Versatile e preziosa la icon bag Paola Bonacina, must have dell’estate

La icon bag Paola Bonacina interpretata dalla talent Matilde Righi

E’ sulle sponde dell’Arno, in un elegante resort 5 stelle, che risalta la icon bag Paola Bonacina indossata da Matilde Righi, talent dal gusto raffinato, parisienne, e dall’allure romantica.

Nell’Hotel Ville sull’Arno, antica dimora ottocentesca, cenacolo dei Macchiaioli e luogo di intellettuali dell’epoca, Matilde Righi interpreta la Xi Wallet – Turquoise Python, la pochette firmata Paola Bonacina divenuta bag iconica per la sua versatilità.

Porta cellulare, maxi portafoglio, comoda pochette, la Xi Wallet si porta a mano o a tracolla grazie alla pratica e sottile catenella a croce in ottone finitura oro chiaro.

L’influencer Matilde Righi sceglie di abbinarla ad un classico abito stile greco-romano, dello stesso tono turchese della pochette, perfettamente ambientata nella calda ed accogliente atmosfera dell’antica residenza.

Gli ambienti, i toni, gli arredi, si sposano con la fantasia dell’icon bag Paola Bonacina, iridescente per colore e pregiata nella scelta dei materiali.

Il brand si contraddistingue da sempre per l’attenzione dei particolari: la chiusura in metallo presenta il logo del marchio, gli interni sono in pelle e ogni prodotto possiede il suo certificato di garanzia e autenticità; Paola Bonacina è totalmente Made in Italy e rappresenta a pieno il savoir-faire del nostro amato territorio.



Eclettica, la icon bag Paola Bonacina è per tutte le donne e tutti gli stili che le rappresentano!
Di giorno con una giacca over e denim, la sera con un long dress, la Xi Wallet in pelle di pitone è il nuovo must have di questa stagione.

Per necessità o per capriccio, non riuscirete più a farne a meno, rende ogni look più grintoso e regala un tocco di luce e colore grazie alla sua lavorazione iridescente.



Paola Bonacina, fondatrice e creatrice dell’omonimo brand, è da sempre impegnata in collaborazioni nazionali ed internazionali e per questa stagione si vede protagonista del Super Trofeo Lamborghini Europe come Pink Partners del pilota italo-svizzero Kevin Gilardoni.

Con i colori dell’Oregon Team, si è scelta la mini bag O-Clock Grace Paola Bonacina per il round del campionato previsto al Circuit Paul Ricard dal 28 al 30 maggio 2021.

Tutti gli aggiornamenti delle nuove avventure Paola Bonacina sui suoi profili ufficiali:
Paola Bonacina Instagram



Filippo De Carli: la fortuna lascia spazio alla determinazione

Ph: Davide Musto

Styling: Francesco Vavallo

Grooming:@maria.esposito.makeup @simonebellimakeup

Ass Ph: @michelevitale_ @_eleonoracm_


Molto spesso pensiamo che il caso ci porti a percorrere strade che non abbiamo preventivato ma riguardando attentamente il percorso ci si rende conto che la fortuna lascia spazio al duro lavoro e se il futuro non è già scritto, il talento lo riconosci già da bambino.
Da cowboy sassofonista alle recite scolastiche a “Giorgio” protagonista della fiction “Un passo dal cielo 6” su Rai 1 e a breve sul grande schermo con il film hollywoodiano diretto da Ridley Scott “House of Gucci”, Filippo De Carli, classe 97, Trentino di nascita e romano di adozione, ci racconta di come una serie di fortunati eventi lo abbiano portato nella città eterna per inseguire il suo destino.

Quale è stato il percorso che ti ha portato alla carriera da attore?

Ho frequentato una scuola elementare abbastanza particolare in cui si dava molta importanza alle arti e mi ritrovavo ogni anno a partecipare ad uno spettacolo corale all’auditorium Santa Chiara di Trento, ricordo che una volta ho interpretato un cowboy sassofonista, ne sono sempre stato entusiasta ma non era sicuramente una mia passione.
C’è da dire che mia nonna, da artistoide quale è, mi inserì in una compagnia teatrale professionale facendomi assaporare il palcoscenico e da lì a poco il grande caso mi ha portato a fare un provino per un film, mi ritrovai, non so neanche io come e perché, in una stanza con una camera davanti al viso a raccontare di me, un po’ come sto facendo in questo momento, avevo 16 anni ed il regista Gianni Zanasi mi chiamò poco prima dell’estate e mi disse che sarei stato co-protagonista di un film con Valerio Mastandrea.
Il cinema non era sicuramente tra i miei piani, eppure eccomi qui.




Chi sono i tuoi punti di riferimento nella vita?

Il mio punto di riferimento è sicuramente mia nonna come tutta la mia famiglia, mia sorella è una bravissima ballerina e mio fratello si occupa di sport.

Dal sassofonista alle recite scolastiche ai video sui social mentre strimpelli con la chitarra, immagini un futuro da musicista o cantante?

Per caso non si esclude mai nulla, per me la musica si concilia con la recitazione in qualche modo.
Se ci fosse un ruolo che comprende le arti musicali io sono disponibile!
Per lo più scrivo anche testi ma essendo un po’ timido non ho la fiducia necessaria per far ascoltare i miei brani, ma succederà, presto.



L’apparenza molto spesso inganna, hai delle fragilità dovute ad esperienze in cui non ti sei sentito al posto giusto?

 Credo che per essere convincente e raccontare la verità recitando è necessario il contatto con il proprio “io interiore” e per fare questo lavoro l’empatia e la sensibilità si sviluppano solo se si è consapevoli delle proprie fragilità.
Ti assicuro che sono una persona molto insicura e lo riconosco ma spesso la mia educazione è confusa per mancanza di personalità o debolezza quando invece essendo cresciuto in un’ambiente pieno d’amore ho solo imparato a rapportarmi con il mondo in una maniera differente.

Cosa rispondevi quando da piccolo ti chiedevano cosa avresti voluto fare da grande?

Questa è una storia molto interessante, da bambino volevo assolutamente fare il cowboy con tanto di far west. Passavo l’estate a cavallo fingendo di essere un pistolero ed i miei genitori mi hanno sempre supportato anche in questo! 



Sembra un mondo privo di opportunità ma poi ci si ritrova su un palco scenico, come può un ragazzo della nuova generazione farsi conoscere per sfruttare ogni possibilità?

Ora risulterò un po’ noioso ma non mi importa, io mi soffermo tanto a vedere come la gente abbia la necessità di andare veloce, divorando storie prive di contesto culturale e tutto ciò si riversa nella società e nei rapporti umani, noto quotidianamente dei contenitori totalmente vuoti.
Soffro molto la mancanza di contatto con la mia generazione, il modo di farci conoscere è cambiato, quando incontri qualcuno ti sembra di conoscerlo già, lo hai già inquadrato in base a ciò che pubblica di se stesso online e non ti poni alcuna domanda e non vuoi andare oltre.
Succede spesso che io venga frainteso, vedono una foto con l’addominale scolpito e credono di conoscere tutto di me, poi con quei pochi che si spingono oltre c’è l’effetto sorpresa e magari quel contenitore non è vuoto come si pensava.
Devi sempre fare un doppio lavoro, mostrarti e poi confutare ciò che realmente sei.

Nel 2021 quale è il percorso che consiglieresti di seguire alle nuove generazioni che sognano di diventare attori/attrici?

Suppongo non ci sia un percorso prestabilito, io ho sicuramente una storia anormale in questo contesto e ne sono molto contento, credo in ogni caso che la miglior scuola sia l’esperienza sul set, non c’è gavetta giusta o sbagliata ma la fortuna di trovarsi al momento e posto giusto può aiutare esattamente come un percorso di studi in accademia, le vie sono talmente tante che bisogna solo capire la propria.
Io per lo più sono una persona molto curiosa, guardo tanti film e leggo molto, ho iniziato un percorso universitario e ho alle spalle una famiglia che mi ha sempre dato gli input giusti, sono stato molto fortunato.





Come reagisci alle porte in faccia e alle attese del tuo lavoro?

Bisogna rimanere concentrati e non farsi prendere dall’ansia di non farcela, io ho relativamente iniziato da poco il mio percorso da attore ma ho già capito che buona parte del lavoro è fatto di attese, snervanti attese.
Ci si ritrova a girare una fiction, un progetto internazionale e poi tantissimi provini e l’attesa è la costante che ti tiene in ballo ma bisogna rimanere focalizzati su ciò che ci fa star bene, non darsi per vinti e provarci ancora se ci si vuole davvero stare, questa è l’unica certezza che ho. 

Credi si stia perdendo l’interesse ad esplorare e a mettersi in gioco?

Da piccolo ricordo mio padre leggere Sandokan prima di mettermi a letto, incontravo i miei amici al parchetto vicino caso e ci perdevamo nelle storie senza alcuna paura del giudizio altrui, ad oggi l’attenzione è cambiata, la pandemia ha accelerato il sedentarismo tecnologico ed io sono convinto che l’incontro sia essenziale per abbattere le barriere sociali che non ci danno la possibilità di esplorare noi stessi.
Io sono molto curioso di vedere cosa accadrà alla mia generazione, bombardata di notizie quotidianamente, rapida ad assimilare ma poco propensa a mettersi in gioco e confrontarsi.
Credere che la questione ecologica, di cui sono molto attento ed attivo, o le guerre al di fuori dall’Italia, non ci tocchino perché la nostra vita continua regolarmente è il principio di distruzione della nostra specie, l’indignazione ed il menefreghismo sono la comune del nostro tempo. 



Come hai vissuto il passaggio da Trento ad una città come Roma?

Roma è una città senza fine ma poi ogni quartiere è un polo, una piccola realtà indipendente.
Trento è invece una realtà più piccola e ho il presentimento che ci sia quasi la paura di imbattersi in nuove realtà, di poter mettere il piede fuori dallo spazio che oramai si conosce molto bene.
Non nego che anche io il primo anno a Roma ne ero terrorizzato, anche prendere la metro per la prima volta mi ha sorpreso ma poi ti lasci affascinare dagli schemi che Roma riesce a rompere.
Passare da un nido d’amore familiare alla città eterna è destabilizzante ma mi ha dato la possibilità di esplorare prima di ogni cosa me stesso e poi a capire ed adeguarmi a questa magia e chaos, se mi chiedi dove mi vedo tra dieci anni attualmente ti rispondo Roma.





L’esperienza Hollywoodiana con il film “House of Gucci” ti ha spinto ad esplorare nuove frontiere?

Assolutamente sì ma mi ha anche spaventato nuovamente. Il giorno prima dell’inizio delle riprese ero in camera d’hotel accovacciato sotto le coperte a chiedermi se fosse davvero arrivato il mio momento, il mattino successivo sul set ho scacciato tutte le insicurezze ed ho pensato “siamo in ballo ed allora balliamo”, in quel momento ho davvero aperto gli occhi su una realtà che fino ad allora non mi apparteneva. Io confido molto nella mia generazione e voglio dedicare me stesso e la mia arte in primis all’Italia.

La tua prima reazione alla scoperta della partecipazione al film di Ridley Scott “House of Gucci”?

Ovviamente non ci ho creduto, ero in treno rientrando da Torino al termine delle riprese di “Cuori Coraggiosi” una nuova serie in onda sulla rai che tratta dei primi trapianti di cuore negli anni’60, ho ricevuto la chiamata del mio agente, la quale mi chiese di preparami perché avrei conosciuto Lady Gaga, Jared Leto ed Adam Driver, non ti nego che non ci ho creduto realmente fino alla prima prova costume. Sentirsi all’interno di quel progetto è difficile da realizzare, ancora oggi faccio fatica.


Total outfit: GUCCI



Quali sono stati i momenti di set “House of Gucci” che sono rimasti impressi nella tua mente e nel tuo cuore?

Dopo la prova costume ho davvero realizzato che mi trovavo nel posto giusto per me e sul set ho avuto modo di improvvisare con Adam Driver e Lady Gaga, questo mio momento ha catturato Ridley Scott che ha deciso di tenere la scena. Al rientro in hotel ho incontrato un uomo al bar con la gamba appoggiata su un tavolino a bere una birra, da curioso quale sono ho subito intavolato una conversazione per capire cosa gli fosse successo e chiacchierando ho scoperto di parlare con uno degli art director del film, gli aneddoti raccontanti ed i consigli dati da una persona che ha visto tanti set sono un prezioso dono, ed è per questo che credo sia essenziale che la gente si incontri e confronti perché da una piccola curiosità può nascere un rapporto umano.

Quale è il posto in cui ti senti libero, estraniato dal mondo?

Abbiamo tutti bisogno di un posto dove ci sentiamo liberi, per me l’isola tiberina nasconde dei luoghi in cui mi sento immerso nel mio mondo e nei miei pensieri, fumo una sigaretta e leggo un libro, un po’ bucolico ma almeno sono libero.
Non dimentico però il mio “posto del cuore” vicino Treno, si tratta di una terrazza che si affaccia sulla valle e mi dà la possibilità di ricordare da dove vengo e cosa voglio fare nella vita, senza che vibri il telefono.


Total outfit: GUCCI



Alghero e il suo fiore all’occhiello dell’hospitality: l’Hotel La Margherita

L’hotel “La Margherita”, situato nel pieno centro di Alghero, nasce dall’estro della famiglia Masia nel lontano 1951. Il fiore all’occhiello della struttura, oltre alla sua collocazione a pochi passi dalla scogliera balneabile e dalla spiaggia convenzionata, è la Spa di circa 300mq dotata dei seguenti servizi: piscina riscaldata con Jacuzzi, bagno turco, doccia emozionale, sauna finlandese, doccia solare, due sale massaggi, manicure e pedicure.



Altro punto di forza de La Margherita è la terrazza solarium panoramica, dove in primavera e in estate vengono servite le ricche colazioni.

54 le camere con doccia o vasca complete di climatizzatore, tv color, telefono, Wi-Fi gratuita, frigo e cassaforte.Per chi si sposta in auto o moto a disposizione degli ospiti anche un garage.



Hotel La Margherita

Via Sassari 70, 07041 Alghero

Sito

Instagram

Il nuovo stile di MEDÏTERRANEO al MAXXI

Il progetto estivo 2021 dello spazio di tendenza ospitato a Roma nella piazza del Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha aperto al pubblico giovedì 27 maggio, ripartendo dal successo della passata stagione e torna come un giardino urbano incantato pronto a sorprendere i clienti e a conquistarli attraverso delle experience all’insegna dell’enogastronomia di qualità e della buona musica, immersi un’isola di luci, colori e piante che caratterizzano il nuovo stile di MEDÏTERRANEO. Ristorante e Giardino del MAXXI.

Lo spazio, infatti, curato dallo studio di architettura Project On, si accende di atmosfera con un reticolato di luminarie pronto a ricreare un magico cielo stellato, mentre delle corde naturali, dei filari di edera e dei lampadari sospesi conferiscono alla location un tocco tropical. Tra complementi d’arredo in marmo, acciaio e legno di recupero, il locale ospitato nell’area esterna del Maxxi sfoggia poi la grande protagonista della stagione estiva: la consolle, regina dei live set dal martedì alla domenica, ingabbiata nell’iconica homi di bambù lanciata un anno fa come allestimento ecochic imprescindibile del ristorante open air. Stavolta, la proposta enogastronomica, continuando a puntare sulle materie prime di qualità e di territorio, e sulle ricette tradizionali rivisitate, sposa invece una formula più conviviale, con momenti dedicati al cibo all’insegna di piatti ripensati per la cena come portate da condividere, con main course nel weekend pure a pranzo, ma anche una grande varietà di assaggi in formato mini sfizi, dessert classici come il tiramisù e la cheesecake, o i sorbetti.

Racconta Alessandro Cantagallo, titolare e imprenditore romano: “L’esperienza dell’anno scorso ci ha consentito di capire alcune dinamiche e via via abbiamo apportato le modifiche necessarie a far funzionare uno spazio così grande. Noi siamo un ristorante atipico. Vieni per stare all’aperto, per stare bene e scopri che si mangia anche bene per essere un posto che fa così tanti numeri. Questa volta puntiamo sulla materia prima e sulla qualità, ma con una proposta nuova, quella dei mini piatti, dai piccoli hamburger al polpo in tre varianti, per far vivere ai clienti un momento di leggerezza che non rinuncia al gusto”, conclude Cantagallo. Ancora: non mancheranno invece dal martedì al venerdì per il pranzo le colorate bowl di poké, anche da comporre, del pop up Palmerie ai Parioli, altro ristorante di proprietà del gruppo, che sarà accolto proprio negli spazi di MEDÏTERRANEO. Spiega lo chef Emanuele Pompili: “Cerchiamo di spaziare chiaramente come sempre, con un piccole portate e pasti modulari, ma soprattutto un gusto che possa accontentare tutti, dal pesce sia cotto che crudo alla carne, tra carpacci, marinati e tartare. Cercheremo di accontentare anche vegetariani e vegani. In carta restano i primi dello scorso anno, che hanno funzionato e che riproponiamo come la Nerano, i 4 pomodori, e l’Aglio, olio, gambero rosso e lime”. Nello spazio che vanta circa 250 posti a sedere, infine, sarà dato spazio al brunch, che prevede due piatti principali sia di primo che di secondo da scegliere in base ai gusti. Altra protagonista della stagione sarà la selezione musicale, con la direzione artistica di Manfredi Alemanno: “In programma ci sono live session con anche ospiti internazionali, da band ad acclamati dj, per far ascoltare diversi correnti musicali, dal tribale alla house, fino agli show in duo voce e piano con pezzi anche pop per la domenica al tramonto”. Il barman Glauco, che arriva da Palmerie, nel frattempo, conquisterà i clienti a suon di cocktail della sua drink list ispirata ai profumi dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.

La valigia del weekend fuori porta

Non vedevamo l’ora, finalmente le restrizioni agli spostamenti sono allentate e dopo mesi di immobilità forzata scatta la voglia di una fuga di qualche giorno lontano da casa. Che la destinazione sia mare, lago o montagna, nelle gallery ecco alcuni pezzi che non possono mancare nel borsone da viaggio.

Canada Goose
Canada Goose
Gimo’s
Colmar
Piacenza Cashmere


Tagliatore
Womo
Alphatauri
Tela Genova
CP COMPANY
ASPESI
TOMMY JEANS
Heart of Zeus

Alessandro Gherardi
CDLP
Gandhara
CDLP
Calvin Klein




Velocità, potenza e coraggio: la Superbike è ripartita alla grande

Per la prima volta dal 2004, complice anche la situazione emergenziale globale, il Campionato Mondiale MOTUL FIM Superbike è iniziato in Europa, con due tappe iberiche che hanno confermato l’essenza di questa competizione: velocità, potenza dei motori, capacità del pilota di leggere la gara e azzardare con tattiche al limite dell’incoscienza, affidandosi alla moto e agli pneumatici.

Lo show in Aragona

Prendiamo ad esempio quanto avvenuto nella prima gara dell’anno, il Pirelli Aragón Round sul circuito della Ciudad del Motor de Aragón, nella classe regina: il campione in carica Jonathan Rea, a caccia del settimo titolo consecutivo, ha conquistato al sabato pole position e Gara 1, festeggiando nell’occasione le cento vittorie in carriera in WorldSBK, primo pilota a raggiungere questo traguardo. Il giorno successivo, però, il meteo ci ha messo lo zampino e stravolto le cose.

La giornata di gare domenicali è stata infatti caratterizzata dal tempo incerto e, sia nella classe WorldSBK che WorldSSP, la griglia di partenza si è divisa sulla scelta degli pneumatici, che ha definito strategie di gara vincenti. E così, dopo l’ennesima vittoria di Rea nella Superpole Race, nella WorldSBK Gara 2 ha trionfato l’azzardo di Scott Redding, che è partito con pneumatici slick e, approfittando di una pista che andava asciugandosi, ha tagliato il traguardo con buon margine sul resto dei piloti.

Il ruolo delle gomme Pirelli

In tutte le situazioni, comunque, sono stati proprio gli pneumatici Pirelli ad assicurare buone performance, come rimarcato anche dallo stesso Rea – che ha lodato, in particolare, le performance degli intermedi nella Superpole di domenica. Per questa stagione, l’azienda milanese ha puntato sullo sviluppo del Diablo Superbike, gomma ufficiale del campionato destinata esclusivamente all’attività sportiva e, quindi, non utilizzabile su strade pubbliche.

In rispetto della filosofia della Superbike – che, ricordiamo, è il principale campionato per moto derivate dalla produzione di serie, vale a dire moto normalmente realizzate per la circolazione stradale – anche Pirelli declina molte delle soluzioni sperimentate in pista nella produzione regolare. L’ultimo esempio è quello del Diablo Rosso IV, in vendita da alcune settimane anche sui siti online come Euroimport Pneumatici, che presenta una innovativa carcassa in fibra Lyocell che offre una resistenza maggiore allo stress degli inserimenti in curva o delle accelerazioni più aggressive, ma anche tanti altri pneumatici moto della Pirelli beneficiano di tutto il know-how acquisito nel massimo campionato delle derivate di serie e applicano le tecnologie così studiate e testate.

Stracciato il record della pista

Guardando ai risultati in pista si notano subito i progressi compiuti dai prodotti della P Lunga e, più in generale, dalle moto: in WorldSBK, il nuovo pneumatico posteriore da qualifica Y0449, che era stato utilizzato solamente a Laguna Seca nella stagione 2019, ha permesso a Jonathan Rea e a Scott Redding di scendere al di sotto del record assoluto del circuito, con il tempo migliore di 1’48.458 segnato dal sei volte Campione del mondo Rea, che ha abbattuto il muro del 1’49 e ha superato di oltre mezzo secondo il precedente primato (1’49″049 di Alvaro Bautista, segnato nel 2019).

Ovviamente meno elevate le velocità nella giornata successiva, caratterizzata da maltempo, che però ha comunque fornito indicazioni importanti ai piloti e alla stessa Pirelli per le buone performance di tutte le tipologie di pneumatici, con slick, intermedi e da bagnato che sono stati tutti utilizzati in gara. 

Pirelli e Superbike, 17 anni e milioni di chilometri insieme

In diciassette anni di partecipazione in qualità di Fornitore Ufficiale di Pneumatici, il Campionato Mondiale MOTUL FIM Superbike ha permesso a Pirelli di sviluppare prodotti altamente apprezzati dai piloti e motociclisti di tutto il mondo, che si sono imposti fin da subito come leader indiscussi di mercato. Il lavoro di sviluppo realizzato da Pirelli insieme ai piloti del Campionato delle derivate di serie non ha eguali, e un numero lo racconta: gli pneumatici della gamma racing di Pirelli hanno percorso complessivamente oltre 2 milioni di chilometri di gare, correndo anche con temperature estreme, dai memorabili 0°C di Assen 2019 ai 60°C in molteplici occasioni.

Cosa si intende per “in stile casinò”?

Lo stile del casinò ha visto un’evoluzione importante nel tempo. Se prima infatti lo si immaginava come un luogo da evitare, caratterizzato da sale dalla luce offuscata dal fumo di sigari e sigarette consumati da loschi frequentatori, oggi si è passati ad apprezzarlo grazie allo stile classico e raffinato delle più famose case da gioco del mondo. 

Insomma, la reputazione del casinò è passata, come si suol dire, “dalle stalle alle stelle”, complice anche il recente enorme successo di giochi come il poker, per il quale molte competizioni internazionali vengono per l’appunto ospitate all’interno di casinò, contribuendo a far conoscere questo mondo anche a chi ne è lontano.

Leva fondamentale di questo fenomeno è stato soprattutto l’avvento dei giochi di casinò su internet. Negli ultimi anni in particolare, il settore ha fatto capolino anche nella versione mobile, riscontrando un ampio successo tra gli utenti. Oggi infatti è possibile giocare e divertirsi da smartphone o tablet in qualunque momento, senza la necessità di doversi recare di persona nei luoghi fisici. 

La conseguenza è stata un numero sempre maggiore di appassionati che, tra giochi come poker, roulette, blackjack e slot-machine ha potuto avvicinarsi al mondo del gioco d’azzardo oppure affinare la propria tecnica, studiare e allenarsi fino a diventare un vero e proprio giocatore professionista, in grado di competere in tornei di fama mondiale.

Giocare in perfetto stile casinò online inoltre, è ormai realtà: molti giochi online infatti riproducono fedelmente lo stile ricercato dei casinò più spettacolari, cercando il più possibile di coinvolgere l’utente e fargli vivere un’esperienza di gioco quasi identica a quella dal vivo.

L’atmosfera quindi, è tutto, e a capirlo sono state anche altre location estranee al mondo del gioco d’azzardo. Moltissimi hotel, club e lounge e locali vari infatti si sono direttamente ispirati allo stile da casinò. Forse non tutti sanno infatti che questo è diventato nel tempo un vero e proprio stile d’arredamento, sempre più ricercato e apprezzato da interior designer e stilisti.

Il fascino del lusso

È facile capire il perché di cotanto successo. Lo stile da casinò infatti mira a riprodurre l’atmosfera lussuosa che si respira nelle più belle case da gioco: i tavoli verdi, le luci, i lunghi ed eleganti corridoi che collegano una sala all’altra…tutto riporta indietro nel tempo, in un periodo in cui l’eleganza e lo stile classico facevano da padroni, e il lusso era ostentato dagli esponenti dell’alta società.

Una location con uno stile del genere fa vivere ai propri ospiti un’esperienza diversa, fuori dal comune: immersi nel lusso, è un assaggio a una vita forse oltre le proprie possibilità e che proprio per questo affascina da sempre, un po’ come se si vivesse “una notte da Cenerentola”.

E se – rimanendo in tema fiabe – “i sogni son desideri”, quello a cui mira lo stile da casinò è proprio ricreare un’atmosfera da sogno per soddisfare il desiderio di un’esperienza unica. Questa tendenza di arredamento infatti, punta tutto su ambienti ricchi di luci, colori, eleganza e bellezza, ostentando il tutto fino ad arrivare quasi all’eccesso.

Una luce che persuade

L’illuminazione diventa fondamentale: se infatti in alcune aree le luci permettono di illuminare i locali praticamente a giorno, facendo sfoggio di tutto quello sfarzo, in altre aree invece diventano più soffuse, creando un’atmosfera più intima, ideale per una serata tra amici o in coppia. È una luce che persuade, che invita gli ospiti a usufruire del servizio offerto dal locale, allo stesso modo di come all’interno di un casinò questo tipo di illuminazione sembri persuadere di più gli ospiti a giocare.

L’intramontabile fascino rétro

Ci sono tanti concetti di lusso ed eleganza. Per “lusso” ad esempio si può intendere anche un arredamento hi-tech, caratterizzato dalle ultime tecnologie in commercio, atto a riprodurre uno stile futuristico. 

Il concetto dello stile da casinò invece tende a un gusto rétro che prevede una costante e attenta ricerca dei dettagli e delle finiture in grado di far vivere al visitatore, non appena varca la soglia, un vero e proprio salto temporale tra due epoche distanti.

Insomma, gli anni passano, le mode cambiano ma il gusto, l’eleganza e il fascino per il lusso sono intramontabili, così come lo è lo stile da casinò, che sapientemente accomuna tutti questi elementi.

Fragranze per ambienti: quali scegliere adesso

Siamo nel pieno della stagione dei profumi naturali, tra note primaverili ed estive anche le nostre case risultano più accoglienti quando si vestono di questi sentori profumati. Nella gallery abbiamo selezionato alcune profumazioni per ambiente da diffondere nelle stanze della nostra casa, perfette per questo periodo. Ci conducono agli spazi aperti, dal mare alla campagna portandoci (almeno con il pensiero) alle atmosfere dell’estate a cui non sappiamo rinunciare.



Fresca come il bergamotto e frizzante come gli agrumi, River Rock stimola la percezione olfattiva accompagnandola in una passeggiata nella libertà della natura, un’emozione che il profumo riporta alla mente permettendo di rivivere un attimo di felicità rigenerante in ogni ambiente della nostra casa.



Balancing Room Diffuser è la prima fragranza per ambienti di Susanne Kaufmann, una novità in edizione limitata che vede protagonista della formulazione una miscela di oli essenziali. Le note di testa arancia, limone, lavanda incontrano presto un cuore di noce moscata e ylang ylang, noto per infondere una profonda e benefica sensazione di benessere e promuovere l’equilibrio interiore.



Acqua Blu di Millefiori Milano è una fragranza enigmatica dagli intensi contrasti: frizzanti note agrumate incontrano rinfrescanti sfaccettature acquatiche e moderni accenti aromatici, chiudendosi in avvolgenti note di ambra e legno di cedro.



Lime & Vetiver invece si compone di freschi accordi agrumati e floreali che richiamano i profumi del lime e della fresia si fondono con frizzanti e speziate note di cuore.



Dr.Vranjes continua a stupirci con le note di testa verdi e balsamiche della menta selvatica di incontrano il cuore bianco candido e positivo del bergamotto, riportando alla mente il ricordo di lunghe passeggiate rilassanti.

Manintown portraits: Peter White

A cura di Filippo Solinas e Benedetta Balestri

Ph: Luca Pipitone (@dopoesco)

Ex Magazzini, Marmo, Atlantico. Questi sono alcuni dei locali e club di musica dal vivo dove fino a qualche tempo fa eravamo abituati ad andare, a cantare a squarciagola i pezzi dei nostri cantanti preferiti. Il sogno di Peter White è di suonare all’Atlantico, e nell’attesa che la musica torni a suonare, ha dato vita ad un’iniziativa sui social a sostegno dei locali del suo cuore, lasciando di fronte alle loro porte una chitarra personalizzata da lui. Classe 1996, orgogliosamente romano, Peter White è tra i cantautori più conosciuti sulla scena indie-pop italiana, ama disegnare volti di donne, e ha personalizzato proprio con questi volti le chitarre lasciate in giro per l’Italia. La sua musica è fatta di fotografie nitide, emozioni che diventano immagini di esperienze, di emozioni, della sua città. Tra “notti sui tetti”, “appunti tatuati sulle mani”, e “stelle che sembrano fanali” attraverso le parole si vede il mondo dagli occhi di Peter, ed è un mondo sospeso a metà tra la malinconia del passato e le giornate storte che tutti viviamo ogni giorno.
La sua Narghilé su Spotify conta oggi quasi 18 milioni di streaming, e l’ultimo singolo “Gibson Rotte”, promette di accompagnarci nelle caldi notte estive, “tra il vino, il buio e il tempo dato da una cassa”.



Gibson Rotte sembra un primo passo verso la ripartenza, vuoi dirci qualcosa in più sul singolo?

“Gibson Rotte” è un brano che nasce in maniera spontanea. Ero in studio con i miei produttori Niagara (Gabriele Fossataro) e Polare (Paolo Mari). Quel giorno stavamo lavorando ad altro ma avevamo tutti voglia di fare qualcosa di nuovo.
Polare, ha iniziato a suonare il giro di chitarra che è poi diventato il fil rouge di “Gibson Rotte”.
Dopo venti minuti Niagara aveva già fatto registrare Polare e stava curando la parte ritmica, mentre io iniziavo il lavoro di scrittura. La fase di definizione è stata molto lunga…ogni brano ha la sua storia e il suo tempo. Se una canzone arriva alla fine della lavorazione merita di essere condivisa, il giudizio poi è compito del pubblico.



La fotografia del video, per la regia di Daniele Barbiero, trasporta lo spettatore in uno scenario cinematografico e anche la tua musica attinge molto dal cinema, quali sono i tuoi riferimenti?

Amo il cinema, e ti darò una risposta leggermente banale: mi piace spaziare tra vari generi e non mi pongo troppi limiti. Se dovessi scegliere una mia passione cinematografica tra tutte direi forse i film noir, soprattutto al livello fotografico.

Insieme al singolo hai lanciato anche una splendida iniziativa, vuoi parlarcene?

Si. Purtroppo il periodo storico che stiamo affrontando è complesso per tutti.
Il settore musicale è fermo da più di un anno e mezzo a causa della pandemia.
Bisogna evidenziare il fatto che annullando i concerti non si fermano solo gli artisti che vanno sul palco, ma c’è un mondo di addetti ai lavori che smette di esistere dietro le quinte: dagli impiantisti ai fonici, dai promoter ai gestori e dipendenti dei locali.
Per questo motivo ho voluto lanciare un appello di speranza: ho preso delle chitarre, le ho personalizzate e poi lasciate simbolicamente davanti ad alcuni luoghi di Roma, realtà importanti per il mio percorso artistico e per la musica in generale. Il mio intento, dopo aver scritto “Gibson Rotte”, era di rimettere insieme i pezzi, di riavvicinare tramite la musica.



Dal tuo primo singolo Birre Chiare nel 2017 ad oggi come si è evoluto Peter White?

Sono andato avanti senza farmi troppe domande. Credo di avere in tasca ancora gli stessi ideali.
Con l’uscita di “Birre Chiare” nel 2017 vedevo la musica ancora come un passatempo.
Nel corso di questi quattro anni ho imparato ad amare il mio mestiere anche se così complesso.
Il prezzo della vita è questo: andando avanti scambiamo un po’ di spensieratezza con un filo di esperienza.

Che rapporto hai con la scrittura?

Molto personale e altalenante. E’ forse la parte più difficile del mio lavoro: scegliere le parole giuste e riuscire a focalizzarle in una frazione di tempo.



Quali sono i tuoi artisti preferiti? Una nuova promessa che tutti dovrebbero ascoltare?

Chiunque mi conosca bene sa che adoro il cantautorato, in particolare Francesco De Gregori.
Nuova promessa senza pensarci due volte: Clied.

Hai in progetto un nuovo disco?

Assolutamente si. Non aggiungo ulteriori informazioni perché spero di far parlare la musica a tempo debito.

Salutiamo Peter, e qualcosa mi dice che la prossima volta che lo rivedrò sarà su un palco. Magari all’Atlantico.

VIVO: il vero sapore del mare dall’Argentario a Milano

A metà strada tra Brera e Moscova, una zona in cui tradizione e modernità si incontrano oggi più che mai, apre VIVO, il secondo ristorante dei fratelli Manno a Milano.

Una famiglia di pescatori alle spalle, che dal 1904 ha trasmesso di generazione in generazione l’amore per il mare, per l’arte della pesca e per la materia prima del pesce stesso, fino ad arrivare a oggi. Dalla tradizione di famiglia è nata l’esigenza di far conoscere agli amanti della buona cucina, i piatti tipici dei pescatori dell’Argentario; un progetto che ha lo scopo di onorare il mestiere del pescatore e allo stesso tempo comunicare, attraverso la cucina, l’importanza della filiera corta, che attribuisce una qualità superiore al prodotto ittico. 

L’intera filiera è formata da pescherecci di proprietà e attenzione all’ambiente. I piatti hanno sempre una storia da raccontare regalando il sapore del vero pesce, pescato poche ore prima e portato in tavola. La nuova straordinaria sfida del gruppo Manno, che proprio in questo momento di pandemia ha investito in un nuovo ristorante, perseguendo l’obiettivo quasi decennale di valorizzazione del pesce, per raccontare ai clienti la storia del piatto, oltre al gusto.

Il ristorante di Via Statuto 16 accoglie i suoi ospiti in un bellissimo dehor ampio in cui delle vele bianche fanno da cornice, coprendo i tavoli e il bancone, un gozzo del 1965 ristrutturato a mano da Mileo, l’ultimo maestro d’ascia dell’Argentario. Il locale profuma di mare e ci racconta la sua storia tramite le sue mura e con la cucina degli Chef Benedetto e Alessandro.

Un locale vivo per davvero, come Milano, che si prepara a riaprire dopo questo periodo buio di chiusure, pronto ad accogliere gli amanti del buon cibo e del buon bere in questo angolo di Rinascimento della città.