunicava la sua lotta per l’emancipazione femminile.  L’attuale leader Inna Schevchenko ha dato la notizia della morte quest’oggi, ricordandola così. “Oksana è una delle più grandi donne della nostra epoca, una delle più grandi combattenti che hanno lottato duramente contro le ingiustizie della nostra società, che ha combattuto per se stessa e per tutte le donne del mondo. Siamo sopravvissute alla foresta bielorussa insieme dopo essere state torturate e abbiamo camminato per le strade di Parigi formando un nuovo battaglione di donne combattenti. Oksana ci ha lasciato ma è qui e ovunque. Lei è in ognuna di noi, è nella sua pittura attraverso la quale esprimeva le sue doti artistiche. È nella storia del femminismo”.

®Riproduzione riservata

Reda Active LIFEPROOF, la nuova frontiera dell’actiwear

Da sempre attenti alla qualità e all’ambiente grazie all’impiego di energia solare, filtraggio delle acque e gestione e controllo diretto di tutta la filiera produttiva, Reda, la storica azienda Biellese leader nel settore tessuti di lusso, lancia Reda Active LIFEPROOF,  una nuova membrana composta da polimeri resistenti ma biodegradabili nel tempo. La membrana si adatta bene allo sviluppo di prodotti moda sportswear e actiwear dove, oltre al design, è importante la funzionalità e performance dei capi che spaziano dai kway e scarponi di Rossignol, giubbotti antivento, t-shirt fino ai caschi e scarpe firmate Barracuda. La nuova creazione dell’azienda biellese è stata presentata al pubblico in anteprima assoluta durante Pitti Immagine Uomo 94 nella cornice di  I GO OUT, spazio dedicato al mondo dell’outdoor, e successivamente a Milano Unica, il Salone Italiano dei tessuti e degli accessori di alta gamma.

“Siamo molto contenti di prendere parte a questo nuovo e originale progetto lanciato da Pitti Immagine per presentare la nostra nuova membrana Reda Active LIFEPROOF, – ha affermato Ercole Botto Poala, Amministratore Delegato di REDA. “La nostra azienda è da sempre molto attenta alla sostenibilità e crediamo sia fondamentale preservare l’ambiente riducendo al minimo gli sprechi e progettando capi sempre più eco-friendly”.
Reda, da sempre impegnata nel menswear lancia una sfida eco innovativa, dimostrando ancora una volta che innovazione tecnologica e sostenibilità possono andare a pari passo e lo fa indirizzandosi verso il mondo activewear e athleisure.

®Riproduzione riservata

Sotto una serie di prodotti sportswear con vari tessuti Reda Active.

DEEJAY Xmasters, il summer event dedicato all’action sport

Si è concluso il 22 luglio a Senigallia la VII edizione dei DEEJAY Xmasters, l’unico summer event italiano interamente dedicato agli action sport che ha visto più di 80.000 persone partecipare nel corso della nove giorni, alla scoperta delle oltre 30 discipline sportive rappresentate nel villaggio di 40.000 mq.

Il primo weekend si è acceso con la Coppa Italia di Stand Up Paddle Racing e Paddleboard della FISW Surfing, alla quale ha partecipato anche il Campione d’Italia Leonard Nika. Show mozzafiato con il Motocross Freestyle e le esibizioni del Team DaBoot, che riunisce i migliori piloti del panorama nazionale ed internazionale, e grandi emozioni grazie alla presenza dell’atleta della Nazionale di Surf Roberto D’Amico che ha presentato al pubblico The Island, il suo ultimo video.

37656109_2279245442092720_3002982803412353024_n

Aperto fin dal primo giorno il DEEJAY Xmasters Skate Park, un’area di 400 mq dedicata agli skater e alle BMX. Tra le numerose altre iniziative il Campionato Italiano di Beach Rugby della LIBR con il primo, storico campionato di Beach Rugby riservato ad atleti sordi ed organizzato dalla FSSI (Federazione Sport Sordi Italia). E poi ancora windsurf, kitesurf, vela, balance board, surf, Stand Up Paddle, test off road, big air bag, wake skate, parkour, parapendio, flyboard e molto altro. Per nove giorni i partecipanti hanno avuto solo l’imbarazzo della scelta tra quale attività scegliere e provare!

Spazio anche alle tematiche ambientali con la rinnovata collaborazione tra DEEJAY Xmasters e Simbio, unite nella campagna Be Active Stop Plastic. Tante le attività in programma, tra le quali un appuntamento quotidiano con la pulizia della spiaggia, la proiezione di corto e mediometraggi sulla situazione dell’inquinamento dei nostri mari e la collaborazione con One Ocean Foundation, la Fondazione che ha anche redatto la Charta Smeralda, impegnata in quei giorni nel tour di sensibilizzazione nei confronti della tutela del mare partito da Trieste e diretto a Genova. Rimanendo in tema, per il primo anno DEEJAY Xmasters ha collaborato con l’Ocean Film Festival Italia, la rassegna cinematografica che presenta corto e mediometraggi dedicati alla bellezza dei nostri oceani. Free diving in acque incontaminate, surf di big waves, vela tra gli iceberg della remota Disko Bay: tante storie di esplorazione e avventura in ambienti remoti e selvaggi, su cui grava però l’ombra dell’inquinamento prodotto dall’uomo e in particolare della plastica.

®Riproduzione riservata