ASI MOTOSHOW 2017 – La passione in pista

A maggio di quest’anno, all’autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari è andata in scena la sedicesima edizione di ASI Motoshow, organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano. È una kermesse motoristica, dedicata esclusivamente al mondo delle due ruote classiche. È la più grande e importante in Europa, che ha riunito migliaia di appassionati che si sono dati appuntamento in pista, nei paddock e sulle tribune dell’autodromo parmense, per poter ammirare da vicino l’imponente spettacolo offerto dalle 751 motociclette schierate, suddivise in diciannove batterie in base alla data di costruzione del mezzo. Presenti all’evento e sempre capaci di magnetizzare su di loro l’attenzione dei fans, campioni del mondo del calibro di: Manuel Poggiali, Freddie Spencer, Loris Capirossi e dell’insuperabile Giacomo Agostini, quindici volte iridato, il pilota più titolato nella storia del motociclismo. Tutti, sia prima che dopo aver indossato casco e tuta per la pista, si sono pazientemente concessi al bagno di folla con scatti e autografi di rito; un’umanità particolare, un’umanità coi piedi per terra e con il gas a martello.
Il primo giro di pista, non senza emozioni, è stato appannaggio di Roberto Loi (presidente ASI), dell’onorevole Giuseppe Romanini e del sindaco di Varano, Giuseppe Restiani, accompagnati da Palmino Poli, Presidente della Commissione Manifestazioni Moto, e Ariel Atzori, vicepresidente ASI, vere anime dell’organizzazione. Subito dopo l’inaugurazione, tutte le moto dei partecipanti hanno affrontato cordoli e asfalto per il primo turno di giri in pista.
Sono state spettacolari le sfilate di MV Agust,a in memoria di Ubaldo Elli e quella delle Motobi, a ricordo di Primo Zanzani. Divertente e singolare l’iniziativa ‘100×50’, che ha visto sfilare un centinaio di cinquantini contemporaneamente. A più riprese, gli aerei storici dell’HAG (Historical Aircraft Group) hanno sorvolato acrobaticamente il tracciato, esibendosi in precisi passaggi a bassa quota.
Al termine dei vari passaggi il testimone delle sfilate è passato alle Cagiva. Poi è stata la volta delle “Eterne Rivali”, che ha visto sfidarsi amichevolmente i marchi Harley Davidson e Indian, Vespa e Lambretta, BMW e Honda, Automoto Triciclo e Triciclo Perfecta.
Alle spalle del rettifilo centrale, nell’area paddock, campioni come Giacomo Agostini (in pista con la Yamaha TZ750), Freddie Spencer (in pista con la Honda NSRV 500 2T), Manuel Poggiali, Loris Capirossi, Pierpaolo Bianchi (con la Honda da GP di Cadalora), Pietro Giugler, Carlos Lavado e Piefrancesco Chili (per citarne alcuni) hanno pazientemente affrontato la folla di appassionati, una volta smessi i panni a loro più consoni. In quest’area erano esposti anche numerosi mezzi storici, tra cui le pioniere Automoto Tricycle 300 e la Perfecta Turismo 310, entrambe risalenti al 1898, che hanno avuto l’onore di essere gli esemplari più antichi della manifestazione.
Come da tradizione, è andata in scena anche la Grande Parata dei Campioni, ovvero quaranta titoli mondiali in sella – nella maggior parte dei casi – alle moto con cui hanno vinto, che hanno ancora una volta emozionato il pubblico di ASI Motoshow accalcato sugli spalti, con alcuni giri in pista, rievocando le imprese e le vittorie delle loro formidabili carriere.
Robert Pirsig, autore de “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” (autobiografia di un viaggio in moto tra il reale e il metaforico attraverso gli States, ndr) evidenzia in maniera semplice la differenza tra una due ruote e un’automobile: «In macchina sei sempre in un abitacolo. […] Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore, sei nella scena e la sensazione di presenza è travolgente». La moto è proprio così, è la libertà di uno stile in movimento che non ha eguali. Un rapporto tra uomo e macchina fatto di passione, rispetto e una buona dose di pazzia: non sono forse questi gli ingredienti principali delle storie più durature?

Photos by Carlo Di Pasquale
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Xavier Rudd, il musicista arrivato dal mare

È sempre a piedi nudi, sa suonare talmente tanti strumenti, tra cui il didgeridoo, la chitarra, l’armonica e il tamburo azteco, che non bastano le dita di due mani per contarli. È un surfista nato, un vegetariano convinto e un attivista per i diritti umani e per la salvaguardia del pianeta. Promotore dell’idea “things meant to be, will be”, Xavier Rudd ha lo sguardo profondo, le braccia tatuate e i capelli biondi, è nato a Torquay, in Australia, da padre aborigeno e madre metà irlandese e metà olandese. La sua musica e la sua visione ottimistica del mondo s’intrecciano in modo permanente e il suo suono è profondamente influenzato dal questo punto di vista umanistico. Nel corso degli otto album registrati in studio, questo giovane polistrumentista ha entusiasmato il pubblico con un suono organico, che gli è valso diversi premi e menzioni. A metà aprile 2017 è tornato in Europa con lo straordinario live, registrato nel maggio 2016 in Olanda, allo storico TivoliVredenburg, spettacolo emblematico di quel tour europeo sold out, e a metà giugno ha solcato di nuovo i palcoscenici italiani con tre date d’eccezione. Qui, ci ha raccontato delle sue ispirazioni, di suo nonno e delle risate in riva all’oceano.

La musica della tua terra e le origini sono molto importanti per te. La tua musica parte da lì?
Sì, sicuramente. Da bambino non sapevo neanche di scrivere canzoni, inventavo semplicemente delle melodie sulle quali cantavo le cose che mi succedevano. Era un processo totalmente inconsapevole. Ed è, in un certo senso, quello che faccio ancora adesso: metto in musica le cose che vivo, né più né meno. Scrivere canzoni è parte di me, è essenziale. Come respirare.

Quando hai deciso che saresti stato un musicista?
Direi quando avevo dieci anni, ma sono sempre stato attratto dalla musica, anzi è la musica che mi ha trovato.

Da dove o da chi trai più ispirazione?
Direi davvero da tutto. Ogni mio album, ogni pezzo che scrivo proviene da dentro, da quello che vivo. È come un diario di viaggio fisico, emotivo e spirituale. Tutte le mie esperienze formano il viaggio della mia musica.

Come vivi quando sei a casa, nel tuo villaggio?
Vivo vicino al mare, lì è tutto molto tranquillo. Quando non sono in tour mi piace vivere come una qualsiasi persona normale che abita sulla spiaggia: faccio surf e mi rilasso. Non amo particolarmente circondarmi di persone. Mi piace stare fuori, andare a sedermi vicino al fuoco, navigare, correre, nuotare. Sono attivo, amo ascoltare la Terra. Non guardo la TV o cose del genere.

Viaggi tanto, c’è un luogo con il quale hai legato di più?
Difficile. Trovo bellezza e sintonia in tanti posti diversi. Penso di riuscire sempre a trovare luoghi che mi piaceranno. Mi sono sentito benissimo anche in Sud Africa, ad esempio.

Cosa ti fa ridere?
Interessante. Se intendi ridere e stare bene, direi stare con i miei amici, intorno a un fuoco sulla spiaggia. È quando siamo più in pace e in armonia che ridiamo davvero.

L’uscita di questo live è stata molto importante, è un disco diverso dagli altri.
Sì, è come una retrospettiva del mio lavoro. Il tour in Europa era stato venduto tutto ed eravamo molto elettrizzati. C’era una carica speciale, l’energia era enorme e si sentiva una forte intenzione positiva nella gente. Abbiamo avuto l’opportunità di registrare le ultime due notti a Utrecht e ho pensato che sarebbe stata una buona idea soprattutto per noi come riferimento, documentare dove eravamo.

E poi tu sei legato con l’Olanda da tuo nonno.
Non ci ho mai pensato, però sì potrebbe. C’era un’energia molto forte in quelle sere. Quando abbiamo ascoltato di nuovo la registrazione, era come se avessimo catturato un po’ di magia, in particolare l’ultima notte e quindi sono felice di condividere, ora, quello che sento come il miglior prodotto live a questo punto della mia carriera.

Photos by Arterium
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Cinecult: Baywatch di Seth Gordon

Teste solide e cuori teneri gli eroi della saga di grande successo dei bagnini degli anni ’90 con David Hasselhoff e Pamela Anderson che tornano anch’essi come cammei nel 2017 nel film ‘Baywatch’ diretto da Seth Gordon e distribuito da Universal Pictures. Stavolta la missione dei due super bagnini, Mitch Buchannon (Dwayne Johnson) e Matt Brody (Zac Efron), due ‘supereroi’ semidei umanizzati con muscoli scolpiti e grande spirito di gruppo, è tentare di fermare una pericolosa criminale Victoria Leeds (Priyanka Chopra) che sembra una perfida e splendida Bond Girl che vuole accaparrarsi, comprandola rapacemente, l’intera spiaggia di Emerald Bay per farne la copertura di loschi traffici di droga e omicidi. Il film in cui regna la simpatica figura di Johnson, aitante ma anche molto ironico e saggio (“Baywatch non è un lavoro, è una famiglia e una comunità, un modo di vivere”, gli mettono in bocca gli autori del film), è un ottimo motivo per fare un ripasso di come eravamo negli anni ’90 e soprattutto dei corpi statuari che ci piacevano e che lentamente stanno tornando di moda come prorompente fenomeno di costume. Nel cast giganteggiano personaggi prodighi di gag esilaranti e modelle belle come sirene che prendono molto sul serio la responsabilità di sorvegliare e controllare la salute e il benessere dei frequentatori di Emerald Bay. Notevoli le scene d’azione come quella subacquea in cui Zac Efron è avvolto nelle fiamme palesemente riprodotte al computer. Nel cast si conquistano una discreta popolarità anche Summer (Alexandra Daddario) e Amber (Izabel Goulart). Merita una menzione speciale la simpatia e la bravura di Zac Efron che è un po’ un antieroe e ‘gioventù bruciata’ in libertà vigilata nel cast del film. Commedia pop carica di umorismo, fisicità, adrenalina, ottima per chi vuole godere della visione di corpi statuari e di personaggi molto divertenti e a tratti un po’ demenziali come è giusto che sia. Perché si tratta di un film che è una rivisitazione altamente comica e avvincente della serie originaria.

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C’ERA UNA VOLTA L’OPIFICIO SAN NILO

Less is more. Quando è la Natura a ispirare un prodotto, non c’è bisogno di molto altro. Questa la filosofia di Opificio San Nilo, un marchio di fitocosmesi nato dall’iniziativa di un farmacista romano, il Dr. Luigi Macchiagòdena, che ha voluto creare qualcosa di differente dalle comuni proposte commerciali. Grazie alla sua esperienza nella farmacopea, i prodotti cosmetici sfruttano i principi attivi estratti dai vegetali: le materie prime sono i fiori, le piante e i frutti, trattati con lavorazioni artigianali, alcune di queste effettuate a mano, come una volta. Niente etichette dall’INCI kilometrico, ma solo principi funzionali vegetali, combinati da una buona chimica di laboratorio. La proposta dell’Opificio San Nilo è ampia e comprende creme con diverse funzionalità, idratanti, rigeneranti, anti-age, opacizzanti e rigorosamente senza parabeni, ma anche bagni doccia e shampoo, sia per lui che per lei. In questa stagione, un’ottima idea regalo per una donna potrebbe essere la crema corpo “prova costume” o il trattamento nebulizzato contro gli inestetismi della cellulite, i veri alleati must have dell’estate. Proprio in virtù della loro purezza e genuinità, è consigliabile consumare i prodotti in un periodo di tempo non superiore ai tre/quattro mesi dopo l’apertura. Sempre targate Opificio San Nilo, le fragranze ambientali sono studiate in collaborazione con i migliori nasi profumieri francesi, che hanno ideato combinazioni particolari e armoniose, come fico e mela o melagrana e uva fragola, diffuse attraverso bastoncini di rattan, che, per ottenere una profumazione più intensa, andrebbero capovolti ogni due/tre giorni. Semplicità e naturalezza caratterizzano anche il packaging: flaconi e vasetti minimal, dall’aspetto vintage, sono realizzati con materiali riciclati e, a loro volta riciclabili, nel totale rispetto dell’ambiente in cui viviamo.

opificiosannilo.com

Vedi anche -> Agocap.it

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https://www.youtube.com/watch?v=6cS7EXc5AUg&feature=youtu.be

Milano-Puglia, alleanza di gusto

Nel “laboratorio del gusto” di Antonio Moscara, ponte ideale tra Milano e la Puglia, si investe nella ricerca delle materie prime; la tradizione enogastronomica della sua amata terra è esaltata nei colori, nei sapori e nei profumi, che si traducono in una ricca varietà di piatti meravigliosamente unici. “Pasta fatta in casa, pesce dei nostri mari, verdure dolci, amare e piccanti….” queste le memorie culinarie tramandate di generazione in generazione, che ora vivono di una gloria tutta nuova al Moscara Terra D’Otranto.

Un menù tradizionale e variegato, racconta come una mappa dettagliata, ogni angolo di Puglia. Già a partire dagli antipasti, il tour gastronomico si apre con grandi classici, come le “pittule”, crocchette tradizionali del Salento da gustare con vin cotto, o come il morbidissimo polpo in pignatta (uno dei fiori all’occhiello dello chef ndr), servito con le mitiche friselle, per poi proseguire con puntarelle croccanti, gamberi, scampi e ricci di mare. Mai sazi, si continua con pasta fresca, da tradizione chiamata “scurtighiatta”, fatta con purè di fave, cicoria e pancotto; in alternativa orecchiette con cime di rapa, cicoria e pecorino, o la “ciricì e tria” ovvero la versione salentina di pasta e ceci.

Per onorare la tradizione tricolore il menù di Moscara Terra D’Otranto si arricchisce di una selezione di pizze specialim, che ovviamente portano alto lo stendardo pugliese, con ricette e combinazioni di sapori, inedite. Preparate con farina biologica integrale, vengono lasciate lievitare naturalmente e  cotte in forno a legna, per essere quindi proposte a pranzo e cena come piatto salutare, digeribile, leggero e non per ultimo come mix sfizioso di sapori tradizionali.

Per Antonio, la cucina è una pura forma d’arte in continua evoluzione, da sperimentare e da condividere con gli altri. Testimoni di questa squisita accoglienza, possiamo toccare con mano il piccolo grande regno Moscara, trapiantato a Milano in spazi completamente rinnovati. Il restyling artistico, curato dall’architetto Fabio Novembre, non solo amico e conterraneo, ma anche uno degli architetti-designer più noti a livello internazionale, ha restituito al locale un fascino tutto nuovo,  ispirato ai frantoi ipogei salentini scavati nella roccia.

L’instancabile ambizione del proprietario, rende più che mai viva questa parentesi culinaria doc; da pochissimo arricchita di uno spazio-enoteca, dove apprezzare i prodotti delle piccole realtà d’eccellenza pugliese, magari proprio attorno ad una tavola imbandita.

www.moscaraterradotranto.com

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DENIM IS ALWAYS A GOOD IDEA

alessio guadagnuolo e jin seng

Ultimo appuntamento con la Lee Jeans tribe. Per concludere, MANINTOWN propone l’intervista con il mixologist Alessio Guadagnuolo, che, in occasione dell’evento organizzato al TOM- The Ordinary Market a Milano, ha preparato cocktail ricercati e raffinati, e con il DJ della serata Jin Seng, un cacciatore di ritmo appassionato di vinili.

Come ti descriveresti?

AG: Mi ritengo un ottimista di natura, determinato, curioso, sempre a caccia di “conoscenza”.
JS: Positivo, energico, curioso e spontaneo.

Come descrivi il tuo lavoro? 

AG: È un lavoro dinamico, creativo, artistico, in continua evoluzione.
JS: Non lo vivo come un lavoro, quanto piuttosto come qualcosa che stimola la mia empatia e la mia creatività e che mi permette di trasmettere un’emozione, qualsiasi essa sia, attraverso musica rigorosamente in vinile.

Come indossi il denim?

AG: Io con la moda ho un feeling semplice, mi piace vestire comodo. Un jeans abbinato alla più BASIC T-shirt bianca, per me è perfetto.
JS: Mi piace indossarlo abbinandolo a t-shirt bianca, occhiali da sole e sorriso smagliante.

Quando e quanto lo indossi?

AG: Lo utilizzo in molte occasioni, ma lo preferisco nel tempo libero.
JS: Praticamente sempre, ma lo indosso più facilmente nelle giornate di sole, non chiedetemi perché.

Che tipo di jeans preferisci?

AG: Personalmente preferisco jeans scuri e di taglio REGULAR. Sono un evergreen per me.
JS: Decisamente skinny, anche se in consolle o quando vado a ballare preferisco indossare dei regular per stare più comodo.

Come si lega il denim al tuo lavoro? 

AG: In modo perfetto! Noi del TOM utilizziamo il DENIM in gran parte del nostro “abbigliamento da lavoro”.
JS: Mi viene in mente la copertina di uno dei miei primi dischi “Revolution of the mind”, concerto live del maestro James Brown, dove lui veste interamente jeans con il suo stile inimitabile. È per me fonte di ispirazione costante e mi capita di immaginarlo vestito come in quella foto.

Cosa ti è piaciuto, in particolare, di questo progetto Lee? 

AG: L’atmosfera artistica e l’unione di diverse attività, tutte legate, però, da un unico scopo: sentirsi liberi.
JS: La cosa che più mi ha piacevolmente sorpreso di questo progetto è stato capire quanto il denim sia intramontabile: appartiene a tutti, indipendentemente dal tipo di lavoro e stile di vita, proprio come la musica.

www.lee.it

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Taste the City – Il Test Drive 2.0

4 date, 4 ristoranti, 4 vetture per ogni tappa. Questo il nuovo concetto di test drive che la storica concessionaria milanese AutoRigoldi sceglie per i suoi ospiti e clienti. Una staffetta che coniuga la passione per le quattro ruote con i piaceri del palato, a bordo di 4 vetture di punta nel parterre Rigoldi.

Due gli showroom scelti per le serate: Via Pecchio 10 e Via Inganni 81/A. Da qui parte la gimcana di nuovi modelli Škoda e Volkswagen, guidati da driver esperti per raggiungere le quattro stazioni gourmet sparse per la città e prendere così parte ad una cena del tutto innovativa.

Guidare con gusto claim della campagna Taste The City – è sicuramente il motto più indicato, per questa iniziativa gastronomica meneghina 2.0 I fortunati ospiti, ma anche gli appassionati che hanno potuto iscriversi attraverso le pagine Facebook di AutoRigoldi e di Club Milano (media partner dell’iniziativa), non hanno fatto altro che accomodarsi e farsi accompagnare da un ristorante all’altro, con l’intrigante suspance di una meta sconosciuta.

La ruggente carovana Volkswagen, ha visto entrare in scena due Tiguan, la Nuova Golf 1.6 Tdi e la Golf GTE, per un comfort di guida sempre diverso da poter alternare durante il corso della serata.

Primissimo pit stop per deliziare i commensali: Party Like Russians, declinazione insolita del classico food truck, a base di caviale e champagne, all’ombra dell’arco di Piazza XXV Aprile. Proseguimento senza indugi alla volta di Trattoria Trombetta, proposta milanese dello chef stellato brianzolo Giancarlo Morelli, dove mangiare un buon risotto diventa questione d’onore. Location d’eccezione per la terza tappa, che vede in primo piano l’accoglienza del Chiostro di Andrea, angolo romantico dove assaggiare gli “sgagnini” di Andrea Alfieri.

Perfetta conclusione di serata: l’immancabile spuntino della mezzanotte; ancor più apprezzato se a base di prodotti doc, come i tagli di carne più pregiati di Macelleria Popolare, laboratorio fronte Darsena di Giuseppe Zen (creatore del fenomeno “Mangiari di Strada”); o come le preparazioni tradizionali di (R)esistenza Casearia.

www.autorigoldi.it

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#CIRCUITRAINING5

Ultima sessione di allenamento con i circuiti ideati dal preparatore atletico Paolo Barone in esclusiva per MANINTOWN. La forza richiesta è massima: in tutti gli esercizi ad alta intensità il battito cardiaco sale molto, quindi si consiglia di avere un cardiofrequenzimetro per monitorare la frequenza cardiaca. È importante anche portare sempre dell’acqua con sé e osservare dei tempi di recupero adeguati, altrimenti non si riesce a completare il percorso. In questo caso dopo 40 secondi di attività per ogni stazione, si raccomanda di rispettare 2-3 minuti di recupero.

Riscaldamento

Corsa leggera di almeno 15/20 minuti

Camminata stile “boot camp”

L’esercizio consiste nel camminare sui gomiti, alternando braccia e gambe e tenendo contratto l’addome. L’allenamento stile marines sfrutta il peso corporeo ed è l’ideale da eseguire all’aria aperta.

Salto del fosso

Come uno squat jump, ma più intenso. Questo esercizio è efficace per tutta la catena inferiore, quadricipiti e glutei. È importante non atterrare mai né sull’avampiede né sul tallone ma su tutta la pianta, ammortizzando bene.

Salto del muretto

L’esercizio può essere eseguito in due modi: salto sopra il muretto e discesa (versione facilitata)

Oppure salto dell’ostacolo, con un lavoro di forza esplosiva. Quest’ultima consiste nella capacità da parte del nostro sistema neuromuscolare di esprimere elevati gradienti di forza nel minor tempo possibile. In pratica, permette di sviluppare la potenza e la capacità di rispondere più rapidamente a un’azione.

Side Plank

Esercizio specifico per gli addominali obliqui, il side plank lavora sulle fasce oblique del core che aiutano a ruotare il dorso e a stabilizzarlo. Si comincia distendendosi a terra su un fianco, poi, portando un gomito sotto la spalla in posizione perpendicolare, con l’avambraccio fisso a terra, si solleva il corpo, mantenendo le gambe tese. Per renderlo ancora più impegnativo, si possono sollevare il braccio e la gamba: tenendo questa posizione per circa 40 secondi il muscolo traverso si contrae e rimane attivo con una forte intensità.

Addominali isometrici

Questo esercizio consiste nel mantenere una determinata posizione senza muoversi, ma inducendo comunque una contrazione muscolare sull’addome. Staccando il busto dal terreno, si sollevano di 45 gradi braccia e gambe insieme (che devono rimanere tese).

Se vi siete persi gli altri circuiti, cliccate quiquiqui e qui

Photographer paolobaronephotography
Stylist Chiara Troiani

Model Max Maestri

Sweater Scuderia Ferrari
Shorts Lacoste Sport
Sneakers Model’s own

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Donne al top: da Cinecittà a Hollywood. Passando per la TV.

Questa volta guardiamo chi, tra le attrici italiane, ha raggiunto la consacrazione oltreoceano (e quindi ha firmato i contratti più redditizi) e chi sono le conduttrici che hanno più successo nei nostri palinsesti. La regina indiscussa è Monica Bellucci: la madrina del Festival di Cannes 2017 fa parte del cast della terza stagione di Twin Peaks, la serie attesa da 25 anni, inoltre lo scorso anno ha fatto parte del serial Mozart in the jungle, senza contare che ha recitato in due capitoli della trilogia di Matrix (Reloaded e Revolution). Negli anni 2000, è stata musa di Spike Lee, ed era suo il ruolo della regina in I fratelli Grimm e l’incantevole strega, al fianco di attori del calibro di Matt Damon e del compianto Heath Ledger.

Tra le attrici italiane, che hanno sfondato a livello internazionale, ricordiamo Ornella Muti, Claudia Cardinale e Giovanna Mezzogiorno, ma la giovane Alessandra Mastronardi si sta dando da fare per crearsi una carriera che non sia solo italiana. Napoletana, classe 1986, è famosa soprattutto per essere stata Eva nella fiction, I Cesaroni, con il tempo, però, si è pian piano allontanata dalle produzioni made in Italy. Prima la parte in To Rome with love, di Woody Allen, poi in Life, di Anton Corbijn, infine il ruolo di Francesca in Master of None, web serie di Netflix. Come se non bastasse è anche ambasciatrice Chanel. Anche se, con Karl Lagerfeld dice lei, ha un rapporto di grande soggezione e gli parla pochissimo.

Altra attrice che di recente abbiamo visto sul grande schermo in produzioni hollywoodiane, è Claudia Gerini che, assieme a Riccardo Scamarcio, ha avuto una parte in John Wick 2, al fianco di Keanu Reeves e di Lawrence Fishburne, entrambi protagonisti in Matrix. Insomma, mica i primi due incontrati per strada.

Rimanendo nel nostro Paese, Ambra Angiolini è nel suo periodo d’oro. Oltre ad aver recitato in molti film negli ultimi anni (ha esordito relativamente tardi, nel 2007 in Saturno contro) l’ormai “ex ragazza” di Non è la Rai ha trovato la quadratura del cerchio. Giudice saggio nel serale di Amici di Maria De Filippi – record di ascolti del sabato sera – tiene una media di due (anche tre) film all’anno. Questa primavera l’abbiamo vista al cinema in La verità, vi spiego, sull’amore, e a breve la vedremo nel film per la tv, Il fulgore di Dony, diretto da Pupi Avati.

In Italia, però, è il piccolo schermo a fare da padrone, non il cinema, dove purtroppo si va sempre meno. Ne è la prova la battaglia che nasce ogni volta che si deve discutere o rinnovare un contratto dei divi della “prima serata”. Ma anche del “pomeridiano”, a ben vedere. Una delle regine dello share è Maria De Filippi, che nella seconda settimana di febbraio abbiamo visto praticamente dappertutto. Di pomeriggio, nel salotto di Uomini & Donne, poi ad Amici e infine la sera, all’Ariston, per condurre in coppia con Carlo Conti il Festival della canzone italiana. Con uno share del 50,7%, è stata la kermesse canora più seguita dal 2006 a oggi. Oltre al potere in termini di share, la De Filippi ha anche una società di produzione, la Fascino PGT, in comproprietà con la RTI, del gruppo Mediaset. Un doppio potere per un doppio guadagno, in termini monetari. Altra donna dello spettacolo che è nome di punta in casa del “biscione” è sicuramente Barbara d’Urso. Il suo salotto tv fatto degli ospiti più eterogenei può far storcere qualche naso: insulti, nervi tesi e discussioni dai toni quasi mai pacati, potrebbero sembrare eccessivi e creati ad arte per far alzare vertiginosamente lo share, ma il punto è proprio questo, i dati di ascolto danno ragione alla d’Urso. Quest’anno ha vinto a mani basse la sfida dell’auditel, nella fascia oraria pomeridiana e soprattutto in quella domenicale. Chissà se il prossimo anno verrà creato un format in grado di farle cedere la corona?

Chi, invece, riesce a sbaragliare la concorrenza, di qualsiasi tipo, è Antonella Clerici. Da mezzogiorno in poi, per un’ora e mezza, le attenzioni dei telespettatori sono tutte per lei. Dominio assoluto per la compagna del petroliere Vittorio Garrone, che, con La prova del cuoco, da ormai 17 anni fa incetta di ascolti. L’edizione 2016-2017 si è ormai conclusa, il prossimo anno, però, sono attese novità per il programma di cucina della Rai: che sia un cambio al timone? Anche se ciò avvenisse, la Clerici potrebbe benissimo avere successo in altri format. Lei sa spaziare nei generi, ricordiamo che ha condotto due volte il Festival di Sanremo (2005 e 2010), è stata mattatrice a Ti lascio una canzone, ed è reduce dal programma Standing Ovation. La Clerici sarà impegnata anche la prossima stagione tv in un format musicale?

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Frank Gallucci classe 1986, apre il suo blog alla fine del 2013 dopo aver ultimato i suoi studi in materia politico-economica e un soggiorno in Australia. Il focus che continua a sviluppare per il suo blog è il menswear e il lifestyle italiano con uno stile sempre riconoscibile e coerente. Instancabile nella ricerca di nuovi trend da affiancare ad uno stile classico che per scelta non abbandona mai, Frank con la sua presenza costante sulla scena internazionale delle fashion week si è ritagliato un ruolo ben definito nel panorama degli influencer, tanto da essere nominato da fashionbeans.com una dei punti di riferimento per lo streetstyle. Tra le sue passioni, oltre alla moda, i viaggi, il mondo del fitness e le auto. Attualmente è impegnato su numerosi progetti per sviluppare il suo blog e il prossimo anno lancerà la sua capsule collection alla quale sta già lavorando intensamente.

www.frankgallucci.com