Pino Daniele: i 7 successi indimenticabili da ascoltare

Pino Daniele cantautore, e musicista è stato uno dei massimi rappresentanti del panorama musicale napoletano degli ultimi decenni, la sua musica spazia dal rock al jazz e al blues.

Cantautore poliedrico e molto prolifico le cui canzoni sono come una pennellata di musica e poesia con un ritmo molto caratteristico e riconoscibile, dando origine a uno stile tutto suo da lui soprannominato “tarumbo”, in cui si notano influenze di tarantella e blues.

Ecco a voi alcune alcuni dei maggiori successi del grande Pino Daniele.

7 successi indimenticabili da ascoltare di Pino Daniele

Anna Verrà

Una canzone dedicata ad Anna Magnani attrice che Pinodaniele amava moltissimo. Pubblicata nell’album “Mascalzone latino” del 1989. Il cantautore, con questo brano, intende ricordare la figura dell’attrice romana Anna Magnani scomparsa nel 1973.

Napule e’

Brano composto ed eseguito da Pinodaniele e inserito come traccia di apertura del suo album di esordio Terra mia, anno 1977. Parla di Napoli delle sue contraddizioni e di amarla anche con la sua amarezza, ma piena di vitalità e slancio verso la vita.

Je So’ Pazzo

Si ispira all’ultimo discorso pubblico di Masaniello, durante la rivolta del popolo Napoletano nel 1600. Pino Daniele è un nuovo Masaniello, che rivendica la propria libertà di denunciare e protestare senza mediazioni o giri di parole, per poter agire liberamente si definisce un pazzo che parla per dare sfogo al proprio disagio.

Sara

Sara è un brano musicale presente come quarta traccia dell’album Medina, pubblicato nel 2001 ed interamente dedicato alla figlia del cantautore: Sara Daniele.

Dubbi non ho

Brano musicale sempre scritto dallo stesso Pinodaniele e da lui interpretato.  Fa parte dell’album Dimmi cosa succede sulla terra, uscito nel 1997, parla dell’amore e dell’unicità di scegliersi, ritrovarsi e di come in amore le cose si fanno ma non si spiegano quasi mai con la mente.

Quanno Chiove

Una storia commovente, una storia vera che le parole di Pino Daniele trasformano in poesia. Racconta della quotidianità di una prostituta che si prepara per andare al lavoro. E si va anche quando piove, tanto l’acqua ti bagna e va tanto l’aria deve cambiare.

Nun me scoccia’

E’ considerato l’esempio più profondo di punk napoletano. E’ la storia di un artista e un uomo che, per quanto la vita lo abbia portato a girare il mondo, non ha permesso al suo spirito partenopeo di essere sfrattato dall’anima.

E voi quale brano musicale di Pinodaniele preferite?

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Concerto Umbria Jazz Pino Daniele Arena Santa Giuliana

Jean Pierre Xausa e gli ultimi dandy

Si fa presto a dire dandy. Se volete sapere cosa significa oggi essere un membro del club dei sofisticati e maledetti che da Lord Brummel in poi hanno loro malgrado segnato in modo indelebile l’arte del vestire al maschile, chiedetelo a lui, Jean Pierre Xausa.

Si aggira sbarazzino nei luoghi deputati alla celebrazione dell’effimero, fra Roma, Firenze, Milano, questo bizzarro gentleman dai modi cortesi. Ti sembra di vederlo ovunque , con i suoi baffi a manubrio di 34 centimetri, il pizzetto curatissimo raccolto in una treccina che gli ha valso la vittoria in varie gare di barba a livello internazionale, e dulcis in fundo, per vederci chiaro, gli occhiali tondi che fanno subito ‘intéllo’, gli stessi che portava il compianto Gianfranco Ferré.

“Sono una perla rara diciamo-spiega Xausa senza falsa modestia-solo in pochi nel mondo scelgono come me di modellare il proprio look sulla falsariga di un oracolo di stile quale era Oscar Wilde, martire del dandismo moderno che non a caso diceva: “Il dandismo è a modo suo il tentativo di affermare l’assoluta modernità della bellezza”. Una massima di vita che Jean Pierre ha fatto incidere, come mostra orgogliosamente, su un prezioso braccialetto dal quale non si separa mai.

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Parlare con Xausa, un dandy old school ma anche un hipster che pare uscito da una macchina del tempo, con la sua redingote damascata (o finanziera) completa di gilet, la cravatta di seta ma ça va sans dire, eco-friendly, la bombetta e il bastone da passeggio con pomello d’argento, significa fare delle inedite scorrerie nella storia della moda, ma anche, per certi versi, calarsi nell’attualità.

Perché i suoi proseliti, i dandy più accaniti in versione 4.0 che da ogni parte del mondo (Parigi, Chicago, Bombay e così via) convergono ogni anno ad Arezzo i primi di maggio, indossano sì completi super ricercati di allure sartoriale e di impronta vittoriana (o umbertina se preferite), ma poi li vedi sfrecciare come provetti motard sulle loro Harley Davidson o le Triumph, per mettere il turbo allo stile.

“Sono i centauri raffinati adepti del club ‘Gentleman’s ride’, una parata di uomini eleganti, impeccabili nei loro suit in tartan, che seguono una consuetudine nata in Australia, quella di sfilare in abito formale su una motocicletta, e lo fanno per scopo benefico -racconta Xausa-infatti raccolgono fondi che saranno devoluti alla ricerca per curare e debellare alcune malattie mentali e il cancro alla prostata, patologia tipicamente virile”.

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L’idea nasce dall’australiano Mark Hawwa. Invaghitosi di una foto che ritraeva Don Draper di ‘Mad men’ in un abito raffinato, Mark ha deciso di mutuarne i codici di stile fondendo l’eccellenza del classico e il gusto vintage trasfuso in una nuova estetica maschile, dinamica e disinvolta, ma per una buona causa. E Jean Pierre è proprio la tipica icona dei nostri tempi che con le sue giacche tre quarti di seta blu gessata e la sua cravatta dal nodo in eco pelle realizzata con stampante 3D, parla quel linguaggio colto e sostenibile.

Chi lo conosce sa che in realtà Jean Pierre si divide fra la sua attività di metalmeccanico e la sua passione per gli abiti. Il sacro fuoco della moda arde in questo curioso personaggio dall’aria dignitosa fin dall’infanzia, da quando cioè la madre, cuoca elegante e attenta alle mode, lo vestiva come il piccolo lord al quale perfino Yves Saint Laurent dedicò una collezione di haute couture. La divisa d’ordinanza sartoriale frutto delle fatiche materne, prevedeva: giacca di velluto, papillon e caschetto biondo.

Originario di Remanzacco, in provincia di Udine, classe 1971, Jean Pierre ha ricevuto un’educazione con tutti i crismi. “Ho studiato in Svizzera e ho affinato la mia creatività attraverso corsi specializzati in grafica e una speciale tecnica di realizzazione dei mosaici, e anche un corso di Belle Arti’.

E siccome la vocazione alla moda non nasce per caso, Jean Pierre ha deciso di declinarla in una linea di moda maschile bespoke, la ‘Mr. JP’ fatta ad arte sul fisico di chi la ricerca e la chiede. Un guardaroba da connoisseur che Xausa disegna e sviluppa dal 2016 in tandem con i suoi amici sarti siciliani, milanesi e friulani, e che si evolverà ben presto anche in un concept di moda femminile.

Un inno al vintage a all’artigianato più autentico che ha conquistato i social, perché oggi il gusto del passato è una vera scoperta per i più giovani: “la mia moda maschile segna la riscossa dei ‘pavoni’, di quei dandy che, sulla falsariga degli elegantoni dell’epoca vittoriana attualizzata, vedi camminare per le vie della Fortezza da Basso a Firenze durante Pitti Uomo, una manifestazione cult alla quale ho partecipato con le mie creazioni maschili e che ho deciso di accompagnare con una piastra elettrica di mia invenzione che consente di curare la barba in modo ottimale, un altro fiore all’occhiello di noi dandy postmoderni”.

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I vincitori dei Belgian Fashion Awards 2019

Ad Anversa sono di scena i vincitori dei Belgian Fashion Awards 2019, una premiazione che vuole riconoscere non solo i creativi, ma anche i professionisti e imprenditori della moda belga.

Un progetto arrivato alla terza edizione e organizzato da Knack WeekendLe Vif Weekend, Flanders DC (Flanders District of Creativity), MAD, Home of Creators e WBDM (Wallonie-Bruxelles Design Mode).

La cerimonia si è tenuta alla borsa di Anversa (Handelsbeurs) – il palazzo della borsa più antico del mondo – che è stata ristrutturata e riaperta per questa occasione.

Oltre alla cerimonia di premiazione è stata anche un’intera giornata dedicata alla moda belga con i Fashion Talks, una conferenza con numerosi interventi per capire come si sta evolvendo il settore.

Con questo progetto Flanders DC ha voluto stimolare il dibattito grazie alle voci di Raf Simons, Glenn Martens, Christopher Morency e Lucie Greene, tanto per citarne alcuni, che hanno parlato della loro visione sul futuro della moda.

Con questa iniziativa si riconferma il carattere indipendente e all’avanguardia della fashion belga, che sin dagli “Antwerp Six” ha rivoluzionato le regole, ma mantenendo forte il senso di appartenenza a un “community” pur nelle differenze individuali.

E proprio per riconoscere questo legame e particolare approccio ha vinto il prestigioso Jury Prize – consegnato da Patrick Scallon, Presidente della Giuria e Communications Director di Dries Van Noten – Dirk Van Saene, uno dei Sei di Anversa, premiato per il suo percorso coerente e lontano dai riflettori che ha privilegiato l’aspetto artistico e artigianale.

Van Saene rappresenta un importante pezzo nella storia della moda belga e come docente all’Accademia di Moda di Anversa ha un grande impatto sulla prossima generazione di stilisti.

Consegnato da Glenn Martens è il premio Designer of the Year che è stato assegnato a Christian Wijnants. La giuria ha evidenziato il suo essere rimasto fedele al suo DNA con la ricerca sui materiali, e in particolare il suo focus sulla maglieria. Il suo marchio è cresciuto in modo continuo e stabile.

Dopo aver aperto il primo negozio monomarca ad Anversa, Wijnants ha aggiunto la linea di calzature e una capsule di maglieria per uomo, che ha riscosso un ottimo successo.

Il premio Emerging Talent of the Year è stato assegnato a un giovane talento belga che lavora con un concetto forte di creatività. Il premio è stato vinto dalla menswear label Namacheko, formato dal duo Dilan e Lezar Lurr, fratello e sorella nati nel Kurdistan e cresciuti in Svezia, per la loro sperimentazione sulle forme e materiali.

Fondato nel 2017 la loro collezione è già venduta da top retailer in tutto il mondo. Pierre Debusschere si aggiudica invece il riconoscimento Professional of the Yearper la forza e originalità delle sue immagini. Il suo lavoro coniuga  arte e moda, rappresentando una voce distintiva nel mondo dei media, che spinge sempre più avanti il confine dell’immagine.

Il premio Entrepreneur of the Year è stato vinto da Sofie D’Hoore e Chantal Spaas per il loro successo internazionale e il modo davvero organico in cui stanno costruendo un business fondato sul prodotto e non sulla comunicazione. Tra 10 marchi tutti belgi ha vinto Arte, premium menswear label dallo spirito streetwear, il riconoscimento Fashion Brand of the Year. 

Infine come Most Promising Graduate of the Year la giurianon ha scelto un solo vincitore, ma ha ritenuto tutti ex aequo i sette finalisti selezionati: Bart Lapere, Dominique Rocour, Eve Delperdange, Maria Ossaba, Quinten Mestdagh, Samuel Quertinmont e Thurel Thonet. 

I due premi speciali – UPR prize e quello del Musée Mode & Dentelle – sono andati rispettivamente a Florence Cools e Artur Tadevosian per il marchio Damoy e all’Emerging Talent Namacheko che verrà incluso nella collezione permanente del Museo.

Un’edizione che ha voluto ribadire il ruolo della moda Made in Belgium come territorio in cui l’indipendenza di pensiero, spesso under the radar, restano alla base di approccio creativo sempre riconoscibile, anche nel passaggio tra le generazioni.

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Sakeya: il Giappone non è mai stato così vicino

Quando si parla di passioni legate a cibo e bevande, entriamo nell’ambito della ricerca di un sapore che sappia conquistare con la sua identità e raccontare nel profondo un mondo che appartenga solo a quel piatto. O di un percorso di gusto, tutto da versare, in cui si riflettano luoghi lontani e gesti diligenti che conducono a un risultato impeccabile, quello delle migliori etichette di “nihonshu” (quello che siamo soliti chiamare impropriamente sakè) mai assaggiate prima.

La parola sakè sta ad indicare tutte le bevande alcoliche, dal vino, alla birra e alla vodka. Questo e altri importanti dettagli vi avvicineranno sempre di più ai suoi segreti, nel luogo che coltiva e diffonde la passione per il sakè e l’arte culinaria giapponese, a Milano in via Cesare da Sesto, che vanta la cantina più grande d’Europa. (sakeya.it)

In una calda atmosfera un po’ retro impreziosita da oggetti d’antiquariato giapponese, lo chef Masaki Inoguchi vi condurrà negli svariati percorsi che può offrire un sakè più secco o profumato, e dunque adatto ad accompagnare anche piatti consistenti di carne, pesce o formaggi.

Un procedimento preciso che lo caratterizza e gli conferisce il suo speciale aroma, ha inizio dalla fermentazione del riso, precedentemente levigato in seguito all’aggiunta del distillato, può raggiungere tipologie di sakè molto raffinate come lo Hiyashibori fruttato aromatico (ha un profumo di banana), il cui riso viene levigato fino quasi al 50% lasciando solo il cuore dell’amido, questo procedimento speciale viene chiamato “daiginjo”.

A questa tipologia lo chef propone sashimi di ricciola marinata in salsa sesamo con chip di shiso (basilico giapponese), wagyu tataki (manzo giapponese) e uovo cotto a bassa temperatura da rompere e consumare come un’insalata. Solo uno degli esempi che il menù propone a tutti i curiosi che vogliono avvicinarsi a quest’affascinante bevanda alcolica o che semplicemente vogliono gustare un aperitivo o una cena sfiziosa guidati dalla sapiente voce di un sakè sommelier.

Il menù invece si compone di quattro sezioni. La prima comprende i piatti “Obanzai”, il tradizionale stile di cucina originaria di Kyoto come il Wagyu Tataki o il Goma Hiramasa (sashimi di ricciola marinata in salsa al sesamo bianco, tempura di shiso croccante).

La seconda propone Sumibi Kushiyaki, brace giapponese al carbone dove si può trovare anguilla, pollo, black cod, wagyu, salmone, pancetta di maiale e funghi cardoncelli, golosi spiedini perfetti anche per la condivisione.

La terza accoglie i piatti iconici dello chef Masa come il Kan Okoge (granchio reale dell’Alaska cotto al vapore accompagnato da riso soffiato croccante e crema di sedano rapa al miso bianco) e lo Yaki Tako (polpo in tre cotture con crema di zucca masala e chips di patate dolci viola).

La quarta presenta Masu Chirashi (riso aromatizzato allo shiso rosso con alga nori, sesamo tostato e salsa di soia) da accompagnare con salmone ikura ; qualche Sushi, Wagyu soba e Edo Ramen, oltre allo Shime Yaki-don (bowl di riso con uovo in camicia, porro e salsa teriyaki) servito con salmone, foie gras o pollo.

Promotori di questo format che apre le porte non solo allo straordinario mondo del sakè, ma anche alla tradizione culinaria giapponese quando non si limita al sushi, sono Lorenzo Ferraboschi, referente italiano per la SSA (Sake sommelier Association), e Maiko Takashima, Ambasciatrice della Prefettura di Yamagata del riso tsuyahime, un riso edibile di altissima qualità.

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Giornata Mondiale contro l’AIDS

In occasione del 1° dicembre 2019, Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, ASA Associazione Solidarietà AIDS e Arci Gay, in collaborazione con ALA Milano e ANLAIDS Lombardia, organizzano una serata speciale in 10 Corso Como Tazzoli, per pensare in modo diverso alle persone che vivono con HIV e ribadire l’impegno contro lo stigma e il pregiudizio che ancora oggi le colpisce.

Con il patrocinio dalla Regione Lombardia e del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America, Asa presenta la nuova campagna #zerovirale sul tema U=U: Undetectable = Untransmittable, per confermare che un virus non rilevabile, Undetectable, non è trasmissibile: Untransmittable.

La campagna video è stata ideata da Marco Gucciardi, Art Director, che ha coinvolto diverse agenzie internazionali di comunicazione. Insieme hanno sviluppato un progetto creativo per riaffermare che le persone sieropositive in cura non possono trasmettere il virus. Un’iniziativa che si rivolge in particolare ai giovani, spesso disinformati sulle modalità di trasmissione della malattia.

Marco Gucciardi: «Oggi vivere con l’HIV significa vivere una vita normale, come tutti. Soprattutto se si ha carica virale zero. Partendo da questo principio quest’anno ASA ha sviluppato un progetto di comunicazione con DLV BBDO, una della più importanti e premiate agenzie di comunicazione internazionali. Una campagna multi-soggetto che verrà diffusa sui social, con l’obiettivo di sensibilizzare il target più giovane, un messaggio che invita a superare la diffidenza verso le persone sieropositive ancora soggette a discriminazioni».

Andrew Quinn, videomaker e Computer Graphic Artist australiano, ha ideato un video interattivo dal titolo “IN QUILT”, per celebrare Le Coperte dei Nomi che ASA raccoglie dal 1989. La collezione italiana di AIDS Memorial Quilts o delle Coperte dei Nomi, considerata tra le più estese opere collettive al mondo, è stata digitalizzata grazie alle tecnologie di Google Arts & Culture.

Da giugno Le Coperte dei Nomi (THE QUILT), coperte disegnate e ricamate da amici o parenti di vittime dell’AIDS, affinché il loro ricordo non vada perduto, sono fruibili da tutti e in qualsiasi momento sul sito Google Arts & Culture.

Numerosi artisti e fashion designer hanno creato esclusivi artwork per una limited edition di t-shirt. A questo progetto speciale hanno contribuito l’illustratrice Lucia Emanuela Curzi, autrice dell’immagine invito, l’artista Mariano Franzetti, le fashion label Andrea Pompilio, Salar Milano, Salvatore Vignola e Huge Underground Business. Alcuni fashion designer hanno interpretato il tema con grafiche ironiche (l’artwork di Mariano Franzetti) o più informative come Huge Underground Business, mentre altri si sono concentrati su slogan forti (“Discrimination has no sense” per Salar Milano) o messaggi di speranza per regalare coraggio nel quotidiano, come quello di Salvatore Vignola con il suo “Andrà tutto bene”.

Tutte le t-shirt sono state realizzate da Manuel Ritz, che rinnova il suo impegno attivo contro l’AIDS. La serata, affidata all’abile conduzione di Fabio Marelli, speaker di Discoradioha due testimonial d’eccezione: Fabrizio Sclavi e il Dj Claudio De Tullio, protagonista di uno speciale DJ Set. 

Conclude Massimo Cernuschi, Presidente di ASA: «Le persone in terapia efficace da almeno sei mesi non trasmettono il virus con i rapporti sessuali. Questa svolta epocale noi la sintetizziamo in U=U. Eppure in Italia i media e le istituzioni la ignorano. Con #zerovirale speriamo di dare una bella scossa».

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Intervista a Riccardo Maria Manera

Riccardo Maria Manera ha iniziato a recitare davvero prestissimo, a soli quattro anni, poi non ha pensato di fare questo mestiere fino all’età adulta. Ora non ha dubbi: la sua strada è questa e gli sta regalando tantissime soddisfazioni, infatti lo vediamo tra i protagonisti di “volevo fare la rock star su Rai2”.

Hai iniziato a teatro nel lontano ‘98 a soli 4 anni, portando avanti 180 repliche di “Pensaci Giacomino”. Che ricordo hai, se lo hai?

Confermo tutto! Diciamo che è il ricordo che qualsiasi altro bambino ha dell’asilo, ecco il mio è stato un po’ diverso, solo questo. Potrei dirti qualche sporadico flash sul palcoscenico, o qualche giochino per farmi rimanere in scena senza correre il rischio che scappassi via. Qualcosa dev’essermi rimasto per forza sennò non farei la stessa cosa a venticinque anni.

Diciamo che la tua carriera era già scritta o hai mai pensato di fare altro nel frattempo?

Non ho mai voluto far l’attore fino a vent’anni, essendo figlio di attori, ho dovuto ribellarmi al volere della famiglia e quindi sognavo di fare altre cose. Nonostante loro intravedessero un talento e volessero farmi fare dei corsi, io ho desistito dicendo di no. In realtà volevo fare il giornalista sportivo, poi il destino invece mi ha portato sul set, ed ho capito che questo era il mestiere più bello del mondo ed avrei voluto continuare così.

Quale è stata la scintilla che ti ha fatto capire che era questa la strada da percorrere?

Era l’opera prima di Irene Pivetti, ed avevo una figurazione speciale, nel preciso istante in cui mi son trovato davanti alla macchina da presa, non posso dire altro che me ne son innamorato.

Ora sei in tv con ‘Volevo fare la rock star’, ti senti un po’ rock?

Sono quanto di più distante dal mio personaggio, per me il massimo della gioia sono divano e zapping. Diciamo che ho dedicato molto tempo ad Eros per capirlo, lo definirei un bell’incontro. Mi ha fatto vedere la vita sotto un altro punto di vista travolgendomi completamente.

In prima serata su rai 2 portate in scena baci omosessuali, non è da poco, che hai pensato quando hai letto il copione?

Beh, mi son detto “che audacia!”, anche se essendo alle porte del 2020 non dovrebbe nemmeno più far parlare in quanto naturale e normale se vogliamo dire.

Pensi che iniziare a lavorare così presto ti abbia tolto qualcosa della vita di un ragazzino?

Assolutamente no, perché a parte il periodo dell’asilo che non ho fatto, poi grazie ai miei genitori condotto una vita molto normale. Ho fatto veramente tutto e anche peggio, tipo sei anni di liceo classico, son stato anche bocciato.

Dove ti senti più a tuo agio o comunque ti piace di più tra cinema, tv e teatro?

Il teatro forse dovrei approfondirlo, perché alla fine dei conti non ne ho fatto tantissimo a parte il periodo del centro sperimentale. La TV adesso è la mia casa, semplicemente perché ho una serie in corso, però non c’è nulla che metterei al primo posto.

Hai 25 anni, che rapporto hai con i social?

Sono cresciuto con loro, ho scoperto di essere un Millenial da poco, diciamo che Facebook non lo uso quasi mai e preferisco Instagram in quanto più immediato. Realmente non penso di essere molto capace, vedo che i miei cuginetti sono molto più bravi di me.

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Man’s world taste experience: il nuovo concept event che celebra le passioni maschili

 “Taste the Man’s World experience”: questo il fil-rouge dell’imminente Man’s World | Taste Experience, un concept event in cui provare esperienze esclusive e altamente personalizzate tra piatti gourmet, vini e distillati d’eccellenza, automobili e moto customizzate, fragranze sofisticate, abiti sartoriali e accessori hi-tech. Un concept event che mette insieme due eccellenze specializzate nel valorizzare passioni e gusti maschili: Man’s World, l’appuntamento internazionale dedicato all’universo maschile e giunto con successo alla terza edizione; e Taste, il rendez-vous che da ormai dieci anni fa incontrare l’eccellenza della ristorazione con i palati più esigenti.

Quattro giorni per ritagliarsi del tempo per sé stessi, divertirsi, scoprire i menu di rinomati ristoranti milanesi e vivere appieno le proprie passioni. L’appuntamento è da giovedì 28 novembre a domenica 1° dicembre a Milano, in un contesto all’avanguardia come quello di Superstudio Più (via Tortona 27), che per l’occasione diventerà “the place to be”: il luogo in cui liberare la propria curiosità grazie all’unico weekend (lungo) interamente dedicato ai gusti e alle passioni in tutte le loro forme, da trascorrere anche in dolce compagnia.

Forte delle ottantamila presenze delle ultime edizioni europee l’evento torna quindi in Italia per offrire a ogni uomo un’imperdibile occasione per riappropriarsi del proprio tempo libero e vivere intensamente le proprie passioni. Arte e cultura, food & beverage, toys e games, tecnologia e automotive, un hub esclusivo in cui immergersi in esperienze uniche e toccare con mano storie autentiche

L’organizzazione di Taste invece si presenta con unesperienza culinaria al maschile, che  non mancherà di attrarre l’attenzione femminile, in attesa delle celebrazioni per la decima edizione di Taste of Milano, in programma per la primavera 2020. L‘Experience vedrà partecipi 5 rinomati ristoranti della città: Attimi by Heinz Beck, Langosteria, Gong, La griglia di Varrone e Terrazza Calabritto.

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Natale 2019, idee regalo tra tech e lifestyle

Che ci piaccia o no il Natale si sta avvicinando anche quest’anno, e con esso l’irrefrenabile voglia di stupire i nostri cari con idee regalo utili e soprattutto non banali.
In questa gallery trovate alcune proposte interessanti tra tech e lifestyle, per non sfigurare durante le prossime feste.

MOLESKINE

La scatola da collezione David Bowie è ispirata dal talento unico e dal continuo reinventarsi di un iconico cantautore, un pensatore creativo e visionario. Questa Limited edition cattura l’identità in continua evoluzione del cantante con custodia con effetto cangiante che trasforma Aladdin Sane in Ziggy Stardust. All’interno si trova un taccuino numerato in edizione limitata che ritrae Bowie e il suo celebre logo.

SPARCO FASHION

Orologio Sparco sportivo da uomo, cinturino rosso in silicone con disegno pneumatico.

VALVERDE

Una bottiglia da collezione in Limited Edition realizzata dagli studenti del Polimoda. Il formato da 250ml è amato da un pubblico attento al gusto e alla forma, in grado di svelare un’anima innovativa e ricercata, fuori dai canoni tradizionali. 

JAGERMEISTER

Jägermeister Manifest, la prima referenza super-premium della gamma, nata per soddisfare i palati più maturi ed esigenti che amano un liquore più esclusivo, da assaporare in occasioni più rilassate. 

ESPOLON

Il Tequila Espolòn Blanco commemora la storia dell’Indipendenza del Messico in cui Guadalupe e Rosarita si unirono alla valorosa campagna militare di padre Miguel Hidalgo. Una qualità primaria ottenuta senza invecchiamento dal processo di distillazione del puro agave blu. 

NARDINI

La Grappa Riserva Selezione Bortolo Nardini Single Cask 22 anni completa la linea ultra premium “Selezione Bortolo Nardini”, frutto di un progetto che stabilisce una nuova soglia di qualità per il distillato nazionale italiano con la scelta delle grappe più morbide, profumate e dolci.

BORSALINO

Cappello in modello baseball. Maxi logo foliage con fodera interna.

PELTY

Pelty è l’unico speaker bluetooth al mondo azionato dal calore del fuoco per riprodurre la musica di ogni device, utilizzando energia pulita per il suo funzionamento.

U.S. POLO ASSN.

Modello stringata brown suede

RICHARD MILLE E PHARRELL WILLIAMS

Questo orologio, ispirato al cosmo, vede la collaborazione tra Richard Mille e Pharrell Williams ed è realizzato utilizzando materiali altamente tecnologici lavorati manualmente in miniatura, utilizzando la tecnologia più avanzata.

GPO

GPO Union Flag Phone si ispira all’iconico modello push button protagonista di tutte le case negli anni ’60, unendo design vintage, linee classiche e tecnologia moderna per un effetto british assicurato.

PAPIRHO

Lo sgabello in carta di Papirho dall’inconfondibile struttura a nido d’ape, pratico, leggero e allo stesso tempo resistente. Perfetto sia come seduta sia come tavolino d’appoggio nella zona living. 

ZACAPA

Rum Zacapa Reserva Limitada 2019 nasce dalla miscela di rum invecchiati tra i 6 e i 24 anni, affinati in botti da moscato appositamente selezionate. Il risultato è un distillato dalle note vivaci di vaniglia e legno, accompagnate da sentori agrumati e floreali. 

DISARONNO

“Disaronno wears Diesel” è una Limited Edition dallo stile contemporaneo e “grintoso” che riflette l’animo delle due realtà che la firmano, due aziende italiane apprezzate a livello internazionale, unite da una profonda vocazione all’innovazione e da un vivace spirito creativo.

WHISKY JOHNNIE WALKER BLUE LABEL RARE SIDE OF SCOTLAND

Bottiglia in edizione limitata del whisky più distribuito al mondo, appena lanciata in Italia per questo Natale. La grafica della bottiglia rende omaggio alle rarità e bellezze della Scozia, terra tanto cara agli appassionati del distillato.

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Weekend in Austria: la regione del Wörthersee

In un luogo da favola, nel sud dell’Austria riscopriamo i colori e le atmosfere dell’autunno, all’interno di un antico e famoso castello trasformato in un raffinato retreat di lusso dove tradizioni centenarie e architettura contemporanea convivono in perfetta armonia.

Un autentico castello sul lago

Il Falkensteiner Schlosshotel Velden è un luxury retreat 5 stelle appartenente alla catena Leading Hotel of the Worlds e si affaccia sul celebre lago Wörthersee. In questo contesto, il tempo sembra essersi fermato a contemplare uno scenario incantato dove il paesaggio unico e sorprendente ci avvolge in una struttura di charme.

Possiamo cominciare la nostra giornata con una prelibata ed elegante colazione con vista sul lago e proseguirla presso l’Acquapura SPA & MED, un tempio del benessere il cui leit motiv è “let it slow”. La lentezza, in questo caso, è intesa come il lusso di potersi rigenerare e abbandonare a trattamenti tailor made in una magnifica area benessere che dispone di 3.600 m² di superficie.

Anche la cucina ci seduce con i suoi sapori raffinati all’interno dei diversi ristoranti dove i piatti sono serviti in modo accurato e con grande attenzione ai dettagli. Il panoramico Seespitz è un elegante bistrot che si affaccia direttamente sul lago, mentre il Schlossstern è  un “atelier” in cui la varietà dei sapori della Carinzia e dei prodotti slow food selezionati nella regione Alpe-Adria vengono preparati secondo le modalità della cucina giapponese. Entrambi sono guidati dallo chef Thomas Gruber, che dimostra di essere un vero artista del gusto, in grado di sperimentare creazioni che stupiscono anche i palati più esigenti.

Cosa fare a Velden 

Velden am Wörthersee attrae soprattutto d’estate con il suo lido esclusivo e per il fatto di essere una destinazione mondana con tante proposte per lo sport e l’intrattenimento. Tuttavia in inverno durante il periodo dell’Avvento la cittadina incanta allo stesso tempo molti visitatori. 

Con il laboratorio degli angeli, il mercatino dell’artigianato, il battello dell’Avvento, la corona galleggiante nel lago possiamo immergerci in un paesaggio davvero idilliaco. La località, si è anche affermata come ritrovo carinziano dell’alta società e degli amanti delle feste. Il Casinò contribuisce certamente a questa fama con un ricco e variegato calendario di appuntamenti.

Visitare il Wörthersee

In auto o in battello invece si raggiunge la riva meridionale del lago dove sorge Maria Wörth, meta frequentata per i suoi centri d’eccellenza dedicati alla salute, ma anche per gli amanti delle escursioni. 

Dal punto più alto del paese domina la Pyramidenkogel Turm, una struttura che raggiunge oggi i 100 metri di altezza ed è la torre panoramica più alta del mondo.

Per gli amanti delle escursioni, due sentieri particolarmente apprezzati sono l’anello del Wörthersee e la via di pellegrinaggio mariano “Marienpilgerweg” in Carinzia, che conduce tra l’altro al santuario di S. Anna. I più romantici invece, apprezzeranno passeggiare sulla sponda del lago, alla ricerca di uno scatto perfetto immersi nel foliage autunnale.

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André Aciman: «I protagonisti dei miei libri amano bere, proprio come l’autore»

Lo scrittore dei capolavori ‘Chiamami col tuo nome’ e ‘Cercami’ è stato protagonista di una delle serate del Zacapa Noir Festival. Per l’occasione, a lui è stato dedicato il cocktail «La Recherche».

Incantevolmente innamorato. Dei suoi libri, della sua famiglia, della sua vita, della scrittura e delle città che ha conosciuto (tra tutte Roma, Milano e New York City, «che ha amato ma solo dopo averle salutate», ci tiene a sottolineare con il sorriso). 

André Aciman, lo scrittore di alcuni dei più belli capolavori letterari degli ultimi anni, tra tutti ‘Chiamami col tuo nome’ (diventato anche un film diretto da Luca Guadagnino, vincitore di un premio Oscar) e ‘Cercami’ (sequel del citato precedentemente) è stato protagonista di una delle serate del Zacapa Noir Festival, al Memo Restaurant di Milano, un luogo in cui convivono food e performance.

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I suoi libri sono diventati, in pochissimo tempo, classici della cultura gay e i lettori, innamorati dei suoi personaggi (tra tutti, Timothée Chalamet) e dell’amore moderno che si percepisce leggendo tra le pagine, sono diventati parte integrante della vita di Aciman.

«Mi scrivono lettere bellissime: mi raccontano di quando hanno provato la promessa dell’amore nella loro vita, ma anche dell’amore che avrebbero voluto provare dopo la lettura. Mi scrivono mail, lettere a mano, su Facebook». E gli regalano anche pesche mature (che richiamano una delle scene più sensuali del libro e anche del film). In questi giorni, lo scrittore è a Milano per presentare il nuovo libro ‘Cercami’, il sequel di ‘Chiamami col tuo nome’, ambientato 15 anni dopo il primo.

Una sintesi perfetta della sua poetica. Un inno all’amore senza tempo, classico, in tutte le sue sfumature. «Nelle due storie, c’è qualcosa di autobiografico, certo», svela Aciman. «Ma anche qualcosa che ho sentito, che ho visto vivere da altre persone vicine a me. Ho vissuto, in prima persona o in seconda, tutte le esperienze dei protagonisti dei libri». 

Importante, nella vita dello scrittore, è stata anche la figura del padre, un uomo moderno, che lo ha educato in tutte le sfere della vita: «Negli anni 60, un giorno, mi ha rivelato la seguente frase: una volta che ti sei spogliato, puoi fare tutto quello che vuoi, con il rispetto del prossimo, senza alcun tabù», ha confidato.

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In occasione del Zacapa Noir Festival, a Aciman è stato dedicato il cocktail «La Recherche» («I protagonisti dei miei libri amano bere, proprio come l’autore», ha svelato ridendo), che cerca di unire ingredienti di diverse zone geografiche, alla ricerca di un omaggio a vari paesi che hanno trovato un posto importante nella vita reale e letteraria dello scrittore.

La ricerca è anche parte dell’opera più importante di Proust, di cui Aciman è grandissimo cultore, oltre che parte integrante della sua vita accademica. Ecco la ricetta esclusiva del suo drink a base di rum Zacapa.

Il pandano come omaggio all’oriente africano, assieme al cardamomo e il caffè, il primo usato in nord Africa nel consumo del secondo. Lo sciroppo di Masala è un altro riferimento alle origini, mentre il basilico e la salamoia d’oliva sono un richiamo alla Liguria, dove sono ambientate le vicende del libro ‘Chiamami col tuo nome’. 

Per il cocktail La Recherche gli ingredienti sono:
30 ml Zacapa 23 
15 ml Pandano 
2 gocce Tintura di cardamomo al caffè 
15 ml Sciroppo di masala 
20 ml Zenzero 
1,25 ml Salamoia d’oliva 
20 ml Limone 
Foglia di basilico 

Assolutamente da provare.

Testo a cura di Angelo Ruggeri.


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