ALESSANDRO ENRIQUEZ – THE POWER OF BEING A 360° CREATIVE

Arrivano direttamente dal cuore dell’Italia le ispirazioni di Alessandro Enriquez. Nato a Palermo, in quella Sicilia pulsante dell’immaginario collettivo, ha girato il mondo per seguire i suoi studi di moda. Riconosciuto, da subito, come un designer di successo, ha lavorato per sette anni per Costume National, prima di lanciare la sua linea di borse e quella di abbigliamento, caratterizzata dalle “collezioni all’italiana”, che invece porta il nome del primo libro pubblicato da Alessandro, “10×10 An Italian Theory”. Un testo di moda, food e lifestyle, che lo ha avvicinato alle riviste con cui collabora tuttora e che, come tiene a precisare, non può che considerare, «il proprio portafortuna».

Il tuo è un percorso eclettico: dal design al digital. Raccontaci il tuo DNA creativo e in che modo lo declini in ambiti diversi?
Il mio percorso “misto” mi ha condotto verso strade creative diverse, che mi piacciono e stimolano tanto. Invento ed elaboro, con un occhio comunicativo, proprio per la voglia e il desiderio di creare comunicando e viceversa. Laureato in Lettere e appassionato di letteratura antica e di moda, ho sempre mixato diversi mondi. Dopo gli studi mi sono dedicato al mondo della moda, disegnando per Costume National, di Ennio Capasa – che reputo uno dei mie piu bravi “maestri di vita”, oltre che professionali – per sette anni. Durante gli ultimi due anni, “di nascosto”, mi sono dedicato alla scrittura di un libro che, nel 2012, è stato pubblicato in lingua italiana. “10×10 An Italian Theory”, un testo di moda, food e life style ricco di illustrazioni. Il riscontro positivo di questo testo, che considero un portafortuna, mi ha avvicinato a diverse riviste, con le quali ho iniziato, e tuttora continuo, a collaborare. Parallelamente è nata una linea di abbigliamento che porta lo stesso nome del libro. Mi ha regalato molte soddisfazioni, soprattutto le “collezioni all’italiana”, come quella con la pasta, facendomi diventare una sorta di ambassador dell’italianità all’estero. Mi ha permesso di costruire il mio DNA creativo. Alla collezione di abbigliamento ho affiancato, nel 2016, una collezione di borse con il mio nome, interamente made in Italy.

La tua definizione di influencer/blogger/ambassador
Colui che consiglia, comunica e porta il suo esempio, il suo stile. Una formula moderna di un micro giornale – in formato app – che ognuno di noi possiede. Come tutti i giornali, il suo esito è soggetto all’interesse dei lettori.

Come vedi l’evoluzione del mondo social e del tuo business?
Sicuramente il mondo social crescerà ancora di più e assumerà sfaccettature diverse. Oggi, gli influencer sono diventati una sorta di celebrity, attraverso una forma democratica di comunicazione. Forse, domani, grazie ai social nasceranno nuove figure. Credo che tutto questo sarà di supporto per molte persone.

Quale è, secondo te, il social del futuro?
Instagram è sicuramente il più gettonato, al momento. Sono convinto che verrà potenziato e che, a poco a poco, ci saranno tanti aggiornamenti. Il passo successivo? Non saprei. Ci affidiamo ai geni, sperando di imparare velocemente l’uso delle novità.

Quanti dei tuoi consigli sono sinceri e non sponsorizzati?
I miei quote sono tutti sinceri e vengono dal cuore. Alcuni divertenti, altri con un tono più tagliente, ma tutti rispecchiano il mio pensiero.

Come vedi l’evoluzione della moda con il digital e fenomeni come “see now buy now”?
È sicuramente una soddisfazione, per i clienti fanatici della moda, ma credo che la scelta di alcune Maison francesi – di ritagliare delle piccole capsule in vendita solo in boutique, immediatamente dopo averle mostrate in passerella – possa essere una svolta positiva per risollevare il mercato. Trovo sia giusto ricreare quel rapporto cliente/negozio che oggi si sta un po’ indebolendo.

La professione dell’influencer ha una data di scadenza?
È una professione che non scade. Si è artefici della propria data di scadenza. Ognuno di noi sa bene che i social sono come le macchine e vanno alimentati tanto.

La tua passione per il mondo dei cartoon e per il lato pop nella moda
Mi ritengo un eterno Peter Pan, e il mondo dell’illustrazione è sempre stato di mio interesse. Con i cartoon ho un bellissimo rapporto e, molte volte, gli “chiedo di giocare” con le mie collezioni, donandogli una cittadinanza italiana. Titty cucina la pasta, Bugs prende il caffe napoletano, Felix sogna l’Italia. Per me, sono parte della nostra storia, di quella del cinema, e credo che abbiano un grande valore. Avere come partner colossi come Universal o Warner Bross, è un grande riconoscimento per il mio lavoro. Di loro non mi stanco mai.

I tuoi 5 posti del cuore in Italia o nel mondo?
Sono siciliano, amo la cucina e cucinare, e mi affascinano i luoghi dove posso assaporare i gusti di una volta. C’è un piccolo ristorante, nel cuore di Ortigia (Siracusa), che si chiama La Foglia: ricette tipicamente siciliane rivisitate, arredamento kitsch-vintage colorato e proprietari dolcissimi. A New York, il ristorante pugliese Mercato, mi ricorda l’Italia ogni volta che vado. A Barcellona, città del cuore, dove ho vissuto diversi anni, visito sempre il MACBA (Museo di Arte Contemporanea) e subito dopo, corro a bere un caffe e ad assaggiare i dolci realizzati nei conventi spagnoli. Tutto questo al Caelum, nella zona gotica in centro. I “marche au pouce” di Parigi e Portobello, di Londra, sono la mia passione. Banner e 10corsocomo a Milano i department store che preferisco, con una bellissima selezione e un’attenta cura al cliente.

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4 FITNESS TREND PER IL 2018

In cima alla lista dei buoni propositi per l’estate prossima c’è sempre lei: l’attività fisica. Se ancora non avete rinnovato l’abbonamento in palestra, ecco quattro nuovi trend per il 2018, in fatto di allenamento da cui lasciarvi ispirare e tentare.

GET! Gymball Evo Training

Un unico attrezzo richiesto: la gymball “Original Pezzi”® Gymnastikball MAXAFE®. È il GET! Gymball Evo Training, un allenamento funzionale, ideato da Davide Zanichelli, che sfrutta il sovraccarico naturale e che necessita solo di questo attrezzo colorato e divertente. Un’attività da fare in gruppo o da soli, ma rigorosamente a tempo di musica. Tre sono le tipologie tra cui scegliere, o, perché no?, da alternare per un training completo: G.A.G. (Gambe, Addominali e Glutei), Cardio e BODY. Il primo tipo si concentra negli arti inferiori e i glutei, il secondo richiede un lavoro più specificatamente cardiovascolare e, infine, il terzo consiste in un allenamento total body in cui sono interessati braccia, spalle, petto e dorso. I benefici sono un aumento dell’equilibrio, della coordinazione e dell’agilità, oltre a una buona dose di buonumore.

RUNNING

Un paio di scarpe buone è l’equipaggiamento sufficiente a praticare la corsa, che raccoglie sempre più appassionati, in tutte le sue forme, dalla camminata veloce al nordic walking, fino alle maratone. I neofiti potrebbero iniziare in palestra, correndo sul treadmill, che permette un controllo costante della frequenza cardiaca, migliorando, di conseguenza, la resistenza aerobica senza rischiare picchi di frequenza cardiaca. Dopo aver preso confidenza, si può passare all’allenamento all’aria aperta, che implica un maggiore dispendio di ossigeno e quindi una maggiore efficacia in termini di attivazione muscolare e sforzo fisico. Se si vuole allenare tutto il corpo, si può optare per il nordic walking, una camminata che necessita di due appositi bastoni su cui esercitare una certa forza a ogni passo. Si vanno a sforzare i muscoli della parte superiore del corpo, andando a lavorare anche sulla mobilitazione articolare di polso, gomito e spalla. Inoltre, rispetto a una semplice camminata, si registra un incremento del 46% sul consumo di calorie!

PILATES

Accanto ad attività principalmente cardio, troviamo il Pilates, una disciplina che aiuta ad assumere e a mantenere una postura corretta e a conferire maggiore agilità e fluidità nei movimenti quotidiani. Alla base si lavora sulla consapevolezza profonda del proprio corpo e della propria mente che, insieme, agiscono per eliminare rigidità, tensioni e problemi alla schiena: il Pilates, infatti, è un’attività utilizzata anche in campo riabilitativo. La respirazione è fondamentale, e deve essere coordinata ai movimenti, cosa che implica un grande controllo, precisione e concentrazione nell’esecuzione corretta delle sequenze di esercizi. Il Pilates può essere praticato a corpo libero, con l’uso di piccoli attrezzi, o con macchine come il Reformer, la Cadillac e la Chair, che sfruttano l’azione di alcune molle per andare a lavorare su muscoli profondi che normalmente non sono sollecitati in assenza di gravità. Il Matwork, invece, prevede semplicemente l’uso di un tappetino ed è più faticoso rispetto alle macchine, in quanto si va contro la forza di gravità.

YOGA

Lo yoga è una delle discipline orientali più antiche, che comprende molteplici espressioni e correnti diverse. Un esempio è l’Ashtanga Vinyasa yoga, caratterizzato da uno schema ben definito di sequenze asana, talvolta complesse e impegnative dal punto di vista fisico. Negli ultimi anni si sono sviluppate anche delle forme ibride più “estreme”, come il surfing yoga, ancor meglio se praticato nelle meravigliose spiagge del Portogallo, del Marocco o del Sud America. Per tutte le coppie più audaci di amici o innamorate esistono l’acroyoga e lo yoga volante, che consistono in sequenze da fare in due, sfruttando al massimo il peso corporeo, allenando l’equilibrio, la forza, la coordinazione e, non per ultimo, il senso di fiducia. Un esempio di yoga più cardio e combattivo è il boxing yoga, che unisce le asana, le posizioni classiche dello yoga, con elementi della boxe. Infine, se amate andare in discoteca, il clubbing yoga potrebbe fare al caso vostro. Musica elettronica, hip-hop o pop ad alto volume fa da colonna sonora per lezioni divertenti e anticonvenzionali, che favoriscono l’interazione con gli altri componenti del gruppo, siano essi principianti o esperti.

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MAGIA IN CUCINA

Nella sua cucina ingredienti, utensili, pentole e piatti levitano, creando una magia che gli ha fatto guadagnare quasi 60mila follower su Instagram. «L’idea di fotografare oggetti sospesi – spiega Francesco Mattucci, ideatore di @kitchensuspensionnasce da una situazione assolutamente quotidiana, per ragioni di spazi, necessità, esigenze la cucina è il posto della casa che vivo di più. Guardandomi attorno ho pensato di creare un luogo dove gli oggetti che popolano la mia cucina possano “animarsi” in maniera insolita, quasi a giocare tra loro e quindi uno spazio dove il cibo non abbia più una rappresentazione classica, dove possa estraniarsi dai contesti nei quali viene normalmente immortalato, vivendo quasi una vita propria e, naturalmente, divertendosi». Per lui la svolta da creativo a influencer è stata quasi immediata. Prima la pubblicazione di una serie d’immagini nella home page di Repubblica e, pochi mesi dopo, l’intervista sul blog di Instagram, hanno portato al progetto grande visibilità in tempi ristretti. «Non mi ritrovo tanto nella definizione di “influencer” – continua Mattucci – non mi sento tale e non credo che le mie immagini possano invitare le persone all’acquisto di un prodotto, invece che un altro. Io credo che il progetto di @kitchensuspension funzioni, perché le immagini che lo compongono sono sempre in grado di sorprendere e bloccare per un secondo l’attenzione degli utenti che vi incappano. Questo è un profilo studiato ad hoc per l’online e in questo contesto funziona, il mio follower sa sempre cosa aspettarsi dalla prossima foto ma, in realtà, ne rimane ogni volta sorpreso». Ogni scatto di Francesco ha dietro un lavoro lungo e paziente, basti dire che per fotografare la coppa con il gelato sospeso in volo, ci sono voluti quasi due giorni di lavoro. «Non esiste un metodo per ottenere questi scatti – conclude – ogni immagine ha le sue caratteristiche e il sistema per sostenere gli oggetti che la compongono cambiano di volta in volta, il difficile sta proprio nel costruire set diversi per ogni scatto. È comunque fondamentale una massiccia dose di post-produzione per ottenere gli effetti voluti».

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Nuovi must-have: uno zainetto per tutti!

Se c’è un accessorio che più associo alla mia adolescenza, quello è lo zaino. Dai pomeriggi interi passati davanti alla televisione – a guardare “Non è la Rai”, con il suo gioco di indovinare cosa c’era nello zainetto di Ambra – alla mia prima vacanza da solo all’estero, accompagnato dal fedele e coloratissimo Invicta. Poi, crescendo, ho preferito altre borse, per le mie avventure. Dopo un po’ di anni in cui per me zainetto era sinonimo di uno stile un po’ troppo teen, mi sono accorto, invece, di come questa proposta, fra le tante borse, sia in realtà una delle più pratiche e comode e abbia acquisito con il tempo una versatilità di uso che è perfetta per il mio quotidiano, sempre di corsa fra mille impegni. E se ne sono accorti anche brand e stilisti, perché nelle ultime stagioni si sono moltiplicate le opzioni, da quelle colorate e decorate, per un pubblico forse più giovane e fashion addicted, ad altre tecnologiche e sporty, per chi non rinuncia allo zaino per andare in palestra o per fare jogging, fino a proposte seriose e dal design essenziale e minimal, dal sapore urbano e perfette per il manager annoiato dalla solita valigetta ventiquattrore. Vi proponiamo una carrellata di backpacks che ci sono piaciuti e ce n’è davvero per tutti i gusti.

Ha collaborato Orsola Amadeo

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Carlo Sestini: a citizen of the world

Nato e cresciuto a Firenze, Carlo Sestini si è trasferito in Svizzera all’età di tredici anni e, successivamente, a Londra per frequentare la Regent’s University. È un appassionato di arte e di alta moda. Il suo stile è sofisticato e ricercato, il suo guardaroba include pezzi iconici e capi vintage. È appena rientrato da Los Angeles, dove ha studiato recitazione.

La tua definizione di influencer/blogger/ambassador?
È una persona che riesce a influenzare i gusti e gli acquisti del pubblico attraverso i propri profili social, anche se è un termine spesso usato in modo inappropriato.

Come vedi l’evoluzione del mondo social e del tuo business?
L’universo digitale viaggia così velocemente da permettere di poter realizzare in futuro tutto quello che oggi è solo frutto di immaginazione anzi, nella maggior parte dei casi, qualcuno lo sta già brevettando. Mi piacerebbe acquistare direttamente da Instagram, senza dover passare per i singoli siti di vendita online, significherebbe risparmiare tempo e avere la possibilità di comprare esattamente quello che vedo. So che Instagram sta già testando questa nuova funzionalità in diversi Paesi, ma in Italia non è ancora possibile.

Quale secondo te il social del futuro?
Instagram, Instagram e ancora Instagram.

Lato negativo della tua professione?
Non credo ci siano lati negativi

Quanti dei tuoi consigli sono sinceri e non sponsorizzati?
Un contenuto sponsorizzato non significa necessariamente che non sia sincero, ma, personalmente, controllo tutte le mie collaborazioni. Se un marchio – o la sua richiesta – non si adattano al mio stile, ringrazio di cuore ma declino.

Consiglio pratico di stile o beauty o posti che ti piacciono?
Londra è la mia seconda casa anzi, forse, è diventata la prima. Mi sorprende sempre con ottimi ristoranti, spa, palestre e club. Suggerirei Mr Chow per una cena cinese e Annabel per un drink. Fondato quasi 50 anni fa, è uno dei club più eleganti al mondo.

La professione di influencer ha una data di scadenza? Come immagini il tuo lavoro da vecchio?
Cerco di godermi al massimo tutto quello che faccio, ora che sono giovane ed entusiasta del mio lavoro. In futuro? Probabilmente un’attività in proprio, forse un brand o qualcosa di simile legato al lifestyle.

Conta più una bella faccia o un bel contenuto?
Un buon contenuto è per sempre.

Quale applicazioni usi per ritoccare le foto e quanto ritocchi per creare lo scatto perfetto?
Dipende dal tipo di foto, ma non sono un maniaco della post-produzione. Credo che siano le imperfezioni a rendere le immagini uniche.

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Un cuoco in tv

Simone Rugiati già 13 anni orsono spignattava davanti ai fornelli, insegnando a una platea, che ancora non aveva dimestichezza con stelle e piatti d’autore, come fare il soffritto perfetto. «Io – dice Simone – vado in televisione per far cucinare le persone a casa loro. Il resto è show. Far vedere al grande pubblico come si realizza il piatto di uno chef stellato è un puro esercizio di stile, che serve solo a portare gente nei ristoranti. Infatti, per replicare certe ricette non solo ci vuole un’abilità che si acquisisce con anni di lavoro e di studio, ma sono necessarie materie prime di non facile reperibilità». Sui social, invece, ha iniziato da poco, ma ha già ottenuto un grande successo (quasi 300mila follower su Instagram e oltre 500mila su Facebook) tanto da essere, ormai, considerato un influencer. «Sono stato uno degli ultimi nel mio settore ad avere il profilo sui social network e li avevo aperti per farmi conoscere meglio da chi mi seguiva in televisione. Col tempo, mi sono strutturato e ora ho un’agenzia che mi affianca. Per me i social sono un grande bacino dove intercettare le necessità del pubblico, ma anche testare i prodotti nati dalle mie collaborazioni o interagire con chi mi segue. Molte volte porto in trasmissione proprio i temi che mi vengono suggeriti dai mei follower». A completare la vita professionale di Simone manca ormai solo un ristorante. «Molti investitori – conclude Rugiati – mi chiedono di aprire un ristorante, ma devo ancora crescere e poi nella vita non si possono fare troppe cose contemporaneamente. Uno chef, a mio parere, deve stare in cucina e io adesso ho altre priorità». Intanto Simone sta costruendo la filiera che, in futuro servirà il suo ristorante. Infatti, Foodloft (la factory house di Rugiati) è fra i partner di “Coltivatori di Emozioni”, la piattaforma che vuole avvicinare il consumatore alle attività agricole rendendolo partecipe del ciclo produttivo, “adottando” un coltivo a scelta tra ulivi, filari per il vino, arnie e frumento. Altro obiettivo di Coltivatori di Emozioni è il recupero e la valorizzazione dei terreni incolti che, a oggi, si trovano in Puglia, Sicilia, Calabria, Molise, Marche, Lombardia, Toscana, Piemonte e Veneto.

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Capelli in riga

Ogni uomo passa davanti allo specchio un tempo diverso, soprattutto nella cura dei propri capelli. Che siate precisi, sbrigativi, sportivi o perfezionisti, ricordate sempre che esistono prodotti specifici e ottimali per tutte le attitudini e ogni necessità di capello. Anche se di fretta, basta poco per avere una capigliatura ordinata, che ci rende sicuri di noi e pronti ad affrontare la giornata.
Prima di presentare alcuni degli ultimi must have maschili, tre consigli da tenere a mente per il nostro rituale quotidiano:
Lavaggio: Sì ai lavaggi frequenti, due passate di shampoo al mattino sono l’ideale: la prima deterge, la seconda rende il capello lucido e splendente.
Asciugatura: Pre-asciugare con un asciugamano in microfibra soprattutto i capelli fini. Investite in un buon phon, che unisca la giusta potenza al corretto livello di calore.
Styling: Generalmente se il prodotto è valido basta davvero una modica quantità, per fissare senza seccare e sporcare la nostra chioma. L’espressione, melius abundare quam deficere non si applica all’haircare.

Tigi
La proposta di Tigi unisce uno shampoo e un balsamo per lavaggi quotidiani, arricchiti con ingredienti molto apprezzati dalla cute maschile, come il mentolo e il peppermint.

  • Clean Up Daily Shampoo: valorizzato da estratti di palma nana, semi di girasole, citronella e mentolo, idrata e districa i capelli lasciandoli luminosi
  • Clean Up Peppermint Conditioner: dall’aroma fresco, aiuta a riparare i segni dei danni causati da fattori ambientali, aggiungendo volume e lucentezza al cuoio capelluto

Vichy
Un rituale completo disponibile direttamente nella versione coffret, per l’aumento della massa capillare.

  • Shampoo rigenera spessore e Balsamo rigenera spessore, per aumentare la consistenza dei capelli
  • Trattamento concentrato moltiplicatore di massa capillare, per accrescere il numero dei capelli

Aveda
Uno dei principali problemi del capello maschile è il diradamento. Aveda ci propone:

  • Invati men™ nourishing exfoliating shampoo: esfolia la cute e aiuta a rinforzare i capelli che tendono a diradarsi
  • Invati men™ scalp revitalizer: un trattamento per capelli subito più folti dalla radice. Da massaggiare sulla cute per rinvigorirla

L’Oreal Barber Club
Adatto per chi è molto pratico o chi ha poco tempo. Il nuovo Detergente 3 in 1 di L’Oreal Men Expert è ideale per viso, capelli e barba. La sua formula senza sapone, con olio essenziale di cedro, ravviva i capelli con un’azione confortevole sul cuoio capelluto oltre a essere ottimale per rimuovere impurità e cattivi odori dalla barba.

Label.men
Due alleati dello styling come Label.men Grooming Cream, una crema versatile, impalpabile, per garantire definizione e controllo da applicare prima dell’asciugatura. Resurrection Style Dust, polveri miracolose (per capelli chiari e scuri) per radici amplificate al massimo, un volume sotto controllo e una texture esageratamente matt.

Sebastian
Infine, per gli amanti della lacca, due spray da utilizzare prima o dopo l’asciugatura:

  • Shaper Zero Gravity™: Hairspray asciutto, pettinabile, controlla senza appesantire. Da applicare durante l’asciugatura, per cambiare ogni volta volume e forma, in una perfetta definizione.
  • Sebastian Shaper Fierce ™: Finish Hairspray tenuta extra forte. Dopo la piega, fissa lo stile dei capelli per tutto il giorno e garantisce la perfezione in ogni momento, anche dopo ore.

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Music talent da seguire: THOMAS COSTANTIN debutta col suo primo EP Fire

E’ uno dei nomi della scena musicale milanese: Thomas Costantin inizia la sua carriera a soli diciassette anni ed è oggi uno dei Resident DJ del Plastic. Ma cosa più importante il 23 febbraio, col nome d’arte di THO.MAS, sarà pubblicato Fire, il suo primo EP, dai ritmi dark e teatrali. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare non solo la sua grande passione per la musica, ma per scoprire anche le passioni che alimentano il suo immaginario. E avere un’anteprima del suo primo EP.

Qual è il primo ricordo che hai, legato alla musica?
Ricordo di un giovanissimo Thomas, di circa 5 anni, con i capelli biondissimi e corti. Ero in vacanza con mia nonna al mare, da solo, e lei aveva una musicassetta di Madonna, True Blue. L’ho consumata!

Quali sono i maestri o le persone che ti hanno ispirato o hanno avuto un ruolo importante nella tua formazione?
Non sono stati proprio i maestri, quanto le amicizie a influenzarmi e farmi scoprire cose nuove: Nicola Guiducci ha fatto nascere in me l’amore per le sonorità da club, mentre Francesco Pistoi mi ha spinto a creare la mia propria musica. Per il resto, cerco ispirazione ovunque: essendo molto curioso, in tutti questi anni mi sono creato un bel background, indirizzato a ricercare nuovi suoni e nuovi artisti.

Parlaci del concept del tuo primo EP e delle collaborazioni più importanti.
Il concept del mio primo lavoro è totalmente in linea con la mia estetica, un mix tra antico e moderno.  Ho utilizzato solo strumenti elettronici: ormai, si può fare davvero di tutto con un Mac e software come Ableton, per esempio. Adoro inserire sample di vecchi film e pezzi vintage nelle mie creazioni. In Jl ci sono dialoghi in italiano da Alphaville, di Godard, uno dei miei registi del cuore. In Fire è presente la splendida voce di Georgia Gibbs, direttamente dagli anni Cinquanta. Le collaborazioni per i remix sono state un successo! I miei amici B-Croma hanno dato un touch super londinese a Fire, Jerry Bouthier ha trasformato il THO.MAS (nome d’arte, ndr) super dark in una versione disco tutta da ballare, Ormas & Atmosphereal mi hanno conferito una dimensione house che non vedo l’ora di suonare. Infine Pisti – un maestro – ha creato un pezzo che fa vibrare, sembra di trovarsi in un club alle 4 del mattino.

Thomas e la moda: quali sono i tuoi brand preferiti e perché?
Sarò di parte, sicuramente, ma Gucci con la direzione creativa di Alessandro Michele è nel mio cuore: così sofisticato e spiritoso, con le citazioni dei miei idoli come Elton John che trovo molto interessanti e, poi, ha rivoluzionato completamente il concetto di brand, lavorando con numerosi giovani creativi e artisti. Adoro Palomo, un brand spagnolo genderless, geniale!  Mi piace moltissimo anche Missoni, i loro maglioni sono tra le cose che amo di più indossare, impazzisco per le scarpe di Church’s e adoro lo stile spaziale di Iris Van Herpen.

L’ultimo libro che hai letto o la mostra che consiglieresti di visitare?
L’ultimo libro è Antichi maestri di Bernard, consigliatomi da una persona che mi conosce molto bene e, infatti, ci ha azzeccato. Adoro il cinismo sano.
Una mostra che consiglio è l’ultima inaugurata al Pirelli Hangar Bicocca, The Dream Machine is Asleep di Eva Kot’átková, artista della Repubblica Ceca. Riflette sullo stato delle malattie mentali, sui sogni e sulle regole imposte dalla società attraverso installazioni e opere performative dalla grande forza espressiva.

 Se la tua musica fosse un piatto, sarebbe…
Penso un dolce alla frutta, il mio preferito.

Quali sono la città che più ti ispira e il luogo in cui ti rifugi per ricaricarti?
Parigi è sempre nel mio cuore, piena di energia e bellezza. Dico spesso che prima o poi mi ci trasferirò. Raramente ho bisogno di trovare un rifugio, ma, quando accade, non è importate il luogo ma la compagnia. Se voglio stare da solo, resto a casa, in mezzo alle cose che amo.

Quando parti, cosa non manca mai in valigia?
La lacca per capelli, il Mac e almeno un outfit mai indossato, per andare ad una festa. Non si sa mai…

I 5 film, per te, più significativi.

  • Laurence Anyways (2012, diretto da Xavier Dolan, con Melvil Poupaud e Suzanne Clément);
  • Orlando (1992, diretto da Sally Potter, con Tilda Swinton);
  • Le conseguenze dell’amore (2004, diretto da Paolo Sorrentino, con Toni Servillo);
  • Fantastic Mr. Fox (2009, diretto da Wes Anderson, con le voci di George Clooney e Meryl Streep);
  • Blue Jasmine (2013, diretto da Woody Allen, con Cate Blanchett e Sally Hawkins).

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A Madrid è tempo di ARCO

Cover_The Couch with Ada O’Higgins by DIS

Il mondo dell’arte – si sa – è oramai sempre più globalizzato e se anche è vero che fra un evento importante in Europa e uno in Centro America o in Asia probabilmente si vedranno uomini e donne con atteggiamenti, vestiti e accessori molti simili fra loro, quello che rende ancora, soprattutto le fiere d’arte, degli eventi unici è il contesto in cui si sviluppano. In Europa il mondo dell’arte si “risveglia” a Madrid con la fiera ARCO, che si terrà come tradizione nei padiglioni della Fiera madrilena dal 21 al 25 febbraio. Questa manifestazione decisamente accogliente e mondana non è solo un punto di riferimento culturale per la Spagna e l’Europa, ma anche per tutta l’America Latina. È questa certo un’ottima occasione per un weekend alla scoperta del lato contemporaneo della capitale spagnola. Ecco alcuni suggerimenti su dove recarsi dopo aver visitato la trentasettesima edizione di ARCO con le sue 208 gallerie provenienti da 29 paesi.
www.arcomadrid.es

Il centro culturale sperimentale La Casa Encendida presenta la mostra Thumbs That Type and Swipe: The DIS Edutainment Network del collettivo newyorkese DIS. DIS è formato da Lauren Boyle, Solomon Chase, Marco Roso e David Toro. Questo progetto di collaborazione artistica è nato con lo scoppio della crisi nel 2009, inizialmente come una lunga conversazione attraverso e-mail che ha portato in maniera organica alla fondazione di DIS Magazine, una rivista ibrida in cui sono stati analizzati i contenuti più urgenti dei nostri tempi, dando poi origine al progetto curatoriale che ha sdoganato alla Biennale di Berlino del 2014 il Post-Internet, la corrente artistica più cutting edge dei nostri giorni.

Thumbs That Type and Swipe: The DIS Edutainment Network
Dal 2 di febbraio al 13 di maggio
www.lacasaencendida.es

Tappa obbligata è il Museo Reina Sofia, che ha da poco inaugurato la mostra temporanea Pessoa. Todo arte es una forma de literatura che mira a fare scoprire al pubblico la vigorosa, ma poco conosciuta, scena d’avanguardia artistica portoghese che si è sviluppata alla prima metà del XX secolo e in cui il grande poeta portoghese Fernando Pessoa (1888 -1935), ha giocato un ruolo di primaria importanza, intervenendo attivamente attraverso i suoi scritti e le sue versatili proposte artistiche.

Pessoa. Todo arte es una forma de literatura
Dal 6 di febbraio al 7 di maggio
www.museoreinasofia.es

Una fra le più intellettuali tra le gallerie madrilene Helga de Alvear allestisce la personale dell’artista di origini canadesi Marcel Dzama. Il titolo della mostra – It ́s time – è un monito sui tempi in cui viviamo. Dzama si collega da un lato ai principi teorici, politici e sociali sviluppati dal movimento Dada come reazione alla prima guerra mondiale e dall’altro alla serie dei disastri della guerra di Francisco Goya, che riflettono la crudeltà della guerra d’indipendenza spagnola.

Marcel Dzama
It ́s time
Dal 15 di febbraio al 24 agosto
www.helgadealvear.com

Per gli amanti di un’arte più grafica e astratta consigliamo invece di visitare la mostra del pittore inglese Terry Haggerty alla galleria Ivorypress. Haggerty traduce nelle sue tele forme naturali o oggetti creati dall’uomo in coinvolgenti composizioni di linee che oscillano tra lo spazio bidimensionale e quello tridimensionale utilizzando semplici combinazioni di due colori.

Terry Haggerty
Still Motion
Dal 21 febbraio al 5 maggio
www.ivorypress.com

Tra una mostra e l’altra ci si può rilassare con un’ora di shopping nella boutique più cool di Madrid, Ekseption. Nata a Marbella negli anni ’70 e dal 1987 a Madrid Ekseption ha visto nei suoi trent’anni di attività l’avvicendarsi della tendenze più importanti nella moda, dando oggi spazio ai giovani designer tra cui Jacquemus, Simone Rocha e Magda Butrym. La forza di questo spazio di 1.000 metri quadrati ridisegnato alla fine del 2017 è quello di mescolare decorazione e pezzi d’arte in maniera ludica e giocosa.
www.ekseption.es

Dopo tutto questo girovagare fra templi dell’arte e della moda si sente quasi la necessità di lasciarsi tutto alle spalle e fare un salto nella natura selvaggia. Il ristorante Amazonico nel quartiere modaiolo di Salamanca risponderà proprio alle vostre preghiere. Vero paradiso gastronomico Amazonico vi stupirà sia per il suo ambiente tropicale ricco di piante esotiche, i suoi cocktail e i sue piatti di carne.
www.restauranteamazonico.com

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nima benati: a photography success story

Firmare a soli 25 anni le campagna pubblicitarie di Dolce&Gabbana non è da poco. D’altronde la passione per la fotografia di Nima Benati, influencer da 472 mila follower, nasce fin da quando era piccola, durante gli studi al liceo linguistico. I primi shoots sperimentali prendono ispirazione dai suoi brand preferiti: Gucci, Versace, Cavalli, Prada, Miu Miu. Una formula magica che la traghetta in poco tempo al successo.

Ci dai qualche numero del tuo business?
Se parliamo di social, sono seguita da circa 700 mila persone in totale. Mentre quest’anno ho scattato circa 40 campagne pubblicitarie. Quelle di cui vado più fiera sono di Dolce&Gabbana, un sogno divenuto realtà!

La tua definizione di influencer?
Qualcuno con un gusto spiccato, capace di erigersi sulla massa. Deve essere in grado di offrire contenuti diversi e unici, tanto da invogliare le persone ad emularli.

È meglio avere una bella faccia o un buon contenuto?
Quando lavoro con i modelli conta di più una bella faccia, nella vita metto in primo piano il contenuto.

Come vedi la tua evoluzione e quella del mondo social?
Il mio business principale, la fotografia, non viene condizionato dall’universo social. Quest’ultimo finirà per implodere, ma ha ancora diversi anni di longevità con un ricambio di piattaforme. Instagram regnerà per un altro decennio.

La professione dell’influencer ha una data di scadenza?
No, a patto che riesca a mantenere una certa credibilità. Io sono molto tranquilla, i fotografi più famosi e richiesti al mondo hanno carriere lunghissime: Peter Lindbergh ha 73 anni, Patrick Demarchelier 74 e Stevel Meisel 63! Salute permettendo, si può scattare per tutta la vita!

Un lato negativo della tuo lavoro.
Le persone credono di poter dire quello che vogliono sui social: si scordano che dietro allo schermo ci sono persone vere, alle quali non oserebbero mai rivolgersi così nella vita reale. Insultano, aggrediscono e molto spesso presuppongono cose false, senza elaborare l’immagine o il testo che hanno davanti.

 I tuoi consigli sono veri?
Condivido su Instagram stories solo le cose che trovo davvero interessanti, ma non do mai consigli.

Quante ore impieghi per il tuo look?
Quando vado al lavoro ci metto meno di 5 minuti, con i call time alle 6 di mattina non posso proprio pensare a trucco e stile.

Quali app usi per ritoccare le foto e in quanto tempo circa?
Le foto di Instagram le sistemo con Facetune e Snapseed, mentre quelle di lavoro con Photoshop. Le prime richiedono una ventina di minuti, le seconde anche 5 ore.

C’è un posto o una città che ti ha colpito in particolare?
Il Parco dei Mostri di Bomarzo. Un luogo fermato nel tempo, pieno di arte, bellezza e mistero.

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