DI-VI-NA, per vocazione star di Riccardo Castagnari

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Nella realtà come sul palcoscenico nulla è come appare. Lo sa bene Alex protagonista di ‘DI-VI-NA, per vocazione star’, uno spettacolo in sapiente equilibro fra dramma e commedia scritto, diretto e interpretato dall’attore e drammaturgo Riccardo Castagnari, in scena all’Off/Off Theatre di Roma in via Giulia fino al 4 febbraio. Alex si esibisce come drag-queen col nome di DI-VI-NA nei locali gay cantando e intrattenendo il pubblico con il suo linguaggio colorito e il suo humour al vetriolo. Una sera arriva sul palcoscenico in ritardo vestito di tutto punto per esibirsi in scena con guêpière e tacchi a spillo ma decide di andare a ruota libera, lontano dagli stereotipi della solita drag-queen. E così con uno stato d’animo pensoso ma anche spumeggiante ed euforico offre a un pubblico trasversale e compiaciuto uno spettacolo vibrante e intenso e anche molto autentico in cui si racconta senza filtri. Uno spaccato di vita che pur abbracciando tematiche tipicamente queer in realtà fa breccia nel cuore di tutti perché parla di vita, di amore, di speranze, di sesso e di problemi sociali come il bullismo, o di temi profondi come la religione vissuta come fede intima senza ipocrisie. E anche se usa un linguaggio che i benpensanti potrebbero definire ‘volgare’ DI-VI-NA sa di essere nel giusto affermando la sua diversità come fonte di libertà, perché, per usare le sue parole “io non sono volgare, sono diretto, la vera volgarità è l’ipocrisia e la menzogna”. Una drag singer piena di saggezza che dà lezioni di vita narrando le sue complesse e a tratti dolorose esperienze che lo hanno arricchito e rafforzato interiormente, in un racconto proposto come una informale chiacchierata con il pubblico, deliziato da canzoni attinte a piene mani al repertorio camp e interpretate storicamente da Gloria Gaynor, Judy Garland, Aretha Franklin e Madonna solo per citare alcune delle icone in cui DI-VI-NA si trasforma sul palcoscenico con costumi sontuosi e scenografici cantando accompagnato dalle note del pianista Andrea Calvani. Noto al pubblico fra l’altro anche per il successo di ‘Marlene D. The Legend’ in cui si cala nei panni della grande Marlene Dietrich, uno spettacolo premiato in Francia che viene portato in scena da 17 anni, Riccardo Castagnari dimostra un talento acrobatico e poliedrico, dividendosi fra parole e musica con estrema disinvoltura per dare vita a uno storytelling dagli inediti risvolti esistenziali, carico di pathos e di lucida ironia e che riserva una clamorosa sorpresa nel finale. Una bella prova autoriale che convince ed emoziona, che fa sorridere e pensare.

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FEBBRAIO CON AMORE: 5 APPUNTAMENTI CON L’ARTE

Cover_ © Oliviero Toscani

Febbraio, si sa, rientra, a pieno, nella categoria dei mesi dalle domande scomode. “Cosa fai, a San Valentino?”. Che siate single, fidanzati o eterni indecisi, l’amore per l’arte non tramonta mai. Ecco cinque imperdibili mostre, da usare come idea per un primo – o un quinto – appuntamento, come scusa per sfuggirne uno o, semplicemente, per tenere viva la propria passione e rallegrarsi, aspettando la fine dell’inverno.

MILANO – Da giovedì 1 febbraio e sino al 3 giugno 2018, arriva al MUDEC – Museo Delle Culture, una grande e nuova retrospettiva per celebrare Frida Kahlo. Frida. Oltre il Mito propone una visione dell’artista – in questi anni inflazionata, ripetuta, sottovalutata o sopravvalutata, a seconda dei casi, tanto da divenire un’icona pop – al di là degli eventi che ne hanno caratterizzato la vita, ponendo il focus sulle opere: il rapporto della pittrice con il Messico, i famosi autoritratti, lo stile e i contenuti rivoluzionari. Curata da Diego Sileo, la mostra riunisce, dopo 15 anni, tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, oltre alle recenti scoperte (2007) dell’archivio di Casa Azul.

ROMA – Il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini ospita la mostra Monet, inaugurata lo scorso autunno e prorogata, a grande richiesta, fino al 3 giugno 2018. Dalle celebri caricature ai paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi e delle sue dimore; dai ritratti dei figli alle tele dedicate ai fiori del suo giardino – fino alle monumentali e più famose Ninfee – le 60 opere esposte provengono dal Musée Marmottan Monet, di Parigi (a cui sono state donate dal figlio del pittore, Michel) e restituiscono la ricchezza della produzione artistica del padre dell’Impressionismo, ripercorrendone la carriera ed esaltandone le molteplici sfaccettature.

GENOVA – Picasso. Capolavori dal Museo Picasso, Parigi (10 novembre 2017 – 6 maggio 2018) è l’articolata mostra promossa negli spazi del Palazzo Ducale e inserita all’interno dell’evento culturale internazionale, Picasso-Mediterraneo (promosso dal Museo Picasso di Parigi) per rinsaldare i legami da entrambe le parti del Mediterraneo. Il focus dell’esposizione è, infatti, sulle radici mediterranee e sulla grande vitalità da cui sono contraddistinte le opere del “fondatore” del Cubismo, da quelle d’ispirazione africana – dei primissimi anni del Novecento – sino alle più note bagnanti e ai celebri ritratti di donna, degli anni Trenta e Cinquanta. In esposizione anche numerose fotografie, che lo ritraggono accanto alle opere nei suoi diversi atelier.

BOLOGNA – A 60 anni dalla sua nascita, Bologna celebra Keith Haring (1958-1990) nelle due sedi della Pinacoteca Nazionale. Dal 30 gennaio al 25 febbraio 2018, Party of Life. Keith Haring, a vision propone più di 60 opere dell’artista – e una video installazione – provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, molte delle quali inedite al grande pubblico, per diffondere il messaggio sociale e commemorare il valore di un artista, pioniere della street art. Ad arricchire il progetto, collaborazioni con organizzazioni non profit e enti votati alla lotta contro l’AIDS, nel rispetto dell’impegno dell’artista contro la malattia che lo portò alla morte.

OTRANTO – Theutra e Comune di Otranto propongono, nelle sale del Castello Aragonese e sino al 31 marzo 2018, la mostra che celebra la carriera di Oliviero Toscani, fotografo pubblicitario tra i più provocatori e discussi dello scenario contemporaneo, noto per il forte impatto emotivo. Più di cinquant’anni di magnifici fallimenti porta in scena la carriera del fotografo, attraverso le immagini che più hanno fatto discutere il mondo, su temi come il razzismo, la pena di morte, l’AIDS e la guerra. Presenti in mostra anche i lavori realizzati per il mondo della moda e alcune fotografie di Razza Umana, progetto sulle diverse morfologie e condizioni umane che, dal 2007, Oliviero Toscani porta avanti, realizzando ritratti nelle strade e nelle piazze di tutto il mondo.

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FRANCESCA GALLIANI – FROM HERE ON

Giochi di sovrapposizioni tra fotografia e interventi pittorici, lettering con messaggi di forte impatto politico e sociale e grafiche tratte da pubblicità e giornali d’arte, storia e letteratura, hanno caratterizzato la speciale installazione FROM HERE ON dell’artista Francesca Galliani, presso lo Studio TiEpolo 38 a Roma durante ALTAROMA.

Oltre alla serie dei Transgender, in cui l’artista mostra la forza, la dignità e la bellezza di uomini e donne transessuali, che vivono ai margini delle tradizionali categorie con cui definiamo la società e i ruoli, è stata esposta la collezione ‘Made In Me 8’, con protagoniste t-shirt e felpe serigrafate e dipinte a mano, con slogan come “love wins” o “No Sexual Activity Allowed”, il mezzo espressivo più efficace per diffondere un’idea, un valore e per poterlo condividere in modo molto personale.

Credito Photo – Andrea Sgambelluri

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Cinque indirizzi lacustri da non tralasciare. Assolutamente

Vecchia Malcesine
  • Capriccio: a Manerba del Garda, un luogo dove cenare a pelo d’acqua, da un ampio salotto che domina tutto il lago. La chef patron Giuliana Germiniasi ha continuato la tradizione di famiglia, portando nuovi spunti a piatti tradizionali, supportata dalla attenta maitre (e figlia) Francesca Tassi. Una cucina tutta al femminile.
  • Il ristorante Regio Patio, all’interno dell’hotel Regina Adelaide: un gioiello di ospitalità seguito dalla famiglia Tedeschi che, da Garda, porta alto il nome della cucina dello chef Andrea Costantini, non solo nella parte veronese del lago di Garda. Signature dish dello chef da non perdere il ramen all’italiana, con pesce di lago.
  • Vecchia Malcesine: una terrazza che guarda a strabiombo su Malcesine, dal suo castello scaligero fino ai surfisti, che godono delle sue onde. Lo chef Leandro Luppi guarda sempre avanti: l’innovazione è dietro l’angolo, come per il piatto Perla nera, divertente antipasto dove la capasanta ha la consistenza di quella cruda, ma la si scopre cotta.
  • Pesce d’oro: ristorante storico, fronte lago nel comune di Chiusi, borgo bandiera arancione del Touring Club, al Pesce d’oro si gusta una prelibatezza dimenticata, tipica dalla cucina etrusca: il brustico, ovvero il persico di lago abbrustolito secondo le ricette tramandate nei secoli e cotto con le sottili canne del lago di Chiusi.
  • La Trota: a Rivodutri la scommessa dei fratelli Serva, Sandro e Maurizio, è stata immane, ovvero conquistare il palato degli avventori con un ingrediente tra i più poveri, il pesce di acqua dolce, e creare su questo tema piatti raffinati, eleganti e gustosi. I colori della Riserva Naturale dei Laghi si specchiano nei piatti: dalla Zuppa di tinca alla Carpa in crosta di semi di papavero, dalle Zite arrostite con coregone affumicato e carciofi chips al Luccio perca cotto sulla pelle.

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Edward Holcroft, the british star from outer space

Salutato da Screen International come una delle: “UK Stars of Tomorrow”, Edward Holcroft, attor giovane inglese, classe 1987, ha un viso che sembra discendere direttamente da quello di Guglielmo il Conquistatore e un’aura un po’ distaccata, che lo porta a indossare bene sia i ruoli del nemico (nel blockbuster, Kingsman, primo e secondo capitolo della Spy story) sia quelli in costume (Gunpowder, Walf Hall), ma che preferirebbe impersonare un alieno. Holcroft sarà nel cast di Alias Grace, su Netflix nel 2018, ed è anche il protagonista di una fashion story su Manintown, dove ha dato la sua definizione di stile. Of Course.

Quanta differenza c’è tra il cinema e la TV oggi?
Per me, come attore, non c’è molta differenza, il processo è lo stesso e l’approccio alle parti è il medesimo a ogni progetto.

Quanto è importante l’abilità fisica per un attore oggi?
Dipende dal ruolo, fai quello che la parte richiede.

Quali fattori consideri quando scegli un ruolo?
Il copione e il personaggio. Chi è il personaggio e anche le relazioni che hanno i protagonisti con le altre parti è sempre uno dei fattori principali.

Tu alterni personaggi moderni e storici, in quali ti trovi più a tuo agio?
Nessuno, mi piacerebbe impersonare un alieno.

Quale dei personaggi che hai interpretato ti si addice di più?
Tendo a provare e a scegliere ruoli che sono distanti dai tratti della mia personalità, quindi nessuno dei personaggi che ho interpretato è simile a me.

Qual è la tua definizione di stile?
Direi che è sentirsi a proprio agio nel proprio corpo.

Cosa pensi dei tuoi social network?
Non sono molto interessato ai social network. Non sono su nessuna piattaforma, quindi tendo a starne lontano.

Torneresti mai a teatro?
Certo! Mi piacerebbe tornare indietro, qualora si presentasse il giusto ruolo.

Che consiglio daresti a quelli che vogliono diventare attori?
Fidatevi del vostro istinto e credete nelle vostre abilità.

Quali sono i posti che tieni nel cuore?
Preferirei tenerli vicino al mio petto.

Talent: Edward Holcroft
Photographer: Francesco Barion
Photo assistant: Giorgio Lattanzi
Stylist: Nicholas Galletti
Hair Stylist: Ben Talbott @ The Wall Group, using Bumble&Bumble
Make up: Sergio Corvacho

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ONCE UPON A TIME THERE WAS A LOST JACKET

J’ai Perdu Ma Veste. La giacca, Nabile Quenum l’ha persa davvero, in un club parigino e, da questa storia, ha trovato lo spunto perfetto per il suo sito (Jaiperdumaveste, appunto), una sorta di diario fotografico in cui raccoglie i suoi scatti di moda, catturati per le strade del mondo. Nabile è un fotografo di street style da 217mila followers su Instagram. Originario della Repubblica del Benin, nell’Africa occidentale, appena ventenne, si è trasferito a Parigi, dove ormai è un pilastro della Fashion Week. Una storia d’amore, quella per la fotografia, nata un po’ per caso e unita all’altra sua grande passione, la moda.

Chi è la persona più influente sui social?
Ci sono così tante persone che esercitano una grande influenza sui social, per molte ragioni, come, ad esempio, Neymar e Asap Rocky. Io non la chiamo influenza. È semplicemente il risultato del fatto che alle persone piace cosa fai o cosa rappresenti.

Ti consideri un influencer, dato il tuo numero di follower?
Non mi considero un influencer, sarei un folle a pensarlo.

In che modo i social sono importanti per il tuo lavoro?
I social sono molto importanti nel mio lavoro, così come in tutti lavori al giorno d’oggi. Consentono a chiunque di costruire relazioni, con persone che potrebbero essere interessate a ciò che dici, che fai o che mostri. I social creano opportunità di lavoro, aprono le porte, aiutano molto.

Utilizzi anche la tua immagine per promuovere il tuo lavoro e ottenere più like e follower? Funziona fare o non fare così?
Prima usavo la mia immagine, ma ho smesso, perché stavo perdendo me stesso. I social sono una droga, li assaggi, funzionano, ricevi una risposta positiva (i like e i followers). Credevo che fossero il mezzo per esprimermi, ma non lo sono. Per questo non lo faccio più. Mi sento libero di non guardare i miei numeri sui social, di non postare in modo aggressivo. Mi sento libero, e non prigioniero dei like.

Quale contenuto va meglio online?
È una domanda difficile. Credo davvero che sia piuttosto casuale. In generale, ragazze sexy e celebrità.

Nabile purtroppo ci ha lasciato poco dopo questa intervista. Lo ricordiamo così.

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Valentino mette in scena la ribellione

Il savoir faire Couture che muta in ordinario e diventa prêt-à-porter. Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, ha messo in scena lo scorso 17 gennaio all’Hotel Salomon de Rothschild 11, di Parigi, la sua eleganza maschile per il prossimo inverno, una visione di “divisa sartoriale”, declinata in tema metropolitano. Una collezione che coniuga in una perfetta forma, il romanticismo con l’aristopunk. Un romanticismo da non confondere con l’estenuazione, ma «con un modo aggraziato di porgersi», come lo stesso Piccioli ha affermato dopo la sfilata. Per poter infrangere le regole è necessario averne una grande consapevolezza, e questo dogma Valentino lo sa bene, tanto da usarlo come chiave di volta per rendere gentile un animo punk. Tra i fortunati ospiti che hanno assistito allo show, moltissime star e neo-star, tra cui i Maneskin, Fab 4 del talent X-Factor, ma anche Mark Ruffalo, Dave Franco, Eduardo Valdarnini e Joe Keery. Sulla passerella abbiamo visto sfilare anche i nuovi duvet, frutto della collaborazione con Moncler, maestro del know-how sul fronte del capospalla, declinati con lo stile unico di Valentino. Alcuni capi della collezione erano stati già presentati a New York il 10 gennaio, in occasione della pre-collezione donna Valentino fall 2018. Gli item nati dalla collaborazione Moncler/Valentino saranno venduti a partire da fine agosto, in 65 boutique della griffe romana nel mondo e su valentino.com.

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“Senza riserve”, di Raffaele Pappadà

“Senza riserve” (Musicaos Editore), il romanzo del giovane e talentuoso telecronista sportivo Raffaele Pappadà (Mediaset Premium), comincia dove iniziano e finiscono tutte le partite di calcio, dalle finali di Champions agli incontri settimanali di calcio a cinque: in uno spogliatoio. È lì che Thomas, al termine di un allenamento, cerca di fare un bilancio di quella che, al momento, è la sua esistenza. Un giovane, poco più che ragazzo, con alle spalle una storia d’amore fallita, da cui è nato un figlio bellissimo e un futuro tutto da giocare, sul campo, a forza di parate. Già, perché Thomas è l’ultimo uomo, il portiere, il calciatore che nel bene e nel male decide le sorti di ogni incontro calcistico.
Se un attaccante sbaglia, dopo un minuto ha occasione di rifarsi, i tifosi se ne dimenticheranno, avranno memoria corta, se sbaglia un portiere il suo errore è lì, sotto gli occhi di tutti, ci vorranno gli sforzi di altri dieci giocatori, bravura e un pizzico di fortuna, per recuperare o ribaltare il risultato. La particolare stagione della vita che Thomas si trova a vivere coincide con una stagione altrettanto particolare, quella della sua squadra, il Lecce, che è in Serie A, e vive un anno magico di scontri al vertice con le squadre più blasonate del paese, e soprattutto gioca i suoi incontri davanti al suo amato pubblico, al Via del Mare, stadio che compare anche nella copertina del libro. La vicenda di Thomas è raccontata in modo incalzante, sia dentro che fuori il campo da gioco, alternando le vittorie e le sconfitte di uno sportivo alle vicende di vita e sentimentali di un ragazzo che cerca la propria strada nel mondo, nell’amore, da sottolineare nuovamente il fatto che si tratta di un romanzo di esordio, perché l’autore dimostra già di conoscere bene i meccanismi del racconto, e sa tenere alta l’attesa e la concentrazione del lettore, alternando rapidamente i capitoli, quarantaquattro, quasi quanto un ideale “primo tempo”, di un incontro che, solo alla fine, rivelerà il suo risultato.
Non ci importa sapere, prima di immergerci in questa lettura avvincente, se si tratterà di una vittoria o una sconfitta, anche perché, come dice l’autore, “il calcio è una metafora della vita, più di altri sport, proprio per questo motivo: perché ammette il pareggio, e a volte esistono pareggi più significativi di certe vittorie”. Bella anche la musica, che fa sottofondo al testo, accompagnando il lettore nei viaggi e negli incontri di Thomas, in una terra, il Salento, che impariamo ad apprezzare anche dal punto di vista sportivo. Una nota che impreziosisce questo romanzo, infatti, è l’ispirazione diretta dell’autore, nata anche essa sui campi di gioco e nelle redazioni sportive, prima salentine (Telerama) e poi milanesi, la storia di Thomas è infatti liberamente ispirata alle vicende di Massimiliano Benassi, che ha militato nel Lecce negli anni 2010-2013 e 2015-2016, con 66 presenze. La sua storia sportiva è stata la traccia che ha ispirato e motivato l’autore, facendo nascere questo romanzo e fornendo i giusti elementi di corrispondenza e veridicità, anche nella finzione della storia inventata, non è un caso se al termine del romanzo è ospitato proprio il portiere, Massimiliano Benassi, con un’intervista, corredata da fotografie e ritagli di giornale, a testimonianza che la realtà può ispirare un buon romanzo e, allo stesso tempo, una bella storia può richiamare alla memoria, con passione, episodi sportivi di sicuro interesse.

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DA EMPORIO ARMANI EVERYONE WEARS A DIFFERENT STORY

Everyone has a different story…and everyone wears Emporio Armani. Con questo claim Emporio Armani lancia la nuova campagna, per la primavera/estate 2018. Ciò che viene messo in risalto con il format pubblicitario è l’attitude, il modo di essere di ciascuna persona fotografata: l’essere indipendente, la possibilità di interpretare stili diversi, dal formale, allo sportivo al più fashion, ognuno secondo la propria personalità. Per questo motivo compare sui cartelloni – nelle vie più trafficate del centro di Milano, da via Cusani a corso Garibaldi – una galleria di personaggi veri, di diverse età, etnie e professioni, selezionati attraverso uno street casting in Italia e in alcune grandi città d’Europa. I volti immortalati sono primi piani di persone comuni e gli scatti, realizzati tutti nel capoluogo lombardo, sono dei giovani fotografi Ben Weller, Mark Peckmezian e Pawel Pysz.

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SIMONE BELLI INSEGNA LA BELLEZZA

Dietro ai volti perfetti e luminosi del mondo del cinema e della tv ci sono il talento e le sapienti mani di Simone Belli, il make-up artist delle star di fama internazionale. Originario di Valmontone, nella provincia romana, Simone dal 2007 è il National Make-up designer di L’Oréal Paris e dal 2010, con il suo team di esperti viaggia incessantemente tra set, festival, eventi e i backstage delle sfilate. Non solo insegnante in accademia, ma anche tutor di bellezza nel programma pomeridiano Detto Fatto, in onda su Rai2. MANINTOWN ha cercato di raccogliere i suoi preziosi suggerimenti e rituali per una beauty routine maschile impeccabile.

Durante il percorso formativo hai studiato arte. Applichi questi studi alla tua professione?
Ho sempre disegnato, da quando avevo sei anni. L’arte l’ho conosciuta da giovane, attraverso l’enciclopedia “I Quindici” e ricordo uno di questi volumi incentrato sulle discipline pittoriche. A otto-nove anni mi sono avvicinato a quel mondo, che poi ho ritrovato nella mia professione. Quando una persona – che s’intende di arte – guardando il modo in cui muovo i pennelli o come mixo i colori mi chiede per prima cosa se dipingo, senza sapere chi sono o conoscere il mio background precedente, per me è la più grande soddisfazione. Persino l’artista internazionale Piero Casentini definì il mio lavoro: pittura. Per l’eleganza e l’armonia del trucco che avevo realizzato su sua sorella. con un contrasto cromatico tra il rosso vinaccia e il verde acido, che può spaventare. Io sostengo da sempre che tutto ciò che ha a che fare con il colore, con l’arte, con la sensibilità, con l’emotività è qualcosa di innato. Un dono che nessuno può regalarti. Non si può diventare ciò che non si è. Nella mia accademia, (Simone Belli Makeup Academy, a Roma) puntiamo moltissimo sulla sensibilizzazione artistica dello studente, anche attraverso mostre, fashion film, musica ecc. Quanto funzioni è difficile da verificare, perché purtroppo il 70% delle persone che si avvicinano a questo mondo aspira solamente a guadagni immediati. A me dispiace, perché è sbagliata la concezione culturale rispetto a questo mondo, non si tratta solo di applicare un ombretto o contornare le labbra con una matita e colorarle, è un’arte, come la danza o il canto, per cui si deve essere portati naturalmente. Un’altra cosa che mi è servita molto è stata l’università, non tanto a livello culturale, ma come lezione di vita, di insegnamento del sacrificio e del metodo, che riconosco anche negli altri.

Esiste un canone di bellezza senza tempo?
La bellezza è senza tempo. Sono le mode a cambiarne la percezione. Prima esistevano le famose “icone” da imitare. Oggi si è più orientati verso la ricerca di sé stessi. L’errore più grande che si può commettere è di voler rapportare sempre tutto ai canoni del classicismo, e quindi alle armonie perfette, che non si adattano a tutti. L’uomo, oggi, tende a essere la copia della donna. Quando l’uomo approccia la bellezza, spesso lo fa in modo ossessivo: le sopracciglia molto delineate, la barba eccessivamente disegnata, il capello super laccato. Tutto questo porta alla perdita della mascolinità e quindi di quello che è il carisma, la sensualità, il sex appeal. Questo non significa che non bisogna curarsi, ma che non si deve cadere negli eccessi. La bellezza senza tempo è quella che non punta esclusivamente sull’artefatto, ma sulla valorizzazione di una parte forte di se stessi, che può essere anche un difetto. Spesso ci si rapporta alle copertine dei giornali, dove tutto è molto costruito, le stesse persone che noi vediamo su una copertina, nella vita di tutti i giorni non sono così. C’è confusione tra la vita reale e la vita patinata.

Descrivi la tua beauty routine quotidiana
Specialmente per l’uomo, posso dire che oggi siamo molto aiutati nel camuffare piccoli difetti all’80 percento, a volte anche al 100 percento. L’uomo è diventato molto più attento, e ormai esistono molti prodotti specifici per lui. Personalmente, sono molto accurato nella cura del viso, mentre trascuro di più il corpo. Per il viso cambio spesso routine, ma, di base, ciò che va sempre fatto è una buona detersione. In questo periodo, alterno due trattamenti, uno per la mattina e uno per la sera. La mattina utilizzo il Clarisonic, un detergente che regola l’eccesso di sebo, che preferisco agli altri per la sua praticità; un siero di Kiehl’s alternato alla Crème De La Mer o un fluido vitaminico leggero e un contorno occhi al retinolo. Senza una buona pulizia, che va a eliminare gli strati più superficiali della pelle, è inutile applicare le creme, anche le più costose, perché non possono agire in profondità. La sera, invece, preferisco utilizzare prodotti più corposi. Quelli per me fondamentali sono di una linea, Gernétic, che si trova solo nei centri specializzati, e sono due creme: una si chiama Synchro, dalla consistenza molto corposa e grassa, da utilizzare insieme a Immuno, perché insieme si attivano e aumentano le capacità curative, oltre che la densità. Questi due prodotti ad azione combinata leniscono e nascono per rigenerare totalmente la pelle, infatti sono indicate anche contro le ustioni. Io le applico la sera, a volte anche come impacco, lasciandole agire tutta la notte. Mentre posso alternare gli altri prodotti, questi due fanno parte del mio rituale da dieci anni. Una volta al mese, per una settimana, faccio un cocktail di sieri alla vitamina più potenti di SkinCeuticals e un trattamento laser che agisce sulla luminosità della pelle, sui pori, sulle piccole rughe, sulla stimolazione dei fibroplasti, ma senza trasformare il viso come farebbe un botulino. A casa ho il fai-da-te, da portare anche in viaggio, e che faccio prima di un evento importante: il peeling all’acido mandelico, con una formula leggera. Lo consiglio a tutti gli uomini, ma anche a tutte le donne, che hanno la pelle spenta, anche dopo l’abbronzatura. Poi ho un rituale per quando sono in viaggio: nella mia pochette ho sempre un’acqua spray di Kiehl’s al cactus, Cactus Flower, e un balm sulle labbra. Infine, intervengo con tantissimi integratori, seguito da una naturopata.

Un prodotto irrinunciabile per l’uomo
L’acido mandelico, perché da solo stimola la produzione di collagene, elimina la percezione dei pori dilatati, attenua il grigiore, assottiglia le rughe e conferisce alla pelle una luminosità pazzesca.

Gli step fondamentali per apparire al meglio, anche con poco tempo?
Personalmente applico ogni giorno una mousse primer, che ho realizzato io stesso in laboratorio, che è un perfezionatore leggermente colorato dall’effetto naturale, dopo una sorta di pennarello, che utilizzo per le sopracciglia in modo assolutamente naturale e impercettibile, andando a intensificare il contrasto delle sopracciglia e delle ciglia, poi metto il mio Blistex sulle labbra ed esco.

Ci sono dei nuovi prodotti innovativi da provare assolutamente?
Tra i prodotti che preferisco ci sono i sieri della Kiehl’s. che ha una gamma di prodotti eccellenti per l’uomo, tra cui quelli dedicati alla cura della barba, ora molto di tendenza. Per l’uomo che vuole spendere un po’ meno, c’è la linea Men Expert di L’Oréal Paris, che propone alternative davvero interessanti. Le ricerche marketing hanno evidenziato che l’uomo preferisce dei prodotti facili da stendere e performanti, però di base, per me, non esiste una differenziazione tra uomo e donna nel concetto di crema, bisogna scegliere quella giusta, a seconda del tipo di pelle.

Un segreto di bellezza rubato dai backstage?
Sembra una follia, ma spesso viene utilizzata per fare impacchi sul viso una crema per le parti intime, che funziona secondo il principio della forte idratazione: tutti quei prodotti sono molto idratanti, quindi sul viso intervengono in profondità sulle rughe. Un’altra cosa, che secondo me non funziona, è la preparazione H sotto gli occhi. Noi utilizziamo delle fiale di argilla rosa della Ageless, con un principio attivo che tende a fare da tensore, che istantaneamente eliminano borse, occhiaie e rughe. Io le faccio applicare bagnando il viso con l’acqua e poi picchiettando questa fiala. Bisogna imparare a gestirla, perché essendo un’argilla, si rischia che diventi bianca. Si utilizza molto anche la crema contro la sudorazione dei piedi sul viso, in occasioni particolari, come le sfilate, proprio per non far sudare il viso dei modelli. Questi sono segreti last-minute per alcuni momenti, non sono cose da fare tutti i giorni. Un’altra cosa che si può utilizzare è la pasta lenitiva Fissan per bambini, che è pazzesca per fare un impacco dopo un’esposizione al sole, o per la pelle irritata.

Se dovessi creare una tua linea, quale sarebbe l’ingrediente fondamentale?
In realtà sto creando una mia linea in laboratorio. L’ingrediente è la cosa più difficile da decidere, perché alcune componenti in Italia non sono legali e quindi non si possono utilizzare. Sulle creme non rinuncerei mai al concetto di vitamine (A, C, E), estrapolate e sviluppate in tantissimi modi. Per quanto riguarda, invece, il trucco, il discorso è più complesso. In generale, non amo le forti profumazioni e mi piace il Made in Italy. Quello che sto cercando nella mia linea, sia nella parte make-up sia in quella skincare, è l’effetto WOW. Sono uscite due maschere, una a livello commerciale, la black, e una bianca. La seconda è un alginato, con un forte potere idratante, da tenere per 5 minuti e, quando si sta asciugando, ho preparato un cocktail di minerali da spruzzare sul viso, che forma una pellicola, oltre al fatto che il minerale va a interagire sull’idratazione della pelle e sui pori. Quando si toglie la maschera, la pelle è stupenda, compatta e meravigliosa.

Chi non truccheresti mai? Perché?
Non amo truccare chi non desidera essere truccato. Quando trucco qualcuno avviene uno scambio di energia, anche se può sembrare folle, e quando una persona non ama essere truccata ti distrugge, quindi preferisco non farlo. In generale, non amo molto truccare le pelli abbronzate, perché non ho la possibilità di creare i miei contrasti.

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