Apre a Milano Manintown Gallery

Nel cuore di Porta Venezia a Milano, in via Felice Casati 21, apre un nuovo spazio in cui convivono amore per la cultura, commercio e condivisione anche social. È MANINTOWN + PROGETTO NOMADE un concept dove la passione per la moda e il design si uniscono alla ricerca di inedite eccellenze e storie da raccontare. Il progetto è nato grazie all’unione di due realtà: da un lato MANINTOWN magazine, che esplora le passioni maschili fondato nel 2014 da Federico Poletti, dall’altro PROGETTO NOMADE, un nuovo contenitore itinerante che si ispira alla passione per l’arte, il design e la collezione di pezzi anni 50 di Christian Pizzinini e Antonio Lodovico Scolari.
Da questa sinergia si è sviluppato un nuovo format espositivo e narrativo curato nel visual design dall’art director e brand strategist Cecilia Melli



MANINTOWN NOMADE GALLERY vuole essere in primis un luogo di incontro, un piccolo salotto nel centro di Milano, dove si daranno appuntamento appassionati di moda, artigianato o design, ma anche addetti ai lavori e insider. Uno spazio dove ogni mese saranno in mostra selezionate eccellenze produttive nel campo della moda, arte e del design. Lo spazio ospiterà creativi italiani e internazionali che potranno esporre le loro produzioni, ma anche avere opportunità di networking grazie a presentazioni, piccoli happening e appuntamenti mirati.
Un piccolo ‘urban living room’ in cui ogni mese sarà affrontato un tema diverso con nuovi protagonisti.
Si parte all’insegna del design con una serie di pezzi selezionati da Nomade Gallery in partnership con TommasoSpinzi, interior designer e consulente specializzato nella decorazione di interni e nella progettazione di arredo. Oltre a essere un collezionista di arredi, automobili e moto italiane Mid-Century, Tommaso progetta anche pezzi in edizione limitata per gallerie e clienti. Per la parte moda – curata da Riccardo Bettoni –  è un brand mix con focus accessori con marchi che puntano sulla ricercaartigianalità e sostenibilità.



Troviamo 3QUARTERS, label di moda sostenibile fondato nel 2015 ad Atene, con particolare attenzione agli accessori riciclati. Ogni borsa è progettata e prodotta separatamente, le combinazioni di colore e materiale sono accuratamente selezionate e tutto viene realizzato a mano. E sempre la sostenibilità è protagonista grazie alle proposte abbigliamento di nuove realtà come Mikolaj Sokolowski e Yekaterina Ivankova, che riusa abiti vintage o materiali di stock cambiandone la forma per realizzare un prodotto di moda eco sostenibile. E non poteva mancare il beauty con le fragranze e linea corpo di PARCO1923, il profumo di una storia antica, fatta di boschi millenari, piante magiche e uniche al mondo. Dopo una lunga ricerca condotta da esperti botanici sulla combinazione olfattiva perfetta tra gli arbusti che crescono nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nasce un’essenza speciale e una linea bodycare che affondano le radici nella storia di luoghi secolari.



Per gli occhiali due importanti presenze come VAVA, che si ispira al minimalismo e al movimento Bauhaus, guardando ad artisti come Sol Lewitt, Malevich o Josef Albers. E i modelli timeless di The Bespoke Dudes Eyewear, brand fondato da Andrea Viganò e Fabio Attanasio, il pioniere del blogging in temi di sartoria su misura. Per gli amanti dell’artigianalità tutta italiana da non perdere le calzature di CB Made in Italy – marchio fondato da Cecilia Bringheli – che punta su assoluta qualità e un concetto di chic-comfort. E ancora Kinloch con una selezione di foulard, stole avvolgenti, camicie e accessori in morbidi e pregiati tessuti che combina la passione sartoriale e Made in Italy con alta tecnologia per confezionare capi unici, prodotti anche in piccole serie o su misura. E infine tradizione e ricerca sono sinonimi per Alberto Gallinari che firma una sua collezione di gioielli sofisticati; il jewellery designer ha inoltre collaborato con Anita Treccani, esperta in
incisione e decorazione, per alcune suggestive stampe ispirate dalle sue creazioni.


Olio di cade, ingrediente segreto per la bellezza maschile

Generalmente più spessa e con una tendenza mista la pelle dell’uomo da un lato contiene più collagene e mantenendo così fermezza, elasticità e presenta un invecchiamento più tardivo rispetto a quella delle donne. Dall’altro, una volta comparse, le rughe sono spesso più profonde e pronunciate. Inoltre può essere danneggiata dalla rasatura quotidiana.

La una nuova linea de L’Occitane dedicata all’uomo è a base di un ingrediente naturale perfetto per la pelle maschile: l’olio essenziale di cade. Questo prezioso alleato ha proprietà protettive e lenitive, basti pensare che per generazioni, i pastori hanno tramandato il segreto di questo ingrediente, un arbusto selvatico della gariga. Conosciuto anche come ginepro spinoso, l’olio essenziale di cade risulta raro e difficile da estrarre. Il legno viene tagliato da ottobre ad aprile e poi fatto essiccare per almeno due anni per ottenere un prodotto di altissima qualità. Da provare.

Editorial: Fallen angel

Feather coat Helen Yarmak, trousers Sabato Russo, necklace Futuro Remoto



Coat and trousers Sabato Russo, high neck military vest vintage A.N.G.E.L.O., neck brooche vintage A.N.G.E.L.O., ring Futuro Remoto, boots N°21


Total look Yezael by Angelo Cruciani


Suit MTL Matteo Lamandini, shirt and leather hasness vintage A.N.G.E.L.O., hat Stetson, boots Paciotti


Total look Christian Pellizzari, cape vintage Comme Des Garçons from A.N.G.E.L.O.


Total look N°21, earrings vintage A.N.G.E.L.O.


Total look N°21


Total look Giordano Mercante, hat Stetson, necklace and ring Futuro Remoto, pearl necklace vintage A.N.G.E.L.O., shoes Paciotti


Suit Yezael by Angelo Cruciani, pleated mantle vintage A.N.G.E.L.O., rosary and cross Archivio Guerrini, gloves DUECCIGUANTI, boots N°21


Total look Versace


Coat Sabato Russo, long sleeved T-shirt and trousers Skill_Officine, necklace Futuro Remoto, feather stole vintage A.N.G.E.L.O.

Photographer: Davide Carson, @davidecarson
Stylist: Stefano Guerrini, @stefano_guerrini
Stylist’s assistant: Salvatore Pezzella
Groming: Francesco Filomena, @fra.fillo
Model: Andrea Pa. from Esprit Model Management @espritmodelmanagement Video maker: Irene Cacciarini @irene.cacciarini

I dieci anni della Bao Bao Bag, borsa cult anche in versione maschile

Lanciata nel 2010 e diventata un instant classic del brand, la Bao Bao Bag di Issey Miyake taglia il traguardo dei dieci anni come meglio non si potrebbe, continuando a esercitare un fascino trasversale sui consumatori, tanto da poter forse scomodare l’espressione, spesso abusata, di accessorio-icona.

La genesi del modello e, in generale, il profilo del suo autore risultano in realtà piuttosto distanti dalla cultura dell’hypeormai comune nel fashion system. Membro, insieme a Rei KawakuboYohji Yamamoto e Hanae Mori, di quel manipolo di creativi giapponesi affermatisi sulla scena della moda parigina a cavallo degli anni ’70 e ’80, grazie a un approccio cerebrale e incline al decostruttivismo (in antitesi al glamour sfavillante tipico degli eighties), Issey Miyake è infatti uno stilista sui generis, fautore di una visione sincretica nella quale coesistono progettazione, décor, tecnologia e sperimentazione materica.

Intenzionato a stravolgere silhouette, volumi, texture e, di conseguenza, il rapporto fino ad allora univoco tra le forme del corpo e quelle degli indumenti, il designer ha fatto della plissettatura un marchio di fabbrica, perfezionandola in modo da rendere ingualcibili i tessuti e realizzando abiti adatti ad ogni fisicità, maschile o femminile. Tra le sue numerose innovazioni si ricorda A-POC, acronimo di A piece of Cloth, un processo unico per ricavare capi d’abbigliamento finiti da un singolo filato.

Un simile connubio di ricerca, funzionalità e pragmatismo non poteva non riversarsi sugli accessori della griffe, a cominciare appunto dalla Bao Bao: nel 2000, lasciandosi ispirare dal Guggenheim Museum Bilbao dell’archistar Frank Gehry, un turbinio di linee curve e ritorte perfettamente scolpite, Miyake realizza una borsa in PVC dalla struttura modulare, nella quale tutto ruota intorno al triangolo, inscritto in un reticolo e moltiplicato sull’intero rivestimento esterno; questa ripetizione della figura geometrica conferisce un aspetto pressoché tridimensionale alle superfici, ulteriormente accentuato dai riflessi delle stesse quando esposte alla luce. Leggerezza e flessibilità del materiale, inoltre, permettono alle forme di modificarsi, adeguandosi alla posizione verticale o orizzontale dell’accessorio come al contenuto dell’interno; tutte caratteristiche racchiuse icasticamente nel concetto shapes made by chance”, coniato dallo stesso stilista.

Il successo è tale che, dieci anni dopo, Bao Bao diventa una collezione a sé, declinata di volta in volta in borse a spalla, shopper, cabas, clutch, perfino portafogli o trousse. Di lì a breve l’offerta viene estesa alla clientela maschile, che può tuttora scegliere tra versioni a mano o con tracolla, capienti e strutturate – è il caso di tote bag, cartelle e sacche – oppure dalle misure più contenute, tipiche di zaini, messenger, marsupi e buste. La palette cromatica è in linea con l’ampio assortimento di formati: si va dai basilari bianco e nero alle sfumature accese di giallo, turchese o paprika, passando per grigi, blu e verdi dall’effetto satinato.

Il rigore geometrico del modello, esaltato da giochi di luce ed effetti ottici, conquista rapidamente art director, stylist, grafici e altri insider dell’industria creativa. A confermare come la borsa sia ormai considerata un oggetto di design piuttosto che un “semplice” accessorio griffato è poi l’elenco dei rivenditori, dove, oltre a note boutique ed e-tailer come FarfetchSsense e Bloomingdale’s, spiccano gli store di due fra i più rilevanti musei in attività, LACMA e MoMa
Del valore non meramente estetico del proprio lavoro sembrava d’altra parte consapevole lo stesso Miyake, quando dichiarò di pensare alle sue creazioni come «strumenti al servizio della creatività di chi li indossa»; una definizione oltremodo appropriata anche per la Bao Bao Bag.

Come sostituire lo zucchero con dolcificanti naturali

Lo zucchero è il must dei dolcificanti per caffè, latte e the oltre che per essere aggiunto per dolci di ogni tipo.  Sostituirlo quando ormai se ne è dipendenti per alcuni diventa davvero difficile, ma sappiate che ne va della vostra salute, lo zucchero bianco raffinato non è di certo salutare.

Le alternative per dolcificare e preparare dolci sono diverse e anche naturali, basta solo farci l’abitudine e poi non potrete più farne a meno e rinnegherete lo zucchero bianco per sempre.

Ecco i 6 dolcificanti naturali per sostituire lo zucchero raffinato.

6 dolcificanti naturali

1. Zucchero di canna

Sicuramente il più conosciuto, è presente in due varianti quello grezzo più scuro e quello chiaro. Preferite per una maggior naturalezza quello integrale.

2. Zucchero di cocco

Non molto conosciuto e presente nei nostri supermercati, viene realizzato dalla linfa di cocco che viene estratta, bollita e cristallizzata. Due caratteristiche ottime che lo rendono un ottimo sostituto dello zucchero bianco sono:

  • non sa di cocco
  • non comporta un innalzamento dell’indice glicemico.

3. Stevia

La stevia una pianta di origine sudamericana con un potere molto alto di dolcificazione sino a 300 volte di più dello zucchero raffinato bianco. Un vantaggio non indifferente della stevia è che non ha calorie per questo viene utilizzata in molti preparati come sostituti del pasto, barrette proteiche o nelle diete ipocaloriche.

4. Miele

Il miele è un ottimo dolcificante naturale, prodotto dalle api come sappiamo e anche un alimento energetico naturale. Consigliato a ottimo a chi fa attività fisica e per i bambini in fase di sviluppo. Le varietà in commercio sono numerose, attenzione a quando lo acquistate preferite sempre quello direttamente dagli apicoltori per avere un prodotto davvero naturale e 100% miele senza aggiunte strane, spesso neanche dichiarate in etichetta.

Potete sceglie fra quello di acacia, millefiori, tiglio, corbezzolo, agli agrumi e via dicendo. Badate bene che quello di castagno è molto amaro.

5. Fruttosio

Il Fruttosio è un dolcificante naturale che troviamo nella frutta dolcifica il 20 % in più rispetto allo zucchero bianco. Quindi se siete abituati a usare 100 grammi di quello bianco nei dolci, di fruttosio ne bastano 80.

6. Sciroppo d’acero

Utilizzato per dolcificare i pancake e anche ricco di ferro vitamine e saccarosio. Il suo sapore delicato ricorda il miele. Unito a un bicchiere di acqua e limone a digiuno aiuta a depurare l’organismo.

Surf: 2 surfisti uomini più famosi al mondo

Il mondo del surf è bellissimo mare e sole per chi lo vede da fuori e tanta adrenalina nel cavalcare onde che solo a vederle possono fare paura a un comune mortale.

Alcuni surfisti hanno dedicato tutta la loro vita a questo sport e sono riusciti a malapena a raggiungere una posizione considerevole in termini di competizione, mentre alcuni di loro riescono ad essere tra i migliori surfisti del mondo.

In ogni generazione, c’è un surfista professionista il cui nome si può riconoscere, anche se si è appena entrati nel mondo del surf.

Vuoi saperne di più sui migliori surfisti del mondo? Ecco la lista dei maggiori surfisti al mondo

I 2 surfisti uomini più famosi

Le pubblicazioni sportive e i siti ufficiali della Surf League ogni anno pubblicano la classifica dei surfisti più bravi al mondo e le loro storie fra queste vi segnaliamo i due più famosi che sono:

Robert Kelly Slater

Iniziamo con uno degli “idoli del surf”: Robert Kelly Slater. Forse lo riconosci semplicemente con il suo cognome (Slater) o con il soprannome di “Slats”, è il surfista che ha vinto più campionati del mondo.

È nato negli Stati Uniti ed è una delle leggende più emblematiche del surf.  Slater ha vinto il campionato del mondo più di 11 volte, conquistando il posto di CAMPIONE ASP consecutivamente fino a 5 volte negli anni ’90. Inoltre, ha vinto 6 titoli della Eastern Surfing Association e 4 titoli nazionali negli Stati Uniti prima di qualificarsi come surfista professionista.

Gabriel Medina

Gabriele Medina è una sorpresa per la nuova generazione di professionisti del surf. Come molti dei surfisti più importanti, ha iniziato la sua pratica all’età di 9 anni e a 11 anni ha vinto il suo primo titolo nazionale brasiliano. Ora è il campione del Volom U-14, Quiksilver King of Groms, Rip Curl Grom Search e il tre volte campione Paulista.

Nel 2011 è entrato in quella che chiamano l’elite del world surf (ASP World Tour) nel 2011 a soli 17 anni.

Questo surfista professionista è stato campione del mondo nel 2014 eliminando rapidamente i suoi concorrenti e nel 2018 ripetendo l’impresa con le manovre di surf più rare e difficili come il back flip.

Gabriel Medina è anche il surfista che ha guidato la classifica mondiale per il periodo più lungo nella storia del surf, oltre ad essere stato il primo brasiliano a vincere la tappa nella Gold Coast in Australia.

Vacanze in Italia: 7 mete per viaggiare nel Bel Paese

L’Italia è il bel paese per eccellenza in ogni sua parte vi sono luoghi di straordinaria bellezza e ricchi di luoghi storici e artistici che una volta nella vita si devono vedere e perché no fotografare per un ricordo.

Qui vi proponiamo 7 mete per le vacanze in Italia che secondo noi sono quelle da non perdere assolutamente.

7 mete di vacanze in Italia

1. Costiera Amalfitana

Il primo posto che vi consigliamo e la Costiera Amalfitana, una delle perle della Campania, poco estesa ma con dei bellissimi paesi. Ricca di bellezze naturali ed enogastronomiche come: Amalfi, Atrani, Cetara, Maiori, Ravello, tutti collegati dalla SS 163, considerata una delle più belle strade dell’Italia.

2. Cinque Terre

 La zona delle Cinque Terre è una tra le mete più belle della Liguria. Comprende i comuni di Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, inseriti nella lista delle località Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

3. Strada del Chianti

È la Strada del Chianti, anche chiamata Chiantigiana, che unisce Firenze e Siena. Si snoda fra diversi paesi tra cui Greve in Chianti, Radda in Chianti, Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti fino ad arrivare a Siena tra cantine vitivinicole, produttori di pecorino e luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Dove bere un buon bicchiere di Chianti e mangiare una fiorentina di certo non può mancare.

4. Viterbo e dintorni

In Lazio potete passare dal Lago di Vico a Viterbo con le sue strutture risalenti al periodo papale senza dimenticare Bomarzo ed il suo Parco dei Mostri. Ma anche Soriano nel Cimino, Tuscania e le sue Necropoli etrusche e Tarquinia, antica città etrusca che si affaccia sia sulla Maremma laziale che sul mar Tirreno.

5. Calabria

Fra le 7 mete del paese in cui fare le vacanze in Italia di certo non può mancare la Calabria e in particolare la bellissima Tropea, affacciata sul mare con un mare limpido e gente cordiale. Vi sembrerà di essere a casa vostra. Inoltre anche qui le prelibatezze culinarie delizieranno il vostro palato, soprattutto per chi ama il piccante.

6. Puglia

In Puglia senz’altro il Salento è fra le meraviglie che un turista vuole vedere, mare cristallino e tantissimi luoghi da visitare come le masserie, storia italiana antica che oggigiorno viene rivalutata. Non dimenticate anche di andare a vedere Alberobello con le sue caratteristiche case in tufu.

7. Emilia Romagna

L’Emilia Romagna è un’altra regione d’Italia da visitare in lungo e in largo, se amate il mare senz’altro non possiamo che consigliarvi di andare sulla Riviera Romagnola dove avete imbarazzo della scelta fra Rimini, Riccione, Cattolica o Ravenna. Le attrattive non mancano neanche per il divertimento di grandi e piccini. Inoltre qui in riviera romagnola la tradizione culinaria vi degusterà con prelibatezze che non dimenticherete. Anzi ricordate di assaggiare la piadina romagnola in ogni sua variante non ve ne pentierete.

Monopattini elettrici: le regole di sicurezza da osservare

Da marzo 2020 sono entrate in vigore le nuove norme per il movimento dei monopattini elettrici. Mezzo di trasporto sempre più apprezzato da chi lavora vicino casa e da chi vuole fare semplicemente un giro all’aria aperta, ma non ha molta voglia di camminare e fare diciamo “fatica”.

L’uso dei monopattini elettrici prevede che vengano portati con sicurezza, sia per sé stessi che per chi si incontra lungo il tragitto. Questo per evitare sgradevoli incidenti.

Vediamo quindi le nuove regole di sicurezza da osservare.

Regole di sicurezza da osservare nell’uso dei monopattini elettrici

  1. Possono andare su strada solo i monopattini “a propulsione esclusivamente elettrici”, fino a un massimo di 500 watt e senza posti a sedere. I monopattini elettrici con potenza superiore non possono per nessun motivo circolare su strade a traffico normale.
  • Possono essere portati sola chi ha superato i 14 anni, ma senza alcuna patente.
  • Non possono essere guidati sui marciapiedi.
  • Il casco è obbligatorio per i minorenni. Possono essere guidati da 30 minuti dopo il tramonto a 30 minuti prima dell’alba, in caso di scarsa visibilità i conducenti devono indossare il giubbino e le bretelle catarifrangenti, i monopattini devono avere luci a posteriori e anteriori. In caso di marcia devono procedere su unica fila “dove sono richieste dalle condizioni di circolazione”.
  • Non si può circolare coi monopattini elettrici a due a due, ovvero uno al fianco dell’altro.
  • Chi li porta deve avere le braccia libere e con le mani sulla parte destra e sinistra del manubrio, solo nei casi in cui bisogna svoltare.
  • Non si possono portare sui monopattini altre persone, oggetti o animali, trainare o essere trianti da altri veicoli.
  • Non è previsto obbligo dell’assicurazione ma ciò non esclude la responsabilità civile da parte del conducente. Il conducente risponderà in prima persona in caso di danno a cose o persone (in caso di minorenni ne risponderà chi ha la patria potestà). In caso di locazione dei monopattini, regolamentati della giunta comunale, vi è l’obbligo di copertura assicurativa.
  • Le multe sono di 100 € per circolazione di monopattini con caratteristiche diverse da quelle richieste (maggiore potenza, dotato di portapacchi, condotto da due o più persone etc). La multa è di 50 € in caso ci si faccia trainare o si viaggi uno fianco all’altro.

Infine fra le regole più portanti ricordate quanto segue sulle zone dove possono circolare i monopattini elettrici:

  • aree pedonali ma non devono superare i 6 km/h di velocità
  • sulle strade urbane con limite di velocità fino a 50 km/h, ma non devono superare i 25 km/h
  • sulle strade extraurbane su pista ciclabile e non devono superare i 25 km/h
  • se la strada non ha la pista ciclabile non possono circolare
  • su tutte le strade urbane ed extraurbane non devono superare i 25 km/h.

Il dandy bohémien: Robert Cavalli

Le sue movenze sono feline, il timbro di voce risoluto. D’altronde non potevamo aspettarci altro dal figlio di Roberto ed Eva Cavalli. Ho osservato a lungo le stories su instagram di Robert Cavalli prima di scrivere l’incipit dell’intervista che ha rilasciato a noi di Man In Town. E riflettendo mi sono reso conto che come pochi altri protagonisti della moda contemporanea egli celebra le sue radici. La sua amata Firenze: la culla del Rinascimento senz’altro, ma anche la pioniera della scena underground del clubbing italiano. Questo DNA perdura non soltanto nei suoi abiti, ma anche nel suo appartamento pieno di animali e squisitamente barocco. I suoi devoti follower, che ama chiamare ‘lovers’, sicuramente apprezzano la sua positività e spiritualità. E anche noi.



Cucina preferita?

La cucina fatta con creatività, in questo periodo ho avuto modo di sperimentare con semplicità dei piatti caserecci. Tante spezie, tanti odori per rendere ogni piatto appetibile e unico.

La cucina italiana, la nostra cucina, cosi completa, piena di storia dalla tavola fino al momento in cui ci si ritrova per gustare tutti insieme con gioia i miei pasti meravigliosi.

Se non fossi stato un designer cosa avresti fatto come lavoro?

Non mi definirei designer, sono uno spirito creativo, ho una sensibilità molto forte, tante volte mi perdo nelle mie creazioni, ho la fortuna di avere qualcuno che riesce subito a prendere l’idea e renderla tangibile. Magari mi esprimo prima attraverso un oggetto, che si trasforma in una melodia fino ad arrivare ad un ricamo nelle mie vestaglie Triple RRR. Non mi limiterò alla moda, specialmente ora che è momento di innovazione e visioni nuove.

Album o canzone preferiti?

Ascolto musica particolare, sono un amante delle frequenze, il mio genere si definisce Berlin school ambient, un genere di musica elettronica nata a Berlino negli anni 70’ che consiste in elementi di ambient music combinata di ripetitive e corte frequenze di note, tante volte psicodeliche creando cosí un ritmo di musica molto spirituale per me. Una vera e propria esperienza musicale.

Film, attore e attrice preferiti?

La storia di Frida Kahlo è il mio film preferito in assoluto, l’interpretazione di Salma Hayak mi fa sognare, una storia piena di colori in tutti sensi. Una donna che ha saputo, nella sofferenza della sua vita, creare tanta arte di una potenza assoluta, per le nostre generazioni da ammirare e darci tante emozioni. A suo tempo il film con una interpretazione artistica da premio Oscar.



Descrivi la tua giornata ideale.

Quello che era prima la mia routine non è quella che è oggi o perlomeno quello che sarà domani, ho trovato una espressione di vita nuova, sono più felice, ho avuto modo di vedere il mio day to day life da un’altra prospettiva fino a trovare un po’ la mia chiave per affrontare il mio futuro con una armonia nuova, piena di sorrisi, obiettivi e tanta creatività. Sono cambiate le mie usanze. Dall’apprezzare le piccole cose che sono quelle che mi danno veramente il sorriso sul viso, e l’amore per la vita.

Inizio ad avere cura di me attraverso lo sport, la meditazione e da lí nasce l’ispirazione più pura. Da lí sto portando fuori il mio nuovo concetto di immagination station, una stazione creativa nata dalla mia vita in quarantena, tra i miei animali, amori e voglia di vivere.

Quali sono le tue piú grandi ispirazioni?

Viaggiare tanto, le culture che conosci nei viaggi e le meravigliose persone che riflettono le loro usanze a loro modo. Sono affasciato da Israele, forse il paese che mi ha lasciato più un segno dentro. Gli animali mi ispirano, può essere un cliché dato chi sono, ma niente mi emoziona di più che andare ad osservare la vita animale nel loro habitat naturale. Vedere tanti Leopardi, e vedere come ognuno di loro ha le sue piccole differenze di colorazioni, grandezza dei patch, vorrei fare ogni stampa leopardata diversa dall’altra… come se ogni pezzo avesse la sua unicità come nella vita. 

Le più grandi sfide che hai affrontato nella tua vita?

La vita è tutta una sfida se tu vuoi affrontarla con questo spirito: io vivo di missioni… da completare, rinnovare, per passare cosí alla sfida successiva con il sorriso.

Piú che sfide ho tante responsabilità che sono i miei traguardi, dall’amore che do alla mia famiglia, agli amici, i miei tanti animali e cosa voglio dare per aiutare a rendere questo mondo migliore per le persone che incontrerò nel mio percorso.



Covid-19 a parte, sogni (e soprattutto speranze per il futuro)?

Spero che il Covid, assieme purtroppo alla sua drammaticità, abbia portato anche  una maggiore consapevolezza di ciò che siamo e abbiamo. 

Ci insegnerà a non dare le cose per scontate: spero in un cambiamento, dobbiamo imparare a voler bene al prossimo e alla nostra terra. Augurandomi di poterla vivere presto in tutta la sua bellezza senza mancarle mai più di rispetto.

Il cinema e Netflix celebrano l’identità gay

Riflettori puntati sul cinema rainbow, come si addice ai veri cinefili nel mese del Gay Pride. Mentre in un Parlamento rissoso da far west si discute il primo disegno di legge contro l’omofobia proposto dall’ottimo senatore del PD Alessandro Zan e il giornalista de ‘L’Espresso’ Simone Alliva pubblica la sua meritoria inchiesta ‘Caccia all’omo’ trasformata in libro sugli episodi italiani di omofobia di cui chissà perché non si parla mai, su miocinema.it, la piattaforma di cinema in streaming ideata da Luckyred e guidata dal suo illustre fondatore Andrea Occhipinti, approda una rassegna molto suggestiva che chi scrive consiglia a tutti i lettori: ‘Pride’.


Moonlight

Si tratta di un ‘rivediamoli’ abilissimo, orchestrato ad arte per vedere o rivedere classici a tematica LGBT che non hanno mancato di emozionarci in passato: da ‘La vie d’Adèle’ a ‘I segreti di Brockeback Mountain’, da ‘Pride’ a ‘Stonewall’, da ‘i ragazzi stanno bene’ a ‘Carol’, da Tomboy a Weekend, da ‘Eisenstein in Messico’ a ‘Milk’, e molti altri bellissimi titoli. “Ho sempre scelto i film che distribuisco da anni con la ‘Luckyred’ in base alla reazione emotiva che suscitano in me”, ha dichiarato Andrea Occhipinti che ha prodotto anche il bellissimo film su Stefano Cucchi ‘Sulla mia pelle’, un atto di denuncia contro la barbarie liberticida della polizia. E aggiunge: “Ho scelto di organizzare questa rassegna non solo perché sono openly gay da molti anni ormai, ma anche perché sono film che appassionano tutti secondo me, non solo il pubblico queer perché parlano il linguaggio universale del cinema”.



E Vladimir Luxuria, intervistata sulla rassegna di Miocinema ha dichiarato: ”il gay pride storicamente nasce dai moti di Stonewall a New York nel 1969 in cui per la prima volta un gruppo di trans del Greenwich Village ebbero la meglio sulla polizia omofoba, oggi siamo di nuovo in un periodo oscurantista in cui i diritti faticosamente conquistati dai gay in tutto il mondo sono in pericolo a causa del sovranismo più becero, siamo di fronte a un regresso: in Egitto per esempio Sarah Hijazi si è tolta la vita a 30 anni perché è stata umiliata e seviziata nelle prigioni del suo paese solo per aver sbandierato il vessillo arcobaleno in un concerto. Ebbene questo ci dà la percezione di quanto sta accadendo: dedichiamo a Sarah questa bella rassegna di cinema alto e di spessore che mette le ali alla nostra immaginazione e benedice la tolleranza e l’umanità”. Appuntamento quindi su miocinema anche con ‘Matthias e Maxime’ il nuovo film di Xavier Dolan, già enfant prodige del cinema francese e già testimonial di Louis Vuitton. Nel suo ultimo film presentato a Cannes, il regista di ‘Mommy’, ‘Tom à la ferme’ e ‘J’ai tué ma mère’, torna ad approfondire i temi a lui più cari: la famiglia, la ricerca della propria identità sessuale e le relazioni fra generazioni diverse.

Nella gallery: foto 1 e 2 serie tv Sex Education, foto 3 e 4 due pezzi della capsule collection di JW Anderson

Intanto mentre l’osannato stilista agender JW Anderson rinverdisce i fasti del mito erotico gay di Tom of Finland, simbolo della ‘clone generation’ anni ’70, e Versace, Diesel, Etro, Eastpak, Asos, Philosophy di Lorenzo Serafini e altri top brands del lusso dedicano originali e ghiotte capsule collection al Pride Month e alle sue festose celebrazioni seppur virtuali in tutto il mondo, confermando l’impegno costante del pianeta fashion a favore dell’inclusione e di tutte le diversità, anche Netflix fa la sua parte. La più grande e prestigiosa piattaforma mondiale di streaming online, che con le sue produzioni esclusive diffuse in 190 paesi del mondo ha allietato la nostra difficile quarantena, propone un ampio e succulento ventaglio di opzioni per gli estimatori del cinema a sfondo LGBT: Sex Education (acuto, garbato ed esilarante, una vera chicca), Special (unica stagione finora ma aspettiamo il sequel), Elite, La casa de Papel (acclamatissimo e monumentale, un vero gioiello), Toyboy, Sense8, Dynasty (un’apoteosi del glamour anni ’80 da vedere anche per i bellissimi abiti di scena firmati Gucci, Balmain, Dolce&Gabbana, Tom Ford e Versace), Hollywood e molte altre bellissime serie televisive.


In particolare ci soffermiamo su Elite: una serie tv da cardiopalma in tre stagioni che racconta il dramma dell’esclusione sociale e gli intrighi sentimentali in una scuola privata riservata ai rampolli della ‘elite’ spagnola di oggi. La lotta di classe e le liaison a sfondo omoerotico si intrecciano inestricabilmente in una raffica di colpi di scena, assolutamente da non perdere, incentrati sull’ambiguità del bel Polo, figlio di una coppia lesbo. Gli attori, giovani ma di grande talento, Jaime Lorente, Miguel Herràn, e la bellissima Marìa Pedraza, sono in parte gli stessi che spiccano anche in altre serie Netflix di enorme successo come ‘La casa de papel’ un autentico capolavoro di suspence e di fiction interpretato fra gli altri da Alvaro Morte (il professore), Itziar Ituno, Miguél Herràn, Rodrigo De la Serna (formidabile nel ruolo del rapinatore gay Palermo) e Ursula Còrberò (Tokyo) che sembra una Lara Croft rediviva.

Affronta in parte la tematica rainbow anche ‘Toyboy’ un thriller in 4 stagioni che rivela le trame oscure della upper class spagnola contro uno stripper professionista, l’aitante Hugo (Jesùs Mosquera), colpevole di essersi invaghito di una avvenente miliardaria arida e senza scrupoli, Macarena Medìn (Cristina Castano). Nel plot si dipana la love story del figlio di Macarena, il fragile Andrea dall’anima dark (Juanjo Almeida) e il bellissimo Jairo (Carlo Costanzia), spogliarellista latino muto e sensibile.

Notevole anche Hollywood, la serie prodotta e ideata da Ian Brennan e da Ryan Murphy (lo ricordiamo per Glee e Nip/Tuck che abbiamo amato molto) in cui campeggia una versione altamente idealizzata del giovane Rock Hudson, umiliato dal suo manager che si aggira fra i leggendari party queer di Cole Porter e George Cukor che attiravano una ridda di disponibili giovanotti. La serie ambientata negli anni ’50 racconta l’odissea sociale e sentimentale di un gruppo di aspiranti attori, registi, sceneggiatori alle prese con i pregiudizi della mecca del cinema a stelle e strisce in cui imperava all’epoca il Codice Hays. E così i protagonisti, tutti bravissimi, da Darren Criss a David Corenswet, da Patti LuPone a Jake Picking (nel ruolo del giovane Rock Hudson), si dibattono in un mondo dominato dai tabù sul genere e il colore della pelle, alla ricerca di un avvenire concreto che superi le barriere sessuali e razziali. Una serie attualissima nell’epoca dei tumulti per l’assassinio di George Floyd in America. Buona visione.

Instagram: @enricomariaa

Le migliori boat shoes per la bella stagione, aspettando le regate dell’America’s Cup

Con l’aumento delle temperature e le vacanze imminenti – o almeno si spera – la scelta delle calzature con cui completare i look stagionali non può non adeguarsi. Le boat shoes, o desk shoes che dir si voglia, rappresentano un buon compromesso tra l’informalità di espadrillas, trainers, sandali & Co. e l’eleganza inappuntabile dei mocassini penny loafer.

Fatta eccezione per la parentesi di popolarità degli anni ’80, queste scarpe sono state a lungo una prerogativa degli irriducibili dello stile preppy caro all’upper class americana, scelte per completare outfit a base di camicie dal collo button-down, pullover collegiali e chinos; eppure di recente il menswear è tornato ad interessarsi alle boat shoes, e in questo senso va segnalato, innanzitutto, lo zampino di una protagonista assoluta del settore come Miuccia Prada, abituata a recuperare stilemi di epoche passate per trasformarli in feticci à la page del presente, opportunamente rivisti e corretti: la stilista, nel 2018, ha mandato in passerella una versione color blocking dai pannelli in colori brillanti quali rosa, rosso, verde e azzurro, con tanto di calzettoni in spugna.


Backstage at Prada Men’s Spring 2019

È quindi venuto il turno di Virgil Abloh, che nella pre-collezione Louis Vuitton uomo p/e 2020 ha rivisitato le scarpe da barca, tingendole di nero o, in alternativa, di tonalità sature (ciano, cremisi, giallo citrino), dilatandone la silhouette con l’innesto di una spessa suola carrarmato, aggiungendo inoltre occhielli logati e impunture a contrasto; nelle immagini del lookbook spuntavano sotto pantaloni con la piega affilati e altri dalla vestibilità morbida, abbinati a loro volta a blazer check o capospalla voluminosi, a conferma di come questa calzatura possa rivelarsi insospettabilmente versatile. 


Louis Vuitton Pre-collezione P/E 2020 lookbook

Non va dimenticato neppure che, lo scorso aprile, sarebbero dovute svolgersi le prime regate di qualificazione all’America’s Cup 2021, poi rimandate per la pandemia; resta tuttavia intatto l’appeal della competizione sportiva più antica al mondo, nonché del suo corollario estetico di giacche a vento, gilet, pantaloncini tecnici e, appunto, boat shoes.

In fondo, parliamo di accessori collegati al mondo nautico fin dalle origini, risalenti alla metà dei 30’s, quando Paul Sperry, marinaio e fondatore del marchio omonimo, prese spunto dalle zampe del suo cane – che poteva muoversi sul ghiaccio senza problemi – e incise delle scanalature sulla suola, così da aumentarne l’attrito sulle superfici scivolose. Di lì a breve si sarebbero precisate le altre peculiarità, dal fondo in gomma antiscivolo alle stringhe che bordano la tomaia per avvolgere al meglio il piede, al cuoio degli stessi lacci. Sarà in seguito John F. Kennedy, nume tutelare del suddetto preppy style d’oltreoceano, a fare della scarpa un must sfoggiandola spesso e volentieri, sullo yacht al largo del New England come nel buen retiro di Martha’s Vineyard.



Tornando ai nostri giorni, si contano diverse riletture del modello, ad opera tanto di aziende specializzate nel footwear quanto di blasonate maison di lusso, a cominciare da quelle sopracitate: la Summerland di Louis Vuitton è caratterizzata dall’alternanza di vitello liscio e pelle Épi zigrinata, con lacci a tono in tessuto; Prada sceglie invece la lucentezza del pellame nero spazzolato, rafforzata dalle impunture bianche e dal tocco scarlatto ad altezza linguetta.

Per I fashionisti più audaci i mocassini Christian Louboutin sono l’opzione ideale, grazie al mix di materiali scuri -nappa e scamosciato – profilati di borchie metalliche, oltre alla firma grafica del designer, l’imprescindibile suola rossa. Di segno opposto la proposta targata Loewe, boat shoes essenziali in pelle kaki, nobilitate da lavorazioni a regola d’arte, evidenti negli intrecci a mo’ di nappina sui lacci o nelle cuciture a rilievo.

Va menzionato senz’altro uno specialista della categoria come Sebago, che per la stagione attuale rinnova le sue scarpe da barca più rappresentative collaborando con due istituzioni del casual, Baracuta e Roy Roger’s: dal primo co-branding ha origine la Portland Baracuta in suede, disponibile in tre diverse combinazioni di nuance rosse, verdi e blu, omaggio al Fraser Tartan utilizzato dal brand inglese per le fodere delle giacche; dal secondo la Portland Roy Roger’s, con tomaia sulla quale si sovrappongono nabuk dall’aspetto vissuto e tessuto denim, paradigmatico dei jeans; comuni ad entrambe sono il sistema di allacciatura a 360 gradi e la suola striata, a prova di scivolo. 



Altro nome cult per le calzature navy è Quoddy, che offre un modello senza fronzoli interamente in pelle color tabacco. Anche le boat shoes Polo Ralph Lauren e Lacoste si distinguono per la pulizia di linee e particolari: se il primo marchio sottolinea il contrasto cromatico tra camoscio indaco della parte superiore e marrone della para, il secondo preferisce la tradizionale accoppiata bianco-blu, arricchita da inserti in gomma alle estremità e dal logo del coccodrillo, impresso sul fianco.

La scarpa da barca per antonomasia rimane però la Authentic Original 2-Eye Classic di Sperry: si tratta, nomen omen, di un’iterazione di quella originaria, con due occhielli, tomaia testa di moro e stringhe in una gradazione più chiara di marrone; semplice ma d’effetto, oggi come negli anni ’30.

Jw Anderson dedica una capsule collection al Re dell’omoerotica Tom Of Finland.

In occasione del Pride Month, il creatore e fashion designer Jonathan Anderson lancia una nuova capsule collection in edizione limitata, ispirata ai disegni iconici di Tom of Finland, noto illustratore e disegnatore di di arte omoerotica in cui raffigura uomini muscolosi archetipi della mascolinità così come veniva vista dalla comunità omosessuale a fine XX secolo. 

La capsule collection comprende una tote bag in feltro con manici in pelle e una visiera in neoprene stampato, entrambi caratterizzati un disegno del 1958 della serie “The Saddle Thief” una delle opere meno conosciute dell’artista Finlandese ma che hanno catturato l’attenzione del designer che ha affermato “Colleziono molti tipi di arte, ma i disegni sono sempre stati una passione”, in merito alla sua ispirazione. “E come omosessuale e designer, Tom of Finland mi ha sempre affascinato. Prendere i suoi disegni ed utilizzarli nella mia collezione è un po’ un sogno diventato realtà.”


Durk Dehner amico di Tom ed attuale presidente della Fondazione Tom Of Finland afferma che che “Mi fa molto piacere vedere designer di talento che utilizzano il lavoro di Tom, specialmente in un’espressione così amorevole e vivace. Tom ha sempre desiderato che ciò che faceva fosse edificante e che lavorasse in maniera innovativa. Con Jonathan Anderson, lo spirito dell’artista è portato avanti con gioia “.

Anche l’iconico portachiavi Penis di JW Anderson si trasforma con pelle di vitello nera e borchie degne di un viaggio a Folsom.

La collezione dedicata a Tom of Finland è disponibile dal 22 giugno su JWAnderson.com e presso il flagship JW Anderson di Soho a Londra. 

Photos courtesy of JW ANDERSON

L’installazione di Angelo Cruciani a Piazza Duomo chiude il Pride 2020

Un immenso cuore bianco formato da tantissimi altri cuori: questa l’installazione di Angelo Cruciani, designer del brand Yezael, che è apparsa a Piazza Duomo a Milano la mattina di domenica 21 giugno. “Come pagine bianche di una storia da riscrivere tutti insieme, questo cuore rappresenta la speranza verso un mondo pronto a regole eque e concepite sulla fratellanza che lega ogni essere umano” spiega l’artista.



Duemila cuori fatti di cartoni riciclati e riciclabili che rappresentano un veicolo, un mezzo per esprimere sogni e desideri sul futuro della nostra società. Un’iniziativa realizzata in seguito alle riprese dell’evento finale del Digital Milano Pride il 27 Giugno in esclusiva live su YOUTUBE e autorizzata dal comune di Milano seguendo le norme del distanziamento sociale. 



La manifestazione esorta al cambiamento e vuole essere speranza dopo un periodo difficile come quello della pandemia globale. “Ho pensato ai cuori bianchi ispirato dalla fragilità che stiamo vivendo globalmente, abbiamo bisogno di evolvere e trasformare le priorità per cambiare abitudini. Dobbiamo smettere di sentirci padroni della Natura” sottolinea Angelo Cruciani.

Un’iniziativa interessante che sicuramente darà il via ad altrettante. Manifestazione in favore del cambiamento e della speranza per un nuovo inizio.

Credits foto: Manuel Scrima

Moda e musica. Una lunga storia d’amore

La grande attrazione che da sempre ha coinvolto cantanti, musicisti e designer, ha a che fare con tutto quello che la creatività può raccontare rispetto al suo tempo, a quel tempo che la ospita e ne detta le condizioni, perché dia vita a nuovi linguaggi, a nuovi sound e nuovi codici stilistici che possano rappresentarlo, tanto da diventare perfettamente riconoscibili e collocabili nel loro tempo.

Dalle influenze stilistiche di icone musicali a vere e proprie collaborazioni che si traducono in capsule collections, firmate da pop star per brand che condividono la stessa linea di pensiero. Non si sa chi aspiri all’altro, quel che è certo è che inutile sottrarsi a un’attrazione, soprattutto se si tratta di star del panorama musicale e brand di moda, il cui connubio ha sempre portato grande fortuna. Basti pensare alla collezione dedicata a tutta la famiglia, creata dalla rapper Nicki Minaj per Fendi, o il successo degli abiti gemelli per mamma e figlia di Madonna per H&M.

La collaborazione del momento, che scalda le vetrine già dal 15 Giugno grazie ai suoi colori, porta il marchio Bikkembergs ed è firmata dal cantautore Fedez, possessore di 60 dischi di platino e da sempre attento allo stile, con una forte personalità, lontana dagli stereotipi ma sempre incline a nuove tendenze e rivelazioni, un po’ come nella musica. L’idea è quella di “contaminare lo spirito sporty del marchio con il mio stile urban” spiega il cantante. Il risultato è un modello simbolo del brand con la grafica della fiamma che compare all-over sulla tomaia.
Le parole del direttore creativo Lee Wood si uniscono all’entusiasmo di Fedez, elogiandone talento e forza comunicativa e guardando alla creatività futura del brand sempre con spirito d’innovazione e progetti stimolanti.

È tra Billie Eilish e l’artista Takashi Murakami l’altra imperdibile collaborazione del momento, stretta per Uniqlo, il brand giapponese di fama mondiale. Potere dei social, i due hanno stretto amicizia su Instagram, da lì la decisione di creare insieme il video musicale della canzone di Eilish You Should See Me in a Crown, in cui Murakami ha “disegnato” le idee di Eilish. Il video ha ottenuto più di 68 milioni di visualizzazioni su YouTube. La collezione creata per Uniqlo vede protagoniste le grafiche che mixano il simbolo di Eilish, il Blohsh, e gli iconici fiori di Murakami. I design includono anche un collage delle foto di Eilish, uno schizzo preso dal suo video musicale e un logo UT di Billie.

Quando il nuovo è figlio del tempo, i must have di Cristian Sutti

“L’Heritage come concetto riletto nella sua più totale essenza, ma solo per riviverlo di contemporaneità e non solo con malinconia”. È questa la filosofia alla base del progetto di Cristian Sutti, designer ed architetto con una forte passione al vintage, ai pezzi rari ed al collezionismo.



Come è arrivato a questo progetto? Quale il suo percorso e perché la voglia di esprimersi attraverso una linea di oggetti che partono dall’idea del ri-uso?

Sono arrivato alla creazione del marchio 2010L.E. disegnando una possibile fiche con cui avrei creato dei portachiavi preziosi. Contemporaneamente ho sviluppato un mio concetto di limited edition, che si discosta da quello che è invece il suo significato standard. L’idea del ri-uso nasce dalla mia passione per tutto ciò che è vintage originale, e da creativo quale sono, ho sempre amato girare i vari mercatini delle pulci sparsi in giro per il mondo, cercando oggetti che mi colpissero e che mi trasmettessero qualcosa.

Proprio il re-made, ancora di più se pensato in un’ottica emozionale, di pensare a oggetti speciali, sembra molto importante e interessante collegato al momento storico, che guarda proprio all’etica e all’eco. Come si pone nei confronti di queste istanze? Cosa ne pensa?

Penso che più passa il tempo, più aumenta il consumismo e proprio questo aspetto incide sulla durevolezza degli oggetti, dei vestiti, delle auto e così via. Molti non sanno e non si rendono conto che una borsa in tela magari degli anni 40, appartenuta ad uno o più soldati, ha mantenuto quasi intatta la sua struttura, aggiungendo a tutto ciò quel plus dato dai segni evidenti di quella che è stata la storia di questo accessorio. Una domanda che mi sono sempre posto è stata come mai questo accessorio fosse ancora utilizzabile dopo quasi 80 anni. Il segreto è l’uso di materiali sicuramente meno performanti di quelli di oggi ma molto più di qualità.



Ci parla in generale degli oggetti che propone? Quale è l’iter progettuale?

Gli oggetti proposti nel progetto 2010 I.e. sono di varia natura. Il comune denominatore è il loro essere vintage originali. Essendo un architetto con la propensione all’industrial design, devo dire che tutto ciò che è in grado di trasmettermi qualcosa poi diventa parte di 2010 I.e. Inoltre, è curioso come spesso, mentre giro per mercatini, rimanga colpito da un oggetto, il quale a primo impatto potrebbe risultare neutro alla vista. Alla fine però potrebbe risultare che mi trasmette una forte energia e questa si traduce in creatività.

Che cosa la ispira? Quali altri mondi la affascinano? Chi sono i suoi riferimenti creativi e i personaggi che segue?

Parlare di una situazione particolare che rafforza e guida la mia ispirazione è troppo riduttivo. Sicuramente ho imparato a utilizzare la noia, poiché dalla noia e in quello che io definisco “zero mentale” escono delle ottime idee ispiratrici. Un altro aspetto estremamente importante è la tranquillità, che viaggia a strettissimo contatto proprio con la noia. Purtroppo non ho delle “muse” ispiratrici o dei personaggi di riferimento perché credo che se ci si focalizza su un elemento di riferimento si rischia poi di creare delle brutte o belle copie … ma sempre di copie si tratta ovvero di un qualcosa che non è totalmente tuo. Il futuro invece va creato, non previsto.

Da cosa nasce la sua passione per il collezionismo?

La passione per il collezionismo nasce spontaneamente. Devo dire che forse alla base c’è stato un inizio causato dal mio mood da “accumulatore seriale” per la quantità di oggetti che colpivano la mia attenzione e che andavano a toccare le mie passioni. Poi pochi anni fa ad un certo punto mi sono fermato davanti a questo grande accumulo e ho eliminato tutto ciò che consideravo statico e inutilizzabile ed ho invece trasformato ciò che avevo selezionato con cura in “utilizzabile”.

Dove scova gli oggetti più belli?

Non ci sono dei posti classici dove trovo gli oggetti più giusti. Mi può capitare di notare qualcosa di interessante camminando in campagna magari in qualche fienile o in qualche bancarella di qualche mercatino trovato per caso.



Quale è il capo vintage al quale è più legato e perché?

L’oggetto al quale sono più legato è il mio anello heritage letters creato con un vecchio tasto in bachelite proveniente da una vecchia macchina da scrivere del 1924. È sempre con me da 10 anni.

Quale il suo ideale di eleganza?

Non ho un vero e proprio ideale. Per me l’eleganza è tutto ciò che fa star bene con se stessi nelle situazioni più svariate. Preferisco parlare invece di un ideale legato più alle proporzioni, che significa che si è eleganti quando si riesce a trovare il giusto equilibrio tra il proprio fisico e ciò che si indossa.

Che cosa è invece per lei il bello?

Penso che la bellezza sia soggettiva. Bella per me è la mia compagna, belle sono le mie figlie e bello è tutto ciò che è proporzionato, in equilibrio e dove tutto è in perfetta sintonia.

Cosa non può mancare nel suo guardaroba e cosa in generale non deve mancare in quello di un uomo?

Sicuramente non devono mancare i jeans, le camicie dalle fantasie vintage, i giubbotti dei quali sono un grande appassionato e le sneakers. Diciamo che nel guardaroba maschile non deve mai mancare ciò che lo fa sentire bene, in ordine ed in equilibrio, a prescindere dal capo, qualunque esso sia.



Il suo motto personale?

Tutto è perfetto e nulla capita per caso. La prima parte di questa frase però è la più importante.

Man in Town è molto legato ai viaggi, anche se questo non è il momento ideale, viaggiamo con la fantasia. Ci porta in un luogo che ama?

Ho amato il viaggio che mi ha portato a visitare e a conoscere il Vietnam del nord e del sud, realtà incredibilmente diverse tra loro ed intrise di storia e di sofferenza. È incredibile vedere come una popolazione di contadini sia riuscita con l’ingegno e per disperazione, a tener testa ad una nazione come gli Stati Uniti.

Parlando invece di beauty al maschile, cosa non manca nel suo beauty case quotidiano e in quello da viaggio?

Non mancano mai lo spazzolino, il dentifricio, il filo interdentale e la Nivea, crema multitasking. In quello da viaggio? Troppo lungo l’elenco.

La sua Puglia e la sua Milano? Quali luoghi ci consiglia? Quali i suoi rifugi?

La mia Puglia oramai è diventata molto conosciuta e frequentata. Ci sono posti che non sono ancora stati raggiunti dal turismo consumistico e che hanno mantenuto così le loro tradizioni. Ovviamente se ve li svelassi non rientrerebbero più tra quelli più nascosti e poco frequentati. Milano poi in realtà è la mia città, quella dove sono cresciuto, mi sono laureato, quella che mi ha formato e che continua a formarmi come creativo. Milano è la città stimolante che però è capace anche di concederti la noia. Il mio rifugio principale è la mia casa, la mia sala giochi, la mia officina.



Sogni e progetti per il futuro?

Il progetto 2010 l.e. e tutto il dream team che lo segue è già un sogno. Il progetto è quello di continuare a sognare e far sognare divertendoci, anche di proseguire la mia ricerca in giro per il mondo di “pezzi” unici, oggetti che diventano parte di te e tu della loro storia.

Marco Bozzato, dal palcoscenico alle passerelle

Ballerino, modello e cittadino del mondo. Si è formato a La Scala di Milano e all’English National Ballet School di Londra. Marco Bozzato ha tutte le carte in regola per un futuro di successo e in questa intervista ci racconta quanto il vivere nuove esperienze sia indispensabile per capire bene chi si è veramente, cosa si può fare e fino a che punto ci si può spingere.

@marcbozz


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Quando hai capito che il balletto era la tua passione? 

Non c’è stato un momento in cui è scattato qualcosa e ho capito che la danza era la mia passione, è sempre stata parte della mia vita da quando ho iniziato a quattro anni ed è stata una cosa graduale e inconscia. Quando ho iniziato a maturare mi sono reso conto di quanto realmente mi piacesse quello che già stavo facendo e così è andata.


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Qual è il tuo più grande ricordo del balletto?

Uno dei miei più bei ricordi è sicuramente quello del mio primo spettacolo a San Pietroburgo. 

Dopo vari problemi burocratici legati al visto, ero finalmente libero di poter andare in scena e così ho fatto il mio primo spettacolo e ho avuto il mio primo ruolo da solista con il Teatro Mariinsky.

Un altro ricordo speciale è sicuramente quando ho avuto l’onore di ballare un pezzo di passo a due con una delle mia ballerine preferite, Alina Somova.


Credits: Foto di Ksenia Kirsanova

Ti sei mai sentito come se volessi rinunciare? Cosa ti ha aiutato a superarlo?

Capita spesso di scherzarci ma non ho mai pensato di lasciare la danza seriamente, perché anche nei momenti più brutti è il modo in cui io riesco a sfogarmi, liberarmi e sentirmi leggero, prova a chiederlo a qualsiasi ballerino, ballare è peggio di una droga.  

La sensazione che provo quando ballo – intendo quando ballo veramente con tutto me stesso – è qualcosa di troppo grande, potente e bello per poterci rinunciare.



Sei anche un modello, come hai iniziato questa carriera? 

Ho iniziato fare il modello subito dopo un infortunio che mi ha tenuto distante dalla sala di danza per quasi un anno. 

Dopo il diploma, mi ero rotto il legamento crociato – atterrando da un salto – poco dopo l’inizio del mio primo contratto di lavoro come professionista e sono dovuto tornare in Italia per operarmi. Sapendo che la riabilitazione sarebbe stata dura e molto lunga, la moda è una cosa che mi ha sempre affascinato e visto che mi sono guardato tutte le stagioni di America’s Next Top Model almeno quinci volte ho pensato di provare a realizzare anche questo mio sogno. 

Quindi appena ho ripreso a camminare dopo l’intervento mi sono messo in contatto con delle agenzie e così che D’Management ha deciso di rappresentarmi e affiancarmi un questo percorso.


Credits: Foto di Antonino Cafiero

La tua formazione da ballerino ti aiuta sul set fotografico?

Di sicuro la mia formazione mi permette di avere una consapevolezza e un controllo del mio corpo che chi non ha studiato danza classica per tanti anni non ha.

La difficoltà sta però nel prendere tutta la disciplina e il controllo insegnatami e trasformarli in scioltezza e naturalezza quando sono sul set.


Credits: Foto di Anastasia Senikova

Ci sono delle esperienze che ricordi con particolare piacere?

Una delle mie esperienze preferite – come modello – è di sicuro quella che ho fatto per Vogue e l’hotel St Regis a Roma l’anno scorso, aggiungerei anche la campagna che ho scattato e girato sui tetti di Parigi per Alphatauri. 

Oppure un’altra esperienza memorabile è stato il mio primo fashion show a San Pietroburgo per DLT. Sono state cose totalmente diverse tra loro ma tutte divertenti, appaganti e ragioni di crescita.


Credits: Foto di Daniel Estrada Gutierrez

Anche se siamo sicuri che non ci siano mai due giorni uguali, come è la tua “giornata tipica”?

In effetti è raro che io abbia giornate uguali nella mia vita ma in linea di massima la mia giornata tipica al momento inizia con la lezione di danza la mattina poi finita la lezione e fatto un po’ di stretching prendo il mio book e giro per Milano tra casting e shooting.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Hai un account Instagram straordinario e un ottimo seguito, quali consigli potresti darci per distinguerci sui social?

Per quanto riguarda Instagram e i social media in generale io penso che il segreto sia quello di essere se stessi, di non copiare quello che fa il mondo ma di essere più possibile fedeli a quello che si è davvero, alla propria estetica e stile, ai propri gusti e ai propri pensieri. Oggigiorno la gente quando deve capire chi è una persona la prima cosa che fa è cercarla su Instagram, ai casting molto spesso ti chiedono il tuo nickname per vedere cosa, quanto e come pubblichi. Sinceramente anch’io sono il primo che appena mi arriva un lavoro vado a cercarmi ogni membro del team su Instagram così da farmi un’idea delle persone con cui lavorerò. Quindi quello a cui dobbiamo fare attenzione è proprio che l’impressione che il mondo ha di noi dai nostri profili social rappresenti al meglio quello che siamo davvero.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Dove ti vedi nei prossimi cinque o dieci anni? 

Questa è una domanda molto difficile per me.

Io vivo tutto molto alla giornata e programmare il futuro non mi piace, anche se sinceramente tra cinque o dieci anni non mi immagino una vita molto diversa da quella che ho ora, a me piace la mia vita. Me la immagino migliorata, le mie carriere cresciute e io di sicuro più maturo, con occhi che vedono le cose diversamente, alla fine non si smette mai di imparare. Quindi per rispondere a questa domanda ti dico che mi immagino vivendo un update, un miglioramento, della mia vita attuale se così si può dire! 


Credits: Foto di Daniel Julia Orisha

Special thanks:

Marco Di Ciuccio – D’Management

Credits: Foto in evidenza di Emilio Tini

Best of e-store nostrani

La situazione pandemica in atto, il tratto più peculiare di questo 2020 da dimenticare, ha portato lo shopping online ad essere uno dei bisogni fondamentali dei consumatori. La industry non è certamente rimasta a guardare, potenziando gli e-store e i servizi online. Di brand e retailer ce n’è per tutti i gusti, noi di Man in Town ve ne segnaliamo due da tenere sott’occhio e vi spieghiamo sotto anche il perché.

UPDF

UPDF nasce nel 2019 dalla tenacia di un team di imprenditori bergamaschi, specializzati in graphic design guidati dall’agenzia RZ STUDIO MILANO di Iside Pellegrino Preite e Roberto Zampiero (www.robertozampiero.com). Appena lanciato sul mercato grazie all’apertura dell’e-store, il brand sta attualmente lavorando alla presentazione di alcune co-lab ancora top secret. Nel dna del brand c’è una maniacale attenzione allo studio dei volumi, modellistica e fit. Il taglio infatti dei capi non è over ma “cozy”, quindi molto morbido ma allo stesso tempo viene mantenuto sempre uno sguardo attento alle proporzioni del corpo femminile e maschile. 



La produzione di felpe e tee prevede l’uso di jersey made in Italy. Mentre per la collezione prettamente donna si divide tra una collezione 100 % cotone e una prodotta con la tecnologia LYCRA SPORT, tessuto generalmente utilizzato per la produzione di prodotti activewear. L’attitdude cosmoplita del brand ci ha rapiti: vibes californiane, colori scandinavi e manifattura Made in Italy.



Come dice l’acronimo UPDF, urban people fucking dreamer, la collezione nasce proprio per giovani sognatori di tutto il mondo. Un cozy wear da un’identità forte, caratterizzata da colori e messaggi. UPDF ci piace perchè rappresenta la risposta perfetta alla crescente richiesta di “infit” (contrario di “outfit”), la tendenza di stile nata a seguito del lockdown per gli outfit casalinghi che la quarantena e lo smart working hanno imposto. Comfy sì, ma sempre stylish! 



FOLLI FOLLIE E TheDoubleF

Il 2020 segna il 50mo anno di attività di uno dei più importanti retailer italiani, trainato con successo da Lucia Schiavi e Giuseppe Galli. Negli anni Settanta la coppia apre a Mantova una boutique che lascia il segno, seguendo la loro innata passione per lo stile. Intensificano i rapporti con le più prestigiose case di moda, tra cui la famiglia Prada. In seguito il branding si amplia, portando all’apertura di boutique a Riccione, Brescia, Verona e Bologna. Il segreto del loro successo? Un’esperienza unica di shopping, pensata ad hoc in base alle esigenze del consumatore. Nel 2016 si passa alla seconda generazione: viene nominato Ceo dell’azienda il figlio della coppia di imprenditori, Francesco Galli. Siamo nell’era digitale, Francesco lancia l’e-commerce TheDoubleF.



L’e-shop, con headquarter a Milano, ospita oltre 180 marchi di abbigliamento, scarpe, borse e accessori, e il digital magazine The Rooster con fashion news e articoli sempre aggiornati. La selezione dei prodotti presente su TheDoubleF è curata dai buyer secondo osservazioni di mercato e tendenze stagionali. Il 2020 per il gruppo Folli Follie significa un cambiamento meno visibile dei precedenti ma sicuramente efficace e duraturo: il consolidamento dell’omnicanalità. Saranno impiegate nuove tecnologie così da migliorare l’esperienza dei clienti e rafforzare la presenza nei mercati europei, asiatici, americani e mediorientali. A Mantova è stato recentemente inaugurato un grande polo logistico, fortemente voluto dalla famiglia Galli, strutturato e organizzato per essere quanto più efficiente nella gestione della merce dell’intero gruppo. Un nuovo progetto legato al CRM sarà introdotto in tutte le boutique così da curare il rapporto con i clienti e meglio rispondere alle loro esigenze. 

Folli Follie festeggia così mezzo secolo nel retail haute de gamme.

Body Pillow: la tendenza del momento durante la quarantena

La quarantena ha creato oltre al panico anche tante diverse mode fra queste è nata la Body Pillow. Sapete già di cosa si tratta? Ecco che ve lo svegliamo noi e chissà che vi possa essere utile per passare notti più tranquille con un sonno ristoratore.

Body Pillow cos’è e perché utilizzarlo

Il Body Pillow non è altro che un cuscino utilizzato per dormire e riposare, ma ovviamente non un cuscino normale di quelli che siamo abituati a trovare nei nostri letti. Questo è un cuscino più grande della dimensione abituale. E’ lungo e stretto e va tenuto tra le gambe dormendo supini su un lato del letto.

La dimensione standard di un cuscino di body pillow per il corpo è 66 X 137 centimetri.

Uno dei principali motivi per utilizzare questo cuscino per il corpo è quello di migliorare l’allineamento spinale. Aiuta anche nei problemi per i punti di pressione del corpo.

Questi cuscini per il corpo aiutano le cosce a riallinearsi mentre si è stanchi e stressati dalla giornata, donano maggior relax e comfort quando si cerca di riposare e dormire.

I body pillow sono ideali per chi soffre di mal di schiena, dolori alle anche e al collo e in particolare per le donne in stato di gravidanza, quando trovare conforto e riposare bene durante l’ultimo trimestre diventa sempre più difficile.

Diversi tipi Body Pillow

I Body Pillow sono diversi in commercio ecco fra quali puoi scegliere:

  • Body Pillow di I: Questo cuscino a forma di I ti aiuta a sostenere il ginocchio, la gamba e la testa anche mentre sei nel tuo letto.
  • Cuscino a forma di U: questo cuscino per il corpo è disponibile in curva a U, perfetto per sostenere le braccia e la schiena sia dal lato destro che da quello sinistro. Questo cuscino per il corpo a forma di U è molto utile per le donne incinte.
  • Cuscino a forma di C: vi aiuterà anche, sostenendo le ginocchia o il collo durante il sonno.
  • Cuscino a forma di J: questo cuscino a forma di J rende confortevoli le notti a coloro che soffrono di russamento.

Romanzi: 4 titoli da leggere sotto l’ombrellone

Il Libro è un grande amico da portare con sé leggerlo nei momenti di svago, o per non annoiarsi nei momenti di pausa dal lavoro e dallo stress quotidiano. Vi proponiamo 5 libri da leggere sotto l’ombrellone per quest’estate.

5 libri da leggere sotto l’ombrellone

Leggere sotto l’ombrellone è un passatempo che piace a molti, oggi poi grazia anche ai libri digitali di facile lettura sia su tablet che smartphone è ancora più facile poter scegliere ottime letture.

Ecco qui la nostra scelta.

1. Tre volte noi di Laura Barnett

Un incontro fortuito nato tra le strade di Cambridge, una passione che sembra durerà per sempre, tipo storia da Sliding Doors. Ma….. il finale tutto da leggere fino all’ultima pagina. Il romanzo d’esodio di Laura Barnett.

2. Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone

Varie storie si intrecciano tra la le strade di Bologna, tra i vari personaggi del romanzo come Adel e Manuel, una che non si aspetta nulla dalla vita mentre l’altro ha tanti sogni ma che si arrende spesso alle sfide della vita, oppure tra Dora e Fabio, separati dal desiderio di un figlio. Un libro dove le vicende della vita si intrecciano inesorabilmente e contrastano col loro naturale fluire.

3. Avremo sempre Parigi di Serena Dandini

Serena Dandini ci guida tra le strade della città romantica per eccellenza la bellissima e amata Parigi. Il racconto si snoda fra le strade di Parigi in ordine alfabetico, ricche del loro fascino e dai racconti indimenticabili che ne hanno fatto la storia sino ai giorni nostri.

4. L’ultima storia di John Grisman

Il grande John Grisman non delude neanche questa volta, qui ci porta in racconto fatto di mistero. Siamo a Camino Island in piena estate, sono andati via quasi tutti per via di un uragano, solo il libraio che colleziona libri antichi p rimasto. Bruce Cable, il libraio, al termine dell’uragano scopre che il suo amico Nelson Kerr, uno scrittore e rimasto ucciso. Cosa nasconde la sua morte? Non è stato l’uragano ma è stato ucciso. Bruce inizia così a cercare l’assassino e il motivo che lo ha spinto a farlo. Il computer di Nelson nasconde forse la risposta?!

5. Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Anche se è un libro scritto più di cinquantasette anni fa è sempre attuale. Parla della segregazione razziale del profondo sud negli Stati. La voce narrante è una bambina Scout figlia di Atticus Finch un avvocato che difende un ragazzo nero accusato ingiustamente di stupro. Proprio lei snocciola tutta la storia nella cruda ferocia del razzismo e del pregiudizio che angustia una cittadina dell’Alabama pur mantenendo l’ingenuità che contraddistingue una bambina ma che è più lucida e razionale della società in cui vive.

Il buio oltre la siepe è il libro consigliato da Obama contro ogni forma di razzismo e contro il diverso.

Vip finiti in carcere: i più famosi guai giudiziari delle star

Si sa il mondo dello spettacolo è pieno di stravaganze e non mancano certo i casi giudiziari che hanno visto vip finiti in carcere per diversi motivi fra cui:

  • droga
  • omicidi
  • detenzioni di armi
  • truffe

e molto altro ancora

Alcuni dei vip finiti in carcere stanno scontando una pena carceraria di diversi anni, altri sono stati in galera per solo una notte, ma senz’altro chi più chi meno hanno fatto parlare di loro.

Ecco alcuni dei vip finiti in carcere negli ultimi anni.

5 Vip finiti in carcere negli ultimi anni

Fabrizio Corona

Nel panorama dei vip italiani finiti in carcere quello che ha fatto parlare più di sé è stato Fabrizio Corona. Finito in carcere per tanti procedimenti giudiziari fra cui estorsione e ricatti ai danni di altri vip famosi.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi è fra i politici che ha fatto parlare più di sé sia nel bene che nel male.

Condannato per corruzione e favoreggiamento alla prostituzione per il noto caso di Vallettopoli per Ruby Gate. La sua condanna ha previsto il dover prestare servizio presso una casa di riposo di Milano ed esonerato per ben 5 anni dai pubblici uffici.

Daniele Diele

Domenico Diele ha recitato in varie fiction e nel 2013 ha preso parte al film di Claudio Noce: “La foresta ghiaccio” recitando al fianco di Emir Kusturica. Nel 2017, l’attore investì una donna mentre si trovava alla guida della sua auto senza patente (tolta per utilizzo di stupefacenti). Venne condannato a 8 anni, ridotti a 5 anni.

Bernardino Terracciano

L’attore per un caso d’omicidio Bernardino Terracciano che recitava la parte di un boss dei casalesi nel famoso film di Gomorra, condannato all’ergastolo nel 2008 per un caso di doppio omicidio avvenuto nel 1998.


Stefano Dionisi

Stefano Dionisi ha recitato in alcune fiction di successo come l’Onore e il rispetto e un medico in famiglia, arrestato nel 2016 per detenzione di marijuana ai fini di spaccio: ha scontato una pena di 4 mesi in carcere. Concludiamo la lista col famoso Marco Carta, accusato di aver rubato delle magliette firmate alla Rinascente di Milano e poi assolto dal caso a lui imputato. Insieme a Marco Carta era presente un’amica, Fabiana Muscas, condannata ai servizi sociali per lavori socialmente utili.

E adesso viene il bello(?)

La bellezza salverà il mondo’ diceva Dostoevskij e ci viene da dire che un fatto è certo: ed è che nonostante la funesta segregazione legata alla pandemia, la bellezza fortunatamente non è andata in quarantena. Lo ha ribadito anche il nostro presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che quanto a bellezza, saggezza e stile non ha nulla da invidiare a nessuno, specialmente nella magniloquenza di Palazzo Chigi. Insomma la bellezza va preservata quindi, anche quella maschile, almeno nei nostri pensieri, nei nostri auspici, nei nostri desideri e nei nostri gesti. E tanto tempo è passato da quando l’esposizione del corpo maschile integralmente nudo era considerato un tabù. Pensavo a questo l’altro giorno mentre guardavo con sommo stupore la meravigliosa statua colossale di Napoleone, studio in gesso di Antonio Canova, un nudo integrale al quale il ‘geniale’ Mussolini fece mettere la foglia di fico sul pube in omaggio ai piccolo-borghesi che sostenevano il suo squallido regime fortunatamente archiviato dalla storia delle democrazie moderne.


Statua di Napoleone – Canova

Inutile dire che per fortuna quella foglia di fico è stata col tempo rimossa. Questa torreggiante ode alla bellezza virile che idealizza la fisicità ben poco archetipica dell’imperatore francese giganteggia nel vestibolo di Palazzo Bonaparte, il magnifico palazzo storico romano del Seicento restaurato da Generali e un tempo di proprietà della madre di Napoleone I Letizia Ramolino fino alla sua morte nel 1836. Il palazzo ha ospitato fino al 7 giugno una straordinaria mostra sui capolavori inediti degli Impressionisti e dei neo impressionisti francesi ed europei curata con esiti di enorme successo di pubblico e critica da Arthemisia, leader nelle manifestazioni culturali di rilievo-artistico nel Lazio e in tutta l’Italia.

Beh aggirandomi nei saloni dell’edificio in mezzo a tanta magnificenza che avrebbe potuto causarmi una sindrome di Stendhal, pensavo che se c’è una tipologia di bellezza che è assolutamente incontrovertibile e sulla quale esiste o dovrebbe esistere il cosiddetto consensus gentium, è quella che è stata codificata da Policleto e da Vitruvio nell’antichità. La bellezza, almeno nella sua accezione occidentale, è un valore estetico oggettivo come sottolineava Kant ne ‘La critica del giudizio’ e come ribadì anche Winckelmann che alla fine del Settecento, in concomitanza con gli scavi di Pompeo ed Ercolano, teorizzò il cosiddetto ‘bello ideale’, è fatta di armonia e simmetria, di proporzioni quasi pitagoriche, di corrispondenze geometriche. Quindi il fatto che la bellezza sia nell’occhio di chi guarda è assai opinabile. Va bene che grazie all’inclusione abbiamo accettato molte situazioni borderline ma quelle con la bellezza vera hanno poco a che vedere.


Doriforo di Policleto

Chi sono i nuovi adoni? Ce lo siamo chiesti e siccome la bellezza più di tanto non si può relativizzare, siamo andati sui social dove sono i follower a raccontarci lo stato dell’arte sulla bellezza maschile di quelli che vengono definiti ‘gli instaseductores’ e che qualcuno, data la sintesi nei loro corpi fra peluria del viso e muscolarità ‘smooth’, descrive come ‘gymsters’ (crasi fra gym e hipsters). Sono ragazzi disinibiti, desiderati e desiderabili da uomini e donne, prede con istinto predatorio, toy boy con cui intrattenere relazioni ‘mordi e fuggi’, corifei del nuovo narcisismo digitale. Depilati, scolpiti, apparentemente disponibili, seducono senza filtri esibendo generosamente la loro prorompente e nerboruta fisicità, veri e propri sirenetti nati come funghi dopo il trionfo mediatico dei velini.

I più seguiti su Instagram sono Christian Hogue ma anche Mario Hervas, Andred Cruz, Eric Janicky, Ivan Akula, David Castilla, Rowan Rowe, Bruno Santos, Mike Thurston, Casey Christopher, senza dimenticare la perfezione statuaria del modello Nick Topel legato al brand di swimwear Aronik e il bellissimo Alessandro Cavagnola, molto apprezzato a livello internazionale, cosmopolita cover man e fitness model che l’affermato fotografo Roberto Chiovitti ha immortalato per la copertina di DNA, magazine australiano gay friendly nel numero di agosto 2019 e per la copertina del mensile For Men di maggio 2020 diretto da Andrea Biavardi.


Pietro Boselli

In Italia svetta Riccardo Bosio che segue a ruota Pietro Boselli, il modello scoperto da Giorgio Armani, docente di matematica molto social e spesso ritratto senza veli sdoganando una bellezza classica, molto ‘pagana’ perché ispirata alla visione romana del bello teorizzata da Giovenale nel suo ‘Mens sana in corpore sana’. Insomma, più sani più belli. Una visione congeniale alla tanto auspicata rinascita attesa messianicamente per la fase 2. Perché quelle barbe perfette e leggermente scruffy evocano il look dei gentiluomini italiani e francesi delle corti rinascimentali dei Medici e dei Valois, da Cesare Borgia a Baldassarre Castiglione fino a Francesco I re di Francia che protesse Leonardo Da Vinci nel XVI secolo e che ristrutturò i castelli della Loira.

E se il fisico glabro levigato da ore e ore di palestra, nuovo santuario dell’estetica 4.0, è abbinato a una barba scolpita da filosofo greco forse si può ipotizzare il ritorno a una bellezza più atletica e plastica laddove però la muscolarità fa sempre rima con benessere, come spesso spiega anche sui suoi social e nei suoi libri il formidabile dottor Massimo Spattini. Ex campione di culturismo negli anni’80, Spattini è oggi maturo interprete, con la sue teorie antiage basate su un’alimentazione illuminata, di una bellezza maschile che è iconica perché timeless. Impossibile dare infatti un’età a questo elegante ed educato signore di Parma che ama Leonardo (non a caso) e che non teme di confessare che adorerebbe sfoggiare un outfit formale sartoriale color confetto, professando una fede incrollabile in un’estetica di equilibrio e proporzioni, figlio di un’epoca in cui i campioni di culturismo, disciplina oggi piuttosto vituperata, erano paradigmi di eccellenza fisica, plasmati dal ferro, forgiati nel marmo.



Uno per tutti? Bob Paris, che è stato anche l’unico bodybuilder al mondo ad aver dichiarato apertamente e assai coraggiosamente la sua identità gay in un’America puritana falcidiata dal virus dell’HIV. Bob, che nel 1992 sfilò a Miami in costume quasi adamitico per Thierry Mugler insieme al suo sposo, l’aitante modello e atleta Rod Jackson, fu definito ai suoi tempi d’oro ‘mister simmetry’ per la sua straordinaria bellezza. Immortalato dall’obbiettivo di Herb Ritts, Robert Mapplethorpe, Tom Bianchi e Bruce Weber, nessuno dei suoi colleghi e antagonisti fra i quali spiccano Berry De Mey, Francis Benfatto, Shawn Ray e Lee Labrada, riuscirono a eguagliarlo in bellezza e perfezione estetica.

Gli anni’80, segnati dalla supremazia dell’uomo-oggetto esaltato da Gaultier nella sua prima sfilata maschile della primavera-estate 1983, hanno decretato il trionfo del macho pin-up frutto dell’erotizzazione del corpo virile con il risultato di sancire la sovranità dell’archetipo mascolino di matrice prettamente camp, per il piacere delle donne ma anche degli uomini. Una tendenza che oggi è tornata in auge. La questione cruciale è come il mondo dell’arte riesca a cogliere questi stimoli orientati alla riscoperta della più classica bellezza maschile, portata ai più alti fasti dai divi della nuova Hollywood come Armie Hammer, Chris e Liam Hemsworth, Joe Manganiello, Henry Cavill e Chris Evans o da atleti come Ronaldo e Immobile, e come quindi questa riesca a rigenerarli attraverso il prisma della contemporaneità.



Qualche esempio? Anzitutto la mostra dedicata a Canova (una delle tre a livello nazionale) nel museo di Roma a Palazzo Braschi, aperta fino al 21 giugno. Inoltre ho avuto modo di partecipare al vernissage della mostra fotografica del talentuoso Sergio Goglia il cui mentore Mimmo Jodice, un oracolo della fotografia italiana del Novecento, ha definito ‘emozionante’. Nelle auliche sale di un magnifico palazzo incastonato nel cuore della Napoli più aristocratica il fotografo, formatosi all’accademia di belle Arti di Napoli in scenografia teatrale, ha al suo attivo campagne pubblicitarie ed editorials con i marchi di punta del mondo della moda (memorabile la campagna del 2019 per il marchio Alcoolique) e ha presentato alla stampa e agli ospiti fra i quali il famoso shoe-designer Ernesto Esposito pochi giorni prima del lockdown 16 nudi, sedici capolavori emblematici della sua strabiliante vena ‘pittorica’ che per il luminismo raffinato e per la sensibilità squisita ai soggetti trattati, i corpi più belli che essere umano possa incarnare, è stata definita ‘caravaggesca’.

“Sono un esteta, ho un gusto plastico e pittorico è vero, ho sempre ammirato il linguaggio visivo di Caravaggio per il suo approccio realistico, i miei nudi maschili e femminili rispecchiano la mia visione dell’arte e della fotografia che sono strettamente interdipendenti, ammiro l’opera di David La Chapelle per i suoi magici cromatismi e considero la macchina fotografica un pennello tecnologico-dice Goglia-la mia mostra ‘back to the future’ racconta un percorso fra passato e futuro, fra Leon Battista Alberti e Man Ray, fra classicismo e scenari futuri. Il nudo integrale maschile è ancora un tabù soprattutto sui social network ma sinceramente non ho avuto problemi quando nel 1999, in collaborazione con il mio amico Ernesto Esposito, ho creato un allestimento suggestivo a Grenoble di alcuni miei scatti di uomini nudi full frontal. Credo che gli uomini temano di spogliarsi davanti all’obbiettivo perché sono fondamentalmente insicuri e hanno paura di non essere ‘all’altezza delle aspettative’, ma io nella mia carriera non ho mai avuto problemi a scattare foto di nudo e anzi, nel tempo, mi sono specializzato come maestro del nudo artistico soprattutto maschile”.

Nella gallery foto di Sergio Goglia: “Cattura”, “Dietro fronte”, “Osmosi”, “Black & Gold”, “Oro Nudo”

Un’altra conferma di questa riscoperta di una bellezza maschile ancestrale e di una mascolinità autentica, quasi mitologica, prefigurata dal libro fotografico ‘Uomini’ di Dolce&Gabbana realizzato dal talentuoso Mariano Vivanco, fotografo che ha lanciato nel 2007 il super modello David Gandy, epitome di una virilità da maschio alpha sulle falsariga dei modelli anni’90 di Gianni Versace e delle sue iconiche e sensuali campagne create da Bruce Weber e Richard Avedon, è la suggestiva mostra sui disegni di nudi maschili di Publio Morbiducci, allievo dell’artista Duilio Cambellotti, che ho avuto modo di ammirare nella galleria romana ‘il Laocoonte’ di proprietà della colta studiosa d’arte Monica Cardarelli. In uno spazio situato in via di Monterone, a pochi passi da Largo di Torre Argentina si può ammirare una crestomazia di trentasei studi preparatori, per lo più disegni e bozzetti eseguiti con carboncino, matita e sanguigna, per sculture che l’artista e architetto particolarmente apprezzato in epoca littoria, aveva realizzato.

La fisicità virile, in quella fase storica basata sulla retorica apoteosi di una mascolinità patriottica, come osserva giustamente Leonardo Iuffrida nel suo illuminate saggio ‘il nudo maschile nella fotografia e nella moda’, è un’astrazione dalla carnalità perché deve idealmente rappresentare il trionfo di un machismo ideologizzato, ancorato a un modello patriarcale fortunatamente desueto. Morbiducci, noto come l’autore delle sculture che dominano alcune piazze romane storiche come Porta Pia con il suo monumento al bersagliere e l’Eur con la coppia dei Dioscuri con i loro cavalli impennati che superano i sette metri di altezza- senza contare la statua del ‘discobolo in riposo’ che fu collocata nel 1938 nello stadio dei marmi- propone nei suoi magnifici disegni una sintesi fra ideale e realtà, trasfigurando in una dimensione estetizzante la bellezza un po’ ruvida dei suoi modelli, per lo più manovali e operai di Testaccio e del mattatoio i cui muscoli derivavano da ore e ore di impegno fisico piuttosto che da un’attività ginnica in stile olimpico.

Nella gallery: immagini relative alla mostra di Publio Morbiducci

Morbiducci non sarà forse Leni Riefenstahl regista di ‘Olimpia’ tanto caro a Hitler e Goebbels, ma i suoi nudi maschili rappresentano pur sempre il manifesto di una virilità attualissima, memore della bellezza atletica pagana che oggi riafferma la centralità di un’estetica ‘testosterotica’ dove il nudo integrale di lui è l’ultima frontiera sociale del pudore. E mentre ammiravo i bellissimi disegni di Morbiducci mi sono chiesto: chi ha paura del nudo maschile? Censurato dai social, il nudo maschile full frontal, legittimato socialmente dal bodybuilding fin dagli anni ’50 grazie a Bob Mizer e a Bruce of Los Angeles, e privato di quella anacronistica foglia di fico imposta dal Concilio di Trento e dal perbenismo fascista, può essere anche molto osteggiato in rete per una serie di motivazioni sociali e religiose legate alla mentalità puritana e patriarcale degli americani.

Il fotografo Allan Spiers ha denunciato su Facebook i social network per la loro arretrata prospettiva sulla nudità maschile e vengono puntualmente stigmatizzati anche Luis Rafael, Dylan Rosser, Ulrich Ohemen, Joan Crisol, Mark Henderson, Paul Freeman, Carlos Campos, Michael Stokes e David Vance, solo per citare alcuni dei più celebri e apprezzati. Lo stesso Herb Ritts, che di questi fotografi è stato un po’ l’antesignano, destò scalpore nel 1988 per un nudo integrale circoscritto in una bolla d’aria soprattutto fra i giapponesi che oscurarono i genitali del modello ritratto, un culturista. Per non parlare di Avedon che tenne a lungo nel cassetto il ritratto in costume adamitico full frontal di Rudolph Nureiev, Andy Warhol le cui polaroid hot rimasero a lungo occultate e Robert Mapplethorpe che nei suoi scatti sofisticati e scultorei celebrava il sincretismo fra bellezza classica e pornografia pop a sfondo gay.


Bruce Weber CK Obsession
Duo Bob e Rod di Herb Ritts 1990
Herb Ritts per Valentino 1995

Nella gallery: foto 1 – Bruce Weber CK Obsession, foto 2 – duo Bob e Rod di Herb Ritts 1990, foto 3 – Herb Ritts per Valentino 1995

Osservando questa ampia rassegna di opere prese di mira dagli anatemi della censura mi viene da interrogarmi sulla fonte primaria del disagio che alcuni uomini tuttora devono affrontare di fronte alla prospettiva di posare senza veli davanti a un fotografo. La prima considerazione che mi viene in mente è la cosiddetta ‘paura di castrazione’, da ricondurre forse a una fragilità congenita al maschio che spesso teme il momento della verità, abituato a concepire la sua genitalità come una competizione da locker room fra maschi. Poi va aggiunto che i consumatori prevalenti del nudo maschile sono in realtà gli omosessuali e questo per gli etero old school non è accettabile. La nudità maschile viene ancora intesa in occidente, in barba anche alle nuove generazioni che professano una fede incrollabile nella fluidità (vedi il magazine Dust), come un concetto pagano che il cristianesimo e le altre religioni monoteiste confessionali hanno ripudiato senza appello in quanto sinonimo di corruzione morale. In realtà nell’antica Grecia la bellezza era sempre sorretta da un’etica, e chi scrive auspica che tale illuminata concezione possa tornare ad assumere la vibrante valenza di un imperativo categorico.

Il punto in realtà è questo: dopo secoli in cui è stata la donna a essere reificata spogliandosi per soddisfare la libido virile, ora dopo il femminismo e dopo l’empowerment delle donne è il turno dell’uomo di mettersi in discussione e diventare oggetto del desiderio, con buona pace dei paladini della ‘antrocrazia’. Di fronte a un nudo integrale maschile che cioè esibisca l’epicentro del piacere e della fecondità, le donne fantasticano su un uomo ‘meno macho e più micio’, il cosiddetto uomo ‘profitterolles’ tenero ma con le palle. Un nudo che è soprattutto verità e autenticità perché come scrisse John Keats nella sua ‘Ode su un’urna greca’, ‘bellezza è verità e verità e bellezza’. 

Instagram: @enricomariaa.

In forma con gli sportivi, tre profili fitness da seguire

La routine giornaliera di uno sportivo non è semplice. Per mantenere una forma fisica invidiabile servono allenamenti quotidiani, stretching, pesi, alimentazione equilibrata ma soprattutto costanza e determinazione. Tutto questo non esclude anche qualche piccolo sgarro, l’importante è non perdere di vista l’obiettivo e restare sempre in un corretto regime alimentare. Tre sportivi ci hanno raccontato le loro abitudini di allenamento, e, a giudicare dai loro profili social varrebbe la pena prendere un po’ di ispirazione! 


Nicola Cinelli (@nicola.cinelli.93.p.t)


Il suo segreto è il calisthenic, una disciplina associata al fitness che prevede il raggiungimento di abilità atletiche a corpo libero con il supporto di strutture come sbarre, parallele e anelli della ginnastica ed eventualmente di pesi usati come sovraccarico al proprio peso corporeo. Si raggiungono prestazioni atletiche di vario genere (forza, flessibilità, equilibrio) e l’incremento della massa muscolare.

“Pratico calisthenic da circa 5 anni e sono personal trainer da tre. Gli allenamenti variano dai 4 ai 6 a settimana e comprendono oltre alla pesistica moltissima resistenza e mobilità. L’alimentazione è normo calorica e di mantenimento”.


Aldo Londero (@aldolondero)

Modello, atleta Myprotein e online coach, pratica nuoto e arti marziali miste, uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo di tutte le tecniche sportive delle arti marziali (muay thai, judo) e degli sport di combattimento (lotta libera, grappling, pugilato, kickboxing).

“Mi alleno complessivamente 6 volte a settimana. Per quanto riguarda il mio regime alimentare, non è sempre rigido, mi permetto ogni tanto qualche sgarro piacevole, ma a grandi linee seguo una dieta iper proteica.”


Lorenzo Pisano (@lorenzo.pisano1)


Come ex ginnasta della nazionale Lorenzo era abituato ad allenarsi tutti i giorni per una disciplina olimpica che prevede sei differenti specialità, corpo libero, cavallo con maniglie, anelli, volteggio, parallele, sbarra. 

“Ora vado in palestra regolarmente 6 volte a settimana e mi concedo un giorno di riposo. 
Per quanto riguarda l’alimentazione non seguo particolari diete. Evito il sale e il cibo fritto il più possibile e cerco di fare attenzione a mangiare sano, pur concedendomi qualche sgarro ogni tanto, come la pizza del sabato sera”.

Credits photo: Alan Pasotti

Passione accessori, anticipazioni dal prossimo autunno

Mentre attendiamo la meritata e tanto sospirata estate, ecco il nostro consueto sguardo alle anticipazioni e tendenze per la prossima stagione.

Canali

L’ abito è in lana ed è composto da giacca monopetto 2 bottoni con rever e pantaloni con tasche all’americana e cintura alta senza passanti. La camicia è slim fit in puro cotone bianca. Completano il look una cravatta in seta-cashmere a quadretti e la pochette in puro cotone bianca. Le sneaker sono color avorio, con allacciatura in pelle e suola in gomma leggera.


Prada

Shopping bags in pelle Saffiano color fuoco e cannella, con tracolla removibile.

Gallo

Le calze Gallo Velvet sono la conferma del savoir faire del brand, intriso della preziosa capacità di innestare tecnologia su antichi telai.

Bally

Linee pulite, materiali naturali e toni neutri riflettono l’impegno di Bally a favore dell’ambiente e la passione per le innovazioni tecniche, in un continuo intreccio fra tradizione svizzera e visione moderna.

Drumhor

L’iconico “biscottino” di Drumhor diventa da sole! Un modello unisex per quattro differenti nuance coordinate alle grafiche interne delle stanghette (un point de neige rigorosamente biscottino/razor blade).

Premiata

Sneaker con tomaia colorata a incastri in pelle, suede e nylon e con suola in gomma. 

Tecnochic

Il nuovissimo smart watch TC-ZL01s di Tecnochic unisce scienza e tecnologia in un orologio dalle forme eleganti e dai materiali pregiati. Oltre al quadrante full touch screen di nuova generazione, misura frequenza cardiaca, pressione arteriosa e livello ossigeno nel sangue. Vi sono poi otto modalità sportive, che permettono di ottenere una completa analisi del workout comparando i diversi risultati.

Eastpak

La collezione RE-BUILT TO RESIST è una soluzione sostenibile ideale per ridurre gli sprechi preservando nel contempo il proprio stile. Infatti le borse che presentano difetti e non possono essere riparate, vengono trasformate in versioni uniche del classico zaino, caratterizzate da due colori o motivi.

New Era

Tra le novità New Era per la prossima stagione, il cappellino regolabile arancione fluo con visiera tono su tono e cappellino regolabile camo e logo arancione fluo.

Spinzi Design tra le novità del Fuori salone Digitale

In questi giorni, dal 15 al 21 giugno, il Salone Digitale sarà un grande spazio mediatico dedicato all’arredamento, che quest’anno sostituisce il Salone del Mobile, la più grande vetrina dedicata alle eccellenze del settore. Tra i protagonisti c’è anche Spinzi Design, il brand fondato da Tommaso Spinzi, designer creativo e consulente specializzato nella decorazione di interni e nella progettazione di arredo.

Durante la diretta live via Instagram dallo Spazio Spinzi di Milano, sono state presentate le nuove collezioni LaméPlanar e Meccano.

Lamé

Una collezione di sedute dall’aspetto tecnico e tattile che vuole unire il mondo “metallico” dei motori a quello “caldo” del design e della moda. La struttura è solida e ricorda i motori usurati dal tempo è in contrasto con l’imbottito soffice ed accogliente e nel loro insieme evocano l’idea di solidità eterea.

Planar

Una collezione che unisce la delicatezza e la leggerezza delle superfici piane dei velivoli alla natura morbida delle finiture. Essenziali ma “classy”, questi tavolini sono opere d’arte che combinano l’onestà e la purezza dei materiali invecchiati dal tempo a dettagli raffinati che regalano luminosità ai colori scuri.

Meccano

Una collezione unica – con pezzi spigolosi ma eleganti, dal carattere classico e innovativo al contempo – che si ispira al mondo delle costruzioni, evoca l’universo automobilistico e ben rappresenta l’approccio intimo di Spinzi al Design.

Intervista a Marco Guazzone: “sono uno studente privilegiato”

Abbiamo incontrato Marco Guazzone, cantante, pianista e frontman del gruppo STAG. Il suo percorso inizia con gli studi di pianoforte al Conservatorio di Musica Santa Cecilia e composizione per musica da film al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 2010 poi, auto-produce e pubblica il suo primo singolo Love Will Save Us, che viene scelto come colonna sonora ufficiale dello spot Fox Life di San Valentino. Ma è solo l’inizio, tra il 2012 e oggi sono diverse le apparizioni in televisione e i lavori per la televisione ed altri nomi noti del panorama musicale italiano. Lo scorso Aprile esce la sua cover di Azzurro di Adriano Celentano, che diventa la sigla ufficiale del programma radio C’è sempre una canzone – Live da casa.



In che modo le tue radici inglesi e la tua esperienza nel Regno Unito hanno influenzato la tua carriera da musicista?

La parte della mia famiglia dal lato di mio padre che vive a Londra mi ha permesso di poter visitare fin da piccolo la città più volte e quindi viverla sentendomi sempre un po’ a casa imparando subito la lingua. Nel tempo che poi ho passato lì dopo il liceo, grazie alla facilità in cui ci si può esibire davanti a un pubblico, (si chiamano “open mic nights” quelle serate in cui ti segni su una lista e suoni in locali sempre pieni di gente) sono venuto a contatto con delle realtà di musica dal vivo molto forti che quando sono tornato in Italia mi hanno spinto a mettere su una band con cui lavorare.

Come si è evoluto nel tempo il rapporto con gli altri membri degli Stag?

Sono quasi dieci anni che ci conosciamo e siamo praticamente diventati una famiglia. La vita in sala prove, in studio di registrazione e in tour ti avvicina così profondamente che a un certo punto ti ritrovi ad avere dei fratelli acquisiti, non si è più solo amici o collaboratori. E poi scrivere una canzone é un processo così intimo che richiede un grande atto di fiducia. Diventa indispensabile quindi poterlo fare con le persone giuste che ti conosco per davvero.



Che tipo di immagine cerchi di avere sui diversi social network e perché?

Ho un rapporto controverso con i social perché se da una parte sono fondamentali per chi fa il musicista al giorno d’oggi, dall’altra parte non mi ci sono mai impegnato seriamente. Nel senso che non sono uno che bada ai numeri e nonostante riconosca l’importanza di una piattaforma che ti da la possibilità di azzerare la distanza tra te e chi ti ascolta dall’altra parte ho sempre preferito fare musica sui palchi, sui dischi e concentrare le mie energie sulla creatività piuttosto che sull’esposizione di questa. Sicuramente quando lo uso mi ci confronto un po’ come uno specchio che in maniera molto affascinante mi permette di far riflettere la mia immagine sul mondo esterno.

Come vivi le diverse collaborazioni con artisti di fama internazionale? 

Ho avuto la fortuna di lavorare con degli artisti di fama mondiale che mi hanno insegnato tantissimo. In queste occasioni mi sento come uno studente privilegiato che ha l’opportunità di ascoltare una lezione di vita, di umanità e mestiere che mi ricorda sempre come la musica sia capace di unire e cancellare i confini geografici, di genere e di lingua.

Hai qualche tour in programma, da solista o in gruppo?

Con gli STAG abbiamo concluso prima dell’estate una tournée in cui presentavamo in versione acustica i brani del nostro disco ultimo disco, “Verso Le Meraviglie”. Ora siamo in fase di scrittura di nuovi brani.



Qual è la differenza tra lo scrivere musica per una colonna sonora e scriverla per un artista? Quale delle due suscita maggiormente il tuo interesse?

Direi che sono due stimoli diversi che richiedono metodi creativi differenti. Da una parte hai le immagini di un film e dall’altra un artista con un mondo musicale ben preciso. In entrambi i casi secondo me il risultato è già lì, nascosto nelle immagini o nelle corde di chi hai davanti, sta a me guardare, ascoltare per farmi guidare e tirar fuori l’abito migliore con cui vestire un film o la voce dell’artista.

Quanto ha influito la tua comparsa a Sanremo Giovani con i lavori che hai realizzato in seguito?

Potermi esibire dal vivo suonando un mio brano con un’orchestra di sessanta elementi di fronte a milioni di persone è un’esperienza magica che mi porterò sempre nel cuore. A livello professionale mi ha permesso di “entrare” ufficialmente nel mondo discografico. Per esempio, a Sanremo ho conosciuto Arisa (che era in gara con “La Notte”) che dopo quell’incontro mi ha chiesto di scrivere l’inedito di X Factor dello stesso anno. Da lì è nata una collaborazione che mi ha portato a scrivere per il suo disco “Se Vedo Te” fino a ritrovarla quest’anno di nuovo a Sanremo dove per lei ho scritto e curato la versione inglese del suo brano “Mi Sento Bene” per il duetto con Tony Hadley.

Dieci variazioni della bowling shirt

(Ri)apparsa in gran numero nelle sfilate maschili del 2016, la bowling shirt è tuttora oggetto di un revival modaiolo che la vede protagonista dei look per la bella stagione più rilassati e dégagé. L’identikit del capo è presto fatto: collo a V con piccoli revers ben distesi, maniche corte, abbottonatura frontale e silhouette leggermente squadrata; altri segni distintivi sono la leggerezza dei materiali – ad esempio cotone, lino, popeline o, nelle versioni di maggior pregio, texture dalla mano soffice quali seta o rayon – e la creatività di color block, righe, figure geometriche e stampe varie.

Al di là di corsi e ricorsi della moda la camicia in questione, chiamata anche cuban o camp collar shirt, vanta una storia di tutto rispetto, risalente agli anni Cinquanta, quando negli Stati Uniti iniziò a moltiplicarsi nelle sale da ballo e negli altri locali frequentati dai fan del rockabilly. Per un lungo periodo, quindi, ogni variante di camicia da bowling, in primis quella hawaiana, ha evocato soprattutto le tenute sfoggiate dai turisti nelle località più esotiche, corredate magari di cocktail, sigaro, occhiali a specchio e altri cliché dell’iconografia vacanziera; tutt’al più, ha fatto capolino in pellicole care agli appassionati di cinema come Il grande LebowskiScarface Il talento di Mr. Ripley.

MILAN, ITALY - JUNE 15: Models walk the runway at the Dolce & Gabbana fashion show during the Milan Men's Fashion Week Spring/Summer 2020 on June 15, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images)
PARIS, FRANCE - JUNE 19: A model walks the runway during the Valentino Menswear Spring Summer 2020 show as part of Paris Fashion Week on June 19, 2019 in Paris, France. (Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

In tempi più recenti, sulla scia di quello stile dadcore all’insegna di vestibilità over, pantaloni slavati e sneakers massicce glorificato dai nuovi alfieri del menswear contemporaneo – su tutti Demna Gvasalia e Gosha Rubchinskiy -, le bowling shirt sono tornate alla ribalta. Nelle collezioni maschili per la stagione in corso sono numerose, infatti, le nuove interpretazioni di questo capo dall’animo retrò: da Valentino, Pierpaolo Piccioli lo considera una tela sulla quale sbizzarrirsi con tinte al neon, ricami, motivi floreali e fantasmagorie ideate dall’artista Roger Dean; anche Dolce&Gabbana dà libero corso alla fantasia, dispiegando sui tessuti un armamentario di frutti, piante, animali, pin-up e altri simboli di un immaginario “tropico siciliano”; un estro creativo speculare a quello di griffe quali Dsquared2, Amiri, Iceberg, Casablanca, Dries Van Noten, non ultima Prada che, effettivamente, ha reso la camicia a maniche corte un caposaldo della propria linea uomo, al punto da dare ai clienti la possibilità di personalizzarla, combinando liberamente le stampe più rappresentative del brand.

Qualsiasi selezione in materia di bowling shirt non può dunque prescindere dall’offerta della maison milanese, che quanto ad assortimento non teme confronti: si va dalle versioni basilari total white o rigate a quelle viste sulla passerella p/e 2020, con riproduzioni di walkman, videocamere e altri gadget iconici degli anni ’80. Gucci, dal canto suo, alterna il logo della doppia G a stelle, quadrifogli e altri ghirigori, evidenziando inoltre i profili con il nastro Web.
 Il modello di Bottega Veneta, in 100% viscosa, utilizza il classico binomio bianco e nero per mettere in risalto una grafica d’ispirazione tropicale, mentre Fendi trasla le suggestioni bucoliche dell’ultimo défilé su un tessuto arioso, percorso da un motivo a spirale nei toni del verde e grigio.

Se Marni sposa l’estetica naïf, espressa in una blusa quadrettata con disegni di alberi e tocchi saturi di colore, dal giallo al viola, Acne Studios gioca con dimensioni e sfumature delle righe verticali, che si stagliano su una base dalla nuance pastello. NN07 punta sull’effetto vintage, stampando paesaggi da cartolina sull’intera superficie del capo.
Le proposte di Ami e Sandro Paris seguono invece il mantra less is more, optando nel primo caso per il bianco panna, “interrotto” solamente dalla firma del designer (un cuore stilizzato sul taschino), nel secondo per l’intensità cromatica del blu navy; nemmeno COS, infine, tradisce la vocazione al minimalismo: la sua camicia immacolata in cotone organico, dal fit rilassato, è un inno all’essenzialità. 

Bienvenue Monsieur Williams!

Dall’urban-streetwear del brand 1017 ALYX 95 M alla storica maison francese Givenchy, LVMH accontenta ancora una volta, dopo l’arrivo di Virgil Abloh a Louis Vuitton, la richiesta della Generazione Z e gran parte dei Millennials. 



Matthew Williams, classe ’85, sostituisce Claire Waight Keller come direttore creativo di Givenchy, la storica maison parigina adotta una svolta moderna ed innovativa con la visione minimalista ed urbana del designer americano. 
Autodidatta, Mr Williams è stato direttore artistico per Lady Gaga e Kanye West collaborando con artisti come Drake (che lo cita in alcune sue recenti canzoni) fino alla fondazione del suo brand 1017 ALYX 95 M che porta il nome della figlia. 



Candidato tra i finalisti del premio LVMH per giovani designer, Matthew Williams dal 2016 continua a stupire le nuove generazioni con una visione contemporanea ed ecologica della moda, avanguardista ed esperto del tessuto con le sue ultime collezioni ha spopolato su ogni social media, divenendo precursore di una nuova “Streetwear wave”, conquistando top model come Bella Hadid e Kendall Jenner. 



Sono molto felice e grato a LVMH per avermi dato questa possibilità, per me è un sogno che si realizza e non vedo l’ora di iniziare questo percorso con il team di Givenchy” afferma Mr. Williams dopo la comunicazione ufficiale di Sidney Toledano, presidente e Ceo di LVMH Fashion Group, per cui attendiamo con ansia la presentazione della sua prima collezione che si terrà ad Ottobre.

Talenti da scoprire: Louis Rubi

Anche se ancora poco conosciuto, Louis Rubi è uno stilyst e designer con sede a Barcellona, che ha rapidamente guadagnato un seguito sostanziale grazie ai suoi outfit su Instagram, sempre accattivanti e altamente inventivi. Vi raccontiamo il suo percorso..

Come, quando e perché ti sei approcciato alla moda? Quando hai deciso che sarebbe diventata il tuo futuro ed il tuo lavoro?

Da bambino giocavo sempre con tutti i tipi di tessuto che trovavo in casa, una coperta poteva diventare un mantello. Ero solito travestirmi da Zorro, D’Artagnan, un(a) principe(ssa) arabo(a) o qualsiasi altro costume fosse in giro. Ho sempre saputo che avrei voluto lavorare nella moda, mi trasferii a Londra per questo motivo e lavorai come assistente alle vendite da Harvey Nichols. Da quel momento capii che la moda sarebbe stata il mio futuro.


Louis Rubi
Louis Rubi

Raccontami qualcosa del tuo brand. Come lo definiresti? Qual è il tuo consumatore tipo e a chi ti stai rivolgendo?

LR3 riguarda principalmente il voler far divertire le persone con i propri vestiti, non importa la tua origine, il colore della tua pelle, la forma del tuo corpo, il tuo genere o la tua età.

Il focus è sulle persone reali che indossano i nostri abiti, ognuna delle quali ha caratteristiche proprie. Sul nostro sito trovi moltissime persone completamente diverse le une dalle altre che indossano indumenti della stessa taglia.

Volevamo creare un brand slow fashion. Per noi è fondamentale non ripetere le cose che non stanno funzionando nella moda.

Abbiamo fatto una lista di queste ultime e le abbiamo trasformate nel nostro ethos: no ai trend/ispirazione e divertimento; nessun genere/tutti i generi; poche taglie/tutte le forme del corpo; no alle razze/siamo tutti umani; no limite d’età/tutte le età; no ai manichini/personalità reali; no al fast fashion/slow fashion; no stagionalità/collezioni permanenti; no agli stock/fatto per te; no vendite all’ingrosso/direttamente al consumatore.



Da dove arriva l’ispirazione? Quali altre passioni hai oltre alla moda? Quali sono le persone che ammiri, i tuoi “eroi”?

Probabilmente l’ispirazione maggiore mi arriva dai viaggi, esperienze che mi hanno fatto davvero aprire gli occhi. Sono davvero fortunato, perché ho la possibilità di viaggiare molto sia per lavoro che per divertimento. Là fuori ci sono così tante realtà, ciò che è “normale” in un posto non lo è in un altro. Anche internet ogni giorno è una fantastica fonte di ispirazione per nuove esperienze e viaggi. Ho un debole per le cose belle, che siano oggetti, luoghi, edifici … mi affascina la storia che sta dietro. Amo ascoltare come le persone hanno costruito i propri sogni, questi sono eroi: sono riuscite a realizzare ciò che una volta era un sogno seguendo ciò che il cuore diceva loro. 



Tu hai un grande seguito sui social, come hanno cambiato questi il tuo lavoro e la sua visione di esso?

Ancora non capisco come sia possibile, è stupendo. Le persone con me sono sempre state gentili, positive ed incoraggianti. È stato il primo posto in cui ho sentito di poter mettere realmente in gioco il mio punto di vista. I social media danno voce a coloro i quali inizialmente non avevano una piattaforma, ma già avevano un messaggio da raccontare, è strepitoso. 


Louis Rubi

Una definizione di bellezza?

La bellezza non è definita da canoni, si trova ovunque. Fermati ad osservare qualcosa per più di tre secondi e la troverai lì.


Louis Rubi

Secondo te, come può un uomo essere elegante?

In generale penso che gli uomini siano più limitati in fatto a cosa possono indossare, è un po’ noioso. L’eleganza riguarda il sentirsi sicuri di sé, l’accettarsi e il vestirsi con gioia. Mi piacciono gli uomini che si prendono cura della scelta dell’outfit ogni giorno. 


@lr3_community

Raccontami qualcosa sul tuo stile, il quale ha un ruolo importante sui tuoi social. Cosa non può mai mancare nel tuo guardaroba? Perché questo amore per l’oversize?

Le persone apprezzano il fatto che io giochi con volumi e proporzioni, mi piace sbizzarrirmi anche con i colori. Io amo indossare abiti larghi ed oversize da quando sono bambino, è una sensazione pazzesca.



Puoi darmi la tuo opinione in merito a questo periodo molto difficile? Come credi cambierà il sistema moda dopo il Covid-19?

Quando ripenso alle cose accadute in passato, i momenti peggiori della mia carriera si sono sempre trasformati nei più positivi. Ogni periodo difficile ed ogni crisi sono perfetti per riflettere e fare valutazioni sulle cose che non stanno funzionando come dovrebbero e su come cambiarle. Nella nostra industria la lista è lunga e dunque c’è molto lavoro da fare. Mi riferisco a molti fattori: cultura e cambiamenti nell’atteggiamento, internet, bisogni ambientali, cicli stagionali … ecc. Dobbiamo rivoluzionare l’industria ancora una volta.



Siccome Man in Town è molto affine al tema dei viaggi, puoi raccontarmi quale sarebbe la tua destinazione dei sogni (anche se ora possiamo viaggiare più che altro con la mente)?

Sarebbe o una città movimentata come Tokyo, oppure un posto lontano per trovare pace e quiete.

Sei mai stato in Italia? Hai un ricordo speciale o qualcosa che ti è piaciuto in modo particolare?

Sì, molte volte. Amo follemente l’Italia. Spagna e Italia condividono molte cose. Mi piace come le persone in Italia siano passionali ed il fatto che l’Italia è un Paese che si prende davvero cura ed è orgoglioso della sua eredità culturale. Gli italiani comprendono l’importanza della creatività e della bellezza, d’altronde ne sono circondati!



Raccontami della tua città e del tuo Paese, qualcosa da vedere e da fare

Io sono originario di un paese chiamato Badajoz, a sud ovest della Spagna. Me ne andai quando ero piccolo e da lì ho vissuto in luoghi diversi. Attualmente sono stabile a Barcellona, una città meravigliosa in cui è facile vivere e che è collegata bene a tutto il mondo.

La Spagna ha un sacco da offrire, se dovessi visitarla per la prima volta sicuramente farei un roadtrip, attraversandola tutta in macchina.

Il tuo motto personale, una citazione che ti caratterizza?

FALLO DIVERTENDOTI … altrimenti ogni cosa diventa un lavoro.



Quali sono i tuoi progetti e sogni per il futuro?

Il mio sogno sarebbe vedere LR3 crescere e mostrare che anche nell’industria della moda le cose possono essere fatte in maniera differente.

Disinfettare lo smartphone: come e quando farlo

Lo sapevi che lo smartphone che usi abitualmente ogni giorno, può trattenere sino a 9 giorni ogni tipo di virus o battere? Ebbene si è così, lo confermano anche studi recenti tedeschi condotti per verificare quanto il covid-19 rimane sulle superfici come metallo, vetro e plastica. Da questi studi è apparso anche che non solo il coronavirus resta sulle superfici per diversi giorni ma anche altri come la sindrome acuta respiratorie, (SARS), La sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) e il coronavirus umano endemico (Hcov).

Di fronte a questi studi non resta altor che disinfettare lo smartphone con attenzione, ma sapete come fare? Ecco i nostri migliori consigli per una pulizia accurate del vostro dispositivo telefonico.

Come disinfettare lo smartphone

Prima di disinfettare lo smartphone scollegatelo dalla corrente e spegnetelo, a seguire se possibile togliete anche la batteria (se il modello in vostro possesso lo permette).

A seguire passate alla pulizia utilizzando solo un panno inumidito con una soluzione realizzata in casa con 50% di acqua e 50% di alcool. Disinfettate così lo schermo e il retro del telefono oltre alla custodia con attenzione.

Il panno che potete utilizzare per la pulizia può essere un dischetto di cotone levatrucco o di cotone, pelle di daino o ancora la salvietta che utilizzate per pulire i vostri occhiali da vista o da sole. Questi panni per la pulizia sono molto delicati ed evitano di graffiare il telefono.

Importante dopo aver disinfettato il vostro smartphone lavate con accuratezza il panno che avete per evitare di contaminare altri oggetti in casa. Se invece avete usato del cotone gettatelo subito nella spazzatura.

Non spruzzate mai spray o acqua qua e là, potreste così danneggiare irreparabilmente il vostro smartphone.

Inoltre fate attenzione a non usare neanche tovaglioli, fazzoletti di carta o altre fibre di carta sono abrasivi e possono sfrisare il telefono.

Altra accortezza va alla custodia che quando si rovina è bene venga sostituita quanto prima.

Leggere attentamente le indicazioni di pulitura di ogni singolo produttore di cellulare, ogni produttore ha le sue regole e i prodotti da utilizzare per pulire il proprio telefono pena la decadenza della garanzia, se si danneggia il dispositivo per averlo gestito in maniera incorretta.

Riaprono le palestre: 5 consigli per allenarsi in totale sicurezza

Dopo mesi di lockdowm di quasi tutte le attività ecco che la vita sta riprendendo più o meno normale. Da poco hanno riaperto anche le palestre i vari centri sportivi come le piscine, i circoli del tennis o del golf e via dicendo, ma tutto in totale sicurezza seguendo rigidi protocolli per la sanificazione per proteggere la salute di tutti.

Se anche tu fai parte degli amanti della palestra e vuoi ricominciare a frequentarla ecco i consigli per allenarsi in totale sicurezza.

5 consigli per allenarsi in totale sicurezza

Cominciamo col dire se potete di misurarvi la temperatura corporea a casa prima di recarvi in palestra, in questo modo se la avete alterata evitate di andarvici.

Se non lo fate a casa prima dell’ingresso in palestra un incaricato vi potrà rilevare la temperatura e se questa è uguale o superiore ai 37,5° vi vieterà l’ingresso.

Stabilita la vostra temperatura idonea all’ingresso in palestra per allenarvi in sicurezza seguite anche questi 5 consigli.

Igiene delle mani

All’entrata deli locali della palestra, troverete un dispenser per igienizzanti mani da utilizzare in entrata e in uscita.

Distanze di sicurezza e igiene negli spogliatoi

All’interno di docce e spogliatoi va assicurata una distanza minima di 1 metro. Il titolare della struttura dovrà garantire un adeguata igienizzazione e sanificazione di tutti gli ambienti: armadietti, spogliatoi, docce e luogo di allenamento a fine giornata.

Sala attrezzi

Durante l’utilizzo degli attrezzi la distanza di sicurezza aumenta di un minimo di 2 metri. Gli attrezzi avranno un maggior distanziamento e anche la limitazione ad alcune zone di allenamento.

All’interno della palestra se vi sono diverse stanze di allenamento troverete anche vari dispenser per l’igienizzazione delle mani.

Ogni singolo attrezzo dopo essere stato utilizzato deve essere igienizzato dal personale, se vedete che questo non viene fatto portatelo all’attenzione del gestore e prima di usarlo assicuratevi che venga pulito.

Telo

Portate con voi un telo per coprire ogni singola macchina prima di utilizzarla, così non entrerete mai in contatto diretto con essa ed eviterete ancora di più eventuali contagi.

Scambio di oggetti personali

E’ vietato anche lo scambio di ogni oggetto personale come bottiglia di acqua, borraccia con bibita, asciugamano, auricolari per la musica e via dicendo.

Ognuno deve portarsi i suoi oggetti da casa e tenerli con cura a fianco a sé senza che vengano utilizzati da altri e senza dimenticarli in giro per la palestra.

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