“Smart Beauty”, la guida pratica per avere un’immagine di successo

“Smart Beauty” per Lui e per Lei è la guida pratica per scoprire il proprio stile autentico – scritto da Elisa Bonandini ed edito da Eifis Editore.

Quando si da’ un giudizio subconscio su una persona nell’arco di 90 secondi, tra il 62% e il 90% della valutazione è basata sul loro colore.” Lo afferma Martin Lindstrom, esperto mondiale di neuromarketing e una delle 100 persone più influenti al mondo secondo il TIME.

E sullo studio del colore, precisamente chiamato “armocromia”, sullo studio dello styling, sulla ricerca ed esaltazione dell’armonia perfetta del corpo, si basa il best seller “Smar Beauty” di Elisa Bonandini, esperta image consulter

Elisa Bonandini ci regala una guida completa, per Lui e per Lei, fatta di consigli pratici, utili e veloci per scoprire il nostro stile autentico e sentirci così a nostro agio. Ricerca che a taluni individui risulta naturale, mentre per altri può essere un percorso di studio, approfondimento e messa in pratica che, tra queste pagine, può trovare la sua massima forma. 

Elisa ci ricorda che il nostro corpo possiede colori meno brillanti e accesi di quelli che si incontrano in natura, che rafforzarli ed esaltarli grazie a un sapiente uso dei colori degli indumenti ha il potere di rendere l’immagine più armonica e più bella. E renderci più attraenti è utile non solo a noi stessi, ma può essere un’arma vincente per ottenere un lavoro o conquistare la dolce metà. 

L’analisi del colore, questa scienza che sempre più prende piede sui social network e cattura la curiosità collettiva, si applica giustapponendo sotto al viso una serie di drappi di colori diversi, dopodichè si registra la reazione con la pelle, occhi, capelli che saranno più vivi, brillanti, accesi o più spenti, e si stabilisce il colore che valorizza o penalizza la nostra figura. 

Dietro l’armocromia applicata alla persona ci sono ben 100 anni di studi e di storia; Johannes Itten, pittore designer e scrittore svizzero, è colui che ideo’ il sistema delle 4 stagioni una sorta di suddivisione dei colori in 4 grandi famiglie – primavera, estate, autunno, inverno. 

Se non avete la possibilità di fare un consulto da una personal colour analysis, “Smart Beauty” vi darà consigli su come poterlo fare comodamente a casa vostra, procurandovi solo 4 pezzi di stoffa di colore oro, argento, fucsia e arancione, alternandoli sotto il viso dovreste notare gli effetti di quelli caldi (oro e arancio) rispetto ai freddi (fucsia e silver) e capire di che stagione fate parte. 

E ancora troverete approfondimenti sulle geometrie e styling del viso, consigli pratici su come evidenziare labbra sottili, occhi piccoli, minimizzare i difetti delle orecchie sporgenti, nasi importanti, make up correttivo, come ringiovanire un volto in poche mosse, tecniche di camouflage per riequilibrare parti della silhouette, come apparire più snelle, tante tips in un unico volume!

Nel cofanetto “Smart Beauty” di Eifis Editore, troverete anche la guida per LUI, con le analisi degli accessori di un look, ma anche consigli di skincare, e advice sulla comunicazione e sulla capacità di attrarre in 4 mosse o su come apparire più autorevoli.

Elisa Bonandini, autrice del libro, ci riassume in una frase la sua idea di Stile.

Cos’è lo stile? 

E’ la capacità di una persona di far percepire la propria personalità e il proprio senso estetico attraverso un look sempre riconoscibile, che fa sentire a proprio agio”.

E a nostro parere è l’inizio per una vita di successi e gratificazioni, a partire dall’immagine del nostro specchio! 

Ronco Calino Franciacorta, oasi per wine lover

Se la montagna non va da Maometto, è Maometto che va alla montagna. E’ così che ci si reinventa a causa del Covid che limita i contatti e gli spostamenti, ed è così che ha fatto Milano Wine Affair per presentare uno tra i suoi clienti, Ronco Calino Franciacorta. Terra dall’antica vocazione enologica situata tra Milano e Verona, adiacente al Lago d’Iseo, Ronco Calino Franciacorta è un’oasi di pace dove viene prodotto il vino con il metodo della seconda fermentazione in bottiglia.

La cantina Ronco Calino, circondata da dieci ettari di vigneto biologico, produce un’accurata selezione di Franciacorta: l’iconico Brut, il materico Satèn, il particolare Rosé Radijan, il classico Millesimato, il Nature. Tra le rarità, poderosi vini affinati oltre dieci anni sui lieviti tra cui Sinfonia n.13, Centoventi, Càlinos, bottiglie per festeggiare avvenimenti importanti, racchiuse in preziosi cofanetti. 

Milano Wine Affair, da remoto, ci guida alla scoperta dei segreti di Ronco Calino portandoci in cantina dove il vino viene barricato in botti di legno, quelle che regalano particolarità aggiuntive alle uve (Chardonnay e Pinot nero). 

E’ una visita a tutti gli effetti, immersi in un panorama collinare verdeggiante che ci auguriamo tutti di poter vedere di persona, mentre oggi l’experience ci trasporta divertendoci con un quiz a domande aperte e una degustazione live che si specifica sul Ronco Calino Franciacorta Satèn

Di un giallo paglierino dai riflessi verdognoli, del Ronco Calino Franciacorta Satèn notiamo subito la persistenza delle catenelle, un perlage fine ed elegante, orgoglio della casa. Al naso arrivano subito profumi floreali, di fiori bianchi, fiori d’arancio, di gelsomino; al primo assaggio i sentori sono quelli della frutta fresca e giovane, pera, mela, quasi indietro di maturazione; al secondo assaggio il retrogusto diventa cremoso di burro, brioche, crosta di pane, ma è una cremosità che non viene data dagli zuccheri, perchè il Ronco Calino Franciacorta non è un vino dolce, ma un Brut. La cremosità è invece il risultato di un perfetto equilibrio tra parti dure e parti morbide, è la proporzione tra acidità e sapidità e note zuccherine. 


Ronco Calino Franciacorta Satèn è la bollicina perfetta perchè si sposa su tutto, è facile da abbinare, piacevole per tutti i palati ma con quel tocco particolareggiato dato dall’affinamento in barrique di rovere francesi. E allora buona degustazione!

Places: l’America Centrale e i suoi 7 resort più colorati

La pandemia attuale ci costringe a viaggiare solo con l’immaginazione ma nulla ci vieta di portare i nostri pensieri oltre oceano e iniziare a programmare i prossimi viaggi.


Costa Rica, Santa Barbara. November 30, 2016. The atrium in the main building of the Hotel Finca Rosa Blanca. © Teake Zuidema

Tra le destinazioni da non perdere, l’America Centrale e Repubblica Dominicana sono il luogo ideale per ritrovare lo spirito giusto e riaccendere la voglia di viaggiare. Territori colorati, rari e mozzafiato che rifletteno l’energia, la cultura e la trazione locale: Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama e Repubblica Dominicana . 

Abbiamo selezionato alcuni tra gli hotel più caratteristici dove soggiornare almeno una volta nella vita:

Los Almendros de San Lorenzo – El Salvadorù

A Suchitoto si trova un’elegante boutique hotel nel centro storico della città coloniale, che nasce da una vecchia abitazione dal grande valore culturale. Dietro lo spettacolare murales ideato dal maestro salvadoregno Luis Lazo, si nasconde un vero e proprio Eden della serenità, in cui i patii pieni di piante, fontane d’acqua e  corridoi delimitati da colonne di legno sono i veri protagonisti.



W Panamá – Panama

Ispirato all’arte, alla moda, alla cultura e alla gastronomia locale, l’hotel incarna lo spirito del paese, ripercorrendo lo stile e l’energia con un design unico che rende omaggio sia alla storia della regione che al suo presente. La struttura si trova vicino a Calle Uruguay, location di pregio nel quartiere finanziario della capitale panamense. Non può mancare una rilassante piscina all’aperto, pronta a catapultare gli ospiti in una rilassante atmosfera.



Finca Rosa Blanca – Costa Rica

Una volta c’era solo del fango; oggi, un paradiso lussureggiante. Tra un caffè eccezionale e 7.000 alberi, questo hotel è costruito su una terra  che racconta culture e tradizioni locali.



Se amate l’arte, in tutte le sue variegate forme, Finca Rosa Blanca è quello che fa per voi: preparato  ad accogliervi tra  stravaganti sculture e  colorati murales, con il suo spirito spiccatamente costaricano  vi offrirà un tradizionale paradiso naturale ed ecologico.

Hamanasi Resort – Belize

Situato tra le montagne Maya e il turchese Mar dei Caraibi, è un intimo boutique hotel che offre la possibilità di andare alla scoperta dei più grandi siti Maya immersi nella foresta pluviale: i più temerari possono spingersi fino all’incontaminata barriera corallina. L’ecoturismo è la filosofia alla base di questa struttura che ogni giorno lavora per preservare la porzione di paradiso per le generazioni future con molta attenzione per fauna e ambiente.




Eden Roc at Cap Cana – Repubblica Dominicana

Eleganti suite sul lungomare e  incantevoli ville immerse nella natura, per  una totale privacy: il Relais & Châteaux Eden Roc at Cap Cana è una proprietà unica ed esclusiva che si erge nella bellissima cornice del lungomare di Cap Cana, teatro di  vivaci architetture e camere dai colori accesi, vibranti e diversi tra loro. 



Jade Seahorse – Honduras

E’ il luogo ideale per rilassarsi, godersi la natura, condividere emozioni e apprezzare le creazioni monumentali. Anche in questo caso la green attitude è la vera protagonista: a decorare l’oasi sono materiali di riciclo come pezzi di ceramica, vetro, dischi o bottiglie, che uniti insieme a mosaico danno forma a pareti, tavoli e pavimenti. Non mancano bungalow esclusivi realizzati dai migliori artigiani e degustazioni di piatti a base di prodotti biologici locali.



Tribal Hotel -Nicaragua

Situato nel cuore della città coloniale, l’hotel di lusso gode della posizione perfetta per vivere al cento per cento il fascino della storia, della cultura e dei ristoranti locali. Un’elegante lobby accoglie gli ospiti proiettandoli in un’oasi tropicale, con una piscina in piastrelle bizzarre che ricordano i marciapiedi di Copacabana. La terrazza coperta che circonda il patio offre un moderno spazio comune, mentre la sala da pranzo è decorata con pezzi personalizzati progettati dai proprietari e realizzati a mano da artigiani locali della campagna. 


MITParade – Capsule d’autore

Continuano le nostre MitParade, per tenervi aggiornati sulle special edition più interessanti, da aggiudicarsi in tempi record, perché sono veri pezzi da collezione, creati in collaborazione con artisti del panorama contemporaneo, per regalarvi l’emozione d’indossare una moda mai uguale a se stessa, in cui sperimentazione ed evoluzione stilistica camminano di pari passo per ottenere capi e accessori di nuova generazione.

Brand e designer escono da un range predefinito per sperimentare forme nuove e palette non scontate, alla ricerca continua di un prodotto che rifletta un’inedita visione contemporanea, fatta di nuovi intenti e necessità.

Chi lavora insaziabilmente all’esplorazione di mondi diversi e chiavi di lettura sempre alternative è Puma che, tra una lunga lista di special edition, lancia una vivace collaborazione con l’artista Michael Lau, padrino delle toy figures, per la collezione PUMA X MICHAEL LAU “SAMPLE”, con un approccio insolito, basato sulla possibilità di dar valore e dignità a un design che può anche venir fuori da un errore involontario del designer o del tecnico di fabbrica.
Un inno alla perfezione dell’imperfezione, al valore del processo creativo in ogni sua singola fase. Michael accoglie il difetto, trasformandolo in opportunità, per dare una maggiore personalità alle sue creazioni.

 “Godetevi e prendetevi gioco del processo di sperimentazione”, afferma Lau. “Potrebbe sorprendervi!”

Le famose “toy figures” di Lau sono gli elementi principali di questa collezione, insieme a grafiche a matita disegnate a mano, texture di carta millimetrata e altri riferimenti che rimandano al mondo all’hand-made e del work in progress.
La Mirage Mox presenta una stampa ispirata alla carta millimetrata, stampe digitali e colori non perfettamente abbinati sulla Ralph Sampson Mid, la Two-Face Track Jacket, reversibile è caratterizzata da una stampa con grafica a matita.

Omaggio all’arte anche per Antony Morato che dedica due capsule a due creativi del nostro tempo. Tutto italiano il primo, il famoso street artist neopop TV Boy, che ha fatto molto parlare di sé, per le sue opere a sfondo politico con soggetti come Salvini, Di Maio, Trump e Berlusconi, irrompe su alcuni capi della fw21-22 con protagonisti differenti, rubati al panorama musicale.
Ci spostiamo in oriente per celebrare la collezione dedicata al rivoluzionario mangaka Go Nagai, ideatore del mitico Goldrake che compare su felpe e t-shirt dall’anima urban sport.

Dagli sconfinati ghiacciai del Nord alle atmosfere orientali dei ciliegi in fiore.
Il linguaggio poetico dell’immagine di Angel Chen mette la firma sui prodotti della collezione Canada Goose, caratterizzata da una nuova vision che abbatte le barriere tra paese, età e sesso, e introduce due nuove nuances: il rosso audace e due tonalità di rosa.
Tredici pezzi uomo e donna in una campagna che fonde cultura occidentale e orientale, l’inverno del Canada e la primavera in Cina, realizzata con la realtà aumentata attraverso la Computer Generated Imagery (CGI).
“Nel nostro approccio, cerchiamo prospettive uniche e creative, traendo ispirazione da un’estetica distinta che ci sfida. Il nostro compito è quello di reinterpretare e reimmaginare il nostro DNA di design attraverso i loro occhi. Angel ha fatto proprio questo, mettendo la sua firma sui nostri prodotti più iconici”, ha dichiarato Woody Blackford, EVP Product di Canada Goose.

Semplicità, relaxing, inspiration. Marco Baldassari presenta i keycode della prossima collezione uomo Eleventy

“Ci riteniamo ambasciatori nel mondo di un lusso responsabile, dell’artigianalità italiana e di uno stile sobrio, elegante, ma soprattutto moderno”, queste le parole di Marco Baldassari, CEO e direttore creativo uomo di Eleventy, brand nato nel segno dell’ Unconventional Chic sinonimo di impeccabilità ed eccellenza.

Manintown lo incontra in esclusiva nello showroom milanese pochi giorni dopo la presentazione della collezione Uomo Fall Winter 21/22.


Lei ha affermato che la nuova collezione si approccia “a un’eleganza pensata per sé stessi; è un nuovo modo di pensare e di essere nel mondo che cambia e si rinnova.” In che modalità le evoluzioni dell’anno pandemico, come la vita vissuta indoor e lo smartworking, hanno influenzato la sua ideazione?

L’attuale situazione mondiale sicuramente ha impattato sulle mie scelte stilistiche che non potevano sottovalutare i nuovi modelli di business. Questo mi ha fatto concentrare sulle shape e sui pesi adatti al lavoro at home per dar vita ad outfit confortevoli e perfetti per le Zoom call.

Perchè è importante aver cura di sé stessi e della propria estetica anche nella virtualità delle interazioni. 

Il tutto ovviamente è stato realizzato nel rispetto dei valori di Eleventy, eccellenza dei tessuti e dei filati totalmente Made in Italy.


Nonostante una proiezione alquanto incerta in merito agli spostamenti correlati ai viaggi Eleventy progetta la MOUNTAIN RESORT CAPSULE. Quali sono le caratteristiche che la descrivono al meglio?

All’interno della collezione abbiamo creato una piccola capsule di outfit colorati pensati per il tempo libero.Una nota vibrante consigliata anche per i week end cittadini.

Quanto delle connotazioni date alla collezione Uomo Fall Winter 21-22 ritroveremo nella donna Eleventy?

Uomo e donna camminano sugli stessi binari.Anche la donna vivrà momenti meno formali nel segno della trasversalità e delle recenti evoluzioni .Eleventy è un brand sostenibile, progettiamo capi senza tempo per dargli valore con il passare delle stagioni, mai come in questo momento.

Gli addetti del settore ricordano con nostalgia le presentazioni fisiche del brand all’interno dello showroom in cui ci troviamo. In che modalità avete scelto di presentare la collezione e come viene effettuata la campagna vendite?

La campagna vendite sta avvenendo in gran parte digitalmente. Per fortuna la pandemia ha accellerato i processi di digitalizzazione ai quali auspicavamo da anni. Dialoghiamo quotidianamente con i buyer internazionali e, anche durante la MFW, abbiamo scelto una modalità di presentazione virtuale in grado di risultare ingaggiante per tutti i nostri target di riferimento.

L’orgoglio del saper fare italiano, che vi contraddistingue sin dal 2006, su cosa punterà nel futuro prossimo e cosa conserverà delle evoluzioni vissute durante la Pandemia?

Noi italiani siamo giramondo, e mai come in questo momento ricordo con nostalgia i grandi apprezzamenti ricevuti per il nostro Paese. Il Made in Italy è il nostro brand, sinonimo di eccellenza e minuziosa artiginalità che ne firmano l’unicità. Produrre interamente nella Penisola ci crea non poca fatica soprattuto perché siamo nati con l’ambizione di essere competitivi. In questi anni ci siamo definiti un brand del frangente smart luxury e continueremo a muoverci in questa direzione avendo ottenuto ottimi consensi.


Special content direction and interview Alessia Caliendo

Photographer Matteo Galvanone

La moda maschile che verrà nelle collezioni della Paris Digital Fashion Week A/I 2021

Cover: © credits Pascal Le Segretain

Con gli effetti nefasti del Covid-19 che continuano a farsi sentire un po’ dappertutto, anche la Paris Fashion Week dedicata al menswear dell’Autunno/Inverno 2021-22 è dovuta ricorrere a un format completamente digitale, spalmando su sei giorni, a partire dal 19 gennaio, la messe di sfilate e presentazioni.
Com’era già accaduto nell’edizione della P/E 2021, le griffe in calendario si sono divise tra chi ha semplicemente trasferito online le uscite della passerella o lookbook di turno e chi, invece, ha optato per soluzioni quali fashion film, videoclip, teaser e quant’altro.



Per quanto riguarda le proposte in sé, emerge uno scenario piuttosto composito: se diversi designer hanno abbracciato il cosiddetto comfortwear a base di capi décontracté, forme ampie, materiali cozy eccetera (indotto dal confinamento generalizzato ma destinato a rimanere ben saldo nello scenario presente e futuro), altri hanno dato libero sfogo al proprio estro, immaginando un guardaroba assai meno condizionato dall’intimità domestica, all’insegna quindi di look elaborati, colori brillanti e dettagli inediti.



Ecco allora una rassegna delle collezioni che, a nostro avviso, hanno colto nel segno, proiettando la creatività dei vari brand nella stagione fredda che verrà.

Homme Plissé Issey Miyake

Cambiare tutto restando al contempo fedeli al proprio heritage è l’obiettivo, tutt’altro che agevole, perseguito da Yusuke Kobayashi, direttore creativo della linea maschile di Issey Miyake. L’intento, riecheggiato anche nel titolo dello show ‘Never Change, Ever Change’, viene raggiunto sperimentando nuove declinazioni del plissésignature imprescindibile del marchio, che comprendono tinture in filo, motivi ispirati agli intrecci dei cesti africani e filati riciclati.
Pieghettature minuziose animano dunque blazer, spolverini, jumpsuit e gilet, ariosi ed essenziali, così come i pantaloni più strutturati, che si restringono sul fondo lasciando in evidenze le ginniche scure, frutto della collaborazione con Wakouwa, giunta al terzo capitolo.

Tra l’altro saranno disponibili nel giro di qualche giorno le sneakers high-top della serie precedente, che giocano con i cromatismi opposti di bianco e nero.



Louis Vuitton

Parafrasando Pirandello, li si potrebbe definire archetipi in cerca d’autore: sono i tipi umani del défilé di Louis Vuitton, nello specifico architetti, artisti, vagabondi e venditori. Virgil Abloh ne esamina le (presunte) rispettive tenute d’ordinanza, estendendo il discorso anche ai cliché sugli afroamericani e filtrando il tutto attraverso due possibili lenti, che lui attribuisce alle categorie contrapposte di turisti e puristi.
In definitiva, un’indagine sul potere semiotico della moda, con il creative director che si diverte a stravolgere dinamiche e nozioni vestimentarie spesso considerate automatiche, insistendo sull’effetto straniante di trompe-l’oeil e proporzioni fuori scala: i capispalla assumono così lunghezze spropositate, i bottoni vengono sostituiti da miniature di aerei, moto o martelli, il kilt si accompagna al completo, cappelli e cinturoni da cowboy alle mise più formali; per non dire dei panorami à porter, che consentono di mettersi letteralmente addosso lo skyline di New York, o del celeberrimo monogram della casa, che invade le superfici di abiti, coat e maglieria, come fanno i pattern rubati all’architettura, su tutti quello che riproduce le striature marmoree.
Abloh riserva inoltre grande attenzione agli accessori, destinati ad accendere i desideri dei fashionisti inveterati: basti vedere il borsone-aeroplano o i bicchieri da caffè, entrambi logati LV, of course. 



Yohji Yamamoto

Coerente con la visione decostruttivista che lo contraddistingue da sempre, Yohji Yamamoto traspone nella collezione A/I 2021 lo Zeitgeist di questi tempi opprimenti e tribolati, mescolando cappotti dalle dimensioni esagerate, mascherine ricamate, giacche spioventi, pantaloni dal taglio loose, frasi-manifesto minacciose quali ‘You have to take me to hell’o ‘Born to be terrorist’, grafismi sfumati a contrasto, superfici attraversate da sfilze di cinghie e lacci, un richiamo, quest’ultimo, alle costrizioni delle pratiche bondage.
Si alternano texture eteree e corpose, lisce e stropicciate ad arte, in una sequenza di uscite dominata dal total black di prammatica per il maestro giapponese, interrotta sporadicamente da sprazzi di colore rosso, rosa o arancione.




Dries Van Noten

Nel comunicato della griffe, Dries Van Noten spiega di essersi concentrato sui cardini del guardaroba, ma si parla pur sempre di un designer dalla cifra immaginifica, capace come nessun altro di amalgamare influenze e trovate stilistiche agli antipodi, con una disinvoltura difficile da rendere a parole, eppure inconfondibile. I must dell’abbigliamento maschile scelti per l’occasione (trench, camicie, suit, maglioni, ecc.) rifuggono quindi qualsiasi semplicismo: ammorbiditi nelle proporzioni per trasmettere un’impressione di scioltezza e comodità, si arricchiscono di increspature ad hoc e pattern geometrici mutuati dalla cravatteria, distorti quanto basta per assumere un aspetto vagamente psichedelico.
Le coulisse si insinuano su top e blouson, scombinandone le superfici, mentre i maxi anelli, ricorrenti, trattengono lembi di tessuto, sostituiscono la fibbia delle cinture o, ancora, diventano un decoro metallico da apporre su borse e collane.
Sotto i pantaloni, dalla vita alta eppure languidi, spuntano mocassini e boots dai profili arrotondati, a ribadire la sensazione di generale rilassatezza.



Dior Men

Il tailoring sublimato da tecniche e materiali tipici dell’haute couture, vero filo conduttore del lavoro di Kim Jones per l’uomo della maison, viene stavolta applicato alle uniformi d’epoca.
Stemperando il rigore appunto marziale che li caratterizza, il direttore creativo infonde a overcoat, soprabiti, caban, marsine e giacche da ufficiale un’attitudine dégagé e raffinata al tempo stesso, tra file di bottoni gioiello, passamanerie intricate, ricami geometrici, broche luminose appuntate sul taschino e pennellate astratte eseguite da Peter Doig, (ennesimo) nome di rilievo dell’arte contemporanea chiamato a collaborare con la griffe dopo – tra gli altri – KawsRaymond Pettibon e Kenny Scharf.
Tagli e volumi, studiati al millimetro, tratteggiano una silhouette asciutta ma priva di qualsiasi rigidità, mentre la tavolozza di stagione si mantiene in equilibrio tra toni neutri come blu navy e grigio (particolarmente cari a Monsieur Dior in persona) e flash cromatici di giallo, arancio e rosso.



GmbH

Serhat Isik e Benjamin Huseby – il tandem alla guida della label GmbH – propendono per un abbigliamento energico e sfrontato, imperniato su capi fortemente materici, lontano insomma dall’idea di comfort che, in tempi di pandemia e clausure più o meno forzate, va per la maggiore.
Il riferimento, dichiarato, è alla realtà simulata al computer del film ‘Welt am Draht’, ma sembra suggerire soprattutto il desiderio di ritrovarsi in un mondo altro, popolato da uomini assertivi, disinibiti, che sfoggiano abiti scultorei quasi esclusivamente neri, con qualche accenno di rosso, lime o marrone.
I tagli, precisi come rasoiate, sottolineano le forme di una fisicità volitiva e sensuale, come del resto fanno le giacche fittate, le maglie fascianti e i pantaloni smilzi, spesso infilati negli stivali al ginocchio; per non parlare degli spacchi che scoprono strategicamente spalle, torace o braccia, delle zip diagonali disseminate sulla maggior parte dei capi o delle linee che, spesso e volentieri, finiscono con l’incrociarsi sul petto.

A conferire ulteriore plasticità alle uscite provvedono poi i materiali, in primis la pelle, declinata in suit, giacconi, trench e pantaloni.


Wales Bonner

L’ultima collezione di Grace Wales Bonner rappresenta un ideale trait d’union tra Giamaica e Regno Unito, i paesi cui è maggiormente legata la stilista, londinese di origini caraibiche. Nello specifico, sostiene di aver immaginato il guardaroba di «outsider intellettuali» degli anni ‘80, vale a dire studenti neri di Oxford o Cambridge che, frequentando i prestigiosi atenei, si trovano ad assorbirne i codici identitari, stile incluso.
Ecco allora che la sartorialità severa dell’abbigliamento preppy, qui compendiata in blazer sciancrati, golf a rombi, pantaloni con le pinces e capispalla clean, viene smussata dalla presenza di pattern a righe sovrapposti, inserti floreali, patch in nappa, orli che sbucano dal maglione allungandosi ben oltre la vita e altri particolari inusuali. 

Dulcis in fundo, si rinnova il sodalizio con Adidas, per sneakers dall’appeal vintage e tracksuit percorse dalle tre strisce del marchio.



Casablanca

L’esuberanza nel look di un manipolo di jet-setter degli anni Sessanta, intenti a festeggiare in un sontuoso palazzo sulla Côte d’Azur: parte da questa suggestione Charaf Tajer, designer di Casablanca, per costruire il guardaroba A/I 2021 del brand.
Il racconto degli outfit, compresi quelli della neonata divisione womenswear, è affidato a un video rilasciato sui canali social della griffe, che si snoda tra stampe lussureggianti, pullover lavorati a intarsio oppure incrostati di broderie, colli voluminosi, tessuti soffici che sfiorano il corpo.

A livello di forme, è evidente il contrasto tra giubbotti e giacche, boxy e corte sulla vita, e i pantaloni svasati e fluttuanti che caratterizzano la parte inferiore delle mise.
Per quanto riguarda le calzature, spicca l’ultima iterazione della partnership con New Balance, ossia una scarpa da running candida, illuminata da tocchi di arancione e verde. 

La palette si adegua al mood squisitamente retrò che pervade l’intero show, alternando cromie delicate – dal lilla al crema – e nuance vibranti di giallo, rosso e blu.



Matteo Garrone per Dior – lo short movie ispirato al mondo dei Tarocchi

Maria Grazia Chiuri (direttore artistico di Dior) affida ancora una volta la regia dello short movie a Matteo Garrone per interpretare la collezione haute couture primavera estate 2021, ispirata al mondo dei Tarocchi.

Cosa vuoi sapere”
Chi sono”. 

Una cartomante interroga i tarocchi mentre una giovane donna con cappellino nero e veletta si lascia predire il futuro. La Papessa della carta prende corpo all’interno di una castello avvolto dalle atmosfere oniriche che regala Matteo Garrone, il regista che con Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, ha già collaborato allo scorso Fashion Film Festival. 

Le Château du Tarotè la storia fiabesca, perfettamente nelle corde del grande regista romano, che interpreta il mondo divinatorio ed esoterico dei tarocchi; nelle stanze del Castello di Sammezzano in Toscana si manifestano gli arcani maggiori in abiti Dior, quelli che formano la collezione Haute Couture Primavera Estate 2021.

 



Dopo la prova della carta della Giustizia, in un abito chiffon verde bosco, si apre una stanza che rivela il lato maschile della figura che si aggira nel luogo incantato; l’appeso indica la strada, una porta segreta che s’apre alternando spazi in cui lo yin e lo yang si susseguono. Sontuose stanze vellutate e illuminate dalle soli luci delle candele, fanno da sfondo ad ambigui contatti tra i personaggi fantastici. 

E’ nella luce blu di Garrone che si infittisce il mistero, l’ambientazione arcana; la carta della Luna, dal luminoso e iridescente manto lungo, accompagna la protagonista (Agnese Claisse, figlia di Laura Morante) all’incontro col destino, in una grande vasca vaporosa, dove le due energie opposte si incontrano, si attraggono, si uniscono fino a fondersi. 


Come sempre Matteo Garrone stupisce nel suo habitat cinematografico, riesce a dare vita agli abiti Dior col suo tocco magico e incantato. Divinazione, esoterismo, magia, hanno da sempre affascinato Christian Dior, lo sappiamo dalla sua biografia che racconta gli incontri, spesso decisivi, con le veggenti: “Sarà fantastico! Questa casa rivoluzionerà la moda”.

“In tempi incerti, pensare che esista il soprannaturale, qualcosa che sia al di là del nostro controllo, e che appellandosi a certe forze si possa conoscere il futuro, è rassicurante. L’ignoto spaventa tutti, e se non è ignoto il momento che stiamo vivendo oggi, allora non so cosa possa esserlo» racconta Maria Grazia Chiuri, che ammette di essersi fatta leggere le carte in questi ultimi tre mesi. 

Sia Matteo Garrone che Maria Grazia Chiuri, dopo il secondo lavoro di successo insieme, ammettono entrambi di aver avuto una predilezione per una determinata carta, quella che tutti temono quando invece il suo significato ha una valenza positiva, determinando un cambiamento, un rinnovamento, una rinascita. E’ la carta della morte, vestita di un meraviglioso long dress plissettato in garza grigio e oro con cristalli ricamati e cappuccio. E che sia di buon auspicio.

Dior Haute Couture Spring Summer 2021 Collection



Story-grammer, pagine Instagram e racconti visuali di storie urbane

Dai rapsodi, bardi, scaldi e cantastorie che di piazza in piazza, di città in città, intrattenevano il pubblico con il racconto delle loro storie, vere o di fantasia che fossero, agli story-grammer, i moderni avventori della narrazione visuale da social, ne è passata di acqua sotto i ponti. L’arte del raccontare, e del raccontarsi, in qualsivoglia forma, espressione o mezzo si manifesta resta pur sempre uno dei ‘mestieri’ più antichi e affascinanti del mondo.



Lo sa bene drcuerda, l’account Instagram alter ego di Daniel Rueda – story-teller, creatore di immagini, cercatore di geometrie, amante delle architetture ed esploratore del mondo – che ha dato vita, insieme alla sua musa/collaboratrice Anna Devís, ad una pagina a immagini ludicamente narranti. Classe 1990, spagnoli, laureati in architettura all’Universitat Politècnica di Valencia e inseriti di recente nella classifica di Forbes 30 Under 30 Europe List come “i fotografi in grado di raccontare storie attraverso gli oggetti di uso quotidiano creando scene surreali senza l’aiuto di software di photoediting”. Le architetture, ricercate o casualmente incontrate, sono la materia prima rielaborata in sketch, accuratamente studiati, che si innestano nel contesto urbano sotto forma di divertenti narrazioni visionarie. Sembra quasi di immergerci nell’immaginario visivo di uno story game dove le geometrie, i dettagli, le prospettive e i colori di palazzi, edifici e facciate la fanno da padrone.



Daniel e Anna, partendo da queste ispirazioni, mettono la loro creatività al servizio dello spazio prescelto aggiungendo quel particolare che ne completa la storia. Elementi semplici, quotidiani, spesso realizzati a mano, fini a stessi o resi parte attiva grazie all’interazione umana in contesti architettonici che, seppur non conoscendo frontiere geografiche, prediligono la luce della Spagna. Valencia, Madrid, Barcellona, Albufera, Maiorca, Cadice diventano, così, scenografie a cielo aperto. Gli scatti, carichi di sense of humour, dall’estetica pulita e accurata e dallo spirito naïf, sono costruiti su un’intelligenza creativa argutamente minimalista e fantasiosa che si traduce in immagini che “parlano di sé, e da sé, senza la necessità di aggiungere parole”.



L’esigenza di traghettare la fotografia in un mini racconto a immagini, dal frame decisamente poco ordinario, è la missione creativa di un’altra pagina Instragram citylivesketch, nata nel 2014 da uno schizzo del porticciolo de La Balata nel borgo marinaro di Marzamemi. Il progetto parte dal cuore della Sicilia, come il suo ideatore Pietro Cataudella, originario di Pachino ma toscano di adozione, con l’intento di narrare scorci, simboli, monumenti e bellezze guardando il mondo da un “taccuino di viaggio”. Foglio di carta e matita alla mano diventano i mezzi e gli strumenti di illustrazione per realizzare schizzi che si completano e si fondono nella fotografia.


Immagini di interazione con la capacità di smarcarsi dalla bidimensionalità per approdare ad un’ottica 3D, quasi da effetto pop-up. Un mash up tra astratto e concreto, dove la fantasia serve la realtà, o viceversa. Alle fedeli riproduzione in grafite e digitale si alternano innesti fantasiosi che capovolgono inaspettatamente il modo di percepire ciò che ci circonda. Perché come diceva Paul Klee “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.



Spingere l’immaginazione oltre le apparenze e sovvertirle in un gioco creativo è anche il leitmotiv narrativo di paperboyo, l’estroso “ragazzo di carta” che, su Instagram, ha stravolto vedute, paesaggi e panorami con forbici e cartoncini. Rich McMor, il creativo britannico dietro l’account, ha intrapreso un fantasioso e ingegnosamente illusorio viaggio in stile “cutout” dove monumenti, ponti, edifici e luoghi storici vengono invasi da ritagli di carta per raccontare la sua visione da artista sognatore. La mano di Rich diventa un elemento integrante nella messa in scena delle foto, come quella di un burattinaio che accompagna e anima le sue marionette, ma qui invece di fantocci di legno e di stoffa troviamo sagome nere ritagliate ad arte che danno una nuova e personale interpretazione a luoghi turistici di culto ed architetture.



La City Hall di Londra diventa la palla di un giocatore di football americano, il Neon Museum di Las Vegas la gonna svolazzante di Marylin Monroe, l’Arco di Trionfo un omino del Lego, la ruota panoramica del Central Pier a Blackpool un banjo. McMor attinge da un baule iconografico pop, tirandone fuori allusioni e figure popolari nell’immaginario collettivo. Quando la fantasia oltrepassa il limite dell’ordinario tutto diventa possibile anche che il David di Michelangelo si trovi addosso dei boxer di Calvin Klein o che il Cristo Redentore di Rio venga abbracciato da un Leonardo Di Caprio come nella cinematografica scena di Jack e Rose sulla prua del Titanic.



Dress code nei casinò: l’eleganza è d’obbligo?

Il mondo del gioco d’azzardo e dei casinò è sempre stato caratterizzato da un’attenzione particolare al dress code: quando si pensa a un uomo o a una donna che giocano d’azzardo, infatti, non si può ancora fare a meno di immaginare due persone vestite rispettivamente in giacca e cravatta e con un abito da sera. Nonostante ciò, negli ultimi decenni i casinò sembrerebbero essere diventati molto più democratici da questo punto di vista: più che imporre un certo tipo di abbigliamento, infatti, la maggior parte dei regolamenti suggerisce solo di adottare un abbigliamento decoroso, senza andare troppo nel dettaglio su ciò che si dovrebbe indossare o meno.

Non bisogna per forza vestirsi in modo elegante per giocare d’azzardo, quindi; o meglio, dipende dal singolo caso. Innanzitutto, è necessario specificare che, a differenza di non molti anni fa, oggi è anche possibile giocare d’azzardo online, eliminando del tutto il problema dell’abbigliamento. Non si tratta di una scelta che presuppone un minore coinvolgimento da parte dei giocatori, né una qualità di gioco inferiore: al contrario, le piattaforme di intrattenimento in rete offrono spesso una selezione di giochi più ampia rispetto ai casinò terrestri e, sui migliori casinò online, è anche possibile trovare una sezione dedicata al gioco live, che permette di vivere un’esperienza di gioco del tutto simile a quella dei casinò fisici senza però che si ponga il problema dell’abbigliamento.


Fonte: Pixabay

Per quanto riguarda i principali casinò terrestri italiani, invece, la maggior parte sembrerebbe aver adottato una serie di norme comuni: per giocare, in sostanza, non è necessario vestirsi in modo formale, ma è tuttavia vietato indossare indumenti fin troppo informali come infradito, canotte, pantaloni corti, cappelli e tute da ginnastica. Di solito, però, nelle sale slot è permesso un abbigliamento un po’ più casual: al casinò di Venezia, per esempio, le donne possono vestirsi anche in modo informale, mentre gli uomini possono persino entrare in sala slot con i pantaloni sopra al ginocchio e una maglia sportiva.


Fonte: Pixabay

Ovviamente, non si tratta di una regola sempre valida: per questo motivo, è quindi importante consultare il regolamento dei singoli casinò prima di scegliere come vestirsi. Il dress code, infatti, può variare anche in base all’orario o alla sala in cui si sceglie di giocare: sempre a Venezia, ad esempio, è consigliato agli uomini di indossare la giacca dopo le 20:30, mentre al casinò di Montecarlo non è consentito accedere ai cosiddetti salon privés senza indossare giacca e cravatta. I casinò esteri, invece, come quello di Macau o di Las Vegas sono spesso anche meno rigidi: tutto ciò che si richiede ai giocatori è di seguire il buon senso e il decoro.Il mondo del casinò è decisamente cambiato rispetto a qualche decennio fa: è un ambiente aperto a tutti, a prescindere dal modo in cui si è vestiti. Come ogni luogo che si rispetti, ciò che conta è essere decorosi e, se presenti, rispettare le regole del posto. E se non bastasse, c’è sempre la possibilità di giocare da casa, anche in pigiama.

Un delizioso viaggio nell’healthy food: Dolce Green

www.dolcegreen.it

Dolce Green, nasce dall’unione di Silvio e Andreea, coppia nel lavoro e nella vita da sempre appassionata di viaggi e di healthy food. Dopo un’attenta ricerca worldwide, nel pieno della pandemia e, sfruttando lo stop forzato del lockdown, hanno messo in moto la macchina per realizzare il loro sogno. Nella ricerca dello chef in grado di affiancarli, sono stati letteralmente stregati da Alessandro Andaloro. Al trio si è poi aggiunto Daniel, un giovane under 30 italo-asiatico, che li ha aiutati a dare un’attitude internazionale all’intero progetto.

Non si definiscono una food location qualunque ma un luogo h24 accogliente, green e tecnologico dove dedicarsi allo smart working o al social sharing.

Nel segno dei trend, che vedono la pokè ai primi posti tra i piatti internazionali preferiti dagli italiani , decidono di dare spazio anche agli antipasti come l’Hummus, il Guacamole, le Nachos con il Chili, la Zacusca e il Babaganoush.


A completare la proposta, i bagel e la vasta varietà di hamburger tra cui spicca quello Vegan, tutti rigorosamente home made compreso il pane.

Da Dolce Green si può gustare una delle più deliziose carbonare della Città Eterna e i migliori dessert per una customer experience di altissimo livello.

La clientela vegetariana, vegana e gluten free viene seguita con attenzione anche nel “delivery mode”. Infatti, Dolce Green è presente sulle quattro piattaforme principali italiane, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Deliveroo.

Pronto per il franchising il format ha grandissime ambizioni nella sua internazionalizzazione.